mercoledì 13 febbraio 2008

Ambrosio, per i giovani mille sciarpe per camminare insieme

Venerdì 15 febbraio veglia di preghiera in S. Maria di Campagna. Ai giovani mille sciarpe biancorosse con la scritta “Cammina con noi”

Sabato 16 febbraio Piacenza accoglie il suo nuovo vescovo mons. Gianni Ambrosio. Gli ultimi dettagli del programma sono stati messi a punto dal Comitato organizzativo che si è riunito mercoledì pomeriggio 13 febbraio presso la Curia vescovile, presieduto dall’amministratore diocesano mons. Lino Ferrari.
Sabaro 16 nella Cattedrale (che aprirà alle ore 14) avrà luogo la celebrazione di ordinazione episcopale e di presa di possesso della diocesi. Al di là di alcune categorie destinatarie di inviti (autorità, familiari, sacerdoti, giornalisti, rappresentanti di religiosi, associazioni e movimenti e giovani, Università Cattolica e gruppi provenienti dai luoghi legati a mons. Ambrosio - Carisio, Santhià e Vercelli), non occorrono pass per l’ingresso. La Cattedrale prevede 1200 posti a sedere; in tutto può accogliere fino a 2mila persone.
Il mercato di Piazza Duomo del sabato è stato spostato sul Pubblico Passeggio per permettere fin dal mattino l’allestimento delle diverse strutture. L’ingresso dei disabili avverrà dai Chiostri del Duomo. Sulla facciata della Cattedrale verrà collocata una gigantografia di mons. Ambrosio con il bevuto della diocesi.

Il programma
Mons. Ambrosio verrà accolto alle 14.45 all’ingresso della città, ai confini tra la provincia di Piacenza e di Lodi, all’inizio di viale Risorgimento nei pressi del monumento ai Pontieri. Lo attenderà una delegazione composta dall’amministratore diocesano mons. Lino Ferrari, dal presidente della Provincia Gianluigi Boiardi e da don Giuseppe Formaleoni, parroco di San Sisto (nel cui territorio si trova viale Risorgimento).
Il corteo, scortato da cinque motociclisti carabinieri, attraverso via Cavour, piazza Cavalli e via S. Antonino giungerà alle ore 15 alla basilica di S. Antonino, dove mons. Ambrosio pregherà davanti alle reliquie del Patrono. Ad accoglierlo i Canonici e i ragazzi e i giovani, coordinati dal Servizio diocesano per la pastorale giovanile, che predisporrà in piazza Duomo un palco con un coro per accompagnare l’arrivo del Vescovo.
Verranno distribuite un migliaio di sciarpe con i colori di Piacenza, bianco e rosso, con la scritta “Cammina con noi” e il logo della formella del pellegrino riprodotta su una colonna della Cattedrale. Lo slogan “Cammina con noi” è legato al motto episcopale di mons. Ambrosio “Vestigia Christi sequentes” (sulle orme di Cristo).
Con i ragazzi e i giovani alle 15.20 mons. Ambrosio percorrerà a piedi via Chiapponi per arrivare in Piazza Duomo, dove troverà il picchetto militare e sul sagrato della Cattedrale alle ore 15.30 riceverà il saluto del Sindaco di Piacenza Roberto Reggi e di due rappresentanti dei giovani. Subito dopo mons. Ambrosio interverrà ricambiando i saluti.
Alle 16 inizierà la messa. La processione di vescovi, sacerdoti e diaconi uscirà dal Palazzo vescovile per entrare in Duomo attraverso la piazza.

La celebrazione
La celebrazione sarà presieduta dal card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Benedetto XVI. Accanto a lui a ordinare mons. Ambrosio saranno mons. Luciano Monari, vescovo di Brescia, e mons. Enrico Masseroni, vescovo di Vercelli, diocesi originaria di mons. Ambrosio. Accompagnerà la liturgia il coro diocesano diretto da don Roberto Scotti e dal maestro Massimo Berzolla.
Nelle navate e nei transetti della Cattedrale saranno collocati alcuni grandi schermi e un maxischermo sarà allestito in piazza Duomo.
A partire dal primo pomeriggio il maxischermo trasmetterà l’intervista a mons. Ambrosio realizzata dalla redazione de “Le strade della vita”. Alla fine della messa, dopo la comunione, è in programma l’intervento di mons. Ambrosio; subito dopo, in segno di obbedienza, gli si avvicineranno alcuni rappresentanti dei sacerdoti e dei diaconi, una famiglia e un catecumeno.
Alla messa saranno presenti i gonfaloni del Comune e della Provincia di Piacenza, del Comune di Vercelli e di Carisio e dell’Università Cattolica.
Al termine è in programma un momento di festa in piazza Duomo con la collaborazione degli Alpini. Verranno serviti vin brulè, tè caldo e torte.
Sarà possibile seguire l’evento anche in televisione, grazie alla diretta di Telelibertà a partire dalle ore 14.45 e alla radio grazie all’emittente diocesana Radio Città Nuova (FM 88.5) a partire dalle 15.30.

Parcheggi
Le auto in arrivo all’uscita autostradale Piacenza Ovest saranno indirizzate al parcheggio di piazzale Einaudi alla Veggioletta, mentre le auto provenienti da Piacenza Sud e Piacenza Nord verranno indirizzate nell’area di parcheggio del Comune presso l’Ipercoop di Montale. Le navette per l’Ipercoop ripartiranno da piazza Duomo, mentre quelle verso la Veggioletta ripartiranno da Piazza Cavalli. Da questi punti alcune navette porteranno le persone alla Cattedrale e le riaccompagneranno anche nel ritorno. I sacerdoti potranno parcheggiare nel cortile del Seminario in via Scalabrini.

Veglia di preghiera venerdì 15
Venerdì 15 febbraio alle ore 21 al santuario di S. Maria di Campagna in piazzale Crociate a Piacenza è prevista una veglia di preghiera in attesa del nuovo Vescovo. Si tratta di un rosario meditato con canti e momenti di riflessione. Presiede la celebrazione l’amministratore diocesano mons. Lino Ferrari.

La messa di domenica 17
Domenica 17 febbraio mons. Ambrosio celebrerà la messa in Cattedrale alle ore 18.30 (diretta su Radio Città Nuova). “E’ l’inizio ufficiale del suo ministero episcopale in mezzo a noi - sottolinea l’amministrattore diocesano mons. Lino Ferrari. Per questo invito sacerdoti, religiosi, operatori pastorali e membri delle associazioni e movimenti ecclesiali a partecipare per esprimere la loro vicinanza al Vescovo”.
Durante la messa, dopo l’omelia, alcuni rappresentanti della comunità cristiana (un sacerdote, un diacono, un religioso, un catechista, e i rappresentanti del Consiglio pastorale diocesano e delle aggregazioni ecclesiali) esprimeranno l’obbedienza della nostra Chiesa al nuovo Vescovo. Domenica 24 presiederà la messa nella Concattedrale di Bobbio alle ore 16 (accoglienza nella basilica di S. Colombano alle 15.30).


Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

Per Monari uno scritto di Giorgio La Pira

Piacenza - All’inizio un affettuoso abbraccio, poi una calorosa stretta di mano. Il rapporto tra il vescovo Luciano Monari è il sindaco Roberto Reggi è sempre stato molto intimo, quasi da guida spirituale. Sono entrambi emozionati, anche se stavolta - diversamente dal giorno dell’addio - lo scorso 21 ottobre, in duomo - la voce trema solo a Reggi. «È una giornata storica - esordisce -. Per la prima volta, a seguito di una decisione assunta dall’assemblea consiliare, viene conferita la cittadinanza onoraria a un vescovo. Non solo, ma occorre ricordare che da queste parti l’istituto dell’onoreficenza cittadina non è certo abusato. Rappresenta infatti un elemento di considerazione autentica, di grande attenzione e riveste un grande significato per ognuno di noi. Da oggi, lei è un cittadino di Piacenza a tutti gli effetti. Questo è per tutti noi motivo di orgoglio e di viva soddisfazione». Monari ascolta e Reggi, dall’ambone laico di Sant’Ilario, prosegue: «Nei dodici anni in cui lei ha guidato la nostra diocesi, ha saputo coinvolgerci con la sua profonda umanità e con la sua grande ricchezza culturale». Reggi cita Piergiorgio Bellocchio, Giorgio La Pira e Giovanni Paolo II. «Penso spesso, in questi giorni tormentati da incertezza e da confusione istituzionale e politica - prosegue rivolto a Monari - alle sue parole sul mandato di chi governa, inteso come servizio alla persona basato “sulla magnanimità (che è il contrario della meschinità), la lucidità (che è il contrario dell’ideologia e del pressapochismo) e la carità”, senza trascurare la necessità di una partecipazione consapevole dei cittadini».
Ancora: «Oggi siamo qui per ribadire che la cittadinanza non è mera questione anagrafica o residenziale, ma espressione di impegno civile, di sentimenti di condivisione, di volontà di crescita della collettività: per tutte queste ragioni. eccellenza, Piacenza è onorata di annoverarla tra i propri cittadini». Tocca al presidente Ernesto Carini consegnare la pergamena. Reggi invece, regala, a Monari un’opera dello storico sindaco di Firenze, il servo di Dio Giorgio La Pira. Il titolo: “La preghiera forza motrice della storia”. Monari ringrazia, saluta, e dopo il rinfresco al Ranuccio, se ne va. Lo rivedremo sabato pomeriggio, alla consacrazione del nuovo vescovo Gianni Ambrosio, fatta da pastore della Chiesa ma anche da cittadino onorario di Piacenza. Affiancherà il cardinale Tarcisio Bertone che di cittadinanze ad honorem ne può vantare almeno due: quella di Vercelli e quella di Alassio, entrambe conferitegli lo scorso anno.
fed.fri.

