mercoledì 17 ottobre 2007

L'ingresso di Monari a Brescia (video1)

Sembra il Papa, è il vescovo Monari a Brescia 6

L'ingresso del vescovo Luciano Monari a Brescia
foto gentilmente concessa da Prospero Cravedi

Sembra il Papa, è il vescovo Monari a Brescia 5

L'ingresso del vescovo Luciano Monari a Brescia
foto gentilmente concessa da Prospero Cravedi

Sembra il Papa, è il vescovo Monari a Brescia 4

L'ingresso del vescovo Luciano Monari a Brescia
foto gentilmente concessa da Prospero Cravedi

martedì 16 ottobre 2007

Sembra il Papa, è il vescovo Monari a Brescia 3

L'ingresso del vescovo Luciano Monari a Brescia
foto gentilmente concessa da Prospero Cravedi

Sembra il Papa, è il vescovo Monari a Brescia 2

L'ingresso del vescovo Luciano Monari a Brescia
foto gentilmente concessa da Prospero Cravedi

Sembra il Papa, è il vescovo Monari a Brescia 1

L'ingresso a Brescia del vescovo Luciano Monari (a bordo della Lancia Thesis in primo piano)
foto gentilmente concessa da Prospero Cravedi

Monari, domenica il congedo da Piacenza

Il saluto a Monari, in duomo anche i sindaci
Attese tremila persone per la cerimonia di domenica prossima.
Un rinfresco nella piazza

da Libertà, 16 ottobre 2007

Non si è ancora spenta l’eco della trionfale accoglienza tributata al vescovo Luciano Monari a Brescia, che la Curia piacentina è al lavoro per organizzare il saluto alla diocesi di domenica prossima 21 ottobre. Una prassi inusuale questa - prima l’entrata a Brescia poi il saluto ufficiale - dettata dai tempi. I lombardi non potevano più aspettare a quasi tre mesi dall’annuncio del loro nuovo pastore. Ma anche dalle circostanze: il 21 ottobre, giornata missionaria mondiale, terminano le celebrazioni per i 40 anni della presenza in Brasile, e monsignor Monari ci teneva ad esserci. Assieme al vescovo di Brescia e amministratore apostolico di Piacenza-Bobbio, domenica in duomo ci saranno anche il vescovo di Cesena-Sarsina, il piacentino <+nero>Antonio Lanfranchie il vescovo di Braganca (in Brasile), Luigi Ferrando anch’egli piacentino. La celebrazione inizierà alle ore 16. Sono invitati tutti i sacerdoti della diocesi, tutti i piacentini, in primo luogo i sindaci, ai quali la Curia ha inviato una lettera personale. La cattedrale sarà gremita, con la presenza di circa tremila persone. La cerimonia verrà accompagnata da una formazione musicale creata per l’occasione dai cori della diocesi che risponderanno alla chiamata. Al termine della celebrazione un rinfresco in piazza duomo. L’entrata di monsignor Luciano Monari a Brescia ha avuto una vasta eco sulla stampa non solo bresciana ma anche nazionale. Il Corriere della sera ieri apriva la pagina della Lombardia titolando “Monari, il vescovo rock incanta i giovani bresciani, «Cammineremo insieme»” e pubblicava la foto di Monari che saluta con alle spalle il cardinale Camillo Ruini e il sindaco di Brescia Paolo Corsini<+corsivo>Il Giorno<+tondo> sceglieva come titolo l’esortazione ai giovani: “Giovani, imparate ad amare. La comunità accoglie con calore il nuovo vescovo”. Brescia oggi, in prima pagina, pubblicava la foto di Monari che libera una colomba bianca e titolava “A Brescia il vescovo Monari, «Amo già questa terra»”. Il Giornale di Brescia apriva l’edizione di ieri con il titolo «Ecco il vescovo, al servizio dell’uomo» e, nel sommario, “l’appassionata esortazione ai ragazzi: «Vi presento Gesù, rendetelo giovane»”. La foto a tutta pagina ritrae Monari insieme ai giovani bresciani. Se Avvenire, che aveva il suo inviato, uscirà solo oggi, una foto a tutta pagine di Luciano Monari in primissimo piano è invece la copertina de La voce del popolo il settimanale diocesano della diocesi di Brescia. Accanto al volto di un Monari con i paramenti da vescovo, la semplice frase: “Un nuovo inizio”. L’intera cerimonia è stata seguita in diretta da Tele Tutto mentre Rai 3 Lombardia ha dedicato un ampio servizio all’evento.
Federico Frighi

lunedì 15 ottobre 2007

Monari a Brescia, la tristezza di Reggi e Boiardi


Reggi: sono triste, non sarà facile sostituirlo

da Libertà, 15 ottobre 2007

BRESCIA «Fa piacere vedere la gioia di monsignor Monari e quella della gente di Brescia, per noi però c’è anche molta tristezza perché perdiamo una persona del calibro di don Luciano». Sono le parole del sindaco Roberto Reggi a caldo, subito dopo la cerimonia. «I bresciani non si rendono ancora conto della grandezza e della fortuna che hanno ricevuto – prosegue - Andiamo via da Brescia con molta tristezza nel cuore, abbiamo amato molto questo vescovo e sapere di non poter averlo con noi tutti i giorni lascia tanta tristezza. Non sarà facile sostituirlo, per il vescovo che verrà». Assieme a Reggi c’è il presidente della Provincia, Gianluigi Boiardi: Monari lascerà un ricordo e un’eredità importante, i piacentini hanno imparato da lui la semplicità, la grande umiltà, l’intelligenza, la capacità di parlare in maniera diretta rendendo facili concetti complessi. E’ inusuale, per un vescovo, fermarsi per dodici anni in una stessa diocesi. Monari lo ha fatto e rappresenterà un pezzo della nostra storia».
f.fr.

Monari a Brescia con un corteo "papale"


Tour de force in 11 tappe con un corteo "papale"
Un continuo bagno di folla fino alla cattedrale di Brescia.
"Ogni terra è patria per un cristiano"

