domenica 10 ottobre 2010

Libri della Lega alle parrocchie, don Bavagnoli vs Polledri

Prendo in prestito due opinioni uscite in questi giorni sul quotidiano Libertà che, secondo me, bene mettono in evidenza i termini del dibattito sui libri della Lega Nord autorizzati dal vescovo alla distribuzione in parrocchia, poi non autorizzati, infine neppure da distribuire. Si confrontano don Gigi Bavagnoli e il parlamentare piacentino Massimo Polledri.

"Timeo Danaos, et dona ferentes": temo i Danai, soprattutto quando portano doni. L'antico adagio latino dimostra una grande saggezza: non è detto che dietro un dono ci sia sempre la più limpida delle intenzioni. Il proverbio mi è venuto in mente leggendo l'articolo di mercoledì scorso dove si legge che la Lega Nord (immagino la sezione di Piacenza) intende regalare a tutte le parrocchie un volume dal titolo un po' presuntuoso "Amare veramente" e scritto da una sedicenne (forse l'età giustifica la presunzione).
Mi chiedo: forse nella mia amata Chiesa piacentina non ci sono testi sufficienti per approfondire l'argomento? Forse non abbiamo da sempre il Vangelo, il Vangelo dell'amore, e il papa regnante, Benedetto XVI, non ci ha dato da poco una lettera enciclica dal titolo "Caritas in veritate"?
Ma lasciando da parte un'ironia fin troppo facile sull'utilità del testo in omaggio, intendo discutere l'opportunità dell'iniziativa: abbiamo impiegato molto tempo a tenere distinta la vita e il cammino della comunità cristiana dalle vicende dei partiti politici, abbiamo lottato perché nessun partito possa pretendere di identificarsi con la comunità cristiana, e ora qualcuno si permette di affermare che la Chiesa può (o forse deve) lavorare congiuntamente con un partito politico, che per definizione rappresenta - qualunque posizione assuma - una parte e quindi tendenzialmente divide.
Di più, questo partito, a leggere la dichiarazione virgolettata di Libertà, ha deciso di difendere i valori cristiani, e di farlo con me! Ma mi ha chiesto almeno il parere? desidera sapere se sono d'accordo o se, ahimé, la penso diversamente?
Ebbene, lo confesso, la penso diversamente. Penso che la comunità cristiana non debba fare nessuna crociata, e tanto più nessuna santa alleanza, per difendere i valori cristiani. Semmai il suo compito, inesauribile e sempre da riprendere, è quello di annunciare e testimoniare il Vangelo, cercando di tradurlo nei fatti della vita. Penso che solo la forza della testimonianza possa promuovere nella cultura di oggi un dialogo fecondo con altre posizioni, contribuendo a costruire una società più giusta e più vera.
In particolare, ritengo arrivato il momento di dire, in questa confusione delle lingue cui si è ridotta la vita politica e culturale italiana, che non possiamo più sopportare che qualcuno pretenda di arrogarsi il diritto di sostituirsi o di affiancarsi alla comunità cristiana in ordine alla missione della Chiesa. E questo perché o uno è dentro alla Chiesa, come discepolo del Signore, e allora si mette in ascolto del Vangelo e condivide il cammino della comunità cristiana, oppure è un soggetto altro, e con tutto il rispetto per la sua posizione non intendo collaborare con lui perchè su quello che preme a me, e per il quale sto spendendo la vita, la sua visione è necessariamente parziale, se non distorta.
La prova? È presto detto: notate l'insistenza con cui si parla di valori cristiani, e soprattutto di difesa di questi valori (ma tra di essi è compreso "ero forestiero e mi avete ospitato"?), e non si parla di Gesù Cristo e del suo Vangelo A questo punto mi spiace, ma sono già scappato lontano. La peste potrebbe colpire anche me.

Don Gigi Bavagnoli 08/10/2010 Libertà


Questa volta non portiamo doni ma solo un po' di cenere sul capo, perché i doni di fatto non sono mai partiti e nessuno ha mai pensato di inviarli. La Lega Nord e il consigliere Cavalli non hanno mai deciso di inviare alcun libro alle parrocchie o suggerire come amare, tanto meno a chi di fatto, ne ha il copyright: la Chiesa universale di Gesù Cristo.
Le scuse dello stesso, in data 8 ottobre 2010, fanno chiarezza e credo possano togliere acredine e legittima irritazione dalla bocca e dal cuore di Don Gigi Bavagnoli. Si è trattato, ahinoi, di un errore del nuovo addetto stampa. Nessuno, ripeto nessuno, si sogna di insegnare al pasticcere come fare i cannoli, al pompiere come spegnere il fuoco e ai preti come predicare il vangelo.
Semmai altre due riflessioni sono importanti e necessitano di un dialogo franco anche in sede politica e nella comunità cristiana. Nessun partito, in quanto necessariamente parziale, può rivendicare di parlare o di rappresentare la Chiesa. Ma specularmente non si può immaginare che la religione sia solamente un fatto privato come vorrebbe qualche cattolico "adulto" e che debba tenersi fuori dalle decisioni sul nostro futuro e consumarsi al buio e al profumo degli incensi.
La politica è una sfera che attiene alla carità e come tale deve essere vissuta dai politici dei vari schieramenti. Il fattore religioso non è la negazione della laicità ma il completamento dell'uomo. Come dice Benedetto XVI "una politica che pensa solamente al consenso riduce la democrazia e nega, alla fine, l'uomo". Ci sono valori non negoziabili sulla vita, sulla famiglia che devono informare l'opera di parlamentari e di politici e su cui, a mio giudizio, non si può derogare. Al momento del voto su temi quali la dignità umana, il testamento biologico, la procreazione assistita, non ci sono margini ne scusanti…
Con amicizia e con il capo ancora cosparso di cenere saluto l'amico don Gigi che ha avuto modo di esercitare la pazienza con questo scritto anticipando di qualche secondo la sua corsa verso la Santità.