Il testo integrale su Libertà del 12 febbraio 2008

martedì 12 febbraio 2008

Monari video: Piacenza sia la Gerusalemme celeste

Reggi a Monari: Piacenza la ringrazia

Monari: Piacenza sia la Gerusalemme celeste

Piacenza- «È una gioia grande essere piacentino per sempre, indipendentemente dal cammino che il Signore mi farà fare, una gioia grande per l’esperienza che ho vissuto in questi 12 anni e soprattutto per i legami che il Signore mi ha donato». Iniziano così i 18 minuti con i quali il vescovo Luciano Monari ha ringraziato la città per avergli conferito la cittadinanza onoraria ma, soprattutto, ha spiegato alla città come dovrebbe essere il vero volto di Piacenza, come dovrebbe fare la città per essere il più possibile simile alla città per eccellenza: la Gerusalemme celeste. L’auditorium di Sant’Ilario è tirato a lucido come non mai per l’appuntamento. La gente non riesce ad entrarci tutta e qualcuno se ne va a casa. Tanti volti che Monari saluta con gli occhi e con le espressioni del viso, mentre si trova sul palco, tra il sindaco Roberto Reggi e il presidente del consiglio comunale Ernesto Carini e mentre il quartetto d’archi del conservatorio (Vittorio Omati, Andrea Arcelli, Alessandro Pelissero, Giancarlo Catelli) suona il terzo divertimento di Mozart in fa maggiore. «I legami sono una delle ricchezze grandi della vita e una delle cose che ci sostengono quando la vita diventa faticosa e pesante; quando io ripenso a Piacenza ripenso ai volti, anche guardando questa piccola assemblea, volti delle persone che ho conosciuto e alle quali ho voluto bene. Devo ringraziare Piacenza come città: mi sono sentito accolto subito e questo atteggiamento mi ha accompagnato in questi 12 anni. Sono fiero della cittadinanza onoraria».
Monari cita il penultimo capitolo, il 21 dell’Apocalisse: la Gerusalemme celeste con le sue mura compatte ma anche con le sue dodici porte sempre aperte.
«La beatitudine, per la Bibbia, è una città. Noi ... se dovessimo pensare alla beatitudine penseremmo ad un bel prato verde con tanti fiori, alberi, un ruscello che ci passa in mezzo, con poca gente, qualche animale: quella, per noi, è l’espressione della felicità, della gioia, della libertà. Per la Bibbia l’espressione della felicità è una città compatta, con un muro che la circonda tutta. La concezione dell’uomo che ha la Bibbia non è quella dell’individuo isolato ma quella della persona che sta in relazione con gli altri». Monari insiste su questo punto: «Dire che la città ha un’anima significa che le relazioni che si stabiliscono tra i cittadini, tra le persone con funzioni e servizi diversi ma che si intrecciano, sono il volto vero, misterioso ma autentico, della città. La città è fatta di servizi, di strutture, ma anche di anima, di umanità che si trasmette da uno all’altro, che si arricchisce nel confronto». «Vivere nella città - continua Monari - vuol dire accettare il limite di una realizzazione che non è mai completa e perfetta, ma che è autentica fino a che ci sono delle persone autentiche, che pensano, che soffrono, che amano. Auguro a Piacenza proprio questo: che i rapporti interpersonali, che la percezione che la vita di ciascuno è intrecciata con la vita degli altri, diventi la più profonda possibile. Le differenze è giusto che ci siano ma devono stare dentro alla consapevolezza della dipendenza reciproca, del fatto che dipendiamo gli uni dagli altri, che gioiosamente dobbiamo accettare».
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà di oggi, 12 febbraio 2008

Monari cittadino di Piacenza, il discorso di Reggi

Ecco il discorso del sindaco di Piacenza, Roberto Reggi, per il conferimento della cittadinanza onoraria al vescovo Luciano Monari, avvenuto nell'auditorium di Sant'Ilario lunedì 11 febbraio 2008.

Eccellenza, è con la stima più sincera, in questa occasione così prestigiosa per la città di Piacenza, che anche a nome della Giunta, del Consiglio comunale e di tutta la comunità locale, Le porto il saluto della città, carico di quell’affetto e di quella riconoscenza su cui si fonda il Suo legame con il nostro territorio.
Piacenza vive oggi una giornata importante, una giornata storica: per la prima volta, a seguito di una decisione assunta dall’assemblea consiliare, viene conferita la cittadinanza onoraria a un vescovo. Non solo, ma occorre ricordare che da queste parti l’istituto dell’onoreficenza cittadina non è certo abusato. Rappresenta infatti un elemento di considerazione autentica, di grande attenzione e riveste un grande significato per ognuno di noi.
Da oggi, Lei è un cittadino di Piacenza a tutti gli effetti. Questo è per tutti noi motivo di orgoglio e di viva soddisfazione. Nei dodici anni in cui Lei ha guidato la nostra Diocesi, ha saputo coinvolgerci con la Sua profonda umanità e con la Sua grande ricchezza culturale, interpretando in modo esemplare il ruolo che Le era stato assegnato.
Cito, a questo proposito, un intellettuale laico piacentino, Piergiorgio Bellocchio: il suo ultimo libro si intitola "Al di sotto della mischia" e ammonisce, come dice lui stesso, "contro tutto ciò in cui può annidarsi un sintomo, una minaccia di imbarbarimento, una sparizione, una perdita di umanità". Lei ha fatto proprio questo, Eccellenza, nei dodici anni trascorsi a Piacenza: le Sue parole sono state un prezioso ed incessante monito contro l’aridità di questi tempi, il Suo comportamento umile un esempio contro l’arroganza imperante. II Suo carisma e la Sua presenza, sempre rispettosa dei rispettivi ruoli, hanno rivelato una partecipazione volutamente discreta ma incisiva, costante e coerente, alla vita della nostra città. Lei ha rappresentato la Chiesa che ognuno di noi vorrebbe, portatrice di valori universali quali la solidarietà e la pace, il rispetto della dignità umana e l’attenzione verso le fasce più deboli della cittadinanza, pronta all’ascolto e al dialogo, che sono sempre stati elementi prioritari nel Suo episcopato.
Penso spesso, in questi giorni tormentati da incertezza e da confusione istituzionale e politica, alle Sue parole sul mandato di chi governa, inteso come servizio alla persona basato "sulla magnanimità (che è il contrario della meschinità e della piccineria), la lucidità (che è il contrario dell’ideologia e del pressapochismo) e la carità", senza trascurare la necessità di una partecipazione consapevole dei cittadini.
Lo diceva anche Giorgio La Pira, prestigioso intellettuale cattolico e sindaco di Firenze nell’immediato Dopoguerra: "Il pieno adempimento del nostro dovere avverrà solo quando noi avremo collaborato, direttamente o indirettamente, a dare alla società una struttura giuridica, economica e politica adeguata al comandamento principale della carità". Questo voleva dire, come spiegava lui stesso rifacendosi al Vangelo, "lavoro per chi ne manca, casa per chi ne è privo, assistenza per chi ne necessita, libertà spirituale e politica per tutti".
In questi anni, Eccellenza, Lei ci ha insegnato che il cammino da percorrere è la rinuncia agli egoismi, l’apertura dei propri orizzonti al di là della sfera privata, perché l’ambizione fine a se stessa e la contrapposizione senza confronto non possono avere alcuna efficacia. Più volte, nei Suoi discorsi, ci ha invitato a stare
dalla parte degli ultimi, ad essere generosi nel rispondere alle richieste di aiuto. Un’esortazione che richiama il discorso che Giovanni Paolo II fece al Parlamento italiano nel 2002, in cui il Pontefice sostenne che "al centro di ogni giusto ordine civile deve esserci il rispetto per l’uomo, per la sua dignità e i suoi inalienabili diritti". In quella circostanza, Papa Wojtyla disse che "le sfide che stanno davanti a uno Stato democratico esigono, da tutti gli uomini e le donne di buona volontà, indipendentemente dall’appartenenza politica di ciascuno, una cooperazione solidale e generosa all’edificazione del bene comune".
A nome di tutti i presenti e della comunità piacentina, mons. Luciano, vorrei ringraziarLa ancora una volta per aver portato questo stesso messaggio anche nella nostra realtà, chiedendoci una riflessione concreta e tutt’altro che superficiale sui grandi temi del nostro tempo. Oggi siamo qui per ribadire che la cittadinanza non è mera questione anagrafica o residenziale, ma espressione di impegno civile, di sentimenti di condivisione, di volontà di crescita della collettività: per tutte queste ragioni, Eccellenza, Piacenza è onorata di annoverarLa tra i propri cittadini.
Grazie.

lunedì 11 febbraio 2008

Ambrosio saluta la sua Carisio

Carisio (Vercelli) - Per salutare monsignor Gianni Ambrosio a Carisio si scomoda anche il re Carnevale. Da una settimana si è entrati ufficialmente in Quaresima ma in provincia di Vercelli si osservano le regole meneghine. Se ad Ivrea due domeniche fa si sono tirate le arance, se a Santhià è stato bruciato il Babaciù, a Carisio ieri era la volta dei più miti Gambin e Gambina, marito e moglie in costumi tipici. Le maschere tradizionali di questa zona del Piemonte hanno salutato nella chiesetta di San Nicola il loro monsignore promosso vescovo.
Per monsignor Ambrosio - don Gianni, per i carisini - quella di ieri era l’ultima messa da semplice prete nel piccolo paese che ha dato le origini alla sua famiglia. A Carisio (provincia di Vercelli ma diocesi di Biella) abitano la madre ed i fratelli del vescovo eletto di Piacenza-Bobbio. Qui don Gianni trascorre ogni fine settimana che può e la domenica fa rifiatare il parroco locale - don Lodovico De Bernardi - celebrando la messa delle 11. La chiesetta - la parrocchiale San Lorenzo è inagibile perché il pavimento sta sprofondando nel terreno - a stento riesce a contenere tutti. Ci sono le maschere, le ragazze con i costumi tipici, il sindaco in fascia tricolore con parte della giunta comunale, gli immancabili alpini, il labaro della Famiglia Carisina. Non è un vero e proprio addio: sabato prossimo il paese salirà in pullman per accompagnare don Gianni a Piacenza. L’ultima omelia da semplice prete nella sua Carisio dura sette minuti esatti. Sette minuti in cui monsignor Ambrosio commenta il Vangelo della domenica con le tentazioni di Cristo e ringrazia la sua piccola comunità. «Per resistere al male occorre essere creatori di bene, di un contesto di buone relazioni» osserva. Poi il grazie alla sua comunità; a mani alzate, quasi a volerla abbracciare tutta.
Un grazie che ripeterà nell’offertorio di fronte alla mitria regalatagli dalla parrocchia. La solleva per farla vedere a tutti e poi commenta, scherzoso, «questa non la posso ancora mettere». Ammira il pastorale in argento con manico
telescopico e con inciso il donatore: “La comunità di Carisio”. Poi il piccolo ritratto della Madonna realizzato con le pagliuzze d’oro trovate nel torrente Elvo che lambisce il Comune di Carisio.
Al termine
della celebrazione il sindaco Costanzo Claudio sale all’ambone e lascia il suo saluto commosso. Era da otto secoli che Carisio non donava un vescovo alla Chiesa Cattolica. Parla di questo come di «un momento importante» nella vita di don Gianni, «raggiunto con devozione, capacità e grande umiltà». «Tutto questo è motivo di orgoglio - continua - per lei e per tutti i suoi cari ma anche, di riflesso, per tutta la comunità di Carisio, che in questi ultimi anni, con il grande aiuto al parroco don Lodovico nelle celebrazioni domenicali e non solo, lei ha servito; sempre in silenzio, quasi non facendosi notare». «Domenica a Piacenza saremo tutti a gioire per lei e con lei e anche dal Paradiso una personale speciale (il padre di don Gianni, ndr.) orgoglioso e fiero la ammirerà».
Federico Frighi

Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi 11 febbraio 2008
N.B. Gli amici di Carisio possono tranquillamente scaricare le foto

domenica 10 febbraio 2008

Monari soggetto da museo


Ecco che cosa ha detto il vescovo Luciano Monari alla presentazione del suo ritratto eseguito da Ulisse Sartini.


Innanzitutto naturalmente debbo ringraziare con tutto il cuore l’”Opera Pia Alberoni” per questa committenza. Debbo ringraziare il maestro Sartini per l’impegno che ci ha messo nel risultato. Ringrazio soprattutto perché lo leggo come un segno di affetto, di amicizia, di legame, e sono le cose che a me stanno più a cuore.

Poi dico il come l’ho percepito e lo percepisco, senza evidentemente avere nessuna pretesa di valutazione dal mio punto di vista.

Mi sono detto: è un passo avanti perché sono anche soggetto museale, di museo; e questo non semplicemente come battuta, perché un ritratto in qualche modo fissa la vita di una persona. La vita di una persona è una avventura, è un romanzo che procede anno in anno con trasformazioni, cambiamenti, novità, esperienze, ecc. E un ritratto in qualche modo fissa, cioè fa in anticipo quello che farà la morte. Alla fine la morte conclude il ritratto della nostra persona, della nostra avventura, e rende questo ritratto definitivo, si potrebbe dire eterno.

Ebbene, una pittura in qualche modo l’anticipa, ma detto in modo positivo, non come se questo fosse la paura della morte che mi viene addosso o cose di questo genere; ma al contrario come un invito a rivedere il senso della mia esistenza: di tutto quello che sono stato, di quello che è diventato, dei miei limiti, di quello che non sono riuscito a fare, perché mi debbo confrontare con il risultato della fatica, delle sofferenze, degli errori, delle speranze che hanno accompagnato il mio cammino.

E un ritratto mi aiuta in questo senso a dire quello che diciamo tutte le sere a “compieta”: “Ora, o Signore, lascia che il tuo servo vada in pace, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza”. Che è come dire: c’è una maturità, un compimento della mia vita, c’è un limite nella mia vita che mi porto dietro, lo consegno a Te, porta a compimento Tu quello che non sono riuscito a fare.

E questo è il primo pensiero.

Il secondo pensiero è questo. Quando il maestro Sartini mi ha fotografato, perché ha preso tutta una serie di fotografie in Vescovado, mi dava naturalmente le istruzioni, dove dovevo mettere le mani, che diceva il maestro sono importantissime. E ha ragione, perché è una delle cose che ho imparato a riconoscere: la ricchezza della mano dell’uomo, il quanto è capace di dire, di esprimere del cuore, dei sentimenti, della vita dell’uomo… sulla croce… su tutte queste cose.

E tra le varie osservazioni, tra le varie indicazioni, una era quella del “sorrida dentro”. Adesso non mi ricordo le parole precise, ma il senso era esattamente questo: dovevo riuscire a sorridere dentro, sorridere dal di dentro… E questo per me è stata una cosa bellissima, perché vuole dire: evidentemente il sorriso deve vedersi fuori, altrimenti non cambia niente, non si può esprimere niente neanche dal punto di vista artistico. Però non è un fatto muscolare, non è semplicemente il fatto che i muscoli prendono una certa forza; è invece una rivelazione, deve il sorriso diventare una rivelazione, la rivelazione di quello che c’è dentro, la rivelazione, credo, della gioia di vivere, della gioia di esistere, di quel sì radicale alla vita che sta dentro a tutti i nostri comportamenti e a tutti i nostri rapporti.

E mi richiamava quello che sappiamo tutti, ma è bello ricordarci: l’uomo è carne, ma carne che esprime un’anima. È anima, è pensiero, ma è un pensiero incarnato, che si vede, che si vede in forme, in colori, in movimenti, in atteggiamenti, e così via… che in fondo la vita dell’uomo è arte. “Arte”, vuole dire: è fatta di materiali, come una tela, è fatta di materiali concreti di colori; però è capace di contenere un’anima, è capace di contenere un desiderio, una speranza, una attesa, una dignità, una profondità di vita. E questo credo sia prezioso, perché ci richiama in qualche modo – mi richiama al mio compito ‑ al nostro compito.

Voglio dire: noi siamo un’anima incarnata, questo è quello che siamo, ma questo è quello che dobbiamo essere: dobbiamo riuscire a incarnare, a esprimere quello che siamo dentro. Siamo un corpo, una carne, ma dobbiamo riuscire a fare sì che questa carne sia espressione di un’anima, di un cuore, di un desiderio; e questo è quello che siamo, ma nello stesso tempo quello che dobbiamo diventare.

Dicevo prima, il “mistero della mano”, di quello che una mano può essere. Ma evidentemente, quello che una mano è, è quello che riusciamo a metterci dentro noi nella mano, porta i sentimenti che abbiamo, dobbiamo avere quei sentimenti perché la mano li possa portare ed esprimere; e soprattutto si intende il volto, gli occhi.

In qualche modo siamo anche noi gli artisti del nostro corpo. Noi riceviamo un corpo dai nostri genitori, è secondo un certo codice genetico; però non rimane così per tutta la vita, lo plasmiamo noi. Lo plasmiamo con tutti i nostri comportamenti, con tutti i nostri sentimenti, con tutti i nostri impegni, con i nostri errori… s’intende. Cioè ogni comportamento in qualche modo lascia un piccolo segno, quasi invisibile ma che c’è dentro al nostro volto, dentro al nostro corpo. E l’impegno è proprio quello di dare una forma che sia la più bella e la più ricca e la più completa possibile.

E qui mi viene in mente che san Paolo nella Lettera ai Galati scrive così:

«figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché non sia formato Cristo in voi!»

“Non sia formato Cristo in voi”, vuole dire: fino a che il vostro corpo non prenda una forma che è essenzialmente la forma di Cristo.

E un pochino prima aveva detto:

«non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me».

Che vuole dire: il nostro compito è addirittura dare al nostro corpo la forma di Cristo. Ma che cosa vuole dire “forma di Cristo”? Vuole dire tante cose:

Forma di uomo autentico, cioè di uomo che sia libero e responsabile.

Forma di uomo fiducioso, quel sì alla vita che ricordavo prima, e che si esprime in un sorriso di fondo. “Dare la forma di Cristo al nostro corpo”, vuole dire quello di un uomo obbediente, che sa cercare la verità e sa sottomettersi alla Verità.

E vuole dire soprattutto quello di “uomo innamorato”, che sa amare e cercare di fare della sua vita un dono.

Credo che la vera tristezza che noi ci portiamo dentro, a volte questo me la sento… è quando ci rendiamo conto che non riusciamo a esprimere l’umanità piena, quando mortifichiamo l’uomo che è in noi; quando mortifichiamo il Cristo, la presenza del Signore che è in noi.

Mi capita… siccome mi capita spesso di incontrare i giovani, e mi piace tantissimo… E mi verrebbe da dire, ma non posso evidentemente fare questo discorso qui… Però mi verrebbe da dire: “Attenzione, datevi da fare! Io sono arrivato fino a qui, e mi rendo conto di tutti i miei limiti, voi dovete andare più avanti, dovete riuscire ad esprimere ancora meglio l’umanità dell’uomo, la presenza di Cristo dentro la nostra vita. C’è molto da fare, da esplorare, da cercare, da realizzare, da migliorare…”.

Mi piacerebbe riuscire a trasmettere la voglia di vivere, la voglia di crescere umanamente dentro. Perché dicevo, quello che mi rimane come tristezza è proprio la tristezza di quello che non sono, che non sono riuscito a fare… che non ho voluto fare per cattiveria, per infedeltà…

Chiuso… adesso sono in Galleria, insieme con tutti i ritratti di persone… Importanti? Ebbene, lo sono stati. Sono davanti al Signore, e davanti al Signore cambiano molte cose.

Può succedere quello che si legge nel cap. 16° di Luca, che “chi è ricco si trova povero davanti al Signore, e chi era povero si trova immensamente ricco”.

Allora questa Galleria di quadri, di persone, di vescovi, che hanno servito Piacenza, sì c’è perché i vescovi evidentemente ha un suo significato di autorità, di valore, ecc. Però vale la pena guardarli custodendo la consapevolezza di questo: che alla fine i valori che entrano in questo mondo sono realtà autentiche, ma sono effimere e passeggere, e che alla fine deve rimanere, e che rimane alla fine di tutte queste persone, quello che hanno saputo vivere di amore e di dono agli altri, di servizio e di relazione autentica.

Tutti gli anni quando si faceva la festa del “Cerati”, don Bracchi rileggeva, ripeteva, sempre le parole che sono sulla tomba del Cerati:

Nihil fuit – nihil est – et utinam sit aliquid apud deum ‑ “Non è stato niente, adesso non è niente, Dio voglia che sia qualche cosa davanti a Dio”. “Dio voglia che della sua vita ci sia qualche cosa, un frammento che custodisce valore davanti a Dio, perché questo è l’unico che rimane”.

