mercoledì 30 novembre 2011
2012, anno di pellegrinaggi
Presentando queste iniziative, mons. Ambrosio sottolinea che “il pellegrinaggio da sempre attesta un’esigenza di fondo, insopprimibile: un desiderio di andare oltre, di trascendere la stessa condizione umana, è l’occasione per manifestare tensione verso un ‘oltre’, una meta ‘altra’. Il pellegrinaggio inizia con un distacco dalla casa, dal quotidiano, dalla vita di sempre, dai legami di tutti i giorni. L’allontanamento dal proprio contesto di vita esprime la tensione verso una realtà diversa e consente al pellegrino di avvicinarsi ad un ‘luogo’ santo. Certo, anch’esso è provvisorio, ma capace di evocare una sorta di esperienza appagante che lascia trasparire la condizione definitiva. Il pellegrino avverte l’esigenza di andare più avanti, verso il mistero”.
Il Vescovo anticipa che guiderà personalmente alcuni pellegrinaggi diocesani e tra questi proprio il primo, in ordine di tempo, quello in Terra Santa. La partenza è prevista l’8 marzo, dall’aeroporto di Orio al Serio di Bergamo e comporta una quota di partecipazione di 1.250 euro a cui si aggiunge il supplemento per l’eventuale camera singola. Gli interessati potranno avere tutte le informazioni rivolgendosi all’Ufficio Pellegrinaggi della Diocesi, Piazza Duomo 33, Piacenza, tel. 0523.337150, e-mail: ufficio pellegrinaggi@curia.pc.it, orario: dalle 9 alle 12,30, da lunedì a venerdì.
ALTRI PELLEGRINAGGI. Per il 2012 sono previsti altri pellegrinaggi diocesani: Fatima e Santiago di Compostela, 5 giorni, dal 7 all’11 giugno (partenza da Milano Malpensa), guiderà i pellegrini il vescovo mons. Gianni Ambrosio; pellegrinaggi a santuari di Francia (Lisieux, Paray-le-Monial e Nevers), dal19 al 25 maggio, partenza in pullman da Piacenza, presiede il vicario generale mons. Giuseppe Illica; Noto (dove è venerato il santo piacentino Corrado Confalonieri) e Santuari di Sicilia, partenza in aereo da Milano, dal 5 al 12 settembre, presiede il vicario generale mons. Giuseppe Illica.
In una apposita pubblicazione, che può essere richiesta all’Ufficio Pellegrinaggi, tutte le informazioni culturali, logistiche e tecniche dei vari pellegrinaggi.
lunedì 28 novembre 2011
Se San Colombano salva l'euro
Se l'Europa vuole uscire dalla crisi non può fare a meno della figura di San Colombano. A sostenerlo è l'arcivescovo di Belfast (Down e Connor), Noel Treanor, che, oltre a provenire dalla patria di Colombano, attualmente rappresenta l'episcopato d'Irlanda (Irlanda del Nord ed Eire) alla Comece di Bruxelles, il parlamento europeo dei vescovi. E' lì, tra l'altro, che ha conosciuto il vescovo Gianni Ambrosio, rappresentante per la Cei, ed ha accettato di buon grado l'invito a Piacenza e Bobbio. Periferia dell'Europa, allora come oggi.
«Colombano, arrivato sul continente, in Francia, è entrato nella periferia del mondo conosciuto in quel tempo - osserva Treanor - in un momento difficile e scuro della storia europea, dominato dalle popolazioni barbare. Arrivato qui ha evangelizzato Germania, Austria, Francia, Svizzera e, appunto, Bobbio». «I monasteri che ha fondato erano centri di eccellenza - prosegue l'arcivescovo - dove Colombano ha coniugato la fede e l'industria umana, la tradizione del Vangelo cristiano e l'agricoltura, l'utilizzo dei boschi e la vita sociale locale». Morale: «Anche oggi quando la periferia si presenta come punto fragile e debole, che si tratti di Irlanda, di Portogallo, di Grecia o anche di Italia, credo che oggi noi, in quanto europei, dobbiamo prendere atto che questa periferia debole e fragile fa parte integrale del progetto Europa». Dall'importanza della periferia a quella della regola. «Pensando a Colombano e alla sua regola - evidenzia Treanor -, noi, in quanto cittadini, dobbiamo stabilire delle norme, un progetto che sia adeguato a rispondere alle sfide del nostro tempo». In quanto europei e credenti «per noi la figura della regola, come quella di San Colombano, «rappresenta la chiave dell'organizzazione, della civilizzazione, della cultura, di una antropologia umanistica». Per far fronte alle sfide politiche ed economiche di oggi, insomma, dobbiamo ripensare all'importanza della regola, «della regola stabilita in modo consensuale così come sono stati preparati i trattati fondatori della Comunità europea». «Per far avanzare questa Europa - è convinto l'arcivescovo - noi tutti dobbiamo riconoscere la loro importanza. Le regole servono non solo per limitare o imporre, sono elementi viventi che cercano di incarnare il cammino per arrivare ad un progetto di ordine etico-sociale».
San Colombano, grande umanista del suo tempo, «ci fa ricordare che all'origine del progetto europeo c'era una scelta di ordine etico e spirituale, una scelta antropologica, una scelta ispirata dalla tradizione cristiana».
L'arcivescovo conclude con una speranza: «Andiamo verso il 2015 e spero che nell'anniversario della morte di San Colombano (1.400 anni fa), tutte le nostre comunità in Italia, Svizzera, Austria, Germania, Irlanda e Francia possano ritrovarsi a pregare insieme». «Affinchè il cristianesimo - si augura - possa essere ringiovanito e rinfrescato da San Colombano per umanizzare, alla luce del Vangelo, le strutture comuni della nostra società».
