martedì 14 settembre 2010

Dio, natura e diritto

Non lo si chiami contro Festival del diritto. E' solo un contr'altare mirato alla riflessione sul primato del diritto naturale e organizzato nel sabato del Festival. Sotto riporto i due articoli con il programma della manifestazione che si terrà sabato 25 settembre al Collegio Alberoni di Piacenza.


(fri) Una giornata di studio su Dio, la natura, il diritto. L'evento - scientifico e divulgativo al tempo stesso - si terrà nella mattinata di sabato 25 settembre. La sede scelta di assoluto prestigio: la sala degli arazzi del Collegio Alberoni; così come gli ospiti, tra i quali il piacentino Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior, e l'arcivescovo Rino Fisichella, che, come Gotti Tedeschi, a Piacenza è quasi di casa, essendo originario di Codogno.
Ad organizzare il convegno l'Unione giuristi cattolici italiani di Piacenza che ha ottenuto il patrocinio della Diocesi di Piacenza-Bobbo, del Comune di Piacenza, della Provincia di Piacenza, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, della Camera di Commercio di Piacenza e di Confindustria di Piacenza. La giornata di studi, al di là del tema che può sembrare di difficile comprensione, si colloca in realtà nella piena attualità della società odierna. Da una parte la deriva del relativismo, abbondantemente anticipata e puntualizzata da papa Ratzinger cinque anni fa, ai tempi della sua elezione al soglio pontificio. Dall'altra il diritto naturale a cui si appellano i Giuristi cattolici, guidati a Piacenza dall'avvocato Luigi Podrecca.
Ciò che preme agli organizzatori è infatti che, in presenza di una cultura laicista e relativista, si affermi invece il primato delle norme morali preesistenti alle leggi scritte, di cui il diritto naturale è espressione ed a cui il diritto positivo deve necessariamente adeguarsi - così sostengono i Giuristi cattolici - per essere strumento al servizio del bene comune. La giornata di studi si presenta dunque come una voce a completamento delle riflessioni sul ruolo del diritto che, nel fine settimana del 25 settembre, verranno affrontate a Piacenza con la terza edizione del Festival del Diritto.
Il programma, va precisato, non è ancora definitivo. Verrà ufficializzato all'inizio della settimana entrante, anche se non dovrebbe discostarsi da quanto riportiamo oggi. Alle ore 9 l'introduzione e i saluti delle autorità. Seguono due sessioni. La prima moderata dal direttore di Libertà, Gaetano Rizzuto. Alle 9 e 20 il professor Francesco D'Agostino, presidente emerito del Comitato nazionale di bioetica nonché presidente dell'Unione giuristi cattolici italiani, terrà la relazione sul tema "Giusnaturalismo oggi". Alle ore 10 sarà la volta del professor Ettore Gotti Tedeschi, presidente dell'Istituto Opere di Religione (la banca vaticana nota come Ior), che tratterà il tema: "Dio, legge naturale ed economia nelle dinamiche familiari e riproduttive". Dopo una pausa, la seconda sessione. Interverranno, alle ore 11, il professor Sergio Belardinelli, dell'Università di Bologna, sul tema "Solidarierà ed autoderminazione nell'ordine naturale delle cose". Alle 11 e 40 monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, parlerà di "Legge naturale: una presenza permanente nella storia". Alle 12 e 40 è previsto il dibattito e alle 13 le conclusioni. Interessante sapere che l'evento è ufficialmente accreditato dall'Ordine degli Avvocati di Piacenza con 4 crediti formativi. Il convegno si tiene con il contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano, dell'Opera Pia Alberoni, della Camera di Commercio, della Confindustria.

Libertà 05/09/2010

E' stato definito in via ufficiale il programma della Giornata di studio "Dio, la natura, il diritto. Trascendenza, individualismo e solidarietà nell'Occidente post-moderno" in programma il prossimo 25 settembre nella Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni e promosso dall'Unione giuristi cattolici di Piacenza. E' stato inaugurato anche un sito internet (www. dionaturadiritto. it), dove si può prendere visione del curriculum dei relatori. Rispetto al programma originario, le uniche novità sono la conduzione della seconda sessione, alla quale è stato chiamato l'avvocato Gianguido Guidotti, presidente emerito Ugci di Piacenza, e le conclusioni, affidate all'avvocato Livio Podrecca, presidente Ugci di Piacenza. Confermati i nomi illustri dei relatori. Si parte alle 9 del mattino, con l'introduzione di Podrecca e il saluto delle autorità, poi la prima sessione dove, moderati dal direttore di Libertà, Gaetano Rizzuto, prenderanno la parola il professor Francesco D'Agostino, presidente emerito del Comitato nazionale di bioetica e presidente centrale Ugci, e il professor Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior, l'Istituto opere di religione (la banca vaticana). Dalle 11 la seconda sessione con il professor Sergio Belardinelli, filosofo e docente di sociologia, e l'arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione.

Libertà, 10/09/2010

lunedì 13 settembre 2010

Ambrosio come Kennedy: non chiedete ma date

La Chiesa ha bisogno di laici impegnati, più impegnati. Lo dice il vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio, in questa intervista fatta alla vigilia del Convegno pastorale 2010. Chi si lamenta si impegni in prima persona, chi protesta perchè è senza parroco o ne ha uno ritenuto troppo anziano faccia più figli e preghi perché uno di loro di avvicini al sacerdozio. Cita e rimodula Kennedy: non chiedetevi che cosa la Chiesa fa per voi, ma fate voi qualche cosa per la Chiesa. Sotto il testo dell'intervista


«L'appuntamento è importante perchè c'è un popolo in cammino, una realtà umana che riconosce di avere nel suo cuore lo spirito di Dio e vuole rivolgere il proprio sguardo verso l'alto per poter camminare bene su questa terra. Vogliamo che questo dono possa essere offerto a tutti, la nostra missione è di far emergere la luce e la parola che è dentro l'uomo». Il vescovo Gianni Ambrosio spiega così il significato del convegno pastorale della diocesi di Piacenza-Bobbio. L'appuntamento di domani (alla Bellotta) e sabato (al Collegio Alberoni) segna l'inizio dell'anno pastorale 2010-2011 e vede riuniti gli stati generali della chiesa piacentina, clero e realtà ecclesiali attorno allo stesso tavolo.
Un tavolo sul quale si dovranno affrontare diverse problematiche: dal nuovo anno di missione popolare all'attenzione alla questione educativa, con particolare riferimento al ruolo degli oratori, fino al calo dei sacerdoti. Ambrosio parla della Chiesa come comunità e rifugge i modelli da esportazione. «Direi che non bisogna restringere il dono grande della rivelazione di Dio secondo il nostro sentiero - osserva, riferendosi anche al dibattito apertosi in questi giorni su Libertà -. I sentieri possono essere diversi, l'importante è che ci sia il discorso della comunità. Ogni famiglia ha il proprio stile di educazione. Sono problemi assai semplici se ci ragiona sopra». Tale, per Ambrosio, è anche il calo drastico delle vocazioni e le aspettative dei fedeli verso il clero. «Certo, se ci fossero più preti sarebbe una bella grazia - evidenzia il vescovo -, ma dico anche che se ci fossero più laici seriamente impegnati e responsabili forse potremo procedere con maggior serenità e speranza». La Chiesa non è fatta da marziani: «C'è precarietà e difficoltà in ogni campo, e c'è anche nella realtà ecclesiale, perchè noi viviamo con i piedi per terra e su questa terra camminiamo». Poi cita John Fitzgerald Kennedy: «A chi vuole che la propria parrocchia vada avanti ricordo le parole del presidente degli Stati Uniti: "Non chiedete cosa lo Stato fa per voi, ma chiedetevi cosa potete voi fare per lo Stato". Vale anche per la Chiesa. Se le famiglie non fanno figli, allora non ci saranno vocazioni. Diversamente, là dove c'è un riconoscimento della fede di Dio, tutto il resto viene di conseguenza. La realtà religiosa non è estranea alla quotidianità. Questa idea della laicità poi... La religione è dentro la vita; anzi, perchè ci sia vita vera credo che dentro debba esserci anche il cielo».
La Missione popolare. Questo sarà l'anno «dell'accoglienza, dell'ospitalità e della proposta». «Dopo un anno di cammino - evidenzia il vescovo nella lettera che uscirà oggi -, a tratti anche faticoso ma sempre avvincente, possiamo riconoscere che lo Spirito Santo ha soffiato: molti hanno accolto l'invito e abbiamo camminato insieme. Ne valeva la pena: è stata un'esperienza bella, motivo di speranza per il futuro delle nostre comunità». Nella lettera il vescovo parte dal significato del pellegrinaggio. «Una causa delle visioni ristrette della nostra realtà sociale e culturale è quella di dimenticare ciò che noi siamo - è convinto - noi siamo in cammino e abbiamo una meta. Sarei davvero lieto se la nostra realtà ecclesiale aiutasse tutti a ricomprendersi nel comune pellegrinaggio dell'umanità verso Dio». Il convegno di domani coincide con la fine del Ramadan per gli islamici. Anche a Piacenza. «Sono lieto di questa coincidenza - dice - Mi sento in amicizia con tutte le persone che pregano il Signore; chi ha il coraggio di pregare merita stima e amicizia». Poi spezza una lancia a favore dei cattolici sudamericani: «Sono qui a Piacenza e fanno fatica. I nostri oratori siano aperti anche per loro».
Federico Frighi


Libertà, 09/09/2010

domenica 12 settembre 2010

Ambrosio: una chiesa in pellegrinaggio

Alla Bellotta di Pontenure e nella Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni si è svolto il convegno diocesano che ha aperto l’anno pastorale. Si tratta del secondo anno della Missione popolare indetta dal Vescovo lo scorso 2009 ed è stato lo stesso mons. Gianni Ambrosio questa mattina a sintetizzare le linee che costituiscono la base di una “Nota pastorale” che indirizzerà alla Diocesi nelle prossime settimane. Solo una “nota” in quanto restano valide, per il programma, le indicazioni contenute nella Lettera pastorale pubblicata lo scorso anno.

*** L’INTERVENTO DI MONS. GIANNI AMBROSIO.

Di seguito la traccia dell’intervento del Vescovo.

(...) Provo a dire in sette punti il senso del cammino, le intenzioni, gli obiettivi del secondo anno della Missione. Ieri è stato detto che questo secondo anno partirà a gennaio, dopo che tutte in tutte le zone saranno conclusi gli esercizi.
Per il nuovo anno sarà consegnata la Nota pastorale, che riprenderà e svilupperà alcune cose dette qui. Non sarà una Lettera pastorale, in quanto il programma della Missione è indicato nella Lettera pastorale dello scorso anno - Prendi il largo - che ha tracciato l'orizzonte teologico, spirituale, pedagogico della nostra Chiesa in missione. Per cui quell’orizzonte resta davanti a nostri occhi come sfondo del nostro cammino. Quello ‘stile’ che abbiamo individuato e gustato deve entrare nel nostro cuore e caratterizzare il nostro impegno personale e pastorale, come lievito per la nostra vita e per la vita delle nostre comunità.

