martedì 11 marzo 2008

Ambrosio in visita al sindaco

Ieri mattina, il vescovo Gianni Ambrosio, accompagnato dal vicario generale monsignor Lino Ferrari, ha fatto visita in municipio al sindaco Roberto Reggi. Un incontro cordiale - durato quasi un’ora - in cui il vescovo ha ringraziato Reggi per l’accoglienza dei piacentini nella cerimonia dello scorso 16 febbraio. Si è parlato naturalmente della collaborazione tra diocesi e Comune di Piacenza. Solo un accenno, nella prima parte dell’incontro, alla realizzazione dell’hospice (la casa per malati gravi). Il sindaco ha dichiarato di voler riconvocare quanto prima il tavolo di lavoro per accelerare la pratica. Al termine del colloquio, nell'atrio della sala consiliare, sono stato presentati al vescovo l'assessore Ignazio Brambati e alcuni dirigenti comunali.

Tonini sta meglio, dimissioni mercoledì

Piacenza - Il cardinale Ersilio Tonini sta meglio e verrà dimesso dall’ospedale di Ravenna molto probabilmente nella giornata di domani. Il porporato piacentino era stato ricoverato d’urgenza venerdì sera dopo aver avvertito forti dolori al ventre. I medici, dopo una serie di esami, gli hanno diagnosticato una subocclusione intestinale giudicandolo fuori pericolo. «Tutto è iniziato venerdì sera - spiega suor Paola, la religiosa che gli fa da segretaria -. Il cardinale era appena tornato da una lezione pomeridiana ai ragazzi del liceo classico e del liceo pedagogico di Ravenna. Mi ha chiamato e mi ha detto che avvertiva un forte dolore al ventre. Se stava fermo non sentiva invece nulla. Abbiamo chiamato il suo medico personale e, non trovandolo subito, il suo sostituto che ci ha consigliato di avvisare il 118». Tonini è giunto all’ospedale di Ravenna verso poco dopo le 7 di venerdì sera. Subito gli sono stati fatti gli esami necessari che hanno scongiurato problematiche connesse agli organi vitali. Tant’è che il cardinale piacentino è stato subito giudicato fuori pericolo. Secondo le prime informazioni sarebbe dovuto uscire dall’ospedale ieri mattina o al massimo oggi. Ieri mattina, ad esempio, ha concesso tranquillamente un’intervista al telefonino sul suo nuovo libro “Profezie per l’ottimismo” (Piemme). Vista l’avanzata età di Tonini - ha 93 anni - i medici gli hanno consigliato di rimanere in osservazione qualche giorno in più al fine di sottoporlo a nuovi esami. Preoccupazione prima e sollievo poi nella casa di Ravenna dove vive il porporato. «L’ho sentito questa mattina (ieri, per chi legge, ndr) al telefono - racconta suor Paola -. “Forza, sempre avanti, siamo giovani” mi ha detto. È sempre il solito». «Alla sua età dovrebbe riguardarsi di più - si lascia scappare - e invece ...». Invece il cardinale piacentino, prima del malore, mercoledì pomeriggio, era partito per Milano dove, il giorno successivo, aveva presenziato, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, all’inaugurazione di una mostra di disegni in tema biblico.

Il testo integrale su Libertà di oggi, martedì 11 marzo 2008

domenica 9 marzo 2008

Il cardinale Tonini all'ospedale. Non è grave.

Il cardinale Ersilio Tonini è stato ricoverato d'urgenza venerdì sera nel reparto di chirurgia dell'ospedale di Ravenna a causa di alcuni dolori addominali. Venerdì mattina era intervenuto all'Università Cattolica del Sacro Cuore, a Milano. Le sue condizioni, a quanto si è appreso dall'Azienda sanitaria locale di Ravenna, sono definite "non preoccupanti". Tonini, che ha 93 anni, è rimasto in osservazione nella giornata di oggi. Tutti gli esami avrebbero dato esito negativo e non ci sarebbero state complicanze. Secondo i medici, si è trattato di una subocclusione intestinale. Il cardinale piacentino potrebbe essere già dimesso domani o martedì.

sabato 8 marzo 2008

Ambrosio presenta il libro di don Giussani "Si può vivere così?"

Piacenza- Sarà il vescovo Gianni Ambrosio a presentare martedì sera il testo di monsignor Luigi Giussani “Si può vivere così?” L’appuntamento è per le ore 21 all’auditorium del conservatorio di musica Nicolini (via Santa Franca, 35 a Piacenza). L’iniziativa è organizzata da Comunione e Liberazione che ha adottato il testo per il suo cammino del 2008. «Il volume che verrà presentato - spiega Luciano Ferrari, responsabile piacentino di Cielle, durante la presentazione di ieri mattina nella sede di via San Giovanni assieme ad Enrico Braghieri - è stato rieditato da Rizzoli dodici anni dopo il successo registrato nella prima uscita del 1994». Martedì sera sarà presente anche monsignor Mauro Inzoli, presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus. Il volume “Si può vivere così? Uno strano approccio all’esistenza cristiana” è il risultato di un dialogo tra don Giussani e alcuni giovani (un centinaio) i quali hanno deciso di impegnare la propria vita con Cristo in una forma di dedizione totale accettando la proposta della “verginità”.

venerdì 7 marzo 2008

Il libro: Chiesa e internet

"Accesso alla rete in corso. La comunicazione della Chiesa dalla tradizione orale a Internet":
è il titolo dell'e-book dedicato al rapporto tra Chiesa e comunicazione.

Il volume passa in rassegna la storia della comunicazione della Chiesa cattolica, con particolare riferimento alla realtà italiana. Presenta, oltre ad un excursus storico, anche le chiavi di lettura del rapporto tra Chiesa e mass media. Ampio spazio è dedicato ad internet e alla presenza cattolica italiana in rete. Tra storia e tecnologia, oltre duemila anni di storia della comunicazione della Chiesa, dalla tradizione orale a Internet, condensati in 166 pagine.
L'eBook, scritto con linguaggio semplice ma con precisione scientifica, è scaricabile gratuitamente all'indirizzo http://books.lulu.com/content/2115315. Presentazione all'indirizzo http://barbara.fiorentini.googlepages.com/accessoallareteincorso
Dedicato a Operatori della comunicazione e della pastorale, educatori, formatori, comunicatori, cultori della materia.

L'autrice Barbara Fiorentini (Piacenza, 1971) è bibliotecaria universitaria specializzata in biblioteconomia multimediale. E' studiosa nel settore delle tecnologie applicate alla comunicazione e ricercatrice indipendente nel settore library and information science.

Sul tema Chiesa e comunicazione ha giù scritto: e-v@ngelo. La pastorale nell'era Internet. Piacenza, Editrice Berti, 2000 ; Lanç@ai as redes. Campo Grande (Brazil), UCBD, 2002 (con Gildasio Mendes dos Santos) ; A tempo di bit. Arte, Chiesa e comunicazione virtuale. Milano, Paoline, 2003 (insieme a Gildasio Mendes dos Santos) ; Focus Internet. La Chiesa in Internet, e-book, Edizioni d'Autrice, 2003 (http://barbara.fiorentini.googlepages.com/focus-ebook.pdf) ; C@st the Nets. The mission of the Catholic Church in the Era of Information, 2005 (insieme a Gildasio Mendes dos Santo e Timothy MacDonald). Web: http://barbara.fiorentini.googlepages.com/

Per ulteriori informazioni, contattare l'autrice scrivendo all'indirizzo barbara.fiorentini@gmail.com.

giovedì 6 marzo 2008

"Siate ricercatori di luce"

Pubblichiamo, con grave ritardo, l'omelia tenuta dal vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, domenica scorsa, 2 marzo 2008, per la IV domenica di Quaresima.