Federico Frighi
24/11/2011 Libertà
mercoledì 23 novembre 2011
I carabinieri e la Virgo Fidelis
«Maria ha creduto ed ha compiuto la volontà di Dio. Tutto questo è espresso nell'aggettivo "fedele", il titolo con cui voi dell'arma dei carabinieri le rendete onore e la invocate perchè aiutati da lei possiate attendere con fedeltà e lealtà alla vostra missione». Così il vescovo Gianni Ambrosio si è rivolto ieri in San Giovanni in Canale ai carabinieri per la festa della patrona, la Virgo Fidelis. Nell'antica chiesa di via Beverora c'erano, tra gli altri, il prefetto Antonino Puglisi, il questore Calogero Germanà, il comandante provinciale dell'Arma, colonnello Paolo Rota Gelpi, il presidente della Provincia, Massimo Trespidi, il vice sindaco Francesco Cacciatore, i colonnelli dell'Arma, Edoardo Cappellano e Gianluca Bersella, della Finanza Maurizio De Panfilis. Il vescovo, assieme al parroco don Cesare Ceruti e a don Mimmo Pascariello, ha ricordato il servizio dei carabinieri «nel rispetto della giustizia, nella difesa della dignità delle persone che hanno bisogno di buone relazioni per vivere, della protezione dei cittadini dai soprusi». «La storia dell'Arma è densa di alti esempi di fedeltà al servizio della comunità - ha osservato Ambrosio -. Possiate con l'aiuto di Maria continuare a manifestare questa fedeltà, dedizione, servizio che sono le caratteristiche dello spirito dei carabinieri. Un compito esigente, a volte non sempre compreso, ma indispensabile perchè si possa operare in una società con buone relazioni». Al termine del rito il comandante provinciale di Piacenza ha preso la parola per commemorare l'evento. E' stata ricordata anche la battaglia per l'eroica difesa del caposaldo di Culqualber da parte del I° Battaglione Carabinieri e Zaptiè mobilitato, che il 21 novembre 1941 si sacrificò in una delle ultime cruente battaglie in terra d'Africa. Nella circostanza, si è commemorata anche "la Giornata dell'Orfano". E' proprio agli orfani, assistiti e confortati con amorevole cura dall'Arma e dall'Opera Nazionale Assistenza Orfani Militari Arma Carabinieri che si è voluto rivolgere un caloroso pensiero. La celebrazione ha avuto il commento musicale del soprano Maria Laura Groppi e dell'organista Donatella Tacchinardi. Analoga cerimonia è stata celebrata ieri nel duomo di Bobbio e nella collegiata di Fiorenzuola con i comandati di compagnia Fabio Longhi e Andrea Leo.
fed. fri.
22/11/2011 Libertà
Diocesi, 305 preti per 421 parrocchie
(fri) Trecentocinque sacerdoti per 421 parrocchie. Una situazione insostenibile se si vuole continuare a pensare la Chiesa «come se si fosse al capezzale di un malato», osserva con una metafora il vicario generale monsignor Giuseppe Illica. Ancora più insostenibile se si tiene conto che quasi il 70 per cento dei sacerdoti della diocesi di Piacenza-Bobbio ha più di sessant'anni. Ecco perchè la linea prevista dal progetto di razionalizzazione prevede un taglio netto delle messe domenicali. «Non riusciremo più a correre in giro per la montagna a celebrare messe in ogni luogo - dice il vicario -, non ha senso continuare così. Ci saranno parrocchie che non avranno più l'eucarestia ogni sette giorni. E' inevitabile». Quali e quante? A spanne, tutte quelle con meno di 500 anime. Il che vuol dire il 76,9 per cento delle 421 parrocchie che compongono la diocesi. I preti saranno, dunque, sempre più un lusso. Anche perchè, fa notare il vicario, «spiace che i sacerdoti non abbiano il diritto ad invecchiare, ad ammalarsi. In giro non c'è una categoria come la nostra che non va mai in pensione». Se la vecchiaia, dunque, arriva per tutti, non tutti hanno nel proprio carisma la missione del parroco. «Tutti i preti sono utili - assicura monsignor Illica - e nelle nomine è giusto tenere conto anche delle inclinazioni e delle loro caratteristiche personali».
18/11/11 Libertà
domenica 20 novembre 2011
Cura dimagrante per la diocesi
Accorpamento tra parrocchie, stop alle messe "in serie" nei fine settimana, strutture ridotte all'indispensabile, fiducia nei laici. Sono solo alcune delle linee cardine presentate dal vicario generale monsignor Giuseppe Illica al clero diocesano. L'occasione è la due giorni destinata ai vicari zonali e ai moderatori delle Unità Pastorali (assieme ai preti giovani) in corso fino ad oggi nel centro pastorale della Bellotta. Sono una cinquantina i sacerdoti presenti, assieme al vicario generale e al vescovo Gianni Ambrosio. All'ordine del giorno c'è la chiesa del futuro. L'attenzione solo al presente uccide, ricorda il vescovo nella sua introduzione. «Se c'è un difetto nella realtà odierna è che ci si dimentica che si viene da lontano - evidenzia il presule -. Possiamo essere testimoni e missionari solo nella misura in cui davvero abbiamo incontrato Cristo». Si parte da qui per una necessaria razionalizzazione dell'intera diocesi alla luce degli odierni tempi di crisi. Crisi economica, ma anche e soprattutto, spirituale e vocazionale. Il vicario generale parte dai dati della diocesi, dal numero dei sacerdoti sempre in calo, dall'età del clero che avanza inesorabilmente.