Partiamo da qui.
1. “Tenendo lo sguardo fisso su Gesù" (Eb 12,1)
Abbiamo fissato il nostro sguardo su Gesù, sapendo che solo con lo sguardo fisso su Gesù Cristo, parola di Dio fatta carne, possiamo svolgere la missione che ci è affidata. Possiamo dire, con le parole della Lettera agli Ebrei, che "anche noi dunque, (...) avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento" (Eb 12, 1-2).
Con lo sguardo fisso su Gesù possiamo svolgere la missione della Chiesa che sgorga dalla Pasqua, dall'incontro con il Cristo Risorto. La Chiesa della missione, in quanto nasce dalla Pasqua di Gesù, dovrà cercare sempre di avvicinarsi a quello stile e a quel volto che abbiamo cercato di precisare in rapporto alle `dieci corde’ dell'arpa (salmo 144), corde in grado di far vibrare il cuore di fronte all'annuncio evangelico.
2. Il nostro sguardo sulle persone
Con lo sguardo fisso su Gesù e con la luce che proviene dalla Pasqua di Cristo, desideriamo fissare il nostro sguardo sui nostri volti, quelli di ciascuno di noi, quelli dei nostri fratelli e delle nostre sorelle: sono volti segnati dalle esperienze fondamentali della vita, la vita di sempre, certo, ma soprattutto a vita di oggi, la nostra vita di oggi. Desideriamo che il nostro sguardo sugli uomini e sulle donne di oggi sia illuminato dallo sguardo che Gesù ha rivolto e rivolge a tutti noi e agli uomini e donne di ogni tempo.
Desideriamo che il nostro sguardo si avvicini allo sguardo di Cristo, a quel suo sguardo ricco di amore, umanissimo, che sa vedere in profondità e rivelare tutte le potenzialità del cuore umano, nonostante le miserie, le pesantezze, le caducità, le cadute, i tradimenti, i peccati. Credo che avremo modo, forse già oggi pomeriggio e comunque più avanti, di ritornare su questo sguardo di Gesù nei confronti delle persone. Accenno solo allo sguardo rivolto al giovane ricco, a Pietro, Oppure pensiamo alle varie persone che popolano il mondo delle parabole e che Gesù accoglie nelle loro abitudini, nei loro guai, nella loro sofferenza, manifestando la paternità di Dio che ridona la grazia d'essere accolti di nuovo, e pienamente, come figli: una grazia sempre sorprendente e gratuita e tuttavia mai "a buon mercato", come annotava D. Bonhoeffer. La paternità di Dio che Gesù rivela è universale, per tutti, ed è al tempo stesso personalizzante, per ciascuno. Nel senso che questa paternità che Gesù svela e testimonia, arriva a toccare ogni singola persona umana nella sua concreta condizione, nelle sue vicissitudini, nelle sue esperienze. Gesù rivela e testimonia l'amore di un Padre che ama e che invita alla responsabilità, di un Padre che promuove la libertà e suscita la capacità di rischiare per il bene (si veda, ad esempio, l'immagine che scaturisce dalla parabola dei talenti (cf Mt 25,14-30). L'atteggiamento dell'uomo verso Dio non può più essere la paura che paralizza, ma non può n! eppure essere il disimpegno irresponsabile.

3. Una Chiesa pellegrina e dunque missionaria
Tenendo fisso lo sguardo su Gesù e guardando a noi e ai fratelli con lo sguardo di Cristo, proseguiamo il nostro cammino. La Missione popolare è come un pellegrinaggio. Anzi la Missione fa parte, e parte decisiva, di quel pellegrinaggio che la segna la Chiesa in profondità. La Chiesa è Chiesa pellegrina nel mondo ed è molto intima la connessione tra la Chiesa pellegrina e la Chiesa missionaria.
Se è scarsa o è quasi dimenticata la consapevolezza di essere pellegrini viene a mancare la visione profonda e vera di ciò che siamo, per cui tutto appare piatto, senza dinamismo, senza progetto, senza trascendenza. Possiamo dire: senza vocazione. E se nella vita non emerge la vocazione, non si arriva a riconoscere la vita come dono.
Per questo dobbiamo ricordare ciò che siamo una Chiesa pellegrina. Per questo dobbiamo ascoltare la voce che invita pellegrinaggio: “Andiamo a Gerusalemme!”
Non sempre la prima reazione è di gioia, come afferma il salmo 122: "Quale gioia, quando mi dissero: Andremo alla casa del Signore!" (122, 1). Spesso prevale l’esitazione davanti alla prospettiva di mettersi in cammino: vengono in mente molti interrogativi, ci assalgono anche molti dubbi. D'altronde il pellegrinaggio è sempre una scommessa che interpella la nostra fede e mette a prova le nostre forze davanti alle fatiche, prevedibili e imprevedibili. Poi, finalmente, arriva la gioia, quando il cammino è ormai intrapreso e, più ancora, quando si sta per concludere: "Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte, Gerusalemme! "(versetto 2). Gli antichi pellegrini che si recavano - e si recano numerosi anche oggi - a Santiago di Compostela hanno chiamato ‘monte del gozo’, monte della gioia, la collina che, a cinque chilometri da Santiago, consente di intravedere i campanili della grande basilica di san Giacomo apostolo.
Noi non siamo giunti al monte della gioia, ma abbiamo intrapreso il pellegrinaggio e la Missione popolare nonostante le perplessità e le esitazioni. Un cammino iniziato e proseguito nella fiducia in Gesù che ci invita dicendo: "Prendi il largo".
L'avventura della Missione, anche se appena iniziata, ci consente di avere in noi un po' di quella gioia espressa dall'orante del salmo 122. Dopo un anno di cammino, a tratti anche faticoso ma sempre avvincente, possiamo riconoscere con cuore grato che lo Spirito Santo ha soffiato: molti anno accolto l'invito e così abbiamo camminato insieme. Ne valeva la pena: è stata un'esperienza bella, motivo di speranza per il futuro delle nostre comunità. C'è un popolo in cammino, c'è una Chiesa in pellegrinaggio verso Gerusalemme, ci sono fratelli ed amici che condividono la fatica e la bellezza del viaggio missionario. Altri potrebbero essere invitati e unirsi al cammino: Gerusalemme è la casa del Signore, è la casa di tutti.

4. "Coraggio, sono io".
Nel secondo anno della Missione vogliamo ascoltare con rinnovata fiducia l'invito di Gesù: "Coraggio, sono io, non abbiate paura!". È l'icona che illumina e orienta il nostro pellegrinaggio. Non mi soffermo in questo momento. Sarà la lectio di riferimento.
La Missione passa da qui. Sappia che è un compito che supera 1e nostre scarse capacitale tuttavia possiamo andare avanti, riconoscendo che non siamo soli, ma accompagna da Colui che è presente e ci invita a vincere la paura. Se i primi passi della Missione sono stati una gioiosa sorpresa, proseguiamo il nostro cammino riconoscendo che lo Spirito del Signore Gesù Ci precede, ci accompagna, ci sostiene. La Missione rinnova il mistero della Pentecoste che continua nella storia della Chiesa: per vivere e operare la Chiesa ha sempre bisogno del soffio Spirito Santo, come una barca a vela ha bisogno e soffio del vento per navigare. E proprio grazie allo Spirito, la nostra Chiesa può essere segno e strumento della comunione di tutti gli uomini tra loro e con Dio e manifestare quell’amore fraterno da cui tutti possono riconoscere i discepoli del Signore (cfr Gv 13,35).
Nel primo anno della Missione popolare abbiamo potuto gustare, attraverso i ritiri di zona, la bella, buona e gioiosa notizia che è il Vangelo di Gesù. Una notizia che è vita e luce, una parola che è speranza e salvezza. La gioiosa riscoperta di questa notizia sempre nuova e affascinante ci sospinge a non trattenerla per noi, ma a trasmetterla, a condividerla, a donarla. Non in modo astratto ma esistenziale: la parola di Gesù offre scorci stupendi di altri orizzonti restituisce a ogni persona la sua libertà ed integrità, assicura il perdono che rinnova l'esistenza, aiuta a vivere con senso pieno quelle esperienze umane fondamentali che segnano la vita di ogni persona. Sentiamo perciò urgente il compito di rendere accessibile a tutti la buona notizia, partendo proprio da ciò che tutti viviamo.

5. Il Vangelo abbraccia tutto l'umano
Sappiamo di avere un Padre che non abbandona i suoi figli e che ci ama come siamo: ma non vuole lasciarci come siamo, perché desidera donarci un cuore nuovo, un cuore capace di abbracciare la vita stessa vastità e bellezza.
Sappiamo che lo Spirito non cessa di soffiare e di gridare nel cuore di tutti: "Abbà, Padre" (Rm 8, 15). Vogliamo ascoltare questo grido del nostro cuore edel cuore dei nostri compagni di viaggio.
Il Vangelo di Gesù porta a verità il desiderio del cuore dell'uomo, libera la vita da quelle paure che la comprimono e la distolgono dalla verità, dalla pienezza. Quando il Vangelo incontra l'uomo, il cuore è trasformato in cuore di figlio. Quando la vita incontra il Vangelo, la vita diventa più grande, capace di accogliere il Dio che si è fatto vicino. Quando si fa esperienza della parola di verità i legami profondi e vitali diventano luminosi, veri. Allora scopriamo la grandezza del dono del Vangelo: l’aiuto gratuito di Gesù viene riconosciuto come insostituibile, la fede è percepita come cammino praticabile, la vita è vissuta come dono.
Da questi atti di fiducia riceve senso e slancio la Missione popolare come movimento di testimonianza e di proposta. Ma anche di ospitalità e di accoglienza di ogni persona. Le diverse esperienze rendono unica, in un certo senso, la storia di ognuno di noi. Ma tutti ci ritroviamo compagni di strada, con il medesimo carico di domande e con i bisogno e quando affrontiamo la sofferenza, quando viviamo l'esperienza dell'amore, quando ci impegniamo per una vita civile più autentica.

6. Il Vangelo e gli ambiti della vita
Le relazioni interpersonali, i dolore , l'impegno di cittadini nella comunità sono dimensioni che segnano il vivere umano e sono rivelatrici di senso. Eppure, paradossalmente, molte persone, proprio nel contatto vivo, e volte anche drammatico, con queste realtà, si sono smarrite, hanno perso là luce del Vangelo, si sono sentite distanti dalla comunità cristiana. Queste esperienze non possono essere lasciate a se stesse, perché significherebbe abbandonare l’uomo a se stesso, con il rischio che sopprima quel suo desiderio di cose grandi. Prestiamo attenzione a queste dimensioni perché sono vissute da tutti e perché coinvolgono la persona nella sua realtà quotidiana, come ha recentemente indicato il Convegno ecclesiale di Verona e come mostra anche la scelta dei Vescovi italiani di dedicare gli Orientamenti pastorali del prossimo decennio al tema dell'educazione.
Senza trascurare le dimensioni fondamentali dell'esperienza ecclesiale (liturgia, Vangelo e carità), vogliamo mettere l'accento sugli snodi fondamentali della vita umana, sottolineando quei passaggi di vita che chiamano in causa la fede con maggiore forza ed intensità.
Il Vangelo trova nel cuore della vita la sua casa e il suo dinamismo e la vita trova nel Vangelo la luce e la salvezza. In linea con tale scelta di stile pastorale, la nostra Diocesi in questo secondo anno di Missione concentrerà la sua attenzione sui legami affettivi, sull'esperienza del limite e sulla questione della cittadinanza. Questo comporta un passaggio dalla proposta organica del contenuto della fede all'accoglienza dell'esistenza umana, considerata nei suoi passaggi fondamentali e illuminata dalla luce del Vangelo. Proprio questo passaggio caratterizza il .cammino della Missione che vuole aprire la nostra pastorale ordinaria alla dimensione missionaria.
Le nostre comunità ecclesiali si dispongono ad un esercizio concreto di ascolto sia della parola di Dio sia delle parole dell'uomo. Così, con l'aiuto dello Spirito, intendiamo realizzare il secondo anno della nostra Missione, che trova proprio nelle esperienze della vita umana l'alfabeto per comporre le parole con le quali dire a noi e al mondo l'amore di Dio e la bellezza del nostro essere figli di questo Padre che ci ama.

