domenica 9 maggio 2010
Domani i funerali di don Giuseppe Ferrari
lunedì 10 maggio, nella stessa chiesa di Travo, alle ore 10. Assente il
vescovo Gianni Ambrosio, il rito funebre sarà presieduto dal vicario generale mons. Lino
Ferrari.
Ambrosio: il cardinale Poggi esempio per i preti
Carissimo vescovo Carlo, carissimi sacerdoti, carissimi fedeli,
desidero innanzi tutto ricordare le espressioni di grande stima di Benedetto XVI nei confronti del cardinale Luigi Poggi. Egli è stato – ha detto il Papa – “testimone di quella fede coraggiosa che sa fidarsi di Dio, solerte collaboratore della Santa Sede, in particolare come Nunzio Apostolico in vari Paesi e come Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, rendendo ovunque una apprezzata testimonianza di fervoroso zelo sacerdotale e di fedeltà al Vangelo”.
Desidero poi ricordare alcune frasi che il cardinale Ersilio Tonini mi ha comunicato al telefono questa mattina. “Il cardinale Poggi ha saputo non solo conservare ma anche aumentare quella grande ricchezza umana e cristiana della sua famiglia, dei suoi genitori. Il suo papà era sarto, sarto per i preti. Egli mi regalò – mi ha pregato di dirlo pubblicamente – il mio primo vestito da prete, vista la difficoltà di pagarlo. Con questo cuore grande e discreto ha vissuto il figlio, il cardinale Luigi Poggi”.
Desidero infine citar alcune frasi della lettera che mons. Luciano Monari mi ha inviato per partecipare con la preghiera e l’affetto al cordoglio della Chiesa piacentina: “l’immagine che custodisco di lui è quella di un vero prete, consacrato totalmente a Dio e alla Chiesa che, nonostante gli incarichi di prestigio esercitati negli anni di servizio alla Santa Sede, aveva mantenuto una semplicità e un’umiltà ammirevole”.
Mi unisco a queste espressioni di cordoglio e di sincera stima da parte del Santo Padre e di mons. Monari, rivolgendo le mie condoglianze innanzi tutto ai famigliari del caro cardinale Poggi e poi ai sacerdoti e laici che l’hanno conosciuto ed hanno goduto della sua fedele amicizia.
Siamo qui, raccolti in commossa preghiera in questa basilica di san’Antonino, per consegnare il cardinale Luigi Poggi all’infinita misericordia del Padre. Egli si è spento a questa vita terrena nel tempo pasquale. La nostra preghiera di commiato sia ripiena della luce e della speranza della Pasqua: nella fede che noi professiamo in Cristo morto e risorto, sappiamo che la morte è apertura verso la vita, è passaggio alla vera nostra vita, quella eterna nella comunione di Dio.
Ricordiamo il cardinale Poggi come un ottimo prete, cresciuto in un ambiente ricco di umanità e di fede, un prete che ha messo la sua intelligenza e la sua umanità al servizio del Vangelo e della Chiesa, soprattutto nei delicati compiti diplomatici. Insieme alle riconosciute competenze, operò sempre con rigore e lealtà verso la Chiesa e i suoi superiori.
Ed anche con grande discrezione. Ricordo che in un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera di undici anni fa (
Alcuni hanno evidenziato – giustamente – la sua piacentinità, che egli ha saputo esprimere al meglio nelle sue grandi doti di cuore, nella capacità di entrare facilmente in dialogo con chiunque, nella vivace sensibilità culturale, nella lucida e serena visione della storia. D’altronde il fatto stesso che abbia voluto essere sepolto qui a Piacenza, in questa basilica dedicata al patrono della città e della diocesi, è un segno evidente del suo amore per questa Chiesa e per questa città.
L’Eucaristia che celebriamo, prima di essere di suffragio per il nostro fratello Luigi, è lode e ringraziamento a Dio per il dono del suo Figlio, il Signore Gesù, che ha dato la sua vita per noi. E nel Signore Gesù è ringraziamento a Dio per il dono di questo nostro confratello e concittadino, per il suo servizio sacerdotale ed episcopale, per il suo esempio di dedizione al Vangelo, di servitore della Chiesa e di mitezza cristiana.
Affidiamo alla misericordia di Dio questo fratello, lasciando risuonare nel nostro cuore il grido possente della fede dell’apostolo Paolo che avvolge della luce pasquale chiunque viva in Cristo e muoia nella braccia di Cristo: “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?…Chi ci separerà dall’amore di Cristo? …Io sono persuaso che né morte, né vita…né alcuna altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore”.
Risuoni nel nostro cuore la parola di Gesù che è stata proclamata: “Questa è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.
Il cardinale Poggi ha camminando fra le difficoltà della vita e della storia credendo in Dio, professando la fede nel Figlio del Padre, vivendo nell’amore verso Dio e verso i fratelli.
Le parole di Gesù e il grido dell’apostolo siano il viatico che ci accompagna nel nostro cammino di pellegrini verso la patria che ci attende. Lì, ove è arrivato, il cardinale Poggi possa sperimentare la gioiosa verità della fede pasquale che su questa terra egli ha professato, ha celebrato e ha testimoniato.
La nostra Chiesa, che il cardinale ha sempre stimato ed amato, lo affida ora alla misericordia di Dio e intercede per lui. Lo accolga la comunione dei Santi in cui egli ha creduto, lo accolga la Madre del Signore che egli ha venerato con affetto filiale. Siamo certi che, dall’alto, il cardinale Poggi pregherà per noi, per la nostra Chiesa, per quanti lo hanno conosciuto e a cui ha voluto bene.
Amen.
+ Gianni Ambrosio
Vescovo di Piacenza-Bobbio
venerdì 7 maggio 2010
Morto don Giuseppe Ferrari
da ieri, don Giuseppe Ferrari, già parroco di Travo.
