sabato 17 dicembre 2011

Ambrosio ai politici: unità, speranza, responsabilità per far crescere il Paese


Vi ringrazio per la vostra presenza a questo incontro in cui ci scambiamo gli auguri di un buon Natale e di sereno anno nuovo. Nello stesso tempo è l’occasione per esprimere il mio ringraziamento personale e della comunità ecclesiale per il vostro servizio di amministratori, non facile già nei momenti più tranquilli ma certamente più difficile in questo periodo.

Come già negli anni scorsi, desidero offrire un piccolo dono. Quest’anno non abbiamo un’enciclica sociale come la Caritas in veritate di Benedetto XVI. Allora ho pensato di offrirvi un documento del Comitato Scientifico delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani. A Reggio Calabria si è tenuta la 46a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani dal 14 al 17 ottobre 2010 con questo titolo: Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese. Poi il 22 febbraio 2011 è uscito il documento conclusivo intitolato Un cammino che continua…dopo Reggio Calabria. Questo è il piccolo dono che vi offro: si tratta di una riflessione sul nostro Paese e sul suo futuro. È un documento un po’ lungo. So che non avete molto tempo da dedicare alla lettura, allora ho pensato di proporvi tre parole – peraltro presenti nelle prime pagine - per suscitare il vostro interesse ad approfondire l’agenda di speranza per il futuro del Paese.

Al n. 3 di questo documento si legge che sono tre le parole capaci di conservare la memoria della 46a Settimana Sociale: unità, speranza, responsabilità. Effettivamente queste sono state le parole riassuntive e conclusive dei lavori. Credo che possiamo e dobbiamo farle nostre in questo momento difficile. Cosa hanno significato per la Settimana Sociale e cosa possono significare soprattutto per voi amministratori?

Parto dall’unità. La Settimana Sociale – con le relazioni, il confronto, il lavoro nei gruppi di studio e in assemblea – è stata l’occasione per una riflessione a molte voci dei cattolici italiani. Tutte le diocesi italiane vi hanno partecipato, insieme ai gruppi, ai movimenti, alle associazioni. È stato un momento importante di discernimento comunitario, di riflessione comune, di racconto di esperienze. Al termine di quelle giornate, la prima indicazione è stata questa: “Non va smarrito quel senso di unità nato dalla meraviglia provata quando nei momenti assembleari e nelle sessioni di studio ci siamo reciprocamente testimoniati la dedizione appassionata e le competenze personali, la vitalità delle Chiese locali e il loro faticoso e attivo sperare”. Il fatto dell’unità è stato molto arricchente non solo a livello personale ma anche a livello ecclesiale, in quanto è stato un modo per coinvolgere soggetti diversi per perseguire in modo concreto il cammino verso il bene comune.
Credo che questa via di unità sia fondamentale. L’esperienza dei cattolici a Reggio Calabria, che insieme hanno cercato e proposto un’agenda di speranza per l’Italia, è la via da percorrere. Sappiamo che le difficoltà possono spingerci a chiuderci in noi stessi, ma è una strada senza alcun sbocco, che non porta da nessuna parte. Ci si salva solo insieme, ci viene ripetuto dal Presidente della Repubblica: “io sono convinto, ha affermato il Presidente, che riusciremo tutti insieme a fare ciascuno la propria parte con senso di giustizia, ma anche con alto senso di responsabilità e spirito di sacrificio”. Se questo ci viene ricordato come invito e come ammonimento, è perché finora questa non è sempre stata la strada che abbiamo percorso. È facile pensare all’altro che non percorre questa strada. Ma dobbiamo pensare anche a noi stessi, alle nostre pratiche amministrative, al nostro modo di pensare la vita politica. Se non si percorre questa strada, risulterà difficile ‘salvarci’. Non penso solo alla crisi e alle sue conseguenze. Penso a quell’impegno a “promuovere anzitutto una cultura dell’uomo, della vita, della famiglia, fonte di uno sviluppo autentico”. Ecco la prima parola e il conseguente invito per dare risposte collettive ai nostri problemi con un più vivo senso di unità.

La seconda parola è la speranza. Troviamo nel nostro documento questa frase: “il lungo e ricco cammino di preparazione” ci ha aiutato a “diventare più consapevoli della forza della speranza”. Sì, posso anch’io testimoniare, insieme alle persone della nostra diocesi che erano a Reggio Calabria, che il clima di ascolto reciproco, di confronto costruttivo, senza conflitti e senza esasperazioni, ci ha resi più consapevoli della speranza. Credo che tutti dobbiamo favorire questa esperienza che ci apre alla speranza. La nostra storia italiana attesta che così è avvenuto nei momenti più difficili e delicati della nostra vicenda storica: la forza della speranza ha dato slancio a un popolo che, su posizioni diverse, ha saputo costruire la nostra Italia.
Qui mi permetto di suggerire due rapide considerazioni. La prima è nel nostro documento: “Ci siamo detti come stanno le cose e qual è la posta in gioco, abbiamo messo a fuoco le questioni cruciali e realisticamente prioritarie. Non ci si è nascosti di fronte ai dati della realtà”. È davvero importante questo realismo, che ci evita sia di far finta che i problemi non esistano sia di cadere in un certo disfattismo a causa delle polemiche da salotto che inducono al fatalismo e alla rassegnazione. Credo che sia sufficiente ricordare che la ‘commedia dell’arte’ è nata in Italia ed è diventata molto popolare, ricordando però che in questo caso ‘arte’ significava il ‘mestiere’, la professione di commediante: non a caso all’estero è stata chiamata ‘commedia italiana o all’italiana’.
La seconda considerazione è anch’essa molto presente nel documento. La riassumo così: proprio la situazione di crisi che viviamo deve aiutarci a uscir fuori dall’errore commesso non solo negli ultimi decenni ma da parecchio tempo, quello di non considerare l’uomo come un intero, ma di vederlo sempre e solo dal punto di vista dei suoi bisogni materiali, nella logica riduttiva del produttore/consumatore, anzi spesso solo come consumatore.

La terza parola è responsabilità. Anche in questo caso l’esperienza di Reggio Calabria ha favorito la presa di coscienza della responsabilità in riferimento a ogni ambito della vita, in particolare in riferimento alla vita civile e ai giovani. Il documento si sofferma su diversi aspetti in cui è necessario lavorare seriamente per il bene di tutti e di ciascuno pensando al futuro: questo deve essere l’intento di tutti. Anche qui mi chiedo se e come questa presa di coscienza possa valere per tutti i nostri cittadini, dai genitori agli amministratori, dalla scuola alla comunità ecclesiale. Nel travaglio del nostro tempo, responsabilità vuol dire che noi dobbiamo ricuperare sia un sano e salutare realismo – molte sono le illusione da abbandonare – sia uno slancio progettuale che faccia leva su verità degne dell’uomo. Va smascherata l’idea che più si ha e più si è felici, non è vero che più si consuma e più si è appagati. Responsabilità significa allora riscoprire altri beni, apprezzarli e valorizzarli. Penso ai beni relazionali nella famiglia, nei luoghi di lavoro, nella società civile: sono assai più preziosi di altri beni e concorrono decisamente ad aumentare la nostra felicità. Ma per accogliere e far valere questi altri e più preziosi beni, occorre il concorso di tutti, anche delle amministrazioni, nella loro gestione delle risorse e poi anche nella concezione stessa dell’amministrazione. Se si segue e si pratica un modello verticistico di vita sociale, si diffonde la ‘cultura del dovuto’: questa cultura, lo vediamo, non aiuta a formare una società civile responsabile.

