domenica 14 ottobre 2007

Monari a Brescia, i saluti

Brescia 14 ottobre 2007


I "grazie" di Monari nella cattedrale di Brescia


La cosa più importante l’abbiamo fatta; anzi, l’ha fatta il Signore risorto servendosi di noi, delle nostre mani, della nostra libertà, del nostro cuore. È Lui, il Signore che ha convocato il popolo di Dio bresciano – presbiteri e religiosi, laici e diaconi – attorno al vescovo. È Lui che a noi, suo popolo, ha rivolto la parola per dirigere i nostri passi su una via di vita; è Lui che con la forza del suo Spirito ha fatto del pane e del vino – frutto della terra ma anche delle nostre fatiche – la sua vita spezzata e donata per noi; è Lui, quindi, che ci ha nutriti con il suo amore e ci ha coadunati in un unico popolo. Povera cosa come siamo, siamo però immagine vera di Dio, della comunione trinitaria. “Vi è un solo Dio – scriveva san Cipriano – e un solo Cristo, una è la sua Chiesa e una è la fede, e uno il popolo congiunto dal legame della concordia nella compatta unità del corpo.” Quello che abbiamo vissuto oggi, in questa cattedrale è uno di quegli eventi che fanno sognare e sperare: fanno sognare un’umanità raccolta nell’amore, fanno sperare una Chiesa che di questa umanità nuova sia anticipo e segno credibile proprio attraverso la sua concordia. Ripeto con Paolo: “Se c’è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti.” (Fil 2,1-2) Con questo ho già detto il primo e fondamentale senso del mio servizio episcopale tra voi: essere segno e strumento del Signore per custodire nell’unità della carità la Chiesa bresciana. A questo desidero dedicare le energie che mi restano; vorrei offrire a Cristo una comunità concorde e salda, umile e grata, gioiosa e ricca di speranza .
Non ho programmi precisi da presentare. O, se un programma mi è caro, è quello che ci ha offerto Giovanni Paolo II nella Novo Millennio Ineunte con queste parole: “Non ci seduce certo la prospettiva ingenua che, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, possa esserci una formula magica. No, non ci salverà una formula, ma una Persona, e la certezza che essa c’infonde: Io sono con voi! Non si tratta, allora, di inventare un ‘nuovo programma’. Il programma c’è già: è quello di sempre, raccolto dal vangelo e dalla viva Tradizione. Esso s’incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. È un programma che non cambia col variare dei tempi e delle culture, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace. Questo programma di sempre è il nostro per il terzo millennio.” Come Chiesa bresciana, Chiesa madre, ci viene chiesto di concepire e dare alla luce Cristo, a imitazione di Maria: di concepirlo con la fede nell’ascolto della Parola, di darlo alla luce con la carità che dà forma a tutte le scelte, a tutti i comportamenti, a tutti i progetti dell’uomo. È la missione di ogni chiesa che la chiesa bresciana è chiamata a realizzare in questo tempo e in questo luogo, con una particolare storia alle spalle e con precise possibilità davanti. Per questo m’impegnerò anzitutto ad ascoltare e a cercare di capire. Capire quello che il Signore ha fatto e sta facendo in questa Chiesa che ama, quello che il Signore si aspetta da lei e che le sta chiedendo. Sarà il cammino di discernimento da fare insieme – con i Consigli di partecipazione, anzitutto – Consiglio presbiterale e Consiglio pastorale – ma col contributo di tutti se è vero che il Signore parla al cuore degli umili e comunica loro le verità più preziose.
A tutto questo vorrei aggiungere alcune riflessioni che mi stanno particolarmente a cuore. La prima riguarda la comunione del presbiterio. La metto al primo posto perchè sono convinto che vescovo e presbiterio sono una cosa sola, che il loro ministero è servizio comunitario, che essi (vescovo e presbiterio) portano in solido la responsabilità del servizio pastorale a tutta la diocesi. L’ordine sacro non è solo un sacramento che abbiamo in comune, ma un’origine che dà al nostro ministero una forma comunitaria. Siamo sacramento di Gesù pastore; con le parole e i gesti siamo chiamati a rendere presente oggi la premura, l’amore, la dedizione di Cristo per la sua Chiesa. È evidente, allora, che la comunione è un’esigenza primaria. Non ci sono due pastori o venti: ce n’è uno solo: Cristo. E tutti noi – vescovo e ottocento preti – siamo l’unico sacramento di questo unico pastore. Potremmo renderlo visibile se fossimo divisi tra noi? Cristo è forse stato diviso? Chiedeva ironicamente Paolo ai Corinzi. So che la vita del prete oggi non è facile – se mai lo è stata nella storia. Le gratificazioni sono scarse e i riconoscimenti pure; il contesto culturale in cui viviamo non fa gran conto di quello per cui abbiamo donato la vita e questo ci brucia. Quando siamo diventati preti lo abbiamo fatto convinti che Gesù Cristo, il vangelo, la chiesa sono valori assoluti, capaci di giustificare il dono di tutta la propria vita. E oggi respiriamo – che lo vogliamo o no – uno spirito diverso che condanna i valori assoluti e assolutizza quelli relativi come se fossero i soli per cui vale la pena vivere: il successo e il benessere, la realizzazione personale e la carriera. Vivere la sobrietà, la castità, l’obbedienza in un contesto come questo significa resistere a una pressione forte. Ma sono convinto che proprio per questo la nostra testimonianza è ancora più preziosa. Ho scelto come motto le parole di Paolo ai Romani: “Non mi vergogno del vangelo”. Non perchè mi senta particolarmente coraggioso, ma perchè so quale sia il valore del vangelo. So che quella umile parola che annuncia e trasmette l’amore di Dio per l’uomo è capace di rendere l’uomo libero da tutte le seduzioni e da tutte le paure, è capace di far zampillare dentro di lui la gioia anche in mezzo alle situazioni più difficili, è capace di liberarlo dalla presa mortale dell’egoismo e proiettarlo verso l’avventura affascinante dell’amore. Credo in Gesù Cristo; credo nel suo vangelo.
Da qui nasce l’evangelizzazione; nasce come atto di amore nei confronti dell’uomo. La percezione della distanza che separa l’uomo d’oggi dal vangelo diventa il segno della necessità sempre più grande dell’annuncio del vangelo. Non è opera di propaganda e non è intesa a rendere più forte la Chiesa; è opera d’amore e tende solo a rendere l’uomo più libero e gioioso. Il mondo diventa troppo brutto se non si riesce a guardarlo con gli occhi dell’amore; la vita è troppo dolorosa se non si riesce a renderla dono d’innamorato. Al di fuori di questo rimangono solo gli anestetici, per non far percepire la pesantezza della vita; o gli stimolanti per illudersi di vivere una vita parallela, diversa da quella reale. Annunciare il vangelo significa lavorare per l’umanità dell’uomo; e lavorare non con le nostre sole forze, ma con la forza dell’amore che viene da Dio attraverso Gesù Cristo. “Così dice il Signore, che offrì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti... Ecco, faccio una cosa nuova; proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa.” (Is 43,16.19) Quando il secondo Isaia diceva queste parole, la condizione di vita degli Israeliti era avvilente, certo peggio della nostra oggi. Eppure quella parola era vera e rimane vera per noi: la risurrezione di Gesù ce ne dà la sicurezza perchè ha spezzato, e definitivamente, il cerchio di un mondo autoreferenziale e ha legato per sempre la nostra piccola storia precaria all’eternità di Dio.