La contessa Matilda ‑ siccome sono reggiano e quasi di “Canossa”, alla contessa Matilda sono affezionato ‑ firmava così: “Matilda dei grazia quid est” – “Matilde, se per grazia di Dio è qualche cosa”.

Ecco, i ritratti io credo che li dobbiamo guardare così, per quello che dicono, per quello che suggeriscono, per quello che fanno capire, per il mistero che tentano di esprimere… con la consapevolezza della nostra fragilità e debolezza; con anche la consapevolezza che quello che rimane è in realtà quello che l’uomo è riuscito a trasformare in bontà e amore della sua vita.

Grazie ancora al maestro Sartini. Grazie all’Alberoni. Grazie al dott. Gasparotto e al dott. Fugazza perché hanno lavorato e faticato. Che Dio vi benedica.

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione

sabato 9 febbraio 2008

Ambrosio vescovo, un rito carico di simboli

Ordinazione Episcopale

INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO In apertura dei riti di ordinazione viene invocato il Spirito Santo, preludio alla preghiera consacratoria, cuore del rito, quando lo Spirito di Dio prenderà possesso dell’eletto. Tutti rimangono in piedi; si canta l’inno Veni creator.

PRESENTAZIONE DELL’ELETTO Ha luogo ora la presentazione dell’eletto e la lettura del mandato del Papa. Il mandato del Papa autorizza l’ordinazione del nuovo vescovo ed è segno di comunione con la sede di Pietro e quindi con la Chiesa universale. Un Presbitero si rivolge al vescovo ordinante principale con queste parole:

R everendissimo Padre, la santa Chiesa cattolica chiede che sia ordinato vescovo il presbitero…. Il Celebrante lo interroga, dicendo: A vete il mandato del Papa?

Il presbitero richiedente risponde: S ì, lo abbiamo.

Il vescovo ordinante principale dice: S e ne dia lettura.

Tutti siedono; viene letto il mandato.

BENEDETTO VESCOVO SERVO DEI SERVI DI DIO ……..

A lettura finita, tutti in segno di assenso rispondono: Deo Gratias

OMELIA Tutti rimangono seduti. Quindi il vescovo ordinante principale tiene l’omelia nella quale illustra le letture e parla ai presenti e all’eletto sul ministero del vescovo. Su tale argomento può dire le seguenti parole o altre simili.

F ratelli e figli carissimi, riflettiamo attentamente a quale alta responsabilità ecclesiale viene promosso questo nostro fratello. Il Signore nostro Gesù Cristo, inviato dal Padre a redimere gli uomini, mandò a sua volta nel mondo i dodici apostoli, perché pieni della potenza dello Spirito Santo, annunziassero il Vangelo a tutti i popoli, e riunendoli sotto l’unico pastore, li santificassero e li guidassero alla salvezza. Al fine di perpetuare di generazione in generazione questo ministero apostolico, i Dodici si aggregarono dei collaboratori trasmettendo loro, con l’imposizione delle mani il dono dello Spirito ricevuto da Cristo, che conferiva la pienezza del sacramento dell’Ordine. Così, attraverso l’ininterrotta successione dei vescovi nella tradizione vivente della Chiesa, si è conservato questo ministero primario e l’opera del Salvatore continua e si sviluppa fino ai nostri tempi. Nel vescovo circondato dai suoi presbiteri è presente in mezzo a noi lo stesso Signore nostro Gesù Cristo, sommo sacerdote in eterno. È Cristo infatti che nel ministero del vescovo continua a predicare il Vangelo di salvezza e a santificare i credenti mediante i sacramenti della fede; è Cristo che nella paternità del vescovo accresce di nuove membra il suo corpo che è la Chiesa; è Cristo che nella sapienza e prudenza del vescovo guida il popolo di Dio nel pellegrinaggio terreno fino alla felicità eterna. Accogliete dunque con gioia e gratitudine questo nostro fratello che noi vescovi, con l’imposizione delle mani, oggi associamo al collegio episcopale. Rendete a lui l’onore che si deve al ministro di Cristo e al dispensatore dei misteri di Dio, al quale è affidata la testimonianza del Vangelo e il ministero dello Spirito per la santificazione. Ricordatevi delle parole di Gesù agli Apostoli: «Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza me; e chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato». Quanto a te, fratello carissimo, eletto dal Signore, rifletti che sei stato scelto fra gli uomini e per gli uomini sei stato costituito nelle cose che riguardano Dio. Episcopato infatti è il nome di un servizio, non di un onore, poiché al vescovo compete più il servire che il dominare, secondo il comandamento del Maestro: «Chi è il più grande tra voi, diventi come il più piccolo, e chi governa come colui che serve». Annunzia la Parola in ogni occasione opportuna e non opportuna; ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. E, mediante l’orazione e l'offerta del sacrificio per il tuo popolo, attingi alla pienezza della santità di Cristo la multiforme ricchezza della divina grazia. Nella Chiesa a te affidata sii fedele custode e dispensatore dei misteri di Cristo. Posto dal Padre a capo della sua famiglia, segui sempre l’esempio del Buon Pastore, che conosce le sue pecore, da esse è conosciuto e per esse non ha esitato a dare la vita. Ama con amore di padre e di fratello tutti coloro che Dio ti affida: anzitutto i presbiteri e i diaconi, tuoi collaboratori nel ministero; ma anche i poveri, gli indifesi e quanti hanno bisogno di accoglienza e di aiuto. Esorta i fedeli a cooperare all’impegno apostolico e ascoltali volentieri. Abbi viva attenzione a quanti non appartengono all’unico ovile di Cristo, perché essi pure ti sono stati affidati nel Signore. Ricordati che nella Chiesa cattolica, radunata nel vincolo della carità, sei unito al collegio dei vescovi e devi portare in te la sollecitudine di tutte le Chiese, soccorrendo generosamente quelle che sono più bisognose di aiuto. Veglia con amore su tutto il gregge, nel quale lo Spirito Santo ti pone a reggere la Chiesa di Dio: nel nome del Padre del quale rendi presente l’immagine; nel nome di Gesù Cristo suo Figlio, dal quale sei costituito maestro, sacerdote e pastore; nel nome dello Spirito Santo, che dà vita alla Chiesa e con la sua potenza sostiene la nostra debolezza.

Dopo l’omelia, secondo l’opportunità, si fa un breve silenzio.

IMPEGNI DELL’ELETTO L’eletto assume pubblicamente gli impegni della missione episcopale: predicare il vangelo e custodire la fede cristiana; edificare la comunità in comunione con la Chiesa e prestare obbedienza al successore di Pietro; essere sempre accogliente verso tutti e pregare per il popolo di Dio.

L’eletto si alza in piedi, volgendosi verso il Celebrante, che lo interroga. L ’antica tradizione dei santi padri richiede che l’ordinando vescovo sia interrogato in presenza del popolo sul proposito di custodire la fede e di esercitare il proprio ministero.

V uoi, fratello carissimo, adempiere fino alla morte il ministero a noi affidato dagli Apostoli, che noi ora trasmettiamo a te mediante l’imposizione delle mani con la grazia dello Spirito Santo? Eletto: Sì, lo voglio.

Vescovo ordinante: V uoi predicare, con fedeltà e perseveranza, il Vangelo di Cristo?

Eletto: Sì, lo voglio.

Vescovo ordinante: V uoi custodire puro e integro il deposito della fede, secondo la tradizione conservata sempre e dovunque nella Chiesa fin dai tempi degli Apostoli?

Eletto: Sì, lo voglio.

Vescovo ordinante: V uoi edificare il corpo di Cristo, che è la Chiesa, perseverando nella sua unità, insieme con tutto l’ordine dei vescovi, sotto l’autorità del successore del beato apostolo Pietro?
Eletto: Sì, lo voglio.
Vescovo ordinante: V uoi prestare fedele obbedienza al successore del beato apostolo Pietro? Eletto: Sì, lo voglio.
Vescovo ordinante: V uoi prenderti cura, con amore di padre, del popolo santo di Dio e con i presbiteri e i diaconi, tuoi collaboratori nel ministero, guidarlo sulla via della salvezza?
Eletto: Sì, lo voglio.
Vescovo ordinante: V uoi essere sempre accogliente e misericordioso, nel nome del Signore, verso i poveri e tutti i bisognosi di conforto e di aiuto?
Eletto: Sì, lo voglio.
Vescovo ordinante: V uoi, come buon pastore, andare in cerca delle pecore smarrite per riportarle all’ovile di Cristo?
Eletto: Sì, lo voglio.
Vescovo ordinante: V uoi pregare, senza mai stancarti, Dio onnipotente, per il suo popolo santo, ed esercitare in modo irreprensibile il ministero del sommo sacerdozio?
Eletto: Sì, con l’aiuto di Dio, lo voglio.
Vescovo ordinante: D io che ha iniziato in te la sua opera, la porti a compimento.