da Libertà, 15 ottobre 2007

BRESCIA - Una sosta in preghiera davanti alla Madonna dell’Oglio, in una chiesetta di campagna nel comune di Orzinuovi. Pochi intimi, tanta polizia ed uno striscione: Benvenuto vescovo Luciano. Inizia così la nuova avventura del monsignore sassolese, in procinto di prendere la cittadinanza piacentina per i suoi 12 anni trascorsi all’ombra del duomo, di santa Giustina e di sant’Antonino. Doveva essere nell’auto del vicario generale, in realtà, quando varca il fiume Oglio, confine tra Brescia e Cremona, è a bordo di una Seat condotta dal nipote. La Stilo grigia, con la quale i piacentini erano abituati a vederlo, viaggia subito dietro, con i rappresentanti di Piacenza-Bobbio: il vicario generale monsignor Lino Ferrari, i vicari episcopali monsignor Luigi Chiesa e padre Sisto Caccia, il parroco del duomo, monsignor Anselmo Galvani. C’è anche don Gianni Gariselli, il sacerdote reggiano che, come accadde 12 anni fa nei primi mesi di Monari a Piacenza, gli farà da segretario personale per il suo primo periodo bresciano.
Lo aspettano a Brescia, tra gli altri, il vicario episcopale monsignor Giuseppe Busani e don Giuseppe Basini. Per la diocesi di Brescia, a fare gli onori di casa il vescovo ausiliare Francesco Beschi, mentre a rappresentare la società civile il presidente della Provincia, Alberto Cavalli, e il sindaco di Orzinuovi, Roberto Faustinelli.
E’ qui, a pochi passi dal fiume Oglio, che si ha un primo assaggio della diocesi bresciana, una delle più ricche d’Italia. Monari sale su una fiammante Lancia Thesis scortata da sei carabinieri motociclisti, due agenti della stradale, sempre in moto, e tre staffette della polizia municipale, ancora in moto, tutti con i lampeggiatori accesi. A seguire otto auto - Audi, Mercedes e Bmw – ed una vettura del soccorso sanitario. A precedere, in pre-corteo, un pullmino e ed una macchina con i giornalisti. Sembra Bush, Putin o papa Benedetto XVI, a scelta. Monari appare quasi intimidito da tutto quello spiegamento. «Quando incontra la gente, però, torna lui e dà tutto se stesso» osserva sottovoce il vicario generale Ferrari, in una tappa del viaggio di entrata. Alla fine se ne conteranno undici.
Dalla prima ad Orzinuovi, dove Monari ricorda la sua strada: «Da Sassuolo a Piacenza-Bobbio, da Piacenza-Bobbio a Brescia, ogni terra straniera, per un cristiano, non la è; è la sua patria». Alla piccola comunità di Corzano, dove il corteo arriva in anticipo e i fedeli sono dieci di numero più il parroco, il quale, colto impreparato, ha un lampo di genio: blocca i ragazzini che stanno giocando a calcio nel campetto della parrocchia, prende la palla e la regala al suo nuovo vescovo perché si ricordi di quella parrocchietta. «Non ho più l’età per giocare a pallone – dice Monari – ma l’accetto lo stesso volentieri». E la consegna al suo segretario. Orzinuovi, Orzivecchi, Pompiano, Corzano, Maclodio (il posto della famosa battaglia), Lograto, Torbole, Roncadelle il vescovo Luciano fa incetta anche di sindaci, di tutti i colori: dalla Lega Nord a Forza Italia, dagli ex diessini alle liste civiche. Tutti in fascia tricolore a dargli il benvenuto, a consegnagli chiavi dei Comuni, stemmi e pubblicazioni. Anziani e bambini sono il pubblico che l’ex vescovo di Piacenza-Bobbio predilige e, a Roncadelle, i più piccoli lo avvolgono in un abbraccio di palloncini bianchi e gialli (i colori del Vaticano) mentre la banda intona “La libertà”. Va avanti così fino a Brescia: la sosta nella basilica che custodisce le reliquie dei santi patroni, poi, quella silenziosa, in piazza della Loggia, dove Monari lascia un mazzo di fiori bianchi ai piedi del cippo che ricorda i caduti della strage neofascista. Un gesto che i bresciani hanno apprezzato con un applauso: il vescovo è già uno di loro.
fed.fri.

Monari vescovo di Brescia con Piacenza nel cuore


L'ex vescovo di Piacenza-Bobbio è ufficialmente
il nuovo pastore di Brescia

"Piacenza mi sarà sempre nel cuore"
Monari: qui fedeli di tre città, la Chiesa è universale

da Libertà, 15 ottobre 2007

BRESCIA - "Grazie perché mi siete vicini, io ho dato la mia vita per voi, siete diventate delle persone care». Sono le ultime parole di un lungo pomeriggio di ottobre in cui monsignor Luciano Monarida vescovo di Piacenza-Bobbio è diventato il pastore della diocesi di Brescia. Sono proprio per i piacentini, queste parole, per il presidente della Provincia Gianluigi Boiardi e per il sindaco Roberto Reggi, in primissima fila; entrambi con le rispettive fasce: azzurra e tricolore, da presidente e da sindaco di tutti. Una panca indietro c’è l’assessore Paolo Dosi, poi, in un settore dedicato, ci sono i tanti piacentini che hanno voluto accompagnare il loro ormai ex presule, nella sua nuova diocesi.«E’ bello vedere qui riuniti, in questa cattedrale, bresciani, piacentini, reggiani, è il segno che la chiesa supera gli interessi di parte, che la chiesa è universale» dice Monari dal pulpito. La cerimonia, nella cattedrale nuova, era cominciata ben prima. Monari diventa ufficialmente vescovo di Brescia quando le lancette dell’orologio scoccano le ore 17 e 38 di domenica 14 ottobre. Termina la lettura della bolla papale. Dalle navate della cattedrale nuova si leva un lungo ed affettuoso applauso. Da questo preciso momento Brescia ha il suo nuovo pastore. Qualche sacerdote si commuove. Dopo 12 anni, viene un poco di magone dentro. Già, perché Monari a Brescia non ci ha messo molto a fare breccia. Partito un poco intimorito nel tour de force di avvicinamento alla cattedrale, è in piazza Paolo VI, la piazza del duomo bresciano, che il presule si scioglie. Una folla di oltre duemila giovani lo accoglie festoso e Monari scende dalla macchina cantando i loro cori. E’ un gesto, ripreso dal maxi schermo, che fa comprendere ai bresciani come quel signore vestito con lo zucchetto e la cotta viola sia uno di loro. Nonostante quella “s” grassa e grossa da sassolese che qui, nella città “leonessa d’Italia”, viene scambiata per piacentina. Sul sagrato della cattedrale, ad attendere Monari, l’intero “stato maggiore” della Chiesa bresciana, con un’ospite d’eccezione, il cardinale Camillo Ruini, vicario di Roma, già presidente dei vescovi italiani. Il porporato si riunirà poi agli altri otto vescovi concelebranti, tra i quali l’ausiliare di Brescia, Francesco Beschi, il segretario generale della Cei, Giuseppe Betori, l’arcivescovo “piacentino” Piero Marini, già cerimoniere del Papa ed oggi presidente dei Congressi eucaristici, il vescovo di Vigevano Claudio Baggini e gli ausiliari di Milano Brambilla e Redaelli. I giovani di Brescia chiedono a Monari di essere il loro padre e la loro guida, di far crescere gli oratori, di stare con loro. Il presule non esita e, dopo aver lanciato verso il cielo due colombe bianche – la terza non ne vuole sapere – promette ai ragazzi di far conoscere loro Gesù. «Io lo conosco un pochino – dice - ma oggi ho 65 anni e posso farvelo conoscere da uomo della mia età. Starà a voi giovani far diventare giovane Gesù Cristo». Sul sagrato la promessa di fedeltà ai bresciani: «Il Papa mi ha mandato qui per questo servizio ed io l’ho accettato volentieri. Ormai ho una certa età e non sono qui per far carriera, rimarrò con voi per i prossimi dieci anni che mi restano da vescovo». A Brescia erano preoccupati di voci che davano Monari solo di passaggio. Tre anni poi, al pensionamento del cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, la promozione sotto la Madonnina. Magari qualcuno ci ha pensato. Monari però tranquillizza e promette fedeltà ai bresciani. Lo ripete, dopo il Vangelo: Gesù che guarisce dieci lebbrosi ma solo uno viene salvato. «L’unico che riconosce la guarigione come un dono – dice Monari – e che ritorna a ringraziare. E’ questo che ci insegna la parola di oggi: non mi interessa diventare ricco o fare carriera, ma solo vivere un’esistenza riconoscente e ringraziare il Signore. Così sono venuto a Brescia».
Federico Frighi