La sfida che abbiamo davanti è proprio quella per l’umanità dell’uomo. Che non è garantita: per ciascuno di noi essere ‘umani’ è il risultato sempre precario di un’attenzione viva, di una crescita continua, di un esercizio (ascesi) perseverante. Non lo possiamo dare per scontato. Ci accorgiamo benissimo quando dal nostro cuore escono impulsi e sentimenti che ci fanno meschini: “Più fallace di ogni altra cosa è il cuore – avvertiva Geremia – e difficilmente guaribile; chi lo può conoscere?” E aggiungeva: “Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori.” (Ger 17,9-10) C’è una profondità del cuore che non riusciamo a sondare, che nemmeno i sogni rivelano. Ma lì, in quel centro misterioso e a volte oscuro dell’uomo, lì entra la parola di Dio, lì purifica sentimenti e impulsi, genera sentimenti nuovi, apre strade nuove di semplicità: “Viva, infatti, è la parola di Dio, efficace, e più tagliente di una spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore.” (Eb 4,12) Questo cammino di purificazione operato nel cuore di ogni singola persona va insieme con l’azione di edificazione e correzione della Chiesa. Tutte le domeniche la comunità cristiana si raccoglie insieme per ascoltare la parola. A quella parola tutti, insieme, diamo l’assenso della fede. Così nasce e prende forma e cresce la Chiesa: non attraverso le nostre scelte, ma attraverso la nostra docilità alla chiamata del Signore. Il cammino di questi anni dopo il Concilio è stato fecondo, certamente, ma non ha ancora espresso tutte le sue valenze: poco alla volta la fisionomia delle nostre comunità deve essere plasmata dall’ascolto della parola. Non è ancora così: non è forse vero che anche nelle nostre comunità si sviluppano dinamismi di carriera, contrasti di potere? Possiamo dire che al centro della nostra attenzione ci stanno davvero i piccoli? Davvero nelle nostre comunità non si cerca il proprio interesse, ma piuttosto quello degli altri? Potrei continuare facilmente con l’esame di coscienza, ma mi capite bene. E non si tratta di scandalizzarsi per i limiti che riscontriamo; sarebbe, temo, anche questa una forma di fariseismo. Che in noi e tra noi ci siano egoismi, che grano e zizzania coesistano è affermazione scontata, addirittura banale. Il problema non è indignarci e ribellarci; il problema è volgerci sempre di nuovo verso la parola di Dio perchè sia essa a plasmarci e costruirci secondo il suo dinamismo proprio. Il problema è che l’eucaristia non sia solo rito, ma rito che dà forma alla vita delle comunità e le fa esistere nella logica dell’amore oblativo.
Insomma, l’unità della chiesa bresciana, di cui mi metto al servizio, sarà garantita dalla parola e dall’eucaristia se alla parola e all’eucaristia aderiremo con tutta la nostra fede; se non ci tireremo indietro quando la parola brucerà i nostri sentimenti meschini, quando l’eucaristia ci chiederà il sacrificio silenzioso di noi stessi. Quando san Paolo descrive la comunità di Corinto come il corpo di Cristo, dice che, a motivo di questo, nessuno può dire agli altri : “Non ho bisogno di voi.” E, parallelamente, nessuno può dire: “Non c’è bisogno di me.” Poi aggiunge: “Anzi, quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre.” (1Cor 12,22-25) Insomma, secondo san Paolo, l’unità potrà manifestarsi nella chiesa quando concretamente in essa al centro verranno posti i piccoli – e cioè gli ammalati, gli anziani, i poveri, i bambini... insomma tutti coloro che per un motivo o per l’altro, sono deboli. È proprio così. Quando in una comunità al centro stanno i posti di potere, la vita diventerà una lotta per occupare quei posti; non è proprio questo lo spettacolo antico e sempre ripetuto della storia? Quando invece al centro vengono posti i piccoli, allora la comunità si compatta: quelli che hanno capacità, tendono a unirsi tra loro per rispondere meglio alle necessità dei piccoli. Insomma, loro, i piccoli, sono preziosi perchè da loro dipende molto della comunione nella chiesa.
Così ho finito anche la seconda e ultima predica, per oggi. Mi resta solo da ringraziare doverosamente tutti voi che siete venuti: ci siamo fatti a vicenda il dono di un’esperienza di Chiesa bella e grande, ricca di doni e salda nella speranza. Grazie. Grazie ai presbiteri, ai religiosi/e e ai laici che rappresentano l’intera diocesi di Piacenza-Bobbio e hanno desiderato accompagnarmi in questo giorno; una comunità che ho amato e dalla quale mi sono sentito voluto bene. Con le parole di Paolo, anch’io posso affermare che mi sono affezionato a voi e ho desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la mia stessa vita, perché mi siete diventati cari” (cfr 1 Ts 2,8) . Grazie anche al card. Ruini, mio vecchio insegnante e, credo di poterlo dire, amico. Grazie a tutti i vescovi che hanno concelebrato con noi: ricordo anzitutto mons. Marini perchè fino ad oggi, come vescovo di Piacenza- Bobbio, sono stato il suo vescovo; poi mons. Betori, compagno di seminario (e i compagni di seminario non si dimenticano). Un saluto affettuoso e grato al vescovo Giulio per aver servito con sapienza di padre la chiesa di Brescia; a lui unisco un ricordo amico per il vescovo Bruno anch’egli servitore generoso e fedele della nostra diocesi. Grazie ai fratelli sacerdoti delle Chiese ortodosse; ai pastori delle Chiese valdese ed evangelica; la loro presenza è un invito a continuare a camminare sulla via del dialogo e della comunione. Grazie a tutte le autorità civili e militari; la loro presenza ci fa sentire l’affetto e la partecipazione della città intera. Dio le benedica e doni loro di compiere con gioia ed efficacemente il loro servizio perchè, come dice san Paolo “possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla, con tutta pietà e dignità.” Non mi resta che abbracciarvi idealmente tutti quanti, uno per uno, con l’abbraccio del Signore. Da oggi “io provo per voi, per la Chiesa bresciana, una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo.” Mi doni il Signore un cuore puro, che sappia servire con gioia senza nessuna pretesa, che sappia parlare e donare per indirizzare a Cristo e poi ritirarsi con la libertà dell’amico dello sposo “perchè egli cresca e io, invece, diminuisca.”