Nato a Castel San Giovanni il 17 settembre 1925, è stato ordinato sacerdote
l'11 giugno 1949. Ha iniziato il servizio pastorale come curato a Ziano; nel
1955 è stato nominato delegato vescovile a Strà e parroco di Vidiano Soprano
nel 1956.
Il 1° maggio 1975 gli è stata affidata la parrocchia di Travo, incarico che
ha mantenuto fino al 2007, quando ha rinunciato e si è ritirato alla Casa
del Clero Cerati.
Nomine, poker di parrocchie per don Busi
Calamari don Alfonso, finora parroco di Gusaliggio, è stato conferito l’incarico
di collaboratore nel servizio pastorale nella Unità pastorale 2 del
Vicariato Val Taro -Val Ceno. Lascia i precedenti incarichi mantenendo
quello di cappellano presso il Presidio Ospedaliero di Borgo Val di Taro PR.
Con Atto proprio di S.E. mons. Vescovo in data 29 aprile 2010 il M.R. Busi
don Angelo, attualmente parroco di Borgo Val di Taro PR, mantenendo i
precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale delle
seguenti parrocchie:
* Santa Maria Assunta in Gusaliggio, Comune di Valmozzola, Provincia di
Parma, resasi vacante in seguito a trasferimento ad altro incarico dell’ultimo
titolare il M. R. Calamari don Alfonso;
* San Martino Vescovo in San Martino, Comune di Valmozzola, Provincia di
Parma;
* Santi Gervaso e Protaso in Mariano, Comune di Valmozzola, Provincia di
Parma;
* San Giacomo Apostolo e San Siro in Branzone e San Siro, Comune di
Valmozzola, Provincia di Parma.
Con Atto proprio di S.E. mons. Vescovo in data 29 aprile 2010 al M.R. Nsumbu
Mbaki don Pamphile Renè, della diocesi di Matadi (Congo), lasciando i
precedenti incarichi, è stato conferito l’incarico di collaboratore nel
servizio pastorale presso le parrocchie di Gusaliggio, Branzone e San Siro,
Mariano e San Martino Valmozzola, Comune di Valmozzola, Provincia di Parma.
Con Atto proprio di S.E. mons. Vescovo in data 29 aprile 2010 al M.R.
Noberini don Maurizio, attualmente parroco di Santa Franca in Piacenza, è
stato conferito l’incarico di Moderatore dell’Unità Pastorale 7 del
Vicariato Comuni di Piacenza e Gossolengo, in seguito alle dimissioni
presentate e legittimamente accettate del precedente incaricato il M. R.
Bulla don Piero, attualmente parroco della parrocchia di San Lazzaro e San
Vincenzo de’ Paoli in Piacenza.
Piacenza,
dalla Curia Vescovile,
5 maggio 2010,
il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi
giovedì 6 maggio 2010
Cardinale Poggi, venerdì i funerali in Vaticano e sabato in Sant'Antonino
basilica di San Pietro a Roma, prenderà parte una delegazione piacentina
guidata dal vescovo mons. Giorgio Corbellini; la salma del Porporato sarà
in seguito traslata a Piacenza e sabato prossimo, alle ore 11, nella
basilica cittadina di Sant'Antonino, il vescovo mons. Gianni Ambrosio
presiederà un rito funebre; al termine ci sarà la tumulazione nella basilica
stessa.
martedì 4 maggio 2010
Morto a 92 anni il cardinale Luigi Poggi
Nota biografica.
Il cardinale Luigi Poggi era nato a Piacenza il 25 novembre 1917. Completati gli studi al Collegio Alberoni, è stato ordinato sacerdote il 28 luglio 1940. Ha quindi perfezionato i suoi studi a Roma presso l’Accademia pontificia dei nobili e nel luglio 1944 si è laureato in utroque jure “summa cum laude”.
Dal 1944 al 1946 frequenta corsi diplomatici alla Pontificia Accademia Ecclesiastica; entra nella Segreteria di Stato della Santa Sede; del 1949 è il titolo di Cameriere Segreto di Sua Santità, quindi uditore e consigliere di Nunziatura; Prelato domestico di SS. nel 1960, il 3 aprile 1965 è ordinato arcivescovo titolare di Forontoniana e nominato delegato apostolico per l’Africa Centrale; del maggio del 1969 è la nomina a nunzio apostolico in Perù.
Nell’agosto del 1973 viene richiamato a Roma con la qualifica di Nunzio apostolico con incarichi speciali per collaborare con il cardinale Agostino Casaroli.
Il 19 aprile 1986 viene nominato nunzio apostolico in Italia. Nel 1993 gli viene assegnato l’incarico di pro archivista e pro bibliotecario di Sacra Romana Chiesa e il Papa Giovanni Paolo II nel Concistoro del 26 novembre 1994 lo crea cardinale. Dal 1997 era archivista emerito.
Con un seguente comunicato forniremo altre notizie sui funerali e sulla partecipazione della comunità piacentina.
Il nostro vescovo mons. Ambrosio ha inviato un telegramma al cardinale Angelo Sodano, Decano del Sacro Collegio, per esprimere le condoglianze sue e della comunità piacentina.
4 maggio 2010
La messa dei lavoratori con il vescovo alla Bolzoni
propone, mercoledì 5 maggio, alle ore 16, una celebrazione eucaristica
presieduta dal Vescovo mons. Gianni Ambrosio presso l’azienda Bolzoni, in
località “I Casoni” di Gariga di Podenzano. Seguirà un momento di saluto ai
responsabili e rappresentanti delle varie categorie, associazioni e
sindacati dei lavoratori.
giovedì 29 aprile 2010
Con il 5X1000 Domus Justinae restaura la cappella di San Martino
Per aiutare Domus Justinae, nel 1° riquadro (volontariato e associazioni di promozione sociale) si deve firmare e inserire il numero del codice fiscale del beneficiario: 91081610338.
giovedì 22 aprile 2010
Missione Popolare due, verso il secondo anno
MISSIONE POPOLARE DIOCESANA:
VERSO IL SECONDO ANNO
‘HO CREDUTO, PERCIÒ HO PARLATO’
1. LE TAPPE DEL CAMMINO
Nel Consiglio Pastorale diocesano del 20 marzo si sono raccolti i primi suggerimenti in vista del secondo anno della MPD. Oggi, 22 aprile, il confronto avviene nel Consiglio presbiterale. Nei prossimi mesi si continuerà il confronto con i responsabili degli uffici pastorali e con altri organismi per elaborare insieme contenuti, forme e iniziative del cammino del secondo anno.