Massimo Polledri, Deputato Lega Nord Padania 09/10/2010 Libertà

sabato 9 ottobre 2010

Il vescovo e i libri della Lega, sempre colpa dei giornalisti

Naturalmente è sempre colpa dei giornalisti. E' la morale di un curioso incidente diplomatico tra Lega Nord e Diocesi di Piacenza-Bobbio subito ricompostosi nei giorni scorsi come riportiamo sotto. Il consigliere regionale leghista Stefano Cavalli viene ricevuto dal vescovo Gianni Ambrosio, gli regala un libro che parla di amore tra i giovani e ottiene dal vescovo - così riporta il comunicato stampa della Lega - di regalare il volume ad ogni parrocchia. La notizia esce sulla stampa ma il vescovo Ambrosio, in una nota, puntualizza di non aver mai autorizzato la distribuzione. Il terzo giorno interviene di nuovo Cavalli scusandosi e dando la colpa al suo ufficio stampa. Riportiamo sotto i tre comunicati ufficiali che riassumono la storia. Il lettore potrà giudicare.
NB. Per dovere di cronaca ricordiamo che il primo comunicato di Cavalli vedeva allegate le foto dell'incontro e della consegna del libro al vescovo Ambrosio. Vedeva anche la firma dell'estensore del comunicato, che invece non appare nel comunicato di scuse.

1) prima puntata

UFFICIO STAMPA LEGA NORD PIACENZA

IL CONSIGLIERE REGIONALE STEFANO CAVALLI RICEVUTO DAL VESCOVO DI PIACENZA MONSIGNOR GIANNI AMBROSIO

Un incontro per conoscersi e ribadire l’impegno comune nella difesa dei valori cristiani. Questi gli intenti alla base della visita di questa mattina del Consigliere regionale della Lega Nord Stefano Cavalli al vescovo di Piacenza e Bobbio Mons. Gianni Ambrosio. “Una gradita sorpresa essere ricevuto da sua Eccellenza” ha chiarito Cavalli. Inoltre, come omaggio al vescovo, Cavalli ha donato un libro: “Amare veramente”, questo il titolo, scritto dalla giovane 14 enne Miria Scotti e pubblicato su iniziativa del gruppo consiliare della Lega Nord in Regione. Il volume, apprezzato da Mons. Gianni Ambrosio è stato autorizzato da Papa Benedetto XVI e sul volume è riportato l’avvallo della segreteria vaticana, con la prefazione scritta dal Consigliere regionale della Lega Nord Roberto Corradi. “Era mia intenzione avere il benestare del vescovo per poterlo inviare a tutte le parrocchie della nostra Provincia” questo quanto chiesto da Cavalli a Mons. Gianni Ambrosio, che ha acconsentito all’iniziativa. Cavalli ha poi concluso: “Questa idea nasce dalla volontà di portare avanti congiuntamente i valori e le tradizioni cristiane, che fanno parte integrante dell’identità del movimento al quale appartengo”.


Ufficio Stampa Lega Nord Segreteria provinciale

Gianmarco Aimi

2) il giorno dopo

Diocesi di Piacenza-Bobbio/Ufficio Stampa

Libro della “Lega” alle parrocchie: nessuna autorizzazione del Vescovo

In riferimento alle notizie di stampa, apparse oggi, secondo cui il consigliere regionale della Lega Nord Stefano Cavalli avrebbe ricevuto l’autorizzazione del Vescovo a donare ai parroci il libro”Amare veramente” di Miriam Scotti, si fa presente che mons. Gianni Ambrosio ha sì ricevuto in udienza il consigliere Cavalli, ma non ha concesso alcuna (previa) autorizzazione a inviare la citata pubblicazione alle parrocchie. Questa precisazione non comporta alcun giudizio di merito sul libro in questione.