Monari a Brescia, l'omelia di ingresso

Brescia 14 ottobre 2007

Omelia di monsignor Luciano Monari
per il suo ingresso a Brescia

Gesù guarisce dieci lebbrosi; ma di loro uno solo viene definito ‘salvato’. Perché? Dove sta la differenza? Dal punto di vista della guarigione fisica, non c’è nessuna differenza: erano lebbrosi, con gli arti deformi e la carne a brandelli; ora a tutti loro la carne è tornata ‘come la carne di un giovinetto’; sono guariti. Uno dei guariti – un Samaritano, nota Luca – riconosce la guarigione come un dono, torna indietro, loda Dio a gran voce e si getta ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Questo fa la differenza: la guarigione fisica diventa salvezza quando è riconosciuta come dono e produce nel cuore la gratitudine. Questo il messaggio chiarissimo del vangelo che vorrei assumere e fare mio.
Mi trovo a vivere senza averlo deciso, o voluto, o meritato. E debbo prendere posizione di fronte alla mia vita; come pensarla? Come un semplice dato o come un vero e proprio dono? Se la vita è solo un dato, le posso dare la forma che voglio. Se la vita è un dono, io sto di fronte a un donatore e la mia vita si sviluppa come una risposta; diventa, nel senso preciso della parola, un’esistenza ‘responsabile’. I doni sono gratuiti, certo; ma sono nello stesso tempo esigenti. Rifiutano uno scambio secondo equivalenza, ma richiedono una risposta di gratitudine. Naaman il Siro è stato guarito dalla lebbra attraverso il ministero del profeta Eliseo; ad Eliseo egli pensa di dare una ricompensa, vorrebbe in qualche modo ‘pagare’ la guarigione ricevuta. Ed Eliseo rifiuta energicamente: quella guarigione è un dono, non una prestazione medica; non può essere pagata come non si può mai pagare la bontà, la benevolenza, l’affetto, l’amore. Chi volesse comperare l’amore, dice il Cantico, mostrerebbe di non aver capito nulla e meriterebbe solo disprezzo. E allora Naaman trova una soluzione ingegnosa: carica due muli con un po’ della terra di Israele e se la porta dietro, quella terra, nella sua patria. Quando sarà il tempo della preghiera, potrà prostrarsi su quella terra e adorare il Dio di Israele dal quale ha ricevuto il dono della guarigione. Non pagherà la guarigione, ma vivrà con riconoscenza alla presenza di Dio.
Fratelli e sorelle carissimi, inizio oggi, nel nome del Signore, il mio servizio episcopale nella Chiesa di Brescia. A questo servizio mi ha chiamato il Papa e ho risposto volentieri, con gioia. Se il Signore mi darà fiato e salute, ho una decina d’anni prima di andare in pensione e vorrei spendere questi anni per il Signore, per Brescia. Chi, che cosa me lo fa fare? Non m’interessa diventare ricco: il Signore mi ha sempre dato il necessario e sono convinto che lo farà anche in futuro. Non m’interessa acquistare potere o fare carriera: sono incatenato a un Signore che è stato umiliato e che venero inchiodato su una croce. Vorrei piuttosto rendere il mio cuore saggio e buono, intessere relazioni umane sane e mature, donare senza pretese agli altri quello che di bello ho ricevuto dal Signore. E’ a questo che m’invita il vangelo di oggi: vivi un’esistenza riconoscente – mi dice – e intona l’inno di lode e di ringraziamento.
Mi chiedo, a volte, perchè questo messaggio della fede faccia così fatica a penetrare in profondità il cuore dell’uomo, nel mio stesso cuore. Perchè nove guariti su dieci non sono tornati indietro a lodare il Signore? Erano così ansiosi di gustare e sfruttare la salute da dimenticare colui che della salute aveva fatto dono? La fede arricchisce la vita perchè la interpreta e la fa vivere come segno dell’amore di un donatore. E non c’è dubbio che essere amati è un valore aggiunto che rende preziose tutte le cose anche quelle più umili. E allora perchè tanta resistenza? Sono forse motivazioni intellettuali quelle che bloccano? C’è forse una dimostrazione scientifica o filosofica che escluda il sì della fede? Non mi sembra: l’analisi, per quanto accurata, di come è fatto e come funziona un orologio non mi può dire se quell’orologio è solo un dato o anche un dono; e la riflessione filosofica può al massimo arrivare a dire che l’orologio può essere un dato se c’è proporzione tra quell’orologio e la mia abilità tecnica (sono così abile nell’arte orologiaria che mi sono fatto io stesso l’orologio) o tra quell’orologio e la mie possibilità economiche (sono ricco e mi sono comprato l’orologio con i miei soldi); e invece probabilmente l’orologio è un dono se non sono capace di farlo da me e non ho le risorse sufficienti per comprarlo. Ma la filosofia si ferma qui; e lascia il posto alla coscienza e alla libertà dell’uomo.
Dunque: il mondo e la vita sono solo un dato o sono anche un dono? Probabilmente inclinerà a riconoscere il dono chi nella sua infanzia ha sperimentato l’amore degli altri (dei genitori, degli amici); e farà più fatica a riconoscere il dono chi avrà avuto esperienze dolorose di solitudine e di abbandono. Ma il cuore dell’uomo è creativo, originale, libero; le esperienze passate lo inclinano ma non lo determinano; a volte, il cuore umano sa generare gioia anche in mezzo alle tribolazioni e sa custodire speranza anche tra le delusioni. Quando il cuore passa dall’apprezzamento della vita al ringraziamento passa dalla salute alla salvezza. Il vangelo vuol farci percorrere questo itinerario a partire dalla conoscenza delle parole e delle opere di Gesù. È come se Dio avesse pensato così: “Ho dato all’uomo il mondo come segno del mio amore; ma so anche che questo mondo non è facile da decifrare e che il maligno farà di tutto perchè l’uomo si appropri delle cose e le viva non come doni di cui essere riconoscenti ma come patrimoni da sfruttare. Debbo dargli un segno inequivocabile, scritto nella storia a caratteri cubitali perché l’uomo lo possa leggere, nonostante tutte le sue miopie.” Per questo ci è stato donato Gesù, perchè tutti i possibili dubbi sull’amore di Dio cedessero di fronte alla rivelazione di colui che ci ama e ha dato la vita per noi. Gesù è passato in mezzo a noi facendo del bene e sanando tutti quelli che stavano sotto il potere del male. Ha amato e ha continuato ad amare anche quando ha incontrato dolorosamente la cattiveria e l’ingiustizia. Un uomo così non lo abbiamo fatto noi; non lo ha prodotto l’evoluzione della specie, non lo ha educato la riflessione filosofica. Un uomo così viene da Dio ed è segno di Dio. Lo ha capito benissimo il Samaritano che, guarito dalla lebbra, torna: ringrazia Gesù e loda Dio a gran voce.
L’inganno che blocca la nostra gratitudine è il timore che il dono leghi il donatario, mentre di fronte al puro dato rimarrei più libero. In superficie le cose stanno così; ma, se andiamo alla radice dell’esperienza umana, ci accorgiamo che è vero esattamente il contrario: vivere al cospetto di Dio donatore libera dalla paura della solitudine, dal bisogno di affermare se stesso, dai ricatti del mondo che dice di essere tutto per me e pretende che io sia tutto per lui. Qui forse tocchiamo quel centro nel quale è interpellata la nostra coscienza. Se vivo di riconoscenza debbo rinunciare a ogni pretesa, debbo donare con libertà, contento anche solo di poter esprimere in questo modo la gioia di essere stato creato, sanato. Ci riuscirò? Inizio il mio ministero a Brescia: se accetto la logica del vangelo, debbo farlo senza pretese: nessuna pretesa verso i preti, nessuna pretesa verso i laici, nessuna pretesa verso le autorità, nessuna pretesa verso i mezzi di comunicazione... puntini di sospensione perchè qui il discorso si allarga all’infinito. Naturalmente, questo non significa che non chiederò nulla a nessuno: dovrò farlo, anche quando mi costerà, proprio per il mio servizio di vescovo. Ma non dovrò avere pretese per me, non dovrò dare spazio ai miei risentimenti, dovrò essere mosso solo dall’amore per le persone e dall’amore per la Chiesa bresciana. Riuscirò? Quando guardo i miei difetti, mi verrebbe da dubitarne; ma confesso che uno stile di vita come questo mi affascina; so che mi renderebbe davvero più uomo, più degno di quella misteriosa parola: a immagine e somiglianza di Dio. E allora, con tutta umiltà lo chiedo al Signore e lo chiedo a voi perchè mi aiutiate, perchè ci aiutiamo a vicenda a vivere una vita senza pretesa alcuna, ripetendo con gioia la parola che abbiamo ascoltato con stupore due domeniche fa: “Siamo servi inutili; abbiamo fatto semplicemente quello che dovevamo fare.”
Da bambini abbiamo imparato le preghiere del mattino. Quando apri gli occhi, ci è stato insegnato, per prima cosa rivolgi il pensiero a Dio che ti ha creato e ringrazia: “Ti adoro, mio Dio, ti amo con tutto il cuore, ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte.” Piccola cosa, questa preghiera, ma preziosa. Preziosa perchè ridimensiona le paure e si affida a un amore più grande. Probabilmente Dio non ha bisogno della nostra lode; ma noi sì. Quando ringraziamo non siamo più soli nella fredda immensità dell’universo, abbiamo un po’ meno paura del futuro, accettiamo la vita come responsabilità, abbiamo un motivo per vivere, ci ricordiamo che il culmine della nostra vita è l’amore e che chi ama ha adempiuto la legge; è tutto.

Nuovo vescovo, l'annuncio a fine ottobre

Imminente la lettera della nunziatura,
forse giovedì 25 in contemporanea con Parma.
Ancora segreto il nome
Nuovo vescovo, l'annuncio a fine ottobre
E Monari oggi entra a Brescia accompagnato da 300 piacentini


Il nome del nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio, successore di monsignor Luciano Monari, potrebbe essere annunciato ufficialmente il prossimo 25 ottobre. La notizia trapela sia da ambienti della curia piacentina sia da quelli della Santa Sede. La certezza, in questi casi, non c’è mai fino all’ultimo, però è innegabile come qualche cosa, in Vaticano, si stia muovendo. Il nome in cima alla lista e quello di Gianni Ambrosio, 65 anni, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Intanto, questo pomeriggio, il vescovo Monari prenderà ufficialmente possesso della diocesi di Brescia con una solenne cerimonia nella cattedrale lombarda. Da Piacenza lo accompagneranno in trecento, tra sacerdoti, religiosi, diaconi e laici. Non è l’addio ufficiale alla diocesi di Piacenza-Bobbio, quello si farà domenica 21 ottobre in duomo.
La data del 25 ottobre come giorno dell’annuncio del nuovo vescovo viene ritenuta credibile alla luce di alcuni fatti. Primo: dal Vaticano sono arrivate rassicurazioni ai vertici della curia di Piacenza-Bobbio sul fatto che l’entrata del nuovo “pastore” avverrà entro Natale. Secondo: ci sono dei tempi tecnici. L’annuncio, a Piacenza, viene dato il giovedì alle ore 12, anche per permettere al settimanale diocesano, il Nuovo Giornale, di uscire il giorno dopo con la notizia. Così è avvenuto con l’annuncio del trasferimento di Monari a Brescia (lo scorso 19 luglio era un giovedì). Il giovedì successivo al 25 ottobre coincide con il giorno dei Morti, ragion per cui non possibile l’annuncio in quella data. Dopo ci sarebbe l’8 novembre ma potrebbe risultare troppo avanti per un’entrata in diocesi prima di Natale. Soprattutto se il nuovo vescovo non sarà già vescovo. È il caso di monsignor Gianni Ambrosio, 65 anni, di origini vercellesi (come il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone); l’altra sera, a Milano, nella cappella dell’Università Cattolica il monsignore ha celebrato la messa in latino secondo il rito pre-conciliare al quale Benedetto XVI ha dato il via libera. La Cattolica gode di “extraterritorialità” rispetto alla diocesi Milano dove il cardinale Dionigi Tettamanzi ha stoppato il “Motu proprio” papale. Altro milanese in corsa per Piacenza dovrebbe essere il vescovo monsignor Erminio De Scalzi, abate di Sant’Ambrogio, mentre il terzo nome è quello del vescovo bresciano Domenico Sigalini - oggi guida la diocesi di Palestrina - papabile anche per la diocesi di Parma. La nomina del successore di Monari dovrebbe essere data in contemporanea con quella del successore di monsignor Cesare Bonicelli a Parma. Per entrambe le diocesi i giochi sono già stati fatti; il segreto pontificio al momento rimane inviolato. Se ne saprà di più nelle prossime ore. A Brescia, questo pomeriggio, per l’entrata del vescovo Luciano Monari, oltre ad almeno cinquemila fedeli, in cattedrale ci sarà una sorta di piccolo “concilio” con alti prelati provenienti da tutta la Lombardia, dall’Emilia Romagna e dal Vaticano. Due cardinali, Camillo Ruini e Giovanni Battista Re, l’arcivescovo “piacentino” presidente dei Congressi Eucaristici Piero Marini, l’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, i vescovi ausiliari di Milano Carlo Maria Redaelli e Franco Giulio Brambilla, l’emerito di Brescia Bruno Foresti, il segretario della Cei Giovanni Betori.
Federico Frighi