Miei cari fedeli,
il simbolo della luce è il tema di questa quarta domenica di Quaresima. La luce esteriore e quella interiore, il vedere con gli occhi e l’essere illuminati interiormente, il passaggio dall’oscurità alla luce. Insieme a quello dell’acqua, il simbolo della luce è uno dei grandi simboli culturali e religiosi dell’umanità intera. Da sempre l’uomo avverte il bisogno della luce, è affascinato dalla luce. Perché la luce è vita, e la vita è vittoria sulle tenebre, è riscatto dall’oscurità. Noi siamo ricercatori di luce, siamo fatti per vivere e per camminare nella luce. Ma c’è un’oscurità che non possiamo sconfiggere con le sole nostre forze. La tenebra del male e del peccato è vinta solo da colui che è «la luce del mondo» (Gv 9, 5), da Gesù che, proprio nel brano evangelico di questa domenica, dona luce a chi vive nelle tenebre con gesti e parole che evocano il dinamismo sacramentale. Siamo invitati a renderci consto della grazia del nostro essere battezzati in Cristo Gesù; siamo invitato a gioire del dono della luce che vince ogni oscurità, che sconfigge ogni tenebra, anche quella, profonda, del male e del peccato. Il racconto evangelico, che ha un chiaro significato di iniziazione al battesimo e di catechesi battesimale, è molto vivace e coinvolgente: come per il cieco che si lava nella piscina di Siloe c’è la grazia della luce, così a noi è offerta la grazia di una vita luminosa grazie all’incontro sacramentale con Cristo, grazie all’amicizia con Lui. Il cieco del racconto evangelico non è solo una persona malata che viene guarita dalla sua cecità, ma è soprattutto la figura di chi accoglie la luce della fede. Perché la fede in Gesù Cristo è luce, perché credere in Lui, nel suo vangelo, è “vedere” in modo nuovo e, quindi, vivere in modo muovo.
2. Per capire il senso di questo “vedere” in modo nuovo, soffermiamoci innanzi tutto proprio sullo sguardo, e precisamente sulla diversità tra lo sguardo di Gesù e quello dei suoi discepoli su quel cieco che incontrano per strada. E’ impressionante la diversità dello sguardo. Vedendo quel cieco, i discepoli interrogano subito Gesù: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?» (Gv 9, 2). Domanda forse legittima, che può riguardare le cause della sofferenza. Siamo sempre alla ricerca di una spiegazione. Ma a ben vedere la domanda è sconcertante. Innanzi tutto perché prescinde da quella persona malata, dalla sua sofferenza di non vedente: lo sguardo dei discepoli quasi non si rivolge al malato ma subito si dirige alle possibili cause della malattia. E poi perché è una domanda triste, è rassegnata: si limita a chiedere spiegazioni. Con un aggravante: dalla domanda traspare un giudizio già deciso e molto drastico, in quanto l’interrogativo dei discepoli lega in modo automatico la malattia al peccato. Al loro Maestro, al loro Rabbì, prontamente interpellato, i discepoli concedono solo un’alternativa: se quella cecità è dovuta al peccato del cieco o al peccato dei suoi genitori. Lo sguardo di Gesù è totalmente diverso, è rivolto al cieco e ed è rivolto a Dio. Gesù infatti risponde: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio» (Gv 9, 3). E le opere di Dio che Gesù viene a manifestare sono luce e vita, anche per chi è cieco fin dalla nascita. Gesù risponde dunque alla domanda dei discepoli negando quel legame tra la malattia e il peccato e rifiutando uno sguardo colpevolizzante. Il suo sguardo non è di giudizio, non è di condanna ma è uno sguardo di attenzione, di premura, di carità: la malattia di quel cieco è l’occasione del manifestarsi dell’azione di Dio. Non è dunque il momento di sapere chi è il colpevole. Non è neppure il momento di cercar di capire il perché della sofferenza. Ora è il momento, ben più importante, di accogliere l’azione di Dio che si manifesta nel dono della vista e, più ancora, nel dono della luce della fede. Anche le reazioni dei conoscenti e dei genitori di quel cieco non sono entusiasmanti: a loro interessa solo di non avere problemi. Ma ancor più preoccupante è la reazione dei farisei. Se i discepoli si aspettano una spiegazione, i farisei, invece, non si aspettano nulla. Anzi non vogliono aspettarsi nulla, neppure da Dio e dalla sua azione. Presumevano di avere tutto e pretendevano di sapere tutto: sono allora costretti a negare i fatti, a far finta di non vedere che c’è un uomo pieno di gioia perché finalmente ci vede, pur di non smentire la loro presunzione e di non intaccare le loro regole.
3. Ma arriviamo finalmente alla professione di fede del cieco che esclama: «Io credo, Signore», prostrandosi innanzi a Gesù (Gv 9, 38). Siamo anche noi sospinti alla stessa professione di fede del cieco: Sì, io credo, noi crediamo. Nella vicenda del cieco scopriamo la nostra storia, la storia di ogni cristiano, di ogni battezzato illuminato dalla luce che è Cristo Signore. Ecco allora l’invito di Gesù: «chi mi segue non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8, 12). E l’apostolo Paolo, come è stato proclamato nella seconda lettura, quasi commentando l’invito di Gesù, afferma: «Camminate come figli della luce e il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità» (Ef 5, 8-9). Questa esortazione molto concisa dell’apostolo Paolo sembra capace di dire, cari amici, ciò che la comunità cristiana ha fatto nel corso della storia e ciò deve continuare a fare oggi. Da quello sguardo nuovo – lo sguardo di Gesù sul cieco nato – deriva un cammino nuovo, il cammino dei figli della luce. Gesù ci dona il suo sguardo, la sua luce, il suo amore e noi siamo resi capaci di camminare sulla via della luce che è una via di bontà, di giustizia e di verità. Nel mutare dei tempi e delle stagioni, il Vangelo è e resta la luce e la speranza per tutti, in ogni luogo e in ogni tempo. “Ieri, oggi e sempre”: Cristo resta lo stesso, il suo mistero è inesauribile, per “ampiezza, altezza, lunghezza e profondità”. Ogni persona, ogni cultura può trovare in Cristo e nel suo Vangelo la “sapienza” (il Logos) che illumina la vita degli uomini e li dirige su strade di verità, di giustizia, di amore, di solidarietà, di convivenza nella pace. Fratelli e sorelle, ringraziamo con cuore davvero grato e riconoscente il Signore per il dono della luce battesimale. E chiediamogli di aiutarci ad essere “figli della luce”, anche per saper offrire ai nostri fratelli i buoni frutti della luce. Amen.
† Mons. Gianni Ambrosio,
Vescovo Piacenza-Bobbio