3) le scuse


UFFICIO STAMPA LEGA NORD PIACENZA

INCONTRO DI CAVALLI CON IL VESCOVO

IL CONSIGLIERE REGIONALE: “SONO DISPIACIUTO, È STATO UN IMPROVVIDO ERRORE DI COMUNICAZIONE”

Il Consigliere Regionale del Carroccio, Stefano Cavalli, interviene con un chiarimento in merito all’annunciata distribuzione alle parrocchie piacentine di un libro, alla cui pubblicazione ha contribuito il Gruppo consiliare regionale della Lega Nord. Per Cavalli: “L’incontro con Sua Eccellenza il Vescovo, è stato una preziosa occasione di confronto, da cui ho tratto importanti spunti e riflessioni. Porgo le mie scuse per l’improvvido contenuto della comunicazione inoltrata alla stampa da un mio collaboratore, che ha frainteso i contenuti del colloquio con Sua Eccellenza”. Come precisato dalla Curia – spiega Cavalli –: “Il Vescovo si è limitato ad accettare l’omaggio del libro; non si è parlato di “autorizzazioni”, come erroneamente ed improvvidamente riportato nel comunicato stampa. Sottoscrivo integralmente la precisazione dell'Ufficio stampa della Diocesi rispetto al “comunicato stampa”. Un malinteso in assoluta buona fede, di cui sono costernato e rammaricato, come ho tempestivamente esternato alla stessa Curia. In nome della correttezza e chiarezza, ho ritenuto mio dovere scusarmi pubblicamente con Sua Eccellenza il Vescovo Ambrosio”.



venerdì 8 ottobre 2010

Quadri per padre Romano Segalini

“Vittorio Polastri per padre Romano Segalini”: il pittore piacentino, già noto per aver messo la propria arte al servizio di iniziative benefiche, tornerà a dare il proprio contributo alle missioni. Oggi, 9 ottobre, alle ore 16,30, presso l’Associazione Amici dell’Arte di via San Siro 13, verrà inaugurata la mostra di Vittorio Polastri il cui ricavato sarà interamente devoluto alla realizzazione di una scuola materna presso il centro comboniano nel villaggio Dondi in Congo dove opera il missionario piacentino padre Romano Segalini. All’inaugurazione interverranno, per la parte artistica, il prof. Ferdinando Arisi mentre le finalità dell’iniziativa saranno illustrate da mons. Giampiero Franceschini, direttore del Centro Missionario Diocesano.

L’iniziativa è, infatti, dello stesso artista che in passato, in due occasioni, ha sostenuto progetti di Africa Mission e di mons. Pozzi ad Ongata Rongai in Kenia (sono stati realizzati pozzi), e del Centro Missionario. Quest’ultima struttura coordina le diverse iniziative diocesane finalizzate all’aiuto alle missioni all’estero. In genere l’attenzione è rivolta a missionari piacentini (un centinaio di religiosi e laici), appartenenti a diverse congregazioni. In genere, per gli aiuti, viene scelto un progetto che poi viene seguito nella sua evoluzione attraverso gli stessi missionari. Lo stesso avverrà in questo caso: tutto quanto verrà ricavato dalla vendita dei quadri di Vittorio Polastri sarà devoluto alla realizzazione della scuola in Congo; a chi acquisterà un’opera sarà rilasciata ricevuta dall’associazione onlus “Aggiungi un posto a tavola” e la somma potrà essere dedotta fiscalmente dalla denuncia dei redditi.

Il progetto, a cui fa riferimento la mostra di Vittorio Polastri, è una scuola materna già esistente, ma realizzata con materiale di fortuna. La scuola ha iniziato la propria attività nel 2007, ospita tre classi con altrettante aule ed uno spazio per attività comuni. E’ rivolta ai bambini del villaggio dai tre ai sei anni ed ha lo scopo principale di affiancarsi alle famiglie per aiutare le donne nelle loro faticose giornate. L’intera opera comporta una spesa di circa 28 mila dollari.

Come detto, il missionario di riferimento è padre Romano Segalini: questo religioso della congregazione dei comboniani - originario di Rivergaro, ma podenzanese di adozione – è giunto in Congo, allora Zaire, il 3 marzo 1976 e da allora, spostandosi in diverse località, ha dato vita a diverse iniziative per aiutare, anche sul piano sociale, le popolazioni di questo Paese. Nel suo impegno di solidarietà, prima ancora di evangelizzazione, ha sempre avuto al fianco anche i piacentini che hanno nel Centro Missionario Diocesano un importante punto di riferimento per coordinare i diversi aiuti. Con il Centro collaborano anche privati come è il caso del pittore Vittorio Polastri.

