«In tempi di crisi di valori, in tempi di una visione edonistica e consumistica della vita, in tempi di comportamenti disonesti che rovinano la società, di fronte alla figura di San Francesco, dobbiamo farci suoi seguaci e suoi imitatori. San Francesco ci indica il cammino verso i valori autentici». Lo ha detto il vescovo Gianni Ambrosio ieri pomeriggio nella celebrazione in onore di San Francesco, patrono d'Italia. La basilica ha ospitato la messa per la festività liturgica del Poverello di Assisi. Presenti le più alte autorità civili e militari di città e provincia, dal prefetto Antonino Puglisi al sindaco Paolo Dosi, al presidente dell'amministrazione provinciale Massimo Trespidi.
«Il Signore vi dia pace; è il saluto di San Francesco d'Assisi, protettore della nostra Italia» ha esordito il vescovo Ambrosio. Al suo fianco il parroco di San Francesco, don Giuseppe Frazzani, e il vicario episcopale per la città (neo parroco della Santissima Trinità) monsignor Luigi Chiesa. «Attorno a San Francesco si ritrovarono molti giovani - ha proseguito il presule -, come santa Chiara, oggi 800 anni dalla sua consacrazione a Dio. San Francesco non si è limitato solo ad invocare la pace ma è stato egli stesso portatore di pace, quella pace vera che viene da Dio ma che passa anche attraverso il nostro impegno». Ancora: «Ha scritto a tutti gli abitanti dell'umanità per invitarli alla pace. Ma soprattutto ha diffuso la pace vivendo il Vangelo. La fraternità francescana è stata e continua ad essere l'immagine bella, luminosa e splendente di una umanità rinnovata, riconciliata con se stessi, con gli altri, con il creato, con Dio». «Noi, celebrando San Francesco - ha evidenziato - vogliamo davvero invocare questa pace nella sua pienezza di significato, per noi, per il nostro Paese, per la nostra Italia. Il suo messaggio è sempre attuale, nuovo di quella novità insita nel Vangelo».
Ha citato il Papa sull'Anno della Fede. «Benedetto XVI ci dice di tenere lo sguardo fisso su Gesù Cristo... lo sguardo di San Francesco è proiettato al crocifisso di San Damiano. Con questa preghiera: "Altissimo glorioso Dio illumina le tenebre de lo core mio e damme fede retta, speranza certa e caritate perfetta"». «San Francesco - ha osservato il vescovo - è davvero il riformatore e il restauratore della Chiesa e della società alla luce della sapienza del Vangelo». Durante la celebrazione, come tradizione, il sindaco Dosi ha donato l'olio per la lampada votiva.
Federico Frighi
05/10/2012 Libertà
lunedì 8 ottobre 2012
Visita pastorale, meno cerimonie più relazioni
Meno cerimonie, più dialogo con la gente. E' quanto chiede la base del clero di Piacenza-Bobbio al vescovo Gianni Ambrosio per la prossima visita pastorale, prevista nel 2013.
Si è riunito ieri nella Sala degli Affreschi di palazzo vescovile il Consiglio presbiterale diocesano che ha avuto, all'ordine del giorno, come argomento principale, la visita pastorale del vescovo alla diocesi (proposte e suggerimenti), evento ecclesiale attualmente nella fase di preparazione. In tempi recenti ha tenuto una visita pastorale il vescovo Antonio Mazza e due il vescovo Luciano Monari. E' stato anche sottolineato che la visita pastorale del vescovo alla propria diocesi nel passato aveva un aspetto soprattutto di controllo, mentre nei nostri tempi questo momento di vita diocesana ha assunto sempre più un ruolo pastorale. Da parte sua il cancelliere vescovile don Mario Poggi ha ricordato che la visita pastorale è l'anima di tutto il governo episcopale e in questo atto l'aspetto del controllo non deve essere sottovalutato. I presbiteri delle singole zone hanno riportato i consigli espressi dalla base del presbiterio diocesano. In estrema sintesi: la visita dovrà avere uno sguardo particolare all'incontro del vescovo con i sacerdoti, dovrà essere un momento di speranza e di incoraggiamento, il vescovo dovrà ascoltare e incontrare la gente, auspicabile sarebbe che il capo della diocesi si fermasse nelle singole parrocchie. Il vescovo dovrebbe privilegiare le Unità pastorali, valorizzare i laici e stimolarli ad assumere specifiche responsabilità, incontrare anche gli amministratori civici, far precedere il tutto da momenti formativi, invitare le singole comunità ad avere una particolare cura del proprio sacerdote interessandosi anche del suo stato di salute e tenendo conto che è persona che vive sola. E' stata raccomandata la visita agli ammalati, è stato consigliato di incontrare le realtà del lavoro e sociali in genere. Non esaurire la visita in cerimonie; coinvolgere la società su temi concreti. Le indicazioni al vescovo sono state tante, precise e circostanziate, vicariato per vicariato.
Il presule, nelle comunicazioni iniziali, ha sottolineato come i tempi attuali chiedano sempre di più momenti di vita spirituale. A questo proposito il capo della diocesi ha richiamato, per la città, il ruolo di centri di spiritualità come quello di San Raimondo. Il vescovo ha poi toccato la questione della fraternità sacerdotale di don Pietro Cantoni. «Quando si sono proposti alla nostra diocesi - ha detto in estrema sintesi - abbiamo intrapreso con loro un dialogo. Una volta sentito il parere del consiglio episcopale abbiamo ritenuto di interromperlo».
Un lungo e affettuoso applauso quando il vescovo ha infine annunciato la nomina di monsignor Luigi Chiesa a parroco della Santissima Trinità.
fed. fri.
05/10/2012 Libertà
Si è riunito ieri nella Sala degli Affreschi di palazzo vescovile il Consiglio presbiterale diocesano che ha avuto, all'ordine del giorno, come argomento principale, la visita pastorale del vescovo alla diocesi (proposte e suggerimenti), evento ecclesiale attualmente nella fase di preparazione. In tempi recenti ha tenuto una visita pastorale il vescovo Antonio Mazza e due il vescovo Luciano Monari. E' stato anche sottolineato che la visita pastorale del vescovo alla propria diocesi nel passato aveva un aspetto soprattutto di controllo, mentre nei nostri tempi questo momento di vita diocesana ha assunto sempre più un ruolo pastorale. Da parte sua il cancelliere vescovile don Mario Poggi ha ricordato che la visita pastorale è l'anima di tutto il governo episcopale e in questo atto l'aspetto del controllo non deve essere sottovalutato. I presbiteri delle singole zone hanno riportato i consigli espressi dalla base del presbiterio diocesano. In estrema sintesi: la visita dovrà avere uno sguardo particolare all'incontro del vescovo con i sacerdoti, dovrà essere un momento di speranza e di incoraggiamento, il vescovo dovrà ascoltare e incontrare la gente, auspicabile sarebbe che il capo della diocesi si fermasse nelle singole parrocchie. Il vescovo dovrebbe privilegiare le Unità pastorali, valorizzare i laici e stimolarli ad assumere specifiche responsabilità, incontrare anche gli amministratori civici, far precedere il tutto da momenti formativi, invitare le singole comunità ad avere una particolare cura del proprio sacerdote interessandosi anche del suo stato di salute e tenendo conto che è persona che vive sola. E' stata raccomandata la visita agli ammalati, è stato consigliato di incontrare le realtà del lavoro e sociali in genere. Non esaurire la visita in cerimonie; coinvolgere la società su temi concreti. Le indicazioni al vescovo sono state tante, precise e circostanziate, vicariato per vicariato.
Il presule, nelle comunicazioni iniziali, ha sottolineato come i tempi attuali chiedano sempre di più momenti di vita spirituale. A questo proposito il capo della diocesi ha richiamato, per la città, il ruolo di centri di spiritualità come quello di San Raimondo. Il vescovo ha poi toccato la questione della fraternità sacerdotale di don Pietro Cantoni. «Quando si sono proposti alla nostra diocesi - ha detto in estrema sintesi - abbiamo intrapreso con loro un dialogo. Una volta sentito il parere del consiglio episcopale abbiamo ritenuto di interromperlo».
Un lungo e affettuoso applauso quando il vescovo ha infine annunciato la nomina di monsignor Luigi Chiesa a parroco della Santissima Trinità.
fed. fri.
05/10/2012 Libertà
Argomenti
Ambrosio,
consiglio presbiterale
Ambrosio vice presidente per Firenze 2015
Il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio è stato nominato vice presidente del Comitato preparatorio del quinto Convegno Ecclesiale Nazionale si terrà a Firenze nel 2015 sul tema della fede. In vista di tale appuntamento il Consiglio Permanente ha costituito un Comitato preparatorio, del quale ha eletto la presidenza: un presidente e tre vice presidenti (espressioni rispettivamente del Nord, del Centro e del Sud dell'Italia), oltre al segretario generale della Conferenza episcopale italiana. Presidente del Comitato Preparatorio del V° Convegno ecclesiale nazionale (a Firenze nel 2015) è stato nominato Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino. Vice presidenti del Comitato Preparatorio sono Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza - Bobbio, per il Nord Italia; Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia, per il Centro Italia; Antonino Raspanti, vescovo di Acireale, per il Sud Italia. Il compito affidato al Comitato concerne la presentazione alla prossima Assemblea Generale non solo della proposta del titolo del Convegno, ma del programma del percorso preparatorio e delle modalità più idonee a favorire il coinvolgimento e la partecipazione del popolo cristiano nelle sue varie articolazioni.
04/10/2012 Libertà
04/10/2012 Libertà
Don Cantoni, dietrofront
(fri) Dietrofront. La fraternità di sacerdoti fondata dal piacentino don Pietro Cantoni, almeno per il momento, non verrà a Piacenza. A rendere nota ufficialmente una notizia nell'aria da settimane è stato il vescovo Gianni Ambrosio rispondendo ad una domanda di un sacerdote durante la "Due giorni di formazione del clero" tenutasi la scorsa settimana. Questa mattina il vescovo renderà ufficiali le motivazioni del mancato arrivo di don Cantoni e i suoi all'interno del consiglio presbiterale diocesano. La venuta nella diocesi di Piacenza-Bobbio non è negata ma solo sospesa.
Si dovrà attendere che la fraternità sacerdotale Opus Mariae Matris Ecclesiae compia il suo cammino diventando una comunità di vita apostolica. Solo in quel momento potrà essere considerata alla stregua di una congregazione religiosa con legami più stretti fra i membri della stessa comunità. E' stato poi anche accennato ad una serie di perplessità da parte di alcuni rappresentanti del clero diocesano sull'arrivo della fraternità di don Cantoni, nonostante le rassicurazioni del sacerdote piacentino circa l'abbandono delle posizioni lefebvriane. Per il momento dunque la fraternità Opus Mariae Matris Ecclesiae, con i suoi nove preti più i seminaristi, continuerà a vivere in un centro di spiritualità a Selva di Filetto, in diocesi di Massa Carrara- Pontremoli.
