domenica 6 giugno 2010

Ambrosio: Scalabrini esempio di carità senza confini

(fri) «Scalabrini è un esempio limpido di quella carità evangelica che
non ha confini, ha riconosciuto nelle persone che migravano il suo gregge
e ha voluto come un buon pastore aiutare quelle persone lontane, in qualche
modo radunandole e sostenendole». Lo ha detto il vescovo Gianni Ambrosio
ieri pomeriggio in Duomo per le celebrazioni del 105° anniversario della
morte del vescovo beato Giovanni Battista Scalabrini. Di fronte a rappresentanti
delle congregazioni maschile e femminile fondate da Scalabrini che qui
a Piacenza hanno la casa madre, il vescovo ha evidenziato come il Beato
«ha aiutato i nostri migranti a vivere gli impegni della fede cristiana
e li ha sostenuti nella difesa dei loro diritti fondamentali operando per
sensibilizzare le comunità ad un'accoglienza rispettosa e solidale».

«Scalabrini - ha proseguito Ambrosio - era un grande lavoratore e organizzatore ma
la vera ragione della riuscita del suo progetto va ricercata nel grande
amore verso Dio e verso il prossimo». La celebrazione si è svolta in più
lingue e con le bandiere dei paesi del mondo in cui si trovano gli Scalabriniani
a testimonianza dello spirito di universalità che permea le due congregazioni.
In prima fila, assieme al questore e al sindaco, il nuovo prefetto Silvana
Riccio, alla sua prima uscita pubblica a Piacenza.

da Libertà, 2 giugno 2010

sabato 5 giugno 2010

Morto il parroco di Fontanigorda

E' morto l'altra sera, a Bedonia, dopo una lunga malattia, don Giuseppe
Cavatorta, dal 2002 parroco di Fontanigorda, amministratore parrocchiale di
Canale, Casoni, Casanona e Pietranera, tutte parrocchie dell'Alta Val
Trebbia.

Nato il 28 ottobre 1941 a Druso (Bedonia), è stato ordinato sacerdote il 20
dicembre 1969 ed in primo tempo gli sono state affidate le parrocchie di
Romezzano, Druso, Casalporino, Calice e Spora. Nel 2002 i cambiamenti a cui
già abbiamo fatto cenno.

I funerali si terranno oggi, sabato, alle 10,30, nella chiesa parrocchiale
di Druso; al termine la salma sarà tumulata nel cimitero locale. Il rito
sarà presieduto dal vescovo mons.Gianni Ambrosio.

venerdì 4 giugno 2010

Sacro Cuore/ Ambrosio ai preti: curiamo di più la santa messa

Carissimi confratelli,

abbiamo anticipato la nostra tradizionale “festa del Sacro Cuore” per poter partecipare alle celebrazioni conclusive dell’Anno sacerdotale che si terranno a Roma dal 9 all’11 giugno. Coloro che potranno partecipare a questo incontro mondiale dei sacerdoti, rappresenteranno tutto il nostro presbiterio, sia nella profonda comunione con il Santo Padre sia nella preghiera per tutti i sacerdoti e per la loro missione nella Chiesa e nella società contemporanea.

Lo scorso anno ci siamo soffermati sulla Missione popolare diocesana (MPD) e sull’Anno sacerdotale proclamato da Benedetto XVI in occasione dei 150 anni della morte del santo Curato d’Ars. Abbiamo iniziato la MPD il 10 gennaio 2010, nella festa del Battesimo del Signore: ringraziamo il Signore per la grazia di questo inizio e per il cammino fin qui compiuto. L’Anno sacerdotale che sta per concludersi ci ha aiutato a valorizzare la santità del sacerdozio e a “promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi” (Lettera di Benedetto XVI per l’indizione dell’anno sacerdotale). Ringraziamo per le molte preghiere, soprattutto da parte delle comunità femminili di vita consacrata della nostra diocesi, che ci hanno sostenuto ed incoraggiato nel nostro impegno di diventare immagine viva del Signore Gesù e di portare l’amore di Dio alle comunità a noi affidate. Sento il dovere di sottolineare ancora, come ho già fatto nell’omelia della Messa crismale del Giovedì Santo, la generosità di tanti sacerdoti che portano sulle proprie spalle il pondus diei, la fatica di ogni giorno, animati dalla fede in Cristo risorto e dalla carità pastorale.

Quest’anno riflettiamo ancora su questi stessi punti, considerati in un’ottica particolare, quella riguardante più direttamente il nostro essere presbiteri in una Chiesa che vuole essere missionaria e che, per questo, vuole aprirsi al soffio dello Spirito Santo che “è il protagonista di tutta la missione ecclesiale” (Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, n. 21). Focalizzo in particolare la riflessione sulla missione e sulla comunione: l’obiettivo di porre la missione al centro della nostra vita e del nostro ministero di presbiteri esige l’apertura alla comunione, da vivere tra noi e con gli uomini del nostro tempo.

Richiamo, come in esergo, due frasi molto belle e assai impegnative di Giovanni Paolo II. La prima la troviamo nell’enciclica Redemptoris missio (n.26): “Lo Spirito spinge il gruppo dei credenti a «fare comunità», a essere chiesa. Dopo il primo annunzio di Pietro il giorno di Pentecoste e le conversioni che ne seguirono, si forma la prima comunità (At 2,42; At 4,32). Uno degli scopi centrali della missione, infatti, è di riunire il popolo nell'ascolto del vangelo, nella comunione fraterna, nella preghiera e nell'eucaristia. Vivere la «comunione fraterna» (koinonìa) significa avere «un cuor solo e un'anima sola» (At 4,32), instaurando una comunione sotto tutti gli aspetti: umano, spirituale e materiale”.

La seconda frase la troviamo nell’enciclica Novo millennio ineunte: “Occorre promuovere una spiritualità della comunione, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi ove si plasma l’uomo e il cristiano, dove si educano i ministri dell’altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità” (n. 43).

Queste frasi, che meriterebbero una considerazione attenta, costituiscono lo sfondo della riflessione che propongo. Essa tende a valorizzare ciò che noi siamo per grazia di Dio: siamo discepoli, siamo fratelli e siamo annunciatori-testimoni. Questi sono i termini più frequenti che troviamo nel libro degli Atti degli Apostoli per delineare la figura del cristiano: sono termini che caratterizzano anche noi cristiani che abbiamo ricevuto la grazia del ministero ordinato per servire la Chiesa di Cristo. Solo nella fedeltà alla memoria di Gesù come suoi discepoli, solo come fratelli che vivono la comunione, solo come testimoni che annunciano con la vita il messaggio ricevuto, noi viviamo veramente il sacerdozio ministeriale, noi realizziamo la carità pastorale, noi continuiamo nella storia la missione stessa di Cristo, l’inviato del Padre.

1. L’amicizia: con Gesù e tra di noi

1.1. Desidero iniziare la riflessione ringraziandovi per la vostra presenza a questa festa della fraternità sacerdotale nella nostra diocesi di Piacenza-Bobbio. Siamo qui per condividere l’amicizia tra noi, come fratelli che vivono nell’unico presbiterio. E soprattutto siamo qui a condividere l’amicizia con il Signore Gesù. Perché la fraternità del presbiterio è in stretta connessione con la nostra identità di presbiteri, che si fonda sul nostro essere discepoli, sulla relazione di amicizia con Gesù, sul rimanere nel suo amore (Gv 15,9). Per Benedetto XVI questo costituisce il cuore dell’identità del presbitero: “Non vi chiamo più servi, ma amici: in queste parole si potrebbe addirittura vedere l’istituzione del sacerdozio. Il Signore ci vede suoi amici: ci affida tutto; ci affida se stesso, così che possiamo parlare con il suo Io – in persona Christi capitis. Che fiducia! […] Non vi chiamo più servi ma amici. E’ questo il significato profondo dell’essere sacerdote: diventare amico di Gesù Cristo. Per questa amicizia dobbiamo impegnarci ogni giorno di nuovo. […] Non vi chiamo più servi, ma amici. Il nucleo del sacerdozio è l’essere amici di Gesù Cristo” (Benedetto XVI, Giovedì Santo, 13 aprile 2006).

Proprio a partire da questa amicizia, possiamo vivere gioiosamente la comunione, innanzi tutto nel presbiterio e poi nell’intera comunità ecclesiale. Abbiamo in comune la vocazione, il sacramento del battesimo e dell’ordine, la stessa missione. Abbiamo in comune lo Spirito Santo effuso nei nostri cuori e il comandamento di Gesù. Se facciamo interagire i diversi livelli della fraternità, come rapporto amicale, come impegno collaborativo, come sostegno spirituale, la nostra fraternità cresce e matura sul piano umano, sul piano evangelico e sul piano pastorale.

Quest’anno la nostra festa della fraternità sacerdotale coincide, almeno per la nostra Cattedrale, con la solennità del Corpus Domini: questa sera vi sarà la processione eucaristica per le vie della nostra città di Piacenza. È una coincidenza che ci aiuta a ricordare che proprio l’Eucaristia, come ben sappiamo, dà forma alla nostra vita di discepoli, di presbiteri, di pastori. L’Eucaristia è la memoria viva di Gesù, delle sue parole ed opere, della sua obbedienza al Padre e dell’amore per noi, della sua morte e risurrezione. L’amore di Cristo per noi, accolto nella fede, suscita la nostra risposta all’invito di Gesù: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” (Gv 13,34). L’amore ricevuto nell’Eucaristia diventa amore fraterno: “Se dunque io, il Signore e il maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio perché come vi ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13,14-15). E l’amore fraterno dei discepoli rende visibile la presenza di Gesù in mezzo a noi.