La mostra resterà aperta fino al 4 novembre e potrà essere visitata nel giorni feriali dalle 16,30 alle 19 e il sabato e festivi dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 16,30 alle 19.

giovedì 7 ottobre 2010

Nomine nel clero, qualche cosa si muove

Qualcosa si muove nella complessa rete del clero piacentino. Monsignor Giuseppe Busani in San Sisto e don Gino Costantino a Pittolo-La Verza le probabili nomine delle prossime settimane. Martedì pomeriggio si è tenuto il consiglio episcopale presieduto dal vescovo Gianni Ambrosio. Ne parlo nell'articolo qui sotto, frutto di indiscrezioni essendo l'assemblea non pubblica.


(fri) Sarà molto probabilmente monsignor Giuseppe Busani, 56 anni, il nuovo parroco della basilica di San Sisto. Il numero 3 della diocesi, salvo ripensamenti dell'ultima ora, prenderà il posto di don Giuseppe Formaleoni che a sua volta si occuperà della Casa del clero Cerati per i sacerdoti anziani e i loro familiari. E' questa una delle nomine da parecchio attese e che hanno trovato l'attenzione del Consiglio episcopale di ieri pomeriggio. Altra novità, peraltro già vox populi negli ultimi giorni in Valnure, la promozione a parroco del curato di Pontedellolio. Don Gino Costantino, 44 anni, dovrebbe diventare il nuovo parroco di Pittolo-La Verza, collaborando così con don Giovanni Savi, parroco di Settima. Questi gli spostamenti più importanti. Gli ingressi dei due sacerdoti nelle rispettive parrocchie sono previste per la metà-fine di novembre. Sotto la lente del vescovo anche Pieve Dugliara e Pontedellolio. Monsignor Busani, oltre ad essere vicario episcopale per la pastorale, è anche amministratore della frazione rivergarese. Si dovrà quindi trovare un sacerdote che lo sostituisca quanto meno nelle vesti di amministratore parrocchiale. A Pontedellolio invece, sembra destinato uno dei seminaristi dell'Alberoni, dei quali proprio ieri pomeriggio il Consiglio episcopale doveva decidere la destinazione per l'anno 2010-2011. Altra questione importante quella dei Sacramentini che, tra poche settimane, abbandoneranno definitivamente Cortemaggiore. Dopo diversi tentativi a vuoto la soluzione del problema è prevista per l'inizio del 2011. Infine le redini del potente Istituto diocesano per il sostentamento del clero. A fine dicembre scade il mandato di monsignor Antonio Bozzuffi (89 anni). E' vero che l'orientamento del vescovo è di confermare tutti fino a quando le condizioni di salute lo consentono; bisognerà vedere se sarà o meno applicato anche in tale circostanza.


06/10/2010 Libertà

mercoledì 6 ottobre 2010

Da San Francesco uno stile di vita per l'Italia di oggi

San Francesco patrono d'Italia e degli italiani, San Francesco esempio di umiltà e sobrietà per i giovani e per il nostro Paese che di uno stile di vita siffatto ne ha davvero bisogno, San Francesco scopritore di Dio. Sono alcuni dei concetti portanti espressi dal vescovo Gianni Ambrosio durante la celebrazione del 4 ottobre in onore del poverello di Assisi.


Un esempio per i giovani ma anche un testimone di onestà e sobrietà per tutti gli italiani. Ecco perché è attuale San Francesco d'Assisi. Lo evidenzia il vescovo Gianni Ambrosio nella celebrazione solenne tenutasi ieri pomeriggio nella basilica dedicata al patrono d'Italia. Una celebrazione che ha visto la presenza delle istituzioni civili e militari, oltre che, naturalmente, religiose. In prima fila il prefetto, Silvana Riccio, il presidente della Provincia, Massimo Trespidi (in fascia azzurra), l'assessore Anna Maria Fellegara (in fascia tricolore) in rappresentanza del sindaco di Piacenza, il questore Michele Rosato, il brigadier generale Francesco Castrataro, il comandante provinciale della Finanza, Maurizio De Panfilis, il colonnello dei carabinieri Edoardo Cappellano. Poi tanti altri, accolti dal parroco don Giuseppe Frazzani che fa gli onori di casa e dai canti della Schola Cantorum di San Francesco e Santa Maria in Gariverto, diretta da Mirka Mori.
Se San Francesco è stato il testimone che è stato - osserva il vescovo Ambrosio - fondamentale è l'incontro con Gesù Cristo: «San Francesco ha seguito Cristo fino in fondo, si è lasciato affascinare dal signore Gesù ed ha sempre avuto il desiderio di essere la sua immagine viva nella storia quotidiana. Francesco non ha bisogno di nulla semplicemente perchè ha trovato Cristo. Nell'incontro con il Signore Gesù scopre il senso nuovo della sua vita. Diventa una creatura nuova, come dice l'apostolo Paolo; vuole vivere il Vangelo di Gesù e diventa una creatura in un certo senso già risorta, nonostante cammini sulla polvere della terra». «Francesco ha tenuto in grande considerazione - va avanti il vescovo - i segni dalla presenza di Gesù nella storia: l'eucarestia e la chiesa come popolo del Signore in cammino. Francesco ha messo in luce quelle stupende qualità che lo fanno apparire così attuale anche rispetto ai grandi temi del nostro tempo: la ricerca della pace, la salvaguardia della natura, la promozione del dialogo tra gli uomini, il valore portante della fraternità universale». Se San Francesco è dunque un grande maestro per l'Italia lo è a partire da Cristo e dall'incontro con Cristo. Ambrosio sottolinea più volte, nel corso dell'omelia, come il poverello di Assisi sia «patrono dell'Italia e di tutti noi italiani». Ancora: «La vita di Francesco e il suo fascino hanno conquistato la nostra cultura, le nostre città, Piacenza compresa. Dobbiamo al francescanesimo quei caratteri di ricca umanità e di solidarietà spontanea, come pure di laboriosità, che nei secoli hanno fatto grande la nostra nazione». Infine la preghiera: «Ci rivolgiamo a San Francesco perchè avvertiamo tutti il bisogno che la figura di Francesco risplenda davanti a noi, sospingendoci a guardare in alto, svincolati dalle cose terrene». Il santo di Assisi è testimone anche di «una vita sobria e onesta di cui i nostri giovani hanno tanto bisogno, così come la nostra nazione come stile di vita». Il vescovo ricorda poi che, a breve, guiderà il pellegrinaggio dei sindaci e degli amministatori della Bassa Valtrebbia e Valluretta ad Assisi con la lampada votiva. «Pregheremo per le nostre comunità - dice Ambrosio - perché possano sempre vivere in pace e concordia». All'offertorio, tra i doni portati all'altare, anche l'olio votivo donato dal Comune di Piacenza, grazie al quale arde perenne la lampada di San Francesco in una cappella dietro all'altare della basilica cittadina. In mattinata la messa celebrata da padre Secondo Ballati con il conferimento del Sacramento degli infermi.
Federico Frighi


05/10/2010, Libertà

martedì 5 ottobre 2010

Ambrosio: educazione in secondo piano, ecco il perchè della crisi di valori

Ancora un interessante faccia a faccia tra il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, e il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio. Da una parte i vescovi lanciano una nuova sfida educativa con un programma decennale; dall'altra il banchiere del Papa individua nella trascuratezza dell'insegnamento della dottrina cattolica una fetta di resposabilità per il decadimento valoriale della società di oggi. Di seguito la cronaca dell'incontro tenutosi nell'ambito della Settimana Francescana di Piacenza-Bobbio.

«La madre di tutte le crisi? E' la disattenzione della cultura italiana verso il tema dell'educazione». Lo dice il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio. Lo ribadisce il presidente dello Ior (la banca vaticana), Ettore Gotti Tedeschi, quando afferma che per anni è mancato l'insegnamento della dottrina con la conseguenza che si sono abbandonate le leggi naturali dell'economia e dunque non si fanno più figli. Entrambi, Ambrosio e Gotti Tedeschi, erano ospiti ieri pomeriggio, nell'auditorium di Sant'Ilario, dell'edizione 2010 della Settimana Francescana, presentati dall'avvocato Gianguido Guidotti e dal parroco di San Francesco, don Giuseppe Frazzani. E' il secondo sabato consecutivo che le strade del banchiere di Dio e del vescovo si incrociano (otto giorni fa la giornata di studi su Dio, Diritto, Natura). In mezzo ci sono stati, per Gotti Tedeschi, l'incontro con papa Ratzinger e la presentazione del libro "Denaro e Paradiso", per Ambrosio la stesura romana del documento della Cei "Educare alla vita buona del Vangelo", che verrà pubblicato il prossimo 28 ottobre. Si tratta degli "Orientamenti pastorali" della Chiesa Italiana nei prossimi dieci anni.
«La disattenzione della cultura italiana verso l'educazione è la madre di tutte le crisi» evidenzia il vescovo che sottolinea come la Chiesa, di fronte alle situazioni di difficoltà di oggi, si appelli alla vita buona del Vangelo quale modello per la società. «Abbiamo bisogno di cogliere il senso della realtà stessa - prosegue -. I vescovi comprendono bene lo smarrimento e le inquietudini della vita odierna, tuttavia siamo invitati a vedere nella realtà odierna l'offerta di una possibilità. La missione educativa come avventura umana di sempre vale anche nel nostro oggi». I luoghi critici vanno affrontati senza paura cogliendo la sfida di trasformarli in altrettanti attività educative, osserva Ambrosio. «Il tempo dell'educazione non è mai finito - dice - e noi, come credenti, siamo incoraggiati a trovare le nuove ragioni per trarre le opportunità di un nuovo inizio».
«L'elemento fondamentale - osserva - è il Vangelo, in quanto la Chiesa è discepola di Gesù. Ma la vita buona interpella tutti. Noi siamo invitati a far interagire la vita buona del Vangelo con la vita buona del cuore umano».
La tesi di Gotti Tedeschi è che «l'emergenza educativa c'è perché molti preti non hanno insegnato dottrina. Se non insegno dottrina non insegno il senso della vita. Questo è il primo scoglio da superare». Le povertà: «Ci sono tre tipi di povertà: scelta, subita, provocata». Quella scelta è di San Francesco: «Si distaccò dal mondo, dai beni terreni, dalla morte, dai bisogni materiali, dalla cultura (almeno all'inizio) ». Poi la povertà subita «dovuta al fatto che non si riesce a creare ricchezza o non si ha la vocazione economica». Infine la povertà provocata: «Quando mancano i valori, i principi economici prendono la supremazia. Il nostro modello attuale è di assoluto consumismo e ha prodotto la nuova povertà. Il paradosso economico degli ultimi anni parte dalla negazione che ci sia un'economia naturale: che la crescita sia legata alla popolazione». «Troppo potere economico è oggi in mano a persone non capaci - continua il presidente dello Ior -, questo mi preoccupa non poco. In più sono stati negati molti pilastri del capitalismo sostituendo l'imprenditore con i fondi d'investimento». Insomma, il futuro non è roseo. Ecco perché, per Gotti Tedeschi, almeno per i prossimi cinque anni dovremo fare i conti con la cinghia tirata. Ecco perchè il programma dei vescovi - come ha sottolineato l'avvocato Gianguido Guidotti - è addirittura decennale.
Federico Frighi