domenica 14 ottobre 2007

Monari a Brescia, i saluti

Brescia 14 ottobre 2007


I "grazie" di Monari nella cattedrale di Brescia


La cosa più importante l’abbiamo fatta; anzi, l’ha fatta il Signore risorto servendosi di noi, delle nostre mani, della nostra libertà, del nostro cuore. È Lui, il Signore che ha convocato il popolo di Dio bresciano – presbiteri e religiosi, laici e diaconi – attorno al vescovo. È Lui che a noi, suo popolo, ha rivolto la parola per dirigere i nostri passi su una via di vita; è Lui che con la forza del suo Spirito ha fatto del pane e del vino – frutto della terra ma anche delle nostre fatiche – la sua vita spezzata e donata per noi; è Lui, quindi, che ci ha nutriti con il suo amore e ci ha coadunati in un unico popolo. Povera cosa come siamo, siamo però immagine vera di Dio, della comunione trinitaria. “Vi è un solo Dio – scriveva san Cipriano – e un solo Cristo, una è la sua Chiesa e una è la fede, e uno il popolo congiunto dal legame della concordia nella compatta unità del corpo.” Quello che abbiamo vissuto oggi, in questa cattedrale è uno di quegli eventi che fanno sognare e sperare: fanno sognare un’umanità raccolta nell’amore, fanno sperare una Chiesa che di questa umanità nuova sia anticipo e segno credibile proprio attraverso la sua concordia. Ripeto con Paolo: “Se c’è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti.” (Fil 2,1-2) Con questo ho già detto il primo e fondamentale senso del mio servizio episcopale tra voi: essere segno e strumento del Signore per custodire nell’unità della carità la Chiesa bresciana. A questo desidero dedicare le energie che mi restano; vorrei offrire a Cristo una comunità concorde e salda, umile e grata, gioiosa e ricca di speranza .
Non ho programmi precisi da presentare. O, se un programma mi è caro, è quello che ci ha offerto Giovanni Paolo II nella Novo Millennio Ineunte con queste parole: “Non ci seduce certo la prospettiva ingenua che, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, possa esserci una formula magica. No, non ci salverà una formula, ma una Persona, e la certezza che essa c’infonde: Io sono con voi! Non si tratta, allora, di inventare un ‘nuovo programma’. Il programma c’è già: è quello di sempre, raccolto dal vangelo e dalla viva Tradizione. Esso s’incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. È un programma che non cambia col variare dei tempi e delle culture, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace. Questo programma di sempre è il nostro per il terzo millennio.” Come Chiesa bresciana, Chiesa madre, ci viene chiesto di concepire e dare alla luce Cristo, a imitazione di Maria: di concepirlo con la fede nell’ascolto della Parola, di darlo alla luce con la carità che dà forma a tutte le scelte, a tutti i comportamenti, a tutti i progetti dell’uomo. È la missione di ogni chiesa che la chiesa bresciana è chiamata a realizzare in questo tempo e in questo luogo, con una particolare storia alle spalle e con precise possibilità davanti. Per questo m’impegnerò anzitutto ad ascoltare e a cercare di capire. Capire quello che il Signore ha fatto e sta facendo in questa Chiesa che ama, quello che il Signore si aspetta da lei e che le sta chiedendo. Sarà il cammino di discernimento da fare insieme – con i Consigli di partecipazione, anzitutto – Consiglio presbiterale e Consiglio pastorale – ma col contributo di tutti se è vero che il Signore parla al cuore degli umili e comunica loro le verità più preziose.
A tutto questo vorrei aggiungere alcune riflessioni che mi stanno particolarmente a cuore. La prima riguarda la comunione del presbiterio. La metto al primo posto perchè sono convinto che vescovo e presbiterio sono una cosa sola, che il loro ministero è servizio comunitario, che essi (vescovo e presbiterio) portano in solido la responsabilità del servizio pastorale a tutta la diocesi. L’ordine sacro non è solo un sacramento che abbiamo in comune, ma un’origine che dà al nostro ministero una forma comunitaria. Siamo sacramento di Gesù pastore; con le parole e i gesti siamo chiamati a rendere presente oggi la premura, l’amore, la dedizione di Cristo per la sua Chiesa. È evidente, allora, che la comunione è un’esigenza primaria. Non ci sono due pastori o venti: ce n’è uno solo: Cristo. E tutti noi – vescovo e ottocento preti – siamo l’unico sacramento di questo unico pastore. Potremmo renderlo visibile se fossimo divisi tra noi? Cristo è forse stato diviso? Chiedeva ironicamente Paolo ai Corinzi. So che la vita del prete oggi non è facile – se mai lo è stata nella storia. Le gratificazioni sono scarse e i riconoscimenti pure; il contesto culturale in cui viviamo non fa gran conto di quello per cui abbiamo donato la vita e questo ci brucia. Quando siamo diventati preti lo abbiamo fatto convinti che Gesù Cristo, il vangelo, la chiesa sono valori assoluti, capaci di giustificare il dono di tutta la propria vita. E oggi respiriamo – che lo vogliamo o no – uno spirito diverso che condanna i valori assoluti e assolutizza quelli relativi come se fossero i soli per cui vale la pena vivere: il successo e il benessere, la realizzazione personale e la carriera. Vivere la sobrietà, la castità, l’obbedienza in un contesto come questo significa resistere a una pressione forte. Ma sono convinto che proprio per questo la nostra testimonianza è ancora più preziosa. Ho scelto come motto le parole di Paolo ai Romani: “Non mi vergogno del vangelo”. Non perchè mi senta particolarmente coraggioso, ma perchè so quale sia il valore del vangelo. So che quella umile parola che annuncia e trasmette l’amore di Dio per l’uomo è capace di rendere l’uomo libero da tutte le seduzioni e da tutte le paure, è capace di far zampillare dentro di lui la gioia anche in mezzo alle situazioni più difficili, è capace di liberarlo dalla presa mortale dell’egoismo e proiettarlo verso l’avventura affascinante dell’amore. Credo in Gesù Cristo; credo nel suo vangelo.
Da qui nasce l’evangelizzazione; nasce come atto di amore nei confronti dell’uomo. La percezione della distanza che separa l’uomo d’oggi dal vangelo diventa il segno della necessità sempre più grande dell’annuncio del vangelo. Non è opera di propaganda e non è intesa a rendere più forte la Chiesa; è opera d’amore e tende solo a rendere l’uomo più libero e gioioso. Il mondo diventa troppo brutto se non si riesce a guardarlo con gli occhi dell’amore; la vita è troppo dolorosa se non si riesce a renderla dono d’innamorato. Al di fuori di questo rimangono solo gli anestetici, per non far percepire la pesantezza della vita; o gli stimolanti per illudersi di vivere una vita parallela, diversa da quella reale. Annunciare il vangelo significa lavorare per l’umanità dell’uomo; e lavorare non con le nostre sole forze, ma con la forza dell’amore che viene da Dio attraverso Gesù Cristo. “Così dice il Signore, che offrì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti... Ecco, faccio una cosa nuova; proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa.” (Is 43,16.19) Quando il secondo Isaia diceva queste parole, la condizione di vita degli Israeliti era avvilente, certo peggio della nostra oggi. Eppure quella parola era vera e rimane vera per noi: la risurrezione di Gesù ce ne dà la sicurezza perchè ha spezzato, e definitivamente, il cerchio di un mondo autoreferenziale e ha legato per sempre la nostra piccola storia precaria all’eternità di Dio.
