martedì 4 marzo 2008
Ambrosio all'Azione Cattolica: non c'è democrazia senza associazionismo
Cari giovani e cari adulti dell’Azione Cattolica, ho letto su Il Filo la lettera di Pierpaolo, il vostro presidente. Verso la fine di questa lettera ho trovato la frase seguente: “Speriamo di avere con noi durante l’assemblea diocesana il nuovo vescovo che, mentre scrivo questa lettera, attendiamo ancora… Sarebbe bello poter mostrare, dal vivo, al nostro nuovo pastore la nostra disponibilità, il nostro impegno, la nostra gioia, il nostro affetto ed esprimere a lui quanto ci sta a cuore il bene delle persone e la vitalità della nostra Chiesa”.
Ecco esaudito il desiderio di Pierpaolo e, credo, il desiderio di tutti voi. Ma se questo era il vostro desiderio che oggi è esaudito, posso assicurarvi che è davvero grande, a pochi giorni dalla mia ordinazione episcopale, la mia gioia di salutarvi, di incontrarvi, di accogliere la vostra disponibilità e il vostro impegno, di sentire il vostro cuore pulsare “per il bene delle persone e per la vitalità della nostra Chiesa”.
Una Chiesa, la nostra, non solo vitale ma anche una Chiesa giovane: e questo grazie a voi, alla vostra presenza, alla vostra partecipazione, alla vostra associazione.
Una Chiesa vitale, una Chiesa giovane, una Chiesa che semina speranza perché illuminata da quella luce che è Gesù Cristo.
2. Proprio la luce è il tema di questa quarta domenica di Quaresima. La luce esteriore e quella interiore, il vedere con gli occhi e l’essere illuminati interiormente, il passaggio dall’oscurità alla luce.
Insieme a quello dell’acqua, il simbolo della luce è uno dei grandi simboli religiosi e culturali dell’umanità intera. Da sempre l’uomo avverte il bisogno della luce, è affascinato dalla luce. Perché la luce è vita, e la vita è vittoria sulle tenebre, è riscatto dall’oscurità.
Siamo ricercatori di luce, siamo fatti per vivere e per camminare nella luce.
Ma c’è un’oscurità che non possiamo sconfiggere con le sole nostre forze. La tenebra del male e del peccato è vinta solo da colui che è “la luce del mondo” (Gv 9, 5), da Gesù che, proprio nel racconto evangelico di questa domenica, dona luce a chi vive nelle tenebre con gesti e parole che evocano il dinamismo sacramentale.
Il racconto della guarigione del cieco nato ci invita a gioire di questo dono della luce che vince ogni oscurità, che sconfigge ogni tenebra, anche quella, profonda, del male e del peccato.
È un racconto che ha un chiaro significato di iniziazione al battesimo e di catechesi battesimale. Un racconto molto vivace e coinvolgente: come per il cieco che si lava nella piscina di Siloe c’è la grazia della luce, così a noi è offerta la grazia di una vita luminosa grazie all’incontro sacramentale con Cristo, grazie all’amicizia con Lui.
Il cieco del racconto evangelico non è solo una persona malata che viene guarita dalla sua cecità, ma è soprattutto la figura di chi accoglie la luce della fede. Perché la fede in Gesù Cristo è luce, perché credere in Lui, nel suo vangelo, è “vedere” in modo nuovo e, quindi, vivere in modo muovo.
3. Siamo allora anche noi sospinti alla professione di fede del cieco che esclama: “Io credo, Signore” (Gv 9, 38). Sì, io credo, noi crediamo: nella vicenda del cieco scopriamo la nostra storia, la storia di ogni cristiano, di ogni battezzato illuminato dalla luce che è Cristo Signore.
Ecco allora l’invito di Gesù: “chi mi segue non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12). E l’apostolo Paolo, come è stato proclamato nella seconda lettura, quasi commentando l’invito di Gesù, afferma: “Camminate come figli della luce e il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità” (Ef 5, 8-9).
Questa esortazione molto concisa dell’apostolo Paolo sembra capace di dire, cari amici, tutta la storia dell’Azione Cattolica, la vostra storia, ormai lunga e tuttavia sempre nuova. Sono passati 140 anni dalla fondazione e l’anniversario può essere l’occasione per comprendere più in profondità il senso e il valore del vostro essere associati.
Forse non prestiamo debita attenzione all’importanza dell’associazionismo per la vita sociale. E’ invece di capitale importanza: non c’è vita civile, non c’è democrazia senza la vita associativa.
Ma altrettanto capitale è l’importanza delle associazioni per vita ecclesiale. Vorrei invitare tutti, anche i curati e i parroci, a prenderne atto, a rendersene conto. Non si tratta di una preferenza o peggio di un mio capriccio più o meno ideologico. Si tratta semplicemente di prendere atto della realtà: senza le forme associative la vita è vissuta in modo individualistico, senza il legame di appartenenza il cammino di maturazione è puramente teorico e la libertà è pura astrazione. E se questo vale a livello sociale, vale ancor di più per la realtà ecclesiale.