04/10/2012 Libertà
Si dovrà attendere che la fraternità sacerdotale Opus Mariae Matris Ecclesiae compia il suo cammino diventando una comunità di vita apostolica. Solo in quel momento potrà essere considerata alla stregua di una congregazione religiosa con legami più stretti fra i membri della stessa comunità. E' stato poi anche accennato ad una serie di perplessità da parte di alcuni rappresentanti del clero diocesano sull'arrivo della fraternità di don Cantoni, nonostante le rassicurazioni del sacerdote piacentino circa l'abbandono delle posizioni lefebvriane. Per il momento dunque la fraternità Opus Mariae Matris Ecclesiae, con i suoi nove preti più i seminaristi, continuerà a vivere in un centro di spiritualità a Selva di Filetto, in diocesi di Massa Carrara- Pontremoli.
04/10/2012 Libertà
Argomenti
don Piero Cantoni,
don Pietro Cantoni
Monsignor Chiesa alla Trinità/2
Salvo imprevisti dell'ultima ora sarà comunicata questa mattina nel corso del consiglio presbiterale diocesano la nomina di monsignor Luigi Chiesa (65 anni) a parroco della Santissima Trinità. Sostituirà monsignor Riccardo Alessandrini (71 anni), dimissionario per ragioni di salute. La necessità di nominare un nuovo parroco per la comunità cattolica più popolosa della città si era manifestata già lo scorso giugno quando monsignor Alessandrini era rimasto colpito da un aneurisma cerebrale durante un pellegrinaggio in Armenia.
Si era aspettata l'estate per verificare le condizioni di salute del sacerdote, poi, a fine Agosto, la decisione di individuare un sostituto. Al più presto, prima che iniziassero le attività pastorali. Il nome di monsignor Luigi Chiesa, parroco di Santa Teresa, aveva avuto conferme già due settimane fa anche se, per ragioni anche organizzative, si era preferito aspettare la comunicazione della nomina. L'intendimento del vescovo è stato quello di dare alla Santissima Trinità un sacerdote che fosse il parroco di tutti, delle comunità neocatecumenali ma anche delle tante realtà (dall'Agesci all'Azione Cattolica) che formano quella che può essere considerata a ragione la parrocchia più importante della diocesi. Monsignor Chiesa, nato a Valmozzola (in provincia di Parma ma in diocesi di Piacenza-Bobbio), già collaboratore a Castelsangiovanni, dal 1998 regge la chiesa cittadina di Santa Teresa. Conosciuto e stimato per la pacatezza, l'autorevolezza e le note capacità di mediazione, vicario episcopale responsabile della zona cittadina, è una delle figure più vicine al vescovo Ambrosio che, a quanto si è appreso, avrebbe voluto personalmente la sua nomina. Inizialmente previsto per domenica 21 ottobre, quando il vescovo sarà alla Santissima Trinità per le cresime, l'annuncio dovrebbe invece essere dato già questa mattina.
Si dovrà attendere qualche settimana in più per capire chi sarà ufficialmente il nuovo parroco di Santa Teresa. Per la chiesa del Corso il sostituto sarebbe già stato individuato. Si tratterebbe di don Guerrino Barbattini, 63 anni, dal 1989 parroco di Sarmato. Ogni nomina origina inevitabilmente un effetto domino e va in porto solo se tutte le caselle alla fine risultano coperte. E' quello che sta tentando di ottenere anche in questa circostanza il prezioso lavoro dietro le quinte del vicario generale monsignor Giuseppe Illica.
Federico Frighi
04/10/2012 Libertà
Si era aspettata l'estate per verificare le condizioni di salute del sacerdote, poi, a fine Agosto, la decisione di individuare un sostituto. Al più presto, prima che iniziassero le attività pastorali. Il nome di monsignor Luigi Chiesa, parroco di Santa Teresa, aveva avuto conferme già due settimane fa anche se, per ragioni anche organizzative, si era preferito aspettare la comunicazione della nomina. L'intendimento del vescovo è stato quello di dare alla Santissima Trinità un sacerdote che fosse il parroco di tutti, delle comunità neocatecumenali ma anche delle tante realtà (dall'Agesci all'Azione Cattolica) che formano quella che può essere considerata a ragione la parrocchia più importante della diocesi. Monsignor Chiesa, nato a Valmozzola (in provincia di Parma ma in diocesi di Piacenza-Bobbio), già collaboratore a Castelsangiovanni, dal 1998 regge la chiesa cittadina di Santa Teresa. Conosciuto e stimato per la pacatezza, l'autorevolezza e le note capacità di mediazione, vicario episcopale responsabile della zona cittadina, è una delle figure più vicine al vescovo Ambrosio che, a quanto si è appreso, avrebbe voluto personalmente la sua nomina. Inizialmente previsto per domenica 21 ottobre, quando il vescovo sarà alla Santissima Trinità per le cresime, l'annuncio dovrebbe invece essere dato già questa mattina.
Si dovrà attendere qualche settimana in più per capire chi sarà ufficialmente il nuovo parroco di Santa Teresa. Per la chiesa del Corso il sostituto sarebbe già stato individuato. Si tratterebbe di don Guerrino Barbattini, 63 anni, dal 1989 parroco di Sarmato. Ogni nomina origina inevitabilmente un effetto domino e va in porto solo se tutte le caselle alla fine risultano coperte. E' quello che sta tentando di ottenere anche in questa circostanza il prezioso lavoro dietro le quinte del vicario generale monsignor Giuseppe Illica.
Federico Frighi
04/10/2012 Libertà
Monsignor Chiesa alla Trinità/1
Comunicato della Cancelleria vescovile:
“Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 3 ottobre 2012 il M. R. Chiesa mons. Luigi, finora prevosto di Santa Teresa in Piacenza, mantenendo l’incarico di Vicario Episcopale Territoriale del Vicariato di Piacenza-Gossolengo, è stato nominato parroco della parrocchia della SS.ma Trinità in Piacenza, resasi vacante in seguito a decreto di inabilità nei confronti dell’ultimo titolare il M.R. Alessandrini mons. Riccardo.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 2 ottobre 2012 il M. R. Lusignani don Giuseppe, attuale parroco della parrocchia di Pieve Dugliara PC, è stato nominato cappellano della Casa di Riposo “Giuseppe Gasparini” in Pieve Dugliara, Comune di Rivergaro, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 2 ottobre 2012 al M. R. Nsiamina Masengi don Athanase CSsR (Congregazione dei Redentoristi), è stato conferito l’incarico di collaboratore nel servizio pastorale a Bobbio e in alcune parrocchie dell’Unità pastorale”.
Dalla Curia vescovile
Piacenza 5 ottobre 2012
il Cancelliere vescovile
“Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 3 ottobre 2012 il M. R. Chiesa mons. Luigi, finora prevosto di Santa Teresa in Piacenza, mantenendo l’incarico di Vicario Episcopale Territoriale del Vicariato di Piacenza-Gossolengo, è stato nominato parroco della parrocchia della SS.ma Trinità in Piacenza, resasi vacante in seguito a decreto di inabilità nei confronti dell’ultimo titolare il M.R. Alessandrini mons. Riccardo.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 2 ottobre 2012 il M. R. Lusignani don Giuseppe, attuale parroco della parrocchia di Pieve Dugliara PC, è stato nominato cappellano della Casa di Riposo “Giuseppe Gasparini” in Pieve Dugliara, Comune di Rivergaro, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 2 ottobre 2012 al M. R. Nsiamina Masengi don Athanase CSsR (Congregazione dei Redentoristi), è stato conferito l’incarico di collaboratore nel servizio pastorale a Bobbio e in alcune parrocchie dell’Unità pastorale”.
Dalla Curia vescovile
Piacenza 5 ottobre 2012
il Cancelliere vescovile
Argomenti
monsignor Luigi Chiesa,
Nomine
giovedì 27 settembre 2012
Dallo Zaire a Vernasca
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. Lukoki Fulumpinga don Alphonse, lasciando i precedenti incarichi, è stato nominato parroco della parrocchia di San Colombano abate in Vernasca, Provincia di Piacenza, nell’Unità pastorale 6 del Vicariato 2, resasi vacante in seguito a trasferimento ad altro ufficio da parte dell’ultimo titolare il M. R. Plessi don Giancarlo.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. Brito Da Silva don Josuè, lasciando il precedente incarico, è stato nominato amministratore parrocchiale delle parrocchie di:
*Cattedra di San Pietro in Paderna, Comune di Pontenure, Provincia di Piacenza, nell’Unità pastorale 5 del Vicariato 3;
*Santa Maria Assunta in Valconasso, Comune di Pontenure, Provincia di Piacenza, nell’Unità pastorale 5 del Vicariato 3. Al medesimo sacerdote è stato affidato l’incarico di collaboratore nel servizio pastorale presso la parrocchia di San Pietro Apostolo in Pontenure PC.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. Bergomi don Giovanni, mantenendo il precedente incarico, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Savino in Turro, Comune di Podenzano, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. don Gianrcalo Plessi, parroco nominato di Besenzone PC, è stato nominato amministratore parrocchiale delle parrocchie:
*SS.Salvatore in Bersano, Comune di Besenzone, Provincia di Piacenza;
*San Pietro di Verona in Mercore, Comune di Besenzone, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. Campisi don Andrea, attuale parroco in solido di Borgonovo Val Tidone PC, è stato nominato direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute per il quinquennio 2012-2017.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. Brito Da Silva don Josuè, lasciando il precedente incarico, è stato nominato amministratore parrocchiale delle parrocchie di:
*Cattedra di San Pietro in Paderna, Comune di Pontenure, Provincia di Piacenza, nell’Unità pastorale 5 del Vicariato 3;
*Santa Maria Assunta in Valconasso, Comune di Pontenure, Provincia di Piacenza, nell’Unità pastorale 5 del Vicariato 3. Al medesimo sacerdote è stato affidato l’incarico di collaboratore nel servizio pastorale presso la parrocchia di San Pietro Apostolo in Pontenure PC.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. Bergomi don Giovanni, mantenendo il precedente incarico, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Savino in Turro, Comune di Podenzano, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. don Gianrcalo Plessi, parroco nominato di Besenzone PC, è stato nominato amministratore parrocchiale delle parrocchie:
*SS.Salvatore in Bersano, Comune di Besenzone, Provincia di Piacenza;
*San Pietro di Verona in Mercore, Comune di Besenzone, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. Campisi don Andrea, attuale parroco in solido di Borgonovo Val Tidone PC, è stato nominato direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute per il quinquennio 2012-2017.
Argomenti
Comunicati diocesi Piacenza-Bobbio,
Nomine
lunedì 24 settembre 2012
Lanfranchi: l'anno della fede dono grande del Papa
«L'anno della fede è un dono grande che papa Benedetto XVI chi ha dato». Lo ha evidenziato l'arcivescovo piacentino Antonio Lanfranchi (oggi titolare della diocesi di Modena-Nonantola) l'altra sera in Cattedrale, invitato dal vescovo Gianni Ambroso e dal parroco monsignor Anselmo Galvani in occasione della festa di Santa Giustina. Una rimpatriata per l'arcivescovo Lanfranchi, salutato ed applaudito dai fedelissimi che non hanno voluto mancare all'incontro. Lanfranchi, nel presentare l'iniziativa voluta dal Santo Padre per l'anno 2012-2013, ha esordito dalle difficoltà di Timoteo, compagno di viaggio di San Paolo, che vive un momento di stanchezza e debolezza di fede: «Si sente solo e si interroga sulla potenza del Vangelo di fronte alle altre potenze terrene. Paolo gli scrive e lo esorta a ravvivare la fede».