La sfida che abbiamo davanti è proprio quella per l’umanità dell’uomo. Che non è garantita: per ciascuno di noi essere ‘umani’ è il risultato sempre precario di un’attenzione viva, di una crescita continua, di un esercizio (ascesi) perseverante. Non lo possiamo dare per scontato. Ci accorgiamo benissimo quando dal nostro cuore escono impulsi e sentimenti che ci fanno meschini: “Più fallace di ogni altra cosa è il cuore – avvertiva Geremia – e difficilmente guaribile; chi lo può conoscere?” E aggiungeva: “Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori.” (Ger 17,9-10) C’è una profondità del cuore che non riusciamo a sondare, che nemmeno i sogni rivelano. Ma lì, in quel centro misterioso e a volte oscuro dell’uomo, lì entra la parola di Dio, lì purifica sentimenti e impulsi, genera sentimenti nuovi, apre strade nuove di semplicità: “Viva, infatti, è la parola di Dio, efficace, e più tagliente di una spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore.” (Eb 4,12) Questo cammino di purificazione operato nel cuore di ogni singola persona va insieme con l’azione di edificazione e correzione della Chiesa. Tutte le domeniche la comunità cristiana si raccoglie insieme per ascoltare la parola. A quella parola tutti, insieme, diamo l’assenso della fede. Così nasce e prende forma e cresce la Chiesa: non attraverso le nostre scelte, ma attraverso la nostra docilità alla chiamata del Signore. Il cammino di questi anni dopo il Concilio è stato fecondo, certamente, ma non ha ancora espresso tutte le sue valenze: poco alla volta la fisionomia delle nostre comunità deve essere plasmata dall’ascolto della parola. Non è ancora così: non è forse vero che anche nelle nostre comunità si sviluppano dinamismi di carriera, contrasti di potere? Possiamo dire che al centro della nostra attenzione ci stanno davvero i piccoli? Davvero nelle nostre comunità non si cerca il proprio interesse, ma piuttosto quello degli altri? Potrei continuare facilmente con l’esame di coscienza, ma mi capite bene. E non si tratta di scandalizzarsi per i limiti che riscontriamo; sarebbe, temo, anche questa una forma di fariseismo. Che in noi e tra noi ci siano egoismi, che grano e zizzania coesistano è affermazione scontata, addirittura banale. Il problema non è indignarci e ribellarci; il problema è volgerci sempre di nuovo verso la parola di Dio perchè sia essa a plasmarci e costruirci secondo il suo dinamismo proprio. Il problema è che l’eucaristia non sia solo rito, ma rito che dà forma alla vita delle comunità e le fa esistere nella logica dell’amore oblativo.
Insomma, l’unità della chiesa bresciana, di cui mi metto al servizio, sarà garantita dalla parola e dall’eucaristia se alla parola e all’eucaristia aderiremo con tutta la nostra fede; se non ci tireremo indietro quando la parola brucerà i nostri sentimenti meschini, quando l’eucaristia ci chiederà il sacrificio silenzioso di noi stessi. Quando san Paolo descrive la comunità di Corinto come il corpo di Cristo, dice che, a motivo di questo, nessuno può dire agli altri : “Non ho bisogno di voi.” E, parallelamente, nessuno può dire: “Non c’è bisogno di me.” Poi aggiunge: “Anzi, quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre.” (1Cor 12,22-25) Insomma, secondo san Paolo, l’unità potrà manifestarsi nella chiesa quando concretamente in essa al centro verranno posti i piccoli – e cioè gli ammalati, gli anziani, i poveri, i bambini... insomma tutti coloro che per un motivo o per l’altro, sono deboli. È proprio così. Quando in una comunità al centro stanno i posti di potere, la vita diventerà una lotta per occupare quei posti; non è proprio questo lo spettacolo antico e sempre ripetuto della storia? Quando invece al centro vengono posti i piccoli, allora la comunità si compatta: quelli che hanno capacità, tendono a unirsi tra loro per rispondere meglio alle necessità dei piccoli. Insomma, loro, i piccoli, sono preziosi perchè da loro dipende molto della comunione nella chiesa.
Così ho finito anche la seconda e ultima predica, per oggi. Mi resta solo da ringraziare doverosamente tutti voi che siete venuti: ci siamo fatti a vicenda il dono di un’esperienza di Chiesa bella e grande, ricca di doni e salda nella speranza. Grazie. Grazie ai presbiteri, ai religiosi/e e ai laici che rappresentano l’intera diocesi di Piacenza-Bobbio e hanno desiderato accompagnarmi in questo giorno; una comunità che ho amato e dalla quale mi sono sentito voluto bene. Con le parole di Paolo, anch’io posso affermare che mi sono affezionato a voi e ho desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la mia stessa vita, perché mi siete diventati cari” (cfr 1 Ts 2,8) . Grazie anche al card. Ruini, mio vecchio insegnante e, credo di poterlo dire, amico. Grazie a tutti i vescovi che hanno concelebrato con noi: ricordo anzitutto mons. Marini perchè fino ad oggi, come vescovo di Piacenza- Bobbio, sono stato il suo vescovo; poi mons. Betori, compagno di seminario (e i compagni di seminario non si dimenticano). Un saluto affettuoso e grato al vescovo Giulio per aver servito con sapienza di padre la chiesa di Brescia; a lui unisco un ricordo amico per il vescovo Bruno anch’egli servitore generoso e fedele della nostra diocesi. Grazie ai fratelli sacerdoti delle Chiese ortodosse; ai pastori delle Chiese valdese ed evangelica; la loro presenza è un invito a continuare a camminare sulla via del dialogo e della comunione. Grazie a tutte le autorità civili e militari; la loro presenza ci fa sentire l’affetto e la partecipazione della città intera. Dio le benedica e doni loro di compiere con gioia ed efficacemente il loro servizio perchè, come dice san Paolo “possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla, con tutta pietà e dignità.” Non mi resta che abbracciarvi idealmente tutti quanti, uno per uno, con l’abbraccio del Signore. Da oggi “io provo per voi, per la Chiesa bresciana, una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo.” Mi doni il Signore un cuore puro, che sappia servire con gioia senza nessuna pretesa, che sappia parlare e donare per indirizzare a Cristo e poi ritirarsi con la libertà dell’amico dello sposo “perchè egli cresca e io, invece, diminuisca.”