Unità, speranza, responsabilità: sono tre parole semplici ma fondamentali per il bene comune, per far sì che il nostro Paese torni a crescere, per dare un futuro meno incerto alle generazioni più giovani. Siamo tutti chiamati in causa in quest’opera che è di amore verso il nostro Paese, verso i nostri concittadini, verso i nostri giovani. So che voi amministratori già state facendo parecchio in questa direzione e anche di questo vi ringrazio molto.

Concludo rinnovando a voi, alle vostre famiglie e ai vostri concittadini gli auguri più fervidi di buone feste natalizie. Vi assicuro anche l’accompagnamento della comunità ecclesiale, in particolare con il sostegno della preghiera.

+ Gianni Ambrosio
Vescovo di Piacenza-Bobbio

lunedì 12 dicembre 2011

Sacerdote a 45 anni

Dopo una serie di lutti nel clero diocesano e la scomparsa di ben tre sacerdoti in pochi giorni, ecco una new entry, un nuovo sacerdote che diventa tale a 45 anni. Per rispondere alla vocazione c'è sempre tempo.

L'ordinazione di un sacerdote diocesano continua ad essere un momento importante non solo dal punto di vista spirituale, anche da quello sociale e civico. Ecco perchè ieri in prima fila nel duomo di Piacenza c'erano tre sindaci di altrettanti comuni (Ludovico Albasi di Travo, Maria Bianchi di Gossolengo, Massimiliano Lodigiani di Santo Stefano Lodigiano), tutti in fascia tricolore, dunque a rappresentare le rispettive comunità al di là del colore politico. Presente anche il vice sindaco di Coli. Ecco perchè c'erano gli immancabili alpini con i loro cappelli piumati e le tute arancio dei volontari della Pubblica Assistenza Valtrebbia con il loro gonfalone. A rispondere sì alla chiamata del Signore è don Costantino Tomaso Dadda. Una vocazione adulta la sua, visto che diventa prete a 45 anni. Nato a Santo Stefano Lodigiano, da ragazzo studiò al collegio San Francesco dei Padri Barnabiti di Lodi, successivamente iniziò gli studi al Collegio Alberoni, salvo poi uscirne per diventare operatore di un'impresa di servizi funebri in Valtrebbia. Lavoro che lo ha fatto conoscere in provincia e stimare per il suo tatto e il suo garbo in un momento difficile e delicato della vita di una famiglia come quello della scomparsa di un proprio caro. Divenuto diacono permanente ha di nuovo risposto alla chiamata vocazionale, stavolta in via definitiva. Così ieri pomeriggio ha risposto sì alle domande del vescovo Gianni Ambrosio (presentato da monsignor Carlo Tarli, delegato vescovile per il diaconato permanente) ed è diventato sacerdote della diocesi di Piacenza-Bobbio. Il neo prete ha fatto propria l'omelia del presule. «Ovunque la provvidenza ti invierà ad esercitare il ministero tu annuncerai la parola di Dio e celebrerai l'eucarestia portando il sigillo della grazia del sacramento - lo ha esortato Ambrosio -. Il tuo sacerdozio sarà per tutti, per i giusti e i peccatori, per i piccoli e per i grandi, sarai segno della presenza di Dio in un mondo che spesso preferisce gli idoli. Porrai gesti di consolazione e generosità per essere seme di Dio che è amore. Ti comporterai con gratitudine, stupore, obbedienza, fedeltà alle promesse, vivrai la fraternità sacerdotale con il presbiterio. Lascia che Cristo sia tutto per te».
La celebrazione è stata accompagnata dai canti della corale della cattedrale mentre il servizio liturgico è stato svolto dai seminaristi del Collegio Alberoni. Don Costantino Dadda è il secondo sacerdote ordinato dal vescovo Gianni Ambrosio nel 2011 e porta il totale del clero diocesano a 300 preti. In attesa di un nuovo incarico, inizierà il proprio ministero sacerdotale nelle zone di Perino e Travo dove fino a ieri ha prestato servizio come diacono.
Federico Frighi


05/12/2011 Libertà

venerdì 9 dicembre 2011

Nomine, Santimento ad un prete brasiliano

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 24 Novembre 2011 il M. R.
Busi don Angelo, parroco di Borgo Val di Taro, provincia di Parma, mantenendo i precenti incarichi, è stato nominato Vicario episcopale territoriale del Vicariato 7 Val Taro-Val Ceno.

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 24 Novembre 2011, al M. R.
Figuredo Mendes don Luiz Carlos, vicario parrocchiale di Gragnano, è stato affidato l¹incarico di collaboratore nel servizio pastorale presso la parrocchia di Santimento, Comune di Rottofreno, Provincia di Piacenza.


Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 24 Novembre 2011, il M. R.
Cattivelli don Franco, vice rettore del Seminario Vescovile di Bedonia PR è stato nominato moderatore dell¹Unità pastorale 1 del Vicariato 7 Val Taro-Val Ceno.


Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 24 Novembre 2011, il M. R.
Ferraglio don Giacomo, parroco di Ottone e Rovegno, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale delle seguenti
parrocchie:


*Santi Antonio abate e Giacomo Apostolo in Fontanigorda, Provincia di Genova, resasi vacante in seguito al decesso dell¹ultimo titolare il M. R.
Cavatorta don Giuseppe;


*San Bartolomeo apostolo in Casoni, Comune di Fontanigorda, Provincia di Genova;


*Santa Giustina in Canale, Comune di Fontanigorda, Provincia di Genova;


*San Pietro Apostolo in Casanova, Comune di Rovegno, Provincia di Genova;


*San Giuseppe e Sant¹Antonio di Padova in Pietranera, Comune di Rovegno, Provincia di Genova.


Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 24 Novembre 2011, il M. R.
Musso don Emanuele Massimo, parroco di Tornolo PR, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato assistente ecclesiastico dell¹ U.N.I.T.A.L.S.I., sottosezione di Borgotaro-Bedonia PR.


Dalla Curia vescovile
Piacenza 9 dicembre 2011
il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi


mercoledì 7 dicembre 2011

Morto don Zorzi. maestro di preghiera

E’ morto questa mattina, nella sua abitazione di via Poggiali 27, don Diego Zorzi; i funerali verranno celebrati venerdì prossimo, 9 dicembre, alle ore 10, nella basilica di San Giovanni in Canale; saranno presieduti dal vescovo mons. Gianni Ambrosio. Don Diego Zorzi, anche se non incardinato nella diocesi di Piacenza-Bobbio, faceva parte a tutti gli effetti del clero piacentino. Nato a Merano il 18 agosto 1921, aveva fatto parte della diocesi di Trento. In un primo tempo aveva insegnato all’Università Cattolica: era stato assistente del prof. Franceschini e poi era stato titolare della cattedra di filologia romanza. Negli anni Settanta fonda la Comunità di preghiera contemplativa “Doce nos orare” da cui deriva un’associazione col compito specifico di insegnare a pregare. Trasferitosi a Piacenza, don Zorzi dà anche la propria collaborazione al parroco di San Giovanni In Canale, don Cesare Ceruti, e nel frattempo segue la sua Comunità che stabilisce la propria sede in via Nova 23. Questa comunità avrà l’approvazione nel 1997 dal vescovo mons. Luciano Monari.

martedì 6 dicembre 2011

L'arcivescovo Lanfranchi: educare significa dare una speranza di vita

L'arcivescovo piacentino Antonio Lanfranchi è un uomo di chiesa che riesce a parlare alla gente in modo semplice e diretto. Nessun volo pindarico o ragionamento accademico. Pensieri semplici che gli arrivano dal cuore e dall'esperienza. Qui sotto la sua recente lezione alla Cattolica.

Educare per formare l'uomo. E' questo, sotto forma di slogan, il senso della lezione che l'arcivescovo abate di Modena-Nonantola, il piacentino Antonio Lanfranchi, ha tenuto ieri mattina all'Università Cattolica nell'ambito del ciclo di incontri promosso dall'assessore provinciale Massimiliano Dosi, dedicato ai "Maestri e modelli di vita". L'alto prelato, originario di Grondone di Ferriere ha parlato ad un pubblico composto soprattutto di studenti, sia dell'istituto Colombini, sia della facoltà di scienze dell'educazione, introdotto dall'assessore Dosi e dal direttore di sede dell'università Mauro Balordi. In cabina di regia don Davide Maloberti, direttore dell'Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Piacenza- Bobbio. Tra il pubblico anche la prima maestra di Lanfranchi, Dina Bergamini, docenti universitari e il presidente di Piacenza Expo, Angelo Manfredini.
L'arcivescovo Lanfranchi parte dalla constatazione che qualunque cultura non può prescindere dalla domanda di educazione: «Senza questa domanda l'uomo sarebbe un fallito e seguirebbe un tragico destino». Invece non è così. «Educare è possibile ed è anche fondamentale. Si tratta di formare l'io, si tratta di formare l'uomo, cosa ancora più importante che creare professionisti. Contribuire come educatore alla nascita di un io che dura tutta la vita è la cosa più grande che si possa fare» si dice convinto l'arcivescovo Lanfranchi.
L'opera educativa è un mestiere che permette a chi lo fa di vivere, ma, osserva il presule, «in questo mestiere occorre inserire anche quella gratuità con cui il Papa, nella Caritas in Veritate, chiede venga affrontata l'economia».
Lo stupore di una vita che nasce sta, osserva Lanfranchi, all'origine dell'atto educativo: dunque educare vuol dire vivere il mistero della vita che si manifesta a partire dalla nascita. Ma non basta. Serve, come diceva don Giussani, l'impatto con la realtà. Un impatto che oggi sembra dominato solo dal piacere e non dalla spiritualità. Serve un esempio e monsignor Lanfranchi porta, come fa spesso, un frammento della sua vita vissuta. Il nipotino che guarda il cielo di Ferriere. Alla richiesta del perchè, la risposta: "Perchè prima di essere qui, noi eravamo tutti lassù". Ecco: «Con Dio o senza Dio la vita non è la stessa».
Da qui nasce l'impegno verso una educazione integrale che non censuri nessuna delle domande dell'uomo. Ma a chi tocca educare? Risposta: «A tutta la società con compiti e responsabilità diverse. E' importante creare sinergia tra scuole, parrocchie e famiglie, su comuni valori di fondo, rispettando le differenti modalità educative di ciascuno».
Alla base dell'educare c'è poi la maturazione di una conoscenza relativa all'altro: «L'educatore è coinvolto in prima persona, in una comunione di destino e di umanità che genera affezione, empatia, accettazione dell'altro per ciò che è». «L'educatore propone una visione di vita - evidenzia Lanfranchi - ma non gli interessa che il suo interlocutore diventi qualcuno, dare educazione è dare speranza per la vita. Lo diceva San Giovanni Bosco: educare è un affare del cuore».
Federico Frighi


26/11/2011 Libertà

lunedì 5 dicembre 2011

Morto monsignor Lavezzoli

E’ morto sabato, in un Hospice di Genova, dov’era ricoverato, monsignor
Mario Lavezzoli.
Mons. Mario Lavezzoli era nato a Ottone Soprano il 27 dicembre 1930 ed era stato ordinato sacerdote dal vescovo di Bobbio il 28 giugno del 1953. E’ stato inizialmente per sei anni parroco di Zerba, per subentrare alla guida dell’allora importante parrocchia di Borzonasca (Genova) a mons. Angelo Zambarbieri, ordinato vescovo della diocesi di Guastalla. Dopo ventidue anni è stato nominato parroco di Ottone e nel 1999 rettore del Santuario della Beata Vergine dell’Aiuto in Bobbio. Contemporaneamente è stato pure nominato canonico della concattedrale di Bobbio.
In questi anni ha collaborato anche alla pastorale nella parrocchia di Ceci. Ha rinunciato alla guida del Santuario bobbiese per motivi di salute nel 2005.

sabato 3 dicembre 2011

Morto don Gian Franco Marchi

I funerali di don Gian Franco Marchi si terranno lunedì prossimo, 5 dicembre, alle ore10, nella chiesa di Morfasso. Saranno presieduti dal vescovo mons. Gianni Ambrosio.
Don Gian Franco Marchi era nato a Castell’Arquato il 4 ottobre 1941; era stato ordinato sacerdote il 1° luglio 1967 ed aveva iniziato il servizio pastorale come curato a San Giorgio, passando nel 1968, con la stessa qualifica, a Carpaneto e nel 1970 ai SS.Angeli. Nel 1971 lascia il servizio in diocesi e diventa cappellano militare prendendo servizio a Villa Vicentina; nel 1978 passa al Terzo Raggruppamento Celere di PS di Milano; nel 1981 ad Aviano (Pordenone); nel 1984 a Venezia e nel 1992 a San Damiano. Rientra in diocesi nel 1996 e viene nominato amministratore parrocchiale di Morfasso parrocchia che guida dal 1° gennaio 1998 come parroco. Rinuncia alla parrocchia il 23 marzo 2008. Viveva ultimamente alla Casa del Clero di Piacenza.

giovedì 1 dicembre 2011

Consigli pastorali da rivitalizzare

Questa mattina, giovedì 1° dicembre, si è riunito nella Sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile il Consiglio presbiterale diocesano sotto la presidenza del vescovo mons. Gianni Ambrosio; ha coordinato i lavoro mons. Luigi Chiesa. Il Senato del Vescovo – il Presbiterale ha anche questa denominazione – era alla terza riunione dell’undicesima sessione quinquennale.

In apertura il vicario mons. Giuseppe Illica ha, tra l’altro, ricordato che è in distribuzione a tutti i sacerdoti il volume sui Polittici della diocesi realizzato recentemente dal Rotary Farnese (gli interessati devono rivolgersi in Curia a Mario Perinetti). Mons. Illica ha pure ricordato recenti incontri, tra cui quello dei Moderatori, durante il quale sono emersi spunti e riflessioni che meritano di essere ripresi.

Da parte sua il vicario per la pastorale mons. Giuseppe Busani ha aggiornato il Consiglio sui prossimi appuntamenti della Missione Popolare Diocesana. In particolare si è soffermato sulla settimana missionaria prevista dal 6 al 12 febbraio del prossimo anno dedicata al mondo giovanile e suo rapporto con il futuro. In ogni vicariato, nel mese di gennaio, si terranno incontri di formazione con alcuni incontri pubblici tra cui quello con gli amministratori civici. Altro appuntamento importante è la settimana liturgica in programma dal 15 al 22 aprile.

In questo periodo si doveva tenere un incontro con la lettura continua del Vangelo di Marco; per motivi organizzativi è stato rinviato alle ore 21 del prossimo 8 gennaio nella chiesa cittadina di San Savino. Interverranno un attore ed una cantante.

E’ stata poi la volta dell’esame degli organismi di partecipazione: i consiglieri erano stati invitati dalla giunta del Consiglio a coinvolgere su questo argomento i presbiteri dei rispettivi vicariati utilizzando una traccia così impostata: “Pensando ai Consigli Pastorali di Unità Pastorale e Parrocchiali, che avvertiamo in una fase di stanca e di difficoltà, noi preti – questa la domanda rivolta alla base del clero - ci interroghiamo, in vista del loro rinnovo, con la preoccupazione che non sia solo un rinnovo formale, ma un vero rinnovamento (se sarà possibile e se ne saremo capaci): quali sono i problemi e le difficoltà individuate nei vari livelli di Consigli Pastorali, (Consigli parrocchiali e di Unità Pastorale, di piccola o di grande/media parrocchia)? quali aspetti positivi avete riscontrato? quali sono stati gli accorgimenti che avete adottato per migliorarne il funzionamento e che hanno dato buoni risultati?”

I presbiteri rappresentanti dei vari vicariati hanno riferito sui risultati delle riunioni con i loro confratelli; a questi resoconti si è poi aggiunto il dibattito che ha fatto seguito alle relazioni. Tutto questo materiale verrà ora raccolto e messo a disposizione, nei prossimi mesi , dei vari organismi di partecipazione, tra cui, oltre allo stesso Presbiterale, il Consiglio pastorale diocesano (per quest’ultimo già dalla riunione di sabato prossimo), per impostare la nuova attività (il settore in questo periodo è impegnato nella costituzione delle nuove rappresentanze).

Dalle relazioni della base e dai contributi dei singoli presbiteri è emerso un quadro caratterizzato da una sostanziale difficoltà rappresentativa, da una crisi di identità sia degli stessi consigli sia dei componenti. Si nota ai vari livelli un diffuso senso di stanchezza, una scarsa partecipazione dei laici che tendono a delegare i sacerdoti (a volte sono gli stessi sacerdoti che faticano a coinvolgere i parrocchiani). Nonostante questo vento di crisi, che è stato condiviso da tutti, non sono mancati coloro che hanno sottolineato come queste difficoltà potrebbero agevolare un processo di cambiamento e di crescita; in molti vi è la convinzione che ormai la scelta dei Consigli rappresentativi è irreversibile; tra gli aspetti positivi vi è il buon funzionamento dei consigli economici, soprattutto nelle piccole parrocchie. In questi parrocchiani vi è ancora il senso di essere parte della comunità e questo induce a riflettere anche sulle scelte della pastorale diocesana che deve mettere in conto maggiormente la concretezza della vita delle persone interessate. Numerose le indicazioni operative.

Ha concluso il dibattito il Vescovo che non ha negato le difficoltà del presente, ma ha invitato ad un impegno secondo le proprie possibilità, evitando di lasciarsi vincere dal pessimismo. Mons. Ambrosio non ha mancato di dare indicazioni operative. In primo luogo la formazione . A questo proposito ha sottolineato che ci si forma attraverso la partecipazione e non secondaria è la comunicazione. “Comunità e comunicazione hanno la stessa radice”. E comunicare vuol dire flusso di informazioni tra i diversi livelli, in due direzioni; in questo meccanismo oggi qualche cosa si è inceppato: da qui la necessità di capire quali scelte operare. Occorre - ha sottolineato il Vescovo - rimotivarci partendo da quanto di positivo sta avvenendo, tra cui la partecipazione nelle piccole comunità su problemi concreti, anche se non dobbiamo dimenticare i principi fondamentali del nostro essere Chiesa. Utile, a questo proposito, può essere la valorizzazione dei momenti forti del cammino liturgico. Per mons. Ambrosio non ci si deve, comunque, lasciarsi demoralizzare dalle difficoltà, ma aprirsi all’oggi in modo propositivo.

Il Consiglio presbiterale ha poi parlato di formazione del clero, tema che è già stato affrontato ampiamente negli anni passati (nel 2007 è stato approvato un documento che - come è stato sottolineato - resta ancora valido ed è a disposizione degli interessati). Nella discussione fatta questa mattina sono stati valutati diversi aspetti del settore: negli incontri dare la precedenza alla lettura esistenziale e umana del sacerdote; privilegiare i momenti residenziale (lo ha ribadito anche il Vescovo); esaminare i motivi che portano all’assenteismo; fissare per tempo le date degli incontri formativi per facilitare la partecipazione.

Il Consiglio Presbiterale Diocesano tornerà a riunirsi il 2 febbraio 2012.

mercoledì 30 novembre 2011

2012, anno di pellegrinaggi

La Diocesi di Piacenza-Bobbio, attraverso il proprio Ufficio Pellegrinaggi, ha impostato il programma dei pellegrinaggi che si terranno nel prossimo anno 2012. Il primo appuntamento è con la Terra Santa: otto giorni e sette notti dall’8 al 15 marzo 2012. Il pellegrinaggio sarà guidato dal vescovo mons. Gianni Ambrosio.
Presentando queste iniziative, mons. Ambrosio sottolinea che “il pellegrinaggio da sempre attesta un’esigenza di fondo, insopprimibile: un desiderio di andare oltre, di trascendere la stessa condizione umana, è l’occasione per manifestare tensione verso un ‘oltre’, una meta ‘altra’. Il pellegrinaggio inizia con un distacco dalla casa, dal quotidiano, dalla vita di sempre, dai legami di tutti i giorni. L’allontanamento dal proprio contesto di vita esprime la tensione verso una realtà diversa e consente al pellegrino di avvicinarsi ad un ‘luogo’ santo. Certo, anch’esso è provvisorio, ma capace di evocare una sorta di esperienza appagante che lascia trasparire la condizione definitiva. Il pellegrino avverte l’esigenza di andare più avanti, verso il mistero”.
Il Vescovo anticipa che guiderà personalmente alcuni pellegrinaggi diocesani e tra questi proprio il primo, in ordine di tempo, quello in Terra Santa. La partenza è prevista l’8 marzo, dall’aeroporto di Orio al Serio di Bergamo e comporta una quota di partecipazione di 1.250 euro a cui si aggiunge il supplemento per l’eventuale camera singola. Gli interessati potranno avere tutte le informazioni rivolgendosi all’Ufficio Pellegrinaggi della Diocesi, Piazza Duomo 33, Piacenza, tel. 0523.337150, e-mail: ufficio pellegrinaggi@curia.pc.it, orario: dalle 9 alle 12,30, da lunedì a venerdì.

ALTRI PELLEGRINAGGI. Per il 2012 sono previsti altri pellegrinaggi diocesani: Fatima e Santiago di Compostela, 5 giorni, dal 7 all’11 giugno (partenza da Milano Malpensa), guiderà i pellegrini il vescovo mons. Gianni Ambrosio; pellegrinaggi a santuari di Francia (Lisieux, Paray-le-Monial e Nevers), dal19 al 25 maggio, partenza in pullman da Piacenza, presiede il vicario generale mons. Giuseppe Illica; Noto (dove è venerato il santo piacentino Corrado Confalonieri) e Santuari di Sicilia, partenza in aereo da Milano, dal 5 al 12 settembre, presiede il vicario generale mons. Giuseppe Illica.
In una apposita pubblicazione, che può essere richiesta all’Ufficio Pellegrinaggi, tutte le informazioni culturali, logistiche e tecniche dei vari pellegrinaggi.

lunedì 28 novembre 2011

Se San Colombano salva l'euro

L'arcivescovo di Belfast, nella sua visita piacentina, fa riflettere su come sia possibile pensare all'Europa di oggi così come la pensò San Colombano. Sarà il santo irlandese a salvare l'euro?

Se l'Europa vuole uscire dalla crisi non può fare a meno della figura di San Colombano. A sostenerlo è l'arcivescovo di Belfast (Down e Connor), Noel Treanor, che, oltre a provenire dalla patria di Colombano, attualmente rappresenta l'episcopato d'Irlanda (Irlanda del Nord ed Eire) alla Comece di Bruxelles, il parlamento europeo dei vescovi. E' lì, tra l'altro, che ha conosciuto il vescovo Gianni Ambrosio, rappresentante per la Cei, ed ha accettato di buon grado l'invito a Piacenza e Bobbio. Periferia dell'Europa, allora come oggi.
«Colombano, arrivato sul continente, in Francia, è entrato nella periferia del mondo conosciuto in quel tempo - osserva Treanor - in un momento difficile e scuro della storia europea, dominato dalle popolazioni barbare. Arrivato qui ha evangelizzato Germania, Austria, Francia, Svizzera e, appunto, Bobbio». «I monasteri che ha fondato erano centri di eccellenza - prosegue l'arcivescovo - dove Colombano ha coniugato la fede e l'industria umana, la tradizione del Vangelo cristiano e l'agricoltura, l'utilizzo dei boschi e la vita sociale locale». Morale: «Anche oggi quando la periferia si presenta come punto fragile e debole, che si tratti di Irlanda, di Portogallo, di Grecia o anche di Italia, credo che oggi noi, in quanto europei, dobbiamo prendere atto che questa periferia debole e fragile fa parte integrale del progetto Europa». Dall'importanza della periferia a quella della regola. «Pensando a Colombano e alla sua regola - evidenzia Treanor -, noi, in quanto cittadini, dobbiamo stabilire delle norme, un progetto che sia adeguato a rispondere alle sfide del nostro tempo». In quanto europei e credenti «per noi la figura della regola, come quella di San Colombano, «rappresenta la chiave dell'organizzazione, della civilizzazione, della cultura, di una antropologia umanistica». Per far fronte alle sfide politiche ed economiche di oggi, insomma, dobbiamo ripensare all'importanza della regola, «della regola stabilita in modo consensuale così come sono stati preparati i trattati fondatori della Comunità europea». «Per far avanzare questa Europa - è convinto l'arcivescovo - noi tutti dobbiamo riconoscere la loro importanza. Le regole servono non solo per limitare o imporre, sono elementi viventi che cercano di incarnare il cammino per arrivare ad un progetto di ordine etico-sociale».
San Colombano, grande umanista del suo tempo, «ci fa ricordare che all'origine del progetto europeo c'era una scelta di ordine etico e spirituale, una scelta antropologica, una scelta ispirata dalla tradizione cristiana».
L'arcivescovo conclude con una speranza: «Andiamo verso il 2015 e spero che nell'anniversario della morte di San Colombano (1.400 anni fa), tutte le nostre comunità in Italia, Svizzera, Austria, Germania, Irlanda e Francia possano ritrovarsi a pregare insieme». «Affinchè il cristianesimo - si augura - possa essere ringiovanito e rinfrescato da San Colombano per umanizzare, alla luce del Vangelo, le strutture comuni della nostra società».
Federico Frighi


24/11/2011 Libertà

mercoledì 23 novembre 2011

I carabinieri e la Virgo Fidelis

I carabinieri affidano il loro servizio quotidiano a Maria, la Virgo Fidelis. L'altro giorno, nella chiesa di San Giovanni in Canale, a Piacenza, erano in tanti i rappresentanti della Benemerita assieme al vescovo Gianni Ambrosio. Segno che il ministero che si fa in terra, lo si fa anche rivolgendosi alla protezione celeste. Una tradizione non solo di costume ma, evidentemente, di fede.

«Maria ha creduto ed ha compiuto la volontà di Dio. Tutto questo è espresso nell'aggettivo "fedele", il titolo con cui voi dell'arma dei carabinieri le rendete onore e la invocate perchè aiutati da lei possiate attendere con fedeltà e lealtà alla vostra missione». Così il vescovo Gianni Ambrosio si è rivolto ieri in San Giovanni in Canale ai carabinieri per la festa della patrona, la Virgo Fidelis. Nell'antica chiesa di via Beverora c'erano, tra gli altri, il prefetto Antonino Puglisi, il questore Calogero Germanà, il comandante provinciale dell'Arma, colonnello Paolo Rota Gelpi, il presidente della Provincia, Massimo Trespidi, il vice sindaco Francesco Cacciatore, i colonnelli dell'Arma, Edoardo Cappellano e Gianluca Bersella, della Finanza Maurizio De Panfilis. Il vescovo, assieme al parroco don Cesare Ceruti e a don Mimmo Pascariello, ha ricordato il servizio dei carabinieri «nel rispetto della giustizia, nella difesa della dignità delle persone che hanno bisogno di buone relazioni per vivere, della protezione dei cittadini dai soprusi». «La storia dell'Arma è densa di alti esempi di fedeltà al servizio della comunità - ha osservato Ambrosio -. Possiate con l'aiuto di Maria continuare a manifestare questa fedeltà, dedizione, servizio che sono le caratteristiche dello spirito dei carabinieri. Un compito esigente, a volte non sempre compreso, ma indispensabile perchè si possa operare in una società con buone relazioni». Al termine del rito il comandante provinciale di Piacenza ha preso la parola per commemorare l'evento. E' stata ricordata anche la battaglia per l'eroica difesa del caposaldo di Culqualber da parte del I° Battaglione Carabinieri e Zaptiè mobilitato, che il 21 novembre 1941 si sacrificò in una delle ultime cruente battaglie in terra d'Africa. Nella circostanza, si è commemorata anche "la Giornata dell'Orfano". E' proprio agli orfani, assistiti e confortati con amorevole cura dall'Arma e dall'Opera Nazionale Assistenza Orfani Militari Arma Carabinieri che si è voluto rivolgere un caloroso pensiero. La celebrazione ha avuto il commento musicale del soprano Maria Laura Groppi e dell'organista Donatella Tacchinardi. Analoga cerimonia è stata celebrata ieri nel duomo di Bobbio e nella collegiata di Fiorenzuola con i comandati di compagnia Fabio Longhi e Andrea Leo.
fed. fri.


22/11/2011 Libertà

Diocesi, 305 preti per 421 parrocchie

Non è possibile correre avanti e indietro per la diocesi a celebrar messe in ogni dove. Non si può più gestire la diocesi come se si fosse al capezzale di un malato. Lo ha detto il vicario generale, monsignor Giuseppe Illica, alla Bellotta davanti ai preti, ponendo così le basi per una rivoluzione epocale.


(fri) Trecentocinque sacerdoti per 421 parrocchie. Una situazione insostenibile se si vuole continuare a pensare la Chiesa «come se si fosse al capezzale di un malato», osserva con una metafora il vicario generale monsignor Giuseppe Illica. Ancora più insostenibile se si tiene conto che quasi il 70 per cento dei sacerdoti della diocesi di Piacenza-Bobbio ha più di sessant'anni. Ecco perchè la linea prevista dal progetto di razionalizzazione prevede un taglio netto delle messe domenicali. «Non riusciremo più a correre in giro per la montagna a celebrare messe in ogni luogo - dice il vicario -, non ha senso continuare così. Ci saranno parrocchie che non avranno più l'eucarestia ogni sette giorni. E' inevitabile». Quali e quante? A spanne, tutte quelle con meno di 500 anime. Il che vuol dire il 76,9 per cento delle 421 parrocchie che compongono la diocesi. I preti saranno, dunque, sempre più un lusso. Anche perchè, fa notare il vicario, «spiace che i sacerdoti non abbiano il diritto ad invecchiare, ad ammalarsi. In giro non c'è una categoria come la nostra che non va mai in pensione». Se la vecchiaia, dunque, arriva per tutti, non tutti hanno nel proprio carisma la missione del parroco. «Tutti i preti sono utili - assicura monsignor Illica - e nelle nomine è giusto tenere conto anche delle inclinazioni e delle loro caratteristiche personali».

18/11/11 Libertà

domenica 20 novembre 2011

Cura dimagrante per la diocesi

Si comincia a delineare la diocesi del prossimo futuro. La Chiesa locale necessita di una cura dimagrante tanto quanto all'Italia toccherà quella del governo Monti.

Accorpamento tra parrocchie, stop alle messe "in serie" nei fine settimana, strutture ridotte all'indispensabile, fiducia nei laici. Sono solo alcune delle linee cardine presentate dal vicario generale monsignor Giuseppe Illica al clero diocesano. L'occasione è la due giorni destinata ai vicari zonali e ai moderatori delle Unità Pastorali (assieme ai preti giovani) in corso fino ad oggi nel centro pastorale della Bellotta. Sono una cinquantina i sacerdoti presenti, assieme al vicario generale e al vescovo Gianni Ambrosio. All'ordine del giorno c'è la chiesa del futuro. L'attenzione solo al presente uccide, ricorda il vescovo nella sua introduzione. «Se c'è un difetto nella realtà odierna è che ci si dimentica che si viene da lontano - evidenzia il presule -. Possiamo essere testimoni e missionari solo nella misura in cui davvero abbiamo incontrato Cristo». Si parte da qui per una necessaria razionalizzazione dell'intera diocesi alla luce degli odierni tempi di crisi. Crisi economica, ma anche e soprattutto, spirituale e vocazionale. Il vicario generale parte dai dati della diocesi, dal numero dei sacerdoti sempre in calo, dall'età del clero che avanza inesorabilmente.
Parla della scelta dei laici, «verso i quali bisogna avere fiducia ad ai quali occorre delegare», della scelta dei poveri, in particolare «i giovani che non sanno se lavoreranno, se potranno farsi una casa o una famiglia», della scelta religiosa visto che «facciamo bene i Grest ma non siamo capaci di rendere più attraente il catechismo». Chi ha visto il film "Corpo celeste", proiettato in serata alla Bellotta, ne sa qualcosa di più. Parla, il vicario generale, della necessità di delegare, all'interno delle Unità Pastorali, ad uno o più tecnici, i beni immobili e le chiese in accordo con la Curia, «perchè noi non possiamo più gestirle». All'interno delle Unità Pastorali - «alcune sono da rivedere» - si curi poi la formazione e si svolga l'intera vita ecclesiale: «Ci vuole disponibilità a cambiare: non possiamo essere preti per la parrocchia ma dobbiamo esserlo per l'Unità Pastorale». Il vicario invita poi a tenere le strutture indispensabili: «Con i tempi che corrono non sappiamo quale sarà la disponibilità finanziaria e neppure la copertura dell'8 per mille, verso il quale ci affidiamo troppo». Si parla di fusioni di parrocchie e di accorpamenti, soprattutto nel centro storico della città. Il modello è quello dell'unica parrocchia che ingloba San Francesco, San Pietro, Santa Maria in Gariverto. Tutte le chiese del centro storico sono destinate a seguirlo. Poi le messe. Stop alla "produzione industriale" delle messe una ogni mezz'ora o peggio al medesimo orario come avviene in città anche tra chiese vicine. «Riducendo il carico di messe in città ci si potrebbe prendere cura - propone il vicario generale - di una specifica zona di montagna, soprattutto in inverno». Magari anche con il coinvolgimento dei laici.
Federico Frighi


18/11/2011
Libertà

venerdì 18 novembre 2011

Concerto in Duomo per San Colombano

Piacenza ricorda il suo compatrono San Colmbano con un concerto sabato 19 novembre alle ore 21 in Cattedrale. La festa liturgica del monaco irlandese cade il 23 novembre.
Al concerto, al quale sarà presente anche il vescovo mons. Gianni Ambrosio, intervengono l’Associazione Corale Polifonica San Colombano di Santa Giuletta nel pavese e l’Orchestra dell’Istituto superiore di studi musicali “Franco Vittadini” di Pavia. Fra gli interpreti, il soprano Susie Georgiadis e il contralto Morena Carlin; all’organo Guido Andreolli; direttore Ugo Nastrucci.
Verranno eseguite musiche di Vivaldi, Liszt, Frisina, Mozart e Rossini. La serata ha il patrocinio di degli Amici di San Colombano di Bobbio e di San Colombano di San Colombano al Lambro e del settimanale “Il Nuovo Giornale”.
Nel corso della serata verrà proiettato il video dell’udienza generale di Papa Benedetto XVI dell’11 giugno 2008 dedicata proprio a San Colombano.
La Corale polifonica San Colombano è nata a Santa Giuletta nel pavese nell’autunno del 1999, mentre le origini dell’Orchestra dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “F. Vittadini” di Pavia risalgono al 1867.