7. Il dono e l'appello alla vita nuova
Oltre all'alfabeto, ci vuole anche la grammatica e poi il linguaggio. In questo anno siamo invitati a riscoprire gli elementi di questo linguaggio insito nell'annuncio evangelico: -1- il dono, e cioè la sorprendente gratuità e -2- l’appello ad una vita nuova, alla conversione, grazie al dinamismo trasformante del dono ricevuto. Sono i due eletti di base dell'annuncio cristiano: sarà opportuno coglierne lo straordinario dinamismo pedagogico per la nostra vita e per la vita delle nostre comunità. .
Penso ad esempio al cammino di iniziazione cristiana, ai percorsi di catechesi: lì è possibile riscoprire e far emergere il primo e fondamentale annuncio della fede in Gesù Cristo in riferimento particolare a quei momenti importanti della vita, come l'attesa di un figlio, come la preparazione al matrimonio e alla famiglia, come l'accompagnamento dei ragazzi al catechismo, come l'inizio di un cammino catecumenale per gli adulti. Ma è tutta la pastorale che è invitata a ritrovare il linguaggio dell'annuncio, che è poi la vita stessa su sui poggia e si esprime una comunità che crede nel Signore Gesù.
Ciò può favorire una considerazione unitaria della persona accolta dalla comunità ecclesiale e dalla sua azione pastorale e nello stesso tempo mostrare la rilevanza esistenziale della fede cristiana per la nostra vita buona.
Occorre porre attenzione ad alcune direzioni di lavoro: ascoltare il desiderio di relazioni profonde che abita il cuore di ogni uomo e le difficoltà che oggi si vivono in questo campo; aiutare a riconoscere la relazione come buona notizia per la vita delle persone e invitarle a vivere autenticamente questa dimensione; porre al centro della pastorale l'educazione a riconoscere che il dono è il compimento della maturazione della persona; orientare le relazioni alla ricerca della verità e alla testimonianza della carità; far emergere la forza educativa della fede verso la pienezza di relazione con Cristo nella comunione ecclesiale.
Vedremo di programmare appuntamenti specifici (esempio Cives) con attenzione agli ambiti della vita umana e di offrire momenti di dialogo aperto e propositivo con il territorio e la città attraverso forme e linguaggi differenziati.
Cosi il Vangelo incontra la persona dentro le relazioni fondamentali della vita, comunica la sua sapienza creatrice di umanità nuova e di speranza viva.
Così possiamo far “emergere soprattutto quel grande ‘sì’ che in Gesù Cristo Dio ha detto all'uomo e alla sua vita, all'amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza; come... la fede nel Dio dal volto umano porti la gioia nel mondo” (Benedetto XVI, Discorso al IV Convegno nazionale della Chiesa italiana, Verona, 19 ottobre 2006).

Conclusione

La Nota pastorale si rivolge a tutti, ai sacerdoti e ai religiosi e alle religiose, ai membri dei Consigli pastorali, ai catechisti, agli educatori, ai docenti di religione. Penso, in modo del tutto particolare, a tutti coloro che lo scorso anno hanno accolto l'invito a “prendere il largo”. Proprio quando ci si avventura al largo si può avere paura. Abbiamo bisogno di ascoltare la voce di Gesù che ci dice: Coraggio, sono io, non avere paura.

***
Riprendiamo la cronaca del convegno.
I lavori sono iniziati venerdì pomeriggio alla Bellotta di Pontenure con l’intervento di Massimo Magnaschi e di mons. Giuseppe Busani. Il primo si è soffermato sull’andamento della missione nel primo anno richiamando aspetti positivi e punti deboli; in questo facendo riferimento alle risposte avute dalle Unità pastorali appositamente interpellate. Tra gli aspetti da migliorare un maggior coinvolgimento delle persone, una migliore accoglienza da parte dei sacerdoti, incentivare le comunicazioni a livello di Unità pastorale, più attenzione ai giovani e agli adolescenti.
Alcuni suggerimenti: coinvolgimento delle famiglie, far crescere la comunione nelle comunità, un incontro mensile di approfondimento, accentuare l’ascolto della Parola, iniziative che traducano nel quotidiano la Parola, pianificazione di una strategia di invito personale, proseguire nei riti per operatori pastorali, studiare le modalità per una migliore realizzazione della missione nella pastorale integrata.
Da parte sua mons. Busani, che in qualità di vicario episcopale per la pastorale è stato il regista anche di questo appuntamento diocesano, ha richiamato le caratteristiche che devono segnare il secondo anno della missione. Tutto dovrà partire dal Vangelo inteso come risorsa, presenza di Gesù Cristo nella vita quotidiana. Per questo dovranno essere ripresi gli “esercizi spirituali di cristianesimo”; scegliere non tanto di parlare di Dio ma con Dio. Avvicinarsi – sintetizziamo l’intervento di mons. Busani – con umiltà, nel senso di “terreno raggiungibile da un seme” e in questo dovranno impegnarsi soprattutto le Unità pastorali e il metodo sarà quello di mettere al centro la persona a cui sono rivolte le energie della Chiesa.
Dall’attenzione alla dottrina occorre passare alla centralità della persona e gli ambiti sono l’affettività, la fragilità (che deve diventare un valore) e la cittadinanza (costruire la città da cristiani).
Venerdì sera vi è stata una celebrazione della Parola nel parco del centro pastorale; sabato i lavori si sono spostati nella Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni.
Sabato mattina è intervenuto il prof. Mauro Magatti, preside della Facoltà di sociologia della Cattolica di Milano, che ha tenuto la relazione sul tema: “Le esperienze umane fondamentali tra paura e fiducia: lettura antropologico-culturale” (ampia analisi delle paure del nostro tempo); ha fatto seguito l’intervento del prof. Pier Paolo Triani che ha tracciato i percorsi per il secondo anno di missione. Triani ha parlato di esercizi di condivisione dell’umano, di dialogo evangelico, di rinnovamento pastorale analizzando poi le varie modalità come vivere l’affettività, la fragilità e costruire la città, la cittadinanza. Quindi l’intervento del Vescovo di cui abbiamo già dato ampio resoconto.
Nel pomeriggio il teologo della diocesi di Milano don Antonio Torresin ha parlato delle “esperienze umane fondamentali tra paura e fiducia: lettura biblico-teologica”, mentre il biblista piacentino don Paolo Mascilongo ha spostato il discorso su scelte operative: “Affettività, fragilità e cittadinanza: itinerari sul vangelo di Matteo per il secondo anno della Missione” (indicazioni in ordine al Vangelo di Matteo che sarà al centro dell’attenzione del secondo anno della missione).
Tra i contributi presentati al convegno anche due video curati da Barbara Tondini per il Servizio diocesano multimedia per la pastorale: una sintesi degli obiettivi del secondo anno della missione ed un reportage sul viaggio in Terrasanta dei giovani.
Il convegno era in particolare rivolto a sacerdoti, religiosi, membri del Consiglio pastorale diocesano e dei Consigli parrocchiali; direttori e collaboratori degli uffici e dei servizi diocesani; catechisti; animatori della Missione popolare diocesana; responsabili di associazioni e movimenti. Sono state registrate 350 presenze.

Comunicato diocesi di Piacenza-Bobbio

giovedì 9 settembre 2010

La lettera del vescovo per il convegno pastorale: non abbiate paura

“Coraggio, sono io, non abbiate paura” è il tema della lettera che il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, ha diffuso oggi alla diocesi alla vigilia del convegno pastore 2010-2011. L'appuntamento si tiene domani alla Bellotta di Pontenure e sabato nella sala degli arazzi del Collegio Alberoni. Sotto pubblichiamo il testo integrale del messaggio, diffuso dall'ufficio stampa della diocesi.


1. All’origine del pellegrinaggio, sta un invito: “Andiamo a Gerusalemme!”. Non sempre la prima reazione è di gioia, come afferma il salmo 122: “Quale gioia, quando mi dissero: Andremo alla casa del Signore!”(122, 1). Spesso prevale l’esitazione davanti alla prospettiva di mettersi in cammino: vengono in mente molti interrogativi, ci assalgono anche molti dubbi. D’altronde il pellegrinaggio è sempre una scommessa che interpella la nostra fede e mette a prova le nostre forze davanti alle fatiche, prevedibili e imprevedibili. Poi, finalmente, arriva la gioia, quando il cammino è ormai intrapreso e, più ancora, quando si sta per concludere: “Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte, Gerusalemme!”(versetto 2). Gli antichi pellegrini che si recavano – e si recano numerosi anche oggi – a Santiago di Compostela hanno chiamato ‘monte del gozo’, monte della gioia, la collina che, a cinque chilometri da Santiago, consente di intravedere i campanili della grande basilica di san Giacomo apostolo.
Noi non siamo giunti al monte della gioia, ma abbiamo intrapreso il pellegrinaggio della Missione popolare nonostante le perplessità e le esitazioni. Un cammino iniziato e proseguito nella fiducia in Gesù che ci invita dicendo: “Prendi il largo”. L’avventura della Missione, anche se appena iniziata, ci consente di avere in noi un po’ di quella gioia espressa dall’orante del salmo 122. Dopo un anno di cammino, a tratti anche faticoso ma sempre avvincente, possiamo riconoscere con cuore grato che lo Spirito Santo ha soffiato: molti hanno accolto l’invito e così abbiamo camminato insieme. Ne valeva la pena: è stata un’esperienza bella, motivo di speranza per il futuro delle nostre comunità. C’è un popolo in cammino, c’è una Chiesa in pellegrinaggio verso Gerusalemme, ci sono fratelli ed amici che condividono la fatica e la bellezza del viaggio missionario. Altri potrebbero essere invitati e unirsi al cammino: Gerusalemme è la casa del Signore, è la casa di tutti.

2. Per il secondo anno della Missione, ascoltiamo con rinnovata fiducia l’invito di Gesù: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”.
La Missione passa da qui: è un compito che supera le nostre scarse capacità e tuttavia possiamo andare avanti, riconoscendo che non siamo soli ma accompagnati da Colui che è presente e ci invita a vincere la paura. Se i primi passi della Missione sono stati una gioiosa sorpresa, proseguiamo il nostro cammino riconoscendo che lo Spirito del Signore Gesù ci precede, ci accompagna, ci sostiene. La Missione rinnova il mistero della Pentecoste che continua nella storia della Chiesa: per vivere e operare la Chiesa ha sempre bisogno del soffio Spirito Santo, come una barca a vela ha bisogno del soffio del vento per navigare.
Nel primo anno della Missione popolare abbiamo potuto gustare, attraverso i ritiri di zona, la bella, buona e gioiosa notizia che è il Vangelo di Gesù. Una notizia che è vita e luce, una parola che è speranza e salvezza. La gioiosa riscoperta di questa notizia sempre nuova e affascinante ci sospinge a non trattenerla per noi, ma a trasmetterla, a condividerla, a donarla. Non in modo astratto ma esistenziale: la parola di Gesù offre scorci stupendi di altri orizzonti, restituisce a ogni persona la sua libertà ed integrità, assicura il perdono che rinnova l’esistenza, aiuta a vivere con senso pieno quelle esperienze umane fondamentali che segnano la vita di ogni persona. Sentiamo perciò urgente il compito di rendere accessibile a tutti la buona notizia, partendo proprio da ciò che tutti viviamo.

3. Sappiamo di avere un Padre che non abbandona i suoi figli e che ci ama come siamo: ma non vuole lasciarci come siamo, perché desidera donarci un cuore nuovo, un cuore capace di abbracciare la vita stessa nella sua vastità e bellezza.
Sappiamo che lo Spirito non cessa di soffiare e di gridare nel cuore di tutti: “Abbà, Padre” (Rm 8, 15). Vogliamo ascoltare questo grido del nostro cuore e del cuore dei nostri compagni di viaggio.
Il Vangelo di Gesù abbraccia tutto l’umano, porta a verità il desiderio del cuore dell’uomo, libera la vita da quelle paure che la comprimono e la distolgono dalla verità, dalla pienezza. Quando il Vangelo incontra l’uomo, il cuore è trasformato in cuore di figlio. Quando la vita incontra il Vangelo, la vita diventa più grande, capace di accogliere il Dio che si è fatto vicino. Quando si fa esperienza della parola di verità i legami profondi e vitali diventano luminosi, veri. Allora scopriamo la grandezza del dono del Vangelo: l’aiuto gratuito di Gesù viene riconosciuto come insostituibile, la fede è percepita come cammino praticabile, la vita è vissuta come dono.
Da questi atti di fiducia riceve senso e slancio la Missione popolare come movimento di testimonianza e di proposta. Ma anche di ospitalità e di accoglienza di ogni persona. Le diverse esperienze rendono unica, in un certo senso, la storia di ognuno di noi. Ma tutti ci ritroviamo compagni di strada, con il medesimo carico di domande e con il bisogno di luce quando affrontiamo la sofferenza, quando viviamo l’esperienza dell’amore, quando ci impegniamo per una vita civile più autentica.