Monari a Brescia, l'omelia di ingresso

Brescia 14 ottobre 2007

Omelia di monsignor Luciano Monari
per il suo ingresso a Brescia

Gesù guarisce dieci lebbrosi; ma di loro uno solo viene definito ‘salvato’. Perché? Dove sta la differenza? Dal punto di vista della guarigione fisica, non c’è nessuna differenza: erano lebbrosi, con gli arti deformi e la carne a brandelli; ora a tutti loro la carne è tornata ‘come la carne di un giovinetto’; sono guariti. Uno dei guariti – un Samaritano, nota Luca – riconosce la guarigione come un dono, torna indietro, loda Dio a gran voce e si getta ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Questo fa la differenza: la guarigione fisica diventa salvezza quando è riconosciuta come dono e produce nel cuore la gratitudine. Questo il messaggio chiarissimo del vangelo che vorrei assumere e fare mio.
Mi trovo a vivere senza averlo deciso, o voluto, o meritato. E debbo prendere posizione di fronte alla mia vita; come pensarla? Come un semplice dato o come un vero e proprio dono? Se la vita è solo un dato, le posso dare la forma che voglio. Se la vita è un dono, io sto di fronte a un donatore e la mia vita si sviluppa come una risposta; diventa, nel senso preciso della parola, un’esistenza ‘responsabile’. I doni sono gratuiti, certo; ma sono nello stesso tempo esigenti. Rifiutano uno scambio secondo equivalenza, ma richiedono una risposta di gratitudine. Naaman il Siro è stato guarito dalla lebbra attraverso il ministero del profeta Eliseo; ad Eliseo egli pensa di dare una ricompensa, vorrebbe in qualche modo ‘pagare’ la guarigione ricevuta. Ed Eliseo rifiuta energicamente: quella guarigione è un dono, non una prestazione medica; non può essere pagata come non si può mai pagare la bontà, la benevolenza, l’affetto, l’amore. Chi volesse comperare l’amore, dice il Cantico, mostrerebbe di non aver capito nulla e meriterebbe solo disprezzo. E allora Naaman trova una soluzione ingegnosa: carica due muli con un po’ della terra di Israele e se la porta dietro, quella terra, nella sua patria. Quando sarà il tempo della preghiera, potrà prostrarsi su quella terra e adorare il Dio di Israele dal quale ha ricevuto il dono della guarigione. Non pagherà la guarigione, ma vivrà con riconoscenza alla presenza di Dio.
Fratelli e sorelle carissimi, inizio oggi, nel nome del Signore, il mio servizio episcopale nella Chiesa di Brescia. A questo servizio mi ha chiamato il Papa e ho risposto volentieri, con gioia. Se il Signore mi darà fiato e salute, ho una decina d’anni prima di andare in pensione e vorrei spendere questi anni per il Signore, per Brescia. Chi, che cosa me lo fa fare? Non m’interessa diventare ricco: il Signore mi ha sempre dato il necessario e sono convinto che lo farà anche in futuro. Non m’interessa acquistare potere o fare carriera: sono incatenato a un Signore che è stato umiliato e che venero inchiodato su una croce. Vorrei piuttosto rendere il mio cuore saggio e buono, intessere relazioni umane sane e mature, donare senza pretese agli altri quello che di bello ho ricevuto dal Signore. E’ a questo che m’invita il vangelo di oggi: vivi un’esistenza riconoscente – mi dice – e intona l’inno di lode e di ringraziamento.
Mi chiedo, a volte, perchè questo messaggio della fede faccia così fatica a penetrare in profondità il cuore dell’uomo, nel mio stesso cuore. Perchè nove guariti su dieci non sono tornati indietro a lodare il Signore? Erano così ansiosi di gustare e sfruttare la salute da dimenticare colui che della salute aveva fatto dono? La fede arricchisce la vita perchè la interpreta e la fa vivere come segno dell’amore di un donatore. E non c’è dubbio che essere amati è un valore aggiunto che rende preziose tutte le cose anche quelle più umili. E allora perchè tanta resistenza? Sono forse motivazioni intellettuali quelle che bloccano? C’è forse una dimostrazione scientifica o filosofica che escluda il sì della fede? Non mi sembra: l’analisi, per quanto accurata, di come è fatto e come funziona un orologio non mi può dire se quell’orologio è solo un dato o anche un dono; e la riflessione filosofica può al massimo arrivare a dire che l’orologio può essere un dato se c’è proporzione tra quell’orologio e la mia abilità tecnica (sono così abile nell’arte orologiaria che mi sono fatto io stesso l’orologio) o tra quell’orologio e la mie possibilità economiche (sono ricco e mi sono comprato l’orologio con i miei soldi); e invece probabilmente l’orologio è un dono se non sono capace di farlo da me e non ho le risorse sufficienti per comprarlo. Ma la filosofia si ferma qui; e lascia il posto alla coscienza e alla libertà dell’uomo.
Dunque: il mondo e la vita sono solo un dato o sono anche un dono? Probabilmente inclinerà a riconoscere il dono chi nella sua infanzia ha sperimentato l’amore degli altri (dei genitori, degli amici); e farà più fatica a riconoscere il dono chi avrà avuto esperienze dolorose di solitudine e di abbandono. Ma il cuore dell’uomo è creativo, originale, libero; le esperienze passate lo inclinano ma non lo determinano; a volte, il cuore umano sa generare gioia anche in mezzo alle tribolazioni e sa custodire speranza anche tra le delusioni. Quando il cuore passa dall’apprezzamento della vita al ringraziamento passa dalla salute alla salvezza. Il vangelo vuol farci percorrere questo itinerario a partire dalla conoscenza delle parole e delle opere di Gesù. È come se Dio avesse pensato così: “Ho dato all’uomo il mondo come segno del mio amore; ma so anche che questo mondo non è facile da decifrare e che il maligno farà di tutto perchè l’uomo si appropri delle cose e le viva non come doni di cui essere riconoscenti ma come patrimoni da sfruttare. Debbo dargli un segno inequivocabile, scritto nella storia a caratteri cubitali perché l’uomo lo possa leggere, nonostante tutte le sue miopie.” Per questo ci è stato donato Gesù, perchè tutti i possibili dubbi sull’amore di Dio cedessero di fronte alla rivelazione di colui che ci ama e ha dato la vita per noi. Gesù è passato in mezzo a noi facendo del bene e sanando tutti quelli che stavano sotto il potere del male. Ha amato e ha continuato ad amare anche quando ha incontrato dolorosamente la cattiveria e l’ingiustizia. Un uomo così non lo abbiamo fatto noi; non lo ha prodotto l’evoluzione della specie, non lo ha educato la riflessione filosofica. Un uomo così viene da Dio ed è segno di Dio. Lo ha capito benissimo il Samaritano che, guarito dalla lebbra, torna: ringrazia Gesù e loda Dio a gran voce.
L’inganno che blocca la nostra gratitudine è il timore che il dono leghi il donatario, mentre di fronte al puro dato rimarrei più libero. In superficie le cose stanno così; ma, se andiamo alla radice dell’esperienza umana, ci accorgiamo che è vero esattamente il contrario: vivere al cospetto di Dio donatore libera dalla paura della solitudine, dal bisogno di affermare se stesso, dai ricatti del mondo che dice di essere tutto per me e pretende che io sia tutto per lui. Qui forse tocchiamo quel centro nel quale è interpellata la nostra coscienza. Se vivo di riconoscenza debbo rinunciare a ogni pretesa, debbo donare con libertà, contento anche solo di poter esprimere in questo modo la gioia di essere stato creato, sanato. Ci riuscirò? Inizio il mio ministero a Brescia: se accetto la logica del vangelo, debbo farlo senza pretese: nessuna pretesa verso i preti, nessuna pretesa verso i laici, nessuna pretesa verso le autorità, nessuna pretesa verso i mezzi di comunicazione... puntini di sospensione perchè qui il discorso si allarga all’infinito. Naturalmente, questo non significa che non chiederò nulla a nessuno: dovrò farlo, anche quando mi costerà, proprio per il mio servizio di vescovo. Ma non dovrò avere pretese per me, non dovrò dare spazio ai miei risentimenti, dovrò essere mosso solo dall’amore per le persone e dall’amore per la Chiesa bresciana. Riuscirò? Quando guardo i miei difetti, mi verrebbe da dubitarne; ma confesso che uno stile di vita come questo mi affascina; so che mi renderebbe davvero più uomo, più degno di quella misteriosa parola: a immagine e somiglianza di Dio. E allora, con tutta umiltà lo chiedo al Signore e lo chiedo a voi perchè mi aiutiate, perchè ci aiutiamo a vicenda a vivere una vita senza pretesa alcuna, ripetendo con gioia la parola che abbiamo ascoltato con stupore due domeniche fa: “Siamo servi inutili; abbiamo fatto semplicemente quello che dovevamo fare.”
Da bambini abbiamo imparato le preghiere del mattino. Quando apri gli occhi, ci è stato insegnato, per prima cosa rivolgi il pensiero a Dio che ti ha creato e ringrazia: “Ti adoro, mio Dio, ti amo con tutto il cuore, ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte.” Piccola cosa, questa preghiera, ma preziosa. Preziosa perchè ridimensiona le paure e si affida a un amore più grande. Probabilmente Dio non ha bisogno della nostra lode; ma noi sì. Quando ringraziamo non siamo più soli nella fredda immensità dell’universo, abbiamo un po’ meno paura del futuro, accettiamo la vita come responsabilità, abbiamo un motivo per vivere, ci ricordiamo che il culmine della nostra vita è l’amore e che chi ama ha adempiuto la legge; è tutto.