1.2. Desidero ringraziarvi perché, sia pur nella fatica e con tutti i nostri limiti, ci è data la grazia di vivere la comunione fraterna. La sperimentiamo in diversi modi questa comunione, su cui non è il caso di soffermarci, ben sapendo che il modo migliore per esprimere la gratitudine per questa comunione è condividerla e celebrarla nella sua sorgente originaria e permanente. Desidero solo citare l’incontro comunitario che abbiamo avuto nella parrocchia di Santa Franca, il giorno successivo al mercoledì delle Ceneri. Abbiamo così iniziato insieme la grande scuola della Quaresima in stile penitenziale e accostandoci al sacramento della penitenza in cui è all’opera Dio “dives in misericordia” (Ef 2,4).

La nostra comunione è un segno di Dio-agape, di Dio-comunione (cf 1Gv 1,3; 4,8), un segno certamente piccolo, eppure significativo, di quella “intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen Gentium, n.1), che è la missione del popolo della Nuova Alleanza. Una missione che coinvolge ed interpella in particolare i Dodici, i loro successori e quanti sono associati a loro mediante il sacramento dell’Ordine, con l’imposizione della mani e l’invocazione dello Spirito (cf 2 Tm 1,6). Il nostro sacerdozio ha in Cristo la sua origine e la sua configurazione essenziale. È riferito al Corpo di Cristo, che è insieme Corpo eucaristico e Corpo ecclesiale. Attraverso l’ordinazione ogni sacerdote viene inserito in un presbiterio concreto attorno al Vescovo. Si tratta non solo di una determinazione giuridica, ma anche di una dimensione teologica e spirituale della nostra identità di preti e della nostra corresponsabilità nell’unica missione. Il rapporto preti-presbiterio-vescovo-chiesa rimanda ultimamente al Vangelo: la Chiesa è per il servizio del Vangelo nella storia degli uomini. Da questa diakonìa la Chiesa riceve la sua forma in modo che sia adatta a suscitare la fede e a dare forma alla vita secondo la fede ecclesiale.

Possiamo allora rendere grazie al Signore per il dono di poter esercitare il nostro ministero come “un’opera collettiva”, come precisa la Pastores dabo vobis (n. 17), operando in modo ecclesiale, in comunione con il Vescovo e con i confratelli. Rendo grazie al Signore e esprimo la mia gratitudine a voi sacerdoti per la dedizione con la quale svolgete il vostro ministero pastorale, invitandovi a sentirvi sempre più parte viva dell’unico presbiterio diocesano, condividendo la missione affidata dal Signore Gesù ai suoi apostoli. Proprio nella Lettera per l’indizione dell’Anno sacerdotale, Benedetto XVI ha scritto che “il ministero ordinato ha una radicale ‘forma comunitaria’ e può essere assolto solo nella comunione dei presbiteri con il loro Vescovo”. Credo che questa testimonianza di comunione debba davvero confortarci. Essa poi ci stimola a crescere in un atteggiamento di maggiore attenzione e di ascolto reciproci. Anche per aiutarci a comprendere meglio e ad approfondire il significato di alcune scelte pastorali diocesane che intendono rinnovare il nostro slancio missionario: si tratta di ricercare insieme questa slancio dinamico, che non può che essere frutto della corresponsabilità ecclesiale, di una corresponsabilità che è di tutti, secondo doni e compiti diversi e complementari.

2. Apertura a Dio e collaborazione tra noi

2.1. Mentre rendiamo grazie a Dio per il dono della comunione che viviamo nell’amicizia condivisa nel nostro presbiterio, siamo stimolati a rendere missionario sia il nostro cuore sia la nostra comunità, aprendoci alla comunione e vivendola come dono grande ma esigente, che richiede un rinnovamento del nostro stile personale ed ecclesiale.

Missione e comunione procedono insieme. Perché dobbiamo aprirci insieme all’avvento di Dio e alla sua accoglienza nella nostra vita. Perché dobbiamo vivere di fede insieme: l’avvento di Dio, in Gesù, avviene tra gli uomini, si attua dentro la nostra storia di uomini.

Lo Spirito Santo, che è all’opera in noi e nelle nostre comunità, ci aiuta a renderci conto che la Chiesa è, per sua natura, missionaria, come afferma il Concilio (Ad Gentes 2). Più noi riflettiamo sul mistero della Chiesa, più ci rendiamo conto che la Chiesa è missionaria. Essa non esiste per sé, ma per gli altri: per la gloria di Dio e per la salvezza del mondo. Non si può essere Chiesa senza essere missionari, senza aprirci al progetto di Dio e diventando collaboratori e ministri di questo suo progetto.

Questo vale per l’insieme della Chiesa, come comunità dei battezzati sparsi in ogni parte della terra. Questo vale per le nostre comunità locali: in esse, anche se piccole e anche se disperse sui monti, è presente Cristo. Questo vale per ciascuno di noi: “il prete non è prete per sé, lo è per voi”, affermava il Curato d’Ars (citato da Benedetto XVI nella Lettera per l’indizione).

Dobbiamo diventare tutti più consapevoli di questo nesso tra missione e comunione per sentirci mandati, per rievangelizzare persone ed ambienti diventati insensibili o refrattari all’annuncio del Vangelo. Dobbiamo avvertire che solo la consapevolezza dell’invio dà consistenza al volto missionario della Chiesa e al volto di ciascuno di noi.

Credo che siamo invitati a superare quella visione ristretta che ci rinchiude nel “qui e ora” e nel nostro orto: questo non è lo sguardo illuminato e liberato che proviene dal Vangelo, questo è uno sguardo che poco si addice a chi ha la speranza nel cuore e sente di doverla donare ai fratelli. La missione esige un orizzonte ampio.

2.2. Penso che alcune questioni concrete, come il numero delle Messe da celebrare o l’aiuto tra comunità situate in montagna ed altre situate in pianura, potrebbero essere meglio illuminate e meglio affrontate se collocate nel dinamismo della missione e della comunione. Come sappiamo, la pastorale della Chiesa non è un ricettario, ma è una traditio viva che ci coinvolge nella nostra libertà e responsabilità e che si fonda sulla nostra dedizione per la causa del Signore e per il bene del popolo che ci è affidato. In quest’ottica sarà pure importante riflettere insieme sul numero delle Messe, ma ancor più importante sarà ricordare che la missione è iscritta nel cuore dell’Eucaristia, che lo stile missionario non è fuori dalla celebrazione ma è dentro: così si diventa annunciatori del grande evento di grazia che viene celebrato.

Se curiamo la qualità celebrativa dell’Eucaristia, allora la stessa celebrazione appare in tutta la sua bellezza e svolge secondo la sua verità la piena espressività dell’Eucaristia. Lo stile missionario comporta il rilancio della vita liturgica delle nostre comunità, soprattutto là dove è subentrata una certa stanchezza e dove le azioni liturgiche hanno perso agli occhi di molti il loro fascino. La MPD è un’occasione propizia per ripensare la vita liturgica come cuore vivo dell'azione pastorale, destinata a far sì che tutta la vita sia illuminata dalla fede e sia arricchita dalla carità.

Così pure siamo invitati a perseguire con determinazione un cammino che favorisca un dialogo sempre più vivo tra le comunità in vista di una più stretta collaborazione. Siamo incoraggiati a compiere passi concreti per consolidare e dare continuità alla pastorale di insieme tra le comunità cristiane delle Unità pastorali. Non possiamo affrontare gli interrogativi circa la sostenibilità dell’ attuale pratica pastorale nel futuro ormai prossimo se non nell’ottica della pastorale d’insieme.

Inserisco qui la visita che sto facendo a voi, sacerdoti: sarà terminata, credo, entro il mese di agosto. Una visita, come ho detto, che è prima di tutto di amicizia e di conoscenza di voi, sacerdoti, nel contesto in cui operate. Poiché la nostra Chiesa si è impegnata nella MPD – è questa la nostra priorità pastorale, una priorità che rende non attuabile la visita pastorale –, ho pensato che fosse mio dovere incontrarvi nelle parrocchie in cui risiedete e nell’Unità pastorale, anche per poter operare un discernimento più attento in vista dei necessari cambiamenti, richiesti dalle esigenze delle parrocchie, ma che non possono non tener conto delle esigenze dei presbiteri.

2.3. Non credo poi di dire nulla di nuovo sottolineando la necessità di una crescita nella consapevolezza del valore della partecipazione e della corresponsabilità. Gli organismi di partecipazione (Consiglio Pastorale, Consiglio per gli Affari Economici) possono diventare luoghi per un’autentica esperienza di comunione, in cui, senza la confusione di ruoli o funzioni, tutti aprono la mente e il cuore per mettersi insieme in ascolto dello Spirito e insieme cercare le risposte alle esigenze delle nostre comunità.

Così si cresce insieme in quella coscienza di essere tutti membri del Popolo di Dio, sia pur con ministeri molto diversi, chiaramente espressa dai Padri conciliari nella Lumen gentium (n. 10). Desidero in proposito citare una riflessione del Santo Padre Benedetto XVI fatta in apertura di un Convegno della diocesi di Roma (maggio 2009) in cui ha evidenziato la necessità di “migliorare l’impostazione pastorale così che, nel rispetto delle vocazioni e dei ruoli dei consacrati e dei laici, si promuova gradualmente la corresponsabilità dell’insieme di tutti i membri del Popolo di Dio. Ciò esige un cambiamento di mentalità riguardante particolarmente i laici, passando dal considerarli “collaboratori” del clero a riconoscerli realmente “corresponsabili” dell’essere e dell’agire della Chiesa, favorendo il consolidarsi di un laicato maturo ed impegnato. Questa coscienza comune di tutti i battezzati di essere Chiesa non diminuisce la responsabilità dei parroci. Tocca proprio a voi, cari parroci, promuovere la crescita spirituale e apostolica di quanti sono già assidui e impegnati nelle parrocchie: essi sono il nucleo della comunità che farà da fermento per gli altri”.