Proprio questo valore dell’associazione è stato compreso da quello straordinario “movimento cattolico” che ha dato il via, con grande intelligenza e lungimiranza, a una serie di iniziative concrete, tra cui ciò che verrà poi denominata Azione Cattolica, per favorire una socialità civile e cristiana capace di far fronte ad una società lacerata dalle novità della modernità.
Ma anche il contenuto del vostro programma associativo, pur con accenti diversi e con termini nuovi, richiama quel grande progetto del “movimento cattolico”, un progetto che mira all’incontro tra la fede e la vita, tra il Vangelo e la cultura. Si tratta di un processo continuo, dinamico, che attende nuove concretizzazioni dentro le vicende storiche sempre mutevoli. Proprio nel mutare dei tempi e delle stagioni, il Vangelo è e resta la luce e la speranza per tutti, in ogni luogo e in ogni tempo. Nella sua qualità di “buona notizia”, il Vangelo è comunicazione della salvezza ed è risposta ad ogni domanda che gli uomini possano formulare, esplicitamente o implicitamente.
“Ieri, oggi e sempre”: Cristo resta lo stesso, il suo mistero è inesauribile, per “ampiezza, altezza, lunghezza e profondità”. Ogni cultura può trovare in Cristo e nel suo Vangelo la “sapienza” (il Logos) che illumina e orienta la vita degli uomini su strade di verità, di giustizia, di amore, di solidarietà, di convivenza nella pace.
Il Vangelo annunciato e testimoniato è il significato della vita della comunità cristiana, il motivo proprio per cui essa esiste. All’interno della comunità cristiana, l’Azione Cattolica è l’esempio concreto di cosa vuol dire luce battesimale, con l’impegno di una formazione capace di una testimonianza visibile e pubblica di quella “fede cristiana … aperta a tutto ciò che di grande, vero e puro vi è nella cultura del mondo”, capace di “ricercare i punti di contatto, di recuperare ciò che vi è di buono, ma anche di contrastare “ciò che nelle culture sbarra le porte al vangelo” (J. Ratzinger, «Il Logos e l’evangelizzazione della cultura», in Servizio nazionale per il progetto culturale (a cura di), Parabole medianiche. Fare cultura nel tempo della comunicazione, EDB, Bologna 2003, pp. 179-181).
Cari amici dell’Azione Cattolica, siate fieri della vostra grande storia, siate consapevoli della luminosità della fede e della testimonianza cristiana, sia capaci di un confronto sereno e spassionato con le diverse espressioni culturali. Memoria grata, testimonianza convinta della fede in Cristo, confronto intelligente: siano queste le cifre dell’impegno e della bellezza della vostra associazione.
† Mons. Gianni Ambrosio,Vescovo Piacenza-Bobbio
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione
Ambrosio-day, i complimenti di Bertone a monsignor Rizzi

Piacenza -Una celebrazione perfetta quella dell’entrata in diocesi del vescovo Gianni Ambrosio. I complimenti sono del segretario di Stato del Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone. Destinatario il giudice ecclesiastico e capo del cerimoniale liturgico della diocesi di Piacenza-Bobbio, monsignor Renzo Rizzi (nella foto il secondo da destra, dopo il cardinale Poggi) che lo scorso 16 febbraio ha guidato la solenne celebrazione in duomo. Il retroscena si è appreso solo ieri a margine dell’ultimo incontro del comitato diocesano creato per la celebrazione d’ingresso del vescovo Ambrosio. «Tutto è andato bene - ha commentato il vicario generale Lino Ferrari - ci sono arrivati tanti complimenti per come è stata organizzata la celebrazione e siamo molto contenti». Anche il vescovo Ambrosio ha voluto ringraziare i membri del comitato e lo ha fatto ricordando come attestati di merito gli siano arrivati anche da Vercelli, Milano e Roma. «L’esperienza fatta è stata preziosa, positiva e impegnativa - ha evidenziato monsignor Ferrari - si è vista la grande disponibltà alla collaborazione da parte di tutte le istituzioni».
F.Fr.
Il testo integrale su Libertà di oggi 4 marzo 2008
lunedì 3 marzo 2008
Obiettivo ok, sciolto il comitato per l'accoglienza ad Ambrosio
Si è riunito nel pomeriggio di oggi, lunedì 2 marzo, per un momento di verifica finale il Comitato che ha preparato l’ordinazione episcopale e l’ingresso di mons. Gianni Ambrosio a Piacenza. Il Comitato, presieduto da mons. Lino Ferrari, aveva seguito sotto il profilo organizzativo, liturgico, pastorale e della comunicazione la celebrazione che ha coinvolto quasi 3mila piacentini e non solo lo scorso 16 febbraio.
Il Comitato era formato da rappresentanti della diocesi: lo stesso mons. Ferrari, mons. Giuseppe Busani (vicario episcopale per la pastorale), mons. Eliseo Segalini (presidente del Capitolo dei canonici della Cattedrale), mons. Anselmo Galvani (parroco della Cattedrale), don Giuseppe Basini (segretario del Vescovo e amministratore parrocchiale di S. Antonino), don Paolo Camminati (Servizio per la pastorale giovanile), don Riccardo Lisoni (Servizio Multimedia per la pastorale), don Davide Maloberti (Ufficio comunicazioni), Fausto Fiorentini (Ufficio Stampa), suor Franca Barbieri (responsabile della religiose), il diacono Roberto Porcari, Teresio Cerini e Gino Taramino.