Parla della scelta dei laici, «verso i quali bisogna avere fiducia ad ai quali occorre delegare», della scelta dei poveri, in particolare «i giovani che non sanno se lavoreranno, se potranno farsi una casa o una famiglia», della scelta religiosa visto che «facciamo bene i Grest ma non siamo capaci di rendere più attraente il catechismo». Chi ha visto il film "Corpo celeste", proiettato in serata alla Bellotta, ne sa qualcosa di più. Parla, il vicario generale, della necessità di delegare, all'interno delle Unità Pastorali, ad uno o più tecnici, i beni immobili e le chiese in accordo con la Curia, «perchè noi non possiamo più gestirle». All'interno delle Unità Pastorali - «alcune sono da rivedere» - si curi poi la formazione e si svolga l'intera vita ecclesiale: «Ci vuole disponibilità a cambiare: non possiamo essere preti per la parrocchia ma dobbiamo esserlo per l'Unità Pastorale». Il vicario invita poi a tenere le strutture indispensabili: «Con i tempi che corrono non sappiamo quale sarà la disponibilità finanziaria e neppure la copertura dell'8 per mille, verso il quale ci affidiamo troppo». Si parla di fusioni di parrocchie e di accorpamenti, soprattutto nel centro storico della città. Il modello è quello dell'unica parrocchia che ingloba San Francesco, San Pietro, Santa Maria in Gariverto. Tutte le chiese del centro storico sono destinate a seguirlo. Poi le messe. Stop alla "produzione industriale" delle messe una ogni mezz'ora o peggio al medesimo orario come avviene in città anche tra chiese vicine. «Riducendo il carico di messe in città ci si potrebbe prendere cura - propone il vicario generale - di una specifica zona di montagna, soprattutto in inverno». Magari anche con il coinvolgimento dei laici.
Federico Frighi
18/11/2011
Libertà
venerdì 18 novembre 2011
Concerto in Duomo per San Colombano
Al concerto, al quale sarà presente anche il vescovo mons. Gianni Ambrosio, intervengono l’Associazione Corale Polifonica San Colombano di Santa Giuletta nel pavese e l’Orchestra dell’Istituto superiore di studi musicali “Franco Vittadini” di Pavia. Fra gli interpreti, il soprano Susie Georgiadis e il contralto Morena Carlin; all’organo Guido Andreolli; direttore Ugo Nastrucci.
Verranno eseguite musiche di Vivaldi, Liszt, Frisina, Mozart e Rossini. La serata ha il patrocinio di degli Amici di San Colombano di Bobbio e di San Colombano di San Colombano al Lambro e del settimanale “Il Nuovo Giornale”.
Nel corso della serata verrà proiettato il video dell’udienza generale di Papa Benedetto XVI dell’11 giugno 2008 dedicata proprio a San Colombano.
La Corale polifonica San Colombano è nata a Santa Giuletta nel pavese nell’autunno del 1999, mentre le origini dell’Orchestra dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “F. Vittadini” di Pavia risalgono al 1867.
Un curato brasiliano per Gragnano
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 15 novembre 2011 il M. R. Giovanelli don Giovanni, parroco di Sperongia PC, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia della Natività di Maria in Villa Casali, Comune di Morfasso, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 15 novembre 2011 il M. R. Bavagnoli don Luigi, parroco di Pontedell’Olio e Riva PC, è stato nominato amministratore parrocchiale delle seguenti parrocchie:
* San Martino Vescovo in Torrano, Comune di Pontedell’Olio, Provincia di Piacenza;
* San Bartolomeo Apostolo in Sarmata, Comune di Pontedell’Olio, Provincia di Piacenza;
* San Pietro in Vincoli in Folignano, Comune di Pontedell’Olio, Provincia di Piacenza;
* San Giovanni Battista in Castione, Comune di Pontedell’Olio, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 15 novembre 2011 il M. R. Lezoli don Piero, parroco nominato di Vigolzone PC, è stato nominato amministratore parrocchiale delle seguenti parrocchie:
* San Lorenzo martire in Veano, Comune di Vigolzone, Provincia di Piacenza;
* Santa Maria Immacolata in Bicchignano, Comune di Vigolzone, Provincia di Piacenza;
* Sant’Antonino in Albarola, Comune di Vigolzone, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 15 Novembre 2011 il M. R. Battiato don Fabio, lasciando i precedenti incarichi, è stato nominato vicario parrocchiale della parrocchia di Sant’Antonino Martire in Borgo Val di Taro, Provincia di Parma ed inoltre gli è stato conferito l’incarico di collaboratore nel servizio pastorale all’interno dell’Unità pastorale 2 del Vicariato 7.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 15 Novembre 2011 il M. R. Figuredo Mendes don Luiz Carlos, presbitero della diocesi di Bragança (Brasile) è stato nominato vicario parrocchiale della parrocchia di San Michele Arcangelo in Gragnano Trebiense, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 15 Novembre 2011 il M. R. Barani don Igino, parroco di Gossolengo, è stato nominato moderatore dell’Unità pastorale 6 del Vicariato 1 Comuni di Piacenza e Gossolengo.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 15 Novembre 2011 il M. R. Lugani don Cesare, parroco di Bacedasco Basso, è stato nominato moderatore dell’Unità pastorale 7 del Vicariato 2 Val d’Arda PC.
Dalla Curia Vescovile
martedì 15 novembre 2011
Mensa Caritas, servono generi alimentari
Pasta
Riso
Scatolame (passata, pelati, tonno, etc.)
Latte UHT a lunga conservazione
Olio di oliva
Caffè
Zucchero
Biscotti
Formaggio grana sottovuoto
Si fa un appello alle aziende ed ai supermercati per il fabbisogno di carni.
Si segnala inoltre, per le borse viveri fornite alle famiglie in situazione di bisogno, la carenza di pannolini destinati a bambini da 0 a tre anni di età, detersivi per lavatrice( fustino) e confezioni di zucchero ( da un 1 Kg. ).
Tali generi possono essere consegnati direttamente presso la Mensa della Fraternità (tel. 0523/314087) in via S. Vincenzo 13 dalle ore 09.00 alle ore 13.00 oppure presso la sede della Caritas diocesana in Via P. Giordani 21 dalle ore 09.00 alle ore 12.00 e dalle ore 15.00 alle ore 18.00.
Morto don Arnaldo Colla
domenica 13 novembre 2011
La giornata della colletta alimentare
Nella nostra Regione l'iniziativa è coordinata dalla Fondazione Banco Alimentare Emilia Romagna Onlus (FBAER). L'organizzazione prevede: un coordinatore regionale affiancato al direttore della FBAER, un responsabile in ogni provincia o zona ed infine i "capi équipe", ovvero i volontari responsabili dei punti vendita.