E' un po' quello che accade oggi, osserva Lanfranchi. La questione della fede è un tema fondamentale per Benedetto XVI, soprattutto riguardo l'Europa. «Prima di tutto c'è una crisi affettiva, una distanza affettiva da Dio, percepito come ingombrante». Poi la famiglia: «Ci si preoccupa poco della trasmissione della fede nella famiglia». L'ignoranza sui contenuti della catechesi. «La nostra Chiesa italiana ha tanto investito su questo aspetto, eppure... ». Come far rivivere dunque la fede? «La fede è un dono che Dio fa alle persone libere, responsabili, che sanno ascoltare». Ma è anche «un'esperienza comunitaria e di appartenenza alla Chiesa. Oggi c'è chi vuole staccare la fede dalla Chiesa». Poi la fede ha «una vocazione missionaria» all'esterno della comunità cristiana come all'interno. «I luoghi in cui si vive la comunità cristiana - è convinto Lanfranchi - devono essere onde vitali».
E' la festa di Santa Giustina, compatrona della diocesi di Piacenza-Bobbio e della cattedrale, e l'arcivescovo Lanfranchi esorta ad una vita spirituale più intensa «per avvicinarsi alla santità». «Le feste patronali - osserva - sono una scuola di vita, di comunità e di fede. Dal momento liturgico a quello conviviale, da quello culturale a quello più puramente festaiolo, tutto aiuta a crescere nei valori umani e cristiani. La festa patronale, se così concepita, è anch'essa una scuola di cristianità».
Federico Frighi
22/09/2012 Libertà
E' un po' quello che accade oggi, osserva Lanfranchi. La questione della fede è un tema fondamentale per Benedetto XVI, soprattutto riguardo l'Europa. «Prima di tutto c'è una crisi affettiva, una distanza affettiva da Dio, percepito come ingombrante». Poi la famiglia: «Ci si preoccupa poco della trasmissione della fede nella famiglia». L'ignoranza sui contenuti della catechesi. «La nostra Chiesa italiana ha tanto investito su questo aspetto, eppure... ». Come far rivivere dunque la fede? «La fede è un dono che Dio fa alle persone libere, responsabili, che sanno ascoltare». Ma è anche «un'esperienza comunitaria e di appartenenza alla Chiesa. Oggi c'è chi vuole staccare la fede dalla Chiesa». Poi la fede ha «una vocazione missionaria» all'esterno della comunità cristiana come all'interno. «I luoghi in cui si vive la comunità cristiana - è convinto Lanfranchi - devono essere onde vitali».
E' la festa di Santa Giustina, compatrona della diocesi di Piacenza-Bobbio e della cattedrale, e l'arcivescovo Lanfranchi esorta ad una vita spirituale più intensa «per avvicinarsi alla santità». «Le feste patronali - osserva - sono una scuola di vita, di comunità e di fede. Dal momento liturgico a quello conviviale, da quello culturale a quello più puramente festaiolo, tutto aiuta a crescere nei valori umani e cristiani. La festa patronale, se così concepita, è anch'essa una scuola di cristianità».
Federico Frighi
22/09/2012 Libertà
domenica 16 settembre 2012
Nuovi parroci, consultati anche i laici
La diocesi di Piacenza-Bobbio si apre sempre di più ai laici. Per la prima volta infatti anche i membri del laicato cattolico sono stati chiamati a dire la loro non solo sulle problematiche pastorali, ma anche sulle caratteristiche che dovrà avere il nuovo parroco di quella tal parrocchia, fino a spingersi, volendo, a formulare proposte concrete.
E' avvenuto in questi ultimi giorni in cui sono stati convocati i consigli delle Unità pastorali numero 4 (comprende San Giuseppe Operaio, Nostra Signora di Lourdes, San Bonico e Santissima Trinità) e numero 1 (cattedrale, San Paolo, San Savino, Sant'Anna, Sant'Antonino) del vicariato della città. All'ordine del giorno, tra l'altro, la questione delle parrocchie della Santissima Trinità e della cattedrale.
La prima è attualmente retta da monsignor Riccardo Alessandrini, almeno sulla carta. Il sacerdote, vittima di un grave malore durante un pellegrinaggio in Armenia nei mesi scorsi, ad oggi non ha mostrato segni di miglioramento tali da consentirgli di riprendere il proprio ministero. Ecco perchè si pensa con urgenza ad una figura in grado di reggere la parrocchia più popolosa ed importante della diocesi di Piacenza-Bobbio, sede storica, tra l'altro, del cammino neocatecumenale. Nel corso dell'incontro, presieduto dal vicario generale monsignor Giuseppe Illica, clero e laici hanno evidenziato come la figura del pastore incaricato di guidare la parrocchia debba essere in grado di portare nuova linfa alla vita parrocchiale, rispettoso delle realtà che essa storicamente ospita. Una caratteristica che dovrebbe "vestire" qualsiasi nuovo parroco, ma che, in una comunità come quella della Santissima Trinità, si presenta quanto mai fondamentale. Nel corso dell'incontro si sono fatti anche i nomi di don Massimo Cassola, attualmente al Marcianum di Venezia (lo studio voluto dal cardinale Angelo Scola), e di don Angelo Cavanna, parroco della Sacra Famiglia. Due proposte motivate.
Tuttavia, a quanto si sente dire da più parti in diocesi, sembrerebbe monsignor Luigi Chiesa, parroco di Santa Teresa e vicario per la città, il candidato più papabile, per l'autorevolezza, la pacatezza e le note capacità di mediazione. Si vedrà.
Lunedì sera all'ordine del giorno il centro storico, nell'incontro presieduto dal vescovo Gianni Ambrosio. Anche qui clero e laici insieme. Nessun nome sul sacerdote che succederà a monsignor Anselmo Galvani (80 anni il prossimo 2 gennaio) quando quest'ultimo andrà in pensione. Tuttavia la rassicurazione che la cattedrale rimarrà parrocchia, con un parroco titolare e non solo un rettore. Allo studio, probabilmente in fase avanzata, una sorta di piccolo sinodo della città con il quale verranno rivisti i confini delle Unità pastorali, anche alla luce dell'inarrestabile calo delle vocazioni. Si pensa poi ad unificare alcuni servizi, come le Caritas e i corsi pre-matrimoniali.
Federico Frighi
12/09/2012 Libertà
E' avvenuto in questi ultimi giorni in cui sono stati convocati i consigli delle Unità pastorali numero 4 (comprende San Giuseppe Operaio, Nostra Signora di Lourdes, San Bonico e Santissima Trinità) e numero 1 (cattedrale, San Paolo, San Savino, Sant'Anna, Sant'Antonino) del vicariato della città. All'ordine del giorno, tra l'altro, la questione delle parrocchie della Santissima Trinità e della cattedrale.
La prima è attualmente retta da monsignor Riccardo Alessandrini, almeno sulla carta. Il sacerdote, vittima di un grave malore durante un pellegrinaggio in Armenia nei mesi scorsi, ad oggi non ha mostrato segni di miglioramento tali da consentirgli di riprendere il proprio ministero. Ecco perchè si pensa con urgenza ad una figura in grado di reggere la parrocchia più popolosa ed importante della diocesi di Piacenza-Bobbio, sede storica, tra l'altro, del cammino neocatecumenale. Nel corso dell'incontro, presieduto dal vicario generale monsignor Giuseppe Illica, clero e laici hanno evidenziato come la figura del pastore incaricato di guidare la parrocchia debba essere in grado di portare nuova linfa alla vita parrocchiale, rispettoso delle realtà che essa storicamente ospita. Una caratteristica che dovrebbe "vestire" qualsiasi nuovo parroco, ma che, in una comunità come quella della Santissima Trinità, si presenta quanto mai fondamentale. Nel corso dell'incontro si sono fatti anche i nomi di don Massimo Cassola, attualmente al Marcianum di Venezia (lo studio voluto dal cardinale Angelo Scola), e di don Angelo Cavanna, parroco della Sacra Famiglia. Due proposte motivate.
Tuttavia, a quanto si sente dire da più parti in diocesi, sembrerebbe monsignor Luigi Chiesa, parroco di Santa Teresa e vicario per la città, il candidato più papabile, per l'autorevolezza, la pacatezza e le note capacità di mediazione. Si vedrà.
Lunedì sera all'ordine del giorno il centro storico, nell'incontro presieduto dal vescovo Gianni Ambrosio. Anche qui clero e laici insieme. Nessun nome sul sacerdote che succederà a monsignor Anselmo Galvani (80 anni il prossimo 2 gennaio) quando quest'ultimo andrà in pensione. Tuttavia la rassicurazione che la cattedrale rimarrà parrocchia, con un parroco titolare e non solo un rettore. Allo studio, probabilmente in fase avanzata, una sorta di piccolo sinodo della città con il quale verranno rivisti i confini delle Unità pastorali, anche alla luce dell'inarrestabile calo delle vocazioni. Si pensa poi ad unificare alcuni servizi, come le Caritas e i corsi pre-matrimoniali.
Federico Frighi
12/09/2012 Libertà
martedì 11 settembre 2012
Ognibene: l'Anno della Fede opportunità per conoscere la Chiesa
La comunicazione religiosa come servizio, come risposta ai bisogni della gente. A sostenerlo è Francesco Ognibene, caporedattore di Avvenire, che ieri ha aperto i "Sabati della Comunicazione" alla Bellotta di Pontenure. L'iniziativa, giunta al secondo anno consecutivo, è organizzata dall'Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Piacenza-Bobbio, diretto da don Davide Maloberti. "Come raccontare storie di Vangelo" era il tema dell'intervento chiesto ad Ognibene, invitato assieme a Marco Livelli, amministratore delegato della Jobs. «Oggi occorre essere realisti - dice Ognibene a margine della sua relazione -. C'è una grande maggioranza, anche di cattolici, che non conosce più i fondamenti della fede». «Benedetto XVI - prosegue - nelle prime righe del documento Porta Fidei, con il quale appunto indice l'anno della Fede, evidenzia che è necessario che ciascuno di noi, Chiesa compresa, si riappropri delle nostre radici». Ancora: «Abbiamo forse dato troppo a lungo per scontato di conoscere la fede e che la sua conoscenza fosse sufficiente per considerarci uomini di fede; invece non è così». Il papa fa coincidere l'Anno della Fede con il cinquantesimo del Concilio Vaticano II, dove la Chiesa ha rilanciato la sua presenza del mondo e ripreso in mano le sue origini. «Insomma, è una grande operazione di recupero e nello stesso tempo una grande occasione» è convinto Ognibene. «Chi fa informazione nel settore religioso - osserva - deve aiutare la gente a riscoprire quello che non è un sapere astratto ma che ha a che fare direttamente con la propria vita. Rendere la fede meno emotiva e superficiale, più calata nella realtà, capace di rispondere alle grandi domande dell'uomo, mutate nel contesto sociale e culturale».
Chi comunica «deve semplificare, ma deve anche conoscere gli elementi di base del magistero, della dottrina, la lettera pastorale del vescovo. Penso che le iniziative delle parrocchie nell'Anno della Fede saranno un'occasione per tutti, giornalisti compresi, di riappropriarsi della conoscenza. Poi uno può anche non condividere, ma almeno conosce».