L’Università Cattolica, di cui mons. Ambrosio è assistente generale, era rappresentata dal prof. Romeo Astorri, preside di giurisprudenza alla sede piacentina dell’Ateneo. Il Comune di Piacenza era rappresentato da alcuni stretti collaboratori del sindaco, Vittoria Avanzi, Renza Malchiodi e Margherita Mezzadri.
L’incontro di verifica ha sottolineato la felice riuscita dell’arrivo a Piacenza del nuovo vescovo e dell’intera celebrazione che è stata presieduta dal card. Tarcisio Bertone. Molto positiva la collaborazione registrata tra la diocesi e le diverse istituzioni, in primo luogo il Comune di Piacenza, le forze dell’Ordine e le diverse realtà che hanno lavorato insieme per la felice riuscita della giornata. Grazie anche agli ambulanti del mercato del sabato mattina che hanno accettato il momentaneo trasferimento sul Pubblico Passeggio e ai commercianti dell’area di Piazza Duomo.
Numerosi i piacentini che hanno preso parte alla celebrazione, esprimendo così un forte coinvolgimento popolare. Preziosa, inoltre, la presenza di gruppi legati a mons. Ambrosio e provenienti da Milano, Roma e Vercelli.
Positivo lo svolgimento della celebrazione sul piano liturgico, dei canti e dei diversi segni. La messa ha visto il pieno utilizzo anche dell’ampia area del presbiterio, sistemata per l’occasione, nel quale, oltre al cardinal Bertone e ai vescovi, hanno trovato posto oltre 200 sacerdoti.
Positiva infine l’installazione dei maxischermi sia in Cattedrale che all’esterno del Duomo, che hanno permesso a tutti, con la collaborazione di Telelibertà, la visione della celebrazione e delle diverse fasi dell’accoglienza. Molti, poi, i piacentini che hanno seguito l’evento attraverso la diretta di Telelibertà ripresa anche dall’emittente Telepace che ha trasmesso via satellite la celebrazione.
Il vicario generale ha espresso a tutti la gratitudine della diocesi. E’ stata una giornata – ha detto – vissuta con grande gioia e commozione nei diversi momenti, dall’accoglienza a piazzale Milano - ai confini della provincia -, nella basilica di S. Antonino, in piazza Duomo e in Cattedrale. E’ stato un segno di speranza per l’intera Chiesa piacentina-bobbiese.
Il Comitato, al termine dell’incontro, ha ricevuto il sentito e caloroso grazie dello stesso mons. Ambrosio.
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo ...
settimane del suo ministero piacentino-bobbiese.Con il saluto fraterno vi confesso che, venendo a fare il vescovo, avevo ben chiaro un proposito: ascoltare molto e parlare poco. E invece mi tocca parlare spesso, forse troppo; spero almeno di riuscire ad ascoltare. Se così fosse, mezzo proposito sarebbe realizzato.
Vi chiedo poi scusa se non ho pensato ad un tema specifico per questo ritiro. Questi giorni sono per me piuttosto caotici. Mi manca il tempo per pensare, mi manca la tranquillità per meditare.
Allora vi propongo qualche spunto di riflessione partendo dalla Quaresima, dal cammino verso
Ho il timore – spero infondato – che questa finalità non sia molto considerata. Ho il sospetto – spero infondato ‑ che ciò che caratterizza e segna in profondità la rivelazione cristiana sia alla fin fine poco avvertito.
Ma lasciamo da parte sospetti e timori. Chiediamoci piuttosto: come ravvivare in noi – e suscitare nei nostri fratelli ‑ il desiderio di salvezza? È possibile intravedere un desiderio di salvezza in questo tempo di certezze solo provvisorie e precarie? Come risvegliare l’attesa di salvezza e fare in modo che il Vangelo possa essere non solo comunicato ma accolto come dono prezioso dagli uomini e dalle donne che sono alla ricerca di ragioni per vivere?
Questi sono gli interrogativi che rivolgo a me ma che affido anche a voi, alla vostra meditazione.
Suggerisco due spunti di risposta.
Il primo: per l’annuncio della salvezza occorre ricuperare, come stile, come metodo, come proposta, il colloquium salutis.
Il secondo: per suscitare il desiderio di salvezza occorre essere convinti che “il popolo è in attesa”.
1) Faccio ricorso ad un’espressione cara a Paolo VI, il colloquium salutis. È l’espressione centrale di quell’enciclica sempre attuale, l’Ecclesiam suam. L’annuncio della salvezza non può prescindere dal dialogo, come stile, come metodo, come proposta.
Alla base del colloquium salutis, vi è una precisa convinzione: la verità offerta nell’annuncio è in grado di incontrare la ricerca umana. Per cui la verità donata attraverso il dialogo è capace di venire incontro alle esigenze di fondo che muovono l’umanità. È per rispetto dell’uomo e della sua ricerca che si esige lo spirito di dialogo. Ma, ancor più, è per coerenza con la verità del messaggio annunciato che si esige lo spirito di dialogo.