In ciascuna provincia viene appositamente approntato un magazzino di stoccaggio dei prodotti raccolti, nel quale - subito dopo la Colletta - avviene una prima grossa distribuzione alle strutture caritative del territorio provinciale accreditate. Le strutture, assieme alla FBAER, sono corresponsabili nell'organizzazione e realizzazione dell'iniziativa.
Abbiamo fatto esperienza di come questa nostra proposta, oltre ad essere un contributo importante alle necessità di tantissime persone bisognose, sia al tempo stesso una reale occasione di cambiamento personale e civile per ognuno di noi e per chi vi aderisce. Infatti, pur svolgendosi in un'unica giornata, essa costituisce una forte possibilità educativa alla gratuità e alla solidarietà, come ci è stato testimoniato da parte di tanti volontari che hanno offerto la loro disponibilità e semplici cittadini che hanno donato la loro spesa (a volte anche a costo di sacrifici).
Promotori ufficiali della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare, assieme alla Fondazione Banco Alimentare Onlus e alla CDO Opere Sociali, sono l'Associazione Nazionale Alpini e la Società San Vincenzo De' Paoli.
Anche per l'edizione 2011 contiamo di ottenere l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica ed il patrocinio della Regione Emilia Romagna e delle nove Amministrazioni Provinciali.
Nel 2010, a livello nazionale, attraverso la Colletta sono state raccolte 9.400 tonnellate di generi alimentari grazie al generoso impegno di oltre 110.000 volontari, all'adesione delle più importanti catene della distribuzione e grazie infine agli oltre 5.000.000 di italiani che hanno donato i prodotti acquistati per una grande "spesa della solidarietà".
Per quanto riguarda la nostra Regione, dato il perdurare della crisi, le nostre aspettative relative al risultato erano piuttosto contenute. La risposta della gente (volontari e donatori) ci ha invece particolarmente sorpreso. In Emilia Romagna infatti la raccolta è stata di oltre 1.050 tonnellate, il 5,9% in più rispetto all'anno precedente (che già aveva visto un risultato particolarmente positivo). L'iniziativa ha visto coinvolti, sempre sul territorio regionale, circa 14.000 volontari; i punti vendita che hanno aderito sono stati 969.
In Regione, le strutture caritative accreditate che hanno usufruito dei prodotti donati sono state 771, a favore di 117.134 persone in stato di povertà.
Per quanto riguarda l'edizione del 2011, poiché permane un contesto economico piuttosto critico e il numero delle richieste di sostegno (da parte soprattutto di parrocchie) cresce ogni giorno, tendiamo a sollecitare una maggiore partecipazione da parte del grande pubblico, in modo che la "spesa della solidarietà" raggiunga un quantitativo superiore a quello del 2010.
Il nostro impegno nasce dal fatto che sentiamo sempre più la responsabilità morale e civile di fronte alle quotidiane richieste di aiuto che ci giungono da parte delle Strutture caritative, a contatto quotidianamente con tante Persone bisognose della nostra Regione.
Non abbiamo certo la pretesa di risolvere il problema della fame e dello spreco alimentare, ma per passione all'Uomo e al suo destino diamo il nostro contributo, costruendo fatti che educano alla carità e alla solidarietà noi stessi e le persone che incontriamo.
mercoledì 9 novembre 2011
Incontri con Rinnovamento
Morti e santi, una festa del focolare
Una grande festa di famiglia: i santi, i defunti, le preghiere di chi è su questa terra. Una festa intima e di speranza, perchè la morte non è la parola fine. E' il vescovo Gianni Ambrosio a spiegare nella messa di Ognissanti al cimitero urbano il significato delle celebrazioni del primo e 2 novembre.
Una messa celebrata davanti al Famedio, nel cuore del cimitero urbano, con sacerdoti, diaconi, religiose e tanti piacentini che si sono fermati nell'insolito tepore di una giornata autunnale. Assieme al vescovo ci sono il parroco del Capitolo, don Giuseppe Sbuttoni, quello di Sant'Anna, don Luigi Fornari, di San Paolo, monsignor Bruno Perazzoli, don Giuseppe Formaleoni e quattro diaconi, tra i quali Sergio Fossati e Cesare Scita reggenti la cappellania del cimitero urbano. In prima fila, a rappresentare il Comune di Piacenza, il vice sindaco Francesco Cacciatore in fascia tricolore. Tra le colonne del Famedio, ad animare la celebrazione, i ragazzi del coro della parrocchia di Santa Maria del Suffragio, la chiesa del Capitolo.
«Quella di oggi è come una grande festa di famiglia - dice il vescovo -, i nostri fratelli e le nostre sorelle che ci accolgono nella pienezza della vita e nell'amore di Dio, la porta del cielo si è aperta per loro. Commemorando i defunti noi ricordiamo i nostri familiari, insieme alla preghiera nel cimitero della nostra città».
«La parola cimitero significa luogo del riposo, luogo del sonno - evidenzia Ambrosio - un termine scelto dai cristiani per indicare coloro che riposano ma che attendono di essere svegliati in attesa appunto della chiamata della vita eterna. I cristiani non hanno voluto utilizzare il termine necropoli, la città dei morti. Hanno scelto una parola che richiamasse il sonno e l'attesa, dunque manifestasse la fede nella vita e nella risurrezione, la speranza per la pienezza della vita».
Il vescovo sottolinea come sia significativo «il fatto di celebrare insieme la festa dei Santi e di commemorare i defunti. Da questo luogo del sonno e dell'attesa siamo invitati ad innalzare lo sguardo verso il cielo, dove coloro che ci hanno preceduti finalmente hanno trovato il volto del Signore». «La nostra visita al cimitero - continua il vescovo - la nostra preghiera si carica di intensità e affetto, diviene espressione di speranza». «Ogni anno in questa celebrazione abbiamo qualcuno in più per cui pregare - ammette Ambrosio nella sua omelia trasmessa in tutti i reparti dagli altoparlanti dell'impianto interno - per alcuni i genitori, per altri i fratelli, lo sposo, la sposa, i figli; la morte è sempre un evento che turba e colpisce, ma non è sempre oscurità o tenebra e soprattutto non è l'ultima parola».