sabato 13 ottobre 2007

Monari a Brescia, maxi schermo in piazza Paolo VI


Comunicato Stampa diocesi di Brescia


Accoglienza dei Giovani in Piazza Paolo VI -
INGRESSO VESCOVO LUCIANO


Comunico il programma di accoglienza in Piazza Paolo VI

15:00 Inizio animazione musicale curata dall’Ufficio Oratori e Pastorale Giovanile, in compagnia della band di “Curiosarte”
16:20 Preghiera dei giovani in attesa dell’arrivo del vescovo curata dall’Ufficio Vocazioni e Tempi dello Spirito, dal titolo «Per essere di Parola, Eccomi, Vescovo Luciano».
I canti saranno accompagnati dal coro “Vocanta” e dalla band di “Curiosarte”
16:40 Arrivo del Vescovo in piazza Paolo VI.
Dopo il saluto del Sindaco di Brescia, due giovani bresciani (Mattia e Federica), in rappresentanza di tutti i giovani della diocesi, porgeranno il loro saluto al nuovo Vescovo.

In Cattedrale
L’ingresso in cattedrale è possibile dalle ore 15.00. Una parte della Cattedrale è riservata alle autorità, alle rappresentanze dei laici e dei consacrati bresciani e agli ospiti da Piacenza e Reggio Emilia. Il resto della Cattedrale è assolutamente libero e la partecipazione alla celebrazione liturgica è facilitata dai 4 schermi distribuiti nelle navate e da un libretto con i testi appositamente predisposto.
Anche nella Piazza verrà allestito un maxischermo per consentire la partecipazione di chi intende seguire la liturgia.
Chi dalle parrocchie, personalmente, in famiglia o in gruppi organizzate intende partecipare è cordialmente benvenuto.

venerdì 12 ottobre 2007

Venezia, la maratona corre con Africa Mission


Un euro per un pozzo di acqua in Uganda
Dal 18 ottobre al 3 novembre con un sms
al numero 48583


Dopo il grande successo del 2006 Venicemarathon conferma anche per l’edizione 2007 la propria collaborazione con Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo con il progetto “Run for Water, Run For Life” nato con l’obiettivo di raccogliere fondi per finanziare la costruzione di pozzi d’acqua potabile nella povera regione ugandese del Karamoja. Africa Mission, lo ricordiamo, è stata fondata nel 1972 a Piacenza da Vittorio Pastori (don Vittorione) - nella foto - e il vescovo Enrico Manfredini.
La collaborazione nell’edizione 2006 è stata decisamente fruttuosa. Grazie all’istituzione di un SMS solidale, in collaborazione con TIM, sono stati raccolti 15.486 euro, serviti per la costruzione di un pozzo d’acqua potabile nel Karamoja, pozzo che è stato dedicato a Venicemarathon e a tutti i “suoi amici” che hanno contribuito a realizzare questo sogno, su tutti il maratoneta Alberico Di Cecco, secondo a Venezia nel 2006, che si è mostrato particolarmente sensibile all’iniziativa e probabilmente sarà testimonial 2007 dell’iniziativa.
Per il 2007 le premesse sono ancora più rosee. Verrà attivato dal 18 ottobre al 3 novembre il numero multioperatore 48583, con il quale si può donare al progetto “Run for Water, Run for Life” 1 euro da telefono mobile e 2 euro da telefoni di rete fissa Telecom Italia. Questo grazie alla collaborazione con tutti gli operatori telefonici: Tim, Tre, Vodafone e Wind. Il ricavato dell’operazione verrà interamente devoluto a Africa Mission per la costruzione di altri pozzi d’acqua.
Venicemarathon cerca anche di rendere partecipi i ragazzi delle scuole nelle sue iniziative solidaristiche, parte del ricavato delle 2 Family Run (la corsa riservata ai ragazzi delle scuole e alle famiglie, che si tiene sabato 27 ottobre al Parco San Giuliano e a Dolo) verrà infatti devoluto a Africa Mission.
Africa Mission sarà presente durante il week end Venicemarathon presso l’Exposport (la fiera dello sport e del tempo libero che è anche il quartier generale della maratona) al Parco San Giuliano di Mestre, nei giorni di giovedì 25 15.00-20.00, venerdì 26 10.00-20.00 e sabato 27 9.00-20.00, con uno stand promozionale.

giovedì 11 ottobre 2007

Ciao, ciao Luciano

Libertà di oggi, 11 ottobre 2007, ha pubblicato in anteprima il manifesto di saluto al vescovo Luciano Monari che sta per essere affisso in tutta la diocesi di Piacenza-Bobbio.

da Libertà, 11 ottobre 2007

Ciao, ciao Luciano
Un manifesto per salutare il vescovo Luciano Monari. Viene spedito questa mattina in tutte le 420 parrocchie della diocesi. Chiama a raccolta i piacentini per il saluto di domenica 21 ottobre in duomo.

Nomine nel clero diocesano

Comunicato stampa della diocesi di Piacenza-Bobbio

Nomine nel clero

reso noto giovedì 11 ottobre 2007

L’Amministratore Apostolico mons. Luciano Monari, cui sono conferite dalla
Santa Sede le facoltà del Vescovo diocesano, in data 4 ottobre 2007, con
rispettivi atti propri, ha nominato:


* Il M.R. Quartaroli don Gianni parroco di Lugagnano Val d’Arda PC,
parrocchia dichiarata vacante in seguito alla rinuncia dell’ultimo titolare
il M.R. Ferrari don Angelo.


* Il M.R. Arrisi don Fausto parroco di Pontenure PC, parrocchia dichiarata
vacante in seguito alla scadenza del mandato dell’ultimo titolare il M.R.
Cassinari don Giampiero.


* Il M.R. Ciullo don Umberto, presbitero dell’Arcidiocesi di Milano,
amministratore parrocchiale "donec aliter provideatur"* delle seguenti
parrocchie:


- Roveleto di Cadeo PC, parrocchia dichiarata vacante in seguito a
trasferimento ad altra sede dell’ultimo titolare il M.R. Quartaroli don
Gianni;


- La parrocchia di Cadeo PC.


* Il M.R. Lukoki Fulumpinga don Alphonse amministratore parrocchiale di
Paderna e di Valconasso di Pontenure PC.


* Il M.R. Rocco padre Devis OCD, carmelitano scalzo professo e sacerdote
della Provincia di Milano, amministratore parrocchiale di Mottaziana PC.


Il M.R. Guzzetti padre Giancarlo CSS, della Congregazione del SS.
Sacramento, amministratore parrocchiale di Polignano e San Pietro in Cerro
PC.


L’Amministratore Apostolico in data 4 ottobre 2007 con rispettivi atti
propri ha affidato incarico di collaboratore nel servizio pastorale ai
sacerdoti:


* M.R. Lukoki Fulumpinga don Alphonse nella parrocchia di Pontenure PC.


* M.R. Rocco padre Davis OCD nella parrocchia di Borgonovo Val Tidone PC.


* M.R. Silva do Carmo don Josè Valdir, presbitero della diocesi di Bragança
(Brasile), nella parrocchia di Santa Maria in Gariverto, Piacenza.


* M.R. Guimaraes Ramos don Josè Maria, presbitero della diocesi di Bragança
(Brasile) nella parrocchia di Trevozzo PC.