La nostra Chiesa è ‘cattolica’: è mandata ad evangelizzare il mondo intero. Ma è ‘cattolica’ anche in questo senso: è aperta alla storia umana perché sia storia di vita e di salvezza.
oria umana – così volubile, così incerta, così problematica – è connessa intimamente al regno di Dio, aperto a tutti, già presente ed inaugurato nella storia come un seme che germoglierà nel futuro.
È stata davvero straordinaria la capacità della Chiesa di affiancare il cammino degli uomini e di sostenere il loro sforzo di crescita verso una dignità degna dell’uomo, cogliendone le aspettative più vere. Per questo la “prima attenzione” consiste “nello sforzo di metterci in ascolto della cultura del nostro tempo, per discernere i semi già presenti in essa”: è importante questa attenzione “per poterci fare servi della gioia e della speranza” dei nostri contemporanei” (Orientamenti Pastorali, n. 34). Naturalmente “l’attenzione a ciò che emerge nella ricerca dell’uomo non significa rinuncia alla differenza cristiana, alla trascendenza del Vangelo, per acquiescenza alle attese più immediate di un’epoca o di una cultura” (Orientamenti Pastorali, n. 35).
La stessa parrocchia è lì a dimostrare, con la sua straordinaria storia, l’ospitalità della Chiesa tutta per la vicenda umana. Come la comunità parrocchiale nel suo insieme si è fatta carico dei poveri, pena il venir meno della carità ecclesiale in quel luogo, così la comunità parrocchiale si è preoccupata dei molti equivoci che oscurano la trasparenza dell'immagine di Dio ed intralciano il cammino che nella fede in Gesù conduce al riscatto dell’esistenza. Questa ospitalità non è peraltro da pensare in termini di semplici occasioni di incontro e di conversazione. Essa è stata articolata e programmata nella forma di una rete di relazioni che hanno come polo di riferimento l'ambito dell'insediamento domestico. È quindi una ospitalità che fa riferimento alla 'casa' e alla 'famiglia', non nel senso ristretto e materiale delle rispettive figure, bensì nell'accezione complessiva e significativa di quell’insieme di rapporti che fanno capo alla dimensione 'domestica' dell'esistenza quotidiana.
L’ospitalità cristiana, così intesa e realizzata, è uno dei modi più eloquenti con cui la parrocchia ha reso – e deve rendere anche nell’oggi ‑ concretamente visibile l’accessibilità al cristianesimo e alla Chiesa. E dunque alla salvezza in Gesù Cristo. La parrocchia, per la realizzazione di tale ospitalità, ha fatto leva sull'indole peculiare del suo modo di essere, ha cioè realizzato la propria iniziativa cristiana di comunicazione della fede e di presenza della Chiesa, nei termini relativi alla sua caratteristica figura di insediamento locale dell'istituzione ecclesiale. Il cammino di fede verso la salvezza è così connesso alle condizioni domestiche della vita quotidiana. Scontando, è il caso di ricordarlo, il carattere complesso ed imprevedibile della ricerca di Dio e dell’appartenenza ecclesiale nella realtà odierna. Con una duttilità ed una flessibilità notevoli, la parrocchia ha valorizzato con intelligente disponibilità le opportunità di realizzazione di un’immagine irrinunciabile del cristianesimo: quella cioè che mette in luce l'universalità dell'accesso e della appropriazione della fede nelle condizioni offerte dalla normalità della vita individuale e collettiva di base.
2) Fin qui abbiamo parlato di stile. Per ravvivare e suscitare il desiderio di salvezza, occorre fare un passo successivo. Potremmo lasciarci guidare da un’indicazione scarna e sobria dell’evangelista Luca il quale afferma che “il popolo era in attesa” (Lc 3, 15).
Quel mondo ebraico inquieto e pieno di aspettative, preparato fin dall’esodo all’attesa del Regno di Dio cui i profeti hanno sempre richiamato il popolo con insistenza e con forza, avrebbe potuto accogliere prontamente il messaggio di Gesù che annuncia la venuta del Regno di Dio, concetto familiare all’Antico Testamento e al giudaismo. Così non è avvenuto. E tuttavia Luca dice: “il popolo era in attesa”.
L’interesse di molti per quell’annuncio si intreccia con lo sconcerto, la diffidenza, la delusione, il rifiuto. D’altronde il Regno che Gesù annuncia ha caratteri di novità – pensiamo anche solo alla sorprendente universalità ‑ che richiedono un modo muovo di pensare Dio e la sua presenza nel mondo.
Anche per la nostra realtà culturale si deve richiamare la sobria annotazione di Luca: “il popolo è in attesa”. Anche se, per diversi aspetti, l’odierna realtà sembra poco disposta ad attendere il Regno di Dio e poco preparata ad accoglierlo. Domande e desideri dell’uomo di oggi vanno spesso in altra direzione rispetto all’incontro con Dio. Molte aspettative odierne non si lasciano ispirare all’invocazione “Venga il tuo regno” (Mt 6, 10).