Torna il concetto della festa di famiglia: «Nella nostra preghiera noi ci sentiamo misteriosamente uniti, ed è questo il senso della festa familiare, ai fratelli che chiamiamo santi perchè già partecipi della vita di Dio, ai fratelli che ci hanno lasciato e che attendono la visione piena del volto di Dio». Relazioni senza le quali il cimitero sì rischierebbe di rimanere un'arida necropoli e queste visite novembrine aride tradizioni popolate solo di ricordi, importanti, ma non rivolti verso il cielo.
«Nella nostra vita quotidiana rischiamo di rimanere chiusi in noi stessi - osserva infine il vescovo - senza uno sguardo ampio, senza questa prospettiva sul nostro futuro. L'apostolo Giovanni dice che già fin da ora siamo figli di Dio e da lui siamo benedetti e il suo amore impedisce che la morte abbia l'ultima parola. Il nostro è un pellegrinaggio diretto verso il volto di Dio».
Federico Frighi
02/11/2011 Libertà
domenica 6 novembre 2011
La Chiesa piacentina non dimentichi qulla universale
Il relatore, per analizzare la partecipazione all’interno della Chiesa e soprattutto il ruolo degli organismi di partecipazione nati con il Concilio, si è rifatto essenzialmente al testo evangelico di Giovanni (il pastore conosce le sue pecore) e al Vaticano II i cui insegnamenti attendono ancora di essere realizzati in profondità.
Don Grampa si è soffermato sullo stile del pastore (conosce le sue pecore), su quello del gregge (ascolta ed è disposto a seguire secondo l’insegnamento del Vangelo) e sulla qualità del rapporto (un legame di appartenenza). Importante il riferimento al ruolo della Chiesa locale che non è una filiale della Chiesa universale, ma una comunità in cui è presente Cristo. La Chiesa di Dio che è a Piacenza non vive nell’isolamento, ma in comunione con tutte le altre. Oggi il prevalere di organismi nazionali, come le Conferenze Episcopali, rischiano di mettere in pericolo il progetto di fede delle comunità locali.
Occorre tornare al Concilio per capire il ruolo delle Chiese particolari e questo richiama il ruolo del Vescovo che ha al proprio fianco il presbiterio. In questa impostazione l’evento della salvezza prevede un progetto pastorale diocesano e in questo il Vescovo non è il notaio, ma è colui che indica con autorevolezza il cammino di santità per il popolo.
D’altra parte il piano pastorale non è un’invenzione del Vescovo, ma una determinazione che nasce con l’apporto del Consiglio Presbiterale e degli altri organismi di partecipazione. La parola comunione è tornata più volte durante la mattinata.
Il relatore non ha mancato di dare consigli pratici come quello di scegliere gli argomenti da discutere non sotto la pressione dell’emergenza, ma con prospettive più ampie; lavorare con un documento preliminare opportunamente preparato; valorizzare le competenze della comunità, anche al di fuori degli organismi; dare spazio alla corresponsabilità e incentivare il dialogo.
Anche durante gli interventi, che hanno fatto seguito alla relazione principale, sono emerse diverse preoccupazioni: che venga meno la comunione; che prevalga la burocrazia (si è parlato di dare spazio all’autocertificazione); non è mancato un richiamo ad una maggiore conoscenza del Concilio (prima di invocarne un terzo portare a compimento il secondo); incentivare il senso di appartenenza.
In apertura il vicario generale mons. Giuseppe Illica ha confermato che il 17 – 18 novembre si tiene la riunione dei moderatori e dei vicari con l’invito a partecipare; ha pure confermato le indicazioni che ha già inviato ai sacerdoti sulla nuova organizzazione della Curia (orari al pubblico e, dal 1° dicembre, invito ad utilizzare il parcheggio del seminario di via Scalabrini dopo aver comunicato il numero di targa dell’auto per i necessari permessi).
Anche mons. Busani, per la Missione popolare diocesana , ha confermato il programma già annunciato informando che sono pronti tre sussidi per i prossimi appuntamenti.
NUOVE NOMINE. Da parte sua il Vescovo, che ha presieduto e che ha introdotto i lavori richiamando i temi già trattati nella seduta precedente (comunione, missionarietà e stile di vita personale dei presbiteri), in chiusura, dopo aver commentato la relazione di don Grampa, ha comunicato di aver nominato, tre nuovi membri del Consiglio Presbiterale: don Giorgio Bosini, don Pietro Cesena e don Paolo Mascilongo.
Ha, pure, comunicato il nome dei membri del nuovo Collegio dei consultori: mons. Giuseppe Busani, mons. Luigi Chiesa, mons. Mario Da Crema, don Gianrico Fornasari, don Stefano Garilli, mons. Giuseppe Illica, mons. Aldo Maggi, don Giuseppe Rigolli, don Stefano Segalini e mons. Gianni Vincini.
La seduta odierna del Consiglio Presbiterale era aperta a tutti i presbiteri (per la verità le sedute di questo Consiglio sono sempre aperte ai sacerdoti esterni, che però non hanno diritto né di parola né di voto).
martedì 1 novembre 2011
Assofa, una scuola di solidarietà
Palloncini colorati volano in cielo con un messaggio alla città: una nuova casa per i trent'anni dell'associazione As. so. fa. Atterreranno chissà dove e porteranno alla gente, in modo simbolico, la gioia di una grande giornata, punto di arrivo e di ripartenza di trent'anni di «solidarietà familiare», come l'ha definita il vescovo Gianni Ambrosio. La "rampa di lancio" si trova in via Bay, alla Veggioletta, attaccata alla tangenziale. Una strada dedicata ad un garibaldino, steso spirito di coloro che trent'anni fa si misero insieme per assistere i ragazzi disabili.