Come vedete, per il santo Padre il riconoscimento concreto del ruolo dei laici fa crescere “la coscienza comune di tutti i battezzati di essere Chiesa”. Questo risponde alle istanze del Concilio, e risponde pure a quell’idea, anch’essa conciliare, di ampliare gli spazi della missione della Chiesa. Questo è quanto mai importante anche per la stessa vita dei sacerdoti che rischiano ritmi di lavoro difficili da sostenere. Vi invito ad una intelligente valorizzazione della ‘ministerialità’ laicale (uso il termine ministerialità tra virgolette, in senso molto ampio). Proprio il coinvolgimento delle persone e delle famiglie più disponibili e capaci di offrire una viva e concreta testimonianza cristiana può dare nuovo impulso all’attività pastorale all’insegna della missione. Siamo chiamati a dedicare un’attenzione particolare agli animatori, che in questa prima fase della MPD hanno svolto con entusiasmo il loro servizio: vogliamo continuare a coinvolgerli nel loro compito di animazione e di coordinamento. Ma non dimentichiamo che la Missione è popolare e dunque tutti sono invitati a diventare missionari, a mettersi in gioco sulla strada della collaborazione e della corresponsabilità.

3. Per il secondo anno della MPD: fiducia ed entusiasmo, ascolto e invito

3.1. Con una rinnovata convinzione del nostro essere discepoli di Gesù e con una più avvertita e consapevole comunione, siamo più disponibili e più preparati per il secondo anno della MPD.

Innanzi tutto l’orizzonte ampio della missione ci aiuta anche ad avere più fiducia e a generare più fiducia. Perché la fiducia fa parte di quella vita nuova che deriva dallo Spirito Santo, dato a ogni credente: essa fa parte dell’agape, dell’amore che proviene da Dio, quell’amore che il Crocifisso ha vissuto e reso visibile nella storia e che come Risorto continua a riversare sull’umanità nel dono del suo Spirito. Questo dono penetra nel cuore e spinge alla comunione fraterna: “perché tutti siano una sola cosa” (Gv 17, 21). Nella comunione ecclesiale si fa esperienza della fiducia, accolta e donata. Nella lettera ai Galati (5, 22), Paolo presenta il comportamento cristiano come “frutto dello Spiritoe nomina per primo l’agape seguito dalla gioia. Nell’elenco seguono altre manifestazioni dell’agape, dell’amore, della comunione fraterna, della buona relazionalità, della fiducia reciproca: la pace, la longanimità, la bontà, la benevolenza, la fedeltà.

Credo che sia stato positivo – e motivo di fiducia – il primo tempo degli esercizi spirituali popolari nelle Unità pastorali. Al centro dell’esperienza vi è stata la gioia di condividere, insieme ai fedeli laici, l’ascolto orante del Vangelo di Luca, con la possibilità del silenzio e la fecondità dello scambio. Entro gennaio si terranno gli altri due ritiri già predisposti. So che in ogni Unità pastorale si continua a proporre, nella quotidianità, la lettura del Vangelo di Luca attraverso la meditazione personale, gli incontri comunitari, i gruppi di Vangelo nelle case. Nel tempo di Quaresima abbiamo anche vissuto, con larga partecipazione di sacerdoti, religiosi e religiose e fedeli laici, la lectio divina in Cattedrale.

Se i primi cristiani hanno offerto al mondo ciò che essi hanno incontrato, e cioè Gesù Cristo, così anche noi, come comunità cristiane e come persone credenti in Gesù Cristo, siamo invitati a lasciarci affascinare dalla novità dell’evento di Gesù Cristo. Solo se assaporiamo con gioia tutta la grazia di vivere in Cristo una vita nuova, evitiamo di chiuderci in noi stessi, ma trasformiamo questa esperienza in annuncio e testimonianza di Gesù e in nuova fraternità (cf At 2, 42-47; Mt 18; Gv 13, 34-35).

Abbiamo sicuramente ancora vivo il gioioso ricordo della giornata di apertura della Missione popolare dei ragazzi di domenica 18 aprile. I ragazzi, insieme ai giovani ed agli adulti, sono infatti missionari, soggetti e non solo destinatari della Missione. Anzi, sono una risorsa per la comunità, perché aiutano tutti a dire con freschezza e con semplicità la perenne novità del Vangelo.

Nella Veglia di Pentecoste di sabato 22 maggio, ci siamo riuniti in Cattedrale per invocare insieme lo Spirito Santo sul cammino della Missione popolare. Naturalmente lo Spirito Santo lo invochiamo sempre, ben sapendo che è lo Spirito Santo a continuare nella storia la missione di Gesù. Nel lungo discorso di addio che l’evangelista Giovanni ci presenta, Gesù, per ben cinque volte, assicura i suoi discepoli con la promessa del dono dello Spirito (Gv 14, 16-17; 14, 26; 15, 26; 16, 7-11; 16,13-15). È lo Spirito che insegna ogni cosa, è lo Spirito che fa ricordare. È ancora lo Spirito che opera per mezzo degli Apostoli, come ricorda spesso il libro degli Atti degli Apostoli. E nello stesso tempo è sempre lo Spirito che opera anche negli uditori, perché abbiano la vita eterna e conoscano l’unico vero Dio e colui che ha mandato, Gesù Cristo (cf Gv 17,3).

La missione non si fonda sulle capacità umane, ma sul dinamismo e sulla forza dello Spirito. La sua venuta trasforma gli Apostoli in testimoni, infondendo in loro l’audacia che li spinge a trasmettere agli altri la loro esperienza di Gesù e la speranza che li anima. Lo Spirito dà loro la capacità di dire e di testimoniare a tutti che Gesù è il Cristo. E questo con ‘franchezza’, ma anche con entusiasmo e con vigore: il termine greco ‘parresia’ suggerisce anche questi significati, come evidenziava Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptoris missio (n. 24), nella consapevolezza che, senza l’entusiasmo, la missione scade. Invochiamo allora lo Spirito Santo e lasciamolo agire in noi, per avere anche in noi quell’entusiasmo che è necessario per la nostra MPD. Sarà bene ricordare ancora che la MPD mira a dare nuova energia ed entusiasmo evangelico alla vita ordinaria delle nostre comunità attraverso la riscoperta e rivitalizzazione delle esperienze fondamentali e costitutive della vita cristiana.

3.2. Nel Consiglio Pastorale diocesano del 20 marzo e nel Consiglio presbiterale si sono raccolti i primi suggerimenti in vista del secondo anno della MPD. I diversi organismi pastorali continuano ad elaborare insieme contenuti, forme e iniziative del cammino del secondo anno. Ma tutti siamo davvero invitati a collaborare e a suggerire.

Nei mesi di settembre-ottobre dedicheremo alcuni momenti di formazione sulle proposte del secondo anno. Come ben sapete, abbiamo immaginato la MPD come un cantiere aperto. Non è stata scelta la strada di una progettazione che fissa sin dall’inizio tutti i passaggi, ma abbiamo scelto di offrire alcuni orientamenti di fondo in base ai quali costruire assieme le tappe del cammino.

Nel primo anno l’intenzione è stata quella di andare alle radici evangeliche della vita cristiana. La dinamica del secondo anno potrebbe essere quella dell’ascolto, dell’apertura, dell’invito: la MPD esige sensibilità e apertura verso tutti.

Sottolineo in particolare l’ascolto. Solo nell’ascolto del fratello possiamo entrare nella sua vita e, se disponibile, accompagnarlo verso la fede perché possa dare forma alla sua vita. Ascoltare è un verbo che ricorre insistentemente nelle Sante Scritture. Innanzi tutto l’ascolto è la condizione per incontrare il Signore, è la strada per avvicinarsi a Lui. Ma è anche il luogo di attenzione per diventare ‘prossimi’. Quindi l’ascolto dei fratelli è una scelta esigente che deriva dalla fedeltà al Vangelo: solo ascoltando, possiamo testimoniare la fedeltà al Vangelo. Se l’amore di Dio comincia nell’ascolto della sua Parola, così l’amore per il fratello comincia dall’ascoltarlo, dall’imparare ad ascoltarlo. È il primo servizio che si deve al prossimo, per accoglierlo e per condividere in tratto di strada. È un serio impegno missionario quello dell’ascolto, perché ridà all’altro la dignità, lo responsabilizza, lo accompagna, lo aiuta, gli fa spazio per inserirlo nella comunità, gli offre motivi di speranza. Questo vale per ogni persona, soprattutto quando versa nel bisogno. Credo che in varie forme la nostra Chiesa sappia venire incontro alle persone in difficoltà offrendo risposte concrete alle diverse forme di povertà, non solo materiale. Un bene enorme, spesso nascosto, di cui solo Dio conosce fino in fondo tutta la ricchezza. Ma l’attenzione all’ascolto vale per tutte le persone. Vale in particolare per i giovani: desideriamo ascoltarli nei loro bisogni più profondi per accogliergli, per incoraggiarli, per sostenerli nella loro ricerca. Vale per la vita nelle sue espressioni più significative. Siamo invitati a mettere sempre in circolo l’ascolto della Parola e l’ascolto della vita. Come ha evidenziato Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate (n. 6), “la ‘città dell'uomo’ non è promossa solo da rapporti di diritti e doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di misericordia e di comunione”: questi relazioni sorgono là dove ci si ascolta e ci si accoglie.