Una stoccata ai colleghi di certa stampa: «Nei mezzi di comunicazione di oggi viene tollerata una approssimazione nella religione che non si vede ad esempio nello sport, nell'economia, nella politica. Questa approssimazione non può continuare. Così si impedisce alla gente di conoscere una realtà che ha anche fare con la vita. E' un diritto informativo primario che non si può sottrarre alla gente che ci legge».
fed. fri.
09/09/2012 Libertà
Chi comunica «deve semplificare, ma deve anche conoscere gli elementi di base del magistero, della dottrina, la lettera pastorale del vescovo. Penso che le iniziative delle parrocchie nell'Anno della Fede saranno un'occasione per tutti, giornalisti compresi, di riappropriarsi della conoscenza. Poi uno può anche non condividere, ma almeno conosce».
Una stoccata ai colleghi di certa stampa: «Nei mezzi di comunicazione di oggi viene tollerata una approssimazione nella religione che non si vede ad esempio nello sport, nell'economia, nella politica. Questa approssimazione non può continuare. Così si impedisce alla gente di conoscere una realtà che ha anche fare con la vita. E' un diritto informativo primario che non si può sottrarre alla gente che ci legge».
fed. fri.
09/09/2012 Libertà
Argomenti
Francesco Ognibene
lunedì 10 settembre 2012
Cecilia, in clausura a 27 anni
«Sì, lo voglio». Cecilia Borgoni, 27 anni, si dona completamente a Gesù Cristo ed entra a fare parte della comunità di suore di clausura del Carmelo di via Spinazzi. Basta il timbro di voce delle risposte alle domande del celebrante per capire che suor Maria Cecilia di Gesù Amore, così si chiamerà d'ora in poi, ha fatto una scelta in cui crede e in questa scelta ha scoperto qualche cosa di grande. Una voce fresca, chiara, decisa che, se ti lasci andare, ti prende e ti contagia. Una testimonianza di fede che arriva - il cielo ha voluto così - a pochi giorni dall'indizione dell'Anno della Fede da parte di Benedetto XVI.
Ieri la chiesa del convento di via Spinazzi era gremita di parenti, amici, fedeli che semplicemente hanno voluto essere vicini alla comunità di clausura di San Lazzaro in uno dei suoi giorni più felici. Dopo tre anni di cammino da novizia quella ragazza che sorride sempre, che ama suonare e cantare ha posto sul capo il velo nero ed è diventata suora per sempre dietro la grata della clausura.
In prima fila ci sono il padre Claudio Borgoni, la madre Margherita Prandi, entrambi avvocati, il fratello Gabriele. Hanno accettato e condiviso la scelta di Cecilia, maturata sin dai tempi del liceo, quando, la mattina, prima delle lezioni, faceva un salto in Duomo per una preghiera. Il suo curriculum vocazionale è ricco di incontri. Da quello con un giovane di Alleanza Cattolica, nel 2000, alla prima Giornata mondiale della Gioventù di Benedetto XVI, nel 2005, a Colonia. Lì è scoccata la scintilla: per Gesù. Al Carmelo era già passata nel 2004, solo un estate. Dopo la maturità si iscrive a musicologia a Cremona che proseguirà durante il noviziato. Nel 2009, dopo essere entrata nel convento di via Spinazzi il primo ottobre del 2005, prende i voti temporanei, l'anticamera della clausura. Ieri l'abbandono del velo bianco da novizia, accompagnata passo dopo passo dalla madre priora suor Maria Paola di Cristo Re, con il giuramento davanti a padre Claudio Truzzi, provinciale dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi.
L'incontro con il mondo delle religiose - sia pure non di clausura - è avvenuto fin da quando Cecilia aveva quattro anni. La nonna era la scultrice piacentina Ada Tassi. Realizzò un crocifisso destinato alle suore Orsoline in occasione della beatificazione della loro fondatrice, Brigida Morello. Da allora, la madre provinciale del tempo, suor Elena Scotti, cominciò a frequentare la famiglia di Cecilia aiutando la piccola a preparare il cammino alla Cresima. D'ora in poi suor Maria Cecilia di Gesù Amore sarà dietro la grata del convento di San Lazzaro, con le consorelle della fraternità orante, al servizio della Chiesa e di tutte le persone di buona volontà.
Federico Frighi
09/09/2012 Libertà
Ieri la chiesa del convento di via Spinazzi era gremita di parenti, amici, fedeli che semplicemente hanno voluto essere vicini alla comunità di clausura di San Lazzaro in uno dei suoi giorni più felici. Dopo tre anni di cammino da novizia quella ragazza che sorride sempre, che ama suonare e cantare ha posto sul capo il velo nero ed è diventata suora per sempre dietro la grata della clausura.
In prima fila ci sono il padre Claudio Borgoni, la madre Margherita Prandi, entrambi avvocati, il fratello Gabriele. Hanno accettato e condiviso la scelta di Cecilia, maturata sin dai tempi del liceo, quando, la mattina, prima delle lezioni, faceva un salto in Duomo per una preghiera. Il suo curriculum vocazionale è ricco di incontri. Da quello con un giovane di Alleanza Cattolica, nel 2000, alla prima Giornata mondiale della Gioventù di Benedetto XVI, nel 2005, a Colonia. Lì è scoccata la scintilla: per Gesù. Al Carmelo era già passata nel 2004, solo un estate. Dopo la maturità si iscrive a musicologia a Cremona che proseguirà durante il noviziato. Nel 2009, dopo essere entrata nel convento di via Spinazzi il primo ottobre del 2005, prende i voti temporanei, l'anticamera della clausura. Ieri l'abbandono del velo bianco da novizia, accompagnata passo dopo passo dalla madre priora suor Maria Paola di Cristo Re, con il giuramento davanti a padre Claudio Truzzi, provinciale dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi.
L'incontro con il mondo delle religiose - sia pure non di clausura - è avvenuto fin da quando Cecilia aveva quattro anni. La nonna era la scultrice piacentina Ada Tassi. Realizzò un crocifisso destinato alle suore Orsoline in occasione della beatificazione della loro fondatrice, Brigida Morello. Da allora, la madre provinciale del tempo, suor Elena Scotti, cominciò a frequentare la famiglia di Cecilia aiutando la piccola a preparare il cammino alla Cresima. D'ora in poi suor Maria Cecilia di Gesù Amore sarà dietro la grata del convento di San Lazzaro, con le consorelle della fraternità orante, al servizio della Chiesa e di tutte le persone di buona volontà.
Federico Frighi
09/09/2012 Libertà
mercoledì 5 settembre 2012
Ambrosio, la fede sia compagna di vita
(fri) «La fede come compagna di vita» (Porta fidei, n. 15). Così la caratterizza papa Benedetto XVI che ha voluto indire l'Anno della fede nel cinquantesimo anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II e nel ventesimo anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, così il vescovo Gianni Ambrosio ha voluto mettere la fede al centro della nuova lettera pastorale "Come crederete? Chi crede ha la vita". Il vescovo ha presentato il documento principale per il cammino della Chiesa piacentina nel 2012-2013 al convegno pastorale diocesano delle Pianazze conclusosi ieri pomeriggio.
«Nell'avventura della nostra Missione Popolare abbiamo sperimentato la grazia del Signore e la buona disponibilità di molti - ricorda Ambrosio -. Ma abbiamo pure constatato la difficoltà della nostra Chiesa di diventare più missionaria. La fatica della missionarietà è la fatica della fede, perché la fede è l'anima della missione». Al fianco di Ambrosio il vicario per la pastorale monsignor Giuseppe Busani. Davanti una platea di oltre un centinaio tra clero, religiosi e laici provenienti da ogni parte della diocesi. Diciassette le pagine della lettera pastorale che qui riportiamo per brevi stralci, probabilmente i più significativi.
«Anche per noi e per le nostre comunità la fede - osserva il vescovo - è un dono da riscoprire e un'esperienza di amore da rinnovare». «Sappiamo che oggi, nel mondo occidentale, e soprattutto in Europa, molti - ammette Ambrosio - pensano di non aver bisogno della fede come "compagna di vita che permette di percepire con sguardo sempre nuovo le meraviglie che Dio compie per noi" (Porta fidei, n. 15). Questa "compagna di vita" non apparirebbe più necessaria, anzi, per alcuni, essa sarebbe di intralcio». In realtà «la crisi della fede in Dio rivela la crisi del credere umano, mette a nudo la difficoltà di avere fiducia nell'altro, manifesta l'incapacità di sperare e di rivolgere lo sguardo al futuro: è la situazione del nostro Paese e dell'Europa».
Il vescovo ci tiene a chiarire che «non si tratta di far leva sulla delusione di molti ideali o sulla constatazione che la sola ragione umana non è stata in grado di dare un fondamento a valori e comportamenti necessari per vivere e per convivere. Piuttosto si tratta di riconoscere che l'uomo, anche l'uomo moderno, non è totalmente sordo alla voce della coscienza e dei "valori supremi e sublimi"».
«La stessa crisi che stiamo attraversando, grave e profonda, ci chiama in causa - continua il presule -. Ci sentiamo come in un vicolo cieco, ci sembra di procedere su sabbie mobili: siamo provocati e sospinti a prendere coscienza del nostro essere persone bisognose di pane, di lavoro, di socialità, di visione della vita, di speranza. Se vogliamo imboccare un cammino diverso, dobbiamo affrontare le domande della vita e dare una risposta convincente. Queste domande affiorano in ogni persona. Anche in chi sembra essere ormai indifferente, anche in chi vorrebbe ignorarle o in chi le deride. Sono l'orizzonte del cammino umano, il pungolo che sospinge l'uomo a pensare e a riflettere, lo stimolo per continuare a cercare».
«Con intelligenza, ma anche con coraggio - prosegue il vescovo - dobbiamo affermare che l'uomo non basta a se stesso e che la svalutazione della realtà è distruttiva della nostra umanità. La questione della fede è vitale per la nostra esistenza personale e per la nostra vita collettiva. E dobbiamo pure affermare, con la parola e con la testimonianza, che le domande fondamentali trovano la risposta nella fede in Dio». Anche all'interno della comunità ecclesiale «dobbiamo avvertire il bisogno di parlare di Dio, di raccontare le esperienze di fede nella nostra famiglia e nelle nostre comunità. La questione della fede è la prima questione: la comunità ecclesiale non può mai dimenticarlo. Non si tratta di fare e di organizzare, non si tratta di cercare soluzioni per la nostra pastorale. L'orientamento è inverso: occorre partire da Dio»
La parola per aprire la porta della fede è il raccoglimento. «Raccoglimento vuol dire ‘unire insieme i diversi aspetti della vita e concentrarsi su ciò che è fondamentale». Per arrivare a credere nell'amore di Dio e a riconoscere la verità di Gesù Cristo, occorre percorrere un cammino che comporta diversi momenti e diverse tappe. Il vescovo individua nel racconto di Nicodemo «non solo i momenti significativi della fede ma anche l'insieme dinamico, dialogico e relazionale della fede». A chiudere l'immagine teologo, H. U. von Balthasar: «Poco prima di morire, disse che se si vuole comprendere cosa è la fede cristiana, bisogna guardare il sorriso di un bambino. Il suo sorriso significa questo: so di essere amato».