4. Le relazioni interpersonali, il dolore, l’impegno di cittadini nella comunità sono dimensioni costitutive del vivere umano e rivelatrici di senso. Eppure, paradossalmente, molte persone, proprio nel contatto vivo, e a volte anche drammatico, con queste realtà, si sono smarrite, hanno perso la luce del Vangelo, si sono sentite distanti dalla comunità cristiana. Queste esperienze non possono essere lasciate a se stesse, perché significherebbe abbandonare l’uomo a se stesso, con il rischio che sopprima quel suo desiderio di cose grandi. Prestiamo attenzione a queste dimensioni perché sono vissute da tutti e perché coinvolgono la persona nella sua realtà quotidiana, come ha recentemente indicato il Convegno ecclesiale di Verona e come mostra anche la scelta dei Vescovi italiani di dedicare gli Orientamenti pastorali del prossimo decennio al tema dell’educazione. Senza trascurare le dimensioni fondamentali dell’esperienza ecclesiale (liturgia, Vangelo e carità), vogliamo mettere l’accento sugli snodi fondamentali della vita umana, sottolineando quei passaggi di vita che chiamano in causa la fede con maggiore forza ed intensità. Il Vangelo trova nel cuore della vita la sua casa e il suo dinamismo e la vita trova nel Vangelo la luce e la salvezza. In linea con tale scelta di stile pastorale, la nostra Diocesi in questo secondo anno di Missione concentrerà la sua attenzione sui legami affettivi, sull’esperienza del limite e sulla questione della cittadinanza. Questo comporta un passaggio dalla proposta organica del contenuto della fede all’accoglienza dell’esistenza umana, colta nei suoi passaggi fondamentali e illuminata dalla luce del Vangelo. Proprio questo passaggio caratterizza il cammino della Missione che vuole aprire la nostra pastorale ordinaria alla dimensione missionaria. Le nostre comunità ecclesiali si dispongono ad un esercizio concreto di ascolto sia della parola di Dio sia delle parole dell’uomo. Così, con l’aiuto dello Spirito, intendiamo realizzare il secondo anno della nostra Missione, che trova proprio nelle esperienze della vita umana l’alfabeto per comporre le parole con le quali dire a noi e al mondo l’amore di Dio e la bellezza del nostro essere figli di questo Padre che ci ama.
+ Gianni Ambrosio, vescovo

Piacenza, 9 settembre 2010

mercoledì 8 settembre 2010

A Londra per sostenere il Papa

Andare in Scozia e poi in Inghilterra per vedere il Papa quando ce lo abbiamo comodamente in Vaticano? Qualcuno potrà pensarla così. Altri no, come i circa 70 piacentini delle comunità neocatecumenali. Una claque spirituale che sosterrà Benedetto XVI in un ambiente dove la sua visita viene vissuta con indifferenza e un poco di fastidio dagli anglicani. Ne ho parlato in un articolo scritto nelle scorse settimane. Lo riporto qui sotto.


Saranno circa settanta i piacentini che accompagneranno papa Benedetto XVI nel discusso viaggio in Gran Bretagna a metà settembre. Una visita che il Santo Padre ha programmato da tempo per la beatificazione del cardinale John Henry Newman (1801-1890), apprezzato teologo e filosofo londinese, di origini anglicane ma convertitosi al cattolicesimo. Un viaggio che, tuttavia, viene preceduto da una serie di polemiche sul trattamento che sarebbe riservato alla minoranza cattolica in Gran Bretagna. Una forma di rivalsa - sostiene qualcuno - dovuta anche alle recenti conversioni di aglicani passati al cattolicesimo. La morale è che coloro che sabato mattina 18 settembre vorranno assistere alla messa di papa Benedetto XVI a Londra dovranno pagare una sorta di tassa di circa 20 sterline. «Anche per questo motivo il pellegrinaggio in Gran Bretagna ha qualche cosa di "eroico", naturalmente tra virgolette - osserva don Stefano Segalini, curato di San Giuseppe Operaio nonché guida del gruppo -. Andiamo in Gran Bretagna sobbarcandoci i costi della trasferta, annunciando il Vangelo per strada tra gli anglicani e pagando anche per assistere alla messa del Papa». I settanta - in gran parte provenienti dalla parrocchia di San Giuseppe Operaio - appartengono alle comunità neocatecumenali e faranno visita ad una famiglia piacentina in missione a Carlisle, città nel nord ovest dell'Inghilterra. Qui la famiglia Bargazzi - padre, madre e sei figli - presta servizio nella parrocchia cattolica di Saint Bede.
Il pellegrinaggio dei fedelissimi del Papa partirà il 15 settembre alla volta di Glasgow (la capitale economica della Scozia), città in cui atterrerà Benedetto XVI per incontrare la regina Elisabetta in una residenza della zona. Alcuni piacentini andranno proprio all'aeroporto della città scozzese per far parte della claque di accoglienza del Santo Padre.
Il gruppo si sposterà quindi a Carlisle dove incontrerà i Bargazzi e, con loro, darà vita ad una giornata di missione popolare lungo le strade della città. Quindi lo spostamento a sud, alla volta di Londra, dopo aver fatto tappa ad un santuario cattolico. Nella capitale i piacentini saranno accolti dai "fratelli delle comunità neocatecumenali" londinesi; assisteranno alla messa del Papa sabato 18 e il giorno successivo - quello della beatificazione del cardinale Newman - torneranno in Italia.
Prima della partenza, la sera di mercoledì 8 settembre, nella chiesa di San Giuseppe Operaio, si terrà una celebrazione penitenziale alla quale saranno presenti i pellegrini. Ci sarà anche il vescovo Gianni Ambrosio che presiederà l'assemblea ed impartirà la sua benedizione ai "supporter" del Papa. Un mandato in Gran Bretagna che sta a significare come dietro alle decisioni dei singoli partecipanti vi sia la più ampia condivisione di tutta la diocesi.
Federico Frighi


da Libertà, 22/08/2010

martedì 7 settembre 2010

Al via il Convegno Pastorale 2010-2011

“Coraggio, sono io, non abbiate paura! Verso il secondo anno della Missione popolare”: questo il titolo del convegno pastorale diocesano che venerdì e sabato prossimi, 10-11 settembre, apre l’anno pastorale 2010-2011 della diocesi di Piacenza-Bobbio. Un primo momento dei lavori è previsto venerdì 11 settembre, al Centro pastorale della Bellotta di Pontenure, con il seguente programma:

Ore 17.30
PREGHIERA DI APERTURA

Ore 18.00
Verifica del primo anno di Missione e prospettiva generale sul secondo anno; relatori MASSIMO MAGNASCHI e mons. GIUSEPPE BUSANI.

Ore 19.30
Cena (è necessaria la prenotazione contattando la segreteria dell’Ufficio pastorale: 0523.308315; ufficiopastorale@curia.pc.itr).

Ore 21.00
“Coraggio, sono io, non abbiate paura!”: CELEBRAZIONE DELLA PAROLA E LECTIO DIVINA sull’icona evangelica del secondo anno della Missione (Mt 14, 22-33)
Sabato 11 settembre il convegno si sposta nel Salone degli Arazzi del Collegio Alberoni di San Lazzaro, Piacenza:

Ore 9.00
PREGHIERA DI APERTURA

Ore 9.30
Le esperienze umane fondamentali tra paura e fiducia: lettura antropologico-culturale; relatore: MAURO MAGATTI, sociologo;
Affettività, fragilità e cittadinanza: percorsi per il secondo anno di Missione; relatore: PIERPAOLO TRIANI, pedagogista; Spazio per il confronto Pausa

Ore 11.45: Orientamenti pastorali per il secondo anno della Missione; intervento di MONS. GIANNI AMBROSIO, vescovo di Piacenza-Bobbio.

Ore 13.00
Pranzo – Collegio Universitario S. Isidoro (è necessaria la prenotazione)

Ore 14.30
Le esperienze umane fondamentali tra paura e fiducia: lettura biblico-teologica; relatore: ANTONIO TORRESIN, teologo;
Affettività, fragilità e cittadinanza: itinerari sul vangelo di Matteo per il secondo anno della Missione; relatore: don PAOLO MASCILONGO, biblista
Spazio per il confronto

Ore 16.30
PREGHIERA CONCLUSIVA

Il convegno è rivolto a sacerdoti, religiosi, membri del Consiglio Pastorale Diocesano e dei Consigli parrocchiali; direttori e collaboratori degli Uffici e dei Servizi diocesani; catechisti; animatori della Missione Popolare Diocesana; responsabili di associazioni e movimenti.

fonte: Ufficio stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

domenica 5 settembre 2010

Se 80mila euro per il campetto della parrocchia sembran troppi

A messa, sulle panche della chiesa di Sant'Agata (Rivergaro), assieme agli utilissimi fogli de La Settimana, con le letture del giorno, c'erano oggi anche i depliant cartacei che illustravano come la parrocchia avesse avallato la ristrutturazione del campetto da calcio in erba sintetica dal costo complessivo di 80mila euro. Nel depliant si spiegava che con l'offerta di 50 euro si sarebbe realizzato un metro quadrato del nuovo campo polivalente (calcio e pallavolo). Non solo: gli offerenti avrebbero visto pubblicato in eterno il loro nome su di un cartello all'ingresso della struttura.
Bene. A parte l'opportunità o meno di chiedere soldi sulle panche della chiesa durante la messa, a parte l'opportunità o meno di distribuire gli stessi depliant nelle mani dei fedeli all'uscita della chiesa (nel caso si fossero dimenticati di quelli sulle panche), ebbene, a parte tutto questo, mi vengono in mente un altro paio di considerazioni.
Non capisco perchè, per giocare a calcio o a pallavolo in parrocchia ci vogliano 80mila euro. Si chiama un agricoltore fedele, ci si mette un po' di sementi, si convince un factotum fedele a realizzare un impianto di irrigazione a basso costo, e l'erba, dopo un mesetto, cresce come al Santiago Bernabeu.

Oltre ad essere più ecologico (erba al posto del sintetico), più economico, meno gravoso per i parrocchiani, chiamati a scucire altre 50 euro in un periodo difficile nel quale hanno sempre sostenuto, tra l'altro, il nuovo centro parrocchiale, oltre ad essere tutto ciò, l'erba è anche simbolo di uno stile di vita sobrio, mirato verso l'essenziale e le cose semplici, lontano dagli sprechi.
Un'ultima annotazione: nel Vangelo di oggi Gesù dice, tra l'altro:
... Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”... (Lc 14,25-33). Spesso, nelle omelie, questo passo finisce in cavalleria.
Me ne si perdoni un'altra, di annotazione. Il vescovo Gianni Ambrosio, qualche mese fa, ha sostenuto la campagnia della Caritas Europea "Zero Poverty", apponendo la sua firma (la prima a Piacenza) alla petizione da consegnare ai governanti d'Europa. Subito dopo ha scritto ai parroci della diocesi di Piacenza-Bobbio, assieme alla Caritas diocesana, affinché nelle singole parrocchie si sostenesse tale campagna.

Mi sarei aspettato che mi chiedessero di offrire 50 euro per i poveri di Piacenza. Nessuno me lo ha chiesto.
Federico Frighi


sabato 4 settembre 2010

I proiettili di San Pietro, un pezzo di storia della Liberazione

Svelato il mistero dei proiettili sul campanile di San Pietro. Dopo l'articolo scritto su Libertà, si è fatto vivo un ex partigiano piacentino che, in una lettera scritta di pugno, ha spiegato la sua versione. Quei colpi provenivano dalla sua mitragliatrice. Aveva avuto l'ordine di sparare, nel giorno della Liberazione di Piacenza, a scopo intimidatorio contro eventuali cecchini. Un paio di telefonate a reduci dell'epoca e la versione è stata ritenuta plausibile. Ecco l'articolo uscito su Libertà. Un piccolo pezzo è stato, forse, ricomposto nel puzzle della storia piacentina.