Nella Veglia di pentecoste di sabato 22 maggio, ci riuniremo in cattedrale per invocare insieme lo Spirito santo sul cammino della Missione popolare
Nei mesi di Settembre-ottobre sono in programma alcuni giorni dedicati specificamente alla formazione e all’approfondimento :
- Con gli operatori pastorali nel Convegno pastorale di Pianazze (venerdì 10-sabato11settembre)
- Con il clero nelle giornate di fine settembre all’Alberoni
- Con gli animatori della MPD nei tre sabati di ottobre (9,16,23)
2. PRIMI ORIENTAMENTI PER IL SECONDO ANNO
Abbiamo immaginato la MPD come un processo aperto, come ‘cantiere aperto’. Non abbiamo scelto la strada di una ‘progettazione lineare’, che prevede a monte la pianificazione di tutti i passaggi, ma di operare con una logica progettuale più dialogica. La progettazione lineare si basa un programma dettagliato che deve essere pronto fin dall’inizio, la ‘progettazione dialogica’ si basa su orientamenti di fondo e progressive costruzioni e adattamenti.
Iniziamo perciò a preparare il secondo anno: a immaginare contenuti, ipotizzare iniziative e percorsi nella speranza che siano generativi e fecondi. E lo facciamo alla luce di una ripresa critico-propositiva del percorso del primo anno. Il secondo anno deve essere in chiara continuità con il primo anno.
1.1 In continuità con il primo anno: ‘Una Chiesa che si radica’
La missione mira a dare nuova energia ed ‘entusiasmo evangelico’ alla vita ordinaria delle nostre comunità:
riscoprendo e rivitalizzando ‘le esperienze fondamentali-costitutive dell’esperienza cristiana’,
mantenendo accesa la sensibilità e l’apertura all’altro che in noi e attorno a noi cerca il Signore.
La missione è popolare, ossia esercitata da tutti; gli animatori svolgono la funzione di ‘punti di riferimento’ e di ‘facilitatori”. Tutti sono missionari e perciò invitati a mettersi in gioco sulla strada della collaborazione-corresponsabilità.
Nei prossimi due ritiri si continua l’esercizio di ‘familiarità orante’ con la parola di Dio: quali correzioni-miglioramenti in base all’esperienza vissuta? (ad esempio maggiore cura degli inviti e di alcuni momenti della ‘lectio’, silenzio, confronto, preghiera…)
- Per l’estate sarà stampato il ‘sussidio’ per continuare l’esercizio della lettura orante del Vangelo di Luca, perché sia a disposizione di tutti.
Per vivere il secondo anno in continuità, ma senza inutili ripetizioni: in quale forma si potrebbe mantenere l’esercizio di familiarità orante con la Parola di Dio?
(Es. sono proponibili ‘tre sere’di lectio-esercizi spirituali nei grandi centri della Diocesi?...)
1.2 Secondo anno: Il Vangelo come risorsa per la vita delle persone.
Se la dinamica di fondo del primo anno è in un certo senso ‘l’andare in profondità’, ‘il radicarsi’; la dinamica di fondo del secondo anno potrebbe essere quella ‘dell’apertura’, ‘dell’invito’. La chiesa è consapevole di avere nel vangelo un dono e una risorsa insostituibili per la vita buona del mondo e di ogni persona, una parola unica sul nascere, sull’amare, sul soffrire, sul morire… Il Vangelo infatti è la notizia di una bontà radicale, sempre nuova, di cui solo Dio può essere soggetto e garante. Per questo la Chiesa invita e invitando ascolta e accoglie, si fa ospitale”. Invita non perché si senta sola, ma perché ha un dono grande da condividere, che non appartiene solo a lei.
- Una chiesa che invita a condividere il Vangelo (accolto, annunciato e pregato) come Parola Buona
- sulla fragilità (felicità e sofferenza / sofferenza e fragilità)
- sulle relazioni (vita affettiva)
- sul modo di vivere il tempo (festa, lavoro)
- sulla cittadinanza
- Potrebbe risultare utile riprendere quattro delle dieci ‘corde’ richiamate nella Lettera pastorale del Vescovo che tentavano di delineare l’immagine di Chiesa missionaria: Chiesa ospitale, coinvolgente, affettiva, aperta.
- La Missione a lo scopo di far giungere il Vangelo a tutti: occorre insieme costruire le modalità e le forme e lo stile per allargare le relazioni.
3. LE POSSIBILI PISTE DI LAVORO
- Accrescere-allargare gli inviti alla condivisione del Vangelo.
- Proporre momenti di dialogo e incontro nel territorio
- Programmare appuntamenti ‘specifici’ con attenzione a particolari ambiti della vita umana. (il Vangelo come parola buona per chi vivere nella fragilità; il vangelo parola per chi lavora; ecc…)
- Favorire l’accesso - ospitalità nei luoghi di preghiera: chiese aperte in orari vicini alle esigenze delle persone
- Luoghi e opportunità di dialogo là dove si incontrano le persone: Agorà, cortile dei gentili
- Offrire momenti di dialogo e apertura con il territorio e la città attraverso forme e linguaggi differenziati.
- Vivere la Chiesa nelle vie, nelle piazze, nei luoghi di vita perché anche lì c’è Vangelo da ascoltare e portare alla luce.