E tuttavia possiamo dire che anche oggi “il popolo è in attesa”: perché il Regno non si impone in modo clamoroso, perché è imprevedibile e si nasconde nella debolezza e nell’apparente fallimento.
Possiamo dire che oggi “il popolo è in attesa” anche perché l’uomo del nostro tempo, come di ogni tempo, è incerto ed inquieto: a quest’uomo è innanzi tutto rivolta la “buona notizia”, come promessa e come esperienza.
Occorre saper vedere nelle contrastanti condizioni di vita e nei rapidi cambiamenti la difficoltà di molti contemporanei di “identificare realmente i valori perenni”. Si tratta allora di illuminare la realtà vissuta per stimolare la ricerca di questi valori fondamentali. Gli Orientamenti pastorali della Chiesa italiana ci aiutano a comprendere il rapporto fra l’attesa cristiana e le aspettative storiche, fra la fede cristiana e la realtà quotidiana. Tale rapporto si fonda sul fatto che Dio, rivelandosi all’uomo come amore, rende l’uomo capace di una profonda coscienza della sua condizione umana, capace di svelarsi a se stesso. Ogni affermazione teologica è contemporaneamente un’affermazione sull’uomo, così come le nuove esperienze umane dicono qualcosa delle intenzioni di Dio nei nostri riguardi.
È opportuno ricordare alcune affermazioni della Gaudium et Spes: "Poiché
Creazione ed alleanza costituiscono un unico piano divino che ha al centro l’azione di salvezza di Dio nei confronti dell’uomo, immagine di Dio, capace di conoscere e amare di Dio.
Anche oggi, nella società postmoderna, il "popolo è in attesa". Nonostante tutto, al di là di tutto. Poiché anche oggi il cuore dell'uomo è inquieto, poiché è forte la nostalgia della “casa”, poiché vivo è il bisogno di salvezza, anche se spesso inconsapevole. I fatti del mondo non sono l'ultima parola. La questione di Dio non può essere rimossa, perché è questione cruciale per la serietà della vita e per un progetto di vita buona che guarda fiducioso al futuro.
È decisiva questa consapevolezza per comunicare il Vangelo.
Perché solo con cristiani consapevoli del dono ricevuto si affrontano le sfide che concernono il futuro dell'umanità e il futuro del cristianesimo. Solo con comunità ecclesiali convinte che "il Vangelo di Cristo, affidato alla Chiesa, annuncia e proclama la libertà dei figli di Dio" (Gaudium et Spes, n. 41), si può attuare un dialogo effettivo con gli uomini di oggi in vista dell’evangelizzazione della cultura del nostro tempo.
Insieme alla crescita di questa fondamentale consapevolezza, si tratta di rendere i credenti e le comunità ecclesiali capaci di dire e, prima ancora, di dirsi le ragioni della reale “convenienza” della fede cristiana con l’umano più autentico, nell’approfondimento del tema della libertà e nella valorizzazione dell’istanza della verità: così si attua il confronto con le attuali forme della cultura.
È una via difficile ma possibile, perché l’annuncio cristiano è per tutti gli uomini e per tutte le culture. E' una via praticabile perché
Conclusione
Vorrei concludere con un esempio concreto, riguardante la cura pastorale – ed anche l’impegno spirituale e culturale ‑ delle celebrazioni liturgiche. Si tratta, ripeto, solo di un esempio, di un’applicazione in cui far interagire la spiritualità cristiana e la cultura per far emergere il desiderio di salvezza per noi e per i fratelli.
Nel linguaggio pastorale corrente, le celebrazioni sacramentali ‑ in particolare la celebrazione eucaristica ‑ vengono considerate occasioni decisive della relazione con
La capacità della celebrazione di edificare
La cura pastorale (sottolineo che questo aggettivo implica anche altri aggettivi, come spirituale e culturale) della celebrazione deve sviluppare tutte le sue virtualità, secondo la logica che le è propria. Ritengo che se riuscissimo a far lievitare la qualità della celebrazione eucaristica nella prospettiva non solo di una più bella immagine dell’appartenenza ecclesiale – per il ‘convenire in assemblea ‑ ma anche nella prospettiva di una più gioiosa esperienza di essere ‘popolo di salvati’, di vivere la comunione con il mistero di Gesù, di confessare con cuore grato la liberazione dal male, allora la comunità eucaristica è davvero – oserei dire è di per sé, spontaneamente, naturalmente, ovviamente ‑ comunità significativa dal punto di vista di quella salvezza che è la finalità della missione del Signore Gesù.
Nell’Eucaristia Cristo morto e risorto è presente nel cuore del suo popolo. Nell’Eucaristia e grazie all’Eucaristia Cristo genera e rigenera incessantemente il suo popolo.
Nel vivo dell’azione eucaristica la comunità riconosce Cristo Salvatore dell’uomo e del mondo. Questo riconoscimento è l’annuncio vivente della salvezza in Gesù Cristo nella concretezza della vita personale e sociale. Con tutti i suoi limiti, il ‘popolo di Dio’ rende presente Cristo e lo comunica al cuore di ogni uomo. E’ il popolo cristiano che ha la grande responsabilità di rendere permanentemente attuale il dialogo – il colloquium salutis ‑ fra Cristo/Chiesa e il cuore dell’uomo. Da questo dialogo nasce la spiritualità cristiana, da questo dialogo sorge anche la cultura, quella cultura che è al servizio dell’uomo raggiunto nella sua globalità e nella sua interezza.