I fori di proiettile trovati sulla sommità del campanile di San Pietro appartengono alla storia della Resistenza piacentina e vennero verosimilmente sparati da un partigiano nel giorno della Liberazione dai nazi-fascisti. Dai restauri emerge dunque un altro piccolo frammento della storia della città. E' di qualche settimana fa la notizia del ritrovamento di fori di proiettile sul rivestimento in rame della torre campanaria. Oggi si apprende che, secondo una testimonianza, risalgono al giorno della Liberazione: il 28 aprile del 1945. «Fui io a sparare» ricorda l'ex partigiano Giovanni Nicolini, che oggi vive il tempo dei capelli bianchi nel centro di Piacenza, proprio a poche decine di metri dal campanile colpito. Era il 28 aprile del 1945 e, dopo tre giorni di battaglia con oltre cento morti tra partigiani, nazi-fascisti e alleati, le truppe della Resistenza entravano in città da varie parti: via Veneto, la Galleana, via Emilia Parmense, via Emilia Pavese. Il grosso delle forze occupanti aveva già oltrepassato il Po iniziando la fuga.
«Ricevetti l'ordine dal comandante Giuseppe Prati (detto, per l'appunto, il Liberatore, ndr.) di salire sulla torre ottogonale di Sant'Antonino - racconta Nicolini -. Da lì, con una mitragliatrice, iniziai a sparare raffiche in aria da ogni lato della torre a scopo intimidatorio, per far capire ai cecchini che c'eravamo noi. Penso proprio che quei proiettili siano della mia mitraglia». Il racconto è confermato anche da altre fonti oculari di quella giornata: si sa, ad esempio, che il medesimo ordine venne impartito anche ad un altro partigiano che salì con la mitragliatrice sul campanile del Corpus Domini.
«Questi racconti fanno riflettere - evidenzia il parroco di San Pietro, don Giuseppe Frazzani -, si vede come le nostre chiese siano state al centro di ore drammatiche solo poco più di sessant'anni fa».
Proseguono a pieno ritmo, intanto, i lavori di restauro del campanile che hanno la supervisione di don Giuseppe Lusignani, direttore dell'Ufficio diocesano per i beni culturali ecclesiastici della diocesi.
«I restauratori hanno già cominciato a fare la prima pulitura dei fronti esterni - spiega - rilevando con precisione le sagome delle varie cornici. Emerge una situazione critica dal punto di vista dell'apparato ornamentale sul quale siamo arrivati in tempo evitando che degenerasse». «A livello strutturale abbiamo poi constatato che il campanile non ha problemi di staticità - prosegue - ma che è sufficiente un lavoro di pulitura, di consolidamento e di eventuale ripristino dell'ornato. Ecco perché tempi e costi dovrebbero essere tranquillamente rispettati». I 47 metri della torre verranno dunque restituiti a Piacenza entro Natale. Entro tale data si spera di rafforzare adeguatamente il fondo della parrocchia raccolto dai fedeli, che oggi è a quota 37.500 euro. Con i 160mila della diocesi provenienti dall'8 per mille si raggiunge la metà del costo complessivo. Al resto ci deve pensare la Provvidenza. Entro Natale terminerà anche il consolidamento del lato sud del Duomo di Piacenza. Qui i lavori sono pagati interamente dallo Stato. Bisognerà poi proseguire con il lato nord (sempre con il consolidamento del materiale lapideo). Nei prossimi mesi dovrebbero partire anche altri programmi di restauro. «I più urgenti - si dice soddisfatto don Lusignani - sono però terminati. La torre e la facciata di San Francesco, la torre di San Pietro, la parrocchia di Santa Brigida, il Duomo, li abbiamo affrontati tutti».
Federico Frighi


Libertà, 03/09/2010

martedì 31 agosto 2010

Samaritano, un centro per imparare l'essenziale

La solidarietà piacentina è divisa in mille rivi e molto spesso la mano destra non sa che cosa fa la sinistra. A volte è un bene, altre volte meno. Con la nascita del Centro Samaritano, la Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio sta pensando ad una vera e propria cittadella della solidarietà, dove le generazioni presenti e quelle future si incontrino e possano apprendere uno stile di vita più sobrio ed essenziale. Qui sotto riporto l'articolo che ho scritto su Libertà.

La Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Parma e Piacenza ha dato il suo benestare al progetto esecutivo. Il Centro Samaritano, una sorta di cittadella della solidarietà, potrà nascere in pieno centro storico, nelle vecchie officine della caserma Cantore, debitamente ristrutturate e riattate nel pieno rispetto dei vincoli artistici. La lettera firmata dall'architetto Luciano Serchia arriva dunque come ultimo tassello di un complesso iter che ha portato la Caritas diocesana ad ottenere la concessione dal Demanio per 19 anni.
«Il prossimo autunno - spiega il direttore, Giuseppe Chiodaroli - metteremo la prima pietra, poi speriamo che la città ci dia una mano concreta, visto che dobbiamo finire tutto entro due anni». «Il Samaritano sarà un luogo fisico - continua - dove si potrà toccare con mano la possibilità di recuperare il nostro spreco quotidiano e il suo riutilizzo per le persone che si trovano in difficoltà, ma nello stesso tempo avrà una funzione educativa per le giovani generazioni verso uno stile di vita sobrio». «Puntiamo anche sul recupero dei saperi - evidenzia Francesco Argirò, responsabile area promozione umana Caritas e coordinatore dei servizi -. Vorremmo che le persone che magari si trovano in difficoltà, attraverso i nostri laboratori, possano recuperare gli stili del lavoro con il relativo inserimento in società. La persona si aiuta quando recupera dignità. La dignità arriva quando c'è l'autonomia».
Il lavoro da fare non è di poco conto. Tre sono i capannoni: due danno su via Giordani e sono i più malridotti; il terzo si affaccia sul cortile della palestra Lomazzo, il lato in cui, all'angolo con via Giordani, sarà posizionato l'ingresso del centro. Nel primo locale sorgerà il guardaroba. Sarà possibile lavare i capi di abbigliamento che vengono donati ed eventualmente ripararli, anche attraverso la creazione di corsi di formazione per giovani che vogliono imparare il mestiere. Tutto questo accanto allo stoccaggio, alla selezione e alla distribuzione gratuita dell'abbigliamento usato. E' anche previsto uno spazio per la cessione contro offerta libera di abbigliamento usato non adatto alla distribuzione gratuita alle persone indigenti.
Nel secondo capannone che si affaccia su via Giordani troverà posto il magazzino mobili. La Caritas riceve periodicamente mobili da Ikea a titolo gratuito che utilizza direttamente o mette a disposizione di chi ne ha bisogno. Privati mettono inoltre a disposizione attrezzature per bambini. Potrebbe poi riprendere la raccolta di mobili usati da tempo interrotta mancando gli spazi e il personale. In un laboratorio apposito i giovani potranno imparare il montaggio, lo smontaggio e la riparazione dei mobili.
Il terzo capannone - quello che si affaccia sulla Lomazzo - è in condizioni migliori e sarà verosimilmente il primo ad aprire. Ospiterà due magazzini viveri. Uno per lo stoccaggio dei prodotti alimentari di Agea con la dotazione di almeno tre celle frigorifere per i surgelati che oggi come oggi la Caritas non è in grado di ricevere. Va detto che la Caritas riceve attualmente prodotti alimentari anche da privati e ditte e che talvolta è costretta a rifiutarli per mancanza di locali adatti allo stivaggio ed alla conservazione. L'altra porzione di magazzino è riservata a "Piacenza solidale" che raccoglie prodotti alimentari in scadenza da vari supermercati e li distribuisce gratuitamente a vari enti caritatevoli.
Infine l'area cortilizia. Oggi, nonostante il lavoro dei volontari Caritas, è ridotta ad una sorta di selva oscura con rovi, ed erbacce di ogni sorta a fare da nascondiglio ad una fauna non proprio da compagnia: ratti, bisce e insetti vari. Vi prenderà il posto una tensostruttura per ospitare i ragazzi delle scuole medie che periodicamente vanno in visita alla Caritas diocesana.
Per la città si apre una nuova sfida.
Federico Frighi


Libertà, 19/08/2010

lunedì 30 agosto 2010

Quei fori di proiettile sul campanile

Come curiosità estiva riportiamo la notizia della scoperta di fori di proiettile sulla sommità del campanile di San Pietro in fase di ristrutturazione. I fori risalirebbero alla Seconda Guerra Mondiale, anche se non si capisce per quale motivo qualcuno possa aver mirato alla copertura in rame della torre campanaria. In attesa che qualcuno sveli il mistero, ecco l'articolo uscito su Libertà.

Fori di proiettile sul campanile della parrocchia di San Pietro. E' la sorpresa che hanno trovato nei giorni scorsi i restauratori del gigante malato, attualmente in cura intensiva con la supervisione dei tecnici della diocesi di Piacenza-Bobbio. Naturalmente i fori di proiettile non sono dei giorni nostri; sono stati datati ai tempi dell'ultima Guerra Mondiale, ben visibili nella cupola in rame del campanile.
La scoperta non poteva che essere fatta a tu per tu, alla sommità dei 47 metri (non 74 come erroneamente scritto in un precedente articolo) della struttura, passati al setaccio grazie alla complessa impalcatura della ditta Dibelli, con la supervisione dell'ingegner Claudio Guagnini che sovrintende tutta la parte della sicurezza del cantiere. «Un ponteggio fatto molto bene - osserva il parroco di San Pietro, don Giuseppe Frazzani - e difficile da realizzare vista la posizione del campanile, incuneato tra i tetti della chiesa, della biblioteca Passerini Landi e del cortile della parrocchia». Un ponteggio e un'incappucciatura che conferiscono alla torre una curiosa sagoma simile ad un grosso missile di colore bianco puntato verso il cielo di Piacenza e visibile a chilometri di distanza. Attualmente i lavori sono sospesi da Ferragosto e riprenderanno alla fine del mese, lunedì 30. «La ditta Gasparoli, che si sta occupando della pulitura della torre, sta lavorando molto bene rispettando i tempi previsti - osserva don Frazzani -. Ha già avviato la ripulitura del manufatto scrostando gli intonaci pericolanti e rimuovendo varie pietre, mattoni od ornati che stavano per cadere». Il ponteggio ha poi permesso i rilievi sul campanile a tu per tu, cosa che in passato non si era potuta fare. «Abbiamo visionato la pregevole copertura in rame fatta nell'Ottocento - continua il parroco - che ci ha rivelato, a sorpresa, i fori dei proiettili sparati nell'ultima guerra. Una scoperta del tutto inedita che si poteva apprendere solo con una osservazione della torre così da vicino». Da fine agosto si entrerà nel vivo del restauro con la prospettiva di consegnare i lavori entro Natale. Don Frazzani ci tiene ad osservare come, grazie a questa prima accurata visita del campanile, si sia non solo confermata la diagnosi a prima vista: «Ci siamo resi conto di come fosse urgente intervenire. In caso contrario avremmo potuto avere presto delle amare sorprese». «Del resto - prosegue - la torre era anche la più grande preoccupazione del mio predecessore, don Carlo Brugnoli, che è venuto a mancare dopo aver fatto restauri al tetto ma non al campanile». L'intervento di restauro è seguito passo dopo passo dall'Ufficio Beni Culturali della diocesi, con il suo direttore don Giuseppe Lusignani e l'architetto della Curia, Manuel Ferrari. Il costo dell'intera operazione è stimato intorno ai 400-420mila euro. La diocesi ha deciso di destinare 160mila euro dell'8 per mille alla causa di San Pietro (80mila subito, 80mila al termine dell'opera). Il resto dovrà arrivare dai privati. «Un po' con la raccolta in parrocchia che teniamo una domenica al mese - spiega don Frazzani - un po' con il 5 per mille devoluto al neonato circolo Anspi 3, un po' con le varie manifestazioni e le offerte dei benefattori arriveremo così a coprire l'intera somma».
Federico Frighi


Libertà, 20 agosto 2010

Morta la signora Angela, madre del vescovo Lanfranchi

E' morta questa notte la signora Angela Malchiodi, vedova Lanfranchi, di 89 anni, madre del vescovo mons. Antonio Lanfranchi. I funerali si terranno a Grondone di Ferriere mercoledì prossimo alle ore 15. Il Vescovo e la comunità diocesana partecipano al dolore di mons. Antonio Lanfranchi e sono vicini a lui e familiari con la preghiera.
Al cordoglio si unisce naturalmente il blog Sacri Corridoi. Sappiamo quanto importante sia la mamma di un vescovo. Mamma Angela l'abbiamo conosciuta personalmente a Grondone, qualche estate fa. Ha seguito suo figlio nella profonda Romagna, a Cesena, dove si era ambientata e si era fatta nuove amiche. Poi il trasferimento a Modena, diocesi più grande e più importante. Per monsignor Lanfranchi era come un atollo nell'oceano, un pezzettino di terra che rendeva ancor più stretto il rapporto con la terra natìa.

giovedì 26 agosto 2010

Fine agosto, la stagione dei pellegrinaggi

Medjugorje, Terra Santa, Lourdes, Santiago de Compostela, Fatima, San Giovanni Rotondo, Assisi e Cascia sono le mete dei pellegrinaggi piacentini di questo fine agosto. Alcuni sono già partiti, altri stanno per, nell'articolo su Libertà abbiamo provato a fare il punto.