Consiglio Presbiterale: unità pastorali scelta per testimoniare il Vangelo
CALENDARIO LITURGICO. Al termine anche una comunicazione di mons. Maggi che ha ricordato al Consiglio che è ormai in fase di conclusione l’iter di stesura del Calendario liturgico della Chiesa di Piacenza –Bobbio; presto verrà trasmesso a Roma per l’approvazione definitiva; restano ancora in discussione le date di alcune ricorrenze di Santi, tra cui quella di San Savino; gli interessati possono far pervenire alla commissione le loro osservazioni. Da parte sua il Vescovo ha sottolineato che S. Gerardo, inserito nel nostro Calendario, poiché patrono di una diocesi importante come quella di Potenza, merita una maggiore considerazione anche da parte dei piacentini.
UNITA’ PASTORALI. Introdotto dal Vescovo, è stata poi la volte dell’intervento di don Cristiano Alrossi, della parrocchia di San Rocco al Porto, diocesi di Lodi. Il sacerdote ha sintetizzato i risultati di una sua ricerca sulle Unità Pastorali della nostra diocesi, ricerca compiuta per la propria tesi discussa all’Università teologica di Milano.
CAMMINO DELLA MISISONE POPOLARE. E’ stata poi la volta di mons. Giuseppe Busani che, in qualità di vicario episcopale per la pastorale, ha fatto il punto sull’andamento della Missione popolare: le tappe del cammino percorso, i primi orientamenti per il secondo anno, le possibili piste di lavoro.
L’INTERVENTO DEL VESCOVO. Nel suo intervento il vescovo mons. Ambrosio ha espresso il suo compiacimento per la numerosa partecipazione alla celebrazione che lunedì scorso in cattedrale per ricordare i cinque anni del Pontificato di Benedetto XVI, occasione con la quale la Chiesa di Piacenza ha espresso anche la sua vicinanza al Pontefice. Mons. Ambrosio ha poi auspicato che la fase diocesana del processo di beatificazione di don Beotti possa concludersi tra breve nonostante siano sorte alcune difficoltà che si spera siano solo procedurali; facendo poi riferimento alla Missione popolare ha chiesto che la nostra comunità possa crescere insieme nella mente, nelle relazioni, nella vita, nella progettualità e nell’operatività. Importante il problema dei “modi” con i quali testimoniare il Vangelo: occorre essere attenti non tanto alle strutture, ma alla partecipazione e decisive sono le relazioni. E il tutto deve essere visto e vissuto nell’ambito della Missione tenendo presente che ogni iniziativa diocesana non deve mai mortificare la progettualità della base.
mercoledì 21 aprile 2010
Fiera di Primavera, alla Galleana con i ragazzi del fare
In queste settimane è diventata ormai tradizione, in tutte le maggiori piazze italiane, imbattersi nella "Fiera Primavera" e lasciarsi coinvolgere dallo slancio, generosità e idealismo dei Ragazzi per l'Unità (diramazione del Movimento dei Focolari).
Questi ragazzi ricordano anche ai grandi che sotto una spinta ideale ci può essere un progetto concreto e la possibilità di realizzarlo, unendo la tensione ad un mondo più unito con la capacità di cominciare a costruirlo, rimboccandosi le maniche e lavorando insieme al cantiere dell'amore reciproco.
Quest'anno la manifestazione giunta alla sua quattordicesima edizione a Piacenza, si sposterà al Parco della Galleana e si terrà domenica 25 aprile (dalle 10.00 alle 18.00).
Alla Fiera parteciperanno diverse scuole piacentine sia della scuola primaria, che delle medie.
Scuole, oratori e associazioni si daranno appuntamento in un mercatino tutto speciale, fatto di giochi, animazione, musica e tanti stand in cui comprare i lavori realizzati da questi piccoli artigiani. Al mattino è prevista una corsa campestre organizzata dai giovani, che coinvolgerà tutti i presenti e a mezzogiorno il TIME OUT, un momento di pausa, di riflessione per la pace del mondo con la presenza delle autorità. A questo momento in particolare sono invitati a partecipare gli organi di stampa.
Lo scopo della Fiera? Vivere e diffondere la "cultura del dare", ricavando fondi con cui continuare a finanziare in particolare i progetti di sviluppo portati avanti dai Ragazzi per l'Unità del Congo, Repubblica Domenicana e dell'Amazzonia in Brasile.
Anche quest’anno le scuole coinvolte hanno aderito al progetto “ColoriAMO la città per un mondo unito” che prevedeva diverse tappe per sensibilizzare ed educare i ragazzi alla cultura del dare, alla relazione e alla prosocialità.
Ciao Matteo, mandaci una bomba di santità
“Vi ho chiamato amici perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio, l’ho fatto conoscere a voi.” Questo fare conoscere è più di un semplice dire con le parole, è un rivelare, un comunicare, un rendere partecipe l’altro di ciò che io possiedo, di ciò che io sono.
Gesù manifesta il desiderio di Dio di rendere partecipe l’uomo, di ciò che Dio è. Dalle mani stesse di Dio, l’uomo ha preso forma quando ancora era terra da plasmare, dal soffio di Dio messo nelle narici ha preso vita, movimento, spirito e così è stato per tutta la storia della salvezza fino a Gesù che ha rivelato il volto del Padre, ha accolto, ascoltato, guarito, ha dato il perdono anche dalla croce, ha emesso lo spirito e con il Padre ha effuso lo Spirito il giorno di pentecoste.
Queste, sono alcune delle azioni che Dio compie per rivelare, per rendere parte l’umanità della sua divinità, quasi volesse cancellare quella differenza che c’è tra creatore e creatura.
In fondo gli amici sono così: non stanno su piani differenti, ma sullo stesso piano, stanno accanto, camminano vicini. La morte e risurrezione di Gesù sono proprio il gesto estremo e supremo: vincere il peccato e la morte perché anche noi possiamo vivere in eterno con Lui: essere amici per sempre.