«Questo è un grande giorno per noi - dice Giancarlo Bianchini, anima dell'As. so. fa. Dopo una lunga ricerca, due anni fa la provvidenza ci ha fornito la soluzione. Abbiamo avuto l'aiuto del gruppo Molinaroli Costruzioni che ha messo a disposizione quest'area coinvolgendo i fornitori, i progettisti, il personale. E' stato un grande esempio di responsabilità sociale dell'impresa». «La Fondazione di Piacenza e Vigevano - continua - ci ha dato 300mila euro; noi come As. so. fa ne abbiamo messi altri 350mila: 250mila con un mutuo a carico delle famiglie e dei volontari; ci mancano 80mila euro per gli arredi che abbiamo già acquistato ma non ancora pagato. Ci rivolgiamo ai piacentini e alla loro sensibilità per aiutarci».
A tagliare il nastro un commosso Giacomo Marazzi, presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano, la cui famiglia ha partecipato alla fondazione dell'As. so. fa. Fuori la casa si confonde con le architetture industriali della zona. Dentro è la casa di tutti. All'ingresso, in un bassorilievo in legno di 2,50 metri per 1,60 si vede un ragazzo che offre la offre nelle mani di San Francesco. «Il bassorilievo è opera del professor Paolo Perotti - spiega Bianchini - che, ad 84 anni, dirige come volontario il laboratorio di scultura dove i ragazzi imparano». C'è lo spazio per celebrare la messa - «Ogni mercoledì con il Vangelo del corpo» ci tiene ad evidenziare Bianchini -; appesi alle pareti quadri di sport, la nuova frontiera dell'integrazione: sono state formate due squadre di basket e di bocce, mentre due ragazzi praticano judo.
«Questa solidarietà familiare così importante e significativa, che viene incontro ad esigenze così sentite ed importanti, deve continuare e per questo invochiamo la benedizione del Signore» dice il vescovo Ambrosio.
Attualmente sono circa 60 i disabili che frequentano l'associazione As. so. fa e 130 volontari di cui la metà sono giovani dai 15 ai 35 anni. La nuova sede è funzionale, spaziosa e luminosa: nel piano interrato vi sono i laboratori per la musicaterapia, la scultura, l'editoria, la sede delle attività sportive. Al piano terra il salone per gli incontri, la cucina, la sala da pranzo, un salottino. Al piano superiore due appartamenti: uno per emergenza e sollievo alle famiglie, uno messo a disposizione da una famiglia di Bobbio che ha un figlio disabile grave. In tutto 650 metri quadrati, 300 di seminterrato, in classe A per il risparmio energetico con impianti solari termici, fotovoltaici e materiali ecocompatibili. C'è tanta gente. Addetti ai lavori e non. Poi il sindaco Roberto Reggi e il presidente della Provincia Massimo Trespidi. «E' una giornata che arriva a coronamento di trent'anni di lavoro di un'associazione - osserva - che non soltanto ha creato una sensibilità nuova nei confronti dell'accoglienza ai disabili, ma ha anche dimostrato che, con lo sforzo di tante persone semplici e generose, si riescono a fare cose grandi». «E' un giorno importante per tutta la comunità piacentina - si dice convinto Trespidi -. Sono trent'anni di una storia entusiasmante, frutto di una grande grazia del Signore ma in particolare di una grande passione ideale da parte di chi ha fondato e portato avanti questa opera sociale».
Federico Frighi
30/10/2011 Libertà
venerdì 28 ottobre 2011
C'è crisi, le Gianelline investono nell'educazione
Un nuovo polo per l'infanzia nel centro storico cittadino. E' quello delle suore Gianelline che, già presenti in via Scalabrini con la Scuola per l'Infanzia, amplieranno la propria offerta ai piacentini con il Nido. Sarà ospitato nella vecchia sede dell'As. so. fa in via Landi (ingresso da via Scalabrini) e sarà operativo dal 2012. Trentacinque i posti per i bimbi dai tre mesi ai tre anni che si andranno ad aggiungere agli attuali 57 della Scuola per l'Infanzia. Una boccata d'ossigeno per le famiglie ma anche un contributo all'occupazione, visto che verranno assunti almeno tre educatori. «Le Gianelline hanno avuto il coraggio di investire dove gli altri vanno nella direzione opposta» osserva Emanuela Hauser, direttrice della scuola delle Gianelline e preside dell'istituto comprensivo Gianelli di Genova (con più di 200 ragazzi), dove le suore hanno la casa provinciale. «Come in tutto il Paese la problematica è quella dei servizi pubblici sempre più deficitari di fronte a bisogni delle famiglie sempre più urgenti - evidenzia la direttrice -. Le Gianelline hanno voluto rispondere». |
mercoledì 26 ottobre 2011
Fondi, aiutate quasi 500 famiglie
I dati del Dossier 2011 prendono in considerazione le povertà conosciute a Piacenza attraverso la rete Caritas. Rappresentano un tentativo di allargare la fotografia e l'analisi delle povertà nella direzione di una lettura maggiormente diocesana che, tuttavia, potrà aversi quando sarà operativa la Consulta della Carità con le 69 strutture ecclesiali inserite in un'unica rete.
Centro Ascolto Caritas: 1.273 persone nel 2010 contro le 1.157 nel 2009. Delle 1.273 persone aiutate, 770 sono uomini, 503 donne con una netta prevalenza delle classi di età centrali (35-44 al 31%, 45-54 al 27%). In 460 si sono rivolti al servizio per la prima volta.
Centro Scalabriniane: 359 persone nel 2010 contro le 402 del 2009. Delle 359 persone aiutate 263 sono donne, 96 uomini.
Centro Ascolto Agape: nella struttura di Fiorenzuola (Piccola casa della Carità) nel 2010 sono state accolte 124 persone contro le 173 del 2009. Il 55% sono donne.