(fri) Passato Ferragosto, parte anche a Piacenza la stagione dei pellegrinaggi. Almeno 500 persone, secondo una stima molto per difetto, viaggeranno da questa settimana alla fine di settembre nei luoghi dello spirito d'Italia e d'Europa. La meta più gettonata è senza dubbio Medjugorje, il santuario mariano in Bosnia-Erzegovina. Nel 2010, secondo i dati che arrivano da oltre Adriatico, sono quadruplicate le visite dei pellegrini. Da Piacenza (per ragioni pratiche prendiamo in considerazione solo la città) sono in partenza settanta persone da San Giuseppe Operaio e ben due pellegrinaggi ufficiali sono organizzati dall'apposito ufficio diocesano; a ciò si devono aggiungere gli innumerevoli mini-gruppi che, in auto o in pullmino, raggiungono la località mariana. Sempre l'ufficio diocesano ha organizzato Fatima-Santiago de Compostela (27-31 agosto). Si tratta, quest'ultimo, dell'unico pellegrinaggio diocesano in senso stretto, essendo accompagnato dal vescovo Gianni Ambrosio. Altra meta gettonata è sempre la Terra Santa, dove questa settimana si recheranno i 50 giovani che hanno aderito alla proposta della Pastorale Giovanile della diocesi. Sul posto ci sono in questi giorni i fedeli della parrocchia dei Santi Angeli Custodi e in ottobre sarà la volta della parrocchia di Nostra Signora di Lourdes con altre 35 persone. Tale pellegrinaggio è organizzato nell'ambito delle celebrazioni per il 50esimo della fondazione giuridica della parrocchia di via Damiani. Proprio cinquant'anni fa oggi, tra l'altro (il 22 agosto del 1960), l'atto veniva firmato dal vescovo Umberto Malchiodi.
Capitolo Lourdes. Due treni e tre aerei speciali porteranno i pellegrini da tutta l'Emilia Romagna con l'Unitalsi. Da Piacenza partiranno 70 persone. Per Lourdes c'è anche una data organizzata dall'ufficio pellegrinaggi: dal primo al 3 settembre. In Italia vanno San Giovanni Rotondo (sempre ufficio pellegrinaggi) e Assisi con Cascia, dalla parrocchia di Santa Franca che, in questi giorni, si trova in Transilvania per l'ordinazione sacerdotale di un seminarista del posto uscito dal Collegio Alberoni.

Libertà, 22 agosto 2010

Gmg 2011: Piacenza-Cordova-Madrid

Manca un annetto circa e già la macchina della Giornata mondiale della Gioventù 2011 si è messa in moto. Si va a Madrid, dove il Papa incontrerà i giovani di tutto il mondo. La diocesi di Piacenza-Bobbio sarà gemellata con quella di Cordova.


(fri
) Conto alla rovescia per la Giornata mondiale della Gioventù di Madrid 2011. Manca ancora un anno ma l'efficienza dell'organizzazione spagnola, che evidentemente non vuole sorprese, ha già definito i gemellaggi tra le diocesi iberiche e quelle italiane, uno dei momenti più significativi delle giornate mondiali della gioventù. La diocesi di Piacenza-Bobbio è gemellata con Cordova, città di trecentomila abitanti nel sud della Spagna, nella regione dell'Andalusia. La sua cattedrale è stata costruita sulle mura del più importante monumento musulmano in Spagna, di cui conserva numerosi e preziosi elementi architettonici. Per questo motivo è stata dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'Umanità. Considerazioni artistiche a parte, l'organizzazione spagnola ha già aperto le iscrizioni dallo scorso primo luglio. A Piacenza, l'Ufficio della Pastorale Giovanile comincerà a raccoglierle da venerdì primo ottobre. Nel mese di settembre verranno resi noti i dettagli e i costi delle modalità di partecipazione. Ad oggi si sa che le giornate nella diocesi di Cordova si terranno dall'11 al 15 agosto del 2011. Successivamente ci si sposterà a Madrid per l'incontro con papa Benedetto XVI che avverrà dal 16 in poi con la grande veglia nella notte tra sabato 20 e domenica 21 agosto 2011. Tali date sono già ufficiali e si possono segnare sul calendario. Attualmente Piacenza-Bobbio risulta l'unica città gemellata con Cordova. Tra le altre diocesi dell'Emilia Romagna, Cesena-Sarsina e Reggio Emilia-Guastalla sono accoppiate a Girona, Rimini e San Marino-Montefeltro a Siguenza-Guadalajara, Faenza-Modigliana a Toledo e Modena-Nonantola a Granada.

Libertà, 22 agosto 2010

domenica 22 agosto 2010

Diocesi, settembre mese di nomine

Tempo di nomine nel prossimo mese di settembre nella chiesa piacentina. Non sarà una rivoluzione e nemmeno una serie di giri di valzer, ma solo una scossa di assestamento che interesserà alcune parrocchie della città. Di seguito l'articolo scritto questa settimana su Libertà.


Settembre caldo per la diocesi di Piacenza-Bobbio nelle parrocchie della città. All'orizzonte si profila un giro di valzer che verrà ufficializzato nei primi giorni del mese prossimo, probabilmente venerdì 3 o venerdì 10, proprio (quest'ultima data) in concomitanza con il convegno pastorale diocesano alla Bellotta di Pontenure. Il primo nodo da sciogliere è quello della parrocchia di San Sisto. Il vescovo Gianni Ambrosio accetterà ufficialmente le dimissioni dell'ottantenne don Giuseppe Formaleoni quando saprà chi mandare come successore. Tra i papabili monsignor Giuseppe Busani (già impegnato, però, nella missione popolare) e don Roberto Mazzari, parroco di Tarsogno ed ex segretario del vescovo Enrico Manfredini. Poi la questione di Sant'Antonio dove don Giuseppe Segalini potrebbe lasciare il posto all'attuale curato don Fabio Galli.
Sul tavolo c'è poi la Santissima Trinità. Qui i nodi sono due: stante il trasferimento di don Fabio Battiato a Borgonovo, dovrebbe venire ufficializzata la sua sostituzione con il giovane don Valerio Picchioni, l'unica nuova tonaca uscita quest'anno. Bloccato, invece, il cambio di parroco. Monsignor Riccardo Alessandrini, giunto al termine del proprio mandato novennale, non è stato ancora riconfermato.
Infine le tre parrocchie la cui guida pastorale è interamente retta da sacerdoti ultraottantenni: San Corrado con don Pietro Petrilli (86 anni), San Giovanni in Canale con don Cesare Ceruti (81 anni), Sant'Eufemia con monsignor Pietro Casella (80 anni). L'intendimento del vescovo Ambrosio, da quanto lasciato vedere in questi primi anni di governo, è quello di mantenere al proprio posto tutti i sacerdoti (salvo casi particolari) fino a quando le condizioni di salute lo consentono.
Ma la voce più clamorosa riguarda il nuovo vescovo di Cesena-Sarsina. Contro ogni previsione e tradizione sembra proprio che vi sia anche un piacentino nella terna dalla quale il Papa (o chi per lui) starebbe per scegliere. Com'è noto, Cesena-Sarsina è senza presule dallo scorso mese di marzo, quando il vecchio vescovo, il piacentino monsignor Antonio Lanfranchi, ha fatto ingresso a Modena, dopo essere stato promosso ad arcivescovo-abate di Modena-Nonantola. Attualmente monsignor Lanfranchi è anche l'amministratore apostolico della diocesi di Cesena-Sarsina, dunque una sorta di vescovo reggente in attesa che il Vaticano nomini il successore. Va detto che è prassi non coinvolgere nelle consultazioni il vescovo uscente, così come che, di solito, si evita di mandare in uno stesso posto due vescovi consecutivi provenienti dalla stessa diocesi. Tuttavia, i tempi lunghi per la nomina a Cesena-Sarsina, i lunghi incontri con alcuni sacerdoti durante la vacanza piacentina dell'arcivescovo Lanfranchi, insistenti voci di corridoio farebbero optare per l'inserimento di un piacentino nella terna romagnola: monsignor Lino Ferrari e monsignor Giuseppe Busani in testa. Se ne saprà di più la prossima settimana.
fed. fri.

Libertà, 20 agosto 2010

sabato 21 agosto 2010

In Duomo tornano i turisti d'agosto

Nel Duomo di Piacenza sono tornati i turisti d'agosto. Singoli, coppie, famigliole con la guida spianata, alla ricerca delle opere d'arte contenute nella bella cattedrale romanica. Un'apparizione miracolosa o un segnale che forse vale la pena di investire nella cultura riprendendo in mano il progetto del museo diocesano aggiornandolo ai tempi odierni? Sicuramente materia per una riflessione pacata e costruttiva. Sotto riportiamo l'articolo scritto su Libertà.


(fri) In Duomo tornano i turisti d'agosto. In particolare per Ferragosto, nella chiesa madre della diocesi, è stato notato un aumento di visite come non si è visto, ad esempio, lo scorso anno nel medesimo periodo. A confermarlo è Tiziano Fermi, presidente di Domus Justinae, l'associazione che raggruppa i volontari della cattedrale. «Gli anni scorsi il Ferragosto era quasi deserto e, nonostante il Duomo fosse aperto, non abbiamo visto praticamente nessuno - spiega Fermi -. Quest'anno il panorama è cambiato. Soprattutto nel pomeriggio di Ferragosto, in Duomo si sono viste diverse persone. Non gruppi organizzati, bensì singoli, coppie, famiglie; molti con le guide verdi del Touring Club Italiano sotto braccio». Si tratta, dunque, di turisti in gran parte italiani, che arrivano a Piacenza per una visita mordi e fuggi e tra le bellezze della città includono, appunto, la cattedrale. «Sono autonomi e non hanno bisogno di assistenza o di guide - continua il presidente di Domus Justinae - utilizzano per lo più il percorso didascalico che c'è all'interno della chiesa». C'è chi rimane soddisfatto tanto da portarsi a casa un ricordo del monumento. «Ci sono state chieste diverse guide della cattedrale, soprattutto quelle grandi, con le foto - rivela Fermi -. E' sempre molto richiesta anche la serie delle otto cartoline in bianco e nero che riproduce le formelle del Duomo. Sono quasi in esaurimento e presto dovremo rifarle. Hanno ormai una decina d'anni. A disposizione dei turisti ci sono anche le riproduzioni in terracotta delle formelle, realizzate dalla cooperativa il Faro». Del tutto inutilizzate le due vecchie postazioni audio che funzionano a monetine: «Sono ormai obsolete e stiamo pensando di sostituirle con strumenti adeguati tipo i monitor presenti nella cattedrale di Firenze. Il problema, come sempre, è il prezzo. Costano intorno ai 7mila euro, una cifra per noi impensabile».

Libertà, 20 agosto 2010

domenica 15 agosto 2010

Tempo di Ramadan, mese sacro per i musulmani

E' iniziato da poco il Ramadan, il mese sacro per i musulmani. A Piacenza e provincia sono circa 10mila i fedeli all'Islam. C'è di tutto: dai musulmani ultra moderati agli ultra conservatori. Il problema più grande è l'assenza dei luoghi di preghiera. Manca una moschea. La comunità locale, per questo motivo, si è divisa in due "parrocchie": chi è stanco di aspettare e si è preso un capannone, chi invece persegue la strada della diplomazia e del dialogo con le istituzioni ed ha affittato una palestra in attesa che i frutti maturino. Sotto, i tre articoli usciti su Libertà in cui abbiamo tentato di fare il punto.