03/10/2010

lunedì 4 ottobre 2010

Il mondo senza barriere di Danila Pancotti

Danila Pancotti ha vinto il premio Nada 2010. Probabilmente non vi dirà nulla nè il premio Nada, nè Danila Pancotti. Il primo è il premio al femminile che viene attribuito all'interno della manifestazione I giorni di Pulcheria; Danila Pancotti è una testimone di pace e di solidarietà impegnata a costruire un mondo senza barriere. Qui sotto l'intervista su Libertà.


Quello che è importante, come diceva un presidente del Mlal, Enzo Melegari, è abbattere muri e costruire ponti, instancabilmente. Abbattere i pregiudizi e considerarci persone con culture diverse ma che possono contaminarsi a vicenda e arricchirsi». E' racchiuso in queste parole, in estrema sintesi, il tesoro di Danila Pancotti, l'educatrice piacentina, volontaria internazionale nell'America Latina. L'altra sera, nella multisala Iris, ha ricevuto il premio Nada, riconoscimento attribuito dalla Consulta Immigrazione del Comune di Piacenza nell'ambito de "I giorni di Pulcheria". Danila è un vero e proprio "architetto della solidarietà" ed è per questo che è stata scelta come testimonial del premio Nada. Di muri abbattuti, di ponti costruiti ne sono usciti tanti grazie alla determinazione e al suo impegno. «La mia missione - minimizza - è cercare di vivere il quotidiano in relazione, di relativizzare i problemi, come ho imparato dall'America Latina, dove la gente di questioni aperte ne ha molte ma vive ogni giorno con speranza, serenità e gioia».
Con il Mlal (Movimento laici America Latina) Danila cerca, da una parte, di promuovere l'aiuto ai progetti, dall'altra, di promuovere una cultura diversa anche qui a Piacenza, portando testimoni di impegno civile.
«Il premio lo dedico alle donne con cui ho lavorato - dice -, quelle che, nel Movimento di salute, in Brasile, pur essendo pesantemente minacciate, sostengono che la salute è un diritto di tutti e l'essere curati non si può vendere per un voto, quelle che lottano per il diritto alla casa, le levatrici tradizionali, quelle che hanno contribuito a costruire un acquedotto per diecimila persone. Ma anche alle donne della Consulta immigrazione e mondialità e alle donne migranti di Piacenza».
«Qui da noi alcuni muri sono stati abbattuti - osserva Danila - anche tramite la Consulta, il centro interculturale, le suore Scalabriniane; però rimane ancora molto da fare». Per Ferragosto i piacentini hanno celebrato la messa in cattedrale e gli ecuadoriani in San Francesco: «Questo mi ha fatto riflettere, sarebbe bello che il Ferragosto fosse festeggiato tutti assieme». Ci penseranno le generazioni future. «L'integrazione la faranno i giovani - è convinta -, i bambini che oggi frequentano le nostre scuole». Fra i ringraziamenti, Danila Pancotti non dimentica il Centro Missionario diocesano: «Assieme al Mlal, sono cresciuta con loro e sento questa duplice appartenenza».
Per Danila l'atteggiamento missionario della Chiesa non può esaurirsi con il calo dei sacerdoti: «Avere delle chiese sorelle è importante. Dovremo avere il coraggio di essere più profetici, di aprire nuove strade. Chiusa Picos, apriamo l'Africa».
C'è bisogno anche di nuove leve tra i giovani: «Sia qui, sia in Brasile. I viaggi di Kamlalaf, in questo senso, sono molto importanti. I nostri ragazzi quest'anno sono rimasti molto colpiti dall'impegno dei loro coetanei brasiliani che vivono nei posti più duri ma vogliono rimanere per cambiare la situazione».
Federico Frighi