LITANIE DEI SANTI Nel canto delle litanie dei Santi la Chiesa terrena si unisce alla Chiesa del cielo per invocare la grazia divina sull’eletto. Tutti si alzano in piedi. I vescovi si tolgono la mitra; il vescovo ordinante principale, con le mani giunte, invita il popolo alla preghiera dicendo:
Preghiamo, fratelli carissimi, Dio onnipotente e misericordioso, perché Conceda a questo nuovo eletto la ricchezza della sua grazia per il bene della Chiesa.
L’eletto si prostra. Si cantano quindi le litanie.
San Giovanni Battista prega per noi
San Giuseppe prega per noi
Santi patriarchi e profeti pregate per noi
Santi Pietro e Paolo pregate per noi
Sant’Andrea prega per noi
San Giovanni prega per noi
Santi apostoli ed evangelisti pregate per noi
Santa Maria Maddalena prega per noi
Santi discepoli del Signore pregate per noi
Santo Stefano prega per noi
Sant’Ignazio d’Antiochia prega per noi
San Lorenzo prega per noi
Sante Perpetua e Felicita pregate per noi
Sant’Agnese prega per noi
San Saturnino prega per noi
Sant’Efisio prega per noi
San Sperate prega per noi
Beata Antonia Mesina prega per noi
Santi martiri di Cristo pregate per noi
San Gregorio prega per noi
Sant’Agostino prega per noi
Sant’Atanasio prega per noi
San Basilio prega per noi
San Martino prega per noi
Santi Cirillo e Metodio pregate per noi
San Benedetto prega per noi
San Francesco prega per noi
San Domenico prega per noi
San Francesco Saverio prega per noi
San Giovanni Maria Vianney prega per noi
Santa Caterina da Siena prega per noi
Santa Teresa di Gesù prega per noi
Sant’Ignazio da Laconi prega per noi
Beato Nicola da Gesturi prega per noi
Beata Maria Gabriella Sagheddu prega per noi
Santi e sante di Dio pregate per noi
Da ogni male salvaci, Signore. Da ogni peccato salvaci, Signore. Dalla morte eterna salvaci, Signore. Per la tua incarnazione salvaci, Signore. Per la tua morte e risurrezione salvaci, Signore. Per il dono dello Spirito Santo salvaci, Signore. Conforta e illumina la tua santa Chiesa ascoltaci, Signore. Proteggi il Papa, i vescovi, i sacerdoti e tutti i ministri del Vangelo ascoltaci, Signore. Benedici questo tuo eletto ascoltaci, Signore. Benedici e santifica questo tuo eletto ascoltaci, Signore. Benedici, santifica e consacra questo tuo eletto ascoltaci, Signore. Manda nuovi operai nella tua messe ascoltaci, Signore. Dona al mondo intero la giustizia e la pace ascoltaci, Signore. Aiuta e conforta tutti coloro che sono nella prova e nel dolore ascoltaci, Signore. Custodisci e conferma nel tuo santo servizio, noi e tutto il popolo a te consacrato ascoltaci, Signore.

Terminate le litanie il vescovo ordinante principale a mani giunte dice: Ascolta, o Padre, la nostra preghiera: effondi su questo tuo figlio con la pienezza della grazia sacerdotale la potenza della tua benedizione. Per Cristo nostro Signore.
Tutti: Amen.

IMPOSIZIONE DELLE MANI E PREGHIERA DI ORDINAZIONE
Il cuore del rito è costituito dall’imposizione delle mani accompagnata dalla preghiera di ordinazione. - imposizione delle mani: l’antico gesto dell’imposizione delle mani sul capo dell’eletto rende visibile lo Spirito Santo che viene donato per il ministero episcopale. Le mani dei vescovi ordinanti sono il prolungamento della mano di Dio, il “Grande Artigiano”, che con il dono dello Spirito trasforma nell’intimo l’eletto e lo offre alla Chiesa come vescovo. - preghiera di ordinazione: il gesto si accompagna alla preghiera di ordinazione, anch’essa molto antica: lo Spirito «che regge e guida» viene invocato sull’eletto perché lo trasformi in pastore e guida del popolo di Dio. - imposizione del libro dei Vangeli sul capo dell’ordinando: tipico dell’ordinazione del vescovo è il gesto del libro dei Vangeli aperto sul capo dell’ordinando. Egli sta sotto il libro perché è prima di tutto ascoltatore attento e umile servo del Vangelo; solo così il vescovo potrà svolgere il suo compito, cioè annunciare fedelmente la parola di Dio.

L’eletto si avvicina al vescovo ordinante, che sta in piedi alla sede con la mitra in capo, e si inginocchia davanti a lui. Il Vescovo Ordinante principale impone le mani sul capo dell’eletto senza dire nulla. Altrettanto fanno gli altri vescovi presenti avvicinandosi uno dopo l’altro all’eletto. Dopo l’imposizione delle mani, i vescovi rimangono vicini al vescovo ordinante principale fino al termine della preghiera di ordinazione; si faccia attenzione che i fedeli possano agevolmente seguire la celebrazione.
L’eletto rimane in ginocchio. Quindi il vescovo ordinante principale prende da un diacono il libro dei Vangeli e lo impone aperto sul capo dell’eletto. Due diaconi, stando in piedi alla destra e alla sinistra dell’ordinando, tengono il libro dei Vangeli sopra ilsuo capo fino a che non è terminata la preghiera di ordinazione. Il vescovo ordinante principale, con le braccia allargate, canta o dice: O Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre di misericordia e Dio di ogni consolazione, tu abiti nell’alto dei cieli e volgi lo sguardo su tutte le creature e le conosci ancor prima che esistano. C on la parola di salvezza hai dato norme di vita nella tua Chiesa: tu, dal principio, hai eletto Abramo come padre dei giusti, hai costituito capi e sacerdoti per non lasciare mai senza ministero il tuo santuario,e fin dall’origine del mondo hai voluto esser glorificato in coloro che hai scelto.

La parte seguente viene detta da tutti i vescovi ordinanti con le mani giunte e a voce sommessa, in modo che si distingua chiaramente la voce del vescovo ordinante principale.
La seguente è la formula del sacramento:
E ffondi ora sopra questo eletto la potenza che viene da te, o Padre, il tuo Spirito che regge e guida: tu lo hai dato al tuo diletto figlio Gesù Cristo ed egli lo ha trasmesso ai santi Apostoli, che nelle diverse parti della terra hanno fondato la Chiesa come tuo santuario a gloria e lode perenne del tuo nome. Il vescovo ordinante principale prosegue: O Padre, che conosci i segreti dei cuori, concedi a questo tuo servo, da te eletto all’episcopato, di pascere il tuo santo gregge e di compiere in modo irreprensibile la missione del sommo sacerdozio. Egli ti serva notte e giorno, per renderti sempre a noi propizio e per offrirti i doni della tua santa Chiesa.
C on la forza dello Spirito del sommo sacerdozio abbia il potere di rimettere i peccati secondo il tuo mandato; disponga i ministeri della Chiesa secondo la tua volontà; sciolga ogni vincolo con l’autorità che hai dato agli Apostoli. Per la mansuetudine e la purezza di cuoresia offerta viva a te gradita per Cristo tuo Figlio. A te, o Padre, la gloria, la potenza, l’onore per Cristo con lo Spirito Santo, nella santa Chiesa, ora e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amen.

RITI ESPLICATIVI A significare quanto è avvenuto con l’imposizione delle mani e con la preghiera il Celebrante unge col sacro crisma il capo del nuovo Vescovo e gli consegna il libro dei Vangeli, l’anello, la mitra e il pastorale.
Unzione crismale: l’olio profumato del crisma con cui viene unto il capo del nuovo vescovo è il balsamo della consacrazione e della partecipazione al sacerdozio di Cristo, lui che nella sinagoga di Nazareth disse: «Lo Spirito del Signore Dio è su di me perché mi ha consacrato con l’unzione». Il vescovo ordinante principale si cinge di un grembiale, unge con il sacro crisma il capo dell’ordinato inginocchiato davanti a lui, dicendo: D io, che ti ha fatto partecipe del sommo sacerdozio di Cristo, effonda su di te la sua mistica unzione e con l’abbondanza della sua benedizionedia fecondità al tuo ministero. Alla fine dell’unzione il vescovo ordinante principale si lava le mani.
Consegna del libro dei Vangeli: il Vangelo che prima gli è stato poso sul capo è ora donato al nuovo vescovo perché lo annunci con la parola e la vita. Il vescovo ordinante principale prende dal diacono il libro dei Vangeli e lo consegna all'ordinato dicendo: R icevi il Vangelo e annunzia la parola di Dio con grandezza d’animo e dottrina. Quindi il diacono riprende il libro dei Vangeli e lo porta al suo posto.
Consegna dell’anello: il nuovo vescovo riceve le cosiddette “insegne episcopali”. Anzitutto l’anello: come in una festa di nozze il vescovo promette fedeltà alla Chiesa per tutta la vita. Ricevendo la mitra, il copricapo che userà nelle celebrazioni liturgiche, il vescovo si impegna ad accogliere la grazia di Dio per camminare nella santità.
Il vescovo ordinante principale mette l’anello nel dito anulare della mano destra dell’ordinato dicendo: R icevi l’anello, segno di fedeltà, nell’integrità della fede e nella purezza della vitacustodisci la santa Chiesa, sposa di Cristo.
Consegna della mitra: il vescovo ordinante principale impone all’ordinato la mitra dicendo:
R icevi la mitra e risplenda in te il fulgore della santità, perché, quando apparirà il Principe dei pastori, tu possa meritare la incorruttibile corona di gloria.
Consegna del pastorale: infine il pastorale, che ricorda il bastone con cui i pastori guidano le loro pecore: infatti il vescovo è pastore del gregge della Chiesa di Dio che gli viene affidata. Quindi consegna all’ordinato il pastorale dicendo: R icevi il pastorale, segno del tuo ministero di pastore: abbi cura di tutto il gregge nel quale lo Spirito Santo ti ha posto come vescovo a reggere la Chiesa di Dio.
Insediamento: tutti si alzano in piedi. Il nuovo vescovo, entrato a far parte del Collegio Episcopale, è invitato dal Vescovo Consacrante a prendere posto sul seggio a lui riservato. Abbraccio di pace: l’abbraccio e il bacio di pace tra il nuovo vescovo e i suoi confratelli manifesta l’unità del collegio episcopale, prolungamento dell’unità del collegio degli apostoli. Dopo la consegna del pastorale il coro canta Ecce Sacerdos :
Ecce Sacerdos Magnus qui in diebus suis placuit Deo. Ideo jurejurando fecit illum Dominus crescere in plebem suam.