Piacenza, dalla Curia Vescovile, 8 ottobre 2007


Il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi


* Nota: termine tecnico che può essere tradotto con "finché si provveda
diversamente"

Monari saluta studenti e professori

"Insegnanti, vogliate bene ai vostri ragazzi"
Il vescovo Monari celebra in duomo la messa
d'inizio anno scolastico. Agli studenti che lo salutano:
"Pregate per me, ne ho proprio bisogno"


da Libertà, 11 ottobre 2007

Penso che si debba volere un bene grande ai ragazzi, una capacità di distacco dal proprio successo per mettere invece al centro il cammino di umanizzazione delle persone; bisogna avere una concezione corretta dei valori che fanno la persona umana e che la rendono una persona responsabile». È questo il messaggio che il vescovo Luciano Monari, parlando con i giornalisti, ha voluto lasciare agli insegnanti ed agli educatori riuniti ieri nella sala degli affreschi del palazzo vescovile, ieri pomeriggio, subito dopo la celebrazione della messa d’inizio anno scolastico. Sono stati in tanti i docenti delle scuole cittadine, dalle elementari alle superiori, che hanno voluto salutare personalmente il vescovo Monari. Il presule ha stretto le mani a tutti ed ha chiesto di pregare per la sua nuova esperienza bresciana. In episcopio c’erano, tra gli altri, i presidi Bernardo Carli (liceo artistico), Mauro Monti (istituto comprensivo di Fiorenzuola), Licia Gardella (scientifico Respighi), Fabrizio Binelli (Isii. Marconi), Bruno Sozzi (San Vincenzo), la vice preside del classico Rita Ziveri, Lugi Paraboschi (Dante-Carducci), Rino Curtoni (Calvino). La cerimonia, organizzata dal servizio per la pastorale scolastica (guidato dal diacono Giovanni Marchioni) è iniziata in cattedrale dove il vescovo Monari ha celebrato la messa d’inizio anno scolastico. Tanti i ragazzi, dalle elementari alle superiori (questi ultimi in netta minoranza), che hanno voluto partecipare assieme ai loro insegnanti ed ai docenti di religione.
Monari, pur visibilmente stanco, per il tour de force del passaggio da una diocesi all’altra, ha dato il meglio di sè prendendo il microfono e decidendo di tenere la sua omelia giù dall’altare e in mezzo alla navata centrale, a tu per tu con i ragazzi. La lettura era sul Padre Nostro e il vescovo ha illustrato, in un linguaggio semplice ed incisivo, il grande valore della preghiera e, soprattutto, di avere un padre come Gesù Cristo. «Se sappiamo che il mondo è stato fatto da un padre, allora avremo meno paura della vita e del futuro - osserva Monari -, un padre che non è solo di uno di noi ma è nostro, quindi è di tutti e quindi ne consegue che siamo tutti fratelli e sorelle». Poi la preghiera: «Chiediamo il pane quotidiano, quanto basta per vivere, Certo, possiamo aspirare a vincere al superenalotto, ma non possiamo chiederlo a Gesù Cristo». L’augurio finale: «Che il Padre Nostro, entri nella vita di tutti noi, anche nella mia». Monari si commuove quando due ragazzine, al termine della messa - animata dagli studenti della Dante-Carducci -, leggono il saluto finale e si dicono dispiaciute del suo trasferimento a Brescia. Si avvicina a loro e le ringrazia. Poi chiede: «Pregate per me, così io ho più coraggio e più forza per andare avanti. Ne ho proprio bisogno».
Con il vescovo hanno celebrato alcuni dei sacerdoti e dei diaconi insegnanti di religione: don Lorenzo Buttafava, don Mimmo Pascariello, don Fausto Cappucciati, don Giovanni Cacchioli, padre Stelio Fongaro, il diacono Andrea Sangalli. Intanto la diocesi di Piacenza-Bobbio ieri mattina ha diffuso un nuovo comunicato con il programma, minuto per minuto, dell’entrata di domenica prossima nella diocesi di Brescia. Monari, con un corteo di auto, prima entrare in cattedrale, transiterà per le parrocchie della cintura urbana bresciana. A quelle già note, sono state inserite soste anche nei comuni di Corzano e di Maclodio.
Federico Frighi

mercoledì 10 ottobre 2007

Don Paolo, piacentino parroco a Roma

Caro Federico
un ragazzo della parrocchia, conoscendo le mie origini piacentine, mi ha mandato il suo blog che ho appena visitato. Mi complimento, lo guarderò meglio stasera, ma già mi sento attirato e incuriosito. Piacenza mi è cara perché é la città di mio papà ormai defunto. Lui era di Pianello Val Tidone, ma io ho passato tanto tempo a Pontedellolio, di dove erano le mie zie. Avevamo lì una casa, vicino Riva, ormai venduta. E a Riva sono sepolti i miei parenti, a parte papà che è qui a Roma. L'ultima zia è morta l'anno scorso ma una cugina c'è ancora e vive a Villò con marito e figli. Questo sono io. Piacenza fa parte della mia vita, delle mie origini, anche se sono nato a Roma, e per me quando posso è un piacere tornarci. La Libertà la compro sempre, quando vengo, e qualche volta la leggo on line. Sul vescovo non saprei che dire. Non voto, diciamo che il mio voto è oer lo Spirito Santo che ...qualche volta fa i vescovi anche Lui. Io faccio il parroco qui a Roma e a Roma, come saprà, si vede di tutto!
Complimenti ancora e spero di conoscerla presto

don Paolo Tammi

Monari a Brescia minuto per minuto

Comunicato stampa diocesi di Brescia

Domenica 14 ottobre 2007. Itinerario definitivo e tempi previsti
del percorso per l’ingresso di Mons Monari a Brescia

Comunico l’itinerario definitivo e i tempi previsti per il percorso del Vescovo mons Luciano Monari da Orzinuovi a Piazza Paolo VI a Brescia. Contrariamente a quanto già comunicato sono previste soste anche nei Comuni di Corzano e di Maclodio.

Ore 13.30 Orzinuovi – Santuario Santa Maria dell’Oglio (confine):
· incontro con S.E. Mons. Francesco Beschi e il Presidente della Provincia di Brescia
· saluto privato
· cambio di vettura con quella ufficiale accanto a S.E. Mons. Francesco Beschi
Ore 13.45 Orzinuovi, sulla piazza davanti alla chiesa:
· Saluto ufficiale del Presidente della Provincia, Parroco e Sindaco
Ore 14.25 Orzivecchi, davanti alla chiesa:
· Saluto al Parroco, Sindaco e fedeli presenti
Ore 14.35 Pompiano, davanti alla chiesa:
· Saluto al Parroco, Sindaco e fedeli presenti
· 200m più avanti saluto agli anziani
Ore 14.55 Corzano, davanti alla chiesa:
· Saluto al Parroco, Sindaco e fedeli presenti
Ore 15.05 Maclodio, davanti alla chiesa:
· Saluto al Parroco, Sindaco e fedeli presenti
Ore 15.15 Lograto, all’ingresso di Villa Morando:
· Saluto al Parroco, Sindaco e fedeli presenti
Ore 15.25 Torbole Casaglia, davanti al Comune:
· Saluto ai Parroci delle due comunità, Sindaco e fedeli presenti
Ore 15.40 Roncadelle, il Vescovo entra in chiesa:
· Saluto del Parroco e del Sindaco
Ore 16.05 Partenza per Brescia
Ore 16.20 Basilica dei Santi Faustino e Giovita:
· Il Vescovo entra a venerare le reliquie del Santi Patroni della Città e Diocesi
Ore 16.30 Ripartenza per la chiesa Cattedrale, con transito per: Via S. Faustino, Piazza della Loggia (Davanti al cippo delle Vittime, il Vescovo sosta per un istante di preghiera silenziosa), Largo X Giornate, Corso Zanardelli, Via Mazzini, Via Card. Querini, Piazza Paolo VI
Ore 16.40 Arrivo in Piazza PaoloVI:
· il nuovo Vescovo riceve il saluto del Sindaco di Brescia, dei giovani e saluta le Massime Autorità
Poi segue la solenne Celebrazione di presa di possesso canonico e inizio ministero pastorale.

Don Adriano Bianchi
Direttore ufficio per le comunicazioni sociali


Brescia 09.10.2007

Sacricorridoi, la benedizione dei vaticanisti

Da oggi sacricorridoi.blogspot.com è ufficialmente benedetto dai vaticanisti di Corriere della sera, il Giornale, l'Espresso, il Riformista e di Petrus. Nei giorni scorsi avevo chiesto di poterli annoverare tra i siti amici. Le loro risposte non si sono fatte attendere. Per questo vorrei ringraziarli pubblicamente.