02/09/2012 Libertà
«Nell'avventura della nostra Missione Popolare abbiamo sperimentato la grazia del Signore e la buona disponibilità di molti - ricorda Ambrosio -. Ma abbiamo pure constatato la difficoltà della nostra Chiesa di diventare più missionaria. La fatica della missionarietà è la fatica della fede, perché la fede è l'anima della missione». Al fianco di Ambrosio il vicario per la pastorale monsignor Giuseppe Busani. Davanti una platea di oltre un centinaio tra clero, religiosi e laici provenienti da ogni parte della diocesi. Diciassette le pagine della lettera pastorale che qui riportiamo per brevi stralci, probabilmente i più significativi.
«Anche per noi e per le nostre comunità la fede - osserva il vescovo - è un dono da riscoprire e un'esperienza di amore da rinnovare». «Sappiamo che oggi, nel mondo occidentale, e soprattutto in Europa, molti - ammette Ambrosio - pensano di non aver bisogno della fede come "compagna di vita che permette di percepire con sguardo sempre nuovo le meraviglie che Dio compie per noi" (Porta fidei, n. 15). Questa "compagna di vita" non apparirebbe più necessaria, anzi, per alcuni, essa sarebbe di intralcio». In realtà «la crisi della fede in Dio rivela la crisi del credere umano, mette a nudo la difficoltà di avere fiducia nell'altro, manifesta l'incapacità di sperare e di rivolgere lo sguardo al futuro: è la situazione del nostro Paese e dell'Europa».
Il vescovo ci tiene a chiarire che «non si tratta di far leva sulla delusione di molti ideali o sulla constatazione che la sola ragione umana non è stata in grado di dare un fondamento a valori e comportamenti necessari per vivere e per convivere. Piuttosto si tratta di riconoscere che l'uomo, anche l'uomo moderno, non è totalmente sordo alla voce della coscienza e dei "valori supremi e sublimi"».
«La stessa crisi che stiamo attraversando, grave e profonda, ci chiama in causa - continua il presule -. Ci sentiamo come in un vicolo cieco, ci sembra di procedere su sabbie mobili: siamo provocati e sospinti a prendere coscienza del nostro essere persone bisognose di pane, di lavoro, di socialità, di visione della vita, di speranza. Se vogliamo imboccare un cammino diverso, dobbiamo affrontare le domande della vita e dare una risposta convincente. Queste domande affiorano in ogni persona. Anche in chi sembra essere ormai indifferente, anche in chi vorrebbe ignorarle o in chi le deride. Sono l'orizzonte del cammino umano, il pungolo che sospinge l'uomo a pensare e a riflettere, lo stimolo per continuare a cercare».
«Con intelligenza, ma anche con coraggio - prosegue il vescovo - dobbiamo affermare che l'uomo non basta a se stesso e che la svalutazione della realtà è distruttiva della nostra umanità. La questione della fede è vitale per la nostra esistenza personale e per la nostra vita collettiva. E dobbiamo pure affermare, con la parola e con la testimonianza, che le domande fondamentali trovano la risposta nella fede in Dio». Anche all'interno della comunità ecclesiale «dobbiamo avvertire il bisogno di parlare di Dio, di raccontare le esperienze di fede nella nostra famiglia e nelle nostre comunità. La questione della fede è la prima questione: la comunità ecclesiale non può mai dimenticarlo. Non si tratta di fare e di organizzare, non si tratta di cercare soluzioni per la nostra pastorale. L'orientamento è inverso: occorre partire da Dio»
La parola per aprire la porta della fede è il raccoglimento. «Raccoglimento vuol dire ‘unire insieme i diversi aspetti della vita e concentrarsi su ciò che è fondamentale». Per arrivare a credere nell'amore di Dio e a riconoscere la verità di Gesù Cristo, occorre percorrere un cammino che comporta diversi momenti e diverse tappe. Il vescovo individua nel racconto di Nicodemo «non solo i momenti significativi della fede ma anche l'insieme dinamico, dialogico e relazionale della fede». A chiudere l'immagine teologo, H. U. von Balthasar: «Poco prima di morire, disse che se si vuole comprendere cosa è la fede cristiana, bisogna guardare il sorriso di un bambino. Il suo sorriso significa questo: so di essere amato».
02/09/2012 Libertà
martedì 4 settembre 2012
Martini, le preghiere all'ora del diavolo
«Quelle serate di studio a casa del cardinale... eravamo in sette-otto, io insegnavo alla Facoltà Teologica. Ci chiamava per affrontare varie questioni, ad esempio prima di scrivere una lettera pastorale». Monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, ricorda così il cardinale Carlo Maria Martini. Erano i primi anni Ottanta e Martini era appena stato nominato arcivescovo di Milano. Ambrosio era docente alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, con sede a Milano. «Ci chiamava a cena - ricorda - e stavamo con lui fino al massimo alle dieci meno cinque. Martini su questo era inflessibile: diceva che dalle 10 di sera in poi scattava il tempo del diavolo e a quell'ora si metteva a pregare».
La conoscenza tra il cardinale Martini e il vescovo di Piacenza-Bobbio risale tuttavia a diversi anni prima, quando Ambrosio era giovane seminarista a Roma e Martini giovane prete laureando con una tesi sul papiro Bodmer e il Vangelo di Giovanni. «Martini era di Torino, io di Vercelli, ci trovavamo agli incontri regionali» ricorda Ambrosio che in seguito dovette leggersi un discreto numero di pubblicazioni in tedesco sulla New Age, invitato proprio da Martini. «Mi chiamò - racconta - e mi disse che in una libreria in Germania aveva visto il tal libro sulla New Age. Sapeva che mi stavo occupando del fenomeno e volle egli stesso approfondire l'argomento». «E' questo un piccolo esempio - sottolinea - di quello che era Martini: un uomo attento all'ascolto, attento ai problemi del mondo e aperto al dialogo».
Una persona anche molto timida e schiva. «Riuscii tuttavia a fargli accettare la laurea honoris causa in Scienze della comunicazione - ricorda con soddisfazione il vescovo -. Mi confidò che ne aveva rifiutate tante di lauree, ma questa era della Cattolica».
Anche dopo il ritiro a Gerusalemme l'amicizia tra Martini e Ambrosio è proseguita a distanza. «Era finita l'Intifada - evidenzia il presule - e Martini voleva che riprendessero i pellegrinaggi in Terra Santa. Mi scrisse un biglietto di pugno che affissi alla bacheca della Cattolica di cui intanto ero diventato assistente generale. Di lì a poco partimmo con un bel gruppo verso la Terra Santa suggellando la ripresa dei pellegrinaggi. Martini ci accolse a Gerusalemme e stette con noi oltre un'ora e mezza». L'ultimo contatto diretto con il cardinale fu nel dicembre del 2007 quando Martini scrisse un biglietto di auguri per la nomina di Ambrosio a vescovo di Piacenza-Bobbio. «Con la morte del cardinale Martini - si dice convinto Ambrosio - la Chiesa perde un grande uomo di Dio, un maestro di spiritualità».
Federico Frighi
03/09/2012 Libertà
La conoscenza tra il cardinale Martini e il vescovo di Piacenza-Bobbio risale tuttavia a diversi anni prima, quando Ambrosio era giovane seminarista a Roma e Martini giovane prete laureando con una tesi sul papiro Bodmer e il Vangelo di Giovanni. «Martini era di Torino, io di Vercelli, ci trovavamo agli incontri regionali» ricorda Ambrosio che in seguito dovette leggersi un discreto numero di pubblicazioni in tedesco sulla New Age, invitato proprio da Martini. «Mi chiamò - racconta - e mi disse che in una libreria in Germania aveva visto il tal libro sulla New Age. Sapeva che mi stavo occupando del fenomeno e volle egli stesso approfondire l'argomento». «E' questo un piccolo esempio - sottolinea - di quello che era Martini: un uomo attento all'ascolto, attento ai problemi del mondo e aperto al dialogo».
Una persona anche molto timida e schiva. «Riuscii tuttavia a fargli accettare la laurea honoris causa in Scienze della comunicazione - ricorda con soddisfazione il vescovo -. Mi confidò che ne aveva rifiutate tante di lauree, ma questa era della Cattolica».
Anche dopo il ritiro a Gerusalemme l'amicizia tra Martini e Ambrosio è proseguita a distanza. «Era finita l'Intifada - evidenzia il presule - e Martini voleva che riprendessero i pellegrinaggi in Terra Santa. Mi scrisse un biglietto di pugno che affissi alla bacheca della Cattolica di cui intanto ero diventato assistente generale. Di lì a poco partimmo con un bel gruppo verso la Terra Santa suggellando la ripresa dei pellegrinaggi. Martini ci accolse a Gerusalemme e stette con noi oltre un'ora e mezza». L'ultimo contatto diretto con il cardinale fu nel dicembre del 2007 quando Martini scrisse un biglietto di auguri per la nomina di Ambrosio a vescovo di Piacenza-Bobbio. «Con la morte del cardinale Martini - si dice convinto Ambrosio - la Chiesa perde un grande uomo di Dio, un maestro di spiritualità».
Federico Frighi
03/09/2012 Libertà
Argomenti
Cardinale Carlo Maria Martini,
Gianni Ambrosio
lunedì 3 settembre 2012
Martini, quegli incontri segreti a Podenzano con Casaroli
La scomparsa del cardinale Carlo Maria Martini ha suscitato commozione e cordoglio anche a Piacenza, a partire dalle Pianazze, dove il porporato è stato ricordato nelle preghiere durante il convegno pastorale della diocesi di Piacenza-Bobbio. L'ultima presenza piacentina del cardinale Martini risale al febbraio del 2003 a Castelsangiovanni per il quinquennale della morte del cardinale Agostino Casaroli. Martini e Casaroli erano legati da una profonda amicizia tanto che in passato quando il cardinale Segretario di Stato si trovava nel Piacentino, veniva raggiunto da Martini in quel di Podenzano, dove Casaroli era ospitato, per colloqui privatissimi. In Piacenza città il cardinale Martini venne nel 1992, quando tenne una lezione e celebrò una messa all'Università Cattolica di San Lazzaro.
A Castelsangiovanni Martini venne invitato nel 2003 dal vescovo Luciano Monari e dall'allora parroco don Giuseppe Illica, oggi vicario generale. Il cardinale, facendo sue le parole di Casaroli - "credere nel dialogo" -, ruppe a Castelsangiovanni il suo silenzio "sabbatico", per lanciare un messaggio di pace. Lo fece di fronte a numerose autorità castellane e piacentine nel foyer del Teatro Verdi. «Credendo contro ogni evidenza nel dialogo - disse - sentiamo Casaroli presente anche oggi, in un momento in cui bisogna credere nel dialogo contro ogni evidenza e paura».
Casaroli, proseguì il cardinal Martini «soffrirebbe di questo vicolo cieco in cui ci troviamo ma sono certo che lui si rallegrerebbe per l'immenso anelito di pace che sta pervadendo il mondo intero». Ancora: «Col suo acume storico e politico Casaroli coglierebbe le possibili ambiguità e andrebbe a fondo di tutta questa situazione, confusa, pericolosa nella quale ci troviamo. Apprezzo ancora di più tutto questo, perché vivendo a Gerusalemme sono in un luogo particolarmente caldo e sensibile».