Sottolineo poi, insieme all’ascolto, l’importanza dell’invito. Sì, desideriamo invitare ed ospitare: per dialogare, per condividere un’esperienza di vita, per esercitare insieme l’intelligenza aperta alla verità, per ridare senso alla cultura nell’orizzonte del Vangelo. Siamo consapevoli di avere nel Vangelo un dono prezioso, una risorsa insostituibile per la vita buona del mondo e di ogni persona, per donare luce all’esperienza umana del nascere, dell’amare, del soffrire, del morire. Il Vangelo è la notizia sempre nuova della bontà di Dio che si china su di noi per aiutarci a vivere come figli. Per questo la Chiesa ascolta, invita, accoglie, si fa ospitale: ha un dono grande da condividere, un dono che non le appartiene perché è destinato a tutti.

Non siamo estranei all’odierno travaglio culturale, anche perché ci interpella e ci coinvolge. Così risuonano per noi le parole di Paolo VI nell'enciclica Ecclesiam suam: “La Chiesa si fa parola; la Chiesa si fa messaggio; la Chiesa si fa colloquio” (n. 67). Desideriamo cercare insieme nuove vie di dialogo e nuove forme di invito e di ospitalità, aprendo le nostre comunità ecclesiali e sforzandoci di incontrare gli uomini dove vivono e operano, dove soffrono e gioiscono. Potrebbe essere molto utile, a questo proposito, recuperare gli ambiti del Convegno ecclesiale di Verona, che invitano a condividere il Vangelo (accolto, annunciato e pregato) come Parola buona sulla fragilità (felicità e sofferenza / sofferenza e fragilità), sulle relazioni (vita affettiva), sul modo di vivere il tempo (festa, lavoro), sulla cittadinanza.

Concludo con una frase della Nota pastorale dell’Episcopato italiano Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (30 maggio 2004): “Nella vita delle nostre comunità deve esserci un solo desiderio: che tutti conoscano Cristo, che lo scoprano per la prima volta o lo riscoprano se ne hanno perduto la memoria; per fare esperienza del suo amore nella fraternità dei suoi discepoli» (n. 1). Naturalmente questo solo desiderio che tutti conoscano Cristo, auspicato per le nostre comunità, deve essere ben presente nel cuore di tutti noi presbiteri, discepoli, fratelli e annunciatori-testimoni.

+ Gianni Ambrosio

Vescovo di Piacenza-Bobbio


giovedì 3 giugno 2010

L'Antonino d'oro 2010 allo scultore Paolo Perotti

I Canonici del Capitolo della Basilica di Sant’Antonino martire, sono lieti di annunciare che all’unanimità hanno deciso di assegnare il premio “Antonino d’oro 2010” allo scultore piacentino Paolo Perotti.
Paolo Perotti è nato a Piacenza nel 1928. Dopo aver frequentato l'Istituto Gazzola di Piacenza (1940-1946) e l'Istituto d'Arte Toschi di Parma (1943-1946), dove ha conseguito il diploma di decorazione, è stato allievo di Marino Marini (1947-1952) all'Accademia di Brera, a Milano. Ha partecipato per invito a importanti rassegne, come la Biennale d'Arte Sacra di Bologna, la Quadriennale di Roma, la Biennale Internazionale di Scultura Contemporanea di Anversa. Tra le affermazioni più significative il «Primo Premio di scultura» alla Mostra Nazionale d'Arte Giovanile di Roma nel 1958. Si è presentato con personali a Piacenza e Milano e in collettive anche a Torino, Roma, Parma e Cremona. Innumerevoli i lavori importanti collocati nelle chiese di Piacenza, in Provincia e in altre numerose città italiane e straniere. Ha eseguito molti monumenti di pubblico dominio, fra cui quello di Cristoforo Colombo a Los Angeles. Da vari anni è anche fattivo collaboratore degli organismi diocesani che operano nell’ambito dell’arte sacra.
Il conferimento del premio vuole essere un atto di stima nei confronti di un artista credente che, da oltre sessant’ anni, vive con mitezza, passione, genio e coerenza il suo percorso umano e artistico. Con la scultura ha saputo e continua tuttora con singolare creatività a evocare il mistero della fede, coniugando il linguaggio dell’arte contemporanea, spesso ostico e duro agli occhi dei non iniziati, e le esigenze di rinnovamento di una Chiesa impegnata nella lettura dei segni dei tempi. A ragione è stato scritto di lui che “anche nei soggetti destinati alla collocazione liturgica ha sempre avuto l’atteggiamento più corretto possibile: rappresentare con nobiltà di forme il repertorio dei personaggi delle Sacre Scritture, con l’umiltà dell’illustratore chiamato non a esibire le sue capacità, ma a dispiegare con chiarezza e sentimento le storie evangeliche e bibliche, semplificando al massimo le forme ed evitando virtuosismi nel trattamento dei materiali e nei dettagli scenici, per renderle immediatamente comprensibili alla gente, al popolo orante” (Stefano Pronti). E questa è una dote preziosa non sempre presente in vari esempi di arte sacra contemporanea, spesso imprigionata in un sorta di autismo estetico. A nostro parere, Paolo Perotti ha saputo corrispondere appieno a quanto auspicato dal Papa Paolo VI in occasione dell’incontro che ebbe con gli artisti nel 1964: "Noi abbiamo bisogno di voi - egli disse -. Il Nostro ministero ha bisogno della vostra collaborazione. Perché, come sapete, il Nostro ministero è quello di predicare e di rendere accessibile e comprensibile, anzi commovente, il mondo dello spirito, dell’invisibile, dell’ineffabile, di Dio. E in questa operazione… voi siete maestri. E’ il vostro mestiere, la vostra missione; e la vostra arte è quella di carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori e rivestirli di parola, di colori, di forme, di accessibilità" Inoltre, le sue sculture sono una viva conferma di quanto, recentemente, Papa Benedetto XVI ha dichiarato nell’incontro avuto, sempre con gli artisti, nella Cappella Sistina: “La fede non toglie nulla al vostro genio, alla vostra arte, anzi li esalta e li nutre, li incoraggia a varcare la soglia e a contemplare con occhi affascinati e commossi la méta ultima e definitiva, il sole senza tramonto che illumina e fa bello il presente”. Pur conoscendo la ritrosia dello scultore Paolo Perotti a mettersi “in vetrina”, perché in mostra preferisce mettere le sue opere e non se stesso, il Capitolo dei Canonici ha valutato opportuno chiedergli di accettare tale onorificenza, come doveroso tributo alla sua persona e alla sua opera artistica.
Il premio “Antonino d’oro”, giunto alla 24^ edizione, viene annualmente sponsorizzato e patrocinato dalla Famiglia Piasinteina. Verrà consegnato personalmente dal vescovo Gianni Ambrosio domenica 4 luglio p.v. nella Basilica Sant’Antonino a conclusione della solenne celebrazione eucaristica delle ore 11.00.

martedì 1 giugno 2010

Emergenza vestiario al guardaroba Caritas

Emergenza vestiario al Guardaroba della Caritas Diocesana di Piacenza-Bobbio. Servono: Jeans ( uomo e donna , polo estive, biancheria intima, scarpe uomo, zaini/borse
N.B. Si ricorda che i capi debbono essere in buone condizioni e puliti. Il vestiario donato può essere consegnato direttamente presso la Sede della Caritas Diocesana (tel. 0523/332750) in via P. Giordani 21 tutte le mattine (dal lunedì al venerdì) dalle ore 09.30 alle ore 12.00.

lunedì 31 maggio 2010

Cardinale da Pecorara, le celebrazioni

Venerdì prossimo, 4 giugno, a Palazzo Galli, alle ore 18, verrà presentato da Massimo Baucia la ristampa della pubblicazione “Giacomo da Pecorara nel ms. Pallastrelli 435/2 della Passerini-Landi”; introduzione di Corrado Sforza Fogliani (è una pubblicazione curata dalla Banca di Piacenza che ha promosso il ciclo di incontri con la Diocesi e il Comune di Pecorara).
Iniziano così le celebrazioni del Porporato piacentino che ha avuto un ruolo di primo piano nella vita politica e religiosa dell’Europa del XIII secolo.

IN CATTEDRALE. Un altro appuntamento è in programma domenica prossima, 6 giugno: alle ore 17,30, in Cattedrale, verrà reso omaggio all’urna, in cui sono conservati alcuni resti del Cardinale. L’urna è posta nel presbiterio (angolo con il transetto di sinistra) e sarà il vicario generale mons. Lino Ferrari a guidare l’incontro.

IN SAN DONNINO. Alle 18,30, nella chiesa di San Donnino (tempio riedificato dal Porporato nel 1236), il vescovo mons. Gianni Ambrosio presiederà una celebrazione eucaristica (la Messa sostituirà quella che abitualmente si celebra nella chiesa di Largo Battisti alle 19,30).