Fondo di Fiorenzuola: al 30 aprile del 2011 il fondo straordinario di aiuto alle famiglie di Fiorenzuola ha raggiunto oltre 66mila euro. Una cifra che ha permesso di aiutare 136 famiglie in difficoltà.
fondo diocesano: il Fondo straordinario diocesano di solidarietà attualmente ha una dotazione di oltre 456mila euro. Ha garantito, a fine giugno 2011, 289 prestiti alle famiglie in difficoltà per un totale di 745mila euro. Sono stati inoltre erogati 70 contributi di 500 euro ciascuno a fondo perduto per un totale di 35mila euro.
23/10/2011 Libertà
Le opere ecclesiali non si sostituiscono al pubblico
(fri) Dal convegno delle Caritas parrocchiali arriva forte e chiara una puntualizzazione che per la Chiesa è essenziale: le opere socio-assistenziali nascono dalla carità cristiana e non si devono sostituire al servizio pubblico. Lo dicono e lo ribadiscono tutti: dal direttore della Caritas diocesana Giuseppe Chiodaroli - «Si curi la collaborazione con il pubblico privilegiando funzioni integrative e anticipatrici e non sostitutive» - all'economo diocesano don Giorgio Bosini, padre dell'Associazione La Ricerca, durante le testimonianze delle opere di carità. Ma anche, prima che il vicario generale monsignor Giuseppe Illica chiuda il convegno, di Massimo Magnaschi, molto esplicito nella sua relazione. «La presenza della Chiesa in campo sociale e sanitario - osserva - porta con sé un forte rischio in una fase storica di grave e perdurante crisi economica: il rischio di revisione in senso restrittivo dei sistemi di welfare, con un ricorso alla sussidiarietà che rischia di divenire deresponsabilizzazione pubblica, delega ed uso strumentale dei corpi intermedi in termini di supplenza a costi ridotti, più che complementarietà».
23/10/2011 Libertà
lunedì 24 ottobre 2011
Caritas, la povertà in tempo di crisi
Oltre 61mila contatti ai centri di ascolto, 77mila alle strutture di assistenza sociale residenziale, 50mila ai centri diurni per anziani. I numeri, relativi al solo 2010 e alla provincia di Piacenza, danno l'idea di come la povertà, in tempo di crisi, sia diffusa e ramificata sul territorio. La Chiesa, con le sue strutture, parrocchie incluse, mette insieme un piccolo esercito di 69 realtà - dalla Mensa della Fraternità di via San Vincenzo all'ambulatorio San Camillo di via Genocchi - sostenute dalla carità cristiana, dall'amore preferenziale per i poveri e per gli ultimi, «imparando a riconoscere la presenza di Dio nell'affamato e nell'assetato, nello straniero e nel carcerato, nell'ammalato e in ogni bisognoso». Lo dice il numero 39 degli Orientamenti pastorali della Cei, Educare alla vita buona del Vangelo.
Lo ribadisce il vescovo Gianni Ambrosio al convegno annuale della Caritas parrocchiali ieri mattina nell'Oratorio Ragazzi del Brentei (Nostra Signora di Lourdes). I saluti dell'assessore comunale Giovanna Palladini, del presidente della Provincia, Massimo Trespidi, del direttore della Caritas diocesana, Giuseppe Chiodaroli. Poi il vescovo Ambrosio ringrazia l'impegno e la dedizione delle Caritas. Osserva come si debba partire dalle «relazioni buone», senza le quali non c'è la vita. «Non vi è vita sociale, ma solo la lotta tra individui, tra interessi in conflitto e comportamenti opportunistici». «In tempi di crisi generalizzata - evidenzia Ambrosio - la nostra vita ha bisogno che si coltivi l'amicizia, la fiducia, la cooperazione, la reciprocità tra persone. Credo che questo sia il servizio più prezioso che possiamo e dobbiamo offrire come comunità cristiana». In queste relazioni buone, prosegue il presule, vanno inserite anche le opere di carità scrollando «la polvere che può essersi depositata, impedendo di arrivare a riconoscerne l'origine, il significato, la finalità». Ma l'amore per il prossimo ha anche bisogno di «organizzazione quale presupposto per un servizio comunitario ordinato» dice Ambrosio citando Benedetto XVI. Ecco che serve una Consulta diocesana delle opere socio-assistenziali: «Segno di comunione ecclesiale ed operativa per un coordinamento ed una pastorale d'insieme».
Il convegno è l'occasione per presentare il Dossier 2011 "La povertà in tempo di crisi", realizzato dall'Osservatorio delle povertà e delle risorse della Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio in collaborazione con l'Osservatorio delle Politiche Sociali della Provincia di Piacenza. Un documento che ingloba e aggiorna i dati diocesani del censimento 2009 delle Opere sanitarie e sociali ecclesiali in Italia, quest'ultimo presentato da Walter Nanni, della Caritas Italiana. Delle 69 strutture ecclesiali piacentine - come spiega Massimo Magnaschi della Caritas di Piacenza-Bobbio - il 73% è operante in campo sociale, mentre il restante 27% è suddiviso tra assistenza socio-sanitaria o sociale, socio sanitaria e sanitaria. Tra le 14 diocesi dell'Emilia-Romagna Piacenza si colloca all'ottavo posto in fatto di strutture, davanti alle 67 di Ferrara-Comacchio e subito dietro alle 75 di Ravenna-Cervia. Il primo è occupato da Reggio Emilia-Guastalla con 352, l'ultimo da San Marino-Montefeltro che ha solo una struttura sociale ecclesiale. Nelle 69 strutture piacentine operano 942 volontari e 858 lavoratori retribuiti. I religiosi sono 67 e rappresentano il 4% del totale. Inferiore all'uno per cento la percentuale dei volontari del Servizio Civile.