Luigi Accattoli (Corriere della sera):

Caro Federico, ho visitato il tuo blog e ho trovato buona e forse anticipatrice l’idea del totovescovo! Linka pure il mio blog nel tuo. Io non linko nulla, come vedi, ma ho messo qui il tuo messaggio in modo che i miei visitatori possano visitarti. In bocca al lupo, Luigi

Andrea Tornielli (il Giornale):

Caro Federico, sono onorato se lo segnalerai...

andrea





Paolo Rodari (il Riformista)

ciao federico
ok per il link
quando vuoi ci sentiamo volentieri

Gianluca Barile (Petrus)

Carissimo Federico,
avevo già avuto il piacere di visitare il tuo ottimo blog leggendo di te e delle difficoltà che sta purtroppo attraversando la Curia di Piacenza sul blog del caro amico e maestro Luigi Accattoli.
Siccome l'occasione fa l'uomo ladro, ti faccio una proposta: perchè nn scrivere per Petrus un pezzol sulla situazione di Piacenza?
Saremmo lieti e onorati di ospitare un tuo intervento.
In quanto al link, ci faresti cosa graditissima, e sin d'ora ti assicuro che anche il tuo blog verrà inserito nelle prossime ore nell'apposito spazio link di Petrus.
Grazie di cuore per avermi scritto
Dev.mo nel Signore
Gianluca Barile

Sandro Magister (l'Espresso)

Caro Frighi,
d'accordo, metti pure il link. Ma più che al blog, lo preferirei al
sito plurilingue "www.chiesa" di cui il mio blog è parte:

http://chiesa.espresso.repubblica.it

Grazie e tanti cari saluti.
Sandro Magister





martedì 9 ottobre 2007

Monari saluta gli studenti

La messa di Monari con gli studenti

reso noto il 9 ottobre 2007

Il giorno 10 ottobre, mercoledì, alle ore 15, il vescovo mons. Monari
celebrerà in cattedrale una Santa Messa per l'inizio dell'anno scolastico.
Questa celebrazione - sottolinea l'Ufficio per la pastorale scolastica -
sarà particolarmente significativa, visto che il giorno 14 ottobre mons.
Luciano Monari farà l'ingresso nella sua nuova diocesi di Brescia. Al
termine il Vescovo incontrerà docenti e dirigenti scolastici in episcopio,
per un breve momento di saluto.

Piacenza saluta il vescovo

Diocesi di Piacenza-Bobbio
Ufficio stampa


I 40 anni di missione in Brasile
La diocesi saluta il vescovo Luciano

reso noto il 9 ottobre 2007


I prossimi giorni saranno segnati da due importanti avvenimenti: mons. Luciano Monari lascia la diocesi di Piacenza-Bobbio per assumere la guida della diocesi di Brescia, mentre i missionari diocesani in Brasile ricordano i loro primi 40 anni di permanenza nel Paese sudamericano.
L’ingresso (e presa di possesso della nuova Chiesa) di mons. Luciano Monari in Brescia è previsto per il pomeriggio di domenica 14 ottobre (allegato il programma che già abbiamo avuto modo di comunicare). Lo accompagnerà nella sua nuova sede una delegazione piacentina guidata dal vicario generale mons. Lino Ferrari.
Mons. Monari, fino al giorno 22 ottobre, resta “Amministratore apostolico” della nostra diocesi – mantiene in altre parole i pieni poteri – ed è in questa veste che domenica 21 ottobre interviene in cattedrale alle ore 16 alla celebrazione eucaristica con la quale ricorderà il quarantesimo dei missionari diocesani in Brasile e, durante lo stesso rito, saluterà la comunità diocesana. Al termine della celebrazione il Vescovo si intratterrà con i presenti in Piazza Duomo. Sarà anche l’occasione per festeggiare i missionari diocesani piacentini.

Il giorno 23 ottobre, martedì, alle ore 10, - se non interverranno decisioni nuove della Santa Sede - si riunirà il Collegio del Consultori per procedere alla nomina al proprio interno di un “Amministratore Diocesano” che provvederà al governo della Diocesi in attesa che il Santo Padre mandi un nuovo Vescovo.



I MISSIONARI DIOCESANI IN BRASILE

Nel 1967 inizia ufficialmente l’impegno di Piacenza con le Chiese brasiliane di Vitória da Conquista (Bahia) e di Paragominas (città della Prelazia di Guamà); il 29 ottobre di quell’anno l’arcivescovo mons. Umberto Malchiodi dà il mandato ai sacerdoti diocesani don Giuseppe Castelli e don Giuseppe Fontanella per Paragominas, don Luigi Mosconi, don Virgilio Zuffada e don Pietro Callegari (rientrato dal Guatemala) per Vitória da Conquista. Don Castelli e don Callegari erano già partiti una prima volta nel 1964 con tutte le autorizzazioni richieste, ma ora la diocesi si impegna in prima persona. Da allora diversi missionari, sacerdoti e laici, si sono alternati per tenere vivo il ponte con il Brasile e tutto questo verrà ricordato, per iniziativa del Centro missionario diocesano, con i seguenti appuntamenti:

Venerdì 12 ottobre, alle ore 21, al cinema teatro President di via Manfredi, verranno presentati il libro “Con il cuore in Brasile” con il quale Fausto Fiorentini ripercorre la storia di questi decenni; una raccolta di poesie ispirate al Brasile di don Virgilio Zuffada, già missionario, ed un video curato da Barbara Tondini. Seguirà una tavola rotonda con l’intervento dei missionari in Brasile. Sarà presente il vescovo mons. Luciano Monari.

( VEDERE AL TERMINE LE SCHEDE DEI SINGOLI MASS MEDIA)

Sabato 13 ottobre, ore 9,30, all’auditorium di Sant’Ilario in via Garibaldi, convegno aperto alla cittadinanza come restituzione alla città dell’impegno ecclesiale e sociale nelle quattro diocesi brasiliane dove sono stati, e sono, i missionari piacentini. Intervengono Daniele Piccoli per l’aspetto sociale; don Luigi Mosconi per la componente religiosa; don Giancarlo Dallospedale per la presenza della Chiesa piacentina in Brasile e Daniela Marchi per la presenza dei laici in missione.

Sabato 20 ottobre, alle ore 21, in cattedrale, veglia missionaria. Presiede il vescovo piacentino mons. Luigi Ferrando, dal 1996 alla guida della diocesi brasiliana di Bragança.

Domenica 21 ottobre, alle ore 16, in cattedrale, concelebrazione con tutti i missionari piacentini; presiede l’Amministratore Apostolico di Piacenza-Bobbio mons. Luciano Monari. Seguirà un momento di festa in Piazza Duomo. Come già ricordato, questa solenne celebrazione in cattedrale sarà l’ultima presieduta dal vescovo mons. Monari come responsabile del governo della diocesi di Piacenza-Bobbio. Sarà presente anche mons. Antonio Lanfranchi, già vicario generale di Piacenza-Bobbio, ed ora vescovo di Cesena-Sarsina e segretario della Commissione episcopale per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione missionaria

Schede .

Pubblicazioni sui quarant’anni
dei missionari diocesani in Brasile

Ø Ersilio Fausto Fiorentini, “Con il cuore in Brasile. Missioni diocesane piacentine: quarant’anni in terra brasiliana (1967-2007)”, edizioni Berti, pagg. 336, euro 10