Nuovo vescovo, l'annuncio a fine ottobre

Imminente la lettera della nunziatura,
forse giovedì 25 in contemporanea con Parma.
Ancora segreto il nome
Nuovo vescovo, l'annuncio a fine ottobre
E Monari oggi entra a Brescia accompagnato da 300 piacentini


Il nome del nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio, successore di monsignor Luciano Monari, potrebbe essere annunciato ufficialmente il prossimo 25 ottobre. La notizia trapela sia da ambienti della curia piacentina sia da quelli della Santa Sede. La certezza, in questi casi, non c’è mai fino all’ultimo, però è innegabile come qualche cosa, in Vaticano, si stia muovendo. Il nome in cima alla lista e quello di Gianni Ambrosio, 65 anni, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Intanto, questo pomeriggio, il vescovo Monari prenderà ufficialmente possesso della diocesi di Brescia con una solenne cerimonia nella cattedrale lombarda. Da Piacenza lo accompagneranno in trecento, tra sacerdoti, religiosi, diaconi e laici. Non è l’addio ufficiale alla diocesi di Piacenza-Bobbio, quello si farà domenica 21 ottobre in duomo.
La data del 25 ottobre come giorno dell’annuncio del nuovo vescovo viene ritenuta credibile alla luce di alcuni fatti. Primo: dal Vaticano sono arrivate rassicurazioni ai vertici della curia di Piacenza-Bobbio sul fatto che l’entrata del nuovo “pastore” avverrà entro Natale. Secondo: ci sono dei tempi tecnici. L’annuncio, a Piacenza, viene dato il giovedì alle ore 12, anche per permettere al settimanale diocesano, il Nuovo Giornale, di uscire il giorno dopo con la notizia. Così è avvenuto con l’annuncio del trasferimento di Monari a Brescia (lo scorso 19 luglio era un giovedì). Il giovedì successivo al 25 ottobre coincide con il giorno dei Morti, ragion per cui non possibile l’annuncio in quella data. Dopo ci sarebbe l’8 novembre ma potrebbe risultare troppo avanti per un’entrata in diocesi prima di Natale. Soprattutto se il nuovo vescovo non sarà già vescovo. È il caso di monsignor Gianni Ambrosio, 65 anni, di origini vercellesi (come il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone); l’altra sera, a Milano, nella cappella dell’Università Cattolica il monsignore ha celebrato la messa in latino secondo il rito pre-conciliare al quale Benedetto XVI ha dato il via libera. La Cattolica gode di “extraterritorialità” rispetto alla diocesi Milano dove il cardinale Dionigi Tettamanzi ha stoppato il “Motu proprio” papale. Altro milanese in corsa per Piacenza dovrebbe essere il vescovo monsignor Erminio De Scalzi, abate di Sant’Ambrogio, mentre il terzo nome è quello del vescovo bresciano Domenico Sigalini - oggi guida la diocesi di Palestrina - papabile anche per la diocesi di Parma. La nomina del successore di Monari dovrebbe essere data in contemporanea con quella del successore di monsignor Cesare Bonicelli a Parma. Per entrambe le diocesi i giochi sono già stati fatti; il segreto pontificio al momento rimane inviolato. Se ne saprà di più nelle prossime ore. A Brescia, questo pomeriggio, per l’entrata del vescovo Luciano Monari, oltre ad almeno cinquemila fedeli, in cattedrale ci sarà una sorta di piccolo “concilio” con alti prelati provenienti da tutta la Lombardia, dall’Emilia Romagna e dal Vaticano. Due cardinali, Camillo Ruini e Giovanni Battista Re, l’arcivescovo “piacentino” presidente dei Congressi Eucaristici Piero Marini, l’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, i vescovi ausiliari di Milano Carlo Maria Redaelli e Franco Giulio Brambilla, l’emerito di Brescia Bruno Foresti, il segretario della Cei Giovanni Betori.
Federico Frighi