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione

mercoledì 5 marzo 2008

Centro Manfredini, festa per i 19 anni

Piacenza - «Quello che abbiamo fatto e che continuiamo a fare non è importante o qualche cosa di eccezionale, dovrebbe essere l’ordinarietà per tutti i cristiani». Don Angelo Bertolotti commenta così i 19 anni del Centro Manfredini che ieri sera ha festeggiato l’anniversario della fondazione. Una festa molto semplice, una messa e una “bicchierata” insieme. «Anche se non ci sono molte gratificazioni e soddisfazioni dal punto di vista umano - continua don Bertolotti - è un servizio che rifarei, ad occhi chiusi». Il Centro è nato da un’idea di don Bertolotti il 4 marzo del 1989 a Gossolengo. «Come curato (in San Sisto, San Sepolcro, Sant’Eufemia), nei campi estivi in parrocchia avevo ospitato diverse volte dei ragazzi disabili - racconta -. Mi ero reso conto che mancava una struttura del genere, una casa famiglia che operasse tutti i giorni dell’anno, anche quando non ci saranno più i genitori». La prima sede fu a Gossolengo, poi il trasferimento in via Grondana e infine nell’attuale via Beati. Il Centro nacque grazie ad una donazione di monsignor Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, grande amico di monsignor Enrico Manfredini, vescovo di Piacenza dal 1969 al 1983. Il Centro ospita attualmente due case famiglia per disabili attorno alle quali gravitano una cinquantina di volontari.
fed.fri.

Il testo integrale su Libertà di oggi 5 marzo

Il prefetto in visita al vescovo

Nella foto, il neo prefetto di Piacenza, Luigi Viana, durante l'incontro con il vescovo Gianni Ambrosio nello studio privato del presule nell'episcopio di Piacenza-Bobbio.

Si ringrazia Angela Carioni per la collaborazione.

martedì 4 marzo 2008

Ambrosio all'Azione Cattolica: non c'è democrazia senza associazionismo

L'omelia pronunciata dal vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, nella messa in duomo di domenica 2 marzo.

Cari giovani e cari adulti dell’Azione Cattolica, ho letto su Il Filo la lettera di Pierpaolo, il vostro presidente. Verso la fine di questa lettera ho trovato la frase seguente: “Speriamo di avere con noi durante l’assemblea diocesana il nuovo vescovo che, mentre scrivo questa lettera, attendiamo ancora… Sarebbe bello poter mostrare, dal vivo, al nostro nuovo pastore la nostra disponibilità, il nostro impegno, la nostra gioia, il nostro affetto ed esprimere a lui quanto ci sta a cuore il bene delle persone e la vitalità della nostra Chiesa”.
Ecco esaudito il desiderio di Pierpaolo e, credo, il desiderio di tutti voi. Ma se questo era il vostro desiderio che oggi è esaudito, posso assicurarvi che è davvero grande, a pochi giorni dalla mia ordinazione episcopale, la mia gioia di salutarvi, di incontrarvi, di accogliere la vostra disponibilità e il vostro impegno, di sentire il vostro cuore pulsare “per il bene delle persone e per la vitalità della nostra Chiesa”.
Una Chiesa, la nostra, non solo vitale ma anche una Chiesa giovane: e questo grazie a voi, alla vostra presenza, alla vostra partecipazione, alla vostra associazione.
Una Chiesa vitale, una Chiesa giovane, una Chiesa che semina speranza perché illuminata da quella luce che è Gesù Cristo.

2. Proprio la luce è il tema di questa quarta domenica di Quaresima. La luce esteriore e quella interiore, il vedere con gli occhi e l’essere illuminati interiormente, il passaggio dall’oscurità alla luce.
Insieme a quello dell’acqua, il simbolo della luce è uno dei grandi simboli religiosi e culturali dell’umanità intera. Da sempre l’uomo avverte il bisogno della luce, è affascinato dalla luce. Perché la luce è vita, e la vita è vittoria sulle tenebre, è riscatto dall’oscurità.
Siamo ricercatori di luce, siamo fatti per vivere e per camminare nella luce.
Ma c’è un’oscurità che non possiamo sconfiggere con le sole nostre forze. La tenebra del male e del peccato è vinta solo da colui che è “la luce del mondo” (Gv 9, 5), da Gesù che, proprio nel racconto evangelico di questa domenica, dona luce a chi vive nelle tenebre con gesti e parole che evocano il dinamismo sacramentale.
Il racconto della guarigione del cieco nato ci invita a gioire di questo dono della luce che vince ogni oscurità, che sconfigge ogni tenebra, anche quella, profonda, del male e del peccato.
È un racconto che ha un chiaro significato di iniziazione al battesimo e di catechesi battesimale. Un racconto molto vivace e coinvolgente: come per il cieco che si lava nella piscina di Siloe c’è la grazia della luce, così a noi è offerta la grazia di una vita luminosa grazie all’incontro sacramentale con Cristo, grazie all’amicizia con Lui.
Il cieco del racconto evangelico non è solo una persona malata che viene guarita dalla sua cecità, ma è soprattutto la figura di chi accoglie la luce della fede. Perché la fede in Gesù Cristo è luce, perché credere in Lui, nel suo vangelo, è “vedere” in modo nuovo e, quindi, vivere in modo muovo.