“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.” Chi ti ama ti rende partecipe della sua vita, ti dà quello che ha, cioè se stesso. Dio ci mostra tutto questo anche attraverso le persone che ci mette accanto….anche i nostri amici sono il modo che Dio sceglie di mostrarci la sua amicizia, il modo che Dio sceglie di consegnarsi in un’amicizia.
E’ vero che in questi giorni non c’erano parole. E non c’era bisogno che ci fossero!!!! Nel nostro ritrovarci abbiamo messo in mezzo la preghiera, la Parola di Dio, ma la parola che ci è stata data, la vera parola ad essere al centro era Matteo. Matteo è stato una parola di Dio detta a noi, per fare conoscere, per dirci, per dirsi, e non mi pare che sia stata troppo sussurrata…Matteo è stato una parola pronunciata con vivacità, con sensibilità, con la voce che cantava e con la capacità di compiere tanti gesti.
“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.” Anche nella morte sei stato una parola forte. Il modo con cui te ne sei andato ci dice che tra noi c’è qualcosa che non va: nello stile del fare le cose, nel servirci dei mezzi che abbiamo, nell’atteggiamento con cui viviamo la vita che spesso è superficiale e non curante di quel soffio di divinità che ci portiamo dentro.
Ma quella morte non ha spento le parole che ci hai detto, non ha spento la parola della tua presenza, l’ha scolpita in modo ancora più marcato e profondo dentro di noi.
“Vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga.” Oggi non conosciamo ancora fino in fondo ciò che il Signore ha voluto dirci con la presenza di Matteo, ma ci sentiamo interpellati perché ognuno viva con la coscienza di essere una parola di Dio della all’umanità, una parola che può fare molto bene, una parola espressione di amore. “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.”
Nella riflessione che Matteo ha scritto in Terra Santa definiva così il santo sepolcro: “Una calamita, ecco come definirei il Santo Sepolcro, che attira qualsiasi confessione.” Tu Matteo, sei una calamita! Guarda in quanti ci hai portati qui, oggi e da te accogliamo l’invito/comando del vangelo: “Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.” Cum-mandare, è un raccomandare con forza, ma anche suona come un invio. Invito a non fermarsi, ad imparare, a continuare a vivere nell’amore e dell’amore che Dio ci ha seminato dentro. A vivere della fede, della comunità, del servizio, della strada, dell’impegno attivo che Matteo ci ha testimoniato con il percorso scoutistico e nella vita di ogni giorno.
“Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.” Quando Matteo è partito per la Terra Santa, i suoi genitori, gli avevano chiesto di essere i loro occhi, i loro piedi, le loro orecchie, il loro cuore….in definitiva di fare questa esperienza anche per loro e di portare qualcosa da quella terra. Matteo si era dato da fare: rosari, pietre, benedizioni, strofinamenti su pietre sacre. Al ritorno, portando questo nutrito pacchetto lo ha consegnato loro dicendo: “Questa è una bomba di santità”.
Ebbene, ora che sei ripartito, Matteo, ti chiediamo un’altra bomba di santità, te la chiediamo tutti: che sia di fede, di speranza e di amore. Mandacene tanta e fai in modo che scoppi, permetttendoci di compiere fino in fondo il cammino qui e per poter poi arrivare e ritrovarci dove sei tu. “Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!”.
Buona strada!!!
martedì 20 aprile 2010
Africa Mission contro i tagli alle tariffe agevolate
“Anche la nostra organizzazione - dichiara il direttore di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, Carlo Ruspantini - viene fortemente colpita da questo provvedimento. Come conseguenza del decreto appena varato, le spese di spedizione delle 13mila copie della nostra rivista periodica ‘Anche tu insieme’, strumento fondamentale per informare i nostri sostenitori sulle attività che portiamo avanti da 38 anni in Uganda e per sensibilizzare sul valore della solidarietà, sono più che quadruplicate, creando una situazione assolutamente non sostenibile per i nostri bilanci”.
“Ci auguriamo - continua il direttore Ruspantini - che venga trovata al più presto una soluzione a questa situazione, che ci mette in grande difficoltà e va a colpire indirettamente anche la nostra azione di raccolta fondi finalizzata a sostenere i nostri progetti di promozione dello sviluppo in Africa”.
mercoledì 14 aprile 2010
La Missione Popolare dei ragazzi
Domenica prossima, 18 aprile, si terrà a Piacenza la Missione popolare ragazzi. Di seguito riportiamo una scheda predisposta dall’Ufficio per la pastorale con la quale viene presentata l’iniziativa con un cenno al percorso che sta compiendo la Missione.
MISSIONE POPOLARE RAGAZZI
18 aprile 2010
Gennaio – marzo: i primi tre mesi di Missione Popolare Diocesana
Si è conclusa positivamente la prima fase degli esercizi spirituali nelle Unità pastorali della Diocesi. In ogni Unità si è svolto, entro
Ad ogni Unità pastorale è stato chiesto di continuare a proporre, nella quotidianità, la lettura e il confronto con il Vangelo di Luca con la forma ritenuta più opportuna (lettura personale, incontri comunitari mensili o settimanali, gruppi di Vangelo nelle case,…).
Nei mesi di settembre ottobre, in coincidenza con l’avvio delle attività del nuovo anno pastorale, si terrà il secondo ritiro, mentre in Avvento il terzo ritiro del primo anno di Missione Popolare.
Nella seduta del 20 marzo il Consiglio pastorale diocesano ha iniziato ad impostare il programma del secondo anno di missione che sarà presentato nel tradizionale convegno pastorale alle Pianazze nei giorni 10 e 11 settembre.
Domenica
Nell’ambito delle iniziative del primo anno di Missione Popolare
I ragazzi, insieme ai giovani ed agli adulti, sono infatti missionari, soggetti e non solo destinatari della Missione. Anzi, sono una risorsa per la comunità, perché aiutano tutti a dire con freschezza e semplicità la perenne novità del Vangelo.