UN CONVEGNO DI STUDI STORICI. Martedì, 8 giugno, a Palazzo Galli, Sala Panini, ore 9,30 – 13,00, si terrà un convegno di studi sul tema: “Il cardinale Giacomo da Pecorara. Un diplomatico piacentino nell’Europa del XIII secolo”.
Dopo i saluti introduttivi di Corrado Sforza Fogliani, presidente della Banca di Piacenza, e di Franco Albertini, sindaco di Pecorara, ci sarà la prolusione del vescovo mons. Gianni Ambrosio.
Seguiranno le relazioni: mons. Domenico Ponzini dell’Ufficio del beni culturali della diocesi parlerà della “Chiesa piacentina nel Duecento. Un profilo biografico di Giacomo da Pecorara”; Giorgio Fiori, “La nobile famiglia da Pecorara”; Simone Manfredini dell’Università di Ginevra, “L’azione diplomatica del cardinale da Pecorara nell’Europa del XIII secolo”; Ivo Musajo Somma dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, “Le testimonianze piacentine relative a Giacomo da Pecorara”; Enrico Angiolini dell’Istituto Storico del Medioevo di Roma, “Il contributo degli archivi ravennati e romani alla conoscenza della figura del cardinale Giacomo da Pecorara”; Giuseppe Cattanei dell’Università degli Studi di Milano, “Rapporti tra Giacomo da Pecorara e Tedaldo Visconti (Gregorio X)”; Ugo Bruschi dell’Università di Bologna, “Giacomo da Pecorara e la Congregazione dei Parroci Urbani di Piacenza”; Fausto Fiorentini dell’Ufficio stampa della diocesi, “La chiesa di San Donnino che fu del cardinale Giacomo da Pecorara: ricostruzione e destinazione nel Novecento”.
Chiusura dei lavori alle ore 13; presiede Anna Riva dell’Archivio di Stato di Piacenza; coordinamento scientifico di Giuseppe Cattanei. Agli interessati sarà consegnata la pubblicazione, da parte della Banca di Piacenza, “Giacomo da Pecorara nel ms. Pllastrelli 435/2 della Passerini Landi” .
Già fissata anche la data della presentazione degli atti a cura della Banca di Piacenza: Sala Panini di Palazzo Galli, venerdì 29 ottobre, alle ore 18.
A PECORARA. Le celebrazioni si spostano poi a Pecorara. Sabato 12 giugno, nella chiesa parrocchiale di Pecorara, alle ore 11, celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Gianni Ambrosio; nel pomeriggio, alle 16,30, nell’oratorio di Vallerenzo, alle ore 16,30, presentazione della figura del cardinale Giacomo da Pecorara: la figura e l’opera (relazione di Fausto Fiorentini); rapporti Papato e Impero (Ivo Musajo Somma). Dalle 10 alle 16, funzionerà nel capoluogo valtidonese un apposito annullo postale a cura delle Poste Italiane.
Domenica, 13 giugno, sempre a Pecorara, inizio delle manifestazioni estive “Pecorara in piazza”, festeggiamenti popolari (mercatino dei sapori-prodotti tipici e mercato hobbisti, esposizione-raduno Fiat 500, concorso di disegno “Disegna il logo della festa”).

martedì 25 maggio 2010

Monsignor Segalini: la convivenza con le verità è apprendistato anche per la Chiesa

«A 80 anni ci si sente più liberi di dire le cose che ti toccano dentro, con la schiettezza e la sincerità di sempre». Lo confessa monsignor Eliseo Segalini (intervistato su Libertà lo scorso 19 maggio), vicario episcopale, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, festeggiato nel seminario urbano di Piacenza. «Penso che una delle cose più importanti sia essere schietti e sinceri - evidenzia -, nel momento educativo sono importanti non solo i sacri principi ma anche ciò che ci tocca personalmente». Senza prevaricazione alcuna: «Il Papa, in Portogallo, ha detto una cosa nuova. Ricordatela sempre: la convivenza con le verità degli altri è apprendistato anche per la Chiesa». Perché esistono delle altre verità, di fronte alle quali ci si chiude a riccio. «La globalizzazione ci ha resi più vicini ma meno fratelli» osserva don Eliseo. «Occorre invece modificare i comportamenti - è convinto - modificare il linguaggio, perchè è soltanto attraverso questa strada che passa la fraternità, non attraverso le scomuniche». Parole di un neo ottantenne che si sente libero di pronunciarle. Così come il Papa. «Guardate che una delle cose belle che il Concilio dice - conclude - è che lo Spirito Santo conduce tutti alla presenza del mistero pasquale; tutti, anche la gente che non va messa mai o i musulmani. E' importante sapere questo, perchè di ti dà la serenità nella vita di ogni giorno».

venerdì 21 maggio 2010

In Consiglio Prebiterale il bilancio della diocesi, per il pubblico è segreto

Nella Sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile, si è riunito ieri (ultima seduta prima della pausa estiva) il Consiglio Presbiterale.
I lavori sono iniziati con la relazione dell’Economo diocesano don Giorgio Bosini sul bilancio della Curia; bilancio che chiude in attivo per quanto riguarda l’esercizio dello scorso anno, ma che risente di gestioni passive degli anni precedenti, però in fase di assorbimento.
Numerose le spiegazioni tecniche fornite ai presbiteri in quanto il settore è sottoposto a continui cambiamenti; inoltre sono in corso aggiornamenti nelle registrazioni contabili sulla base di nuove indicazioni date dalla CEI. Tra le richieste dell’Economo anche un maggiore coinvolgimento delle circoscrizioni periferiche per quanto riguarda, ad esempio, il patrimonio dei beni ecclesiastici diocesani che, alla luce di nuove verifiche fatte dall’ufficio dei beni culturali, si sta manifestando più complesso di quanto si riteneva abitualmente: il numero complessivo delle chiese (compresi oratori e cappelle) sembra aggirarsi sulle novecento unità, mentre abitualmente si parlava di 800 edifici. Da qui la necessità di fare scelte sulla gestione di questo patrimonio; da parte di alcuni membri del Consiglio è stata anche chiesta una maggiore semplificazione degli oneri burocratici, comunque imposti dalla legge e - ha sottolineato don Bosini – sarà opportuno un maggiore coinvolgimento dei consigli economici parrocchiali.
E’ stata poi la volta di mons. Busani che ha riferito sull’andamento della Missione popolare diocesana: tutto procede come da programma, il 22 maggio si terrà la Veglia di Pentecoste in cattedrale; in giugno verranno approfonditi i contenuti del secondo anno e nei sabati di ottobre (9, 16 e 23) è già in stato previsto il corso di preparazione dei formatori per il secondo anno della missione.
Si è quindi passati ad analizzare il problema della pastorale della montagna partendo dalle relazioni dei rappresentanti dei singoli vicariati. Per quello di Piacenza-Gossolengo occorre tener conto che il problema della pastorale della montagna deve coinvolgere l’intera diocesi e tra i problemi appare importante la verifica del ruolo dei preti, soprattutto la loro vita comunitaria. Circa le questioni organizzative, prioritaria è quella relativa all’incontro con le persone. Da studiare anche la possibilità che presbiteri della montagna in inverno diano un aiuto ai loro confratelli della città.
Val d’Arda: importante il problema del numero dei preti e della loro età (attualmente quelli al di sotto dei 50 anni sono 34); occorre affrontare il problema della presenza nei centri più piccoli e valutare le possibilità di collaborazione.
Val Nure: andare oltre la situazione della montagna ed allagare l’analisi a tutta la diocesi con una particolare attenzione ai malesseri che si sviluppano in periferia.
Val Tidone: problemi da affrontare insieme attraverso la corresponsabilità dei sacerdoti ed assegnando compiti anche ai laici attraverso una specifica formazione ministeriale; anche per la gestione dei beni ecclesiastici occorre un maggiore coinvolgimento.
Bassa e media Val Trebbia – Val Luretta: recuperare i precedenti studi sul problema; esaminare la possibilità di valutare il servizio dei diaconi permanenti nelle piccole comunità, coinvolgere maggiormente i laici, snellendo, ove possibile, gli oneri di carattere burocratico.
Bobbio: in montagna resta importante il rapporto tra la popolazione e le proprie tradizioni, anche religiose. Questo nell’ambito di un rapporto reciproco che coinvolge anche la Chiesa e i sacerdoti. Il clero sta diventando sempre più anziano ed è auspicabile l’invio di giovani da affiancare ad un maggiore numero di laici impegnati anche nella vita parrocchiale. Alcune parrocchie, per motivi di distanze, chiedono di essere aggregate alla diocesi di Chiavari.
Val Taro e Val Ceno: il problema della pastorale della montagna coinvolge tutta la diocesi ed occorre tener presente che già è stato affrontato in momenti precedenti tra cui il Sinodo, la costituzione delle Unità pastorali e specifici convegni. Questi contributi sono da recuperare ed è urgente arrivare a scelte rapide e concrete con l’aiuto di tutti. In questo il contributo della Missione può essere determinante, anche per la valorizzazione dei laici. E’ pure necessario promuovere il diaconato permanente con apposite iniziative in loco.
Sul tema ampio il dibattito. E’ stata sottolineata la necessità di organizzare il servizio di “referenti” per le parrocchie prive di parroco residente; lo stesso vale per gli animatori della liturgia. Importante che vi sia un gruppo attivo in ogni parrocchia. Da valorizzare l’Azione Cattolica per il suo rapporto con la parrocchia. E’ stata pure sottolineata la necessità di tenere relazioni con anziani e malati, si è discusso sul rapporto diaconi permanenti e comunità (continuità e diversificazione?). Molti presbiteri hanno sottolineato la necessità di gestire, con proposte, gli importanti cambiamenti che la Chiesa sta vivendo, magari verificando che cosa stanno facendo in altre diocesi; tuttavia non è mancato l’invito anche a vedere quanto di favorevole vi è nell’attuale momento storico che non manca di aspetti positivi. Da diversi presbiteri è venuto il consiglio di raccogliere i vari contributi dei vicariati ed organizzarli in un unico documento.
I lavori sono stati conclusi dal Vescovo che, in apertura del suo intervento, ha sottolineato l’importanza della recente iniziativa proposta da “Piacenza Teologia” (“Importante occasione per riflettere su Dio e sui nostri rapporti con Dio”); mons. Ambrosio ha avuto pure parole di ringraziamento per il lavoro che sta facendo don Giorgio Bosini con il suo ufficio.
Infine ha sintetizzato in cinque punti le sue indicazioni: tutto va collegato alla Missione popolare ed in questo, anche se vi sono difficoltà, occorre sempre operare perchè la vita sia vista in chiave positiva e che il Vangelo sia vissuto bene; continuare nell’ambito di una tradizione positiva, ma attenti al nuovo impegnandosi in ciò che è possibile; vivere in un clima di reciprocità facendosi carico il più possibile delle situazioni degli altri; impegnarsi per vivificare le vocazioni sia dei diaconi permanenti sia di figure ministeriali emergenti quali gli animatori ed i referenti; prestare attenzione, ad esempio con Messe in diverse lingue straniere, alla presenza di popolazioni di altre culture che ormai vivono tra noi. Occorre favorire l’integrazione; questi nuovi arrivati sono una ricchezza..
Non è mancato un cenno ai problemi amministrativi che vanno affrontati con “giustizia, onestà e trasparenza”. Per le diverse proposte emerse mons. Ambrosio ha chiesto che tutto venga riunito in un unico documento.
In apertura il vicario generale aveva fatto alcune comunicazioni sulla vita diocesana richiamando i principali impegni in agenda: sabato 22 maggio la Veglia di Pentecoste in Cattedrale; il 3 giugno festa del Sacro Cuore con relazione del Vescovo sullo “stato della Diocesi”; alla sera la processione nelle vie cittadine del Corpus Domini; dal 4 al 13 giugno celebrazioni in onore del cardinale Giacomo da Pecorara in città e a Pecorara; 9 – 11 giugno pellegrinaggio a Roma di un gruppo di sacerdoti in occasione della chiusura dell’anno sacerdotale; 12 giugno in cattedrale ordinazione sacerdotale di un diacono.