3. Siamo allora anche noi sospinti alla professione di fede del cieco che esclama: “Io credo, Signore” (Gv 9, 38). Sì, io credo, noi crediamo: nella vicenda del cieco scopriamo la nostra storia, la storia di ogni cristiano, di ogni battezzato illuminato dalla luce che è Cristo Signore.
Ecco allora l’invito di Gesù: “chi mi segue non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12). E l’apostolo Paolo, come è stato proclamato nella seconda lettura, quasi commentando l’invito di Gesù, afferma: “Camminate come figli della luce e il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità” (Ef 5, 8-9).
Questa esortazione molto concisa dell’apostolo Paolo sembra capace di dire, cari amici, tutta la storia dell’Azione Cattolica, la vostra storia, ormai lunga e tuttavia sempre nuova. Sono passati 140 anni dalla fondazione e l’anniversario può essere l’occasione per comprendere più in profondità il senso e il valore del vostro essere associati.
Forse non prestiamo debita attenzione all’importanza dell’associazionismo per la vita sociale. E’ invece di capitale importanza: non c’è vita civile, non c’è democrazia senza la vita associativa.
Ma altrettanto capitale è l’importanza delle associazioni per vita ecclesiale. Vorrei invitare tutti, anche i curati e i parroci, a prenderne atto, a rendersene conto. Non si tratta di una preferenza o peggio di un mio capriccio più o meno ideologico. Si tratta semplicemente di prendere atto della realtà: senza le forme associative la vita è vissuta in modo individualistico, senza il legame di appartenenza il cammino di maturazione è puramente teorico e la libertà è pura astrazione. E se questo vale a livello sociale, vale ancor di più per la realtà ecclesiale.
Proprio questo valore dell’associazione è stato compreso da quello straordinario “movimento cattolico” che ha dato il via, con grande intelligenza e lungimiranza, a una serie di iniziative concrete, tra cui ciò che verrà poi denominata Azione Cattolica, per favorire una socialità civile e cristiana capace di far fronte ad una società lacerata dalle novità della modernità.
Ma anche il contenuto del vostro programma associativo, pur con accenti diversi e con termini nuovi, richiama quel grande progetto del “movimento cattolico”, un progetto che mira all’incontro tra la fede e la vita, tra il Vangelo e la cultura. Si tratta di un processo continuo, dinamico, che attende nuove concretizzazioni dentro le vicende storiche sempre mutevoli. Proprio nel mutare dei tempi e delle stagioni, il Vangelo è e resta la luce e la speranza per tutti, in ogni luogo e in ogni tempo. Nella sua qualità di “buona notizia”, il Vangelo è comunicazione della salvezza ed è risposta ad ogni domanda che gli uomini possano formulare, esplicitamente o implicitamente.
“Ieri, oggi e sempre”: Cristo resta lo stesso, il suo mistero è inesauribile, per “ampiezza, altezza, lunghezza e profondità”. Ogni cultura può trovare in Cristo e nel suo Vangelo la “sapienza” (il Logos) che illumina e orienta la vita degli uomini su strade di verità, di giustizia, di amore, di solidarietà, di convivenza nella pace.
Il Vangelo annunciato e testimoniato è il significato della vita della comunità cristiana, il motivo proprio per cui essa esiste. All’interno della comunità cristiana, l’Azione Cattolica è l’esempio concreto di cosa vuol dire luce battesimale, con l’impegno di una formazione capace di una testimonianza visibile e pubblica di quella “fede cristiana … aperta a tutto ciò che di grande, vero e puro vi è nella cultura del mondo”, capace di “ricercare i punti di contatto, di recuperare ciò che vi è di buono, ma anche di contrastare “ciò che nelle culture sbarra le porte al vangelo” (J. Ratzinger, «Il Logos e l’evangelizzazione della cultura», in Servizio nazionale per il progetto culturale (a cura di), Parabole medianiche. Fare cultura nel tempo della comunicazione, EDB, Bologna 2003, pp. 179-181).
Cari amici dell’Azione Cattolica, siate fieri della vostra grande storia, siate consapevoli della luminosità della fede e della testimonianza cristiana, sia capaci di un confronto sereno e spassionato con le diverse espressioni culturali. Memoria grata, testimonianza convinta della fede in Cristo, confronto intelligente: siano queste le cifre dell’impegno e della bellezza della vostra associazione.

† Mons. Gianni Ambrosio,Vescovo Piacenza-Bobbio

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione

Ambrosio-day, i complimenti di Bertone a monsignor Rizzi



Piacenza -Una celebrazione perfetta quella dell’entrata in diocesi del vescovo Gianni Ambrosio. I complimenti sono del segretario di Stato del Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone. Destinatario il giudice ecclesiastico e capo del cerimoniale liturgico della diocesi di Piacenza-Bobbio, monsignor Renzo Rizzi (nella foto il secondo da destra, dopo il cardinale Poggi) che lo scorso 16 febbraio ha guidato la solenne celebrazione in duomo. Il retroscena si è appreso solo ieri a margine dell’ultimo incontro del comitato diocesano creato per la celebrazione d’ingresso del vescovo Ambrosio. «Tutto è andato bene - ha commentato il vicario generale Lino Ferrari - ci sono arrivati tanti complimenti per come è stata organizzata la celebrazione e siamo molto contenti». Anche il vescovo Ambrosio ha voluto ringraziare i membri del comitato e lo ha fatto ricordando come attestati di merito gli siano arrivati anche da Vercelli, Milano e Roma. «L’esperienza fatta è stata preziosa, positiva e impegnativa - ha evidenziato monsignor Ferrari - si è vista la grande disponibltà alla collaborazione da parte di tutte le istituzioni».
F.Fr.


Il testo integrale su Libertà di oggi 4 marzo 2008

lunedì 3 marzo 2008

Obiettivo ok, sciolto il comitato per l'accoglienza ad Ambrosio

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

Si è riunito nel pomeriggio di oggi, lunedì 2 marzo, per un momento di verifica finale il Comitato che ha preparato l’ordinazione episcopale e l’ingresso di mons. Gianni Ambrosio a Piacenza. Il Comitato, presieduto da mons. Lino Ferrari, aveva seguito sotto il profilo organizzativo, liturgico, pastorale e della comunicazione la celebrazione che ha coinvolto quasi 3mila piacentini e non solo lo scorso 16 febbraio.
Il Comitato era formato da rappresentanti della diocesi: lo stesso mons. Ferrari, mons. Giuseppe Busani (vicario episcopale per la pastorale), mons. Eliseo Segalini (presidente del Capitolo dei canonici della Cattedrale), mons. Anselmo Galvani (parroco della Cattedrale), don Giuseppe Basini (segretario del Vescovo e amministratore parrocchiale di S. Antonino), don Paolo Camminati (Servizio per la pastorale giovanile), don Riccardo Lisoni (Servizio Multimedia per la pastorale), don Davide Maloberti (Ufficio comunicazioni), Fausto Fiorentini (Ufficio Stampa), suor Franca Barbieri (responsabile della religiose), il diacono Roberto Porcari, Teresio Cerini e Gino Taramino.
L’Università Cattolica, di cui mons. Ambrosio è assistente generale, era rappresentata dal prof. Romeo Astorri, preside di giurisprudenza alla sede piacentina dell’Ateneo. Il Comune di Piacenza era rappresentato da alcuni stretti collaboratori del sindaco, Vittoria Avanzi, Renza Malchiodi e Margherita Mezzadri.
L’incontro di verifica ha sottolineato la felice riuscita dell’arrivo a Piacenza del nuovo vescovo e dell’intera celebrazione che è stata presieduta dal card. Tarcisio Bertone. Molto positiva la collaborazione registrata tra la diocesi e le diverse istituzioni, in primo luogo il Comune di Piacenza, le forze dell’Ordine e le diverse realtà che hanno lavorato insieme per la felice riuscita della giornata. Grazie anche agli ambulanti del mercato del sabato mattina che hanno accettato il momentaneo trasferimento sul Pubblico Passeggio e ai commercianti dell’area di Piazza Duomo.
Numerosi i piacentini che hanno preso parte alla celebrazione, esprimendo così un forte coinvolgimento popolare. Preziosa, inoltre, la presenza di gruppi legati a mons. Ambrosio e provenienti da Milano, Roma e Vercelli.
Positivo lo svolgimento della celebrazione sul piano liturgico, dei canti e dei diversi segni. La messa ha visto il pieno utilizzo anche dell’ampia area del presbiterio, sistemata per l’occasione, nel quale, oltre al cardinal Bertone e ai vescovi, hanno trovato posto oltre 200 sacerdoti.
Positiva infine l’installazione dei maxischermi sia in Cattedrale che all’esterno del Duomo, che hanno permesso a tutti, con la collaborazione di Telelibertà, la visione della celebrazione e delle diverse fasi dell’accoglienza. Molti, poi, i piacentini che hanno seguito l’evento attraverso la diretta di Telelibertà ripresa anche dall’emittente Telepace che ha trasmesso via satellite la celebrazione.
Il vicario generale ha espresso a tutti la gratitudine della diocesi. E’ stata una giornata – ha detto – vissuta con grande gioia e commozione nei diversi momenti, dall’accoglienza a piazzale Milano - ai confini della provincia -, nella basilica di S. Antonino, in piazza Duomo e in Cattedrale. E’ stato un segno di speranza per l’intera Chiesa piacentina-bobbiese.
Il Comitato, al termine dell’incontro, ha ricevuto il sentito e caloroso grazie dello stesso mons. Ambrosio.

Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo ...

Pubblichiamo il testo dell'intervento che il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, ha tenuto a Chiaravalle della Colomba lo scorso 21 febbraio con i sacerdoti del vicariato della Valdarda. Era, quello, il primo di una serie di incontri con i sacerdoti che il nuovo vescovo sta compiendo in queste prime settimane del suo ministero piacentino-bobbiese.

Con il saluto fraterno vi confesso che, venendo a fare il vescovo, avevo ben chiaro un proposito: ascoltare molto e parlare poco. E invece mi tocca parlare spesso, forse troppo; spero almeno di riuscire ad ascoltare. Se così fosse, mezzo proposito sarebbe realizzato.

Vi chiedo poi scusa se non ho pensato ad un tema specifico per questo ritiro. Questi giorni sono per me piuttosto caotici. Mi manca il tempo per pensare, mi manca la tranquillità per meditare.

Allora vi propongo qualche spunto di riflessione partendo dalla Quaresima, dal cammino verso la Pasqua, con un’attenzione particolare al dono della salvezza, che è la finalità della missione di Gesù: “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo…”, recitiamo nel Credo.

Ho il timore – spero infondato – che questa finalità non sia molto considerata. Ho il sospetto – spero infondato ‑ che ciò che caratterizza e segna in profondità la rivelazione cristiana sia alla fin fine poco avvertito.

Ma lasciamo da parte sospetti e timori. Chiediamoci piuttosto: come ravvivare in noi – e suscitare nei nostri fratelli ‑ il desiderio di salvezza? È possibile intravedere un desiderio di salvezza in questo tempo di certezze solo provvisorie e precarie? Come risvegliare l’attesa di salvezza e fare in modo che il Vangelo possa essere non solo comunicato ma accolto come dono prezioso dagli uomini e dalle donne che sono alla ricerca di ragioni per vivere?

Questi sono gli interrogativi che rivolgo a me ma che affido anche a voi, alla vostra meditazione.

Suggerisco due spunti di risposta.

Il primo: per l’annuncio della salvezza occorre ricuperare, come stile, come metodo, come proposta, il colloquium salutis.

Il secondo: per suscitare il desiderio di salvezza occorre essere convinti che “il popolo è in attesa”.

1) Faccio ricorso ad un’espressione cara a Paolo VI, il colloquium salutis. È l’espressione centrale di quell’enciclica sempre attuale, l’Ecclesiam suam. L’annuncio della salvezza non può prescindere dal dialogo, come stile, come metodo, come proposta. La Chiesa è Mater et Magistra, ma per essere madre e maestra deve essere anche sorella. In modo particolare oggi: l’annuncio del Vangelo deve essere permeato di spirito dialogico. L’invito ad accogliere – a “condividere” ‑ il dono straordinario della salvezza passa attraverso l’ascolto attento delle attese e delle speranze umane e proprio in quanto attento l’ascolto è anche critico.

Alla base del colloquium salutis, vi è una precisa convinzione: la verità offerta nell’annuncio è in grado di incontrare la ricerca umana. Per cui la verità donata attraverso il dialogo è capace di venire incontro alle esigenze di fondo che muovono l’umanità. È per rispetto dell’uomo e della sua ricerca che si esige lo spirito di dialogo. Ma, ancor più, è per coerenza con la verità del messaggio annunciato che si esige lo spirito di dialogo.

La Chiesa ha sempre camminato nella storia amando la compagnia degli uomini, intercettando le loro profonde esigenze e mostrando quanto sia ricca di frutti la scelta di libertà dell’uomo che si apre a Dio.

La nostra Chiesa è ‘cattolica’: è mandata ad evangelizzare il mondo intero. Ma è ‘cattolica’ anche in questo senso: è aperta alla storia umana perché sia storia di vita e di salvezza. La Chiesa cattolica ha sempre rifiutato ogni drastica divisione tra la salvezza donata in Cristo Gesù e la storia umana. Anzi è sempre stimolata a riconoscere che, in Gesù Cristo, la storia umana – così volubile, così incerta, così problematica – è connessa intimamente al regno di Dio, aperto a tutti, già presente ed inaugurato nella storia come un seme che germoglierà nel futuro.

È stata davvero straordinaria la capacità della Chiesa di affiancare il cammino degli uomini e di sostenere il loro sforzo di crescita verso una dignità degna dell’uomo, cogliendone le aspettative più vere. Per questo la “prima attenzione” consiste “nello sforzo di metterci in ascolto della cultura del nostro tempo, per discernere i semi già presenti in essa”: è importante questa attenzione “per poterci fare servi della gioia e della speranza” dei nostri contemporanei” (Orientamenti Pastorali, n. 34). Naturalmente “l’attenzione a ciò che emerge nella ricerca dell’uomo non significa rinuncia alla differenza cristiana, alla trascendenza del Vangelo, per acquiescenza alle attese più immediate di un’epoca o di una cultura” (Orientamenti Pastorali, n. 35).

La stessa parrocchia è lì a dimostrare, con la sua straordinaria storia, l’ospitalità della Chiesa tutta per la vicenda umana. Come la comunità parrocchiale nel suo insieme si è fatta carico dei poveri, pena il venir meno della carità ecclesiale in quel luogo, così la comunità parrocchiale si è preoccupata dei molti equivoci che oscurano la trasparenza dell'immagine di Dio ed intralciano il cammino che nella fede in Gesù conduce al riscatto dell’esistenza. Questa ospitalità non è peraltro da pensare in termini di semplici occasioni di incontro e di conversazione. Essa è stata articolata e programmata nella forma di una rete di relazioni che hanno come polo di riferimento l'ambito dell'insediamento domestico. È quindi una ospitalità che fa riferimento alla 'casa' e alla 'famiglia', non nel senso ristretto e materiale delle rispettive figure, bensì nell'accezione complessiva e significativa di quell’insieme di rapporti che fanno capo alla dimensione 'domestica' dell'esistenza quotidiana.

L’ospitalità cristiana, così intesa e realizzata, è uno dei modi più eloquenti con cui la parrocchia ha reso – e deve rendere anche nell’oggi ‑ concretamente visibile l’accessibilità al cristianesimo e alla Chiesa. E dunque alla salvezza in Gesù Cristo. La parrocchia, per la realizzazione di tale ospitalità, ha fatto leva sull'indole peculiare del suo modo di essere, ha cioè realizzato la propria iniziativa cristiana di comunicazione della fede e di presenza della Chiesa, nei termini relativi alla sua caratteristica figura di insediamento locale dell'istituzione ecclesiale. Il cammino di fede verso la salvezza è così connesso alle condizioni domestiche della vita quotidiana. Scontando, è il caso di ricordarlo, il carattere complesso ed imprevedibile della ricerca di Dio e dell’appartenenza ecclesiale nella realtà odierna. Con una duttilità ed una flessibilità notevoli, la parrocchia ha valorizzato con intelligente disponibilità le opportunità di realizzazione di un’immagine irrinunciabile del cristianesimo: quella cioè che mette in luce l'universalità dell'accesso e della appropriazione della fede nelle condizioni offerte dalla normalità della vita individuale e collettiva di base.