venerdì 8 febbraio 2008

Per il vescovo Ambrosio la mitria del Giubileo

Piacenza - Monsignor Gianni Ambrosio inizierà il suo episcopato a Piacenza-Bobbio portando sul capo lo stesso modello di mitria che indossò Giovanni Paolo II per l’apertura della porta santa la notte di Natale del 1999. Era il gesto simbolico che dava il via al Giubileo del Duemila. Oggi, con quella mitria confezionata dallo stesso atelier di Treviso, monsignor Ambrosio darà il via al suo ministero episcopale nella chiesa piacentino-bobbiese.
La mitria gli verrà posta sul capo dal cardinale Tarcisio Bertone durante la cerimonia di ordinazione e presa di possesso in Duomo il 16 febbraio. È il dono prezioso di tutta l’Università Cattolica del Sacro Cuore per l’operato di monsignor Ambrosio, segno di particolare affetto, stima e gratitudine per gli anni pr
ufusi con tanta passione (dal 2001 ad oggi) nelle varie sedi di Milano, Piacenza, Brescia e Roma.
La mitria è ornata da 480 piccole gemme di quarzo morione, detto anche quarzo fumèe per la sua caratteristica cromatica, essendo di color ambra scuro. Una pietra semi preziosa che vale per la lavorazione effettuata (in Germania) non tanto per il valore in sè delle pietre. Il copricapo simbolo dell’autorità è confezionato con un tessuto dorato ed una rete sovrapposta sulla quale, in 58 piccoli quadrati, sono inserite le 480 pietre da 6 millimetri l’una. Il dono della Cattolica è stato confezionato dalla sartoria ecclesiastica Decima Regio di Treviso, la stessa che ha realizzato 64 paramenti per Giovanni Paolo II e una quarantina per Benedetto XVI. Non solo: tra gli altri, ha servito il neo vescovo di Fidenza, Carlo Mazza (un pastorale), e i vescovi piacentini Piero Marini (due pastorali, di ebano e di argento) e Antonio Lanfranchi (mitria, casula e pastorale). Dovrebbe fornire anche il pastorale donato dalla diocesi di Piacenza-Bobbio a monsignor Ambrosio. Si vedrà dopo l’ordinazione. Sabato 16 febbraio, in duomo, ad Ambrosio verrà consegnato molto probabilmente quello del vescovo Malchiodi.
Le prime prove della cerimonia si sono tenute ieri mattina in cattedrale alla presenza dello stesso vescovo eletto. Secondo il protocollo si muoverà naturalmente anche monsignor Ambrosio, a cominciare da quello previsto per i paramenti. Al monumento ai pontieri, prima tappa del suo avvicinamento alla cattedrale, Ambrosio apparirà con la veste talare di colore paonazzo - una via di mezzo tra il rosso dei cardinali ed il viola -, il rocchetto (una veste bianca corta ornata di pizzo), la mozzetta (una mantellina) sempre di colore paonazzo. Al collo la croce pettorale, una delle tre che ha ricevuto in dono (dal rettore Lorenzo Ornaghi, da Vercelli e dal Policlinico Gemelli). Una volta giunto in duomo, smetterà rocchetto e mozzetta per indossare camice e stola bianchi, oltre alla casula (il paramento liturgico con la croce ed altri simboli biblici ricamati). Nella complessa opera di vestizione verrà assistito da don Decio Cipolloni, uno degli assistenti ecclesiastici del Policlinico Gemelli. Durante la cerimonia dell’ordinazione Ambrosio riceverà poi il pastorale (segno della conduzione della diocesi), appunto la mitria (segno dell’autorità) e l’anello espiscopale (segno dell’unione con la Chiesa di Cristo e con la diocesi di Piacenza-Bobbio).
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà di oggi 8 febbraio 2008

giovedì 7 febbraio 2008

Morto don Luigi Molinari

Nella giornata di oggi, giovedì 7 febbraio, è morto alla Casa di riposo
"Castagnetti" di Pianello mons. Luigi Molinari.
Nato il 22 settembre 1913, sacerdote dal 1937, è stato a lungo parroco
di Pianello. I funerali saranno celebrati sabato 9 febbraio alle ore 14.30 nella
chiesa di San Maurizio a Pianello e saranno presieduti dall'amministratore
diocesano mons. Lino Ferrari.

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

Quarant'anni nel nome di Lourdes

Piacenza - Sarà un doppio anniversario. Centocinquanta anni fa la Madonna apparì a Lourdes, sui Pirenei francesi. Quarant’anni fa, a Piacenza, veniva inaugurata Nostra Signora di Lourdes, il grande tempio cattolico che troneggia su via Damiani, in quella che una volta era l’estrema periferia di Piacenza e che oggi è una delle zone più densamente abitate della città. La data è quella di lunedì prossimo 11 febbraio. Verrà il vescovo Luciano Monari alle 18 e 30, a celebrare una messa solenne, da cittadino onorario di Piacenza, visto che il sindaco Roberto Reggi gliela avrà conferita poco prima in Sant’Ilario. La prima pietra venne posta da un suo predecessore, monsignor Umberto Malchiodi il 19 marzo del 1965. Pianta romboidale, superficie 600 metri quadrati, lunghezza 36,50 metri, altezza 25 metri, progettisti l’architetto Benedetto De Scarpin e l’ingegner Frabrizio Pocci. L’11 febbraio del 1968 il tempio era finito. Lunedì 11 febbraio 2008 l’anniversario, doppio, come si è detto. Il quarantesimo non è il solo anniversario alle porte (apparizioni mariane a parte). Don Coppellotti e la sua comunità hanno deciso di festeggiare in maniera più solenne i cinquant’anni della nascita della parrocchia che ricorreranno tra due anni, nel 2010. Nel 1957 la diocesi decise di inviare un delegato vescovile in un quartiere che si stava formando lungo l’asse dell’attuale via Damiani, anche a seguito di un importante intervento di edilizia popolare. Muoveva i primi passi la parrocchia di Nostra Signora di Lourdes e una piccola chiesa veniva inaugurata nel 1960. Nel ’68 l’attuale tempio con il primo parroco don Alfredo Borella che morì poco dopo e lasciò la guida della comunità a don Ettore Cogni. Nel 1997 gli subentrarono, come co-parroci, don Serafino Coppellotti e don Lino Ferrari. Alla nomina di don Ferrari a vicario generale, nel 2004, don Coppellotti diventò parroco. Una chiesa che da quarant’anni va a braccetto con Lourdes. La statua della Madonna conservata nel tempio di via Damiani venne benedetta dall’allora vescovo Malchiodi durante un pellegrinaggio dell’Unitalsi nei luoghi in cui a Bernadette apparve la vergine Maria. Tornò in treno e, alla stazione di Piacenza, venne accolta con tutti gli onori e portata in processione fino ai campi dove, qualche anno dopo, sarebbe nata la nuova parrocchia.
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà di oggi 7 febbraio 2008

mercoledì 6 febbraio 2008

Ambrosio a pranzo con i seminaristi dell'Alberoni

Piacenza - Nuova giornata piacentina per il vescovo eletto monsignor Gianni Ambrosio in vista della sua ordinazione episcopale e presa di possesso previste il prossimo 16 febbraio. In mattinata il vescovo eletto ha incontrato l’amministratore diocesano, monsignor Lino Ferrari, facendo il punto sulla macchina organizzativa. A quanto si è appreso sarebbero già circa 25 i vescovi che hanno dato conferma della loro presenza in cattedrale. Il numero potrebbe aumentare nelle prossime ore non avendo ancora diversi presuli definito la loro agenda. Confermata la presenza del cardinale segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, in duomo e, molto probabilmente, anche al collegio Alberoni, dove dovrebbe pranzare con monsignor Ambrosio e con i vertici dell’Università Cattolica nella tarda mattinata di sabato 16. Il condizionale è d’obbligo per motivi di sicurezza, essendo il cardinale il numero 2 del Vaticano. Sua eminenza dovrebbe arrivare a Piacenza in auto dall’areoporto di Milano-Linate. La partenza da Roma non appena terminata la riflessione del Papa nell’ultima giornata degli esercizi spirituali della curia romana che inizierà alle 9 del mattino. Monsignor Ambrosio, ieri mattina, dopo il summit in curia, si è recato proprio al collegio Alberoni dove è stato ricevuto dal rettore, padre Mario Di Carlo, ed ha pranzato assieme ai seminaristi. Una breve visita in Cattolica e poi il ritorno a Milano. Intanto procede a pieno ritmo l’organizzazione. «Mancano le ultime cose ma sono soddisfatto di come sta andando» ha detto l’amministratore diocesano monsignor Lino Ferrari.
f.fr.

da Libertà, 6 febbraio 2008

martedì 5 febbraio 2008

Un manifesto per Ambrosio

Piacenza - Ecco il manifesto con il quale la diocesi di Piacenza-Bobbio annuncia il giorno dell'ordinazione e della presa di possesso del nuovo vescovo Gianni Ambrosio: il prossimo 16 febbraio. Il manifesto è, in questi giorni, in distribuzione in tutte le parrocchie della diocesi. La foto raffigurata è stata scattata da Prospero Cravedi, fotografo di Libertà, il 22 dicembre del 2007 nella sede di Milano dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Era il giorno dell'annuncio della nomina di Ambrosio a vescovo di Piacenza-Bobbio. Monsignor Gianni Ambrosio, nella foto, indossa lo zucchetto paonazzo e la croce pettorale, pur non essendo ancora vescovo ordinato, così come vuole la tradizione ambrosiana.
(f.fr.)

lunedì 4 febbraio 2008

Sei battesimi per difendere la vita

Piacenza- Sei battesimi per festeggiare la giornata della vita. È l’iniziativa pensata dal parroco di San Giuseppe Operaio, don Giancarlo Conte, che ieri mattina in chiesa ha impartito il sacramento a sei piccoli, benedetti con l’acqua del fiume Giordano: due neonati (Federico e Simone), una bimba di 9 anni (Jessica) e i tre figli (Diamanta di 2 anni, Francesca di 13 e Armando di 14) di genitori albanesi. Papà e mamma, non ancora cattolici, verranno a loro volta battezzati la notte di Pasqua. In San Giuseppe, inoltre, erano stati invitati tutti i genitori di piccoli neo battezzati nati negli ultimi anni. Una piacevole armonia di pianti e gridolini attorno all’altare che don Conte ha diretto assieme a don Stefano Segalini nella messa delle 10. «Tutti gli anni nella giornata della vita battezziamo bambini - spiega il parroco -. Da metà novembre in poi invito chi vuole battezzare il proprio figlio ad attendere questa giornata. In molti accettano». «È importante dare un segnale concreto che la vita è un dono di Dio - è convinto don Conte -. Questa giornata è stata introdotta in Italia l’anno dopo in cui passò l’aborto. Noi cristiani vogliamo dare un messaggio alle mamme e ai papà. Ogni bimbo che nasce è un segno che Dio non si è ancora stancato del mondo, è un segno che la gente ama ancora la vita, è un segno di speranza per il futuro». Iniziative per la giornata della vita ieri si sono celebrate in tutta la diocesi di Piacenza-Bobbio e nei comuni piacentini appartenenti alla diocesi di Fidenza. Palloncini colorati sono stati lanciati a Cortemaggiore e a Castelvetro davanti alle parrocchie, mentre a Piacenza, nella parrocchia di San Vittore, sabato sera si è tenuta la veglia per la vita presieduta da monsignor Giuseppe Busani.
fed.fri.

Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi, 4 febbraio 2008



domenica 3 febbraio 2008

Misericordia, una cena per il Mozambico

Pubblico volentieri la lettera con cui la Misericordia di Piacenza invita tutti ad una cena benefica pro Mozambico.

Caro amico,

ti chiediamo solo un attimo di attenzione per un problema che ci sta particolarmente a cuore.
Abbiamo raccolto un grido si aiuto dalla popolazione del Mozambico dove le Misericordie italiane stanno recuperando la “SANTA CASA DELLA MISERICORDIA” per dare una speranza concreta soprattutto ai bambini ed ai ragazzi del luogo.
Ci siamo impegnati con loro – anche a nome dei piacentini - per varie attività come la mensa, l’ospedale ed il collegio dei ragazzi, ma soprattutto per l’adozione a distanza.
Sul nostro sito potrai trovare tutte le informazioni utili per comprendere l’importanza del progetto e per aderire anche tu con una delle formule disponibili.

Partiamo con una iniziativa per raccogliere fondi anche a Piacenza: per questo ti invitiamo ad aderire alla cena benefica che si terrà
SABATO 9 FEBBRAIO
Alle ore 20.00 presso il salone parrocchiale di S. Lazzaro.

Ti invitiamo anche a sollecitare amici e conoscenti per raggiungere insieme questo piccolo (per noi) e grande (per loro) obbiettivo, confermando entro il prossimo 6 febbraio al n. 0523 579492

Grazie della disponibilità e della sensibilità


I confratelli della Confraternita di MISERICORDIA
PIACENZA
Via Farnesiana 79 – 29100 PIACENZA
tel. 0523 579492 – fax 0523 574086

La Misericordia di Piacenza in Mozambico

Aiuta la Misericordia di Piacenza ad attivare servizi sanitari e servizi sociali a favore dei bambini e della popolazione di Ilha De Mocambique e del Lumbo…

La Misericordia di Lido di Camaiore (LU) è già impegnata da alcuni anni con aiuti alla popolazione del Mozambico, in particolare a quelli che popolano Ilha de Mocambique e le zone limitrofe.
Nel 2007 il rapporto si è notevolmente intensificato grazie alla collaborazione continua con le Suore Francescane della Purissima Concezione e con il Padre Diocesano parroco dell’Isola.
Da oggi anche la Misericordia di Piacenza si unisce concretamente al progetto dei confratelli toscani che nello scorso anno sono riusciti ad inviare contributi necessari per la messa in sicurezza della Casa, sede della santa Casa della Misericordia, a sostenere la mensa delle suore francescane e a incentivare le adozioni a distanza.
Quest’anno, visti i nuovi rapporti nati con il Governo locale e con la Diocesi sono stati individuati progetti di intervento per la realizzazione e l’attivazione di servizi necessari ed indispensabili a questa popolazione di oltre 18.000 persone che vive in 3 Km quadrati di isola collegati alla terra ferma da un ponte.
Durante i due viaggi i confratelli hanno cercato di incontrate la popolazione, i giovani, gli adulti, i bambini per capire insieme e con i loro occhi le esigenze e i bisogni, lasciando da parte il nostro “pensare da bianchi”.
Quello che è nato da questi incontri è un grande impegno, che vede le Misericordie protagoniste nel far conoscere a tutti noi questo popolo con le sue esigenze ma soprattutto con le sue potenzialità.
I servizi da concretizzare all’interno della sede della Santa casa della Misericordia riguardano la realizzazione di ambulatori di primo soccorso e di un asilo per bambini dai tre ai sette/otto anni.
I servizi all’esterno della casa sono invece quelli realizzati dalle suore francescane che riguardano la mensa giornaliera di oltre 100 bambini, le adozioni a distanza che permettono l’istruzione a questi ragazzi e il sostegno del LAR (un collegio in cui vivono dai 25 ai 30 ragazzi provenienti dal continente che possono frequentare le scuole presenti sull’isola).
La particolarità di ILHA de Mocambique è sicuramente la presenza dei pubblici servizi, in particolare delle scuole: UNICA VERA FONTE DI CRESCITA CULTURALE per queste popolazioni.
Nella provincia di Nampula, le scuole secondarie sono molto poche e quella di Ilha rappresenta l’unica nel raggio di oltre 200 km.
L’aiuto di ognuno di noi può permettere di migliorare la situazione di molte persone……

sabato 2 febbraio 2008

L'ospedale a messa in cattedrale

Piacenza - L'Ufficio diocesano per la pastorale della salute ricorda che, in occasione della XVI giornata mondiale del malato, domenica 10 febbraio, alle ore 16, in cattedrale, l'amministratore diocesano mons. Lino Ferrari celebrerà l'Eucaristia per gli operatori della pastorale sanitaria, le associazioni, i volontari, i medici, infermieri e tutti i fedeli della diocesi. Le associazioni che interverranno alla celebrazione in cattedrale con stendardi, labari, divise o altro sono pregati di avvisare per la sistemazione in basilica



Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale del Malato 2008

Il tema: "L’Eucaristia, Lourdes e la cura pastorale dei malati"

Pubblichiamo di seguito il Messaggio di Benedetto XVI in occasione della 16a Giornata Mondiale del Malato (11 febbraio 2008), che quest’anno sarà celebrata a livello diocesano.

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Cari fratelli e sorelle!