Il Ramadan per un Islam unito


E' iniziato ufficialmente ieri il Ramadan anche per la comunità islamica piacentina. Il mese sacro per i musulmani ha visto ieri sera alle ore 22 l'appuntamento con la prima interruzione del digiuno e la successiva preghiera. I fedeli si sono trovati nelle due pseudo-moschee cittadine: il capannone di via Portapuglia e la palestra della scuola Mazzini, presa in affitto dal gruppo che fa capo a Torrione Fodesta. Le due "parrocchie di Allah" fanno da punto di riferimento per la comunità islamica piacentina che si è divisa dal marzo del 2009 proprio a causa della mancanza di una moschea ufficiale. Una linea attendista e speranzosa, quella dell'imam Mohamed Shemis che guida il gruppo di Torrione Fodesta; l'altra più dura e risoluta, quella del gruppo che, stanco di attendere, ha scelto di aprire un proprio centro di preghiera sulla Caorsana. Ieri l'altro, da queste colonne, l'imam storico di Piacenza, l'egiziano Shemis, ha lanciato un messaggio forte e chiaro. «Faremo di tutto perché questo Ramadan sia l'ultimo che passiamo in una palestra» ha annunciato. E, come diretta conseguenza, ha reso nota la volontà di acquisire una struttura che potrebbe anche essere Torrione Fodesta, oggi gestito dal Comune ma di proprietà del Demanio. Se dovesse rientrare nei beni dismissibili trasmessi dallo Stato alle amministrazioni locali è sicuro che un acquirente ci sarebbe già: gli attuali inquilini.
Ieri l'imam ha lanciato due nuovi messaggi. Il primo ancora sulla moschea: «Cerchiamo una struttura in affitto o da comperare per realizzarci sopra un centro islamico aperto a tutti. Siamo anche disposti a costruirlo, naturalmente se c'è l'area giusta. Avrà un impatto moderato». Nessun'intenzione di fare cupole o minareti, dunque, ma una costruzione normalissima che però deve avere una sala di 300 metri quadrati. «Vogliamo essere tutti uniti - è il secondo appello di Shemis - una sola grande comunità di musulmani che fa riferimento ad un unico luogo di preghiera. Speriamo che questo Ramadan, questo mese di purificazione esteriore e interiore ci aiuti».
ln tutta la provincia di Piacenza la popolazione straniera residente è di poco più di 26mila persone. La comunità più numerosa è quella di religione musulmana. E' formata da 2.500 marocchini, 190 algerini, 550 tunisini, quasi 400 egiziani, 140 eritrei, 40 turchi. A costoro vanno sommati quasi 800 bosniaci, 3.600 albanesi, 350 senegalesi, 260 nigeriani, 200 ivoriani, 300 del Burkina Faso; tutti questi ultimi sono paesi a maggioranza musulmana. In totale (comprese le poche unità provenienti da altri paesi musulmani) in tutta la provincia di Piacenza ci sono circa diecimila fedeli all'Islam.
Federico Frighi


Libertà, 12/08/2010

L'imam: vogliamo comprare Torrione Fodesta


Ha sempre giocato a carte scoperte Mohamed Shemis, l'egiziano che guida la storica comunità musulmana di Piacenza. Lo fa anche questa volta alla vigilia del Ramadan che inizierà questa sera, dopo il tramonto, nella palestra della scuola Mazzini. «Questo deve essere l'ultimo Ramadan che celebriamo in una palestra - si pone come obiettivo l'imam - dal prossimo anno vogliamo fare in modo che la comunità musulmana possa avere un luogo adeguato per pregare».
Dal prossimo anno infatti non esisterà più il centro di accoglienza di Torrione Fodesta (al suo posto gli alloggi di Cantone del Cristo e di Le Mose) ed è dunque presumibile che i locali dell'attuale sala di preghiera (nel medesimo complesso) dovranno abbassare la saracinesca. Chiudere, insomma. La comunità islamica di Torrione Fodesta, tuttavia, non ci sta. «Da qui noi non ce ne andiamo se non abbiamo un'altra sede per pregare, il nostro è un diritto garantito della Costituzione italiana» dicono i più giovani. Shemis, accusato da una parte dell'islam piacentino, di essere stato in questi anni troppo morbido con le istituzioni, non ha mai perduto la speranza e, ancora una volta, è fiducioso in un dialogo con il Comune di Piacenza e in una soluzione condivisa con tutta la comunità. Tanto che lancia una proposta: «Qui a Torrione Fodesta ci stiamo bene, è conosciuto da tutti anche nelle vicinanze di Piacenza, è già un punto di riferimento, è in città e non nascosto in periferia, il Comune non lo tiene più, beh, lo prendiamo noi». Se l'egiziano Shemis lo dice è perchè ci sono già i soldi ed anche un'ipotesi di progetto per la ristrutturazione del Torrione.
Tutti i lavori verrebbero fatti con manodopera del posto e con i fondi della locale comunità musulmana. Nessun aiuto dall'estero. Non si sa mai da dove arrivino i soldi; dunque, finché si può, meglio contare sulle proprie forze.
I piacentini, poi, possono stare tranquilli. Accanto alle torri della centrale di Edipower non si innalzerà alcun minareto. Si parla solo di una tensostruttura per coprire l'attuale cortile di Torrione Fodesta.
Il quartiere, secondo l'imam, ne trarrebbe giovamento. Oggi il Torrione è frequentato solo da uomini. Con la ristrutturazione verrebbero creati spazi anche le donne, una presenza che avrebbe anche la funzione di ingentilire il centro e magari di sfatare per sempre l'equazione Torrione = insicurezza della zona. «Arriverebbero le nostre mogli e i nostri bambini che oggi invece non possono frequentare lo spazio di preghiera del Torrione perché non ci sono spazi separati - è convinto l'imam -. Guardi che se a Piacenza è nata un'altra comunità è anche per questo. Diversi vanno nel capannone sulla Caorsana perché qui non possono portare le mogli e le proprie figlie».
Il sogno dell'imam Shemis è quello - lo dice sempre - di creare un centro culturale islamico aperto alla città, dove possano entrare tutti i piacentini che sono interessati a confrontarsi con l'Islam, per comprenderne la cultura e i costumi. Recentemente è stata offerto alla comunità un capannone alla Farnesiana, in zona tangenziale. Fino ad oggi non se ne è fatto nulla. «Non vogliamo andare lontano dalle zone abitate, magari in quartieri industriali, dove si finisce per venire ghettizzati - dicono i musulmani di Torrione Fodesta. Vogliamo professare la nostra fede religiosa alla luce del sole».
Federico Frighi


Libertà, 11/08/2010

Il Ramadan, in palestra o nel capannone


Inizierà questa sera o più probabilmente domani, a seconda della visibilità della luna, il Ramadan, il mese sacro dei musulmani. Trenta giorni di digiuno che, per la prima volta in questi ultimi anni, cadono proprio all'inizio di agosto: il mese più caldo e quindi, in teoria, con maggiori rischi per i lavoratori stagionali, soprattutto nell'agricoltura. A Piacenza i musulmani si ritroveranno, ad ogni tramonto, per rompere il digiuno e per le preghiere della sera, in due luoghi diversi. Una parte (circa centocinquanta persone) nella palestra della Mazzini che anche quest'anno è stata presa in affitto al Comune di Piacenza, tramite l'assessorato allo sport. Gli altri (circa duecento) frequentano invece il capannone di via Portapuglia. Due "parrocchie" diverse sotto il grande ombrello di Allah e il suo profeta.
Chi utilizza la struttura pubblica ci tiene a dire che nel contratto con il Comune per la scuola Mazzini è prevista l'assicurazione ed anche la pulizia quotidiana della palestra che verrà eseguita da una cooperativa specializzata. «L'orario delle preghiere va dal tramonto alle 23». spiega Matar Diagne, senegalese, da 12 anni a Piacenza, uno degli organizzatori. Si prega per circa due ore e mezza. Poi, dall'alba, ricominciano le pratiche del digiuno che quest'anno durano 17 ore.
Nel mese di settembre (verso il giorno 8) si terrà invece la festa di fine Ramadan per la quale è stato prenotato il palazzetto dello sport di Largo Anguissola. Anche qui la data esatta dipende dalla luna. E' il mese sacro del calendario lunare musulmano, dunque, il mese destinato al digiuno da cibo, bevande, rapporti sessuali, fumo ma anche alla penitenza e alla rinuncia. In molti commentari coranici si dice anche che è proibito «abbandonarsi all'ira». Dopo il tramonto ci si nutre, ma con moderazione, senza abbandonarsi a banchetti luculliani. La tradizione vorrebbe che il digiuno fosse rotto con un dattero e un bicchiere d'acqua perchè si presume che Maometto facesse così.
«E' il mese in cui ogni musulmano si purifica e fa un'esame di coscienza - evidenza l'imam di Torrione Fodesta, l'egiziano Mohamed Shemis -; anche nei rapporti con le persone devono essere abbandonati i conflitti e le cattive parole». In arabo antico Ramadan vuol dire torrido, mese caldo, quindi si pensa che cadesse nel periodo estivo col calendario solare. Da quando è stato introdotto quello lunare è invece diverso e, almeno, negli ultimi dieci anni, è la prima volta che cade all'inizio di agosto.
Se qualcuno può essere preoccupato per la resistenza fisica dei lavoratori musulmani soprattutto in agricoltura, non la pensa così l'imam Shemis. «L'uomo può tranquillamente resistere anche senza bere o mangiare durante le 17 ore di digiuno - sostiene -, non è un problema. I lavoratori musulmani resisteranno anche se sono impegnati nei campi». E' invece d'accordo con chi (si veda l'articolo a fianco) vede nel Ramadan un'importante occasione di integrazione sociale. «E' vero, e noi puntiamo molto su questo - confessa -. Il nostro desiderio ultimo è sempre stato quello di creare a Piacenza un centro culturale islamico in cui si potesse dialogare con la comunità locale, un cui si potessero invitare gruppi di altri religioni per parlare insieme». E' per questo che la porta della palestra della scuola Mazzini, durante queste sere del Ramadan, rimarrà aperta. «I piacentini che lo vorranno potranno venire a trovarci non solo all'inizio ma anche durante la preghiera - annuncia l'imam -. Potranno venire non solo a vedere ma anche a pregare. Nei passati Ramadan è già successo che venisse gente anche non musulmana». L'appuntamento, dunque, è per stasera o - più probabilmente - domani sera. La preghiera inizierà dopo il tramonto, verso le 22-22 e 30.
Federico Frighi


Libertà, 10/08/2010

martedì 10 agosto 2010

Santa la madre, santo il padre, santa la figlia...

Alla fine di luglio, a Piacenza, nel monastero delle Carmelitane, hanno fatto tappa le reliquie dei genitori di Santa Teresa di Lisieaux. Un avvenimento passato sotto l'uscio, probabilmente perchè caduto in piene ferie estive. Che però fa riflettere: santa la madre, santo il padre, santa la figlia ... Riporto l'articolo che ho scritto su Libertà sull'argomento.