La giornata ha come motivo ispiratore il testo del Vangelo di Giovanni 21,1-19 proposto dalla liturgia della domenica, la terza del tempo di Pasqua. La segreteria della Missione Popolare ha elaborato un sussidio (scaricabile dal sito missionepiacenzabobbio.org) contenente le proposte per l’animazione per la giornata (riflessioni, attività, canti) e informazioni utili.
La mattinata nelle Unità Pastorali
Le attività della mattinata avverranno in contemporanea nelle 38 Unità Pastorali della Diocesi. La traccia comune (che verte sul brano di vangelo della domenica, riletto in chiave missionaria) sarà personalizzata dalle locali equipe di catechisti ed educatori.
Il pomeriggio a Piacenza
Per facilitare l’affluenza sono stati individuati sei luoghi della città in cui far arrivare i ragazzi dei vari vicariati della Diocesi.
Vicariato Piacenza e Gossolengo: Piazza Cavalli
Vicariato Val d’Arda: Piazza Cittadella
Vicariato Val Nure: Giardini Merluzzo
Vicariato Bassa e Media Val Trebbia e Val Luretta: Piazza Borgo
Vicariato Val Tidone: via IV Novembre (Cheope)
Vicariato Bobbio, Alta Val Trebbia, Aveto, Oltre Penice: via Croce (S. Giovanni in Canale)
Vicariato Val Taro e Val Ceno: Piazza Sant’Antonino
Per tutti coloro che arrivano in treno il luogo di accoglienza è ai giardini Merluzzo
Alle ore
Sono previsti i saluti di esponenti delle istituzioni. Interverrà il sindaco di Piacenza Roberto Reggi.
Alle ore
Accogliendo i ragazzi mons. Ambrosio apporrà lui stesso la firma sul rotolo dell’Exultet.
Durante la celebrazione eucaristica il Vescovo consegnerà ad un ragazzo e ad un catechista di ogni Unità Pastorale una lampada. Il significato di questo gesto è espresso chiaramente nella formula di consegna: “Ricevete questa lampada accesa alla fiamma viva del cero pasquale, portatela nelle vostre comunità, mantenetela accesa con l’olio della vostra sincera amicizia con Gesù e della vostra gioiosa fraternità.”
martedì 13 aprile 2010
Giovedì i funerali di don Andrea Mutti
prossimo, 15 aprile, alle ore 10, nel santuario di Strà, Madonna delle
Genti. Saranno presieduti dal vicario generale monsignor Lino Ferrari, essendo
il vescovo monsignor Ambrosio impegnato a Bruxelles, con la Comece. La salma, ora all'ospedale di Castel San Giovanni, sarà trasferita nel
Santuario domani, mercoledì, alle ore 10.
Morto il rettore del santuario di Strà
ricoverato da alcune settimane, don Adrea Mutti, parroco di Strà di
Nibbiano.
Nato a Parigi il 28 aprile 1929, rientrata la famiglia in Italia, ha
studiato nel seminario vescovile. E' stato ordinato sacerdote il 7 giugno
1952 ed ha iniziato il servizio pastorale come curato di Pianello
interessandosi della zona di Strà dove ha seguito la formazione di un nuovo
nucleo abitato che, per merito suo, doveva trasformarsi in parrocchia di cui
assumerà la guida, come parroco, il 1° agosto 1957. A lui si deve la
realizzazione dell'importante santuario mariano Madonna delle Genti di Strà
di Nibbiano.
domenica 11 aprile 2010
Sindone, 12 anni fa andò così /2
è il vecchio pullman del “Centro Manfredini” di via Beati. A metà fra lo
scuolabus e le corriere che giravano per la provincia nei primi anni '70,
lo sgangherato torpedone blu, guidato dal prete in persona (don Angelo
Bortolotti), alla fine ce l'ha fatta e, sbuffando, è arrivato pure lui
a Torino. Neppure troppo indietro rispetto ai nove pullman granturismo
affittati dalla diocesi. Per il resto l'ostensione di fine millennio è
tutta proiettata verso il futuro. Prima di tutto l'accesso limitato e a
numero chiuso: 50 mila persone al giorno. Non una di più. Senza il tagliando
bianco (è gratuito) non c'è verso di entrare. Si prenota attraverso un
numero verde oppure “navigando”in Internet. Addio anche alle lunghe code
massacranti sotto il sole o la pioggia di Torino. Stavolta c'è un tunnel
formato da gazebo bianchi che corre in mezzo ai freschi giardini reali
e ogni tanto anche panchine di legno su cui riposare. Ti metti in fila
e scopri un'altra novità: non ci sono giapponesi. I visitatori sono quasi
tutti italiani e in maggioranza pellegrini. Vengono da ogni parte d'Italia.
Il gruppo che precede i piacentini è di un comune del torinese, Torsello,
distante dal capoluogo piemontese come Rivergaro lo è da Piacenza. Sono
arrivati in 500 e ritorneranno nelle loro case rigorosamente a piedi. «
Per fare penitenza», dice il prete che li guida. La coda procede veloce
fra pannelli appesi che raffigurano le ostensioni svoltesi a Torino negli
anni passati (dalla prima, nel 1578, a quella del 1978) e cartelli che
invitano al silenzio e al raccoglimento. Tra le barriere di controllo.
All'ultima se non si ha il codice giusto non si passa. Il percorso didattico
ha il suo culmine nella sale di prelettura, dove un filmato mostra il lenzuolo
della Sindone a grandezza naturale e ne illustra i segni impressi in negativo.
Poi l'ingresso in duomo da una porta laterale dopo aver visto i ponteggi
attorno alla cupola ancora sotto restauro in seguito al furioso incendio
dell'11 aprile scorso. Nella penombra spunta la teca illuminata. La Sindone,
un telo rettangolare di 4 metri e mezzo per uno e dieci, è lì, racchiusa
in un sarcofago di vetro da quasi quattro tonnellate. Stavolta l'hanno
realizzato anti-tutto: furto, incendio, terremoto, bombe. Intorno alla
teca tutto un drappeggio di velluti viola, il colore della liturgia. A
gruppi di 50 ci si ferma per circa due minuti. Giusto il tempo per uno
preghiera e un'emozione. Alla fine si esce nel cortile del palazzo reale:
un'ora di visita è terminata l'ostensione più veloce del millennio.