1. L’11 febbraio, memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes, si celebra la Giornata Mondiale del Malato, occasione propizia per riflettere sul senso del dolore e sul dovere cristiano di farsene carico in qualunque situazione esso si presenti. Quest’anno tale significativa ricorrenza si collega a due eventi importanti per la vita della Chiesa, come si comprende già dal tema scelto "L’Eucaristia, Lourdes e la cura pastorale dei malati": il 150° anniversario delle apparizioni dell’Immacolata a Lourdes, e la celebrazione del Congresso Eucaristico Internazionale a Québec, in Canada. In tal modo viene offerta una singolare opportunità per considerare la stretta connessione che esiste tra il Mistero eucaristico, il ruolo di Maria nel progetto salvifico e la realtà del dolore e della sofferenza dell’uomo.
I 150 anni dalle apparizioni di Lourdes ci invitano a volgere lo sguardo verso la Vergine Santa, la cui Immacolata Concezione costituisce il dono sublime e gratuito di Dio ad una donna, perché potesse aderire pienamente ai disegni divini con fede ferma e incrollabile, nonostante le prove e le sofferenze che avrebbe dovuto affrontare. Per questo Maria è modello di totale abbandono alla volontà di Dio: ha accolto nel cuore il Verbo eterno e lo ha concepito nel suo grembo verginale; si è fidata di Dio e, con l’anima trafitta dalla spada del dolore (cfr Lc 2,35), non ha esitato a condividere la passione del suo Figlio rinnovando sul Calvario ai piedi della Croce il "sì" dell’Annunciazione. Meditare sull’Immacolata Concezione di Maria è pertanto lasciarsi attrarre dal «sì» che l’ha congiunta mirabilmente alla missione di Cristo, redentore dell’umanità; è lasciarsi prendere e guidare per mano da Lei, per pronunciare a propria volta il "fiat" alla volontà di Dio con tutta l’esistenza intessuta di gioie e tristezze, di speranze e delusioni, nella consapevolezza che le prove, il dolore e la sofferenza rendono ricco di senso il nostro pellegrinaggio sulla terra.
2. Non si può contemplare Maria senza essere attratti da Cristo e non si può guardare a Cristo senza avvertire subito la presenza di Maria. Esiste un legame inscindibile tra la Madre e il Figlio generato nel suo seno per opera dello Spirito Santo, e questo legame lo avvertiamo, in maniera misteriosa, nel Sacramento dell’Eucaristia, come sin dai primi secoli i Padri della Chiesa e i teologi hanno messo in luce. "La carne nata da Maria, venendo dallo Spirito Santo, è il pane disceso dal cielo", afferma sant’Ilario di Poitiers, mentre nel Sacramentario Bergomense, del sec. IX, leggiamo: "Il suo grembo ha fatto fiorire un frutto, un pane che ci ha riempito di angelico dono. Maria ha restituito alla salvezza ciò che Eva aveva distrutto con la sua colpa". Osserva poi san Pier Damiani: "Quel corpo che la beatissima Vergine ha generato, ha nutrito nel suo grembo con cura materna, quel corpo dico, senza dubbio e non un altro, ora lo riceviamo dal sacro altare, e ne beviamo il sangue come sacramento della nostra redenzione. Questo ritiene la fede cattolica, questo fedelmente insegna la santa Chiesa". Il legame della Vergine Santa con il Figlio, Agnello immolato che toglie i peccati del mondo, si estende alla Chiesa Corpo mistico di Cristo. Maria - nota il Servo di Dio Giovanni Paolo II - è "donna eucaristica" con l’intera sua vita per cui la Chiesa, guardando a Lei come a suo modello, "è chiamata ad imitarla anche nel suo rapporto con questo Mistero santissimo" (Enc. Ecclesia de Eucharistia, 53). In questa ottica si comprende ancor più perché a Lourdes al culto della Beata Vergine Maria si unisce un forte e costante richiamo all’Eucaristia con quotidiane Celebrazioni eucaristiche, con l’adorazione del Santissimo Sacramento e la benedizione dei malati, che costituisce uno dei momenti più forti della sosta dei pellegrini presso la grotta di Massabielles.
La presenza a Lourdes di molti pellegrini ammalati e di volontari che li accompagnano aiuta a riflettere sulla materna e tenera premura che la Vergine manifesta verso il dolore e le sofferenza dell’uomo. Associata al Sacrificio di Cristo, Maria, Mater Dolorosa, che ai piedi della Croce soffre con il suo divin Figlio, viene sentita particolarmente vicina dalla comunità cristiana che si raccoglie attorno ai suoi membri sofferenti, i quali recano i segni della passione del Signore. Maria soffre con coloro che sono nella prova, con essi spera ed è loro conforto sostenendoli con il suo materno aiuto. E non è forse vero che l’esperienza spirituale di tanti ammalati spinge a comprendere sempre più che "il divin Redentore vuole penetrare nell’animo di ogni sofferente attraverso il cuore della sua Madre santissima, primizia e vertice di tutti i redenti"? (Giovanni Paolo II, Lett. ap. Salvifici doloris, 26).
3. Se Lourdes ci conduce a meditare sull’amore materno della Vergine Immacolata per i suoi figli malati e sofferenti, il prossimo Congresso Eucaristico Internazionale sarà occasione per adorare Gesù Cristo presente nel Sacramento dell’altare, a Lui affidarci come a Speranza che non delude, Lui accogliere quale farmaco dell’immortalità che sana il fisico e lo spirito. Gesù Cristo ha redento il mondo con la sua sofferenza, con la sua morte e risurrezione e ha voluto restare con noi quale "pane della vita" nel nostro pellegrinaggio terreno. "L’Eucaristia dono di Dio per la vita del mondo": questo è il tema del Congresso Eucaristico che sottolinea come l’Eucaristia sia il dono che il Padre fa al mondo del proprio unico Figlio, incarnato e crocifisso. E’ Lui che ci raduna intorno alla mensa eucaristica, suscitando nei suoi discepoli un’attenzione amorevole per i sofferenti e gli ammalati, nei quali la comunità cristiana riconosce il volto del suo Signore. Come ho rilevato nell’Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis, "le nostre comunità, quando celebrano l’Eucaristia, devono prendere sempre più coscienza che il sacrificio di Cristo è per tutti e pertanto l’Eucaristia spinge ogni credente in Lui a farsi ‘pane spezzato’ per gli altri" (n. 88). Siamo così incoraggiati ad impegnarci in prima persona a servire i fratelli, specialmente quelli in difficoltà, poiché la vocazione di ogni cristiano è veramente quella di essere, insieme a Gesù, pane spezzato per la vita del mondo.
4. Appare pertanto chiaro che proprio dall’Eucaristia la pastorale della salute deve attingere la forza spirituale necessaria a soccorrere efficacemente l’uomo e ad aiutarlo a comprendere il valore salvifico della propria sofferenza. Come ebbe a scrivere il Servo di Dio Giovanni Paolo II nella già citata Lettera apostolica Salvifici doloris, la Chiesa vede nei fratelli e nelle sorelle sofferenti quasi molteplici soggetti della forza soprannaturale di Cristo (cfr n. 27). Unito misteriosamente a Cristo, l’uomo che soffre con amore e docile abbandono alla volontà divina diventa offerta vivente per la salvezza del mondo. L’amato mio Predecessore affermava ancora che "quanto più l’uomo è minacciato dal peccato, quanto più pesanti sono le strutture del peccato che porta in sé il mondo d’oggi, tanto più grande è l’eloquenza che la sofferenza umana in sé possiede. E tanto più la Chiesa sente il bisogno di ricorrere al valore delle sofferenze umane per la salvezza del mondo" (ibid.). Se pertanto a Québec si contempla il mistero dell’Eucaristia dono di Dio per la vita del mondo, nella Giornata Mondiale del Malato, in un ideale parallelismo spirituale, non solo si celebra l’effettiva partecipazione della sofferenza umana all’opera salvifica di Dio, ma se ne possono godere, in certo senso, i preziosi frutti promessi a coloro che credono. Così il dolore, accolto con fede, diventa la porta per entrare nel mistero della sofferenza redentrice di Gesù e per giungere con Lui alla pace e alla felicità della sua Risurrezione.
5. Mentre rivolgo il mio saluto cordiale a tutti gli ammalati e a quanti se ne prendono cura in diversi modi, invito le comunità diocesane e parrocchiali a celebrare la prossima Giornata Mondiale del Malato valorizzando appieno la felice coincidenza tra il 150° anniversario delle apparizioni di Nostra Signora a Lourdes e il Congresso Eucaristico Internazionale. Sia occasione per sottolineare l’importanza della Santa Messa, dell’Adorazione eucaristica e del culto dell’Eucaristia, facendo in modo che le Cappelle nei Centri sanitari diventino il cuore pulsante in cui Gesù si offre incessantemente al Padre per la vita dell’umanità. Anche la distribuzione ai malati dell’Eucaristia, fatta con decoro e spirito di preghiera, è vero conforto per chi soffre afflitto da ogni forma di infermità.
La prossima Giornata Mondiale del Malato sia inoltre propizia circostanza per invocare, in modo speciale, la materna protezione di Maria su quanti sono provati dalla malattia, sugli agenti sanitari e sugli operatori della pastorale sanitaria. Penso, in particolare, ai sacerdoti impegnati in questo campo, alle religiose e ai religiosi, ai volontari e a chiunque con fattiva dedizione si occupa di servire, nel corpo e nell’anima, gli ammalati e i bisognosi. Affido tutti a Maria, Madre di Dio e Madre nostra, Immacolata Concezione. Sia Lei ad aiutare ciascuno nel testimoniare che l’unica valida risposta al dolore e alla sofferenza umana è Cristo, il quale risorgendo ha vinto la morte e ci ha donato la vita che non conosce fine. Con questi sentimenti, di cuore imparto a tutti una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 11 gennaio 2008
BENEDICTUS PP. XVI

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

venerdì 1 febbraio 2008

Ecco lo stemma del vescovo Ambrosio


Lo stemma di un Vescovo è normalmente costituito da:

- uno scudo, che può avere varie forme, sempre riconducibili a fattezze di scudo araldico, recante al proprio interno simboli richiamanti caratteristiche ed idealità, particolari devozioni, origini geografiche ed esperienze culturali di formazione, riferimenti alla famiglia o al proprio nome ed altro.
- una croce accostata “in palo”, posta dietro lo scudo, con un traverso ad indicare il grado della dignità vescovile, ;

- un cappello prelatizio (galero), con dodici fiocchi verdi, sei per lato, pendenti, ordinati seguendo l’ordine 1, 2, 3, dall’alto;

- un cartiglio, posto sotto lo scudo, con un motto scritto generalmente in nero.


Descrizione araldica ( blasonatura ) dello stemma del Vescovo Gianni Ambrosio

“Di rosso, alla croce di Sant’Andrea d’oro, accantonata nel 1° dal cuore fiammato dello stesso, sanguinoso di rosso; nel 2° dalla stella (7) d’argento; nel 3° dalla colomba volante dello stesso; nel 4° dalla conchiglia di San Giacomo d’oro”

“VESTIGIA CHRISTI SEQUENTES”


Le parole del motto sono tratte dall’ “Itinerarium” dell’anonimo pellegrino a Piacenza, attribuito per molti secoli a Sant’Antonino ed identificano una sintesi del programma pastorale del Vescovo Gianni Ambrosio.

Interpretazione

La croce astile posta dietro lo scudo è “gemmata” con cinque pietre rosse, simbolo delle cinque piaghe di Cristo.

Il rosso è il colore intenso dell’amore e del sangue, concetti spesso abbinati nella Sacra Scrittura; l’amore senza limite di Gesù che ha versato il suo sangue per la nostra redenzione; l’amore del Padre per noi, così forte da inviare il suo Figlio prediletto per la nostra salvezza: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dar il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). E’ inoltre il colore del martirio; del martire Sant’Andrea, qui ripreso dall’omonima croce che attraversa lo scudo e che richiama la Basilica di Sant’Andrea di Vercelli, diocesi di origine di Mons. Ambrosio, del martire Sant’Antonino, patrono della Diocesi di Piacenza-Bobbio e della martire Santa Giustina, patrona della Cattedrale di Piacenza.

L’ oro è il metallo più nobile, simbolo quindi della prima Virtù, la Fede; infatti, è grazie alla Fede che possiamo accogliere l’amore che sgorga dal Sacro Cuore di Gesù e che ci conduce alla salvezza “..seguendo le orme di Cristo..”. L’immagine del Sacro Cuore vuole inoltre ricordare l’omonima Università di Milano presso cui Mons. Ambrosio ha svolto il ministero di Assistente Ecclesiastico Generale fino ad oggi (2008).

L’argento è lo “smalto” che rappresenta la trasparenza, quindi la Verità assoluta che risiede nella Gerusalemme Celeste. E’ pure il colore della Purezza, classico attributo della Madonna, qui identificata dalla stella (“Stella matutina”).

La colomba simboleggia San Colombano Abate, patrono di Bobbio. Il Santo, monaco irlandese, giunse a Bobbio nell’autunno del 614 e constatando lo stato di abbandono della chiesa di San Pietro, vi fece erigere attorno delle costruzioni in legno, primo centro di vita monastica e qui morì il 23 novembre del 616. Le sue spoglie riposano nella cripta dell’Abbazia.

La conchiglia di San Giacomo, classico simbolo iconografico del Pellegrino, costituisce qui un riferimento alla formella presente nella Cattedrale di Piacenza, che ritrae la figura dell’Anonimo piacentino che nel 570 circa tracciò un itinerario significativo per la conoscenza della Terra Santa; a ricordare inoltre che Piacenza è terra di pellegrinaggi e di pellegrini; la città infatti si trova sul percorso della famosa “Via Francigena” e in passato aveva una grande capacità di accoglienza per i pellegrini che transitavano attraverso di essa. Inoltre è terra di pellegrini: San Raimondo Palmerio (+1200), pellegrino a Santiago di Compostela; San Corrado Confalonieri (+1361), eremita e pellegrino; San Rocco di Montpellier particolarmente legato a Sarmato, paese della provincia piacentina. Inoltre, il richiamo di tale immagine, presente anche nello stemma del Santo Padre Benedetto XVI, vuole significare la devozione filiale del Vescovo verso il Papa che lo ha annoverato tra i successori degli Apostoli.

Una veglia per la vita

La diocesi di Piacenza-Bobbio si sta preparando alla trentesima “giornata per la vita” prevista per domani. L’Ufficio per la pastorale del matrimonio e della famiglia, oltre a diffondere il messaggio del Papa per tale appuntamento, ha programmato una veglia di preghiera che si terrà nella chiesa di San Vittore alla Besurica domani, sabato 2 febbraio, alle ore 21, con l’intervento di monsignor Giuseppe Busani.