giovedì 10 febbraio 2011

Suore di Sant'Anna, casa accoglienza in India

Le Figlie di S. Anna, presenti con loro case in tutti i continenti, anche nel corrente mese di febbraio propongono, come è ormai consuetudine, un mini progetto per la loro attività missionaria. La congregazione, fondata a Piacenza dalla beata Rosa Gattorno e presente nella nostra città, oltre che con la “casa madre”, anche con la sede provinciale competente per l’Italia, sono impegnate attualmente nella costruzione di una “Casa di accoglienza" a Koithoorkonam, un villaggio del Distretto di Trivandum (Kerala-India), città che conta circa 745.000 abitanti.
Il villaggio è molto povero; la maggior parte degli abitanti vive di pesca e di agricoltura. Si convive con tante malattie che, per non poterle affrontare con cure adeguate, portano alla morte lasciando tanti orfani. Si aggiunge poi l’AIDS con le sue tragiche conseguenze: famiglie distrutte sia per la morte che sopraggiunge a chi è contagiato, sia per la paura della malattia stessa, situazione che per gli orfani anche se non positivi, sono temuti e considerati come fonte di contagio.
Per quelli di HIV positivo esistono già centri di aiuto specifico, invece sono a rischio tante altre ragazze che rimangono orfane ma non sono "positive". Esse sono terribilmente temute e perciò abbandonate. I dintorni dei suddetto villaggio soffre questa terribile realtà alla quale si vorrebbe rispondere.
Le Figlie di Sant’Anna sono presenti in Trivandum dal 1995 dedicandosi alla promozione umana, all'aiuto alle famiglie, all'educazione mediante scuole materne, una scuola elementare, gruppi giovanili, assistenza sanitaria in ospedali e in un centro per malati di AIDS e TB e mediante attività pastorali.
Per far fronte a questi e ad altri problemi sociali di questa comunità le Figlie di Sant’Anna sono impegnate nella costruzione di una nuova “casa accoglienza” per la quale stanno chiedendo anche l’aiuto dei piacentini. Chi volesse contribuire può rivolgersi alla sede della congregazione in Stradone Farnese 49, Piacenza.

martedì 8 febbraio 2011

Famiglie, emergenza affitti

Ancora sul fondo diocesano straordinario per le famiglie colpite dalla crisi. Ecco comne vengono utilizzati i soldi per i prestiti. Lo spiego nell'articolo sotto.


(fri) Sono quattro le esigenze primarie per cui vengono erogati i prestiti del Fondo straordinario diocesano di solidarietà. Prima di tutto i canoni di affitto, poi le bollette. Le due voci assorbono l'80 per cento dei prestiti alle famiglie in difficoltà. Le rimanenti voci sono le spese mediche e quelle per l'istruzione. Manca una statistica ufficiale sulla tipologia dei richiedenti. Si sa che si tratta al 50 per cento di famiglie italiane e al 50 per cento di famiglie straniere. «Normalmente - sottolinea Adriano Dotti, volontario Caritas - viene a mancare la fonte di reddito primaria. O la perdita del posto di lavoro, o la cassaintegrazione, o la riduzione oraria». Il problema è che, a causa della sospensione di quasi un anno, oggi vengono prese in esame richiesta avanzate fino a dieci mesi fa. «Bisognerà vedere se la situazione è persistente, se si è risolta o peggiorata» spiega Dotti.
Tutto perché il Fondo deve fare i conti con una cassa, come vediamo dall'articolo sopra, agli sgoccioli. Per Natale si era mosso lo stesso vescovo Gianni Ambrosio. Nel messaggio di auguri ai fedeli della diocesi aveva invitato a porre attenzione alle necessità del Fondo straordinario di solidarietà; in prossimità della terza domenica d'Avvento (giorno della colletta dicoesana) aveva invitato tutti i parroci alla sensibilizzazione delle varie comunità cattoliche locali.


02/02/2011 Libertà

lunedì 7 febbraio 2011

Consigli per gli acquisti, il fondo anti-crisi

Ci sono parrocchie che, anche in tempi di crisi dell'economia, di tagli governativi, di fronte a famiglie che perdono il lavoro, invece di dare il buon esempio, deliberano interventi per decine di migliaia di euro. Un conto è il tetto della chiesa che minaccia di crollare, un conto sono altri tipi di miglioramenti di cui fino ad ora si è fatto a meno e non si vede francamente perchè non possa continuare a farsene almeno per i prossimi due anni. In attesa che la situazione migliori. Se qualcuno avesse dei dubbi su come vanno le cose e non sapesse come spendere i soldi, puo leggere l'articolo sotto sul fondo diocesano a favore delle famiglie colpite dalla crisi.


Il fondo straordinario di solidarietà della diocesi a favore delle famiglie colpite dalla crisi riapre a fine febbraio dopo quasi un anno di sospensione. Lo fa con il contagocce. I soldi a disposizione sono pochi. «Contiamo di esaurire la lista d'attesa» spiega Giuseppe Chiodaroli, direttore della Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio, l'ente a cui il vescovo Gianni Ambrosio ha assegnato la gestione del fondo e, di concerto con le banche, la delicata fase dell'erogazione dei prestiti. Un centinaio di famiglie che potrebbero diventare qualche decina in meno dopo un'attenta scrematura. Proprio oggi il direttore Caritas incontra i responsabili degli istituti di credito. Se tutto andrà bene, i prestiti riprenderanno, come detto, verso la fine di questo mese.
Il problema naturalmente sono i soldi. Ad oggi sono disponibili 412mila euro. «A tale cifra dobbiamo sommare i 20mila euro che il Comune di Piacenza ha già deliberato - fa i conti Chiodaroli - e il risultato della raccolta di solidarietà nelle parrocchie piacentine tenutasi la terza domenica di Avvento. Attendiamo anche il contributo dell'amministrazione provinciale di Piacenza promesso dal presidente Trespidi». Considerando che certe parrocchie non sono riuscite ad organizzare la colletta lo scorso dicembre e che potrebbero ancora mettersi in moto e, considerando che al totale raccolto andranno tolti i soldi per le opere Caritas (nel 2009 furono 57mila euro), si spera insomma di portare il fondo a quota 450mila euro. Il minimo necessario sufficiente per ripartire.
Il fondo diocesano anti crisi, voluto nel 2009 dal vescovo Ambrosio, ha proseguito a corrente alternata fino all'aprile del 2010, quando si è arrestato per mancanza di fondi. Dallo scorso 31 dicembre non accetta più alcuna richiesta da parte delle famiglie in difficoltà. «Abbiamo dovuto chiudere la porta - afferma desolato Adriano Dotti, il cassiere della Caritas - e mandare indietro le nuove richieste».
Fino ad aprile 2010 il Fondo ha erogato prestiti a 222 famiglie in difficoltà. «Da aprile a fine dicembre - continua Dotti - si è creata una lista d'attesa di oltre cento nuove famiglie, tra le richieste raccolte a Piacenza e quelle in tutta la provincia, compreso Borgotaro che è sotto Parma ma fa parte della diocesi di Piacenza-Bobbio». In tutto, all'aprile scorso, il Fondo diocesano ha erogato prestiti per 580mila euro, avendo un fondo di garanzia iniziale di circa 400mila euro. I prestiti hanno quasi tutti durata biennale, nel senso che dopo due anni le famiglie devono restituire la somma ricevuta in aiuto. Ebbene, ad oggi le banche hanno revocato oltre 60 pratiche perchè i beneficiari non sono stati in grado di restituire le rate. Si tratta di 180mila euro che dovrà pagare il Fondo diocesano con il capitale di garanzia.
I 412mila euro di cui dicevamo all'inizio sono dunque virtuali. Dovranno venire tolti i 180mila euro dei prestiti non restituiti. Il saldo è di 232mila euro più i soldi di Comune, Provincia e parrocchie, tutti promessi ma non ancora in cassa. «In questa situazione - Dotti lo sa bene - il rischio c'è, tuttavia, viste le difficoltà delle famiglie, abbiamo deciso di andare avanti cercando di esaurire la lista d'attesa». Al resto ci dovrà pensare la Provvidenza.
Federico Frighi


02/02/2011 Libertà

domenica 6 febbraio 2011

Grazie don Lino!

Per un vicario generale che arriva ce n'è un altro che se ne va. E' monsignor Lino Ferrari, che lascia dopo sette anni passati al fianco del vescovo Luciano Monari prima, Gianni Ambrosio poi. Don Lino andrà a fare il parroco della prestigiosa parrocchia di Castelsangiovanni, la terza della diocesi come numero di fedeli. A don Lino va il nostro grazie anche personale per il grande aiuto - diretto e indiretto - che ci ha dato in questi anni passati a raccontare la Chiesa di Piacenza-Bobbio.

«A don Giuseppe ho detto che ci sono anche delle cose belle nel ruolo di vicario generale; è un servizio fatto nel cuore della diocesi, al fianco del vescovo, per far crescere la comunione, il compito del vicario è proprio questo». Monsignor Lino Ferrari è sereno e anche contento. Per la nomina a parroco di Castelsangiovanni e per i suoi anni da vicario generale. «Proprio ieri (il 2 febbario, ndr.) ho compiuto i sette anni. E' stata un'esperienza difficile e arricchente allo stesso tempo. Voglio ringraziare monsignor Luciano Monari e monsignor Gianni Ambrosio che mi hanno chiamato accanto a loro, dico grazie a tutti i vicari episcopali a partire da monsignor Giuseppe Busani, ai collaboratori di Curia, ai confratelli sacerdoti per la comprensione e collaborazione. Non sono mancate alcune situazioni difficili che abbiamo superato».
«Torno a fare il parroco, con un poco di trepidazione ma con tanta gioia. Noi siamo diventati preti per fare i parroci». Non è stata ancora definita la data in cui monsignor Ferrari entrerà nella sua nuova parrocchia, così come quella in cui monsignor Giuseppe Illica prenderà possesso degli uffici di curia. Nella migliore delle ipotesi sarà tra un mesetto, possibilmente prima dell'inizio della Quaresima. Monsignor Lino Ferrari, lo ricordiamo, è nato ad Albareto il 18 dicembre 1947, è stato ordinato sacerdote a Bedonia l'11 luglio 1971 ed ha iniziato il servizio pastorale nel 1972 come curato al Preziossimo Sangue per diventare il 1° ottobre 1977 direttore spirituale al Seminario di Bedonia e curato nella parrocchia di Bedonia. Nel 1981 è pro-rettore del seminario di Bedonia. Il 16 giugno 1994 gli viene conferito il titolo di Cappellano di S. S. con il conseguente titolo di monsignore. Il 30 giugno 1997 viene nominato "parroco in solido moderatore" della parrocchia di N. S. di Lourdes. Nel 1999 si aggiunge l'incarico di direttore dell'ufficio diocesano vocazionale; il 23 gennaio 2004 il vescovo mons. Monari lo nomina suo vicario generale, incarico che gli verrà confermato dal nuovo vescovo, Gianni Ambrosio. Il 21 dicembre 2004 diventa anche canonico della cattedrale di Piacenza, mentre il 23 ottobre 2007 viene designato amministratore diocesano, titolo con il quale guida la diocesi tra l'episcopato di Monari e quello di Ambrosio.
fed. fri


04/02/2011 Libertà

Auguri don Giuseppe!