Proprio in considerazione della sua stima per Casaroli, Martini aveva deciso di interrompere il silenzio che si era imposto da quando lasciò l'arcidiocesi di Milano. «Rompo il mio silenzio sabbatico - precisò - mi sono ritirato e non ho più fatto interventi pubblici ma, su invito del vescovo Luciano Monari, che da tanto conosco perché è stato mio allievo, mi sembrava giusto rendere omaggio a questa figura che ho tanto stimato e che ho potuto incontrare in tante occasioni. Anche in momenti difficilissimi nella storia della chiesa e per lui, ha agito con grande nobiltà d'animo».
fed. fri.
1/9/2012 Libertà
A Castelsangiovanni Martini venne invitato nel 2003 dal vescovo Luciano Monari e dall'allora parroco don Giuseppe Illica, oggi vicario generale. Il cardinale, facendo sue le parole di Casaroli - "credere nel dialogo" -, ruppe a Castelsangiovanni il suo silenzio "sabbatico", per lanciare un messaggio di pace. Lo fece di fronte a numerose autorità castellane e piacentine nel foyer del Teatro Verdi. «Credendo contro ogni evidenza nel dialogo - disse - sentiamo Casaroli presente anche oggi, in un momento in cui bisogna credere nel dialogo contro ogni evidenza e paura».
Casaroli, proseguì il cardinal Martini «soffrirebbe di questo vicolo cieco in cui ci troviamo ma sono certo che lui si rallegrerebbe per l'immenso anelito di pace che sta pervadendo il mondo intero». Ancora: «Col suo acume storico e politico Casaroli coglierebbe le possibili ambiguità e andrebbe a fondo di tutta questa situazione, confusa, pericolosa nella quale ci troviamo. Apprezzo ancora di più tutto questo, perché vivendo a Gerusalemme sono in un luogo particolarmente caldo e sensibile».
Proprio in considerazione della sua stima per Casaroli, Martini aveva deciso di interrompere il silenzio che si era imposto da quando lasciò l'arcidiocesi di Milano. «Rompo il mio silenzio sabbatico - precisò - mi sono ritirato e non ho più fatto interventi pubblici ma, su invito del vescovo Luciano Monari, che da tanto conosco perché è stato mio allievo, mi sembrava giusto rendere omaggio a questa figura che ho tanto stimato e che ho potuto incontrare in tante occasioni. Anche in momenti difficilissimi nella storia della chiesa e per lui, ha agito con grande nobiltà d'animo».
fed. fri.
1/9/2012 Libertà
Argomenti
Cardinale Carlo Maria Martini
giovedì 30 agosto 2012
Don Cantoni, da Econe in viaggio verso Piacenza
Piacenza - Nove sacerdoti e cinque seminaristi, in pratica tutta la fraternità sacerdotale fondata dall'ex lefebvriano don Pietro Cantoni, si trasferirà in diocesi di Piacenza-Bobbio nelle prossime settimane. Si tratta dell'Opus Mariae Matris Ecclesiae che oggi ha sede in un centro di spiritualità in diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, a Selva di Filetto, nel comune di Villafranca in Lunigiana. I locali individuati per ospitare la comunità dovrebbero essere quelli della Casa della Giovane "Papa Giovanni XXIII°", in cantone San Nazzaro, all'incrocio con via Taverna. La struttura, patrimonio dell'Opera diocesana per la preservazione della fede, fino allo scorso anno era in affitto alle suore della Madonna del Divino Amore, rientrate a Roma.
Don Pietro Cantoni, conosciuto anche come don Piero, è nato a Piacenza nel 1950 e si definisce un «piacentino del sasso, nato in via Mazzini e battezzato in San Francesco». Si è formato alla scuola di Econe, in Svizzera, quartier generale della fraternità San Pio X dell'arcivescovo dissidente Marcel Lefebvre. Lefebvre fu uno dei più influenti cattolici tradizionalisti che si opposero delle riforme apportate dal Concilio Vaticano II e nel postconcilio. Venne scomunicato nel 1988 per aver consacrato quattro vescovi, scomunica ritirata poi da Benedetto XVI nel 2009, 18 anni dopo la morte dello stesso Lefebvre.
«No, non arrivano a Piacenza i preti lefebvriani - sorride don Cantoni -, lo posso garantire nel modo più assoluto». «Io, è vero - evidenzia - sono stato ordinato prete da monsignor Lefebvre nel dicembre del 1978. Poi però, studiando teologia, mi sono reso conto che le posizioni della fraternità non si potevano accettare. Ho avuto uno scontro con monsignor Richard Williamson e sono uscito». Williamson è uno dei quattro vescovi ordinati da Lefebvre, e nel 2008 si è reso protagonista di una controversia negazionista, affermando che nei campi di concentramento fossero morti 200.000-300.000 ebrei, nessuno nelle camere a gas.
«In seguito - continua don Cantoni - non ho più avuto a che fare con la fraternità, anche se ci sono delle cose, degli aspetti che mi sono portato appresso, un certo stile di serietà sacerdotale, il primato della preghiera, cose che ritengo positive. Quando il Papa ha redatto il Motu Proprio noi l'abbiamo accolto volentieri. Nel senso che celebriamo comunemente la messa ordinaria, quella post conciliare ma a volte si fanno anche celebrazioni con il vecchio rito». Dunque nessuna fraternità lefebvriana a Piacenza: «Direi proprio di no, possono stare proprio tranquilli, dormire tra quattro guanciali se il problema è questo».
Nei prossimi giorni la Opus Mariae uscirà con una nota stampa in cui precisa il perchè dell'abbandono della Lunigiana. «Non è il vescovo che ci manda via - anticipa don Cantoni -, anzi più volte ha detto che ha tanta stima in noi, dipingendoci come dei super preti, cosa che non siamo. Il problema è che nella diocesi di Pontremoli abbiamo incontrato delle difficoltà per il nostro sviluppo. Il nostro carisma prevede la vita in comunità e sono necessari posti dove la comunità si può vivere. Nella diocesi dove siamo ora praticamente non ci sono, così abbiamo pensato di andare via. Essendo piacentino ho chiesto al vescovo Gianni Ambrosio se ci fosse stata la possibilità nella diocesi di Piacenza-Bobbio. Il vescovo mi ha accolto subito e ha anche trovato un luogo dove possiamo vivere in comunità e seguire poi alcune parrocchie dei dintorni e quello che lo stesso vescovo ci dirà di fare. Speriamo che la cosa vada in porto».
Federico Frighi
27/08/2012 Libertà
Don Pietro Cantoni, conosciuto anche come don Piero, è nato a Piacenza nel 1950 e si definisce un «piacentino del sasso, nato in via Mazzini e battezzato in San Francesco». Si è formato alla scuola di Econe, in Svizzera, quartier generale della fraternità San Pio X dell'arcivescovo dissidente Marcel Lefebvre. Lefebvre fu uno dei più influenti cattolici tradizionalisti che si opposero delle riforme apportate dal Concilio Vaticano II e nel postconcilio. Venne scomunicato nel 1988 per aver consacrato quattro vescovi, scomunica ritirata poi da Benedetto XVI nel 2009, 18 anni dopo la morte dello stesso Lefebvre.
«No, non arrivano a Piacenza i preti lefebvriani - sorride don Cantoni -, lo posso garantire nel modo più assoluto». «Io, è vero - evidenzia - sono stato ordinato prete da monsignor Lefebvre nel dicembre del 1978. Poi però, studiando teologia, mi sono reso conto che le posizioni della fraternità non si potevano accettare. Ho avuto uno scontro con monsignor Richard Williamson e sono uscito». Williamson è uno dei quattro vescovi ordinati da Lefebvre, e nel 2008 si è reso protagonista di una controversia negazionista, affermando che nei campi di concentramento fossero morti 200.000-300.000 ebrei, nessuno nelle camere a gas.
«In seguito - continua don Cantoni - non ho più avuto a che fare con la fraternità, anche se ci sono delle cose, degli aspetti che mi sono portato appresso, un certo stile di serietà sacerdotale, il primato della preghiera, cose che ritengo positive. Quando il Papa ha redatto il Motu Proprio noi l'abbiamo accolto volentieri. Nel senso che celebriamo comunemente la messa ordinaria, quella post conciliare ma a volte si fanno anche celebrazioni con il vecchio rito». Dunque nessuna fraternità lefebvriana a Piacenza: «Direi proprio di no, possono stare proprio tranquilli, dormire tra quattro guanciali se il problema è questo».
Nei prossimi giorni la Opus Mariae uscirà con una nota stampa in cui precisa il perchè dell'abbandono della Lunigiana. «Non è il vescovo che ci manda via - anticipa don Cantoni -, anzi più volte ha detto che ha tanta stima in noi, dipingendoci come dei super preti, cosa che non siamo. Il problema è che nella diocesi di Pontremoli abbiamo incontrato delle difficoltà per il nostro sviluppo. Il nostro carisma prevede la vita in comunità e sono necessari posti dove la comunità si può vivere. Nella diocesi dove siamo ora praticamente non ci sono, così abbiamo pensato di andare via. Essendo piacentino ho chiesto al vescovo Gianni Ambrosio se ci fosse stata la possibilità nella diocesi di Piacenza-Bobbio. Il vescovo mi ha accolto subito e ha anche trovato un luogo dove possiamo vivere in comunità e seguire poi alcune parrocchie dei dintorni e quello che lo stesso vescovo ci dirà di fare. Speriamo che la cosa vada in porto».
Federico Frighi
27/08/2012 Libertà
giovedì 23 agosto 2012
Missionario factotum nel cuore del Chiapas
Missionario factotum nel cuore del Chiapas tra indigeni fagocitati dalla globalizzazione e zapatisti sempre in guardia contro il governo del presidente Felipe Calderòn. E' in questo contesto di litigiosità e ricerca della democrazia che opera il missionario laico piacentino Giorgio Catoni, 61 anni, nativo di Torrano di Pontedellolio, tornato in Italia nelle ultime settimane per un periodo di riposo. Catoni, laico, è uno di quei missionari silenziosi che se non li vai a scovare direttamente mai si sognerebbero di chiamare i media per farsi pubblicità. E' partito per il centro America nel 1998. «Volevo aiutare i fratelli più poveri. Il Messico è stato un caso - ricorda -. A Roma dalle suore salesiane mi hanno chiesto di andare nel Chiapas. Ci sono stato sei mesi la prima volta, poi mi sono affezionato alla gente e da allora sono stato con loro 13 anni e mezzo». In questo momento sta seguendo una casa famiglia per ragazze che studiano a Tuxtla, la capitale del Chiapas: «Sono quasi tutte ragazze indigene poverissime a cui noi diamo vitto, alloggio, laboratori di taglio e cucito, informatica, corsi di panetteria». La situazione nel Chiapas del Movimento di liberazione zapatista oggi è tranquilla. «Con il presidente Vicente Fox sono state fatte nuove promesse che in parte sono state mantenute» evidenzia Catoni che, a Tuxtla, è vicino di casa del subcomandante Marcos, il rivoluzionario messicano portavoce dell'Esercito zapatista di liberazione nazionale: «Dicono che abiti vicino alla nostra casa salesiana, ma vivendo in clandestinità ovviamente nessuno l'ha mai visto».