F.Fr.
Da Libertà, 26 aprile 1998
Sindone, 12 anni fa andò così /1
duomo di Torino. Potenza della Sindone, il lenzuolo in cui la tradizione,
ma non la scienza, vuole avvolto il corpo di Gesù morto in croce. Al pellegrinaggio
organizzato dalla diocesi per l'ostensione di fine millennio era tutto
esaurito già da tempo: dieci pullman, oltre cinquecento persone provenienti
per lo più da Piacenza, Vigolzone e Borgonovo. Molti quelli che sono dovuti
rimanere a casa.
Primo dei piacentini ad entrare nella cappella della
Sindone è stato il vescovo Luciano Monari, accompagnato dal segretario
don Giuseppe Basini. «La Sindone è un aiuto a contemplare e a guardare
il Cristo - ha detto il vescovo nell'omelia officiata nella chiesa di Santa
Giulia all'arrivo del pellegrinaggio -. Su quel telo si possono vedere
i segni della sofferenza di Cristo che sono i nostri peccati». Per monsignor
Monari si è trattato del battesimo dell'ostensione. Mai era stato a Torino
a vedere il “sacro lenzuolo”. Chi ci è già stato nel 1978 è invece l'avvocato
Andrea Losi che nel tempo ha maturato sempre più la convinzione dell'autenticità
della Sindone. Il principe del foro si augura che la scienza riesca a provare
quello che la Chiesa non è ancora riuscita a definire. «Per me - ammette
Losi - è veramente il sudario di Cristo. È un fatto straordinario». Profondamente
commossa la moglie, Bianca Luppi: «Qui c'è stato avvolto il Salvatore»,
dice sottovoce. C'era già stato anche nel '78 ma è voluto ritornare. Pierino
Monticelli, 60 anni: «È sempre impressionante vederla - rivela -. Quello
è il corpo di uno che ha le stesse ferite di Gesù». Per Paola Brandini
è invece la prima volta. «Sono emozionata - balbetta la signora -. È un
momento indescrivibile». Non trova le parole neppure Laura Raimondi che
alla fine commenta: «La Sindone fa venire in mente le sofferenze del mondo».
«Ho ripensato alla passione del Signore e al Venerdì Santo», rivela a caldo
un'altra signora, Piera Corona, mentre è ancora in duomo. «Papà, posso
toccarla?».
A fare l'improponibile domanda è Carlo Braghieri, 7 anni,
che lunedì dovrà portare alla maestra una dettagliata relazione. Scontata
la risposta. L'ultima ostensione del millennio ha raccolto consensi anche
per l'organizzazione- «Nel '78 arrivavi direttamente davanti alla Sindome
senza alcuna preparazione - ricorda Luigi Rizzi, 51 anni, di Gropparello
- Oggi c'è che ti aiuta a capire».
Tutti escono dal duomo soddisfatti,
compresi i più anziani. «È tutta un'altra cosa rispetto alla ostensione
del '78 - inizia il suo monologo Carla Cella -. Allora aspettammo due ore
sotto il sole e in mezzo alla polvere». L'unico neo nell'organizzazione
lo trova Magda Pagani, «Avrei voluto avere più tempo a disposizione e una
maggiore possibilità di raccoglimento». E come darle torto. I famosi due
minuti davanti alla Sindone in realtà erano cumulativi: una sosta in compagnia
di una cinquantina di persone fra spintoni e raffiche di scatti di macchine
fotografiche senza flash.
Federico Frighi
Da Libertà, 26 aprile 1998
sabato 10 aprile 2010
Fiori per la Madonna del Popolo
Si tiene domenica 11 aprile in piazza Duomo a Piacenza la Festa della Madonna del Popolo. Si tratta di un appuntamento molto sentito dalla comunità cattolica piacentina. Alle 17, in Cattedrale, messa presieduta da monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio. Alle ore 18, processione per le vie del centro storico con il simulacro della Madonna del Popolo (nella foto un'immagine della processione con il vescovo Luciano Monari)In occasione della Festa della Madonna del Popolo, Circolo A.n.s.p.i. Domus, Associazione "Colori e sapori di Piacenza", Associazione Commercianti e Residenti città di Piacenza, Comune di Piacenza, Circoscrizione 1 e Associazione Domus Justinae organizzano
IL CUORE DI PIACENZA IN FIORE,
in Piazza Duomo e vie limitrofe,
programma
Piazza Duomo
Esposizione floreale su tre lati della piazza dei floricoltori del Trentino.
Ore 10.00, Concerto con il Nicolini Gospel Choir.
Ore 10.30, Inaugurazione alla presenza delle autorità cittadine.
Ore 15.30, Esibizioni coreutiche a cura della Scuola di danza “Tersicore”.
Mostra di artisti dell’Istituto Gazzola, a cura di Ivo Casana.
Basilica Cattedrale: "I fiori e i frutti santi", ispirato all’”ora et labora” di S. Benedetto.