2) Fin qui abbiamo parlato di stile. Per ravvivare e suscitare il desiderio di salvezza, occorre fare un passo successivo. Potremmo lasciarci guidare da un’indicazione scarna e sobria dell’evangelista Luca il quale afferma che “il popolo era in attesa” (Lc 3, 15).

Quel mondo ebraico inquieto e pieno di aspettative, preparato fin dall’esodo all’attesa del Regno di Dio cui i profeti hanno sempre richiamato il popolo con insistenza e con forza, avrebbe potuto accogliere prontamente il messaggio di Gesù che annuncia la venuta del Regno di Dio, concetto familiare all’Antico Testamento e al giudaismo. Così non è avvenuto. E tuttavia Luca dice: “il popolo era in attesa”.

L’interesse di molti per quell’annuncio si intreccia con lo sconcerto, la diffidenza, la delusione, il rifiuto. D’altronde il Regno che Gesù annuncia ha caratteri di novità – pensiamo anche solo alla sorprendente universalità ‑ che richiedono un modo muovo di pensare Dio e la sua presenza nel mondo.

Anche per la nostra realtà culturale si deve richiamare la sobria annotazione di Luca: “il popolo è in attesa”. Anche se, per diversi aspetti, l’odierna realtà sembra poco disposta ad attendere il Regno di Dio e poco preparata ad accoglierlo. Domande e desideri dell’uomo di oggi vanno spesso in altra direzione rispetto all’incontro con Dio. Molte aspettative odierne non si lasciano ispirare all’invocazione “Venga il tuo regno” (Mt 6, 10).

E tuttavia possiamo dire che anche oggi “il popolo è in attesa”: perché il Regno non si impone in modo clamoroso, perché è imprevedibile e si nasconde nella debolezza e nell’apparente fallimento.

Possiamo dire che oggi “il popolo è in attesa” anche perché l’uomo del nostro tempo, come di ogni tempo, è incerto ed inquieto: a quest’uomo è innanzi tutto rivolta la “buona notizia”, come promessa e come esperienza.

Occorre saper vedere nelle contrastanti condizioni di vita e nei rapidi cambiamenti la difficoltà di molti contemporanei di “identificare realmente i valori perenni”. Si tratta allora di illuminare la realtà vissuta per stimolare la ricerca di questi valori fondamentali. Gli Orientamenti pastorali della Chiesa italiana ci aiutano a comprendere il rapporto fra l’attesa cristiana e le aspettative storiche, fra la fede cristiana e la realtà quotidiana. Tale rapporto si fonda sul fatto che Dio, rivelandosi all’uomo come amore, rende l’uomo capace di una profonda coscienza della sua condizione umana, capace di svelarsi a se stesso. Ogni affermazione teologica è contemporaneamente un’affermazione sull’uomo, così come le nuove esperienze umane dicono qualcosa delle intenzioni di Dio nei nostri riguardi.

È opportuno ricordare alcune affermazioni della Gaudium et Spes: "Poiché la Chiesa ha ricevuto l'incarico di manifestare il mistero di Dio, il quale è il fine ultimo personale dell'uomo, essa al tempo stesso svela all'uomo il senso della sua propria esistenza, vale a dire la verità profonda sull'uomo"; “Dio Salvatore e Dio creatore sono sempre lo stesso Dio, e così pure si identificano il Signore della storia umana e il Signore della storia della salvezza” (n. 41).

Creazione ed alleanza costituiscono un unico piano divino che ha al centro l’azione di salvezza di Dio nei confronti dell’uomo, immagine di Dio, capace di conoscere e amare di Dio.

Anche oggi, nella società postmoderna, il "popolo è in attesa". Nonostante tutto, al di là di tutto. Poiché anche oggi il cuore dell'uomo è inquieto, poiché è forte la nostalgia della “casa”, poiché vivo è il bisogno di salvezza, anche se spesso inconsapevole. I fatti del mondo non sono l'ultima parola. La questione di Dio non può essere rimossa, perché è questione cruciale per la serietà della vita e per un progetto di vita buona che guarda fiducioso al futuro.

È decisiva questa consapevolezza per comunicare il Vangelo.

Perché solo con cristiani consapevoli del dono ricevuto si affrontano le sfide che concernono il futuro dell'umanità e il futuro del cristianesimo. Solo con comunità ecclesiali convinte che "il Vangelo di Cristo, affidato alla Chiesa, annuncia e proclama la libertà dei figli di Dio" (Gaudium et Spes, n. 41), si può attuare un dialogo effettivo con gli uomini di oggi in vista dell’evangelizzazione della cultura del nostro tempo.

Insieme alla crescita di questa fondamentale consapevolezza, si tratta di rendere i credenti e le comunità ecclesiali capaci di dire e, prima ancora, di dirsi le ragioni della reale “convenienza” della fede cristiana con l’umano più autentico, nell’approfondimento del tema della libertà e nella valorizzazione dell’istanza della verità: così si attua il confronto con le attuali forme della cultura.

È una via difficile ma possibile, perché l’annuncio cristiano è per tutti gli uomini e per tutte le culture. E' una via praticabile perché la Chiesa, "dalla virtù del Signore risuscitato, trova la forza per vincere (…) le difficoltà e per svelare al mondo, con fedeltà, anche se non perfettamente, il mistero di Lui, fino a che alla fine dei tempi sarà manifestato nella pienezza della sua luce" (Lumen Gentium, 8).

Conclusione

Vorrei concludere con un esempio concreto, riguardante la cura pastorale – ed anche l’impegno spirituale e culturale ‑ delle celebrazioni liturgiche. Si tratta, ripeto, solo di un esempio, di un’applicazione in cui far interagire la spiritualità cristiana e la cultura per far emergere il desiderio di salvezza per noi e per i fratelli.

Nel linguaggio pastorale corrente, le celebrazioni sacramentali ‑ in particolare la celebrazione eucaristica ‑ vengono considerate occasioni decisive della relazione con la Chiesa. Come tali, i momenti celebrativi sono spesso preparati e gestiti con l'intento programmatico di sfruttarne al massimo le opportunità di istruzione, di esortazione, di coinvolgimento.

La capacità della celebrazione di edificare la Chiesa è reale. Ma l'evento rituale della celebrazione eucaristica è destinato a conseguire tale obiettivo se si matura il confronto con la Parola di Dio, se si rinvigorire la confessione della fede, se si incrementare la disponibilità alla dedizione e alla relazione fraterna.

La cura pastorale (sottolineo che questo aggettivo implica anche altri aggettivi, come spirituale e culturale) della celebrazione deve sviluppare tutte le sue virtualità, secondo la logica che le è propria. Ritengo che se riuscissimo a far lievitare la qualità della celebrazione eucaristica nella prospettiva non solo di una più bella immagine dell’appartenenza ecclesiale – per il ‘convenire in assemblea ‑ ma anche nella prospettiva di una più gioiosa esperienza di essere ‘popolo di salvati’, di vivere la comunione con il mistero di Gesù, di confessare con cuore grato la liberazione dal male, allora la comunità eucaristica è davvero – oserei dire è di per sé, spontaneamente, naturalmente, ovviamente ‑ comunità significativa dal punto di vista di quella salvezza che è la finalità della missione del Signore Gesù.