† Mons. Gianni Ambrosio,
Vescovo Piacenza-Bobbio
domenica 2 marzo 2008
Il Forum delle famiglie si rivolge a Napolitano
Il testo integrale su Libertà di oggi, 2 marzo 2008
sabato 1 marzo 2008
Ambrosio: la nostra società dipende dalla famiglia
La famiglia è un'istituzione che ha una funzione precisa, una missione specifica e straordinaria: la missione della trasmissione della vita in quanto vita propriamente umana. Da questa trasmissione della vita deriva la vita stessa della nostra società, la sua esistenza, la sua vitalità, la crescita civile della nostra realtà sociale; senza quel nucleo fondamentale costituito da un uomo e da una donna, che possono diventare papà e mamma, non si ha vita umana, non si ha l'esistenza di una societas, di uno stare insieme concordemente, confidando su valori comuni. Anche al di là dei modi diversi di intendere la famiglia, credo che questo punto sia davvero essenziale, decisivo: la vita umana creata attraverso la famiglia e la vita della società creata, anch'essa, attraverso la famiglia. Sappiamo che la famiglia ha perso alcune delle sue funzioni tradizionali; in verità questa perdita è avvenuta solo in un piccolo contesto: il nostro occidente, e l'occidente è poca cosa rispetto all'insieme del mondo. La famiglia di un tempo era una realtà assai più complessa e svolgeva parecchie funzioni come quella economica o quella della trasmissione delle conoscenze. Tutto questo non è scomparso del tutto ma oggi è molto attenuato nel nostro contesto occidentale. Sarà bene ricoprdare, ad esempio, che non è del tutto scomparsa la funzione economica della famiglia.
Al di là di queste funzioni, la missione della famiglia emerge chiaramente: è quella di essere al servizio della vita in quanto vita umana. Il cucciolo d'uomo ha sempre bisogno di essere introdotto nella esperienze umane attraverso persone che lo accolgano, che si vogliamo bene, che lo aiutino a riconoscere le cose più importanti, a saper distinguire queste da quelle meno importanti. Questa missione umanizzatrice è diventata oggi più evidente, decisiva, impellente e necessaria. Non ricononscere questa specifica funzione significa essere ciechi rispetto alla realtà. Da questa missione svolta oggi dalla famiglia dipende l'educazione di tanti, la felicità dei nostri ragazzi e dei nostri giovani, dipende la pace della nostra società. Abbiamo sentito le affermazioni molto vigorose di Giovanni Paolo II. Mi permetto qui di richiamare quanto affermato da Benedetto XVI nel messaggio per la giornata mondiale della pace: "La famiglia è un bene indispensabile per la Chiesa e per la società, è un fattore fondamentale per costruire e realizzare la pace". Una società che non favorisce la famiglia è un qualche cosa di non concepibile, una società che aiuta poco la famiglia (senza misure anche fiscali) è un assurdo. Contro questa assurdità occorre reagire e il vostro impegno per un fisco a misura di famiglia va, credo, in questa direzione.
Grazie e buon lavoro per il bene della famiglia, per il bene dei figli, per il bene della nostra società.
venerdì 29 febbraio 2008
Ambrosio mezz'ala
Ambrosio Amarcord - In questa foto d'epoca è ritratto l'attuale vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio, nella squadra di calcio del seminario. Squadra che ogni giovedì aveva il permesso di giocare. E' capitato più volte che facesse da allenatrice alla più forte Alessandria di Gianni Rivera nella partitella infrasettimanale. Nella foto, Gianni Ambrosio, è il secondo da destra accosciato. Il secondo da sinistra è l'attuale vescovo di Alessandria, monsignor Giuseppe Versaldi. "Eravamo due mezz'ali - ha ricordato qualche settimana fa a Piacenza in occasione dell'ordinazione del vescovo Ambrosio - Gianni era velocissimo".
giovedì 28 febbraio 2008
Ambrosio, l'omelia per i funerali di don Pancini
il gioioso stupore che traspare dalle parole attribuite a Mosè assume qui per noi, radunati per la celebrazione eucaristica in cui affidiamo al Signore il fratello don Giovanni, un significato del tutto particolare. Quello stupore è come un invito a far sì che la nostra celebrazione sia veramente celebrazione pasquale. Mose esclama: «Quale grande nazione ha la divinità così vicina a sé, come il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?» (Dt 4, 7). Il momento in cui Mosè pronuncia questo parole è solenne: egli sta per accomiatarsi dal popolo che ha guidato con mano ferma nel lungo peregrinare nel deserto. Ma qui, più che il tono del condottiero del popolo, Mosè manifesta l’affetto del padre sollecito, premuroso: egli invita alla fedeltà all'Alleanza e alla Legge. Proprio in questo contesto Mosè lascia trasparire il suo stupore e la sua gioia: il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo. Dio si fa prossimo dell'uomo che lo invoca, gli offre la sua alleanza per un cammino di liberazione. La Legge è donata dal Signore per custodire questa libertà, per arginare le forze ostili del caos, del disordine, della confusione che introducono disarmonia fin nel cuore dell'uomo. La Legge è il chinarsi premuroso di Dio sulla sua creatura perché possa liberare la propria ricchezza interiore nel segno dell'amore.