Federico Frighi
23/10/2011 Libertà
sabato 22 ottobre 2011
Missione dei migranti, occasione d'unità per la Chiesa
Costumi, danze e canti. Bandiere, stendardi e icone. Porteranno il meglio della loro cultura, i migranti che domenica 23 ottobre, alle ore 16 in Duomo, celebreranno la Missione dei migranti. Il titolo potremmo sembrare improprio. E’ infatti la Chiesa che sente una missione per i migranti. No, esiste anche una missione dei migranti, un contributo che solo loro possono portare alle nostre comunità. Del resto, questo è evidente dal punto di vista demografico, sociale e culturale. La dimensione religiosa non ne è esente. La vivacità, il senso della festa, la partecipazione sono tratti che li caratterizzano da un punto di vista religioso e dai quali qualcosa possiamo imparare.
Ma porteranno soprattutto la loro fede, da condividere con i fratelli italiani. Che pertanto sono caldamente invitati a partecipare, per testimoniare che anche la nostra comunità diocesana è una chiesa cattolica, composta cioè di gruppi e di espressioni diverse, ma uniti dalla stessa fede, dalla stessa speranza e dalla stessa carità. E’ questa la cattolicità vera, che potremmo chiamare sociologica, perché abita e caratterizza anche il nostro territorio. Siamo una società multietnica, che comprende diverse espressioni, denominazioni e religioni. La missione non è il movimento di un gruppo verso l’altro, ma la tensione di tutti verso l’unità.
Nel secondo anno della missione diocesana popolare le tematiche affrontate erano particolarmente significative per i migranti. Si parlava di relazioni, di fragilità, di cittadinanza. Il tema proposto per il prossimo avvento è addirittura l’ospitalità, l’accoglienza. E’ la dimensione della Chiesa che vuole essere accogliente dell’altro, del diverso, del migrante. Non dev’essere però una dimensione a senso unico. Rischierebbe infatti di creare relazioni non di fraternità, ma di potere. Il migrante infatti vuole anche offrire, condividere, partecipare. Non si presta infatti a fare il più piccolo, il più debole, perché noi possiamo esprimere la nostra superiorità, anche nell’ospitalità. Il riconoscimento, l’accoglienza, crea sempre un circuito, una relazione reciproca, una danza, in cui tutti ci troviamo gli uni di fronte agli altri, in cui tutti siamo accolti e accoglienti, riconoscenti e riconosciuti. La missione per i migranti non mira ad assistere un gruppo di emarginati, ma ad essere Chiesa insieme.
“La missione dei migranti”, vuole sottolineare questa seconda dimensione. Sì, anche i migranti hanno una missione. Di rendere vera la cattolicità, di fare più bella l’unità, perché più ricca, più varia, meno omologante.
Il rapporto tra missione e migrazioni è antico. Fin dall’inizio, la diffusione del Vangelo è stata legata alle reti migratorie. I movimenti migratori hanno costituito un elemento funzionale alla sua diffusione, come direbbe il grande teologo africano J.J. Hanciles. Il Cristianesimo è una religione di migranti, di stranieri che ospitano altri stranieri. Secondo lo stesso autore, stiamo anzi assistendo ad un rovesciamento di prospettiva. La missione, grazie sempre alle migrazioni, non ha più la direzione Nord-Sud del mondo, ma quella opposta, dal Sud al Nord. Dall’Asia, dall’Africa, dall’America latina arrivano gruppi e persone animate da uno spirito missionario molto più vivace di quello delle chiese europee o americane.
Il rapporto migrazioni-missione non ha però solo carattere storico. E’ anche ma teologico. Le migrazioni aiutano ad approfondire, direi a modificare il concetto stesso di missione. Tanto che oggi si parla della missione per e con i migranti come il nuovo paradigma della missione stessa della Chiesa. La missione è infatti sempre straniera. Non è nostra, è di Dio. E’ la migrazione, l’estasi stessa di Dio, il movimento di Dio verso l’uomo, il suo mistero d’amore riversato nel mondo. Noi la condividiamo come un dono, come una grazia. Non è la Chiesa che ha una missione, ma è la missione che ha una Chiesa. La missione è sempre un movimento, non un andare geografico, ma un movimento esistenziale, un movimento dal centro ai margini, dove Dio è presente. E’ obbedienza e sinergia con lo Spirito, l’amore di Dio presente nel mondo. E’ incontro con l’altro e quindi con la propria verità. E’ relazione, cammino d’amore, profezia e comunione pentecostale, dove le differenze parlano lo stesso linguaggio.
La celebrazione di domenica 23 ottobre avrà anche carattere ecumenico. Alla processione che precede la Messa, verso le 15.30, parteciperanno la comunità greco ortodossa cattolica, la chiesa ortodossa macedone e la chiesa ortodossa romena, con danze e canti, assieme ai vari gruppi di migranti cattolici, che esibiranno le loro bandiere, le loro immagini sacre e animeranno la celebrazione eucaristica, presieduta dal Vicario Generale Mons. Giuseppe Illica, con i loro canti e le loro danze.
L’invito a partecipare è esteso quindi a tutti, comunità residenti e comunità immigrate, per testimoniare che formiamo la stessa Chiesa pellegrina, in cammino verso la patria vera e per condividere, nella varietà delle culture, la stessa fede, la stessa speranza, la stessa carità.
P. Gaetano Parolin, cs.,
Due parroci per Trevozzo
Con Atto proprio in data 11 ottobre 2011 S.E. Mons. Vescovo ha affidato in solido la cura pastorale della parrocchia di Santa Maria Assunta in Trevozzo, Comune di Nibbiano, Provincia di Piacenza, resasi vacante per il decesso dell’ultimo titolare il M. R. Carrà don Luigi, ai presbiteri Zuffada don Virgilio, costituito moderatore, e Tagliaferri don Carlo, mantenendo i precedenti incarichi.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 19 ottobre 2011 il M. R. Repetti don Renato, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato cappellano del presidio ospedaliero di Bobbio.
Piacenza 21 ottobre 2011 dalla Curia Vescovile
il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi