lunedì 6 ottobre 2008

Falsi restauratori, parrocchie prese di mira

Piacenza - False imprese artigiane si propongono a parroci o amministratori parrocchiali per lucidare o, in generale, rinnovare candelieri, calici o altri oggetti metallici sacri in oro e argento. L’allarme viene direttamente dalla Curia di Piacenza-Bobbio con don Giuseppe Lusignani, direttore dell’Ufficio per i beni culturali ecclesiastici. A parte la discutibile perizia con cui vengono assolti i lavori, la truffa sta anche nel prezzo. «Diversi sono stati i casi in cui dai 500 euro al pezzo proposto per la lavorazione si è passati ai 6.000 euro - osserva don Lusignani -. Giocano sull’ambiguità. Prima dicono che fanno il lavoro per 500 euro, poi salta fuori che sono al pezzo e dunque se uno ha dato, ad esempio, cinque candelieri si arriva a 2.500 euro». Ma non è tutto: «I candelieri ed altri oggetti sacri possono essere smontati in più parti. Morale: anche queste diventano pezzi e contribuiscono a far lievitare di molto il conto finale». Si tratta di un fenomeno che va avanti da una decina d’anni. «Ci sono state anche delle denunce alle autorità competenti - osserva -, però ultimamente il fenomeno è riapparso in modo preoccupante». In tutta la diocesi ma in particolare, nell’ultimo periodo, in Valtrebbia. «Molteplici sono stati gli interventi - continua don Lusignani - che hanno danneggiato sensibilmente ed irrimediabilmente preziosi oggetti testimonianze dirette di stile ed arte passate. Invitiamo parroci e amministratori parrocchiali a diffidare di questi personaggi senza scrupoli e, quando se ne presentasse la necessità, a contattare l’Ufficio dei beni culturali della diocesi». In Curia esiste una sorta di albo di specialisti nel trattamento conservativo o di restauro degli oggetti sacri. Esperti fidati e accreditati presso la diocesi.
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Il testo integrale su Libertà del 9 ottobre 2008

Ambrosio nella commissione per i laici

Piacenza - Il Consiglio Episcopale Permanente della Cei ha nominato il vescovo Gianni Ambrosio membro della Commissione episcopale per il laicato.

domenica 5 ottobre 2008

Ambrosio: San Francesco, memoria di un popolo

Piacenza - «Noi oggi sappiamo custodire con cura quei valori di grande umanità, di solidarietà fattiva che derivano anche dal francescanesimo e che hanno fatto grande nel corso dei secoli il nostro popolo? Oggi siamo ancora in grado di accogliere lo sguardo di Francesco sul mistero della vita umana? Siamo in grado di fare nostra l’ispirazione evangelica che ha segnato tutta la sua vita? La memoria di San Francesco è la memoria del nostro popolo italiano». Sono le parole del vescovo Gianni Ambrosio che ieri pomeriggio ha celebrato la solennità di San Francesco, patrono d’Italia. La messa con il vescovo segnava il culmine della Settimana Francescana ma anche uno degli appuntamenti più importanti di un anno che per la basilica rappresenta il 730esimo dalla sua fondazione (avvenuta nel 1278).
«Francesco coglie in Gesù Cristo il senso della sua vita - dice Ambrosio -. Si fa semplicemente “uomo del Vangelo”, come lo definisce Tommaso da Celano». È il concetto guida delle parole del vescovo, che riemergerà più volte nel corso dei quindici minuti di omelia. «Per Francesco, il Vangelo era il cuore della sua esistenza - continua il presule -. Nei pochi scritti che ci ha lasciato ha citato il Vangelo per 156 volte. Tolto il Vangelo dai suoi scritti, così ha affermato uno studioso, Ezio Franceschini, già rettore della Cattolica del Sacro Cuore, non resterebbe nulla poiché le sue stesse parole, non sostenute da quelle di Gesù, sarebbero “parole senz’anima”». «Afferrato e conquistato da Cristo - prosegue -, vuole rinunciare a tutto pur di far posto nella sua vita al Signore Gesù. Sempre Tommaso da Celano lo chiama il “nuovo evangelista”. La sua vita è come un racconto semplice e limpido del Vangelo di Gesù. Nella ultima volontà inviata a santa Chiara scrisse: “Io, piccolo frate Francesco, voglio seguire la vita e la povertà dell’altissimo signore Nostro Gesù Cristo e della sua Santissima Madre». «Ciò che affascina Francesco - sottolinea - non è una qualsiasi povertà e neppure un ideale di povertà, bensì il seguire la vita e la povertà dell’altissimo Signore.
In nome del Vangelo». Durante l’offertorio il Comune di Piacenza, per mano del sindaco Reggi, ha donato al vescovo, l’olio che serve a tenere viva la lampada perpetua nella cappella del santo, dietro all’altare della basilica piacentina.
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà del 5 ottobre 2008

sabato 4 ottobre 2008

Corrado, santo dimenticato

Piacenza - Per un anno i vescovi dell’Emilia-Romagna si sono dimenticati di San Corrado non inserendolo nel calendario liturgico regionale. Per un anno i devoti sono rimasti zitti zitti, masticando amaro per la dimenticanza, ma rimanendo nell’obbedienza. Oggi, alla vigilia della pubblicazione del nuovo direttorio liturgico, escono allo scoperto e rivolgono un appello ai presuli affinché la memoria venga ripristinata. «È una memoria facoltativa ma nel direttorio nazionale c’è sempre stata e non capisco perché in quella regionale San Corrado ogni tanto scompaia». A parlare e Umberto Battini, piacentino, sacrestano del Duomo di Fidenza, nonchè legatus itineris della Compagnia di Sigerico, il gruppo che in provincia raccoglie i devoti a San Corrado. «La Regione Pastorale Emilia-Romagna - spiega Battini - pubblica ogni anno, per mandato dei vescovi, il direttorio e calendario liturgico». Si tratta di una guida-calendario che serve alle parrocchie di ogni diocesi della regione per indicare quale tipo di messa va fatta ogni giorno dell’anno.«Purtroppo nel direttorio 2007/2008 - evidenzia Battini - al 19 febbraio, Festa di San Corrado non c’è più niente, si riporta solo: Febbraio 2008-19 martedì, feria (verde) colore liturgico, messa a scelta, lez. feriale». In pratica il sacerdote deve celebrare la messa con i paramenti verdi senza fare menzione della solennità di San Corrado perché il calendario non lo dice. Diversamente, come fanno notare i devoti della Compagnia di Sigerico, il direttorio 2006-2007. «Il Calendario riportava: Liturgia ore della feria, Febbraio 2007 -19 lunedì, feria (verde) colore liturgico, messa a scelta, lez. feriale; Piacenza-Bobbio: memoria di San Corrado Confalonieri, eremita (bianco), messa e Liturgia ore della memoria; frati minori dell’Emilia Romagna: memoria di San Corrado da Piacenza, O F S (bianco)». Il che significa che nella diocesi di Piacenza-Bobbio e i frati minori dell’Emilia Romagna celebrano la solennità di San Corrado e lo fanno indossando paramenti specifici, di colore bianco.Da qui nasce l’appello affinché la ricorrenza del santo sia inserita nel calendario liturgico regionale per l’anno 2008-2009. Un appello riportato anche sul sito dei devoti a San Corrado (araldosancorrado.blogspot.com) che unisce sul web i devoti, da Calendasco (dove nacque San Corrado Confalonieri nel 1290) a Noto (dove morì nel 1351).
Federico Frighi

Il testo integrale su LIbertà del 3 ottobre 2008

SCUOLA/Messa d'inizio anno con il vescovo

Piacenza - L'Ufficio per la pastorale scolastica della diocesi ha programmato per il giorno 8 ottobre 2008, mercoledì, alle ore 15, in Duomo, la celebrazione della Messa per l'inizio dell'anno scolastico, celebrazione presieduta dal Vescovo.
Al termine della Messa docenti e Dirigenti Scolastici sono invitati ad un breve incontro con il Vescovo stesso. Sono pure invitati gli studenti con i loro genitori, i docenti e tutti gli operatori scolastici. Per ulteriori informazioni i giornalisti possono rivolgersi al responsabile dell'Ufficio scuola, il diacono prof. Giovanni MarchioniVia Gramsci 60 29100 Piacenza0523-451858333-7541966.

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

Al via il corso sul Gesù storico e i quattro vangeli

Piacenza - Il SAE (Segretariato Attività Ecumeniche), l’ associazione che da più di trent’ anni opera sul territorio per la formazione e il dialogo tra i cristiani delle diverse confessioni, organizza un corso biblico sul tema “Il Gesù storico e i quattro vangeli. Problematica storica e teologica”.
Il tema è di sicuro interesse non solo per i cristiani di tutte le confessioni impegnati a dare ragione della loro fede, ma anche a livello culturale generale: infatti, negli ultimi tempi si è intensificato attraverso i mass media il dibattito sul Gesù storico, che ha provocato in tanti molta confusione; di qui la necessità di affrontare in modo serio il tema: il Gesù dei singoli vangeli è da considerarsi quel Gesù che ha percorso le strade della Palestina in un contesto storico preciso? E qual è il rapporto tra il Gesù storico e il Cristo morto e risorto su cui si fonda la fede cristiana?
Il corso, aperto a tutti, avrà la guida competente e sicura di Padre Giuseppe Testa, docente di Sacra Scrittura al Collegio Alberoni, e si terrà il primo sabato di ogni mese per una serie di otto incontri (da ottobre a maggio) presso la Casa della Giovane, in Via San Nazaro, 2, dalle 15.30 alle 17.30. Il primo incontro si tiene oggi, sabato, 4 ottobre.
Il SAE comunica che la partecipazione a questa attività per gli insegnanti di tutte le discipline è riconosciuta come aggiornamento, in quanto l’ associazione, a livello nazionale, ha ottenuto l’ accreditamento tra gli enti formatori da parte del Ministero dell’ Istruzione.

giovedì 2 ottobre 2008

Incendiato l'oratorio di Chero, denunciati quattro giovani

Piacenza - Volevano punire altri coetanei, con i quali in passato avevano avuto un litigio all’interno del salone parrocchiale di Chero, nel Comune di Carpaneto Piacentino, i quattro giovani, un maggiorenne e tre minorenni, che il 30 settembre scorso, intorno alle ore 13 hanno appiccato un incendio all’interno della struttura, distruggendo suppellettili e danneggiando seriamente le strutture murarie. Un 18enne, un 17enne e due 16enni tutti studenti abitanti nel comune di Cadeo (PC), sono stati denunciati dai carabinieri di Fiorenzuola in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Piacenza e quella Minorile di Bologna.
I danni provocati sono valutati intorno ai quindicimila euro.

NOMINE/Padre Devis Rocco a Fiorenzuola

Comunicato della Cancelleria vesvovile

Con Atto proprio dell’Ordinario diocesano in data 22 settembre 2008 il M.R. Rocco padre Devis OCD è stato nominato vicario parrocchiale della parrocchia di San Fiorenzo in Fiorenzuola d’Arda, Provincia di Piacenza. Lascia i precedenti incarichi.

Con Atto proprio dell’Ordinario diocesano in data 22 settembre 2008 il M. R. Illica don Giuseppe, parroco di Castelsangiovanni, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia dei SS. Antonio e Savino in Fontana Pradosa, Comune di Castelsangiovanni, Provincia di Piacenza, resasi vacante in seguito alla rinuncia legittimamente accettata dell’ultimo titolare il M. R. Bocedi don Vittorio.

Con Atto proprio dell’Ordinario diocesano in data 22 settembre 2008 il M. R. Gaggero don Luigi, parroco di Casanova Val Tidone, è stato nominato per il quinquennio 2008-2013 cappellano della Casa di Riposo Mons. Castagnetti in Pianello Val Tidone, Provincia di Piacenza. Mantiene i precedenti incarichi.

Con Atto proprio dell’Ordinario diocesano un data 24 settembre 2008 il M. R. Cattadori don Francesco, è stato nominato parroco della parrocchia di San Pietro Apostolo in Saliceto, Comune di Cadeo, Provincia di Piacenza, “sede vacante” di cui attualmente era amministratore parrocchiale. Mantiene i precedenti incarichi.

Con Atto proprio dell’Ordinario diocesano in data 24 settembre 2008 il prof. Giovanni Marchioni, diacono permanente, è stato confermato per il quinquennio 2008-2013 nell’incarico di direttore dell’Ufficio per la Pastorale Scolastica.

Piacenza, dalla Curia Vescovile,

martedì 30 settembre 2008,

il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi

mercoledì 1 ottobre 2008

Cristiani e musulmani, alla ricerca di una parola comune

Piacenza - “Tra noi e voi. Alla ricerca di una ‘parola comune’ tra cristiani e musulmani”. E' il tema del convegno in programma mercoledì 8 ottobre alle ore 21 al Cinema President a Piacenza. Alla serata interverranno il gesuita Samir Khalil Samir, esperto di islam, e l’imam di Milano Yahya Sergio Yahe Pallavicini. La serata è promossa dalla Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso in collaborazione con il Nuovo Giornale, settimanale della diocesi di Piacenza – Bobbio.

venerdì 26 settembre 2008

Il vescovo Ambrosio riceve il Duca di Parma

Domani pomeriggio, sabato 27 settembre, alle ore 16,30, a Palazzo Vescovile, una delegazione guidata dal duca Carlo Ugo di Borbone Parma consegnerà al vescovo monsignor Gianni Ambrosio l’onorificenza di Senatore di Gran Croce del Sacro Angelico Imperiale Ordine Costantiniano di San Giorgio. Prima della cerimonia ufficiale, il Duca incontrerà in forma privata il vescovo monsignor Ambrosio.

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

Morto monsignor Balducci, una vita contro il demonio


Monsignor Corrado Balducci, una vita spesa a lottare contro il diavolo, demonologo e teologo, esorcista della diocesi di Roma, e' morto a 85 anni, il 20 settembre, ma la notizia e' stata diffusa solo ad esequie avvenute per volere dei familiari. In questa foto lo si ritrae assieme al piacentino monsignor Antonio Lanfranchi in una conferenza tenutasi lo scorso anno a Sarsina, la diocesi (Cesena-Sarsina) di cui Lanfranchi è vescovo.

Un sito su San Corrado

Devoti di Calendasco segnalano il sito
del San Corrado piacentino, cui partecipano laici e religiosi da Noto, Roma e Piacenza.
Si chiama l'Araldo di San Corrado e riporta notizie sulle attività dei gruppi.

venerdì 19 settembre 2008

CARITAS/La prima volta di un non sacerdote

Piacenza - Per la prima volta da quasi quarant’anni a questa parte il direttore della Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio non è un sacerdote ma un laico (sia pur consacrato). Il vescovo Gianni Ambrosio ha nominato il diacono Giuseppe Chiodaroli alla guida di quella che può essere a ragione chiamata la holding della carità piacentina. Sostituisce monsignor Giampiero Franceschini che a 69 anni torna a fare il parroco, stavolta in San Savino. Lo ha reso noto la Curia di piazza Duomo con una comunicazione ufficiale firmata dal cancelliere vescovile don Mario Poggi. Comunicazione in cui si fa sapere che, con sei decreti vescovili distinti, monsignor Gianni Ambrosio ha nominato altrettante persone in posti chiave dell’organigramma ecclesiastico diocesano. I decreti risalgono a venerdì 12 settembre scorso ma sono stati pubblicati solo ieri mattina: sette giorni dopo. Con la scelta di Chiodaroli al vertice della Caritas fino al 2013, monsignor Ambrosio compie una piccola rivoluzione nella diocesi piacentina. Mette un non sacerdote in un posto che da quasi quarant’anni a questa parte era stato occupato da don Giuseppe Venturini prima, don Mauro Stabellini poi e, infine, da monsignor Franceschini. Solo il vescovo Enrico Manfredini osò di più: mise alla guida della Caritas diocesana una coppia di laici sposati, Umberto Chiappini e Giulia Vaciago. Se allora fu un caso probabilmente unico in Italia, oggi, a dire il vero, la mossa di Ambrosio si adegua a quelle di molti altri vescovi che hanno già nominato a capo dell’ufficio diocesano della carità laici o diaconi permanenti. Giuseppe Chiodaroli, 59 anni, già sindacalista, nel 1994 fu candidato al senato per il collegio di Piacenza. Non venne eletto, ma con la coalizione di centro Patto per l’Italia ottenne un lusinghiero 15,2 per cento. Era già diacono, essendo stato ordinato il 26 maggio del 1985. Coniugato, con tre figli, vive a San Rocco al Porto dove svolge il ministero presso la locale parrocchia in diocesi di Lodi. Oltre a collaborare con l’associazione La Ricerca, Chiodaroli è oggi conosciuto per essere il direttore dello Svep (il centro servizi del volontariato). Strettamente collegati i destini di monsignor Giampiero Franceschini e don Gianmarco Guarnieri. Il primo, dopo 12 anni di direzione della Caritas diocesana, ritorna in parrocchia. Il vescovo lo ha nominato alla guida di San Savino. Manterrà anche l’incarico di direttore dell’ufficio missionario diocesano. Da San Savino se ne va invece, dopo sette anni, don Guarnieri. Il 52enne sacerdote originario di Gropparello è stato nominato direttore spirituale del seminario vescovile di Piacenza conservando il medesimo incarico presso il Collegio Alberoni. Altre nomine importanti: don Paolo Mascilongo (39 anni, vicario parrocchiale di San Nicolò) sarà direttore dell’Ufficio catechistico diocesano per il quinquennio 2008-2013 al posto di don Riccardo Lisoni; don Francesco Cattadori (amministratore parrocchiale di Saliceto) direttore dell’Ufficio pastorale del matrimonio e della famiglie per il quinquennio 2008-2013 al posto di don Franco Capelli che è stato riconfermato consulente ecclesiastico dell’Istituto “La Casa” di Piacenza, sempre per il quinquennio 2008-2013, conservando la mansione di parroco nella chiesa di San Vittore.
Federico Frighi

DUOMO/Le formelle rivivono grazie ai disabili

Piacenza - (fri) Le otto formelle del duomo di Piacenza rivivono per la prima volta, a grandezza quasi naturale, dalle mani di nove cittadini disabili del centro diurno riabilitativo “Il Faro” (di via Buozzi) che le candidano a souvenir della città. È il cosìddetto ciclo dei Paratici (delle Corporazioni): opere d’arte forse meno conosciute di altre ma certamente tra le più significative della cattedrale di Piacenza. Le firme (scolpite sulle colonne) di coloro che, quasi mille anni fa, contribuirono a realizzare un’opera grandiosa che ancora oggi rimane non solo come presenza religiosa principale della Chiesa piacentina, ma un simbolo di come alla sua realizzazione abbia contribuito l’intera società civile del tempo. Ciabattini, carradori (i meccanici dei carri), mercanti di stoffa, calzolai, tintori, fornai, pellegrini hanno sentito «motivo di fierezza poter partecipare all’edificazione del tempio», come ha scritto il vescovo Luciano Monari in un passo del libro “Non mi vergogno del Vangelo”.
L’idea di riprodurre le formelle spiegano gli educatori Ausl, Enzo Dolcini e Stefania Reboli, è nata qualche tempo fa un poco in sordina ed ha ricevuto la benedizione dello stesso vescovo Monari. «Cercavamo un oggetto che potesse assumere in sè la caratteristica della piacentinità e la facilità della lavorazione - evidenzia Dolcini - abbiamo visto le otto formelle fotografate in bianco e nero in una vetrinetta del Duomo e ci siamo ispirati». La loro riproduzione, in terracotta o in gres, rappresenta un’attività di manipolazione molto semplice che possono appunto fare anche coloro che soffrono di gravi disabilità.
La creta viene applicata su stampi in gesso (regalati da un volontario miniaturista), cotta in un piccolo forno realizzato nella struttura di via Buozzi e successivamente antichizzata. Un percorso, tra cottura e preparazione finale, della durata di un paio di settimane per formella. Il gruppo dei disabili adulti dalla nascita è formato da nove persone dai 40 ai 60 anni. Il ricavato delle offerte per le formelle viene utilizzato per la vita del centro. Un esempio? «Partiamo tutti quanti col pullmino ed andiamo in pizzeria a mangiarci una pizza. Tutto viene condiviso».

Il testo integrale su Libertà del 18 settembre 2008

giovedì 18 settembre 2008

2° ANNIVERSARIO/Suor Leonella ci insegna il perdono

Piacenza - (fri) «Perdono, perdono, perdono». Ormai in tanti conoscono le ultime parole di suor Leonella Sgorbati, pronunciate prima di morire in un agguato in Somalia due anni fa per mano ignota. Ieri sera, nella cripta della cattedrale, è iniziata con quelle parole la santa messa in ricordo della religiosa piacentina. Ad officiarla, il vicario generale monsignor Lino Ferrari. «Suor Leonella, con la sua vita e il suo sacrificio - ha osservato il vicario - ci ha insegnato molto: prima di tutto a fare le cose per amore. Non è l’opera in sé, pur grande che sia, ad aver valore davanti a Dio, ma l’amore che la permea». Poi il perdono: «Le suore della sua congregazione, in memoria di suor Leonella, hanno voluto fare il voto di perdono e non violenza. Un atteggiamento di cui c’è tanto bisogno nella nostra società a cominciare dalle famiglie». Ancora: «Suor Leonella ci ha insegnato a confrontarci con il martirio; il Signore ci chiede un sì totale anche con il dono della morte». Poi i grandi orizzonti: «Erano quelli che viveva suor Leonella in missione. Diversamente da quelli che viviamo noi, chiusi magari in nome della sicurezza personale». Infine il richiamo all’ecumenismo: «In Somalia viveva assieme ai musulmani. Musulmana era la sua guardia del corpo morta nell’agguato mentre con il suo corpo ha cercato fino all’ultimo di proteggerla. È importante che nelle nostre comunità ci si accorga del dono della fede che ci può essere negli altri».

Il testo integrale su Libertà di oggi, 18 settembre 2008

NOMINE/ Don Cattadori all'ufficio matrimonio e famiglie

Piacenza - (fri) Sarà un frate francescano ad occuparsi per la diocesi di Piacenza-Bobbio del matrimonio e delle famiglie. La nomina di don Francesco Cattadori, già professo dell’ordine dei frati minori ed incardinato a Piacenza-Bobbio dal luglio del 2007, verrà resa nota sull’edizione de il Nuovo Giornale in uscita domani, assieme ad altri decreti vescovili. Il settimanale cattolico è l’organo ufficiale della diocesi di Piacenza-Bobbio, ragion per cui l’ufficialità si avrà solo con la pubblicazione su quelle colonne. Don Cattadori prenderà il posto di don Franco Capelli alla guida dell’Ufficio diocesano per il matrimonio e la famiglia. Don Francesco Cattadori, 67 anni, attualmente è amministratore parrocchiale di Saliceto. In passato è stato per alcuni anni segretario personale del vescovo Enrico Manfredini. Nei primi anni Settanta accompagnò il presule in Uganda e contribuì a porre le basi del movimento di Africa Mission. Prima di indossare il clergyman diocesano, con il saio francescano è stato per qualche tempo rettore della basilica di Santa Maria degli Angeli nei pressi di Assisi. Tra i compiti dell’ufficio che andrà a dirigere il collegamento con la pastorale familiare della Regione Emilia Romagna, il coordinamento dell’attività rivolta alla formazione dei fidanzati, la proposta di momenti di spiritualità per coppie di sposi e famiglie in collaborazione in particolare con il centro vocazionale.

Il testo integrale su Libertà di oggi, 18 settembre 2008

NOMINE/Ufficiale: Chiodaroli direttore della Caritas

Comunicato diocesi di Piacenza-Bobbio



Con Atti propri di S.E. Mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, in data 12 settembre 2008 sono stati nominati:

* il M. R. Franceschini don Giampiero parroco della parrocchia di San Savino vescovo in Piacenza, resasi vacante in seguito a trasferimento ad altro incarico dell´ultimo titolare il M. R. Guarnieri don Gianmarco;

* il M. R. Guarnieri don Gianmarco direttore spirituale del Seminario vescovile di Piacenza, conservando il medesimo incarico presso il Collegio Alberoni;

* il M. R. Cattadori don Francesco direttore dell´Ufficio pastorale del matrimonio e della famiglia per il quinquennio 2008-2013;

* il M. R. Capelli don Franco consulente ecclesiastico dell´Istituto "La Casa di Piacenza" per il quinquennio 2008-2013;

* il M. R. Mascilongo don Paolo direttore dell´Ufficio catechistico diocesano per il quinquennio 2008-2013;

* Chiodaroli Giuseppe, diacono permanente della nostra diocesi, direttore della Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio per il quinquennio 2008-2013.

Piacenza, dalla Curia vescovile,

17 settembre 2008

il Cancelliere Vescovile

don Mario Poggi

mercoledì 17 settembre 2008

Mensa Caritas, pronto in tavola anche a cena

Piacenza - (fri) Le richieste sono talmente tante che il progetto di raddoppiare la mensa della Fraternità, maturato lo scorso giugno, oggi sta per diventare realtà. I poveri, i bisognosi, gli sfortunati riceveranno un pasto caldo non solo a pranzo come già accade oggi, ma anche a cena. Attualmente sono una quarantina gli ospiti serviti a tavola nella struttura della Caritas diocesana in via San Vincenzo. Per la cena o accettano un sacchetto con i viveri o si arrangiano come possono. Verosimilmente dal mese di ottobre avrà inizio il servizio serale, con le stesse modalità di quello diurno. I pasti offerti raddoppieranno portandosi dai circa 11mila annui ai 22mila. Un impegno importante al quale la Caritas diocesana dovrà far fronte non solo con significative risorse economiche ed alimentari, ma anche umane. Leggasi volontari. Per questo impegno si stanno chiamando a raccolta tutti coloro che sono disponibili: non solo quelli legati alla Caritas ma anche alle parrocchie, soprattutto del centro storico. In particolare dell’Unità pastorale 1 - comprende le parrocchia della cattedrale, di San Paolo, di San Savino, di Sant’Anna, di Sant’Antonino -, all’interno della quale esiste una commissione per la mensa serale dei poveri. In questi giorni sono state fissate le date dei primi incontri di formazione per coloro che desiderano prestare servizio alla mensa di via San Vincenzo. Incontri ai quali è necessario partecipare. Il primo è un mini-corso di un paio d’ore sulle norme igienico-sanitarie, che l’Azienda Usl di Piacenza impone per poter svolgere il servizio in cucina e in mensa. Chi pensa di potervi partecipare, deve iscriversi urgentemente lasciando i propri dati alla Casa della Carità, in via Vescovado 9 (tel. 0523/327300). Il breve corso si terrà sabato 27 settembre alle ore 9 nella sede dell’Azienda Usl (Barriera Milano) nell’aula di formazione (al quinto piano).I successivi appuntamenti sono due serate proposte dalla Commissione mista Unità pastorale 1 - Caritas diocesana sullo stile, le motivazioni e le problematiche del nuovo servizio. Si terranno lunedì 6 e lunedì 13 ottobre alle ore 21, nella sala parrocchiale di Sant’Antonino in via San Vincenzo (sopra la mensa della fraternità). L’apertura serale della mensa è stata resa possibile anche grazie all’apporto dei missionari scalabriniani e del circuito Piacenza Solidale.

Il testo integrale su Libertà di oggi, 17 settembre 2008

martedì 16 settembre 2008

ANGIL DAL DOM 3/Monsignor Eliseo Segalini: ecco perché la croce è amore assoluto

Monsignor Eliseo Segalini, presidente del capitolo della cattedrale di Piacenza-Bobbio ha celebrato domenica scorsa la messa per l'Angil dal Dom, in occasione della ricorrenza per l'esaltazione della Croce. Ecco alcuni passi della sua appassionata omelia.

Certo Gesù avrebbe potuto morire per noi in modi diversi, ma ha quasi obbedtito ad un simbolismo molto significativo. Fin dall'antichità pagana la croce ha un significato cosmico per le quattro dimensioni che contiene. Il cristianesimo primitivo le dà un significato nuovo. Gesù ha allargato le braccia riunendo giudei e pagani in un solo popolo nuovo, esprimendo così un amore che supera e sorpassa ogni conoscenza. Ma è soprattutto significativo il brano evangelico scelto per questa scelta: un passo del colloquio tra Gesù e Nicodemo, dove Gesù dice che bisogna rinascere dall'alto per entrare nella salvezza. Nel brano Gesù interpreta come simbolo di se stesso elevato sulla croce quello che Mosè aveva fatto nel deserto per salvare gli ebrei che mormoravano e che erano stati puniti col morso del serpente. Come Mosè ha innalzato il serpente nel deserto, così è necessario che sia innalzato il figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Da notare però che il testo di Giovanni non dice di guardare la croce come si doveva guardare il serpente di bronzo, ma di credere in lui. Cioè, solo la fede permette il realizzarsi delle parole di Gesù: io quando sarà elevato da terra attirerò tutti a me. La croce però ha sempre creato difficoltà. Ma che razza di padre è questo Dio - diceva il pagano Celso - che non ha potuto salvare il proprio figlio dal supplizio più infamante della croce? E' l'obiezione più inquietante sulla paternità di Dio. Oggi si concentra su questo punto tutto il rifiuto di Dio da parte di chi è sensibile al dolore innocente, come quello, ad esempio, dei bambini; o Dio non può liberare dal male o non lo vuole; se non può allora non è più Dio, l'onnipotente; se non lo vuole, allora non è più il padre. Ma noi sappiamo che la croce è proprio la rivelazione dell'amore del padre, come dice il nostro Vangelo: Dio, cioè il Padre, ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito perchè chiunque crede in lui non muoia ma abbia vita eterna. Il Padre non è uno che se ne sta impassibile ma è talmente coinvolto nella sofferenza del figlio che è proprio lui il primo a pagare il prezzo della nostra liberazione, facendosi dono del suo bene più prezioso, cioè il suo figlio. Colui che era senza peccato Dio lo ha fatto peccato per noi, affinché diventassimo giustizia di Dio, dice San Paolo. Insomma, Dio ci ama perchè è amore. Un amore assoluto, un amore indipendente da ogni risposta umana, ma proprio per questo la croce manifesta un'amore gratuito e fedele. Il suo modo particolare di amarci lo possiamo esprimere così: la croce di Cristo assomma in sè tutte le nostre croci. La croce di Cristo ci insegna a guardare nella giusta propettiva alle nostre croci e a quelle delle persone care, senza correre il rischio di covare un rancore sordo contro Dio a causa del dolore che abbiamo dovuto sopportare sentendoci impotenti. La fede ci dice appunto che la croce di Cristo assomma in sè tutte le nostre croci e le preredime; quindi precedentemente le nostre difficoltà sono state sperimentate da Cristo. Dio non può patire ma può compatire, ci dice la Spe Salvi citando sant'Anselmo, che continua con queste stupende parole: a partire dalla passione di Cristo in ogni sofferenza umana è entrato uno che condivide le sofferenze e la sopportazione e diffonde in ogni sofferenza la consolazione dell'amore partecipe di Dio, e così sorge la stella della speranza. Il nostro dolore assume così un qualche cosa di salvifico>.


lunedì 15 settembre 2008

ANGIL DAL DOM 2/Lucio Rossi, il fisico al servizio di Dio

Piacenza - (fri) L’Angil dal Dom, molto probabilmente, mai ha visto così da vicino scorrere sotto le sue ali dorate la storia contemporanea. Dalla ricerca del “bosone” di Dio (gli istanti iniziali dell’universo) in corso con l’esperimento del Cern a Ginevra, all’appello del Papa perché nella società civile scendano in campo i cattolici impegnati, rivolto domenica scorsa durante la visita apostolica a Cagliari. Il riconoscimento consegnato ieri mattina al fisico piacentino Lucio Rossi assomma in sè entrambi gli avvenimenti di una storia che l’Angil vive in diretta mediatica. Nella cattedrale il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano, Giacomo Marazzi, consegna l’oscar alato a colui che dal 2001 è il responsabile del gruppo magneti e super conduttori del super acceleratore di particelle del Cern di Ginevra, lo stesso che, «sta tentando - osserva Marazzi - il grande esperimento sull’origine della materia». Lo fa dopo la messa celebrata da monsignor Eliseo Segalini, presidente del capitolo della cattedrale. L’alto prelato (ieri sostituiva il vescovo impegnato in un’altra celebrazione) ha fatto direttamente parte del corpo docenti del liceo scientifico Respighi, la scuola che ha formato il futuro fisico Lucio Rossi. «Oggi presentiamo alla città e un poco anche al Signore - dice in un passaggio dell’appassionata omelia - uno di quei laici cristiani impegnati, come ha chiesto il Papa domenica scorsa, capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile». L’identikit di Lucio Rossi, nato a Podenzano 56 anni fa, fisico di fama internazionale. Lui ringrazia in cinque minuti di un’altrettanto appassionata omelia, stavolta laica. Parla senza falsa modestia: «Penso di essere andato lontano; ma se si va lontano è grazie alle radici, esattamente come un albero che cresce solo se può mettere delle radici profonde». Si rivolge ai giovani: «Questo è un messaggio che va sempre la pena seguire: ho avuto la fortuna di trovare delle persone degne di essere seguite e le ho seguite. Ho avuto la percezione, fin da piccolo, che non si cresce se non si guardano i maestri. I miei genitori, la mia famiglia tutta, l’esperienza decisiva del liceo scientifico». «Ho avuto la fortuna di incontrare una squadra di professori che lavorava anche per educare, non solo per insegnare» osserva Rossi. Poi Comunione e Liberazione: «un’amicizia che è durata tutta la vita». Il suo segreto: «Rispetto a tanti miei colleghi più bravi e più intelligenti ho sempre avuto questa valenza in più: la motivazione per cui val la pena fare le cose. Questa cattedrale ne è un segno. Coloro che l’hanno costruita erano tutti dei piccoli uomini, però insieme, in una compagnia guidata al destino, hanno fatto qualche cosa di eccezionale. Io nel mio piccolo, con il nostro acceleratore, ho messo un piccolo tassello, anche se importante, nella coscienza che l’avventura della conoscenza trova le radici nell’amore per l’uomo e per il singolo, condiviso e abbracciato.

Il testo integrale su Libertà di oggi, 15 settembre 2008