Ore 15.00 e 15.30, Visite guidate all'Archivio della Cattedrale,
Ore 16.00, salone parrocchiale (Chiostri del Duomo 10), Laboratorio di scrittura antica, a cura di “Cooltour” s.c. di Bobbio
Via Pace: banchi espositivi "Associazione colori e sapori di Piacenza"e di esercenti delle vie llimitrofe
Via Legnano: ore 15.30, laboratori e stands dedicati ai fiori, alle erbe e alla natura a cura di “I giochi di Stefania e Paolo”, Erboristeria “Angolo della natura”, Libreria “Fahrenheit 451”
venerdì 9 aprile 2010
Pedofilia/Monari: non nascondiamoci
Siamo responsabili delle persone che si allontanano dal Vangelo
Se Paolo scriveva “non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga criticato il nostro ministero”, noi siamo costretti, con vergogna, a tacere questa frase e a piangere sul danno fatto alla Chiesa. Se il disonore ricadesse solo su noi stessi, sarebbe pur sempre sopportabile; ma portare la responsabilità di persone che si allontanano dalla fede e dal vangelo ci pesa terribilmente. Con umiltà e vergogna ci presentiamo oggi davanti al Signore. Stiamo davanti all’altare a motivo del ministero che esercitiamo, ma nello spirito ci collochiamo in fondo al tempio, dove stava il pubblicano della parabola battendosi il petto e dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore.”
Generalizzare è ingiusto, ma non nascondiamoci
Le generalizzazioni sono sempre ingiuste e ingenerose e spesso nascono da motivazioni impure. Tuttavia non vogliamo nasconderci; sappiamo che non serve giustificarci o esibire i nostri certificati di credito, anche reali. Serve piuttosto assumere consapevolmente l’amarezza del momento che stiamo vivendo per trovare la forza di una conversione sincera e profonda. Siamo sacramento di Cristo; solo se riusciamo a manifestare il rispetto e l’amore di Cristo per ogni uomo e in particolare per i bambini, i poveri, i malati, gli anziani saremo davvero preti.
Accusano il celibato, riflettiamo quando la tempesta mediatica sarà cessata
Si parla molto, in queste settimane, di cambiare le regole, di abolire l’obbligo del celibato per coloro che, nella chiesa latina, chiedono l’ordine del presbiterato. Naturalmente il celibato è legge ecclesiastica – non c’è bisogno di dirlo. Ma il fatto che sia legge ecclesiastica non significa che sia cosa da poco, se è vera la promessa che “ciò che legherete sulla terra sarà legato anche in Cielo”. E sant’Ignazio ci ha insegnato che non è cosa saggia cambiare le proprie scelte quando ci si trova in mezzo a tensioni e turbamenti. La tempesta mediatica che si è scatenata ci impedisce di ponderare le cose con serenità e chiarezza e vale la pena attendere tempi più tranquilli per riflettere e capire e decidere.
Il celibato: legame totalizzante con Dio
Piuttosto siamo richiamati, da subito, a riflettere sul senso del nostro celibato e a verificare il modo in cui lo viviamo. Il celibato, ci ricorda ripetutamente il Papa, è il segno che il servizio al Regno di Dio è per noi non semplicemente una professione, ma una scelta totalizzante, attorno alla quale si organizza tutta la vita; Gesù Cristo, il Vivente, “colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue”, si è insediato così profondamente nella nostra coscienza, ha riempito e plasmato così profondamente i nostri pensieri e desideri che non rimangono le energie psichiche necessarie per costruire altri legami totalizzanti e definitivi come è quello che lega l’uomo e la donna nel matrimonio. Penso sia per questo che anche persone non direttamente interessate si fanno paladine dell’abolizione del celibato: perché non riescono a capire che la relazione con Dio sia realmente operante a livello dell’immaginazione, del desiderio, delle decisioni concrete. Sospettano che in noi debba esserci qualche ipocrisia per la quale nascondiamo il nostro vero vissuto. In realtà, pensano così perché non conoscono né Dio né noi.
Il celibato non può avere surrogati, sennò è una castrazione
Ma naturalmente il valore testimoniale del celibato dipende dal modo concreto in cui lo viviamo. Perché se si vive il celibato surrogando la mancanza di una moglie e di una famiglia propria con diversi tipi di dipendenze, il risultato è quello di una vita dimezzata e il celibato appare una forma di castrazione.
Internet, tv, riconoscimenti pubblici: il rischio di una doppia vita
Quando parlo di ‘dipendenze’ mi riferisco a comportamenti diversi che vanno da quelli più semplici e innocenti – piccole manie o attaccamenti – fino a una vera e propria ‘doppia vita’ che lacera la persona e rende la sua esistenza un inferno per lei e per gli altri. Ciascuno di noi può riconoscere dentro di sé queste dipendenze se solo siamo sinceri con noi stessi e non operiamo razionalizzazioni indebite. Si tratta spesso, come dicevo, di piccole manie che creano qualche disagio – come atteggiamenti rigidi di fronte a cose secondarie o spese eccessive per cose inutili o incapacità di spegnere la televisione o bisogno di navigare curiosamente su internet o bisogno incoercibile di apparire o di avere riconoscimenti. A volte non sono nemmeno peccati in senso stretto. Eppure sono comportamenti che tradiscono, in misura più o meno grande, la debolezza del nostro celibato e lo rendono inefficace quando non controproducente. Se siamo irritati e irritabili, se diventiamo scostanti con le persone, se ci imponiamo puntigliosamente per cose banali, se la gente ci deve prendere con le pinze per timore di essere aggredita, l’incontro con noi celibi non può che essere deludente. E allora, a che cosa serve un celibato che non manifesti la tenerezza di Dio, la sua accoglienza, la premura per ogni persona umana? Non è una contraddizione in termini? Un celibato non addolcito dall’abbandono in Dio produce facilmente una gramigna spirituale fatta di insoddisfazione, malumore, accidia.
Gli strumenti per salvarci ci sono
Abbiamo tutti gli strumenti per fare della nostra vita qualcosa di bello e di utile: basta una preghiera fatta con intelligenza e con cuore per evitare derive; basta un atteggiamento di ascolto sincero della parola di Dio per non essere ingannati dalle sirene del mondo; basta tenere un contatto regolare col sacramento della penitenza per non indurire cuore e cervice; basta avere un direttore spirituale serio al quale dire tutto dei nostri moti del cuore per non decadere senza rendercene conto. I mezzi ci sono; soprattutto c’è, come sostegno solido, il dono di un’amicizia personale col Signore.