Nell’Eucaristia Cristo morto e risorto è presente nel cuore del suo popolo. Nell’Eucaristia e grazie all’Eucaristia Cristo genera e rigenera incessantemente il suo popolo. La Chiesa, ogni comunità particolare e ogni parrocchia sono frutto dell’Eucaristia e annunzio di Cristo salvatore di tutti gli uomini.

Nel vivo dell’azione eucaristica la comunità riconosce Cristo Salvatore dell’uomo e del mondo. Questo riconoscimento è l’annuncio vivente della salvezza in Gesù Cristo nella concretezza della vita personale e sociale. Con tutti i suoi limiti, il ‘popolo di Dio’ rende presente Cristo e lo comunica al cuore di ogni uomo. E’ il popolo cristiano che ha la grande responsabilità di rendere permanentemente attuale il dialogo – il colloquium salutis ‑ fra Cristo/Chiesa e il cuore dell’uomo. Da questo dialogo nasce la spiritualità cristiana, da questo dialogo sorge anche la cultura, quella cultura che è al servizio dell’uomo raggiunto nella sua globalità e nella sua interezza.

† Mons. Gianni Ambrosio,
Vescovo Piacenza-Bobbio

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

domenica 2 marzo 2008

VIDEO - Ambrosio al Forum delle famiglie

VIDEO - Forum famiglie, il monito di Giovanni Paolo II

Il Forum delle famiglie si rivolge a Napolitano

Piacenza- «La vita umana e la vita della società passano attraverso la famiglia. Mi sembra un’assurdità non tenerne conto e contro questa assurdità occorre reagire come sta facendo il Forum con un appello ai politici e agli uomini di cultura». Così il vescovo Gianni Ambrosio ha aperto ieri pomeriggio al cinema-teatro President il convegno organizzato dal Forum delle famiglie per lanciare anche a Piacenza la petizione nazionale per un fisco più attento ai bisogni delle coppie. Tanta la gente che ha accolto l’appello degli organizzatori e si è data appuntamento nel cinema-teatro della Santissima Trinità. Ad accompagnare il vescovo, il parroco, monsignor Riccardo Alessandrini. «La famiglia è un’istituzione che ha una funzione e una missione precisa straordinaria - ha evidenziato monsignor Ambrosio -: la trasmissione della vita umana dalla quale deriva la crescita civile della nostra realtà sociale. Senza quel nucleo fondamentale costituito da un uomo ed una donna che possono diventare papà e mamma non si dà vita umana, l’esistenza di una societas, di uno stare insieme confidando su valori comuni». Il convegno si è aperto con un video di Giovanni Paolo II sul sostegno alla famiglia. «Oggi paghiamo una grossa ingiustizia - ha detto Pietro Boffi, responsabile del Centro internazionale di studi sulla famiglia, uno dei relatori - e cioè che i carichi familiari non sono riconosciuti o sono riconosciuti troppo poco a livello di detrazioni o deduzioni. Il che vuol dire che due nuclei di pari reddito con composizione diversa pagano quasi le stesse tasse. Questo è un messaggio penalizzante per le famiglie». «Si vuole che la famiglia venga considerata un soggetto sociale - ha evidenziato Ermes Rigon, presidente regionale del Forum - non una somma di individui. La soggettività della famiglia è oggi la chance principale per un futuro di speranza». Nell’atrio del President i banchetti per firmare la petizione che verrà portata al Presidente della Repubblica. Viene chiesto, in estrema sintesi, che dal reddito delle famiglie si calcolino settemila euro per figlio (il minimo necessario per il suo sostentamento) e tale somma non venga tassata. Servono firme. Oggi in 134 comuni italiani il Forum schiera i suoi banchetti. A Piacenza saranno tre: in piazza Duomo, in piazza Sant’Antonino, sul Pubblico Passeggio (lato liceo scientifico). I Family day si rinnoveranno l’8, il 15, il 29 marzo e il 5 aprile.

Il testo integrale su Libertà di oggi, 2 marzo 2008

sabato 1 marzo 2008

Ambrosio: la nostra società dipende dalla famiglia

La famiglia è un'istituzione che ha una funzione precisa, una missione specifica e straordinaria: la missione della trasmissione della vita in quanto vita propriamente umana. Da questa trasmissione della vita deriva la vita stessa della nostra società, la sua esistenza, la sua vitalità, la crescita civile della nostra realtà sociale; senza quel nucleo fondamentale costituito da un uomo e da una donna, che possono diventare papà e mamma, non si ha vita umana, non si ha l'esistenza di una societas, di uno stare insieme concordemente, confidando su valori comuni. Anche al di là dei modi diversi di intendere la famiglia, credo che questo punto sia davvero essenziale, decisivo: la vita umana creata attraverso la famiglia e la vita della società creata, anch'essa, attraverso la famiglia. Sappiamo che la famiglia ha perso alcune delle sue funzioni tradizionali; in verità questa perdita è avvenuta solo in un piccolo contesto: il nostro occidente, e l'occidente è poca cosa rispetto all'insieme del mondo. La famiglia di un tempo era una realtà assai più complessa e svolgeva parecchie funzioni come quella economica o quella della trasmissione delle conoscenze. Tutto questo non è scomparso del tutto ma oggi è molto attenuato nel nostro contesto occidentale. Sarà bene ricoprdare, ad esempio, che non è del tutto scomparsa la funzione economica della famiglia.

Al di là di queste funzioni, la missione della famiglia emerge chiaramente: è quella di essere al servizio della vita in quanto vita umana. Il cucciolo d'uomo ha sempre bisogno di essere introdotto nella esperienze umane attraverso persone che lo accolgano, che si vogliamo bene, che lo aiutino a riconoscere le cose più importanti, a saper distinguire queste da quelle meno importanti. Questa missione umanizzatrice è diventata oggi più evidente, decisiva, impellente e necessaria. Non ricononscere questa specifica funzione significa essere ciechi rispetto alla realtà. Da questa missione svolta oggi dalla famiglia dipende l'educazione di tanti, la felicità dei nostri ragazzi e dei nostri giovani, dipende la pace della nostra società. Abbiamo sentito le affermazioni molto vigorose di Giovanni Paolo II. Mi permetto qui di richiamare quanto affermato da Benedetto XVI nel messaggio per la giornata mondiale della pace: "La famiglia è un bene indispensabile per la Chiesa e per la società, è un fattore fondamentale per costruire e realizzare la pace". Una società che non favorisce la famiglia è un qualche cosa di non concepibile, una società che aiuta poco la famiglia (senza misure anche fiscali) è un assurdo. Contro questa assurdità occorre reagire e il vostro impegno per un fisco a misura di famiglia va, credo, in questa direzione.

Grazie e buon lavoro per il bene della famiglia, per il bene dei figli, per il bene della nostra società.

Ecco l'intervento del vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio, al Forum delle famiglie, tenutosi sabato pomeriggio primo marzo al cinema-teatro President di Piacenza.

venerdì 29 febbraio 2008

Ambrosio mezz'ala

Ambrosio Amarcord - In questa foto d'epoca è ritratto l'attuale vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio, nella squadra di calcio del seminario. Squadra che ogni giovedì aveva il permesso di giocare. E' capitato più volte che facesse da allenatrice alla più forte Alessandria di Gianni Rivera nella partitella infrasettimanale. Nella foto, Gianni Ambrosio, è il secondo da destra accosciato. Il secondo da sinistra è l'attuale vescovo di Alessandria, monsignor Giuseppe Versaldi. "Eravamo due mezz'ali - ha ricordato qualche settimana fa a Piacenza in occasione dell'ordinazione del vescovo Ambrosio - Gianni era velocissimo".

giovedì 28 febbraio 2008

Ambrosio, l'omelia per i funerali di don Pancini

Cari fratelli e sorelle,
il gioioso stupore che traspare dalle parole attribuite a Mosè assume qui per noi, radunati per la celebrazione eucaristica in cui affidiamo al Signore il fratello don Giovanni, un significato del tutto particolare. Quello stupore è come un invito a far sì che la nostra celebrazione sia veramente celebrazione pasquale. Mose esclama: «Quale grande nazione ha la divinità così vicina a sé, come il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?» (Dt 4, 7). Il momento in cui Mosè pronuncia questo parole è solenne: egli sta per accomiatarsi dal popolo che ha guidato con mano ferma nel lungo peregrinare nel deserto. Ma qui, più che il tono del condottiero del popolo, Mosè manifesta l’affetto del padre sollecito, premuroso: egli invita alla fedeltà all'Alleanza e alla Legge. Proprio in questo contesto Mosè lascia trasparire il suo stupore e la sua gioia: il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo. Dio si fa prossimo dell'uomo che lo invoca, gli offre la sua alleanza per un cammino di liberazione. La Legge è donata dal Signore per custodire questa libertà, per arginare le forze ostili del caos, del disordine, della confusione che introducono disarmonia fin nel cuore dell'uomo. La Legge è il chinarsi premuroso di Dio sulla sua creatura perché possa liberare la propria ricchezza interiore nel segno dell'amore.
A questa stupenda verità siamo condotti dalla pagina evangelica. Il brano del vangelo secondo Matteo fa parte del capitolo 5°, il capitolo delle Beatitudini, con il grande discorso inaugurale con cui Gesù espone lo spirito nuovo del regno di Dio. È il discorso della montagna: «Gesù salì sulla montagna», annota Matteo (Mt 5, 1). Ed è opportuno ricordare questa annotazione in quanto, come sappiamo, Matteo si rivolge in primo luogo a una comunità giudeo-cristiana e a questa comunità vuole presentare Gesù come il nuovo Mosè che, dal monte, promulga la nuova Legge. Ma non per questo la Legge e i Profeti vengono aboliti: piuttosto essi raggiungono il loro compimento in Lui, in Gesù Cristo. è il Verbo fatto carne, venuto tra gli uomini per dare compimento alla Legge e ai Profeti. Nella sua persona e nella sua opera, nel dono della sua vita per noi, abbiamo la rivelazione piena dell'amore del Padre per il suo popolo, per ogni popolo, per l’umanità intera. Egli è l’amore incarnato di Dio. Il Padre non avrebbe potuto offrire un segno più eloquente e più forte del suo ardente amore per noi: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito»(Gv 3, 16). E così, come afferma anche l’apostolo Paolo, «pieno compimento della legge è l'amore» (Rm (13, 10). L’amore verso Dio – «amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza» – e l’amore verso il prossimo ‑ «amerai il prossimo tuo come te stesso": “da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti»(Mt 22, 40). Questo amore, accolto come dono e praticato come la ‘legge nuova’, è il vincolo di appartenenza a Cristo. E la consapevolezza che questo vincolo non può venire spezzato da nessuna forza ci dona la serena certezza “che la vita non è tolta, ma trasformata”. Cristo Gesù è il nuovo Mosè che ci conduce alla terra promessa, camminando con noi per accompagnarci anche quando attraversiamo la valle più oscura. Cristo Gesù è il Signore cui apparteniamo anche in morte per andare oltre alla morte e partecipare alla comunione d’amore nel mistero trinitario. Fratelli e sorelle, la nostra preghiera di suffragio per don Giovanni sia la preghiera fiduciosa dei figli che sanno di avere vicino il Signore ogni volta che lo invocano. Affidiamo alla misericordia di Dio questo nostro fratello, rendendo grazie al Signore perché don Giovanni è stato un testimone di Cristo presso il suo popolo che ha servito con dedizione e con fedeltà. Il Signore rivolga al suo servo don Giovanni la parola della beatitudine piena e definitiva: “vieni, benedetto dal Padre mio, ricevi in eredità il regno preparato per te fin dalla fondazione del mondo, perché tutto ciò che hai fatto a questi miei fratelli piccoli, lo hai fatto a me” (cfr. Mt 25, 34-40). Amen.

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

Chiesa gremita per l'addio a don Pancini

Piacenza (f.fr.) Una ventina di sacerdoti e una centinaio di fedeli hanno dato l’addio ieri pomeriggio al vecchio parroco di San Bonico, don Giovanni Pancini, scomparso a 93 anni. I funerali sono stati celebrati dal vescovo Gianni Ambrosio. Tra i sacerdoti presenti, nella chiesa di San Bartolomeo, don Piergiovanni Cacchioli, don Gianluca Barocelli, don Giancarlo Conte e don Stefano Segalini, don Francesco Bonzanini (ordinato sacerdote un anno dopo don Pancini). Don Conte ha tratteggiato la figura del vecchio parroco di San Bonico ricordando, tra l’altro, il suo impegno missionario. Nel 2004 fece costruire un centro pastorale in piena Amazzonia.

da Libertà, 28 febbraio 2008

Per un fisco a misura di famiglia

Piacenza - Il convegno organizzato dal Forum delle famiglie ha come slogan “Un fisco a misura di famiglia”. L’appuntamento è per sabato primo marzo alle ore 16 e 30 al cinema President, in via Manfredi 30 a Piacenza.
Si inizierà con il saluto del vescovo Gianni Ambrosio. Parteciperanno il professor Pietro Boffi, responsabile del Centro documentazione Cisf (Centro internazionale studi famiglia) e il professor Ermes Rigon, presidente del Forum delle famiglie dell’Emilia Romagna. È previsto l’intervento dei rappresentanti del Comune e della Provincia di Piacenza. La raccolta delle firme “Per un fisco a misura di famiglia” avverrà in banchetti che i rappresentanti del Forum allestiranno fino al prossimo aprile. Le firme si raccoglieranno sul sagrato della cattedrale, della basilica di Sant’Antonino e sul Pubblico Passeggio (lato liceo scientifico) nei sabati del 2, dell’8, del 15, del 29 e del 5 aprile. Tutti i sabati, in sostanza, tranne il giorno prima di Pasqua. I volontari del Forum saranno presenti dalle 9 e 30 del mattino fino verso le 7 di sera.
F.Fr.

Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi, giovedì 28 febbraio 2008