Catoni ha maturato la decisione di partire come missionario laico dopo la morte della madre, avvenuta nel 1995 e che aveva amorevolmente assistita negli ultimi anni a causa della cecità, con l'aiuto e la solidarietà di amici e volontari. Ha lasciato una bella casa, una fiorente attività artigianale (gestiva un autolavaggio a Piacenza), una vita comoda e sicura, tanti amici ed è partito. Nella missione di Ocotepec prima, in quella di Tuxla è diventato un punto di riferimento importante per gli indigeni, per le suore della missione e per i sacerdoti.
Svolge mansioni di autista, meccanico, agricoltore, allevatore, tiene corsi di meccanografia e dattilografia, collabora nelle attività pastorali della parrocchia principale. Portando avanti la scuola materna cattolica con i servizi della tradizione salesiana e anche un accompagnamento psicologico. «Siamo riusciti ad aprire una mensa comunitaria per 150 bambini - ne va fiero -. Abbiamo costruito letti per le persone malate che prima dormivano invece sulla nuda terra». Ocotepec è situata su di un altopiano, lontano dalle città, con poche e disastrate vie di comunicazione, posta e telefono funzionano male e a fasi alterne, scarsa e irregolare la fornitura di energia elettrica, le abitazioni sono primitive e fatiscenti, estremamente precarie le condizioni igieniche.
Appena arrivato in missione ha trovato una situazione sociale disastrosa, molte persone avevano gravi problemi respiratorie e la aspettativa di vita era molto bassa: le abitazioni erano costruite senza finestre per non disperdere calore e riscaldate con fuoco libero in terra, in mezzo alla abitazione stessa. Attraverso un progetto di esperti dagli Stati Uniti è riuscito a collocare aperture con filtri per fare defluire il fumo e disperdere poco calore. Con un progetto sostenuto dal Centro Missionario Diocesano e benefattori di Carpaneto ha comperato una grande quantità di letti in legno con materassino. Ogni volta che riparte per il suo Messico ripete a tutti: «In terra di missione è più quello che si riceve di quello che si dà».
Federico Frighi
05/08/2012 Libertà
Catoni ha maturato la decisione di partire come missionario laico dopo la morte della madre, avvenuta nel 1995 e che aveva amorevolmente assistita negli ultimi anni a causa della cecità, con l'aiuto e la solidarietà di amici e volontari. Ha lasciato una bella casa, una fiorente attività artigianale (gestiva un autolavaggio a Piacenza), una vita comoda e sicura, tanti amici ed è partito. Nella missione di Ocotepec prima, in quella di Tuxla è diventato un punto di riferimento importante per gli indigeni, per le suore della missione e per i sacerdoti.
Svolge mansioni di autista, meccanico, agricoltore, allevatore, tiene corsi di meccanografia e dattilografia, collabora nelle attività pastorali della parrocchia principale. Portando avanti la scuola materna cattolica con i servizi della tradizione salesiana e anche un accompagnamento psicologico. «Siamo riusciti ad aprire una mensa comunitaria per 150 bambini - ne va fiero -. Abbiamo costruito letti per le persone malate che prima dormivano invece sulla nuda terra». Ocotepec è situata su di un altopiano, lontano dalle città, con poche e disastrate vie di comunicazione, posta e telefono funzionano male e a fasi alterne, scarsa e irregolare la fornitura di energia elettrica, le abitazioni sono primitive e fatiscenti, estremamente precarie le condizioni igieniche.
Appena arrivato in missione ha trovato una situazione sociale disastrosa, molte persone avevano gravi problemi respiratorie e la aspettativa di vita era molto bassa: le abitazioni erano costruite senza finestre per non disperdere calore e riscaldate con fuoco libero in terra, in mezzo alla abitazione stessa. Attraverso un progetto di esperti dagli Stati Uniti è riuscito a collocare aperture con filtri per fare defluire il fumo e disperdere poco calore. Con un progetto sostenuto dal Centro Missionario Diocesano e benefattori di Carpaneto ha comperato una grande quantità di letti in legno con materassino. Ogni volta che riparte per il suo Messico ripete a tutti: «In terra di missione è più quello che si riceve di quello che si dà».
Federico Frighi
05/08/2012 Libertà
lunedì 20 agosto 2012
San Raimondo, un'oasi dello spirito nel cuore della città
Si apre una nuova era per il convento delle suore benedettine in Corso Vittorio Emanuale. La nuova madre superiora, suor Maria Emmanuelle, nella giornata di ieri ha preso possesso della comunità religiosa di stretta clausura accompagnata dalla madre badessa suor Anna Maria Cànopi, piacentina, originaria di Pecorara e fondatrice del Monastero benedettino Mater Ecclesiae nell'isola di San Giulio, sul lago d'Orta.
E' proprio a suor Cànopi che il Vaticano ha chiesto di aiutare il convento benedettino di Corso Vittorio Emanuele attiguo alla chiesa di San Raimondo.
Suor Cànopi, 81 anni, è una religiosa conosciuta ed apprezzata in Italia, passata alla storia come la voce femminile più potente della Chiesa, dopo aver scritto nel 1993 - prima donna in assoluto - le meditazioni della Via Crucis lette da papa Giovanni Paolo II la sera del Venerdì Santo al Colosseo. E' autrice di molti libri sulla spiritualità monastica e spiritualità cristiana. Ha collaborato all'edizione della Bibbia della CEI, al catechismo della chiesa cattolica e alle edizioni dei nuovi messali e lezionari. E' stata proprio la badessa, nel 1973, a fondare la piccola comunità sull'isola di San Giulio: un monastero impegnato su vari fronti, aperto per dare ospitalità a singoli o a gruppi, siano essi sacerdoti, religiosi, o laici. Nell'abbazia si svolgono ricerche e studi su testi antichi e traduzioni. Vengono elaborati scritti e pubblicazioni a sussidio della Lectio Divina. Si svolge l'attività di restauro di tessuti antichi (arredi, vesti sacre, arazzi). Un monastero di clausura in continua espansione di vocazioni (le religiose sono un'ottantina) al quale è stato chiesto aiuto anche per il convento di Piacenza. Negli ultimi anni hanno infatti "prestato" monache ad almeno una ventina di strutture, garantendone, in molti casi, la sopravvivenza. «Ci hanno chiesto di dare un aiuto fraterno e di carità a questa comunità, è per questo che siamo qui - spiega suor Cànopi -. Il convento di Piacenza è nel centro storico cittadino ed è un bene che nel cuore di ogni città ci siano delle monache che pregano. E' per questo che noi ci teniamo a far sì che questo convento non chiuda».
La comunità di clausura delle benedettine piacentine, con l'arrivo della collaboratrice di suor Cànopi (inviata assieme ad un'altra monaca), porta ad 11 il numero delle religiose ospitate, alcune anziane e in precarie condizioni di salute.
L'obiettivo è quello di rilanciare il convento di San Raimondo come un centro di spiritualità nel cuore di Piacenza, così come una volta era diventato. Nell'ultimo periodo, tuttavia, la comunità aveva sofferto per problemi interni che avevano indotto il Vaticano ad inviare nella struttura sul Corso un visitatore apostolico, una sorta di commissario. Venne designato padre Luigi Tiana, priore del monastero benedettino di Subiaco, che lo scorso inverno incontrò e intervistò le monache del convento (di cui alcune africane). In seguito la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata (uno dei nove dicasteri della curia romana) decise di non spegnere la preziosa esperienza piacentina rivolgendosi alle benedettine della Mater Ecclesiae.
Federico Frighi
10/08/2012 Libertà
E' proprio a suor Cànopi che il Vaticano ha chiesto di aiutare il convento benedettino di Corso Vittorio Emanuele attiguo alla chiesa di San Raimondo.
Suor Cànopi, 81 anni, è una religiosa conosciuta ed apprezzata in Italia, passata alla storia come la voce femminile più potente della Chiesa, dopo aver scritto nel 1993 - prima donna in assoluto - le meditazioni della Via Crucis lette da papa Giovanni Paolo II la sera del Venerdì Santo al Colosseo. E' autrice di molti libri sulla spiritualità monastica e spiritualità cristiana. Ha collaborato all'edizione della Bibbia della CEI, al catechismo della chiesa cattolica e alle edizioni dei nuovi messali e lezionari. E' stata proprio la badessa, nel 1973, a fondare la piccola comunità sull'isola di San Giulio: un monastero impegnato su vari fronti, aperto per dare ospitalità a singoli o a gruppi, siano essi sacerdoti, religiosi, o laici. Nell'abbazia si svolgono ricerche e studi su testi antichi e traduzioni. Vengono elaborati scritti e pubblicazioni a sussidio della Lectio Divina. Si svolge l'attività di restauro di tessuti antichi (arredi, vesti sacre, arazzi). Un monastero di clausura in continua espansione di vocazioni (le religiose sono un'ottantina) al quale è stato chiesto aiuto anche per il convento di Piacenza. Negli ultimi anni hanno infatti "prestato" monache ad almeno una ventina di strutture, garantendone, in molti casi, la sopravvivenza. «Ci hanno chiesto di dare un aiuto fraterno e di carità a questa comunità, è per questo che siamo qui - spiega suor Cànopi -. Il convento di Piacenza è nel centro storico cittadino ed è un bene che nel cuore di ogni città ci siano delle monache che pregano. E' per questo che noi ci teniamo a far sì che questo convento non chiuda».
La comunità di clausura delle benedettine piacentine, con l'arrivo della collaboratrice di suor Cànopi (inviata assieme ad un'altra monaca), porta ad 11 il numero delle religiose ospitate, alcune anziane e in precarie condizioni di salute.
L'obiettivo è quello di rilanciare il convento di San Raimondo come un centro di spiritualità nel cuore di Piacenza, così come una volta era diventato. Nell'ultimo periodo, tuttavia, la comunità aveva sofferto per problemi interni che avevano indotto il Vaticano ad inviare nella struttura sul Corso un visitatore apostolico, una sorta di commissario. Venne designato padre Luigi Tiana, priore del monastero benedettino di Subiaco, che lo scorso inverno incontrò e intervistò le monache del convento (di cui alcune africane). In seguito la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata (uno dei nove dicasteri della curia romana) decise di non spegnere la preziosa esperienza piacentina rivolgendosi alle benedettine della Mater Ecclesiae.