sabato 13 ottobre 2007

Monari a Brescia, maxi schermo in piazza Paolo VI


Comunicato Stampa diocesi di Brescia


Accoglienza dei Giovani in Piazza Paolo VI -
INGRESSO VESCOVO LUCIANO


Comunico il programma di accoglienza in Piazza Paolo VI

15:00 Inizio animazione musicale curata dall’Ufficio Oratori e Pastorale Giovanile, in compagnia della band di “Curiosarte”
16:20 Preghiera dei giovani in attesa dell’arrivo del vescovo curata dall’Ufficio Vocazioni e Tempi dello Spirito, dal titolo «Per essere di Parola, Eccomi, Vescovo Luciano».
I canti saranno accompagnati dal coro “Vocanta” e dalla band di “Curiosarte”
16:40 Arrivo del Vescovo in piazza Paolo VI.
Dopo il saluto del Sindaco di Brescia, due giovani bresciani (Mattia e Federica), in rappresentanza di tutti i giovani della diocesi, porgeranno il loro saluto al nuovo Vescovo.

In Cattedrale
L’ingresso in cattedrale è possibile dalle ore 15.00. Una parte della Cattedrale è riservata alle autorità, alle rappresentanze dei laici e dei consacrati bresciani e agli ospiti da Piacenza e Reggio Emilia. Il resto della Cattedrale è assolutamente libero e la partecipazione alla celebrazione liturgica è facilitata dai 4 schermi distribuiti nelle navate e da un libretto con i testi appositamente predisposto.
Anche nella Piazza verrà allestito un maxischermo per consentire la partecipazione di chi intende seguire la liturgia.
Chi dalle parrocchie, personalmente, in famiglia o in gruppi organizzate intende partecipare è cordialmente benvenuto.

venerdì 12 ottobre 2007

Venezia, la maratona corre con Africa Mission


Un euro per un pozzo di acqua in Uganda
Dal 18 ottobre al 3 novembre con un sms
al numero 48583


Dopo il grande successo del 2006 Venicemarathon conferma anche per l’edizione 2007 la propria collaborazione con Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo con il progetto “Run for Water, Run For Life” nato con l’obiettivo di raccogliere fondi per finanziare la costruzione di pozzi d’acqua potabile nella povera regione ugandese del Karamoja. Africa Mission, lo ricordiamo, è stata fondata nel 1972 a Piacenza da Vittorio Pastori (don Vittorione) - nella foto - e il vescovo Enrico Manfredini.
La collaborazione nell’edizione 2006 è stata decisamente fruttuosa. Grazie all’istituzione di un SMS solidale, in collaborazione con TIM, sono stati raccolti 15.486 euro, serviti per la costruzione di un pozzo d’acqua potabile nel Karamoja, pozzo che è stato dedicato a Venicemarathon e a tutti i “suoi amici” che hanno contribuito a realizzare questo sogno, su tutti il maratoneta Alberico Di Cecco, secondo a Venezia nel 2006, che si è mostrato particolarmente sensibile all’iniziativa e probabilmente sarà testimonial 2007 dell’iniziativa.
Per il 2007 le premesse sono ancora più rosee. Verrà attivato dal 18 ottobre al 3 novembre il numero multioperatore 48583, con il quale si può donare al progetto “Run for Water, Run for Life” 1 euro da telefono mobile e 2 euro da telefoni di rete fissa Telecom Italia. Questo grazie alla collaborazione con tutti gli operatori telefonici: Tim, Tre, Vodafone e Wind. Il ricavato dell’operazione verrà interamente devoluto a Africa Mission per la costruzione di altri pozzi d’acqua.
Venicemarathon cerca anche di rendere partecipi i ragazzi delle scuole nelle sue iniziative solidaristiche, parte del ricavato delle 2 Family Run (la corsa riservata ai ragazzi delle scuole e alle famiglie, che si tiene sabato 27 ottobre al Parco San Giuliano e a Dolo) verrà infatti devoluto a Africa Mission.
Africa Mission sarà presente durante il week end Venicemarathon presso l’Exposport (la fiera dello sport e del tempo libero che è anche il quartier generale della maratona) al Parco San Giuliano di Mestre, nei giorni di giovedì 25 15.00-20.00, venerdì 26 10.00-20.00 e sabato 27 9.00-20.00, con uno stand promozionale.

giovedì 11 ottobre 2007

Ciao, ciao Luciano

Libertà di oggi, 11 ottobre 2007, ha pubblicato in anteprima il manifesto di saluto al vescovo Luciano Monari che sta per essere affisso in tutta la diocesi di Piacenza-Bobbio.

da Libertà, 11 ottobre 2007

Ciao, ciao Luciano
Un manifesto per salutare il vescovo Luciano Monari. Viene spedito questa mattina in tutte le 420 parrocchie della diocesi. Chiama a raccolta i piacentini per il saluto di domenica 21 ottobre in duomo.

Nomine nel clero diocesano

Comunicato stampa della diocesi di Piacenza-Bobbio

Nomine nel clero

reso noto giovedì 11 ottobre 2007

L’Amministratore Apostolico mons. Luciano Monari, cui sono conferite dalla
Santa Sede le facoltà del Vescovo diocesano, in data 4 ottobre 2007, con
rispettivi atti propri, ha nominato:


* Il M.R. Quartaroli don Gianni parroco di Lugagnano Val d’Arda PC,
parrocchia dichiarata vacante in seguito alla rinuncia dell’ultimo titolare
il M.R. Ferrari don Angelo.


* Il M.R. Arrisi don Fausto parroco di Pontenure PC, parrocchia dichiarata
vacante in seguito alla scadenza del mandato dell’ultimo titolare il M.R.
Cassinari don Giampiero.


* Il M.R. Ciullo don Umberto, presbitero dell’Arcidiocesi di Milano,
amministratore parrocchiale "donec aliter provideatur"* delle seguenti
parrocchie:


- Roveleto di Cadeo PC, parrocchia dichiarata vacante in seguito a
trasferimento ad altra sede dell’ultimo titolare il M.R. Quartaroli don
Gianni;


- La parrocchia di Cadeo PC.