30/09/2010 Libertà

sabato 2 ottobre 2010

Africa Mission, emergenza bambini di strada

Grazie ad Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, 27 ex bambini di strada Karimojong, raccolti dalla polizia a Kampala, capitale dell’Uganda, e affidati alla Ong piacentina per ritrovare le loro famiglie, sono ritornati a casa.
Da sabato scorso, infatti, Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo si sta occupando, insieme alla parrocchia di Iriiri, di 86 bambini di strada costretti dalle loro famiglie a ricercare nelle strade di Kampala una via di fuga a una vita di stenti e alla povertà diffusa nella regione del Karamoja. L’Ong piacentina, grazie a un progetto di protezione dell’infanzia vulnerabile, di cui è responsabile l’operatrice espatriata Pierangela Cantini, in questi giorni si sta prendendo cura di questi piccoli, di età compresa tra i 2 e i 12 anni, la maggior parte dei quali molto piccoli, garantendo loro una prima accoglienza psico-sociale, cure mediche di base e il diritto al cibo.

“Nei giorni scorsi - riferisce l’operatrice della Ong, Pierangela Cantini - appena entrati nel centro di Iriiri, cinque o sei bambini, di età non superiore ai due anni, sono venuti sorridendo a stringerci le mani. È questo il primo impatto, disarmante e sorprendente, per chi varca il cancello del nostro centro di prima accoglienza.”
L’obiettivo di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo è quello di ritrovare le famiglie di questi ex bambini di strada, un problema sempre più grave in Uganda. Molteplici sono i motivi alla base del fenomeno: la fame, le carestie, le razzie di bestiame da un lato; il sogno di un guadagno facile, i beni di consumo e il benessere nel mito della grande città dall’altro. I bambini vengono mandati così nella capitale Kampala allo scopo di raccogliere elemosine, piccoli oggetti o più semplicemente fagioli e farina, per contribuire alla misera vita delle loro famiglie rimaste in Karamoja. Ad essere coinvolti sono bambini sempre più piccoli, addirittura di 2-3 anni, costretti a rischiare la vita nel traffico e nei marciapiedi di Kampala.

Non appena raccolti dalla polizia e rimpatriati in Karamoja, il compito affidato ad Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo è quello di ritrovare le loro famiglie e reintegrarli nelle loro comunità di origine. Missione non sempre facile: oltre ad appartenere a gruppi etnici eterogenei, alcuni bambini non parlano, oppure hanno paura di ritornare a casa. “Malgrado queste difficoltà - riferisce Pierangela Cantini -, per 27 degli 86 bambini arrivati nel nostro centro di accoglienza, siamo già riusciti a ritrovare i rispettivi familiari, genitori o parenti prossimi. È già un grande successo, concretizzato dal lavoro degli operatori locali e dei collaboratori Italiani”.
“Nei prossimi giorni - conclude - prevediamo di riuscire di ritrovare i familiari di altri 42 bambini. La nostra Ong ha già preso accordi inoltre per affidare i restanti 17 bambini al Centro delle suore di Madre Teresa di Moroto. Questo per garantire loro, oltre ai diritti base, quali cibo e salute, anche l’affetto materno e lo spirito di accoglienza delle suore di Madre Teresa. Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo si farà carico di sostenere le religiose, per affiancarle nel loro lavoro quotidiano, con derrate alimentari, acqua, materassi, coperte e tutto l’indispensabile per la futura accoglienza di base dei 17 bambini, compreso il supporto finanziario per il pagamento di 3 operatrici sociali”.

venerdì 1 ottobre 2010

Monsignor Ferrari: nella lotta contro il male non ci si dimentichi dell'uomo

Non è per piaggeria ma ecco l'esempio di un'omelia che lascia il segno. E' quella del vicario generale monsignor Lino Ferrari per la festa di Sant'Arcangelo, patrono della polizia di Stato. Di fronte ai poliziotti e agli allievi poliziotti, al questore, prefetto e vertici delle forze dell'ordine monsignor Ferrari ha evidenziato come, lottando contro il male, non ci si dimentichi mai il valore della persona. Di seguito l'articolo pubblicato su Libertà.