«Sono una presenza importante e chiediamo loro una benedizione per le famiglie - dice suor Maria Paola di Cristo Re - che oggi ne hanno tanto bisogno. Loro sono stati un grande esempio». Loro sono Louis Martin e Marie-Azélie Guérin (morti negli ultimi anni dell’Ottocento), i genitori di Santa Teresa di Lisieux, beatificati nel 2008 dal Cardinale José Saraiva Martins, legato di Papa Benedetto XVI. Ebbero nove figli, ma solo cinque femmine giunsero all’adolescenza. Tutte e cinque si fecero suore. Per la prima volta un cofanetto con le reliquie della coppia è giunto, mercoledì scorso, in via Spinazzi, nel monastero di clausura delle Carmelitane di Santa Teresa.
Direttamente da Lisieux grazie ad un sacerdote che successivamente le porterà in pellegrinaggio prima a Verona, poi a Sassuolo, poi ancora in Trentino.
Le reliquie sono contenute all’interno di un cofanetto posizionato davanti all’altare della chiesa di via Spinazzi, con alle spalle le foto d’epoca dei due coniugi beati. In questi giorni diversi piacentini si sono fermati in preghiera nella chiesa del monastero. Questo pomeriggio le reliquie si congederanno da Piacenza. Per chi volesse pregare davanti ai genitori di Santa Teresa di Lisieux, oltre alla messa delle 7 e 30 di questa mattina, alle ore 12 e 15 la chiesa del monastero sarà aperta per la celebrazione dell’ora Media Sesta. Al termine avverrà il congedo ufficiale dell’urna con i sacri resti.

da Libertà, 1 agosto 2010

sabato 7 agosto 2010

Convegno pastorale 2010, il programma

VENERDÌ 10 SETTEMBRE
Centro Pastorale Bellotta

Ore 17.30
PREGHIERA DI APERTURA

Ore 18.00
Verifica del primo anno di Missione
e prospettiva generale sul secondo anno
MASSIMO MAGNASCHI – GIUSEPPE BUSANI

Ore 19.30
Cena (è necessaria la prenotazione)

Ore 21.00
Coraggio, sono io, non abbiate paura!
CELEBRAZIONE DELLA PAROLA E LECTIO DIVINA sull’icona evangelica del secondo anno della Missione (Mt 14, 22-33)

SABATO 11 SETTEMBRE
Salone degli Arazzi - Collegio Alberoni


Ore 9.00
PREGHIERA DI APERTURA

Ore 9.30
Le esperienze umane fondamentali tra paura
e fiducia: lettura antropologico-culturale
MAURO MAGATTI, sociologo
Affettività, fragilità e cittadinanza:
percorsi per il secondo anno di Missione
PIERPAOLO TRIANI, pedagogista
Spazio per il confronto
Pausa

Ore 11.45
Orientamenti pastorali per il secondo anno della Missione
S. E. MONS. GIANNI AMBROSIO, vescovo

Ore 13.00
Pranzo – Collegio Universitario S. Isidoro
(è necessaria la prenotazione)

Ore 14.30
Le esperienze umane fondamentali
tra paura e fiducia: lettura biblico-teologica
ANTONIO TORRESIN, teologo
Affettività, fragilità e cittadinanza:
itinerari sul vangelo di Matteo per il secondo anno della Missione
PAOLO MASCILONGO, biblista
Spazio per il confronto

Ore 16.30
PREGHIERA CONCLUSIVA

venerdì 6 agosto 2010

Il convegno pastorale 2010 alla Bellotta e al Collegio Alberoni

Dal 10 all'11 settembre prossimi si terrà l'abituale convegno con il quale inizia il nuovo anno pastorale. I lavori si svolgeranno venerdì 10 settembre al Centro Pastorale della Bellotta di Pontenure dalle ore 17,30 e sabato 11 settembre, nella Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni, Piacenza, dalle 9,30 alle 16,30. Il convegno avrebbe dovuto tenersi alle Pianazze ma la concomitanza con un ritiro di Comunione e Liberazione ha indotto la diocesi a spostare l'evento. Riportiamo l'articolo uscito su Libertà il primo agosto 2010 dove si parlava del trasloco senza tuttavia parlare della seconda giornata del convegno che è stata spostata al Collegio Alberoni.

A meno di clamorosi sviluppi il prossimo convegno pastorale della diocesi di Piacenza-Bobbio non si terrà nella cornice montana di Villa Regina Mundi, al passo delle Pianazze, ma scenderà verso la pianura più piatta trasferendosi alla Bellotta di Pontenure. Una sistemazione forse meno suggestiva anche se di certo più funzionale visto la facilità di raggiungere la casa. Il dietrofront si è reso necessario per la presenza concomitante di un gruppo di Comunione e Liberazione che aveva prenotato precedentemente la struttura montana della diocesi. Un fatto, quest’ultimo, che era sfuggito a qualcuno tanto che, non solo il convegno è già stato annunciato in Alta Val Nure dal settimanale diocesano Il Nuovo Giornale, ma, a quanto si è appreso, c’è chi avrebbe già ricevuto la lettera d’invito con indicata la località delle Pianazza. Poco male. Con un beau geste la diocesi avrebbe evitato un piccolo incidente diplomatico virando verso il Centro pastorale "Bellotta", sulla strada per Valconasso, diretto da padre Luigi Hermans, che già ospitò il convegno nel 2007 per la momentanea chiusura di Villa Regina Mundi.
Il convegno pastorale 2010 si terrà venerdì 10 e sabato 11 settembre sul tema tratto dal Vangelo di Matteo "Coraggio sono io, non abbiate paura".
Il vescovo Gianni Ambrosio presenterà una relazione conclusiva sugli orientamenti pastorali per proseguire il percorso della Missione popolare. Quattro le parole-chiave, corrispondenti ad altrettante dimensioni esistenziali che verranno focalizzate durante l’anno pastorale 2010-2011: nascere, vivere insieme, soffrire, edificare. Il riferimento è a tre dei cinque ambiti del Convegno di Verona del 2006: fragilità, vita affettiva e cittadinanza.
Il filo conduttore sarà sempre l’ascolto della Parola di Dio, per continuare quel rapporto di "familiarità orante" che è stato una delle proposte più apprezzate nell’esperienza degli esercizi spirituali del primo anno di Missione. Il convegno è rivolto a sacerdoti, religiosi e religiose, ai membri del Consiglio pastorale diocesano e dei consigli pastorali delle parrocchie e delle unità pastorali, ai direttori e ai collaboratori degli Uffici e dei Servizi pastorali diocesani, ai catechisti e ai responsabili di associazioni e movimenti.
Federico Frighi

da Libertà, primo agosto 2010

mercoledì 4 agosto 2010

Padre Piccoli, una vita per la missione

Ci sono cose che non si fanno in tempo a fare e che si rimandano per farle dopo. Ma non sempre è possibile. Con padre Franco Piccoli, missionario piacentino in Brasile, avevamo un mezzo appuntamento per un'intervista sulla sua vita. Non abbiamo fatto in tempo. Stavolta il solito crudele male incurabile di questo millennio è arrivato prima. Per questo pubblichiamo gli articoli scritti dopo il funerale.

«Trovate un giovane che parta per il Brasile e mi sostituisca come missionario della Consolata. E se c’è una ragazza, pregate che si consacri e che prenda il posto di suor Leonella». L’ultimo desiderio ha voluto che venisse espresso anche il giorno del suo funerale. Padre Franco Piccoli, 75 anni, ha salutato così i piacentini nel giorno delle esequie con quelle parole affidate per lettera al parroco della Santissima Trinità, monsignor Riccardo Alessandrini, amico e celebrante, ieri, nella cripta della chiesa di viale Dante. Nonostante l’estate avanzata sono stati in tanti (un centinaio di persone) che hanno voluto salutare per l’ultima volta il missionario originario di Bettola con Piacenza e il Brasile nel cuore. In primis la sorella Anna, i nipoti e i pronipoti. A rappresentare il forte legame con la diocesi, il vicario generale monsignor Lino Ferrari, e una decina di sacerdoti che nella vita hanno conosciuto padre Piccoli. Da Torino ha accompagnato le spoglie mortali il provinciale dei Missionari della Consolata dopo che nel capoluogo piemontese, nella mattinata di ieri, si erano svolte le esequie ufficiali del missionario.
In bianco i paramenti dei sacerdoti, invece di quelli viola, come ha voluto lo stesso padre Piccoli. «Il suo funerale deve essere una Pasqua» dice monsignor Alessandrini che rivela come nelle ultime lettere il missionario chiedesse spesso di pregare per lui. «Il Signore - scriveva - mi ha chiamato per la gente e per i poveri, ad gentes e ad pauperes». Ancora, negli ultimi tempi, quando era in cura a Torino: «Spero, terminato il gran caldo, di venire a trovarvi, ma tu fai pregare e prega perché il Signore faccia arrivare nuove vocazioni missionarie alla Consolata... Trova un giovane che mi sostituisca e, se trovi una ragazza interessata, prega perchè si consacri e sostituisca suor Leonella (la piacentina suor Leonella Sgorbati, uccisa nel 2006 a Mogadiscio, ndr.). Piacenza deve continuare ad essere terra di missionari.
Dillo anche al mio funerale».
Federico Frighi

Da Libertà, 29 luglio 2010



L’ultima intervista padre Franco Piccoli l’aveva rilasciata al Cineclub Piacenza, nell’ambito di quell’opera magistrale che sta portando avanti Giuseppe Curallo: ovvero lasciare ai piacentini che verranno grandi e piccole testimonianze dei piacentini di oggi. Il colloquio con padre Franco è avvenuto la scorsa primavera, a Piacenza, in occasione di un intervallo di 15 giorni della terapia medica che il missionario stava seguendo all’ospedale di Torino. Di quel colloquio abbiamo scelto alcuni passaggi.

«Avevo iniziato il mio ministero nella formazione e nell’animazione, in Trentino, poi a Varallo Sesia e a Boario. Ma ero stanco di rimanere sempre qui in Italia e volevo dedicarmi completamente ai poveri del mondo. Fare come le campane che stanno ferme e dicono agli altri di andare in chiesa ma loro non si muovono mai, non era per me. Allora ho chiesto ai miei superiori di partire, di andare a fare un’esperienza più direttamente missionaria. In particolare avevo chiesto la possibilità di andare o in mezzo ai lebbrosi in Africa, o tra gli Indios in Amazzonia. Sono quindi stato inviato in Brasile nel territorio di Roraima, a Manaus.
Era il 1975. Ci sono rimasto cinque anni.
Poi avevano ancora bisogno di me in Italia così sono ritornato per otto anni. Ma sono riuscito a ritornare in missione al servizio direttamente dei poveri. Dodici anni con i baraccati di Manaus, in mezzo agli indios dell’Amazzonia, poi un salto di 5.100 chilometri a Rio de Janeiro, dove ho lavorato in mezzo ai favelados. Infine gli ultimi due anni a Salvador de Bahia con gli allagados, coloro che erano usciti dalle palafitte e che ora si trovavano a reintegrarsi nella società civile. I padri prima di me avevano fatto un ottimo lavoro ed erano riusciti a togliere da una situazione di vita orribile 13mila persone. Allora c’era il problema dell’integrazione nella società e nella Chiesa. Avevo cominciato questo nuovo lavoro quando, venendo in Italia, nel 2009 ho cominciato ad avere problemi di salute.
Speravo che le cose andassero a posto invece non è andata così. E’ cominciato un nuovo calvario e mi hanno detto che in Brasile non ci andrò più. A meno di un miracolo, naturalmente.
Gli aspetti della povertà sono molto diversi a seconda delle varie comunità in cui ho vissuto. A Manaus c’era un problema molto grave nelle baracche di legno, ma la povertà ricca di tanti valori. Ricordo quando queste donne presentavano i loro figli e dicevano di averne altri, bambini abbandonati da mamme che magari erano morte. Li avevano messi tutti insieme nella loro famiglia.
A Boavista invece era diverso.
La Chiesa aveva fatto la scelta preferenziale dei poveri e per noi i poveri erano gli Indios che, da padroni delle terre, erano diventati schiavi, completamente privati di ciò che era essenziale per la propria vita. Bisognava aiutare a trovare la loro identità di popolo. Dovevamo fare in modo che loro diventassero artefici del proprio destino.
A Rio de Janeiro, infine, avevo sette su settecento favelas. C’era tutto il problema del narcotraffico, della gioventù che si buttava nella droga e nella prostituzione. Ricordo che nel carcere sotto la mia parrocchia due fazioni si erano scontrate ed una aveva ucciso 68 persone dell’altra con una ferocia indicibile. La Chiesa qui deve condividere la sorte di questa gente e nello stesso tempo aiutare alla comprensione dei veri valori della vita, perchè non si cada nel gioco delle sette. Movimenti religiosi che dietro alla parola Gesù nascondo denaro e denaro. Diventano quasi multinazionali alterando la testa della gente, sulla teologia della prosperità: più dai più Dio ti darà.
A Salvator de Bahia i nuovi alagados. Qui hanno aiutato molto le adozioni a distanza. Sostegno economico che arriva a queste famiglie tramite i bambini che vengono adottati a distanza dall’Italia. Importante è anche l’opera del presidente Lula che ha stabilito un assegno mensile di 120 real alle famiglie povere a patto che mandassero i figli a scuola.
La cosa più bella della mia vita? Tutta la vita mia vita missionaria. Ne ho molta nostalgia. Non so come andrà a finire ma non mi faccio molte illusioni perché i medici non me ne danno. Cercherò comunque di aiutare i poveri anche da qui».

Da Libertà, 29 luglio 2010