mercoledì 19 maggio 2010

Radio Città Nuova: un fantasma nell'etere

Sul sito della diocesi di Piacenza-Bobbio, tra i media diocesani, campeggia ancora il link a Radio Città Nuova. L'emittente diocesana (di proprietà della Cooperativa Multimedia) in realtà non c'è più. La frequenza è stata venduta a Radio Mater. Si era parlato di un futuro accordo tra la diocesi di Piacenza-Bobbio e la direzione della concorrente di Radio Maria per ospitare trasmissioni prodotte a Piacenza, come catechesi o messe in diretta dalla cattedrale. Al momento solo un miraggio nel deserto. Di definito non c'è nulla e si parla della proposta di un'ora al mese dedicata a Piacenza. Radio Città Nuova continuerebbe dunque a vivere per 12 ore all'anno.

Ci chiediamo come sia stato possibile, nell'era dei mezzi di comunicazione, far morire una fonte di evangelizzazione vicino alle persone anziane e ai malati. Una fonte di evangelizzazione che utilizza il più antico veicolo di diffusione - le onde radio -, praticamente immortale. La tv cambia, i telefoni pure, i computer non parliamone, internet si evolve sempre di più, la radio continua a trasmettere imperterrita dai tempi di Guglielmo Marconi. Mancavano i soldi, è stato scritto. Centomila euro. Nessuna pretesa di fare i grandi con i soldi degli altri, però ... sono in tanti a pensare che forse la diocesi piacentina, magari l'Istituto per il sostentamento del Clero, magari qualche ente collegato ...

Al di là dei soldi, tuttavia, ciò che si evince è l'assoluta mancanza da parte della diocesi di Piacenza-Bobbio di un progetto sui mezzi di comunicazione sociale. Stupisce che nessuno, dico nessuno, dal vescovo Gianni Ambrosio giù, giù fino all'ultimo, abbia porto le proprie scuse agli ascoltatori della radio che da un momento all'altro sono rimasti orfani delle voci cattoliche piacentine. Del tipo: "Avremmo voluto ... ma non ci sono i soldi. Ci spiace molto per tutti ma non vi abbandoniamo". Niente di tutto questo. E chi in questi anni ha lavorato gratis per mandare avanti l'emittente? Da monsignor Gianfranco Ciatti a tutti gli altri volontari che ancora ci sono. Almeno un comunicato del tipo: "Avremmo voluto ... ma non ci sono i soldi. Ci spiace molto e vi ringraziamo per tutto quello che avete fatto. Il Signore non dimentica". E' l'unico.
Federico Frighi

martedì 18 maggio 2010

Addio a madre Paola, la sorella dei bambini

E' morta domenica, giorno dell'Ascensione, suor Paola Villa delle Figlie di Gesù
Buon Pastore. Nata ad Agrate Brianza il 7 febbraio 1922, il 29 giugno 1945 è
entrata nella comunità delle Figlie di Gesù Buon Pastore; ha fatto la
vestizione il 27 febbraio del 1946; la prima professione il 20 settembre
1948 e la professione perpetua l'8 novembre 1951.
Suor Villa è nota in diocesi di Piacenza-Bobbio per aver prestato servizio,
subito dopo la prima professione, nella scuola materna di Vigolzone
(1948-1951); dopo una parentesi in altri centri, è tornata nella nostra
diocesi ed in particolare è stata due anni a Villa Regina Mundi di Pianazze;
è passata poi in seminario dove è stata per tredici anni, quindi nella
scuola materna di San Polo (1994-1996) e infine è stata al servizio del
vescovo mons. Luciano Monari per otto anni.
Ultimamente era ospite presso la casa generalizia in via Mazzini. La comunità delle Figlie di Gesù Buon Pastore desiderano comunicare la
notizia della scomparsa di suor Paola ai sacerdoti, ai diaconi
permanenti, alle comunità religiose e ai tanti amici che suor Paola ha
conosciuto nei suoi servizi in Diocesi.
"Suor Paola - precisa la madre generale suor Franca Barbieri - è stata per
la nostra comunità un grande dono, la sua mitezza, la sua semplicità, la
sua affabilità e cordialità hanno reso facile il rapporto con le sorelle e
con le tante persone che ha incontrato nella sua vita. La sua grande
generosità e ubbidienza l'ha portata anche nei luoghi di missione, a
Lisbona, dove è rimasta per ben 8 anni e con grande dispiacere ha dovuto poi
lasciare per motivi di salute. Ringraziamo tutte le persone - continua madre
Franca - che le sono state vicine durante la sua lunga malattia, con
l'affetto e la preghiera. Pur sapendo che già sarà nella gloria del Padre
affidiamo la cara suor Paola alla preghiera e al ricordo di tutti quelli
che l'hanno conosciuta ed amata".

La Curia di Piacenza-Bobbio allunga la vita

La Curia di Piacenza-Bobbio allunga la vita. Oggi pomeriggio la diocesi di Piacenza-Bobbio ha inviato un comunicato sulla morte di don Rebuffi. Nel comunicato si diceva che erano stati fissati anche i funerali presieduti dal vescovo Gianni Ambrosio. Peccato che il povero don Rebuffi, pur grave, non fosse affatto deceduto. Lo si è saputo un paio d'ore dopo con un nuovo comunicato. Di seguito le due note della Curia.

Ore 16,16
E' morto oggi, alle ore 12 circa, all'ospedale di Piacenza dov'era
ricoverato da alcuni giorni, don Agostino Rebuffi, parroco di Castelletto di
Rivalta.
Nato a Retorto il 6 giugno 1928, è stato ordinato sacerdote il 30 maggio
1953. Ha iniziato il proprio servizio pastorale come curato a San Nicolò e
il 16 settembre 1962 è stato nominato parroco di Castelletto di Rivalta. Nel
1995 gli è stata affidata anche la parrocchia di Momeliano, alla quale ha
rinunciato il 1° settembre 2005. Ultimamnente, pur mantenento l'incarico,
viveva presso la Casa del Clero Cerati.
I funerali verranno celebrati giovedì prossimo, 20 maggio, alle ore 15,
nella chiesa parrocchiale di Castelletto di Rivalta; saranno presieduti dal
Vescovo.

Ore 18,21
Don Agostino Rebuffi non è morto. A causa di una telefonata intesa male si è diffusa nel primo pomeriggio di oggi la notizia della morte di don Agostino Rebuffi, notizia trasmessa all'autorità diocesana da un cappellano dell'ospedale civile. Questa mattina il sacerdote si era aggravato ed aveva ricevuto l'Unzione degli infermi; le sue condizioni permangono gravi
.

Un convegno per commemorare don Rossi

Continuando un'iniziativa nata cinque anni fa, l'associazione ex allievi del
seminario vescovile propone sabato prossimo, 22 maggio, la commemorazione di
un insegnante insigne dell'istituto di via Scalabrini: don Luigi Rossi. Don Rossi era nato a Piacenza il 29 dicembre 1919, era stato ordinato
sacerdote il 6 settembre 1942 ed aveva insegnato lettere nel seminario
urbano. Contemporaneamente si era dedicato all'insegnamento anche nelle
scuole pubbliche, tra cui l'istituto tecnico Romagnosi. E' morto il 13
febbraio 1987.

Questo il programma di sabato presso la sede di via Scalabrini 67: alle
10,30 accoglienza ex allievi e sacerdoti; alle 11 rievocazione della figura
di don Luigi Rossi a cura di don Giampiero Esopi; alle 12 Messa e alle 13
pranzo.

Finora sono stati commemorati gli insegnanti mons. Arnaldo Raimondi, mons.
Francesco Castagnetti, mons. Guido Tammi e mons. Alfonso Fermi.

domenica 16 maggio 2010

Ambrosio: educazione e formazione compito della scuola

"Compito della scuola, di quella cattolica in particolare, deve sempre essere l'educazione e la formazione, al servizio delle quali sono chiamati ad essere i professori". Lo ha detto il vescovo Gianni Ambrosio intervenuto al bilancio delle iniziative del liceo cattolico San Vincenzo venerdì mattina. "Il sapere ci abilita a vivere bene nella vita di tutti i giorni - ha detto il vescovo di Piacenza-Bobbio rivolto agli studenti -. So bene che questo comporta fatica, ma c'è anche la gioia di mettere a disposizione di altri la conoscenza di cose che, molto probabilmente, sarebbero ignote"
«E' importante raccontare le esperienze - ha sottolineato il vescovo riferendosi ai viaggi della memoria e alle gite sociali -: è con il loro contenuto che possiamo formare

la nostra mente e i nostri cuori».

venerdì 14 maggio 2010

Il prete secondo Ambrosio: fedele alla Chiesa, onesto e discreto

Il vescovo Gianni Ambrosio ha preso spunto dalla figura del cardinale Luigi Poggi recentemente scomparso (il 4 maggio 2010), per tracciare, durante i funerali, le virtù del prete perfetto: competente, rigoroso, onesto, leale e discreto. Di seguito l'articolo:

C’era un’atmosfera familiare e raccolta nella basilica di Sant’Antonino. Come del resto la celebrazione del giorno prima nella basilica di San Pietro con i cardinali e papa Benedetto XVI. Come, quasi certamente, avrebbe voluto lo stesso cardinale Luigi Poggi per il giorno del suo commiato. Lontano dalle luci della ribalta, dai bagni di folla, nella semplicità e nella concretezza.
Il porporato piacentino - scomparso martedì scorso all’età di 92 anni - è stato salutato per l’ultima volta dalla sua amata Piacenza, nella sua amata Sant’Antonino. A presiedere
il rito funebre in quella che da ieri mattina - con la tumulazione nel sepolcro accanto a monsignor Antonino Arata - è la nuova casa del cardinale Poggi, il vescovo Gianni Ambrosio assieme al presule di Fidenza, Carlo Mazza. Poi il vicario generale monsignor Lino Ferrari, il parroco della
basilica don Giuseppe Basini, ed una trentina fra diaconi, canonici e sacerdoti. Ai seminaristi
del Collegio Alberoni la cura del servizio liturgico. Il vescovo Ambrosio, in apertura
di omelia, ha voluto ricordare le espressioni di grande stima di Benedetto XVI
che ha definito il cardinale Luigi Poggi «testimone di quella fede coraggiosa che sa
fidarsi di Dio»; ma anche la telefonata avuta proprio ieri mattina con il cardinale Ersilio
Tonini. «Ha saputo non solo conservare - ha detto il porporato - ma anche aumentare quella grande ricchezza umana e cristiana della sua famiglia, dei suoi genitori»; infine alcune frasi della lettera che monsignor Luciano Monari ha inviato per partecipare con la preghiera e l’affetto al
cordoglio della Chiesa piacentina: «L’immagine che custodisco del cardinale Poggi è quella di un vero prete, consacrato totalmente a Dio e alla Chiesa che, nonostante gli incarichi di prestigio esercitati negli anni di servizio alla Santa Sede, aveva mantenuto una semplicità e un’umiltà
ammirevole». In prima fila, da una parte i parenti più stretti (il fratello Carlo e la sorella Celestina) assieme alla cognata Angela ed a Luigi, uno dei nipoti. Dall’altra le autorità che hanno
voluto essere presenti alla cerimonia piacentina. Il presidente della Provincia, Massimo Trespidi, il vice sindaco Francesco Cacciatore, l’avvocato Corrado Sforza Fogliani. Poi il vice prefetto vicario Elio Faillaci, l’ex sindaco Gianguido Guidotti, la presidente dell’Opera Pia Alberoni, Anna Braghieri. L’amministrazione comunale di Piacenza, con la vice presidente del Consiglio, Lucia Rocchi, aveva portato l’omaggio della città al suo cardinale anche il giorno prima, alla cerimonia funebre in San Pietro.
Il vescovo Ambrosio, dal pulpito, ha definito il cardinale Poggi «un ottimo prete, cresciuto
in un ambiente ricco di umanità e di fede, un prete che ha messo la sua intelligenza
e la sua umanità al servizio del Vangelo e della Chiesa, soprattutto nei delicati compiti diplomatici. Insieme alle riconosciute competenze, operò sempre con rigore e lealtà verso la Chiesa e i suoi
superiori. Ed anche con grande discrezione ». Qui ha voluto ricordare un episodio curioso, a futura memoria, un insegnamento per tutto il clero: «Ricordo che in un’intervista
pubblicata sul Corriere della Sera di undici anni fa (5 novembre 1999, pag. 8), il giornalista
gli chiese se avesse parlato con il Papa di un particolare argomento. La risposta del Cardinale fu subito pronta: “Preferisco non dire nulla di ciò che è stato oggetto di conversazione con il Santo Padre”». Prete fedele e non “chiacchierone”, insomma.
Nell’Anno Sacerdotale, la figura di Poggi diviene un modello da seguire.
Ma il vescovo Luigi era anche e soprattutto un pastore:
«Ugualmente significativo è il fatto che, insieme ad altri grandi ecclesiastici piacentini
che hanno ricoperto incarichi diplomatici, tra i quali spicca il cardinale Agostino Casaroli, Poggi non abbia mai disgiunto le questioni diplomatiche dalla preoccupazione pastorale».
Infine Piacenza e la sua chiesa. «Alcuni hanno evidenziato, giustamente, la sua piacentinità - ha osservato il vescovo Ambrosio - che egli ha saputo esprimere al meglio nelle sue grandi doti di cuore, nella capacità di entrare facilmente in dialogo con chiunque, nella vivace sensibilità
culturale, nella lucida e serena visione della storia. D’altronde il fatto stesso che abbia voluto essere sepolto qui a Piacenza, in questa basilica dedicata al patrono della città e della diocesi, è un segno evidente del suo amore per questa Chiesa e per questa città».
Federico Frighi

Da Libertà, domenica 9 maggio 2010

Africa Mission per l'Uganda, abbiamo riso per una cosa seria

Il 15 e 16 maggio torna la campagna “Abbiamo RISO per una cosa seria” promossa da FOCSIV: la più grande Federazione italiana di Organismi di volontariato internazionale, insieme a 22 suoi soci, sarà presente in oltre 700 piazze italiane, per raccogliere fondi a sostegno di progetti di diritto al cibo nel Sud del mondo. Secondo i dati Fao (dic. 2009), il numero delle persone che soffre la fame nel mondo oggi ha superato il MILIARDO.

Anche Africa Mission-Cooperazione e Sviluppo, organizzazione federata FOCSIV, partecipa per il quinto anno alla campagna con uno stand presente domenica 16 maggio in piazza Europa, ad Agazzano (in occasione della Fiera dell’Ascensione), a partire dalle ore 9.

In cambio di una donazione di 5 euro, si potrà ricevere un pacco da 1 chilo di riso pregiato della qualità Thai del commercio equo e solidale certificato Fairtrade e il ricavato andrà a finanziare un progetto di formazione sartoriale per le donne del Karamoja (nord-est Uganda), per consentire loro di apprendere non solo le basi di un mestiere che garantisca indipendenza economica, ma anche di acquisire maggiore consapevolezza del proprio ruolo e delle proprie potenzialità. Accanto alle lezioni di sartoria, si tengono infatti corsi di educazione alla salute e di alfabetizzazione.

martedì 11 maggio 2010

La Fondazione Pia Pozzoli, un 5Xmille donato bene

Ecco un'altra associazione a cui vale la pena di donare il 5 per mille. La Fondazione Pia Pozzoli Dopo di Noi, costituita nel 2004 per iniziativa di otto associazioni di volontariato (Catitas, Ronda della Carità, Aias, Germolio 2, Istituto Madonna della Bomba, Carmen Cammi, Associazione Assofa, Diversabili Persone Down) e che si occupa di iniziative a sostegno delle famiglie di persone con disabilità, può essere destinataria della scelta di devolvere il 5 per mille nella prossima dichiarazione dei redditi.
Il codice fiscale da indicare è il seguente: 91077340338. Le somme raccolte verranno devolute ai vari progetti in corso, il principale dei quali è quello del servizio residenziale nei fine settimana che per il terzo anno consecutivo viene offerto in collaborazione con il Comune di Piacenza ed in contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano.

lunedì 10 maggio 2010

Africa Mission, pozzi per l'acqua con i pettorali della Venicemarathon

La 25a Venicemarathon Trofeo Casinò di Venezia mette a segno il primo grande risultato di quella che si preannuncia essere un’edizione straordinaria. Sono terminati, infatti, i 6.000 pettorali tradizionali che ogni anno l’organizzazione mette a disposizione degli atleti: un numero chiuso dettato da necessità logistiche e da una ben precisa scelta qualitativa nei servizi offerti. La notizia dell’inedito e spettacolare passaggio in Piazza San Marco che gli organizzatori regaleranno ai maratoneti per l’edizione speciale dei 25 anni della corsa, ha fatto veloce il giro del mondo, scatenando una vera e propria caccia al pettorale che nel giro di pochi mesi ha letteralmente polverizzato i 6.000 posti disponibili.