* Il M.R. Lukoki Fulumpinga don Alphonse amministratore parrocchiale di
Paderna e di Valconasso di Pontenure PC.


* Il M.R. Rocco padre Devis OCD, carmelitano scalzo professo e sacerdote
della Provincia di Milano, amministratore parrocchiale di Mottaziana PC.


Il M.R. Guzzetti padre Giancarlo CSS, della Congregazione del SS.
Sacramento, amministratore parrocchiale di Polignano e San Pietro in Cerro
PC.


L’Amministratore Apostolico in data 4 ottobre 2007 con rispettivi atti
propri ha affidato incarico di collaboratore nel servizio pastorale ai
sacerdoti:


* M.R. Lukoki Fulumpinga don Alphonse nella parrocchia di Pontenure PC.


* M.R. Rocco padre Davis OCD nella parrocchia di Borgonovo Val Tidone PC.


* M.R. Silva do Carmo don Josè Valdir, presbitero della diocesi di Bragança
(Brasile), nella parrocchia di Santa Maria in Gariverto, Piacenza.


* M.R. Guimaraes Ramos don Josè Maria, presbitero della diocesi di Bragança
(Brasile) nella parrocchia di Trevozzo PC.




Piacenza, dalla Curia Vescovile, 8 ottobre 2007


Il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi


* Nota: termine tecnico che può essere tradotto con "finché si provveda
diversamente"

Monari saluta studenti e professori

"Insegnanti, vogliate bene ai vostri ragazzi"
Il vescovo Monari celebra in duomo la messa
d'inizio anno scolastico. Agli studenti che lo salutano:
"Pregate per me, ne ho proprio bisogno"


da Libertà, 11 ottobre 2007

Penso che si debba volere un bene grande ai ragazzi, una capacità di distacco dal proprio successo per mettere invece al centro il cammino di umanizzazione delle persone; bisogna avere una concezione corretta dei valori che fanno la persona umana e che la rendono una persona responsabile». È questo il messaggio che il vescovo Luciano Monari, parlando con i giornalisti, ha voluto lasciare agli insegnanti ed agli educatori riuniti ieri nella sala degli affreschi del palazzo vescovile, ieri pomeriggio, subito dopo la celebrazione della messa d’inizio anno scolastico. Sono stati in tanti i docenti delle scuole cittadine, dalle elementari alle superiori, che hanno voluto salutare personalmente il vescovo Monari. Il presule ha stretto le mani a tutti ed ha chiesto di pregare per la sua nuova esperienza bresciana. In episcopio c’erano, tra gli altri, i presidi Bernardo Carli (liceo artistico), Mauro Monti (istituto comprensivo di Fiorenzuola), Licia Gardella (scientifico Respighi), Fabrizio Binelli (Isii. Marconi), Bruno Sozzi (San Vincenzo), la vice preside del classico Rita Ziveri, Lugi Paraboschi (Dante-Carducci), Rino Curtoni (Calvino). La cerimonia, organizzata dal servizio per la pastorale scolastica (guidato dal diacono Giovanni Marchioni) è iniziata in cattedrale dove il vescovo Monari ha celebrato la messa d’inizio anno scolastico. Tanti i ragazzi, dalle elementari alle superiori (questi ultimi in netta minoranza), che hanno voluto partecipare assieme ai loro insegnanti ed ai docenti di religione.
Monari, pur visibilmente stanco, per il tour de force del passaggio da una diocesi all’altra, ha dato il meglio di sè prendendo il microfono e decidendo di tenere la sua omelia giù dall’altare e in mezzo alla navata centrale, a tu per tu con i ragazzi. La lettura era sul Padre Nostro e il vescovo ha illustrato, in un linguaggio semplice ed incisivo, il grande valore della preghiera e, soprattutto, di avere un padre come Gesù Cristo. «Se sappiamo che il mondo è stato fatto da un padre, allora avremo meno paura della vita e del futuro - osserva Monari -, un padre che non è solo di uno di noi ma è nostro, quindi è di tutti e quindi ne consegue che siamo tutti fratelli e sorelle». Poi la preghiera: «Chiediamo il pane quotidiano, quanto basta per vivere, Certo, possiamo aspirare a vincere al superenalotto, ma non possiamo chiederlo a Gesù Cristo». L’augurio finale: «Che il Padre Nostro, entri nella vita di tutti noi, anche nella mia». Monari si commuove quando due ragazzine, al termine della messa - animata dagli studenti della Dante-Carducci -, leggono il saluto finale e si dicono dispiaciute del suo trasferimento a Brescia. Si avvicina a loro e le ringrazia. Poi chiede: «Pregate per me, così io ho più coraggio e più forza per andare avanti. Ne ho proprio bisogno».
Con il vescovo hanno celebrato alcuni dei sacerdoti e dei diaconi insegnanti di religione: don Lorenzo Buttafava, don Mimmo Pascariello, don Fausto Cappucciati, don Giovanni Cacchioli, padre Stelio Fongaro, il diacono Andrea Sangalli. Intanto la diocesi di Piacenza-Bobbio ieri mattina ha diffuso un nuovo comunicato con il programma, minuto per minuto, dell’entrata di domenica prossima nella diocesi di Brescia. Monari, con un corteo di auto, prima entrare in cattedrale, transiterà per le parrocchie della cintura urbana bresciana. A quelle già note, sono state inserite soste anche nei comuni di Corzano e di Maclodio.
Federico Frighi

mercoledì 10 ottobre 2007

Don Paolo, piacentino parroco a Roma

Caro Federico
un ragazzo della parrocchia, conoscendo le mie origini piacentine, mi ha mandato il suo blog che ho appena visitato. Mi complimento, lo guarderò meglio stasera, ma già mi sento attirato e incuriosito. Piacenza mi è cara perché é la città di mio papà ormai defunto. Lui era di Pianello Val Tidone, ma io ho passato tanto tempo a Pontedellolio, di dove erano le mie zie. Avevamo lì una casa, vicino Riva, ormai venduta. E a Riva sono sepolti i miei parenti, a parte papà che è qui a Roma. L'ultima zia è morta l'anno scorso ma una cugina c'è ancora e vive a Villò con marito e figli. Questo sono io. Piacenza fa parte della mia vita, delle mie origini, anche se sono nato a Roma, e per me quando posso è un piacere tornarci. La Libertà la compro sempre, quando vengo, e qualche volta la leggo on line. Sul vescovo non saprei che dire. Non voto, diciamo che il mio voto è oer lo Spirito Santo che ...qualche volta fa i vescovi anche Lui. Io faccio il parroco qui a Roma e a Roma, come saprà, si vede di tutto!
Complimenti ancora e spero di conoscerla presto

don Paolo Tammi