L’autore presenta la storia del missionari “Fidei Donum” che nella seconda metà del secolo scorso – pur mantenendo i collegamenti con la loro Chiesa d’origine - si sono impegnati in quattro diocesi brasiliane: Bragança, Vitória da Conquista, Roraima e Picos. Dopo la presentazione del vescovo mons. Luciano Monari, il libro, con il primo capitolo, richiama i tempi forti del Magistero che hanno avviato questa vicenda; in primo luogo l’enciclica di Papa Pio XII “Fidei donum” che apriva la strada della missione anche ai preti diocesani; poi il Concilio Vaticano II ed infine, nel 1967, l’enciclica di Papa Paolo VI “Populorum progressio” che indicava anche la strada della promozione umana accanto a quella maestra dell’evangelizzazione. Ed è in questo contesto che nel 1964 partono don Giuseppe Castelli per il Brasile (la Prelazia di Guamà tenuta dal barnabita piacentino mons. Eliseo Coroli) e don Pietro Callegari per il Guatemala.
Negli anni seguenti il clima missionario si consolida e i comprimari, anche a Piacenza, sono diversi. Si mobilita tutta la comunità diocesana e il 29 ottobre 1967 l’arcivescovo Malchiodi dà il mandato al primo gruppo di missionari a cui ne sarebbero seguiti, negli anni, molti altri, anche laici.
Fiorentini divide la storia delle missioni brasiliane in capitoli, facendo riferimento ai vari episcopati: quelli di Malchiodi, Mafredini, Mazza e Monari. Per tutti i periodi presi in considerazione utilizza la cronaca, i documenti e il magistero dei singoli vescovi per giungere fino al recente 4 luglio quando è stato consegnato a don Luigi Mosconi l’Antonino d’oro. I Canonici della basilica del Patrono hanno visto in lui il rappresentante di tutti i missionari che sono stati e che sono in Brasile. Per comprendere meglio le varie vicende, il libro riporta anche rapide schede sul Brasile e sulle quattro diocesi in cui hanno operato i Piacentini: Bragança, Vitória da Conquista, Roraima e Picos.
Poiché nell’ultimo mezzo secolo la diocesi, attraverso l’Ufficio e il Centro missionari, si è rivolta non solo verso il Brasile, ma anche verso altre parti del mondo, tra cui l’Africa, uno specifico capitolo, riporta in sintesi, anno per ano, il cammino di questo impegno.
L’autore del libro si muove soprattutto sulla base della documentazione, ma si tratta di una materia che spesso mostra diverse sfaccettature a da qui il ricorso, nella seconda parte, alle testimonianze. A tutti, o quasi, i missionari, sacerdoti e laici, che sono stati e che sono in Brasile è stata chiesta una testimonianza: sono un centinaio di pagine a volte più vicine alla narrativa che alla storia; in appendice il testo integrale dell’enciclica pontifica di Pio XII “Fidei donum”, il documento che è alla base di questa particolare avventura ecclesiale.

* * *

Ø Don Virgilio Zuffada, “Canti del Tropico”, raccolta di poesie, editrice Berti (in distribuzione)

Don Virgilio Zuffada è uno dei sacerdoti “fidei donum” che hanno trascorso alcuni anni in Brasile come missionario. Ordinato sacerdote nel 1962, è stato curato a Pianello (1963), poi alla SS.Trinità in città (1964), quindi nel 1967 è partito missionario per il Brasile. Rientrato in diocesi, è stato parroco a Creta (1974), a Gossolengo (1978) quindi rettore del santuario di Bedonia (1986), parroco a Pianello (1992), a Bardi (1998). Dal 2004 è impegnato nella parrocchia di San Giuseppe nell’ospedale civile di Piacenza; dallo stesso anno è anche direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale della sanità.
Don Virgilio, durante i suoi anni in Brasile, ha tenuto un diario del tutto particolare scritto in versi: il libro “Canti del Tropico”, introdotto da un intervento di Fausto Fiorentini, riporta una sessantina di questi componimenti poetici i cui argomenti vanno dalle esperienze, alcune gioiose ed altre tristi, in terra di missione senza dimenticare i ricordi per la propria terra lontana. In chiusura un testo che fa il bilancio dei “preti fidei donum”.

* * *

Ø “I 40 anni in Brasile” in un video a cura di Barbara Tondini della redazione “Le strade della vita” (in distribuzione)

In occasione dei 40 anni della missione diocesana in Brasile la redazione della trasmissione televisiva “Le strade della vita”, curata da Barbara Tondini, ha realizzato un video che sintetizza, con l’aiuto delle immagini, questo capitolo della storia diocesana. A raccontare frammenti di questa avventura ecclesiale sono mons. Gian Piero Franceschini, don Virgilio Zuffada, don Giuseppe Frazzani, don Giuseppe Castelli e il vescovo mons. Luigi Ferrando. Nonostante il tempo passato, si legge ancora chiaramente in ognuno l’entusiasmo di quegli anni. Gli intervistati non nascondono le ansie iniziali, la paura della solitudine e della distanza da casa. Nel complesso, con l’aiuto delle immagini, alcune registrate direttamente nei vari luoghi di missione, Barbara Tondini contribuisce con il suo video a documentare il complesso volto della missione diocesana in Brasile.

Monari a Brescia, programma definitivo

14 ottobre 2007: programma dell’ingresso
del vescovo mons. Luciano Monari a Brescia

reso noto il 9 ottobre 2007

Domenica 14 ottobre 2007
Partenza alle ore 12,30 da PIACENZA in forma privata. Lo accompagna una delegazione guidata dal vicario generale mons. Lino Ferrari.

Ore 13.30: Arrivo al Santuario di Santa Maria dell’Oglio: ingresso in Diocesi
Saluto informale con il Presidente della Provincia e incontro con la Delegazione della Diocesi (Mons. Beschi , vicari episcopali e altre persone da definire).
Nel santuario breve preghiera di affidamento alla Madonna del ministero episcopale in Brescia.

Il Vescovo sale nell’auto con mons. Francesco Beschi.
Il corteo raggiunge la piazza di Orzinuovi: saluto ufficiale del Presidente della Provincia, del Parroco e del Sindaco di Orzinuovi.
Il Vescovo ringrazia, ma non risponde con un suo discorso.
Saluto ai fedeli di Orzinuovi e poi il corteo riprende la strada verso Brescia.

Ci saranno delle soste senza nessun discorso, ma semplicemente un saluto informale ai parroci e sindaci delle parrocchie incontrate lungo il tragitto: Orzivecchi, Pompiano, Maclodio e Lograto, Torbole e Casaglia.

Poi il corteo si dirige verso Roncadelle e giungerà davanti alla chiesa parrocchiale: breve saluto del Parroco e del Sindaco.

Dopo questa sosta si raggiunge la statale e percorrendo la Tangenziale Ovest – Via Volturno si raggiunge la Basilica di san Faustino.
Qui il Vescovo entrerà in chiesa per pregare davanti alle Reliquie dei Santi Patroni della città e diocesi.

Percorrendo via San Faustino il corteo raggiunge piazza Loggia: davanti al cippo che ricorda i Caduti della strage, il Vescovo scende dall’auto e sosta alcuni istanti in silenzio.

Il corteo continua per Largo X Giornate, Corso Zanardelli, Via Mazzini, Via Querini e Piazza Paolo VI.
L’arrivo alla Cattedrale è previsto per le ore 16.30

In Piazza ci saranno i giovani ad accoglierlo che avranno già fatto un tempo di animazione durante l’attesa del Vescovo.

Sul sagrato ci saranno il Sindaco e le massime Autorità.
Il Sindaco rivolge il suo saluto.
Dopo il Sindaco ci sarà un breve saluto anche da parte di un giovane.

Poi inizia il cerimoniale di presa di possesso canonico e inizio ministero episcopale a Brescia.
All’ingresso della Cattedrale, l’Arciprete del Capitolo presenta al Vescovo il Crocifisso da baciare, poi Mons. Monari asperge la folla e con i Canonici va verso l’altare del Santissimo per un istante di adorazione.

Seguendo la via interna scende in Duomo vecchio per indossare le vesti liturgiche.
Il corteo liturgico esce dal Duomo vecchio e passando in Piazza Paolo VI entra in Cattedrale.

Seguono:
Lettura della Bolla pontificia di nomina (il Vescovo è ai piedi del Presbiterio)
Poi va alla Cattedra e introduce la messa.
Il Vescovo ausiliare Francesco accoglie il Vescovo Luciano a nome dell’intera Chiesa bresciana.
Riceve obbedienza e riverenza dalla rappresentanza di presbiteri, diaconi, consacrati e laici.
Poi il Vescovo venera l’altare: lo bacia e lo incensa.
La celebrazione continua more solito.
Al segno della pace. Egli scende a dare la pace ad alcuni malati: espressione del ministero della carità del Vescovo.
Dopo il post communionem, Luciano Monari, 121° Vescovo di Brescia, venera l’immagine dell’Assunta, a cui è intitolata la chiesa Cattedrale, e le reliquie dei santi Vescovi bresciani Anatalone (primo Vescovo di Brescia), Apollonio (quarto Vescovo di Brescia). Filastrio e Gaudenzio (Padri della Chiesa, settimo e ottavo Vescovo di Brescia), rappresentativi di tutti i Vescovi della storia della Chiesa che è in Brescia.

Con la benedizione termina la celebrazione.