Dunque don Giuseppe Illica è il nuovo vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio. Lo ha scelto il vescovo Gianni Ambrosio. Una decisione sofferta per don Illica abituato a fare il missionario, il pastore, il parroco, ma non certo a ricoprire un ruolo come quello del vicario. Siamo certi che ce la farà egregiamente. Auguri don Giuseppe! Sotto pubblichiamo l'articolo con il quale abbiamo annunciato la nomina su Libertà.


E venne il giorno. Il vescovo Gianni Ambrosio ha scelto il suo nuovo braccio destro: è monsignor Giuseppe Illica (57 anni), attualmente parroco di Castelsangiovanni. Prenderà il posto di monsignor Lino Ferrari (63 anni) che, da vicario generale, andrà a fare il parroco proprio nel capoluogo della Valtidone al posto di don Illica. Uno scambio al vertice, insomma, annunciato ufficialmente in Curia alle 12 e due minuti di ieri mattina, al termine del Consiglio presbiterale diocesano. E' stato lo stesso vescovo a leggere la lettera di nomina (la riportiamo a fianco), seguita dai brevi saluti di monsignor Ferrari e di monsignor Illica.
Il nuovo vicario generale si presenta subito senza barriere: persona umile, rigorosa, semplice, che dice pane al pane e vino al vino, come piace alla gente, in particolare agli oltre dodicimila abitanti di Castelsangiovanni e dintorni che hanno avuto la fortuna di averlo come parroco dal 1999 ad oggi. Riceve un applauso dai confratelli, fa una battuta sul toto-vicario portando un po' di allegria nel "senato del vescovo". Poi, serio e sincero, «ho accettato solo per obbedienza» ci tiene a sottolineare. Poche parole.
«E' una nomina non più importante di qualsiasi altra», aggiungerà poi alla stampa che lo trova nel pomeriggio. «Ogni servizio che si fa ha lo stesso valore e nella Chiesa - ricorda don Illica - non si va per fare carriera». Il vicario è un ruolo difficile e Illica lo sa bene: «E' una funzione per cui non mi sento tagliato e la cosa mi preoccupa parecchio, però lo faccio. Certo che sarei stato più soddisfatto se mi avessero chiamato ancora a fare il parroco».
Cose che ha detto anche e soprattutto al vescovo Ambrosio: «Gli ho detto che in coscienza non me la sentivo, ma ho obbedito per spirito di servizio. Adesso aspetto di capire che cosa devo fare e di imparare a farlo».
Un augurio a monsignor Ferrari nel suo nuovo ruolo di parroco a Castelsangiovanni: «La carriera l'ha fatta lui, è stato fortunato (ride...). Sono contento perchè è una bella parrocchia; io mi sono trovato molto bene e si troverà bene anche don Lino». Resta da capire perchè, nonostante le ripetute obiezioni, il vescovo Ambrosio ha scelto proprio don Illica. C'è chi dice che sarà un vicario rigoroso, preoccupato di garantire l'unità e l'armonia del clero diocesano, un vicario votato all'essenziale come impongono i tempi di oggi, un vicario che rappresenta il volto bello della Chiesa cattolica piacentina e del suo carisma missionario. Per il vescovo, don Illica può garantire tutto questo. «Ho qui un quaderno di obiezioni di don Giuseppe alla sua nomina di vicario» confida sua eccellenza. Più gliene faceva, più si convinceva che fosse la persona giusta.
Federico Frighi


04/02/2011 Libertà

Consiglio presbiterale, per i laici formazione e mandato a tempo

Giovedì 3 febbraio, nella Sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile, si è riunito il Consiglio Presbiterale Diocesano. Ha presieduto i lavori il vescovo mons. Gianni Ambrosio; ha coordinato mons. Aldo Maggi.
In apertura il vicario generale mons. Lino Ferrari ha fatto alcune comunicazioni di vita diocesana; tra l’altro ha sottolineato che durante lo scorso anno sono morti ben dodici sacerdoti a cui si è aggiunto il cardinale Luigi Poggi; tra i prossimi appuntamenti ha sottolineato quelli del 17 febbraio per la formazione del clero e del 10 marzo con il ritiro spirituale e la celebrazione penitenziale per il clero presso la parrocchia cittadina di Santa Franca.
Nella prossima settimana andrà in stampa l’Annuario Diocesano: mons. Ferrari ha invitato chi avesse individuato cambiamenti da fare di segnalarli ai redattori della pubblicazione.
Il Vicario generale ha pure preannunciato che presto verrà inviato ai parroci il programma di un corso, proposto dall’associazione dei volontari Priscilla in collaborazione con gli Archivi Diocesani, sulla formazione di personale per la conservazione degli archivi parrocchiali.
E’ stata poi la volta delle comunicazioni sulla Missione Popolare Diocesana a cura del vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani.

Sul tema vedere al termine scheda consegnata ai Presbiteri.

Il Consiglio Presbiterale si è poi interessato della pastorale della montagna: il 2 dicembre dello scorso anno, su questo argomento, il Consiglio aveva approvato un documento ufficiale ed aveva deciso di rinviarlo ai Vicariati per un’ulteriore lettura dando la possibilità di formulare emendamenti ed integrazioni.
Questa mattina dai Vicariati sono giunti suggerimenti alcuni dei quali hanno chiesto nuove votazioni. E’ stato sottolineato che è ormai improprio parlare di “pastorale della montagna”: il problema deve coinvolgere l’intera diocesi; è stata ribadita la necessità di giungere a scelte operative in tempi brevi e da qui il consiglio al Vescovo di rendere vincolanti i documenti del Presbiterale; alcuni hanno parlato della necessità di una progettualità a lungo termine; per i laici chiamati a compiti pastorali nell’ambito delle parrocchie è stata ribadita la necessità di una solida formazione e l’opportunità che il loro impegno passi attraverso un mandato (che ufficializzi e responsabilizzi) seppure a tempo.
I presbiteri hanno pure affrontato il problema del numero delle Messe che nei giorni festivi i sacerdoti devono celebrare per far fronte alla differenza tra il numero delle parrocchie e quello dei sacerdoti; si è parlato della Messa e della celebrazione della Parola (ampio il dibattito sulla Sacramentalità della Parola anche in ordine ai diversi documenti conciliari, pontifici e della Cei); tolta dal documento, approvato in precedenza, la citazione di un Osservatorio per la distribuzione del clero: sono da utilizzare gli strumenti che già esistono.
Il Consiglio ha poi ascoltato una relazione di don Giampiero Esopi, presidente del Consiglio di Amministrazione del Pio Ritiro Cerati. L’istituzione di via Torta attualmente dispone di una Casa protetta con 12 posti, di una Casa famiglia per ospiti parzialmente autosufficienti con 8 posti e della Casa del clero vera e propria con 15 miniappartamenti. Attualmente i costi di gestione, che vengono coperti in parte con le rendite patrimoniali ed in parte con la beneficenza, sono molto alte anche per il limitato numero dei posti disponibili: la situazione dovrebbe migliorare quanto sarà terminato l’ampliamento in corso. Don Bosini ha richiamato la necessità che il Pio Ritiro Cerati ed altre istituzioni impegnate nell’assistenza giungano ad una forma di collaborazione per diminuire i costi di gestione.
Da sottolineare anche due comunicazioni: don Paolo Camminati, segretario del Consiglio Presbiterale, ma in questo caso in veste di assistente diocesano dell’AC, ha ricordato che il 20 febbraio si terrà l’assemblea elettiva diocesana dell’Azione Cattolica con l’indicazione della terna di nomi tra i quali il Vescovo sceglierà il futuro presidente. Invitando i sacerdoti ad agevolare la partecipazione dei delegati, il sacerdote ha sottolineato che la collaborazione tra i laici ed i sacerdoti, oggi ai primi posti nel dibattito ecclesiale, da sempre fa parte delle peculiarità dell’Associazione.
Da parte sua mons. Carlo Tarli, delegato vescovile per il Congresso eucaristico nazionale in programma ad Ancora dal 3 al 7 settembre prossimo, ha ricordato che in Curia, presso l’ufficio per la pastorale, sono a disposizione dei parroci gli stendardi del citato congresso (sono gratuiti).
Infine l’intervento del Vescovo. Facendo cenno all’ultimo argomento all’ordine del giorno, “Invito alla lettura, da parte del Vescovo, del documento Educare alla vita buona del Vangelo, Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2010”, mons. Gianni Ambrosio, pur rinviando la trattazione alla prossima seduta, ha sottolineato l’importanza di conoscere i documenti pontifici e della Cei ed ha invitato alla loro applicazione pratica. La Missione popolare diocesana è un’occasione preziosa.
Ha poi comunicato di aver nominato mons. Giuseppe Illica nuovo vicario generale della diocesi, mentre a mons. Lino Ferrari (Vicario uscente, resterà in servizio fino al perfezionamento della pratica) verrà affidata la guida della parrocchia di Castel San Giovanni.
Mons. Ferrari, ha avuto parole di ringraziamento per i Vescovi con i quali ha collaborato (mons. Monari ed ora mons. Ambrosio) ed ha giudicato il suo impegno come Vicario generalke un’esperienza che lo ha arricchito e che ha aumentato il suo amore per la nostra Chiesa.

Sulla nomina del nuovo Vicario generale è stato inviato in precedenza un apposito comunicato.

***

Sintesi dell’intervento al Consiglio Presbiterale Diocesano da parte del vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani sull’attività della Missione Popolare Diocesana.


PER CONTINUARE IL CAMMINO DELLA MPD

1. L’intento è quello di ricuperare i ‘tratti costitutivi’ della vita cristiana:

- Il Vangelo come risorsa di ‘vita buona’. Obiettivo del primo anno: familiarità orante con la Parola di Dio. Forma: esercizi spirituali popolari. Questa forma può diventare un tratto ordinario del cammino di fede delle nostre comunità

- La preghiera come benedizione della vita. Obiettivo del secondo anno: esperienza della vicinanza benedicente del Padre alle situazioni decisive della vita umana (relazioni, fragilità, cittadinanza). Forma: il linguaggio e il respiro della benedizione e la risorsa della preghiera di Gesù (Pater) per le situazioni decisive della vita.

2. Consiglio pastorale diocesano, 19 Febbraio (con gli animatori della MP)

­ Annuncio/Presentazione della Nota pastorale del Vescovo
­ Presentazione e approfondimento dei tre Sussidi sugli ambiti di vita: relazioni, fragilità, cittadinanza
­ Presentazione in formato popolare del testo del Pater con le preghiere di “Benedizione” per rendere possibile un’ampia diffusione

3. Nei Vicariati

Sui tre ambiti
Ogni vicariato, in base alla situazione, adatta le riflessioni e programma le iniziative/Eventi suggerite nei Sussidi. Si può scegliere anche solo uno dei tre ambiti
I coordinatori dei tre gruppi che hanno elaborati i sussidi si rendono disponibili per la presentazione nei Vicariati. Si suggerisce di costituire nelle UP e nei Vicariati un piccolo gruppo di coordinamento delle iniziative.

Sul Pater
Quaresimali in Cattedrale (17.24. 31 marzo e 7 aprile)
Momenti di lectio nelle parrocchie o nelle UP
Legame con il cammino diocesano Quaresima-Pasqua: Come ti ha aperto gli occhi?

4. Missione dei ragazzi:

- Ritiro quaresimale, in sintonia con il cammino diocesano sul testo del cieco nato (Gv, 9,1-34): sarà inviati al più presto il sussidio, già pronto.

- 15 maggio 2011, Festa della missione ragazzi nei Vicariati
Primo momento (circa 1 ora di tempo): incontro a livello parrocchiale o di Unità Pastorale. In questa parte i ragazzi saranno invitati, attraverso un’attività/gioco a riflettere sul tema della cittadinanza, declinata nel loro vivere quotidiano. Si propone di iniziare l’incontro nel tardo pomeriggio.
Secondo momento: incontro di tutti i ragazzi del vicariato in un luogo significativo.Cena insieme al sacco. Dopo la cena: messaggio di saluto del Vescovo e Veglia che farà ripercorrere ai ragazzi il cammino della loro missione dal lancio del 18 aprile 2010 “quando già era l’alba”, passando attraverso “sei tu?”- le relazioni, “io sono la luce del mondo” – fragilità e “coraggio sono io, non abbiate paura” – cittadinanza.
Ogni vicariato sceglierà il luogo dell’incontro. Più vicariati possono decidere anche di unirsi.
Nelle prossime settimane chiederemo ai singoli vicari di indicarci il luogo dell’incontro e il nome di una o due referenti con i quali la segreteria della missione popolare potrà mantenere i contatti per le future comunicazioni.
Il sussidio per la giornata dei ragazzi sarà pronto entro il 15 di aprile 2011.


Piacenza, 3 febbraio 2011

venerdì 4 febbraio 2011

Don Giuseppe Illica vicario generale

Giovedì 3 febbraio, al termine della seduta del Consiglio Presbiterale Diocesano, convocato come da calendario nella Sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile, il vescovo mons. Gianni Ambrosio ha comunicato ai presbiteri di aver nominato mons. Giuseppe Illica vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio in sostituzione di mons. Lino Ferrari. A guidare la parrocchia di Castel San Giovanni, ora affidata a mons. Illica, andrà mons. Ferrari.
Il nuovo “vicario generale eletto” mons. Illica prenderà possesso del nuovo incarico quando la pratica sarà perfezionata come previsto dal Codice di Diritto Canonico.
Il Vescovo ha comunicato tale scelta con il seguente documento:

“Carissimi sacerdoti, carissimi fedeli,

sono ormai passati tre anni da quando il Santo Padre Benedetto XVI mi ha nominato Vescovo di questa diocesi di Piacenza-Bobbio. Sono stati per me anni molto intensi, in cui ho cercato di conoscere in profondità questa amata Chiesa. Desidero ringraziare Dio per i grandi doni con cui ha reso bella questa nostra Chiesa e desidero ringraziare tutti i presbiteri e tutti i fedeli laici per l’impegno di fedeltà al Signore Gesù e di testimonianza del Vangelo. Sono certo che il Signore ci aiuterà, grazie anche alla Missione popolare diocesana, a ravvivare la qualità della nostra fede in Gesù Cristo e ad offrire luce e speranza ai fratelli e alle sorelle con quello spirito missionario che caratterizza i discepoli di Gesù.
Dopo questi tre anni, ho ritenuto che fosse opportuno cambiare il Vicario Generale della nostra diocesi. Mons. Lino Ferrari svolge questo incarico da sette anni, essendo stato nominato il 23 gennaio 2004. Lo ringrazio di cuore per il suo servizio in cui ha profuso impegno e dedizione, avendo particolarmente a cuore la comunione con i sacerdoti del nostro presbiterio.
Nomino come Vicario Generale mons. Giuseppe Illica, attualmente parroco della parrocchia di san Giovanni Battista in Castel San Giovanni. Sono certo che metterà al servizio dell’intera diocesi la sua esperienza di parroco, in particolare quella che ha acquisito come missionario fidei donum in Brasile. Invito i presbiteri e i fedeli laici a pregare per mons. Giuseppe Illica perché possa prestare il suo aiuto al Vescovo nel governo di tutta la nostra diocesi.
Nel desiderio di non lasciare senza pastore la parrocchia di san Giovanni Battista in Castel San Giovanni, nomino mons. Lino Ferrari parroco della stessa.
Rivolgiamo la nostra preghiera a Cristo, luce del mondo e alla sua Madre Santissima, perché tutti i presbiteri possano essere illuminati e sostenuti nel loro ministero e perché i religiosi e le religiose siano testimoni vivi del Vangelo vivendo con gioia la loro consacrazione a Cristo.

+ Gianni Ambrosio, vescovo

Piacenza, 2 Febbraio 2011, festa della Presentazione del Signore.

Di seguito le schede biografiche essenziali dei due sacerdoti:

Mons. Lino Ferrari

Mons. Lino Ferrari è nato ad Albareto il 18 dicembre 1947, è stato ordinato sacerdote a Bedonia l’11 luglio 1971 ed ha iniziato il servizio pastorale nel 1972 come curato al Preziossimo Sangue per diventare il 1° ottobre 1977 direttore spirituale al Seminario di Bedonia e curato nella parrocchia di Bedonia.
Nel 1981 è pro-rettore del seminario di Bedonia. Il 16 giugno 1994 gli viene conferito il titolo di Cappellano di S.S. con il conseguente titolo di monsignore. Il 30 giugno 1997 viene nominato “parroco in solido moderatore” della parrocchia di N.S. di Lourdes. Nel 1999 si aggiunge l’incarico di direttore dell’ufficio diocesano vocazionale; il 23 gennaio 2004 il vescovo mons. Monari lo nomina suo vicario generale, incarico che gli verrà confermato dal nuovo vescovo, mons. Gianni Ambrosio. Il 21 dicembre 2004 diventa anche canonico della cattedrale di Piacenza, mentre il 23 ottobre 2007 viene designato amministratore diocesano, titolo con il quale guida la diocesi tra l’episcopato di mons. Monari e quello di mons. Ambrosio.
Come detto, mons. Ferrari continuerà a svolgere l’incarico di Vicario Generale in attesa del perfezionamento delle pratiche di nomina.

Mons. Giuseppe Illica

Mons. Giuseppe Illica è originario di Besenzone dove è nato il 19 maggio 1953. Dopo l’ordinazione sacerdotale, conferitagli dal vescovo mons. Manfredini il 10 dicembre 1978, è stato insegnante in seminario, vice assistente dell’Acr, coadiutore alla SS.Trinità (1984) e poi missionario in Brasile. Rientrato in diocesi, dal 1999 è parroco di Castel San Giovanni (ingresso il 21 marzo 1999).
Cappellano di SS il 28 giugno 2007 con il titolo di “monsignore”, è stato anche amministratore parrocchiale di Fontana Pradosa per alcuni mesi nel 2008, anno in cui gli è stata affidata anche la parrocchia di Ganaghello.
La sua parentesi di missionario diocesano in Brasile è iniziata, come detto, il 10 dicembre 1987 ed ha passato i primi mesi a Picos nella Parrocchia di San Francisco de Assis. E' stato pure, per 9 anni, presidente nazionale della Commissione Pastorale per la Terra interessandosi di problemi sociali del popolo. Nel maggio 1988 ho fatto l’ingresso nella parrocchia di Pio IX rimanendovi fino a giugno del 1997. Due anni dopo rientra in diocesi.
"Da dicembre 1987 a gennaio 1999 - ha commentato lo stesso sacerdote nel volume dedicato nel quarantesimo alle missioni piacentine in terra brasiliana - sono stato prete in Brasile, nella Diocesi di Picos, in un territorio tra i più poveri del paese, senza risorse particolari, che viveva di un’agricoltura di sussistenza assoggettata alla siccità e a strutture sociali ed economiche ingiuste. Sono partito, fermamente deciso a restare solo cinque anni, perché ritenevo che chi era andato prima si fosse un po’ troppo “infatuato”; e invece alla fine degli undici anni trascorsi là ho fatto fatica a tornare. Perché? Che cosa ho trovato di così coinvolgente? E’ difficile dirlo in poche parole.
"Anzitutto, ho incontrato e vissuto una Chiesa fatta dalla gente e dove i laici avevano grandi responsabilità (...). Ho vissuto una grande condivisione pastorale - e di comunione spirituale e di amicizia - anche con l’équipe pastorale (...) Dai poveri ho certamente ricevuto più di quanto abbia dato. E quello che ho dato non è stato certamente prima di tutto qualcosa di economico, quanto piuttosto il riconoscimento della loro dignità (...).

Piacenza, 3 febbraio 2011

giovedì 3 febbraio 2011

Dai quadri di Polastri una scuola in Congo

Nei mesi scorsi abbiamo comunicato che il pittore piacentino Vittorio Polastri, in collaborazione con il Centro Missionario Diocesano, ha organizzato una mostra benefica agli Amici dell’Arte, il cui ricavato era destinato alla costruzione di una scuola materna a Dondi in Congo gestita dal piacentino padre Romano Segalini, comboniano.
L’iniziativa di Polastri, non nuovo a queste proposte benefiche, ha portato alla raccolta di oltre 22 mila euro, somma sufficiente per realizzare l’edificio della scuola congolese che ospita attualmente un centinaio di bambini.
Con l’efficienza che caratterizza queste iniziative missionarie, il progetto è già stato realizzato e la scuola è pienamente funzionante. Lo ha potuto verificare una delegazione piacentina (di Podenzano), composta da Giovanna Bosto e Umberto Lavezzi, la prima esperta alimentare ed il secondo, ingegnere alle perforazioni. Questa visita ha permesso di impostare anche la realizzazione di un progetto in collaborazione con l’Università Cattolica, Facoltà di Agraria (Istituto di Chimica Agraria Ambientale), col fine di studiare la malnutrizione nei paesi del Terzo Mondo. Tale progetto è inserito nella ricerca sull’ottimazione alimentare.

martedì 1 febbraio 2011

C'è ancora fiducia nella Chiesa

E' scaduto il tempo per partecipare al sondaggio di Sacricorridoi sul prossimo vicario generale. I voti validi sono 35, un numero esiguo ma significativo, tenendo conto che il sondaggio non è stato pubblicizzato più di tanto (anzi, per niente), per nostro preciso intendimento. Vince don Giuseppe Illica ma per il rotto della cuffia. A testimonianza di come la scelta del vicario generale sia sempre ardua. Un buon gradimento l'ha ottenuto monsignor Lino Ferrari, il vicario uscente, segno della stima che gode nei piacentini il sacerdote scelto dal vescovo Luciano Monari come suo braccio destro. Stesso discorso per monsignor Luigi Chiesa, ciellino doc ma aperto anche agli altri carismi ecclesiali. A pari merito monsignor Gianni Vincini, il vero prete gentlemen, esperto e vicino alla gente. Avevamo indicato la voce "altro". Ha ricevuto un certo numero di consensi e ne siamo compiaciuti: segno che in diocesi ci tanti sacerdoti che godono della stima della gente e di cui ci si può fidare. E' proprio questo, a nostro modestissimo avviso, il successo di questo umile sondaggio.

domenica 30 gennaio 2011

Famiglia, la Chiesa non abbandoni chi ha fallito

Salvo clamorosi dietrofront, come riportato su Libertà, don Giuseppe Illica sarà allora il nuovo vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio. Per permettere ai lettori di conoscerlo di più inseriamo alcuni suoi scritti apparsi sul giornale dell'unità pastorale facente capo a Castelsangiovanni, Vita Nostra. In questo sotto parla della famiglia e dà un'interpretazione secondo noi allargata del concetto di famiglia che necessariamente deve fare i conti con i tempi che cambiano.

La massiccia partecipazione al “Family day” ha certamente detto qualcosa all’Italia pigra e assonnata, che corre il rischio di lasciarsi vivere e di farsi dettare le regole e i valori dalla consuetudine e dall’adeguamento alle voci che si pretendono maggioranza.
Ma sarebbe troppo facile cantare vittoria e pensare che la famiglia abbia “vinto”. Non possiamo negare il grande cambiamento culturale, che non solo è in atto ma che è soprattutto continuo, in relazione ai modelli di famiglia e ancor più su tutti i fronti del vivere umano. Quando parliamo di famiglia, non possiamo certamente più pensare a quella nella quale sono nato ancora io (che ho poco più di cinquant’anni e non sono quindi antidiluviano), che viveva in campagna, che andava al ritmo del sole e delle campane, che viveva sempre insieme e lavorava lo stesso campo e la stessa stalla di buoi tutto il santo anno, che recitava il rosario tutte le sere e non perdeva una messa la domenica. La civiltà industriale, gli appartamenti, le donne che lavorano fuori casa ed hanno un reddito autonomo, lo scarso numero di figli, internet, la scuola fino all’università (della mia classe di scuola, diciassette o diciotto, solo in due abbiamo fatto le scuole superiori), le separazioni e i divorzi, la facilità a viaggiare, le vacanze di massa…hanno provocato una vera rivoluzione culturale. Nessuno di noi vive più come cinquant’anni fa. Nessuna famiglia è più la stessa di allora: nemmeno quelle che si professano cristiane.
Se i cristiani amano e difendono la famiglia, non si riferiscono ad un modello del passato, non fanno un’operazione di retroguardia, non fanno i nostalgici. Il passato non torna e comunque potrà solo ispirare dei valori ma non servirà da modello sociale. I cristiani non hanno la soluzione del modello di famiglia per oggi. Hanno invece il vangelo, che dà loro il coraggio e la creatività di vivere il comandamento dell’amore dentro la famiglia cambiata e in continuo cambiamento. I giovani che si sposano in chiesa sanno molto bene che stanno scommettendo il loro futuro e che il
sacramento non è un’assicurazione contro i temporali.
Cosa vuol dire oggi pregare in famiglia, consapevoli che il rosario non è più certamente il modello praticabile? Cosa vuol dire amare i piccoli, gli anziani, i poveri, nell’epoca delle baby-sitter, delle badanti e dei ricoveri? Cosa vuol dire partecipare alla vita della comunità, per un famiglia dove ci si ritrova solo alle otto di sera? …Sono solo alcune domande possibili per una famiglia che vuol continuare ad essere cristiana. E sono alcune delle sfide che il vangelo ci dà il coraggio di affrontare con fiducia e con creatività. Lo Spirito non ha ancora smesso di soffiare.
Ma anche una domanda nuova, importante e intrigante, tanti cristiani si fanno e fanno alla Chiesa: “Come si fa a continuare ad essere cristiani quando si è fallito nella stabilità della vita di coppia?”…. Anche qui dovremo ascoltare molto la voce dello Spirito, che certamente non vuole che la Chiesa abbandoni chi ha fallito. All’inizio della sua storia la Chiesa ha scoperto, davanti alla crisi di coloro che avevano abbandonato la fede per paura delle persecuzioni, la genialità della riconciliazione che permetteva loro di rientrare a pieno titolo nella comunità. Quale genialità non saprà darci oggi lo stesso Spirito?…
Don Giuseppe

Vita Nostra, 22 giugno 2007

venerdì 28 gennaio 2011

Il libro di don Conte: aria pura in tempi pesanti

Pubblico l'omelia tenuta da monsignor Eliseo Segalini domenica 23 gennaio 2010 in San Giuseppe Operaio in occasione della presentazione del nuovo libro di don Giancarlo Conte: Piccoli santi della chiesa piacentina. E' un inedito non rivisto dall'autore. Mi piace evidenziare una frase, una sola. Don Eliseo definisce il libro "una boccata d'ossigeno in tempi pesanti".

Quando sente che Giovanni è stato arrestato, Gesù cambia casa e va Nazaret a Cafarnao, una città sul lago. Per stare vicino alla gente, non per stare nel deserto, non per stare tra i suoi. Cafarnao era una città come le nostre. Il Signore sceglie quel posto per fare il suo discorso di fondo: "Convertitevi perchè il regno dei cieli e vicino". Non "convertitevi, quindi potrete prendere il regno dei cieli". Lo porta lui il regno di Dio, la grazia del Signore che ci rende possibile la conversione. Non "convertitevi prima" ma "convertitevi siccome c’è un regno di Dio che io vi porto: il regno dei cieli - 33 volte volte Matteo parla del regno nel suo Vangelo, mica una -". Gesù non era venuto a portare solo la Parola ma era venuto a portare il regno di Dio, la possibilità di una vita nuova.
Queste qui sono cose molto belle, ma chi ci crede? Chi si fida?
Il Vangelo ci dice che c’era tanta gente che lavorava. Gesù, passando, ne vede due e dice loro “Venite con me, io vi farò pescatori di uomini”, poi altri due. Quelli subito lasciano tutto e se ne vanno con Gesù. Gli credono, si affidano a lui.
Eh, ma i tempi sono cambiati. Adesso ci sono tanti lavori, per la testa abbiamo tante cose, come facciamo a fidarci di Dio? Chi ci crede più?
Il Papa il prossimo primo maggio - festa della Madonna della Misericordia, festa del lavoro - beatificherà Giovanni Paolo II. Ma è un prete e voi preti per forza dovete crederci!
Vedete che ho in mano un libro. Se non ci credete, credete a questo libro. "Piccoli santi della chiesa piacentina", mica i grandi profeti. Questi sono proprio qui, sono gente che ci ha creduto, che si è fidata del Signore. La vita parla più dei libri e qui, in questo libro, c’è dentro la vita. Trentuno vite di persone che magari voi avete anche conosciuto. Piccoli santi, piccole miniature di santità grande, persone moderne (il più vecchio è Giuseppino Scotti, di Podenzano, clase 1925). Tutta gente che ha vissuto nei nostri paesi e di cui abbiamo veramente la possibilità di ricordare i loro volti. Sono santi che non sapevano di esserlo, che hanno vissuto la nostra vita, che ci dicono che è possibile viverla, è un cristianesimo bello - dice don Giancarlo Conte - qualche volta un po’ eroico, però di gente che ha speso bene la propria vita. E’ bello perchè noi siamo in Missione e le parole valgono fino ad un certo punto, è la vita delle persone che parla. Un cristianesimo bello, sano, sereno. Qui ci sono dentro non solo vescovi e sacerdoti, ma anche dei bambini.
Il regno di Dio è in mezzo a noi e non dobbiamo aver paura. Oggi sembra che si debba vivere come se Dio non ci fosse. Noi poveri diavoli che siamo a messa abbiamo una forza che forse altri non hanno. Io da questo libro ho respirato. Viviamo in tempi pesanti, non fatemi parlare... ma tutti lo sapete, tanta furbizia c’è in giro, tanto attaccamento al denaro, alla carriera. Queste persone diverse ci danno una boccata di ossigeno. Con Dio o senza Dio tutto cambia. Sarà difficile credere oggi, ma è una fortuna non un obbligo, come diceva don Milani. "La Madonna mi ha detto di dirvelo, non di convincervi" diceva Bernardette. Noi diciamo le cose come stanno, noi stiamo vivendo al di sopra del rigo, si potrebbe dire. Questo libro è la continuazione del Vangelo di oggi: ci sono delle persone che si fidano di seguire Gesù, noi siamo quei beoti che si fidano e che affidiamo la nostra esistenza all’osservanza della legge del Signore. Diceva San Francesco d’Assisi: se tu riesci a convincerti che Dio ti vuol bene, questo ti cambia la vita. Abbiamo bisogno nelle nostre famiglie di far entrare questi modelli di vita che ci aiutano ad andare avanti e fidarci ancora del Signore Gesù. Si pensa che ci siano solo delle miserie a questo mondo, invece ci sono delle cose stupende. Delle persone che stanno vivendo sopra il rigo perchè hanno incontrato il regno di Dio. Qui ci sono 31 modelli.

giovedì 27 gennaio 2011

Vicario generale, don Illica sempre più vicino

I condizionali e le formule dubitative sono d'obbligo visto che non ci sono ancora atti scritti. Tuttavia, salvo clamorosi dietrofront, il prossimo vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio sarà don Giuseppe Illica, parroco di Castelsangiovanni. L'annuncio dovrebbe essere dato la prossima settimana. Ne parlo nell'articolo uscito su Libertà che riporto qui sotto.

Monsignor Giuseppe Illica, parroco di Castelsangiovanni, si appresterebbe a diventare il nuovo vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio. Ogni formula dubitativa e condizionale sono d'obbligo in quanto dai vertici della diocesi ancora non arrivano conferme. Il vescovo Gianni Ambrosio è fuori sede e nessuna decisione è stata ufficialmente presa.
Monsignor Ambrosio è in effetti fuori diocesi, essendo impegnato ad Ancona nei lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. Il prossimo fine settimana sarà poi in Terrasanta in un pellegrinaggio-lampo con i vescovi europei. Monsignor Ambrosio, com'è noto, rappresenta la Cei al parlamentino dei presuli dei paesi membri dell'Unione Europea (Comece). Tuttavia, che l'iter di nomina sia ormai concluso, è nell'aria già da qualche giorno. Nel clero e fra i laici impegnati nella Chiesa si respira una forte attesa per un evento che sarebbe imminente. Tanto che l'annuncio, a rigor di logica, potrebbe essere dato proprio il prossimo 3 febbraio in apertura dei lavori del Consiglio presbiterale. Un'occasione solenne che vede riunito il "senato del vescovo". Il successivo momento comunitario, la messa crismale della Settimana Santa, sarebbe infatti troppo in là nel tempo.
La nomina di don Illica a vicario generale sarebbe stata voluta direttamente dal vescovo Ambrosio e si sarebbe concretizzata in un questi ultimi giorni dopo un cammino di contatti e sondaggi iniziato appena prima dello scorso Natale. Il nome del parroco di Castelsangiovanni avrebbe prevalso sulle candidature di monsignor Luigi Chiesa, parroco di Santa Teresa e vicario episcopale per la città, e di monsignor Gianni Vincini, parroco di Fiorenzuola e vicario per la Valdarda. Nato a Besenzone 57 anni fa, don Illica (guai a chiamarlo monsignore!), sarebbe stato indicato al vescovo dal clero più giovane. Pare poi che lo stesso Ambrosio sia rimasto favorevolmente impressionato dalla celebrazione della veglia diocesana dei giovani, tenutasi proprio a Castelsangiovanni nell'Avvento del 2008. In occasione dell'annuncio ufficiale verrà ringraziato il vicario uscente, monsignor Lino Ferrari, che dovrebbe tornare a fare il parroco. Dove, non si sa. Di certo con l'arrivo in curia di don Giuseppe Illica si libera il posto di Castelsangiovanni e monsignor Ferrari sarebbe il candidato ideale per guidare la prestigiosa parrocchia che diede i natali al cardinale Agostino Casaroli. L'ipotesi di uno scambio è al momento la più accreditata. Diversamente si renderebbe necessaria una complessa serie di spostamenti nel clero.
Federico Frighi


26/01/2011 Libertà

mercoledì 26 gennaio 2011

I santi senza aureola

Chi sono i santi? Eroi, matti, persone speciali di un tempo che fu? Per comprendere quelli con l'aureola don Giancarlo Conte ne ha indicati 31 senza. Persone normalissime che hanno raggiunto la santità senza saperlo, senza martirio nè miracoli. Li descrive bene nel suo ultimo libro: I piccoli santi della chiesa piacentina. Di seguito l'articolo della presentazione scritto per Libertà.


«Abbiamo bisogno, nelle nostre famiglie, di far entrare questi modelli di vita che ci aiutano ad andare avanti e fidarci ancora del Signore Gesù. Si pensa che ci siano solo delle miserie a questo mondo, invece ci sono delle cose stupende. Delle persone che stanno vivendo sopra il rigo perchè hanno incontrato il regno di Dio. Qui, in questo libro, ci sono 31 modelli». Conclude così, monsignor Eliseo Segalini, l'appassionata omelia con cui commenta il Vangelo dei "pescatori di uomini" e, sua naturale prosecuzione, le 290 pagine del volume di don Giancarlo Conte dedicato ai "Piccoli santi della Chiesa Piacentina" (con la parola "piccoli" tra virgolette). La chiesa di San Giuseppe Operaio è abbastanza piena, alla messa delle 11 e 30. Don Conte ha scelto di non unirla con quella delle 10 dove i protagonisti sono i bambini. Dunque due messe, ieri mattina, due presentazioni del libro del parroco. Entrambe affidate al vicario episcopale monsignor Segalini, sempre presente nei momenti clou del ministero sacerdotale di don Conte.
Gesù cambia casa e da Nazaret a Cafarnao, una città sul lago, come Piacenza sul Po. «Per stare vicino alla gente, non per stare nel deserto, non per stare tra i suoi - osserva don Eliseo -. Cafarnao era una città come le nostre. Il Signore sceglie quel posto per fare il suo discorso di fondo: convertitevi perchè il regno dei cieli e vicino. Non convertitevi, quindi potrete prendere il regno dei cieli. Lo porta lui il regno di Dio, la grazia del Signore che ci rende possibile la conversione». «Cose molto belle, ma chi ci crede? Chi si fida? » si domanda. Poi prosegue: «Il Vangelo ci dice che c'era tanta gente che lavorava; Gesù, passando, ne vede due e dice loro "Venite con me, io vi farò pescatori di uomini", poi altri due. Quelli subito lasciano tutto e se ne vanno con Gesù. Gli credono, si affidano a lui». «Ma i tempi sono cambiati. Come facciamo a fidarci di Dio? Chi ci crede più? » si chiede di nuovo. Ancora: «Il Papa il prossimo primo maggio - festa della Madonna della Misericordia, festa del lavoro - beatificherà Giovanni Paolo II». «Ma è un prete e voi preti per forza dovete crederci. No? » obietta per la terza volta.
Poi prende in mano il libro giallo di don Conte: «Se non ci credete, credete a questo libro - invita monsignor Segalini -: piccoli santi della chiesa piacentina, mica i grandi profeti. Questi sono proprio qui, sono gente che ci ha creduto, che si è fidata del Signore. Trentuno vite di persone che magari voi avete anche conosciuto. Sono santi che non sapevano di esserlo, che hanno vissuto la nostra vita, che ci dicono che è possibile viverla».
«Oggi sembra che si debba vivere come se Dio non ci fosse - prosegue -. Viviamo in tempi pesanti, non fatemi parlare... ma tutti sapete. Tanta furbizia c'è in giro, attaccamento al denaro, alla carriera. Queste persone diverse ci danno una boccata di ossigeno. Sarà difficile credere oggi, ma è una fortuna non un obbligo, come diceva don Milani. "La Madonna mi ha detto di dirvelo, non di convincervi" diceva la stessa Bernardette. Ci sono delle persone che si fidano di seguire Gesù, noi siamo quei beoti che affidiamo la nostra esistenza all'osservanza della legge del Signore. Diceva San Francesco d'Assisi: se tu riesci a convincerti che Dio ti vuol bene, questo ti cambia la vita».
Federico Frighi


24/01/2011 Libertà

lunedì 24 gennaio 2011

The winner is ... Camminiamo Insieme

Una bella iniziativa quella di premiare i bollettini parrocchiali della diocesi di Piacenza-Bobbio! The winner is ... Camminiamo Insieme, storica voce di San Giuseppe Operaio.

(fri) Il vincitore dell'Oscar 2011 dei bollettini parrocchiali è... Camminiamo Insieme della parrocchia di San Giuseppe Operaio. Questa la motivazione della giuria composta dal vicario generale, monsignor Lino Ferrari, da don Davide Maloberti, da Fausto Fiorentini e due lettori: «Con puntualità, numero dopo numero, Camminiamo Insieme ha seguito il cammino della Missione Popolare in tutti i suoi aspetti, spaziando dagli avvenimenti diocesani a quelli di unità pastorale rivolti alle diverse età, senza trascurare riflessioni e contributi di approfondimento sul tema al centro dell'anno pastorale». A ritirare il premio ieri mattina durante la festa di San Francesco di Sales il parroco, don Giancarlo Conte che ha anche annunciato un prossimo prestigioso traguardo per il bollettino di San Giuseppe Operaio: «Quello del prossimo mese sarà il numero 400. E' frutto di sacrifici, fatica, ma noi siamo convinti che sia importante entrare in tutte le case dei parrocchiani e continueremo ad andare avanti».
Nella categoria bollettini ha avuto una menzione speciale Montagna Nostra, notiziario delle valli dell'Aveto e del Nure. La motivazione: «In una fase in cui, anche grazie alla Missione Popolare diocesana, si evidenzia sempre più il tema della collaborazione e comunione tra unità pastorali, Montagna Nostra rappresenta un prezioso strumento di collegamento tra le realtà del territorio. Attraverso il suo servizio di informazione-formazione su eventi diocesani come parrocchiali, contribuisce a tener vivi i legami con la comunità anche in coloro che risiedono nelle zone montane solo nei mesi estivi». Al primo posto della categoria autori Maria Luisa Rapaccioli con l'articolo "Il nostro sì alla chiamata di Gesù" pubblicato proprio su Camminiamo Insieme. La motivazione: «L'articolo sviluppa il tema oggetto del concorso con uno stile scorrevole e familiare. L'evento della Missione Ragazzi è raccontato attraverso una lettura partecipata, esperienzale, che mette in luce la capacità dei bambini e dei ragazzi di coinvolgere nell'avventura della Missione anche il mondo adulto, vincendone i dubbi e le resistenze».
Seconda classificata categoria autori Annalisa Puppo con l'articolo "Oremus; ritiro spirituale al santuario di Caravaggio" pubblicato su La Collegiata, giornalino della parrocchia Santa Maria Assunta a Borgonovo. La motivazione: «L'articolo sa rendere uno spaccato di vita interparrocchiale maturato nel cammino della Missione Popolare, soffermandosi tanto sui contenuti spirituali della giornata quanto su quelle "note di colore" utili ad illustrare i legami che un ritiro può contribuire a creare tra le persone, di età e realtà differenti».


23/01/2011 Libertà

La stampa dia voce a chi non ce l'ha

(fri) L'Ordine dei giornalisti stringe le maglie e blocca le porte, ad esempio, a coloro che scrivono redazionali pubblicitari, ma dà anche una stretta sulla legge 150 del 2000, sui responsabili degli uffici stampa degli enti pubblici che devono essere iscritti all'Ordine, cosa che spesso oggi non accade. Sono alcune delle linee programmatiche per il 2011 che si è dato l'Ordine dei giornalisti dell'Emilia Romagna e che vengono spiegate dalla vice presidente, la piacentina Carla Chiappini. Un'intervento appassionato, il suo, che ha aperto la festa di San Francesco di Sales, nella curia di Piacenza. Un intervento che, dopo aver posto l'attenzione, tra l'altro, sulla necessità di una maggior tutela dei minori - «la gente oggi è molto sensibile a tale argomento» -, ha messo in evidenza il ruolo di educatore del giornalista. «Penso che il giornalista possa essere definito come un operatore culturale - afferma Carla Chiappini -. Dunque dobbiamo pensare ad una una formazione permanente, come gli avvocati, e restituire dignità ad una professione che se la merita». A questo proposito sono stati annunciati momenti formativi per la stampa e per i lettori in collaborazione con Ordine, Associazione stampa Emilia Romagna e il settimanale diocesano Il Nuovo Giornale.
"Dare voce a chi non ha voce" l'interessante documento di Fausto Fiorentini donato quest'anno ai giornalisti assieme al libretto sulla vita di Giuseppe Berti. Nel suo intervento il direttore dell'Ufficio stampa della diocesi di Piacenza-Bobbio si sofferma sulla necessità, per il mondo dei media, di dare voce agli ultimi: i malati, gli anziani, i bambini. Una riflessione corredata da precisi riferimenti alla deontologia professionale ma anche ad una deontologia che non proviene da carte di settore bensì dalla legislazione più alta che ha regolato in questi ultimi 150 anni l'Italia e gli italiani: dallo Statuto Albertino alla Costituzione della Repubblica. Una riflessione che si inserisce perfettamente nel cammino della Missione Popolare diocesana che quest'anno, nella sua seconda fase, ha come oggetto, tra l'altro, l'ambito sociale della fragilità umana. «Il giornalista - si augura Fiorentini - dovrebbe tornare a guardare questi casi quotidiani con rinnovata voglia di capirli. Forse scoprirebbe che spesso vi sono gli estremi per raccontarli. Ovviamente qui sono in gioco la sensibilità, la creatività e la disponibilità dell'operatore della comunicazione, ognuno con gli strumenti specifici del suo settore».


23/01/2011 Libertà

Ambrosio alla stampa: abbiate cura delle persone

«Comunicare è sempre educare». Lo ricorda il vescovo Gianni Ambrosio nella sala degli affreschi della Curia dove ieri mattina (sabato 22 gennaio) ha ricevuto i giornalisti piacentini in occasione di San Francesco di Sales, patrono della stampa. Un'occasione per ringraziare i media locali «per l'importante lavoro che svolgono» dice Ambrosio, ma anche e soprattutto per ricordare che alla Chiesa sta a cuore il mondo della comunicazione «per la rilevanza imponente nell'educazione», come recita il numero 51 degli Orientamenti pastorali della Cei fino al 2020. In sala, oltre a numerosi giornalisti e collaboratori dei vari media piacentini, anche il direttore di Libertà, Gaetano Rizzuto, il presidente dell'Associazione stampa Emilia Romagna (Aser), Camillo Galba, la vice presidente dell'Ordine regionale dei Giornalisti, Carla Chiappini, il direttore dell'Ufficio stampa della diocesi, Fausto Fiorentini, sacerdoti giornalisti come il direttore de il Nuovo Giornale, don Davide Maloberti, il parroco di San Giuseppe Operaio, don Giancarlo Conte, il responsabile del Servizio diocesano multimedia per la pastorale, don Riccardo Lisoni.
Il vescovo Ambrosio inizia con una sorta di premessa che coinvolge personalmente i giornalisti. «Si comunicano le notizie, le informazioni, le nozioni, i fatti della vita - osserva - ma alla fin fine la comunicazione è sempre da una persona ad un'altra persona o a molte persone. In qualche modo, pur attraverso molte mediazioni e mezzi assai diversi, si comunica sempre qualcosa di sé a un'altra persona, si racconta sempre qualcosa di sé, e si coinvolge l'altro nel proprio racconto. E l'altro accoglie sempre qualcosa che proviene da un'altra persona». «Se si riconosce che la comunicazione avviene tra persone - continua - allora la comunicazione dovrebbe sempre ‘educare', nel senso di aiutarci a crescere come persone, altrimenti non vi è comunicazione».
Un atteggiamento per vari motivi distante dalla realtà odierna. Il vescovo lo sa e chiama in campo gli orientamenti pastorali della Cei per il decennio 2010-2020 dove «si prende atto della enorme possibilità di contatti: "La tecnologia digitale, superando la distanza spaziale, moltiplica a dismisura la rete dei contatti e la possibilità di informarsi, di partecipare e di condividere"». «Subito però - prosegue Ambrosio - si aggiunge: "anche se rischia di far perdere il senso di prossimità e di rendere più superficiali i rapporti". Per cui le possibilità sono grandi, ma incombe il rischio di superficialità dei rapporti e del venir meno della prossimità». «Si evidenzia poi - sottolinea - ciò che i processi mediatici compiono, e cioè danno forma alla realtà, la presentano secondo il loro punto di vista e secondo le possibilità del loro strumento, e poi arrivano all'esperienza delle persone, fino a influire sulla loro esperienza».
Poi il documento Cei offre tre consigli: «Il primo è quello di educare alla conoscenza e all'uso dei media... Ma questo non basta: occorre anche tutelare i soggetti più deboli: l'infanzia, ma non solo».
«Infine anche in questo campo, l'impresa educativa richiede un'alleanza fra i diversi soggetti. Perciò sarà importante aiutare le famiglie a interagire con i media in modo corretto e costruttivo, e mostrare alle giovani generazioni la bellezza di relazioni umane dirette». Come esempio di questa alleanza il vescovo cita l'ambito dell'università: «La questione dell'educazione e della comunicazione convergono ormai da tempo come discipline - scienze della educazione e scienze della comunicazione - che vogliono porsi al servizio dell'educare e del comunicare. Così è nata, come movimento che viene dalla base, prima nei paesi anglofoni e poi anche in Italia, la Media Education, un movimento pedagogico e comunicativo che si è fatto carico della integrazione curricolare dei media nella scuola, come risposta alle esigenze della cultura massmediale, della vita individuale e sociale». Per Il vescovo si può agire su due versanti: «Il primo è un intervento educativo da parte dei genitori e della scuola. Non solo. Tutti devono avere una certa "cura educativa". Anche chi comunica, chi è nel mondo della comunicazione e anche della pubblicità. La cura della relazione in cui si manifesta la preoccupazione per l'altro non può essere assente nel momento in cui si entra nel mondo dei media. L'attenzione verso l'altro nell'esercizio del comunicare è basata sul fatto di riconoscere l'altro come soggetto: ma se non lo riconosco come soggetto, non riconosco me stesso come soggetto. Se l'altro è una cosa, anch'io sono una cosa. E non è bello né per me né per l'altro».
Federico Frighi


23/01/2011 Libertà

domenica 23 gennaio 2011

Ambrosio ai giornalisti: davanti a voi avete delle persone

Vi ringrazio per la vostra presenza e vi ringrazio per l’importante lavoro che svolgete. Un lavoro che il titolo del mio intervento – il titolo mi è stato assegnato – presenta come facente parte di quella missione grande e bella che è l’educare. Comunicare è sempre educare, recita il titolo. Troppo generoso?
Può darsi, ma nella sua generosità, il titolo coglie un aspetto significativo della comunicazione.
Si comunicano le notizie, le informazioni, le nozioni, i fatti della vita, ma alla fin fine la comunicazione è sempre da una persona ad un’altra persona o a molte persone. In qualche modo, pur attraverso molte mediazioni e mezzi assai diversi, si comunica sempre qualcosa di sé a un’altra persona, si racconta sempre qualcosa di sé, e si coinvolge l’altro nel proprio racconto. E l’altro accoglie sempre qualcosa che proviene da un’altra persona.
Se si riconosce che la comunicazione avviene tra persone, allora la comunicazione dovrebbe sempre ‘educare’, nel senso di aiutarci a crescere come persone, altrimenti non vi è comunicazione. Nel senso ancora di aiutarci a creare un contesto in cui si apprezzano le persone, in cui si ha il gusto della vita, in cui si insegna a ‘vedere’ e dunque ad aprire gli occhi, in cui si stimola la fame di ‘conoscere’, perché il dinamismo dell’intelligenza si liberi dal torpore che deriva dalla superficialità e dalla noia. Potremmo continuare, e la conclusione sarebbe sempre la stessa: altrimenti non si ha una comunicazione tra persone.
Questo può apparire molto distante dalla comunicazione odierna: è vero, lo sapete voi, lo so anch’io, lo sappiamo tutti. Ma sappiamo anche che in questo modo il nostro contesto non è molto bello e le nostre relazioni non sono molto felici. Ma non mi soffermo sull’analisi della nostra realtà. Vorrei invece suggerire qualche spunto di riflessione per ricuperare l’impegno educativo nel mondo della comunicazione. Lo faccio in riferimento al documento della Chiesa italiana Educare alla vita buona del Vangelo e in riferimento a una alleanza educativa tra le scienze dell’educazione e le scienze della comunicazione.

2) Parto dal documento Educare alla vita buona del Vangelo: è il documento in cui sono indicati gli orientamenti pastorale della Chiesa italiana. Mi soffermo sul n. 51, dedicato alla comunicazione della cultura digitale. Prima però vi è un cenno alla società che merita di essere ripreso, perché ci ricorda che siamo sempre persone in relazione che vivono nella stessa ‘casa’, anche se questa casa è grande, come la nostra città o come la società italiana o la società globale.
Ascoltiamo il testo: “La società nella sua globalità, infatti, costituisce un ambiente vitale dal forte impatto educativo; essa veicola una serie di riferimenti fondamentali che condizionano in bene o in male la formazione dell’identità, incidendo profondamente sulla mentalità e sulle scelte di ciascuno. Inoltre, i vari ambienti di vita e di relazione – non ultimi quelli del divertimento, del tempo libero e del turismo – esercitano un’influenza talvolta maggiore di quella dei luoghi tradizionali, come la famiglia e la scuola. Essi offrono perciò preziose opportunità perché non manchi, in tutti gli spazi sociali, una proposta educativa integrale” (n. 50). Non mi soffermo a commentare questo passo del documento, ma – ripeto – è buona cosa tenerlo presente, perché è al suo interno che si colloca il rapporto fra comunicare e educare.

Il n. 51 del documento è intitolato: La comunicazione nella cultura digitale. Sottolineo alcuni aspetti di questo numero. Innanzi tutto è indicata l’attenzione della Chiesa per il mondo della comunicazione: “La comunità cristiana guarda con particolare attenzione al mondo della comunicazione come a una dimensione dotata di una rilevanza imponente per l’educazione”.
Poi il testo esplicita il senso di questa rilevanza imponente per l’educazione. Innanzi tutto si prende atto della enorme possibilità di contatti: “La tecnologia digitale, superando la distanza spaziale, moltiplica a dismisura la rete dei contatti e la possibilità di informarsi, di partecipare e di condividere”. Subito però si aggiunge: “anche se rischia di far perdere il senso di prossimità e di rendere più superficiali i rapporti”. Per cui le possibilità sono grandi, ma incombe il rischio di superficialità dei rapporti e del venir meno della prossimità.
Vi sono parecchie implicazioni sociali, etiche e culturali che accompagnano il diffondersi di questo nuovo contesto esistenziale dovuto alla cultura digitale. Insisterei in particolare su questa implicazione: “Agendo sul mondo vitale, i processi mediatici arrivano a dare forma alla realtà stessa. Essi intervengono in modo incisivo sull’esperienza delle persone”. In poche parole si evidenzia ciò che i processi mediatici compiono, e cioè danno forma alla realtà, la presentano secondo il loro punto di vista e secondo le possibilità del loro strumento, e poi arrivano all’esperienza delle persone, fino a influire sulla loro esperienza. Quindi configurano il contesto in cui in viviamo e arrivano al cuore delle persone.

Poi il documento offre tre consigli.

Il primo è quello di educare alla conoscenza e all’uso dei media. Questi processi mediatici “vanno considerati positivamente, senza pregiudizi, come delle risorse, pur richiedendo uno sguardo critico e un uso sapiente e responsabile. Il loro ruolo nei processi educativi è sempre più rilevante: le tradizionali agenzie educative sono state in gran parte soppiantate dal flusso mediatico. Un obiettivo da raggiungere, dunque, sarà anzitutto quello di educare alla conoscenza di questi mezzi e dei loro linguaggi e a una più diffusa competenza quanto al loro uso”.
È importante il modo di usare i mezzi di comunicazione: “Il modo di usarli è il fattore che decide quale valenza morale possano avere. Su questo punto, pertanto, deve concentrarsi l’attenzione educativa, al fine di sviluppare la capacità di valutarne il messaggio e gli influssi, nella consapevolezza della considerevole forza di attrazione e di coinvolgimento di cui essi dispongono”.

Ma questo non basta: occorre anche tutelare i soggetti più deboli: “Un particolare impegno deve essere posto nel tutelare l’infanzia, anche con concreti ed efficaci interventi legislativi”. Questo consiglio è anch’esso importante: è riferito all’infanzia, con i soggetti più a rischio, ma credo che non si debba limitare questo impegno alla sola infanzia.

Infine un terzo consiglio, molto importante: “Pure in questo campo, l’impresa educativa richiede un’alleanza fra i diversi soggetti. Perciò sarà importante aiutare le famiglie a interagire con i media in modo corretto e costruttivo, e mostrare alle giovani generazioni la bellezza di relazioni umane dirette”.
Credo che valga davvero la pena di attuare questa alleanza educativa, alleanza tra i diversi soggetti, tra la famiglia, la scuola, le agenzie educative e il mondo della comunicazione.

3) Come esempio di questa alleanza permettetemi di citare l’ambito dell’università.
Alcuni anni fa mi capitò tra le mani un libro che mi incuriosì per il suo titolo: Teleduchiamo. Poi il sottotitolo precisava l’argomento: Linee per un uso didattico della televisione (a cura di R. Giannatelli e P.C. Rivoltella, Elledici, Torino, 1994) Poiché conoscevo gli autori di questo libro, mi sono lasciato incuriosire anche dal contenuto del libro. Gli autori di questo libro – anzi i curatori – sono Roberto Giannatelli e Pier Cesare Rivoltella Il primo è un professore salesiano che insegna all’università salesiana di Roma ed è anche il presidente del Med, Media education, l’altro, Rivoltella è docente all’Università Cattolica di Milano.
Non entro nel merito del libro. Prendo solo lo spunto per dire che la questione dell’educazione e della comunicazione convergono ormai da tempo come discipline – scienze della educazione e scienze della comunicazione – che vogliono porsi al servizio dell’educare e del comunicare. Così è nata, come movimento che viene dalla base, prima nei paesi anglofoni e poi anche in Italia, la Media Education, un movimento pedagogico e comunicativo che si è fatto carico della integrazione curricolare dei media nella scuola, come risposta alle esigenze della cultura massmediale, della vita individuale e sociale.

Cosa vuol dire questo?
L’educazione tende a promuovere le potenzialità umane dell’individuo, ad insegnargli il significato delle cose, aiutandolo a capire, a giudicare, a scegliere, ad acquistare autonomia di fronte alle cose e ai fatti.
Ma la comunicazione nelle sue varie forme va in questa direzione?
Prendiamo ad esempio una particolare forma di comunicazione, la pubblicità, che, come ben sappiamo, è una forma diffusa e pervasiva di comunicazione. La pubblicità assolutizza un qualche aspetto positivo di un prodotto, esalta le conseguenze derivanti dal possesso di quel prodotto. Il rischio di comunicare valori fittizi è incombente. Non solo per l’esaltazione degli aspetti positivi di un bene, ma anche per il fatto che quelle forma di comunicazione tende a non richiamare, anzi ad escludere, la riflessione che tiene presente anche altri aspetti, magari non così positivi o anche negativi. In questo modo la pubblicità, con la sua diffusione massiccia, con il suo ritmo martellante, tende ad inculcare un sistema valoriale ampiamente distorto, ma tende anche a non aiutare – forse a impedire – la stessa riflessione.

Si può agire su due versanti.
Il primo è un intervento educativo da parte dei genitori e della scuola in grado di situare la pubblicità nei suoi limiti, fornendo soprattutto agli studenti – dal bambino al ragazzo e al giovane - gli opportuni strumenti critici di difesa. Ma questo non vale solo per la pubblicità, ma per ogni forma di comunicazione.
Il compito educativo consiste nell’adottare una strategia educativa in grado di aiutare gli studenti ad orientarsi, a conoscere le funzioni positive e le tecniche della comunicazione, a comprenderne il linguaggio, ma anche a difendersi dai suoi eccessi aggressivi, a smascherare i suoi inganni, a sottrarsi al condizionamento ideologico che essa esercita con l’insieme dei suoi messaggi.
Si tratta dunque di un compito difficile, che ha come obiettivo ideale l’autonomia intellettuale – di pensiero, di riflessione, di capacità critica - degli studenti. Si tratta di educare all’uso dei media, sapendo che i media informano, ma possono imporre precisi messaggi valoriali, possono rispondere solo al business commerciale.
La Media Education è una proposta educativa-comunicativa, cioè un intervento didattico che aiuta a riflettere sui media, individua obiettivi, elabora metodologie, mette a punto strategie opportune.

Ma questo non basta. Allora vorrei suggerire questo: se tutti devono avere una passione per l’uomo, per la sua vita, per la sua dignità, per la polis, per la vita sociale, allora tutti devono avere una certa “cura educativa”. Anche chi comunica, chi è nel mondo della comunicazione e anche della pubblicità.
La cura della relazione in cui si manifesta la preoccupazione per l’altro non può essere assente nel momento in cui si entra nel mondo dei media. L’attenzione verso l’altro nell’esercizio del comunicare è basata sul fatto di riconoscere l’altro come soggetto: ma se non lo riconosco come soggetto, non riconosco me stesso come soggetto. Se l’altro è una cosa, anch’io sono una cosa. E non è bello né per me né per l’altro.

Concludo. Siamo tutti invitati a considerarci e a stimarci come soggetti e a riconoscere che vi è un legame sociale in cui tutti siamo coinvolti. Se con responsabilità diamo il nostro contributo per questo considerazione reciproca – siamo soggetti – e per questo riconoscimento – siamo dentro a vincoli di solidarietà che sono il nostro legame sociale – , allora comunicare è sempre educare.

+Gianni Ambrosio
Vescovo di Piacenza-Bobbio

sabato 22 gennaio 2011

Don Conte come Veronica: per Berlusconi ci vorrebbe un amico

Il 19 gennaio 2011 sul quotidiano Libertà è apparso uno scritto di monsignor Giancarlo Conte, parroco di San Giuseppe Operaio, sulle vicende che in questi giorni stanno interessando il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Nell'edizione del 21 gennaio ben tre lettere al direttore accusavano don Conte di aver preso le difese di Berlusconi e si scandalizzavano. Bene. A parte che prendere le difese del Presidente del Consiglio ci sono altri che lo fanno - poco più di mezza Italia, fino a qualche settimana fa -, neppure leggendo e rileggendo lo scritto di don Conte si può pensare che il sacerdote abbia voluto in qualche modo difendere il capo del Governo da comportamenti che, se venissero confermati, sono lontani mille miglia da quanto don Conte predica dal pulpito e testimonia nella vita di ogni giorno da 80 anni a questa parte. Nello scritto di don Conte, piuttosto, si rivede, in una versione imbevuta di carità cristiana, la famosa lettera di Veronica Lario nella quale l'ex moglie del Presidente chiedeva agli amici veri di aiutarlo. Dunque nessuna difesa, piuttosto il contrario.


Ieri un giovane mi chiede: "Don, cosa sta succedendo? ". Più tardi alcuni anziani mi domandano: "Dove andiamo a finire"?. Non ne possiamo più! ". In effetti il panorama italiano di questi giorni non è certo esaltante: TV e giornali non parlano d'altro, non possiamo proprio far finta di niente né come cittadini, né come cristiani.
Al disagio - per alcuni imbarazzo, per altri disgusto - vorrei proporre una modesta riflessione, con la premessa di non voler giudicare, né tanto meno condannare.
Da tutta la vicenda ne ricavo anzitutto quanto stia soffrendo tremendamente un uomo e con lui la famiglia. E quando un uomo soffre, il cristiano prega con l'antico canto: "…Se un uomo soffre, là ci sei Tu... Se un uomo cade, là ci sei Tu... Se un uomo piange, là ci sei Tu... "
Confermo quanto espresso nel titolo di questa nota. Al nostro Presidente del Consiglio - da tutto l'insieme delle vicende della sua vita politica e privata - mi sembra sia mancato l'essenziale. Un amico vero, di forte personalità e di profonda onestà - una specie di angelo custode - che con coraggio, dignità e amicizia gli dicesse: "bravo! " quando la situazione lo richiedeva. Ma che con forza in altre occasioni gli dicesse: "amico, attento che sbagli".
La sorte con Berlusconi è stata generosissima e tutti ce ne siamo accorti. Con la grande capacità sul piano imprenditoriale ed economico, con la forza di volontà di raggiungere grandi scopi, con l'immenso potere politico esercitato per oltre 15 anni, con la capacità di relazionarsi con le persone e di diventare per milioni di italiani un mito.
Quando uno arriva ad essere Presidente del Consiglio, la legge gli pone accanto i cosiddetti consiglieri d'ufficio: consigliere diplomatico, consigliere economico, consigliere militare e così via. Tutte persone che a lui non sono certamente mancate, ma gli è mancato - e insisto su questo - il vero amico forte e autorevole alla pari (più di quanto lo sia il mite e saggio Letta) che gli dicesse: "Stai attento, forse stai sbagliando".
Purtroppo accanto ai potenti di ogni tempo e di ogni tipo ci sono e ci saranno estimatori ciechi che idolatrano il capo e in lui vedono solo la luce della gloria oltre che il proprio interesse e avvenire personale.
Le massime altitudini possono dare le…vertigini. La storia ne propone molti esempi. Cito quelli a noi meno lontani: Napoleone, Mussolini, Craxi. Qualcuno potrebbe dirmi: "Eppure mi pare ne abbia avuti di amici e consiglieri Berlusconi, persino tra gli ecclesiastici: don Baget Bozzo, don Gelmini, don Verzè (il fondatore del famoso "San Raffaele" di Milano) e qualche vescovo: come mai sono stati possibili al Presidente del Consiglio errori anche grandi quando, persone di valore potrebbero avergli dato qualche buon parere? ". Mistero.
Comunque non è mai troppo tardi. Nelle difficoltà di questi giorni chi è credente chieda a Dio di dare al Presidente del Consiglio un coraggio gigantesco. Chi gli è ostile non aggiunga benzina sul fuoco. Chi gli vuol bene non pianga l'idolo infranto ma conforti e sostenga l'amico ferito.

Don Giancarlo Conte



venerdì 21 gennaio 2011

Il pozzo di Arianna

E' una piccola santa del nostro tempo. Una bambina scomparsa nel 1995 a 7 anni di età per una incurabile malattia. Da lassù guida oggi i suoi genitori impegnati in opere di bene nel suo nome e in quello del Signore. L'ultima è il pozzo per l'acqua di cui scrivo sotto per Libertà.

Grazie ad Arianna ogni giorno duecento bambini africani possono vivere bevendo l'acqua del suo pozzo. Ma non solo i soli. Ci sono i genitori, gli amici, i compaesani, i volontari di Africa Mission, i perforatori. A tutti la piccola Arianna ha donato un piccolo frammento della sua breve vita. Arianna Fogliazza, nata a Piacenza il 18 agosto del 1987, è venuta a mancare il 14 marzo del 1995, a neppure 8 anni di età. Una malattia incurabile non le ha lasciato scampo. Dalla tragedia di quella morte, in questi 15 anni sono fiorite tante iniziative di vita, in gran parte opera dei genitori, Tiziana Gaeta e Ferdinando Fogliazza. L'ultima è stata presentata ieri nella sede di Africa Mission. Papà e mamma di Arianna hanno donato al movimento fondato da don Vittorione e dal vescovo Enrico Manfredini un pozzo per l'acqua. Pozzo che è stato realizzato nei mesi scorsi nel villaggio di Rimenze, regione del Western Equatorian, Sud Sudan, a 40 chilometri dalle foreste del Congo. «Arianna ha fatto scoprire a noi tutti il senso della vita» dice mamma Tiziana. Non solo: «Anche l'esigenza della condivisione che abbiamo imparato nei giorni passati all'ospedale con i genitori degli altri bambini malati. Abbiamo capito che il nostro rapporto con il Signore non doveva essere il mercanteggiamento della salute di nostra figlia con opere di bene. Bensì l'esigenza di fare qualche cosa per gli altri, per coloro che non sono aiutati da nessuno e che non hanno nulla». Così è nata l'idea del pozzo per l'acqua e il contatto con il direttore di Africa Mission-Cooperazione e Sviluppo, Carlo Ruspantini, che ieri ha presentato l'iniziativa. «La morte di vostra figlia - ha voluto evidenziare il presidente di Africa Mission, don Maurizio Noberini - è stata non un dolore arido ma fecondo, che ha dato frutti di vita». Il pozzo, come ha spiegato il responsabile delle perforazioni, Egidio Marchetti, rappresenta una garanzia di approvvigionamento d'acqua pulita e scongiura il diffondersi di malattie legate all'utilizzo di fonti non potabili. Profondo 90,5 metri, ha una portata di 1.037 litri all'ora in grado di soddisfare le 900 persone del villaggio e i 200 bambini della vicina scuola. Nell'area la popolazione vive una situazione difficile a causa del gruppo dei ribelli ugandesi dell'Lra (Lord's Resistance Army), responsabile di atrocità terribili. Da aprile-maggio del 2009 nella zona sono stati stimati oltre 3mila rifugiati, molti dei quali, dopo giorni di cammino nella foresta, sono arrivati affamati e terrorizzato in cerca di un posto sicuro dove essere accolti. Un'ultima annotazione. La piccola Arianna, così come don Vittorione, è inserita fra i 31 piccoli santi piacentini descritti nell'ultimo libro di don Giancarlo Conte.
Federico Frighi


20/01/2011 Liberta'

mercoledì 19 gennaio 2011

Il nuovo vicario, sondaggio tra i lettori

Sacricorridoi l'aveva fatto anche per il vescovo di Piacenza-Bobbio all'indomani della partenza di monsignor Luciano Monari. Oggi riproponiamo un sondaggio tra i nostri pochi ma importanti lettori e lo centriamo sul nuovo vicario generale. Com'è noto siamo ormai alle battute finali per la nomina del nuovo numero 2 della diocesi che andrà sostituire monsignor Lino Ferrari giunto alla fine del proprio "mandato" e destinato ad un altro importante incarico pastorale. Tutte le indiscrezioni si possono leggere sul quotidiano Libertà seguendo le edizioni di questi giorni. E' altrettanto noto che la nomina del vicario generale spetta unicamente al vescovo diocesano. Il nostro umile sondaggio non vuole influenzare nessuno e neppure mettere in dubbio una competenza del capo della diocesi che noi, peraltro, riteniamo giusta e legittima. Solo per mettere un po' di pepe ...