Un curato brasiliano per Gragnano

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 15 Novembre 2011 il M. R. Agosti don Sergio è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Martino Vescovo in Alseno, Provincia di Piacenza, resasi vacante in seguito alle dimissioni dell’ultimo titolare il M. R. Emiliani don Giuseppe e regolarmente accettate.

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 15 novembre 2011 il M. R. Giovanelli don Giovanni, parroco di Sperongia PC, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia della Natività di Maria in Villa Casali, Comune di Morfasso, Provincia di Piacenza.

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 15 novembre 2011 il M. R. Bavagnoli don Luigi, parroco di Pontedell’Olio e Riva PC, è stato nominato amministratore parrocchiale delle seguenti parrocchie:

* San Martino Vescovo in Torrano, Comune di Pontedell’Olio, Provincia di Piacenza;

* San Bartolomeo Apostolo in Sarmata, Comune di Pontedell’Olio, Provincia di Piacenza;

* San Pietro in Vincoli in Folignano, Comune di Pontedell’Olio, Provincia di Piacenza;

* San Giovanni Battista in Castione, Comune di Pontedell’Olio, Provincia di Piacenza.

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 15 novembre 2011 il M. R. Lezoli don Piero, parroco nominato di Vigolzone PC, è stato nominato amministratore parrocchiale delle seguenti parrocchie:

* San Lorenzo martire in Veano, Comune di Vigolzone, Provincia di Piacenza;

* Santa Maria Immacolata in Bicchignano, Comune di Vigolzone, Provincia di Piacenza;

* Sant’Antonino in Albarola, Comune di Vigolzone, Provincia di Piacenza.

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 15 Novembre 2011 il M. R. Battiato don Fabio, lasciando i precedenti incarichi, è stato nominato vicario parrocchiale della parrocchia di Sant’Antonino Martire in Borgo Val di Taro, Provincia di Parma ed inoltre gli è stato conferito l’incarico di collaboratore nel servizio pastorale all’interno dell’Unità pastorale 2 del Vicariato 7.

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 15 Novembre 2011 il M. R. Figuredo Mendes don Luiz Carlos, presbitero della diocesi di Bragança (Brasile) è stato nominato vicario parrocchiale della parrocchia di San Michele Arcangelo in Gragnano Trebiense, Provincia di Piacenza.

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 15 Novembre 2011 il M. R. Barani don Igino, parroco di Gossolengo, è stato nominato moderatore dell’Unità pastorale 6 del Vicariato 1 Comuni di Piacenza e Gossolengo.

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 15 Novembre 2011 il M. R. Lugani don Cesare, parroco di Bacedasco Basso, è stato nominato moderatore dell’Unità pastorale 7 del Vicariato 2 Val d’Arda PC.

Dalla Curia Vescovile

martedì 15 novembre 2011

Mensa Caritas, servono generi alimentari

Per il continuo aumento delle presenze che ha portato all’incremento dei pasti erogati presso la mensa diurna e serale e delle borse viveri consegnate alle famiglie, si segnala la necessità dei seguenti prodotti alimentari indispensabili al funzionamento della Mensa Caritas, ed in questo momento non sufficienti:

 Pasta
 Riso
 Scatolame (passata, pelati, tonno, etc.)
 Latte UHT a lunga conservazione
 Olio di oliva
 Caffè
 Zucchero
 Biscotti
 Formaggio grana sottovuoto

Si fa un appello alle aziende ed ai supermercati per il fabbisogno di carni.

Si segnala inoltre, per le borse viveri fornite alle famiglie in situazione di bisogno, la carenza di pannolini destinati a bambini da 0 a tre anni di età, detersivi per lavatrice( fustino) e confezioni di zucchero ( da un 1 Kg. ).

Tali generi possono essere consegnati direttamente presso la Mensa della Fraternità (tel. 0523/314087) in via S. Vincenzo 13 dalle ore 09.00 alle ore 13.00 oppure presso la sede della Caritas diocesana in Via P. Giordani 21 dalle ore 09.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 18.00.

Morto don Arnaldo Colla

E’ morto ieri mattina, nella Casa di cura Piacenza, don Arnaldo Colla. Nato a Carpaneto il 19 dicembre 1919, ordinato sacerdote il 19 giugno 1943, ha iniziato il servizio pastorale come curato in San Francesco. Nel 1950 è stato nominato parroco a Rocca Varzi Vecchia per passare, con la stessa qualifica, a reggere la parrocchia di Grintorto nel 1956. Ha rinunciato all’incarico a fine 2003 ritirandosi nella sua abitazione di Piacenza. I funerali si terranno oggi, mercoledì 16 novembre, alle ore 11, nella chiesa cittadina di San Francesco. Il feretro proseguirà poi per Cantone e verrà tumulato a Grintorto. Presiederà il rito funebre il vicario generale mons. Giuseppe Illica (il vescovo è impegnato fuori Piacenza).

domenica 13 novembre 2011

La giornata della colletta alimentare

La Fondazione Banco Alimentare Onlus (coordinamento nazionale) organizza ogni anno in novembre la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare. Questo appuntamento si è ormai affermato come un'importante possibilità per sensibilizzare il grande pubblico sui temi dello spreco e della fame, coinvolgendo milioni di persone in un puro gesto di gratuità; si tratta inoltre di un'occasione fondamentale per la raccolta di quei prodotti che molto difficilmente il Banco Alimentare riesce a reperire durante l'anno (es. olio, omogeneizzati ed altri prodotti alimentari per l'infanzia).
Nella nostra Regione l'iniziativa è coordinata dalla Fondazione Banco Alimentare Emilia Romagna Onlus (FBAER). L'organizzazione prevede: un coordinatore regionale affiancato al direttore della FBAER, un responsabile in ogni provincia o zona ed infine i "capi équipe", ovvero i volontari responsabili dei punti vendita.
In ciascuna provincia viene appositamente approntato un magazzino di stoccaggio dei prodotti raccolti, nel quale - subito dopo la Colletta - avviene una prima grossa distribuzione alle strutture caritative del territorio provinciale accreditate. Le strutture, assieme alla FBAER, sono corresponsabili nell'organizzazione e realizzazione dell'iniziativa.
Abbiamo fatto esperienza di come questa nostra proposta, oltre ad essere un contributo importante alle necessità di tantissime persone bisognose, sia al tempo stesso una reale occasione di cambiamento personale e civile per ognuno di noi e per chi vi aderisce. Infatti, pur svolgendosi in un'unica giornata, essa costituisce una forte possibilità educativa alla gratuità e alla solidarietà, come ci è stato testimoniato da parte di tanti volontari che hanno offerto la loro disponibilità e semplici cittadini che hanno donato la loro spesa (a volte anche a costo di sacrifici).
Promotori ufficiali della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, assieme alla Fondazione Banco Alimentare Onlus e alla CDO Opere Sociali, sono l'Associazione Nazionale Alpini e la Società San Vincenzo De' Paoli.
Anche per l'edizione 2011 contiamo di ottenere l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica ed il patrocinio della Regione Emilia Romagna e delle nove Amministrazioni Provinciali.
Nel 2010, a livello nazionale, attraverso la Colletta sono state raccolte 9.400 tonnellate di generi alimentari grazie al generoso impegno di oltre 110.000 volontari, all'adesione delle più importanti catene della distribuzione e grazie infine agli oltre 5.000.000 di italiani che hanno donato i prodotti acquistati per una grande "spesa della solidarietà".
Per quanto riguarda la nostra Regione, dato il perdurare della crisi, le nostre aspettative relative al risultato erano piuttosto contenute. La risposta della gente (volontari e donatori) ci ha invece particolarmente sorpreso. In Emilia Romagna infatti la raccolta è stata di oltre 1.050 tonnellate, il 5,9% in più rispetto all'anno precedente (che già aveva visto un risultato particolarmente positivo). L'iniziativa ha visto coinvolti, sempre sul territorio regionale, circa 14.000 volontari; i punti vendita che hanno aderito sono stati 969.
In Regione, le strutture caritative accreditate che hanno usufruito dei prodotti donati sono state 771, a favore di 117.134 persone in stato di povertà.
Per quanto riguarda l'edizione del 2011, poiché permane un contesto economico piuttosto critico e il numero delle richieste di sostegno (da parte soprattutto di parrocchie) cresce ogni giorno, tendiamo a sollecitare una maggiore partecipazione da parte del grande pubblico, in modo che la "spesa della solidarietà" raggiunga un quantitativo superiore a quello del 2010.
Il nostro impegno nasce dal fatto che sentiamo sempre più la responsabilità morale e civile di fronte alle quotidiane richieste di aiuto che ci giungono da parte delle Strutture caritative, a contatto quotidianamente con tante Persone bisognose della nostra Regione.
Non abbiamo certo la pretesa di risolvere il problema della fame e dello spreco alimentare, ma per passione all'Uomo e al suo destino diamo il nostro contributo, costruendo fatti che educano alla carità e alla solidarietà noi stessi e le persone che incontriamo.