In duecento a Brescia con Monari

Oltre duecento piacentini accompagnano
a Brescia il vescovo Luciano Monari

Nella cattedrale lombarda i cardinali Ruini, Re e Caffarra,
il segretario generale della Cei Betori, gli arcivescovi Romeo e Marini

I
da Libertà, 9 ottobre 2007

Saranno oltre duecento i piacentini che domenica accompagneranno a Brescia il vescovo Luciano Monari. Il presule, con la solenne celebrazione nel pomeriggio di domenica 14 ottobre, entrerà ufficialmente nella sua nuova diocesi. Si tratta, in gergo, della “presa di possesso” che segue all’elezione a vescovo della diocesi lombarda avvenuta lo scorso 19 luglio. Tre i pullman organizzati dall’ufficio pellegrinaggi della diocesi di Piacenza-Bobbio che partiranno dal parcheggio antistante il palazzo Cheope domenica pomeriggio alle ore 14. Rientreranno in serata, sempre in via IV Novembre, intorno alle 20 e 30.
Altre automobili e pullmini raggiungeranno direttamente Brescia dalle varie parrocchie della provincia. In tutto si tratta di oltre duecento persone alle quali se ne aggiungeranno un’altra cinquantina provenienti dalle diocesi di Reggio Emilia e dal comune di Sassuolo. Hanno assicurato la loro presenza il sindaco di Piacenza, Roberto Reggi, e quello di Sassuolo, Graziano Pattuzzi. Cinquanta sono anche i sacerdoti piacentini (assieme ad un
a rappresentanza di diaconi) che concelebreranno nella cattedrale di Brescia assieme ai 250 confratelli lombardi, guidati dal vescovo ausiliare monsignor Francesco Beschi. Ad accompagnare, in auto, monsignor Monari al primo “avamposto” della diocesi di Brescia (il santuario di Santa Maria dell’Oglio, ad Orzinuovi), saranno il vicario generale monsignor Lino Ferrari e l’ex segretario don Giuseppe Basini. In auto con il vicario episcopale monsignor Giuseppe Busani, ci sarà l’ex cerimoniere del Papa, l’arcivescovo Piero Marini, oggi presidente della Commissione per i Congressi eucaristici internazionali. A Brescia ci saranno certamente il cardinale Camillo Ruini, già presidente della Cei, nonché conterraneo di monsignor Monari, l’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, già nunzio apostolico in Italia, il segretario generale della Cei, vescovo Giovanni Betori, i vescovi ausiliari di Milano Carlo Maria Redaelli e Franco Giulio Brambilla, il vescovo emerito di Brescia, monsignor Bruno Foresti. Invitati anche il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i vescovi (NELLA FOTO A FIANCO), nonché l’arcivescovo di Bologna, cardinale Carlo Caffarra. Non ci sarà l’ex vescovo di Brescia - oggi emerito - Giulio Sanguineti. Il cerimoniale non prevede la presenza del vecchio vescovo nel giorno dell’insediamento del successore.
Nella piazza alla quale si affaccia la cattedrale di Brescia - piazza Paolo VI - sono attese per domenica oltre duemila persone, in gran parte giovani, che potranno seguire la celebrazione attraverso un maxischermo. Altrettante saranno all’interno della cattedrale dove si potrà accedere solo attraverso un pass. Ai piacentini sono stati assegnati cento posti a sedere. Gli altri dovranno rimanere in piedi. Sempre all’interno del duomo saranno posizionati 4 schermi che permetteranno di seguire la cerimonia in tutte le sue fasi. Il vescovo Monari giungerà in cattedrale in testa ad un corteo di auto e pullmini - scortato dalle motociclette della polizia - che, pur nella sua sobrietà, non avrà nulla da invidiare a quello di papa Ratzinger nei suoi viaggi pastorali.
Ieri mattina, intanto, nella curia di Piacenza, si sono riuniti i vicari per mettere a punto anche la celebrazione del saluto, domenica 21 ottobre. Un manifesto con la foto del vescovo Monari ed il grazie dei piacentini, nei prossimi giorni, verrà diffuso in tutta la diocesi.
Federico Frighi

lunedì 8 ottobre 2007

I vescovi di Piacenza dal 1568 ad oggi

domenica 7 ottobre 2007

Un salto indietro: il vescovo Malchiodi

Il vescovo Umberto Malchiodi
(Piacenza 1889 - Piacenza 1974)

Nato a Piacenza il 9 novembre del 1889, venne ordinato sacerdote il primo giugno del 1912. Il 14 novembre del 1938, a 49 anni, venne eletto vescovo di Camerino. Il 21 dicembre dello stesso anno venne ordinato vescovo dall'arcivescovo Ersilio Menzani e successivamente entrò nella sua nuova diocesi. Il 18 febbraio del 1946 venne eletto vescovo coadiutore di Piacenza mentre il 30 giugno del 1961 diventa vescovo di Piacenza. Il 3 ottobre del 1969 si ritira e diventa, prima vescovo di Astigi. poi, alla morte - l'11 novembre del 1974 - vescovo emerito di Piacenza.

PROFILO
Arrivo a Piacenza: 57 anni
Motivo: avvicinamento a casa e promozione
Provenienza: clero piacentino
Carriera precendente: vescovo diocesano
Tempo a Piacenza: 15 anni come vescovo coadiutore, 8 come vescovo

OSSERVAZIONI

Siamo in epoca pre concilio Vaticano II. E' un piacentino che ritorna a casa dopo 8 anni come vescovo di Camerino. Potrebbe essere simile all'esperienza di monsignor Antonio Lanfranchi, se non fosse che è passato troppo tempo.

sabato 6 ottobre 2007

Un salto indietro: il vescovo Manfredini

Il vescovo Enrico Manfredini
(1922 Suzzara - 1983 Bologna)

Ordinato prete nella diocesi di Milano il 26 maggio del 1945 fu eletto vescovo di Piacenza il 4 ottobre del 1969, a soli 47 anni. Il 4 novembre del 1969 venne creato vescovo dal cardinale Giovanni Colombo e dai vescovi Umberto Malchiodi e Giuseppe Schiavini. Il 18 marzo del 1983 - a 61 anni - fu trasferito a Bologna, dopo 14 anni passati a Piacenza. Morì qualche mese dopo, il 16 dicembre del 1983.

PROFILO
Arrivo a Piacenza: 47 anni
Motivo: promozione (avvicinamento a casa)
Provenienza: clero milanese
Carriera precedente: prima nomina, sacerdote del clero milanese
Tempo a Piacenza: 14 anni

OSSERVAZIONI
Prima nomina, giovane, senza esperienza: il contrario di quello che ha chiesto il clero piacentino per il successore di Luciano Monari. Tra i nomi che ci sono fatti per Piacenza-Bobbio, monsignor Douglas Regattieri (vicario generale di Carpi) e monsignor Ermenegildo Manicardi (direttore dell'Almo Collegio Capranica) sono quelli che corrispondono di più a questo profilo.

Un salto indietro: il vescovo Mazza

Il vescovo Antonio Mazza
(Santo Stefano d'Aveto 1919- Piacenza 1998)

Viene ordinato sacerdote il 30 maggio del 1942. Nel 1973 diviene segretario della Curia Romana, un posto vescovile tant'è che lo stesso giorno, l'8 giugno del 1973, viene eletto vescovo di Velia. Il 29 giugno di quell'anno viene ordinato vescovo da papa Paolo VI e dai cardinali Agostino Casaroli e Bernardin Gantin. Rimane a Roma fino all'11 settembre del 1976 quando viene nominato vescovo di Civitavecchia-Tarquinia. Il 20 agosto del 1983 - dopo 7 anni - viene nominato vescovo di Piacenza, poi Piacenza-Bobbio. Essendo Santo Stefano d'Aveto in provincia di Genova, per Mazza, che ormai ha 64 anni, è quasi un ritorno a casa. Rimane vescovo di Piacenza-Bobbio fino al primo dicembre del 1994 - per 11 anni - poi si ritira e diviene vescovo emerito. Morirà quattro anni dopo: il 16 marzo del 1998.

PROFILO
Arrivo a Piacenza: 64 anni
Motivo: avvicinamento a casa
Provenienza: diocesi del Lazio
Carriera precedente: in Vaticano e poi vescovo diocesano
Tempo a Piacenza: 11 anni

OSSERVAZIONI
Il profilo è quesi identico a quello di monsignor Domenico Sigalini (vedi Totovescovo)

Le date da sapere

  • 14 ottobre
Il vescovo Luciano Monari entra a Brescia (a 120 giorni circa dalla nomina datata 19 luglio).
  • 21 ottobre
Il vescovo Luciano Monari saluta i piacentini nel duomo di Piacenza, per l'ultima volta come amministratore apostolico.
Papa Benedetto XVI è a Napoli, in visita pastorale.
  • primo dicembre
Monsignor Carlo Mazza viene consacrato vescovo nella cattedrale di Fidenza (a 60 giorni dalla nomina datata primo ottobre)