Federico Frighi
10/08/2012 Libertà
venerdì 13 luglio 2012
Lavanda, il nuovo ulivo
(fri) E' stato un successo anche quest'anno la distribuzione della lavanda benedetta, divenuta in questi ultimi 4 luglio il fiore ufficiale di Sant'Antonino. Avere in casa un mazzetto di lavanda di Sant'Antonino sta diventando popolare come tenere sul mobile d'ingresso un rametto del ben più famoso ulivo. Con tutto il rispetto per l'albero della pace. Sono stati oltre 250 i mazzi distribuiti ieri, per tutta la giornata, del patrono dai volontari della parrocchia coordinati da Giovanna Armellini Arata. «Come ogni anno - spiega - abbiamo avuto la lavanda grazie alla disponibilità dell'azienda Fantigrossi-Minoia nei campi di Rallio di Montechiaro». «Con i volontari della parrocchia - continua Armellini Arata - li abbiamo uniti in mazzi messi a disposizione sul sagrato della basilica. Le offerte raccolte verranno utilizzate per le attività parrocchiali, in particolare per il restauro della basilica e del chiostro che oggi è messo in sicurezza ed è diventato un punto di ritrovo per i nostri bambini e anche per concerti». Ma la giornata di ieri è stata anche l'occasione per dire grazie a tutti coloro che hanno contribuito a rendere vive le manifestazioni antoniniane 2012. Lo ha fatto il parroco don Giuseppe Basini, al termine della celebrazione patronale. Il grazie al cardinale Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo «perchè con la sua presenza ha reso ancora più bella e significativa la nostra festa patronale»; grazie «al nostro vescovo Gianni perchè ogni anno in questo giorno ci dona di sperimentare la sua paternità a vicinanza», grazie «anche a tutti coloro che ci hanno aiutato a realizzare importanti progetti di restauro e continuano ad offrire tempo ed energie perchè la nostra parrocchia ritrovi sempre più vivacità ed entusiasmo nel vivere ed annunciare il Vangelo», grazie «ai papà e alle mamme, ai giovani che anche quest'anno hanno raccolto la lavanda per sostenere con il ricavato delle offerte l'opera di restauro dei chiostri, e per lasciare un segno di solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto». Ancora grazie «a tutti coloro che hanno collaborato ad organizzare le manifestazioni antoniniane 2012, all'amministrazione comunale, alla Fondazione di Piacenza e Vigevano, alla Banca di Piacenza, alla Camera di Commercio, a Taverna Inn e a tutte le altre realtà che hanno contribuito».
05/07/2012 Libertà
05/07/2012 Libertà
Argomenti
Puljic,
Sant'Antonino
Puljic: le vostre chiese hanno un'anima
Nella sua tre giorni piacentina il cardinale Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo, ha avuto la possibilità di visitare alcune delle bellezze architettoniche della città.
«Queste sono chiese che hanno un'anima» ha detto davanti a Santa Maria di Campagna. Qui, ad accoglierlo, c'era il vice guardiano padre Cesare Tinelli che ha guidato in cardinale in una dotta ma anche simpatica visita tra le ricchezze del santuario mariano: dagli affreschi del Pordenone ai raggi cosmici che penetrerebbero in chiesa dal lucernario della cupola.
In precedenza il cardinale aveva visitato il Duomo condotto nella chiesa madre della diocesi dal parroco monsignor Anselmo Galvani e dall'archivista Tiziano Fermi. Significativi gli incontri con il penitenziere monsignor Pietro Bonatti e il cardinale scalabriniano Velasio De Paolis, in città per tenere degli esercizi spirituali. Il cardinale Puljic si è poi raccolto in preghiera proprio sulla tomba del Beato Giovanni Battista Scalabrini, vescovo degli emigranti. Curioso l'incontro con un missionario in pensione, il poliglotta padre Ludovico Muratori, che ha recitato una filastrocca in lingua slava davanti ad un divertito cardinale puljic. Commossa la visita all'archivio storico del Duomo. «Noi non abbiamo più memoria - ha detto il cardinale - l'impero ottomano ha distrutto tutto». C'è il tempo per un caffè espresso sotto i portici di piazza Duomo con annessa lezione sul caffè turco, poi la visita al ricco scrigno d'arte e spiritualità del Collegio Alberoni, accolto dalla professoressa Anna Braghieri, presidente dell'Opera Pia.
07/07/2012 Libertà
Sant'Antonino, arrivederci a Sarajevo!
«Sono molto ammirato per questa celebrazione di Sant'Antonino martire in questa basilica, ma sono anche molto grato per aver conosciuto questa città e questa diocesi. Vorrei che questa mia visita creasse un ponte tra Piacenza e Sarajevo».
Il cardinale Vinko Puljic, l'arcivescovo di Sarajevo che rimase nella capitale della Bosnia Erzegovina durante l'assedio più lungo della storia moderna, saluta così i piacentini dopo 48 ore trascorse all'ombra del Duomo. Lo fa dal pulpito della basilica di Sant'Antonino, alla sua destra il vescovo Gianni Ambrosio, alla sua sinistra il parroco don Giuseppe Basini. Parla all'inizio e alla fine della celebrazione. Si vede che è contento e soddisfatto dell'accoglienza ricevuta e lo dirà anche dopo, in sacrestia, una volta smessi i paramenti ed indossata la veste cardinalizia nera con la fascia e lo zucchetto rossi. Puljic è una persona concreta e non lascia Piacenza con un saluto di circostanza.
«Grazie al fraterno invito del vostro vescovo Gianni Ambrosio e del parroco don Giuseppe Basini - dice all'inizio della messa patronale, nel suo simpatico italiano imparato da autodidatta, ascoltando Radio Vaticana - quest'anno celebro insieme a voi la festa del vostro grande patrono Sant'Antonino Martire. Nella sala dei Teatini, nella conversazione con il direttore Gaetano Rizzuto (martedì sera, ndr.), ho cercato di spiegare che cosa significa essere cristiano nella multietnica e multireligiosa Bosnia Erzegovina dopo la guerra dal 1991 al 1995, nata dalla disgregazione della ex Jugoslavia. Oggi, in questa antica basilica che si può considerare un orgoglio di Piacenza, celebriamo la festa del martirio di Sant'Antonino, patrono della città».
«Qui vivono tanti cittadini della Bosnia Erzegovina che ci sono vicini - osserva poi a conclusione della celebrazione - ma anche i piacentini possono dare il loro segnale di amicizia e vicinanza per aiutare ad appoggiare i nostri cattolici in Bosnia Erzegovina a rimanere nel loro paese, a restaurare le loro case e dare loro il coraggio di rimanere a vivere in Bosnia Erzegovina».
«Vi voglio ringraziare per la vostra vicinanza specialmente durante e dopo la guerra, con la vostra Caritas impegnata nella diocesi di Banja Luka - ci tiene ad evidenziare il cardinale -, ma non dimenticatevi di noi che vogliamo sopravvivere nel nostro paese, costruire pace e uguaglianza nel nostro paese; non dimenticate i cattolici di Bosnia Erzegovina, noi viviamo insieme musulmani, ebrei, ortodossi; tutti abbiamo bisogno di una pace giusta e una società civile prospera». «Noi cattolici - prosegue Puljic - siamo grati alla Cei (Conferenza episcopale italiana) per l'aiuto che ci ha dato, in modo particolare per il sostegno e il mantenimento delle scuole cattoliche che sono scuole interetniche nelle quali offriamo insegnamenti per i bambini e i ragazzi delle diverse confessioni». Ancora: «Tutti noi in Bosnia Erzegovina siamo grati alle persone di buona volontà che ci visitano e mostrano un sincero interesse nei nostri confronti. Ci aiuti Sant'Antonino martire e patrono di Piacenza, sia per tutti noi esempio e testimonianza della fede aperta in Dio. Grazie per tutto e arrivederci in Sarajevo». Magari in occasione dell'incontro mondiale per la pace che la Comunità di Sant'Egidio ha promosso dal 9 all'11 settembre prossimi nella capitale della Bosnia Erzegovina. Un incontro con tutti i capi delle religioni per portare a Sarajevo lo spirito di Assisi. «Vogliamo dare un segno forte al mondo - ha detto il cardinale nella serata ai Teatini - che le religioni possono convivere se c'è rispetto l'uno dell'altro».
fed. fri.
05/07/2012 Libertà
Il cardinale Vinko Puljic, l'arcivescovo di Sarajevo che rimase nella capitale della Bosnia Erzegovina durante l'assedio più lungo della storia moderna, saluta così i piacentini dopo 48 ore trascorse all'ombra del Duomo. Lo fa dal pulpito della basilica di Sant'Antonino, alla sua destra il vescovo Gianni Ambrosio, alla sua sinistra il parroco don Giuseppe Basini. Parla all'inizio e alla fine della celebrazione. Si vede che è contento e soddisfatto dell'accoglienza ricevuta e lo dirà anche dopo, in sacrestia, una volta smessi i paramenti ed indossata la veste cardinalizia nera con la fascia e lo zucchetto rossi. Puljic è una persona concreta e non lascia Piacenza con un saluto di circostanza.
«Grazie al fraterno invito del vostro vescovo Gianni Ambrosio e del parroco don Giuseppe Basini - dice all'inizio della messa patronale, nel suo simpatico italiano imparato da autodidatta, ascoltando Radio Vaticana - quest'anno celebro insieme a voi la festa del vostro grande patrono Sant'Antonino Martire. Nella sala dei Teatini, nella conversazione con il direttore Gaetano Rizzuto (martedì sera, ndr.), ho cercato di spiegare che cosa significa essere cristiano nella multietnica e multireligiosa Bosnia Erzegovina dopo la guerra dal 1991 al 1995, nata dalla disgregazione della ex Jugoslavia. Oggi, in questa antica basilica che si può considerare un orgoglio di Piacenza, celebriamo la festa del martirio di Sant'Antonino, patrono della città».
«Qui vivono tanti cittadini della Bosnia Erzegovina che ci sono vicini - osserva poi a conclusione della celebrazione - ma anche i piacentini possono dare il loro segnale di amicizia e vicinanza per aiutare ad appoggiare i nostri cattolici in Bosnia Erzegovina a rimanere nel loro paese, a restaurare le loro case e dare loro il coraggio di rimanere a vivere in Bosnia Erzegovina».
«Vi voglio ringraziare per la vostra vicinanza specialmente durante e dopo la guerra, con la vostra Caritas impegnata nella diocesi di Banja Luka - ci tiene ad evidenziare il cardinale -, ma non dimenticatevi di noi che vogliamo sopravvivere nel nostro paese, costruire pace e uguaglianza nel nostro paese; non dimenticate i cattolici di Bosnia Erzegovina, noi viviamo insieme musulmani, ebrei, ortodossi; tutti abbiamo bisogno di una pace giusta e una società civile prospera». «Noi cattolici - prosegue Puljic - siamo grati alla Cei (Conferenza episcopale italiana) per l'aiuto che ci ha dato, in modo particolare per il sostegno e il mantenimento delle scuole cattoliche che sono scuole interetniche nelle quali offriamo insegnamenti per i bambini e i ragazzi delle diverse confessioni». Ancora: «Tutti noi in Bosnia Erzegovina siamo grati alle persone di buona volontà che ci visitano e mostrano un sincero interesse nei nostri confronti. Ci aiuti Sant'Antonino martire e patrono di Piacenza, sia per tutti noi esempio e testimonianza della fede aperta in Dio. Grazie per tutto e arrivederci in Sarajevo». Magari in occasione dell'incontro mondiale per la pace che la Comunità di Sant'Egidio ha promosso dal 9 all'11 settembre prossimi nella capitale della Bosnia Erzegovina. Un incontro con tutti i capi delle religioni per portare a Sarajevo lo spirito di Assisi. «Vogliamo dare un segno forte al mondo - ha detto il cardinale nella serata ai Teatini - che le religioni possono convivere se c'è rispetto l'uno dell'altro».
fed. fri.
05/07/2012 Libertà
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