mercoledì 9 novembre 2011

Incontri con Rinnovamento

Prende il via da giovedì 10 novembre un percorso di riscoperta della fede a cura della Comunità Magnificat del Rinnovamento nello Spirito. L’appuntamento è alle ore 21 presso la parrocchia di Nostra Signora di Lourdes in via Damiani 6 a Piacenza. La proposta, che proseguirà nei giovedì di novembre, dicembre e gennaio, prevede incontri di catechesi sulla Parola di Dio, animati nella spiritualità del Rinnovamento e a partire dai temi-chiave dell’annuncio cristiano: l’amore di Dio, il peccato dell’uomo e la salvezza nella morte e nella risurrezione di Gesù Cristo, la conversione del cuore, l’amore di Dio guarisce le ferite della vita, Gesù è il Signore, la promessa dello Spirito Santo: la santità e i carismi, l’effusione dello Spirito Santo, la crescita spirituale, la testimonianza di Dio nella vita. Gli incontri sono aperti a tutti.

Morti e santi, una festa del focolare

Bella l'omelia del vescovo Ambrosio lo scorso primo novembre al cimitero urbano. Pubblichiamo solo ora l'articolo con colpevole ritardo. I propri cari che non ci sono più, quelli che ci sono ancora su questa terra, i santi, tutti uniti attorno ad una sorta di focolare domestico. E' una riflessione che dà forza e che non ci fa sentire soli anche se a volte così ci pare di essere.

Una grande festa di famiglia: i santi, i defunti, le preghiere di chi è su questa terra. Una festa intima e di speranza, perchè la morte non è la parola fine. E' il vescovo Gianni Ambrosio a spiegare nella messa di Ognissanti al cimitero urbano il significato delle celebrazioni del primo e 2 novembre.
Una messa celebrata davanti al Famedio, nel cuore del cimitero urbano, con sacerdoti, diaconi, religiose e tanti piacentini che si sono fermati nell'insolito tepore di una giornata autunnale. Assieme al vescovo ci sono il parroco del Capitolo, don Giuseppe Sbuttoni, quello di Sant'Anna, don Luigi Fornari, di San Paolo, monsignor Bruno Perazzoli, don Giuseppe Formaleoni e quattro diaconi, tra i quali Sergio Fossati e Cesare Scita reggenti la cappellania del cimitero urbano. In prima fila, a rappresentare il Comune di Piacenza, il vice sindaco Francesco Cacciatore in fascia tricolore. Tra le colonne del Famedio, ad animare la celebrazione, i ragazzi del coro della parrocchia di Santa Maria del Suffragio, la chiesa del Capitolo.
«Quella di oggi è come una grande festa di famiglia - dice il vescovo -, i nostri fratelli e le nostre sorelle che ci accolgono nella pienezza della vita e nell'amore di Dio, la porta del cielo si è aperta per loro. Commemorando i defunti noi ricordiamo i nostri familiari, insieme alla preghiera nel cimitero della nostra città».
«La parola cimitero significa luogo del riposo, luogo del sonno - evidenzia Ambrosio - un termine scelto dai cristiani per indicare coloro che riposano ma che attendono di essere svegliati in attesa appunto della chiamata della vita eterna. I cristiani non hanno voluto utilizzare il termine necropoli, la città dei morti. Hanno scelto una parola che richiamasse il sonno e l'attesa, dunque manifestasse la fede nella vita e nella risurrezione, la speranza per la pienezza della vita».
Il vescovo sottolinea come sia significativo «il fatto di celebrare insieme la festa dei Santi e di commemorare i defunti. Da questo luogo del sonno e dell'attesa siamo invitati ad innalzare lo sguardo verso il cielo, dove coloro che ci hanno preceduti finalmente hanno trovato il volto del Signore». «La nostra visita al cimitero - continua il vescovo - la nostra preghiera si carica di intensità e affetto, diviene espressione di speranza». «Ogni anno in questa celebrazione abbiamo qualcuno in più per cui pregare - ammette Ambrosio nella sua omelia trasmessa in tutti i reparti dagli altoparlanti dell'impianto interno - per alcuni i genitori, per altri i fratelli, lo sposo, la sposa, i figli; la morte è sempre un evento che turba e colpisce, ma non è sempre oscurità o tenebra e soprattutto non è l'ultima parola».
Torna il concetto della festa di famiglia: «Nella nostra preghiera noi ci sentiamo misteriosamente uniti, ed è questo il senso della festa familiare, ai fratelli che chiamiamo santi perchè già partecipi della vita di Dio, ai fratelli che ci hanno lasciato e che attendono la visione piena del volto di Dio». Relazioni senza le quali il cimitero sì rischierebbe di rimanere un'arida necropoli e queste visite novembrine aride tradizioni popolate solo di ricordi, importanti, ma non rivolti verso il cielo.
«Nella nostra vita quotidiana rischiamo di rimanere chiusi in noi stessi - osserva infine il vescovo - senza uno sguardo ampio, senza questa prospettiva sul nostro futuro. L'apostolo Giovanni dice che già fin da ora siamo figli di Dio e da lui siamo benedetti e il suo amore impedisce che la morte abbia l'ultima parola. Il nostro è un pellegrinaggio diretto verso il volto di Dio».
Federico Frighi


02/11/2011 Libertà