"6.000 iscritti a distanza di sei mesi dall'evento confermano, se ce ne fosse stato bisogno, l'ormai consolidato successo planetario della Venicemarathon." - ha dichiarato Piero Rosa Salva, promotore 25 anni fa della manifestazione - "Traguardo particolarmente significativo in uno scenario globale di difficoltà dovuto alla crisi economica e all'incontrollato e disorientante proliferare delle manifestazioni nel calendario. Per tutti noi della Venicemarathon, il compito impegnativo di fare vivere agli appassionati nel modo migliore una straordinaria 25a edizione della maratona 'unica al mondo'."

È iniziata così dalle ore 12:00 di mercoledì 5 maggio la vendita, solo on-line, dei 1.000 pettorali speciali che, vista la grande richiesta anche dall’estero, verranno destinati in parti uguali ad atleti stranieri ed italiani. Hanno un costo maggiorato di 20 euro rispetto alla tariffa base e la differenza sarà destinata a favore di due importanti progetti di solidarietà nei quali Venicemarathon crede molto e investe da anni.

Come lo scorso anno, 500 pettorali saranno destinati alla costruzione di protesi per bambini, grazie al progetto ‘Bimbingamba’ sostenuto da Alex Zanardi.
“Mi fa molto piacere sapere che la Venicemarathon sta andando così forte - commenta l’ex pilota di Formula Uno - e mi fa ancora più piacere sapere che gli organizzatori hanno deciso di ripetere il bellissimo gesto che lo scorso anno ha permesso la costruzione di protesi e l’assistenza completa a circa 7 bambini, provenienti da diverse parti del mondo. Io ci sarò per correre, ma soprattutto per ringraziare tutti coloro che hanno scelto di correre per una buona causa.”

Gli altri 500 saranno destinati invece a ‘Run For Water, Run For Life’ per la costruzione di pozzi d’acqua potabile in Uganda. Dal 2006 ad oggi, la Ong piacentina Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, promotrice del progetto, è riuscita a costruire 7 pozzi d’acqua e riabilitare 3 fonti d’acqua pulita, per un numero di beneficiari complessivo che supera le 9.000 persone, proprio grazie alla raccolta fondi effettuata ogni anno attraverso Venicemarathon.

domenica 9 maggio 2010

Domani i funerali di don Giuseppe Ferrari

La salma di don Giuseppe Ferrari, morto venerdì, oggi pomeriggio, alle ore18, verrà traslata nella chiesa di Travo dove alla sera, alle 21, ci sarà la recita del S.Rosario; i funerali si terranno domani,
lunedì 10 maggio, nella stessa chiesa di Travo, alle ore 10. Assente il
vescovo Gianni Ambrosio, il rito funebre sarà presieduto dal vicario generale mons. Lino
Ferrari.

Ambrosio: il cardinale Poggi esempio per i preti

Gv 8,31-35.37-39; Salmo 22; Gv 6,37-40

Carissimo vescovo Carlo, carissimi sacerdoti, carissimi fedeli,

desidero innanzi tutto ricordare le espressioni di grande stima di Benedetto XVI nei confronti del cardinale Luigi Poggi. Egli è stato – ha detto il Papa – “testimone di quella fede coraggiosa che sa fidarsi di Dio, solerte collaboratore della Santa Sede, in particolare come Nunzio Apostolico in vari Paesi e come Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, rendendo ovunque una apprezzata testimonianza di fervoroso zelo sacerdotale e di fedeltà al Vangelo”.

Desidero poi ricordare alcune frasi che il cardinale Ersilio Tonini mi ha comunicato al telefono questa mattina. “Il cardinale Poggi ha saputo non solo conservare ma anche aumentare quella grande ricchezza umana e cristiana della sua famiglia, dei suoi genitori. Il suo papà era sarto, sarto per i preti. Egli mi regalò – mi ha pregato di dirlo pubblicamente – il mio primo vestito da prete, vista la difficoltà di pagarlo. Con questo cuore grande e discreto ha vissuto il figlio, il cardinale Luigi Poggi”.

Desidero infine citar alcune frasi della lettera che mons. Luciano Monari mi ha inviato per partecipare con la preghiera e l’affetto al cordoglio della Chiesa piacentina: “l’immagine che custodisco di lui è quella di un vero prete, consacrato totalmente a Dio e alla Chiesa che, nonostante gli incarichi di prestigio esercitati negli anni di servizio alla Santa Sede, aveva mantenuto una semplicità e un’umiltà ammirevole”.

Mi unisco a queste espressioni di cordoglio e di sincera stima da parte del Santo Padre e di mons. Monari, rivolgendo le mie condoglianze innanzi tutto ai famigliari del caro cardinale Poggi e poi ai sacerdoti e laici che l’hanno conosciuto ed hanno goduto della sua fedele amicizia.

Siamo qui, raccolti in commossa preghiera in questa basilica di san’Antonino, per consegnare il cardinale Luigi Poggi all’infinita misericordia del Padre. Egli si è spento a questa vita terrena nel tempo pasquale. La nostra preghiera di commiato sia ripiena della luce e della speranza della Pasqua: nella fede che noi professiamo in Cristo morto e risorto, sappiamo che la morte è apertura verso la vita, è passaggio alla vera nostra vita, quella eterna nella comunione di Dio.

Ricordiamo il cardinale Poggi come un ottimo prete, cresciuto in un ambiente ricco di umanità e di fede, un prete che ha messo la sua intelligenza e la sua umanità al servizio del Vangelo e della Chiesa, soprattutto nei delicati compiti diplomatici. Insieme alle riconosciute competenze, operò sempre con rigore e lealtà verso la Chiesa e i suoi superiori.

Ed anche con grande discrezione. Ricordo che in un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera di undici anni fa (5 novembre 1999, pag. 8), il giornalista gli chiese se avesse parlato con il Papa di un particolare argomento. La risposta del Cardinale fu subito pronta: “Preferisco non dire nulla di ciò che è stato oggetto di conversazione con il Santo Padre”. Ugualmente significativo è il fatto che, insieme ad altri grandi ecclesiastici piacentini che hanno ricoperto incarichi diplomatici, tra i quali spicca il cardinale Agostino Casaroli, Poggi non abbia mai disgiunto le questioni diplomatiche dalla preoccupazione pastorale.

Alcuni hanno evidenziato – giustamente – la sua piacentinità, che egli ha saputo esprimere al meglio nelle sue grandi doti di cuore, nella capacità di entrare facilmente in dialogo con chiunque, nella vivace sensibilità culturale, nella lucida e serena visione della storia. D’altronde il fatto stesso che abbia voluto essere sepolto qui a Piacenza, in questa basilica dedicata al patrono della città e della diocesi, è un segno evidente del suo amore per questa Chiesa e per questa città.

L’Eucaristia che celebriamo, prima di essere di suffragio per il nostro fratello Luigi, è lode e ringraziamento a Dio per il dono del suo Figlio, il Signore Gesù, che ha dato la sua vita per noi. E nel Signore Gesù è ringraziamento a Dio per il dono di questo nostro confratello e concittadino, per il suo servizio sacerdotale ed episcopale, per il suo esempio di dedizione al Vangelo, di servitore della Chiesa e di mitezza cristiana.

Affidiamo alla misericordia di Dio questo fratello, lasciando risuonare nel nostro cuore il grido possente della fede dell’apostolo Paolo che avvolge della luce pasquale chiunque viva in Cristo e muoia nella braccia di Cristo: “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?…Chi ci separerà dall’amore di Cristo? …Io sono persuaso che né morte, né vita…né alcuna altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore”.

Risuoni nel nostro cuore la parola di Gesù che è stata proclamata: “Questa è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

Il cardinale Poggi ha camminando fra le difficoltà della vita e della storia credendo in Dio, professando la fede nel Figlio del Padre, vivendo nell’amore verso Dio e verso i fratelli.

Le parole di Gesù e il grido dell’apostolo siano il viatico che ci accompagna nel nostro cammino di pellegrini verso la patria che ci attende. Lì, ove è arrivato, il cardinale Poggi possa sperimentare la gioiosa verità della fede pasquale che su questa terra egli ha professato, ha celebrato e ha testimoniato.

La nostra Chiesa, che il cardinale ha sempre stimato ed amato, lo affida ora alla misericordia di Dio e intercede per lui. Lo accolga la comunione dei Santi in cui egli ha creduto, lo accolga la Madre del Signore che egli ha venerato con affetto filiale. Siamo certi che, dall’alto, il cardinale Poggi pregherà per noi, per la nostra Chiesa, per quanti lo hanno conosciuto e a cui ha voluto bene.

Amen.

+ Gianni Ambrosio

Vescovo di Piacenza-Bobbio

venerdì 7 maggio 2010

Morto don Giuseppe Ferrari

E' morto questa mattina, all'ospedale civile di Piacenza, dov'era ricoverato
da ieri, don Giuseppe Ferrari, già parroco di Travo.
Nato a Castel San Giovanni il 17 settembre 1925, è stato ordinato sacerdote
l'11 giugno 1949. Ha iniziato il servizio pastorale come curato a Ziano; nel
1955 è stato nominato delegato vescovile a Strà e parroco di Vidiano Soprano
nel 1956.
Il 1° maggio 1975 gli è stata affidata la parrocchia di Travo, incarico che
ha mantenuto fino al 2007, quando ha rinunciato e si è ritirato alla Casa
del Clero Cerati.