A questa stupenda verità siamo condotti dalla pagina evangelica. Il brano del vangelo secondo Matteo fa parte del capitolo 5°, il capitolo delle Beatitudini, con il grande discorso inaugurale con cui Gesù espone lo spirito nuovo del regno di Dio. È il discorso della montagna: «Gesù salì sulla montagna», annota Matteo (Mt 5, 1). Ed è opportuno ricordare questa annotazione in quanto, come sappiamo, Matteo si rivolge in primo luogo a una comunità giudeo-cristiana e a questa comunità vuole presentare Gesù come il nuovo Mosè che, dal monte, promulga la nuova Legge. Ma non per questo la Legge e i Profeti vengono aboliti: piuttosto essi raggiungono il loro compimento in Lui, in Gesù Cristo. è il Verbo fatto carne, venuto tra gli uomini per dare compimento alla Legge e ai Profeti. Nella sua persona e nella sua opera, nel dono della sua vita per noi, abbiamo la rivelazione piena dell'amore del Padre per il suo popolo, per ogni popolo, per l’umanità intera. Egli è l’amore incarnato di Dio. Il Padre non avrebbe potuto offrire un segno più eloquente e più forte del suo ardente amore per noi: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito»(Gv 3, 16). E così, come afferma anche l’apostolo Paolo, «pieno compimento della legge è l'amore» (Rm (13, 10). L’amore verso Dio – «amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza» – e l’amore verso il prossimo ‑ «amerai il prossimo tuo come te stesso": “da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti»(Mt 22, 40). Questo amore, accolto come dono e praticato come la ‘legge nuova’, è il vincolo di appartenenza a Cristo. E la consapevolezza che questo vincolo non può venire spezzato da nessuna forza ci dona la serena certezza “che la vita non è tolta, ma trasformata”. Cristo Gesù è il nuovo Mosè che ci conduce alla terra promessa, camminando con noi per accompagnarci anche quando attraversiamo la valle più oscura. Cristo Gesù è il Signore cui apparteniamo anche in morte per andare oltre alla morte e partecipare alla comunione d’amore nel mistero trinitario. Fratelli e sorelle, la nostra preghiera di suffragio per don Giovanni sia la preghiera fiduciosa dei figli che sanno di avere vicino il Signore ogni volta che lo invocano. Affidiamo alla misericordia di Dio questo nostro fratello, rendendo grazie al Signore perché don Giovanni è stato un testimone di Cristo presso il suo popolo che ha servito con dedizione e con fedeltà. Il Signore rivolga al suo servo don Giovanni la parola della beatitudine piena e definitiva: “vieni, benedetto dal Padre mio, ricevi in eredità il regno preparato per te fin dalla fondazione del mondo, perché tutto ciò che hai fatto a questi miei fratelli piccoli, lo hai fatto a me” (cfr. Mt 25, 34-40). Amen.
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.
Chiesa gremita per l'addio a don Pancini
da Libertà, 28 febbraio 2008
Per un fisco a misura di famiglia
Si inizierà con il saluto del vescovo Gianni Ambrosio. Parteciperanno il professor Pietro Boffi, responsabile del Centro documentazione Cisf (Centro internazionale studi famiglia) e il professor Ermes Rigon, presidente del Forum delle famiglie dell’Emilia Romagna. È previsto l’intervento dei rappresentanti del Comune e della Provincia di Piacenza. La raccolta delle firme “Per un fisco a misura di famiglia” avverrà in banchetti che i rappresentanti del Forum allestiranno fino al prossimo aprile. Le firme si raccoglieranno sul sagrato della cattedrale, della basilica di Sant’Antonino e sul Pubblico Passeggio (lato liceo scientifico) nei sabati del 2, dell’8, del 15, del 29 e del 5 aprile. Tutti i sabati, in sostanza, tranne il giorno prima di Pasqua. I volontari del Forum saranno presenti dalle 9 e 30 del mattino fino verso le 7 di sera.
F.Fr.
Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi, giovedì 28 febbraio 2008
Figli troppo cari, firme per un fisco più equo
A Piacenza il Forum si è costituito ufficialmente lo scorso 8 febbraio su iniziativa del Sidef (il sindacato delle famiglie). Attualmente ne fanno parte Acli, associazione Papa Giovanni XXIII, Azione Cattolica, Cif, Il Circolino, Coldiretti, Associazione famiglie numerose, Famiglie nuove, Mcl/Ordine francescano secolare, Rinnovamento dello Spirito/Sidef.
F.Fr.
Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi giovedì 28 febbraio 2008
mercoledì 27 febbraio 2008
Sidney, il vescovo dà il mandato ai giovani

martedì 26 febbraio 2008
Ambrosio celebra i funerali di don Pancini
I funerali di don Giovanni Pancini verranno celebrati domani, mercoledì 27 febbraio, alle ore 14,30, nella chiesa di San Bonico. Saranno presieduti dal vescovo monsignor Gianni
Ambrosio.
Morto don Pancini, a San Bonico per 60 anni
Chi lo ricorda lo descrive come una persona molto intelligente, vissuta nella povertà, un parroco all’antica. Nel 2001, non senza qualche protesta campanilista, la parrocchia venne accorpata a quella di San Giuseppe Operaio. Don Pancini, provato dagli acciacchi della vecchiaia, aveva chiesto al vescovo Luciano Monari di potersi ritirare. Il presule, accettate le dimissioni, ha poi ritenuto, vista l’esiguità degli abitanti della parrocchia e le caratteristiche del nuovo quartiere, di non inviare un nuovo sacerdote. Ha nominato don Giancarlo Conte, parroco di San Giuseppe Operaio, amministratore parrocchiale. Attualmente San Bonico - la chiesa è dedicata a San Bartolomeo - conta, secondo l’ultimo annuario diocesano, 502 anime. Dipendono dalla parrocchiale gli oratori della Beata Vergine Immacolata a Torricelle e San Filippo Benizzi ai Quattro Comuni.
fed.fri
Il testo integrale su Libertà di oggi 26 febbraio 2008
lunedì 25 febbraio 2008
Scuola e famiglia, alleanza educativa
L’ALLEANZA EDUCATIVA TRA SCUOLA E FAMIGLIA
Incontro per insegnanti e genitori promosso dalla Cooperativa Cattolica per la Scuola e la Formazione
Prende avvio un percorso di formazione e di riflessione, promosso dalla Cooperativa Cattolica per la Scuola e la Formazione della nostra diocesi, che pone al centro la corresponsabilità di insegnanti e genitori nell’educazione delle nuove generazioni.
Il percorso vuole attivare all’interno di ogni scuola paritaria, un gruppo di lavoro composto da docenti e genitori disponibili ad arricchire il rapporto tra scuola e famiglia.
Spesso tali rapporti sono vissuti in modo proficuo da pochi e in modo formale dai più; i contesti di partecipazione scolastica (assemblee, colloqui, consigli di classe) stanno perdendo la loro forza e sono sempre più disertati, hanno tenuta nella scuola dell’infanzia ma il coinvolgimento dei genitori diminuisce negli ordini successivi.
Non sempre la scuola è capace di creare consenso intorno alle finalità e alle scelte educative che sono alla base del suo lavoro; divario e incomprensioni si acutizzano quando ci sono momenti critici. Disorientamento e inadeguatezza sembrano bloccare i genitori di fronte alle loro responsabilità e, di conseguenza, scatta la delega all’istituzione scolastica.
In questo scenario appena abbozzato si colloca il percorso che vuole valorizzare le risorse sia dei docenti sia dei genitori per creare una rete solida di scambi e di responsabilità comuni.
Il primo appuntamento, aperto a tutte le persone interessate, sarà martedì 26 febbraio, presso il Seminario Vescovile di Via Scalabrini dalle ore 16,45 alle 18,30, in cui la dott.ssa Viola Battistini affronterà il tema: Alleanza educativa tra scuola e famiglia. La dott.ssa Battistini, docente di scuola primaria, laureata in Pedagogia e in Filosofia, attualmente distaccata dal Ministero presso l'Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC) nella segreteria nazionale, è anche Presidente della sezione Associazione genitori (Age) di Foligno, è membro della commissione del Forum provinciale delle associazioni genitori presso l'Ufficio Scolastico Regionale di Perugia, organizza Progetti per genitori nelle scuole del territorio in cui opera.
In questo incontro saranno approfondite le seguenti domande:
Come promuovere la sensibilità verso la responsabilità educativa di un genitore e di un insegnante?
Come condividere un progetto educativo comune volto al bene del ragazzo?
Come maturare una partecipazione, nei genitori, attiva e attenta alla vita della scuola?
Bobbio con Ambrosio nel cuore
Il vescovo Gianni Ambrosio, nella foto, entra nella concattedrale di Bobbio per la presa di possesso. Come si può notare, sul capo non ha la mitria utilizzata sabato scorso nel duomo di Piacenza e donatagli dall'università Cattolica. Indossa quella regalatagli dalla parrocchia di Carisio, paese di origine della famiglia.
Il vescovo Ambrosio entra in processione nella concattedrale di Bobbio, gremita di fedeli molti dei quali provenienti dai paesi vicini.
Le celebrazione è terminata. Il vescovo Gianni esce dalla concattedrale e riceve gli applausi della gente. I bobbiesi lo hanno già nel cuore. Lui saluta e sorride a tutti.
Tra il sindaco di Bobbio Roberto Pasquali e il parroco della concattedrale, monsignor Aldo Maggi, il vescovo Gianni Ambrosio ascolta l'esibizione del coro Gerberto. Tre brani al termine dei quali monsignor Ambrosio si complimenta con i cantori e sale sul palco per la foto ricordo.