«Come l'arcangelo San Michele, nella lotta contro il male della nostra società tenete sempre in considerazione il valore della persona». E' il messaggio che il vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio, monsignor Lino Ferrari, ha voluto lasciare ai ragazzi e alle ragazze del 177° corso allievi di polizia di Stato che tra pochi giorni termineranno gli studi e verranno assegnati alle questure di tutta Italia.
«L'immagine dell'arcangelo San Michele che duella e vince il drago è il simbolo della vittoria finale - osserva il sacerdote -, il simbolo del primato di Dio contro le idolatrie». Ma Michele è un patrono originale perchè «non solo è un santo ma anche un angelo e insegna che non si lotta contro il male con gesti non buoni». «Il mestiere degli angeli - continua monsignor Ferrari - è quello di portare l'invisibile nel visibile e il linguaggio che essi usano è quello della benedizione; tutto il contrario del linguaggio della maldicenza che spesso contraddistingue la nostra società». «Anche voi come San Michele - si rivolge agli allievi poliziotti - siete chiamati a combattere contro le forze del male, della malavita organizzata, dei soprusi nei confronti dei più deboli».
«Tuttavia ricordate che nella lotta contro il male davanti a voi avrete delle persone - sottolinea -. La Chiesa dice che contro il peccato grave si deve agire con fermezza, contro il peccatore con misericordia. Il poliziotto non è il prete confessore, è vero, e non dà l'assoluzione. Può però tenere un atteggiamento di misericordia nei confronti dell'uomo. E' importante che anche colui che ha sbagliato senta di essere avvicinato da una persona». Infine un pensiero sul corso frequentato a Piacenza: «Sia per voi occasione di formazione e di crescita in umanità ed anche in spiritualità. Perché chi è lontano da casa si fa più domande ed è più portato a riflettere». Al termine della messa - concelebrata con il cappellano della polizia, don Francesco Gandolfi - monsignor Ferrari ha portato i saluti del vescovo Gianni Ambrosio, impegnato a Roma con i lavori della Conferenza episcopale italiana.
fed. fri.


Libertà, 30-09-2010

Domenica la giornata per la salvaguardia del creato

giovedì 30 settembre 2010

Gli esclusi della Chiesa

Pubblico volentieri in evidenza la riflessione di un lettore del blog sulla recente intervista al vescovo Gianni Ambrosio su Libertà, riportata nei post di qualche giorno fa. Monsignor Ambrosio invitava i laici ad un maggior impegno responsabile nella Chiesa. Ecco la risposta di Alberto:

Lettore: Accolgo volentieri le parole del Vescovo, ma ..... davvero nella chiesa la porta è aperta a tutti? Gli esclusi sono solo i sudamericani? Ciascuno vuole una chiesa a modo proprio, mi pare, tanto fra i laici quanto fra i preti. E fare le cose "in comunione" è diventato un optional; l'importante è "fare, fare, fare". Alla fine di cose se ne fanno, ma ciascuno per conto suo come un "settore aziendale". Quando poi le scelte delle persone "impegnate" non sono fatte con criteri ed intenti politici.
A vole il rammarico più grande è quello di avere tempo e possibilità e di non poterlo "impegnare"!
Grazie comunque al Vescovo ed auguri.

lunedì 27 settembre 2010

Fisichella: il diritto naturale non l'ha inventato la Chiesa

Monsignor Rino Fisichella, alla giornata di studi piacentina du "Dio, la natura, il diritto", è stato chiaro. Il diritto naturale non è invenzione dei cattolici ma qualche cosa che sta nel cuore e nella mente. La religione cattolica offre gli strumenti per comprenderla. Ecco l'articolo sul suo intervento al Collegio Alberoni.

(fri) Parte dal mito di Antigone, con il re Creonte che condanna la stessa Antigone chiedendole prima per quale ragione abbia osato violare le sue leggi. «"Perchè sei un mortale e non ritengo che tu possa passare oltre le leggi non scritte degli dei - risponde -. Essi esistono non da oggi ma da sempre". Antigone aveva preferito seguire la legge della pietas». Potrebbe fermarsi a Sofocle, monsignor Rino Fisichella, a questo testo che dice già tutto 442 anni prima di Cristo. «Anticipa riflessioni che i filosofi faranno negli anni successivi - evidenzia l'arcivescovo -. Pur non opponendo la legge naturale e quella positiva, si insegnava che la positiva era il riflesso di quella naturale». Poi Aristotele, che scrive nella Retorica che «le leggi degli uomini hanno un carattere di convenzione e non sono eterne». Cicerone farà da eco nel De Republica: «La legge naturale con i sui ordini invita al dovere e con i divieti distoglie dal male. A questa legge non è lecito fare alcuna modifica». «La concezione biblica poi - prosegue Fisichella - dice che la giustizia non consiste solo nel rispettare una norma, fosse la più perfetta; la giustizia che si coniuga con il diritto deve essere capace di fare emergere il vero bene della persona. Il vero fondamento del diritto è la giustizia della dignità dell'uomo».
«Da ogni parte si voglia guardare ci si incontra con la realtà di una legge che non ha l'uomo come autore. Un concetto originario mai mutato, anzi progredito - prosegue Fisichella -. Nell'uomo esiste un contenuto etico che rinasce da sè in modo quasi istintivo. L'apostolo Paolo, nella sua lettera ai Romani, lascia trasparire che anche i pagani sono guidati da una legge che il creatore ha scritto nella loro natura. E le loro coscienze e i loro ragionamenti dimostrano che la legge è scritta nei loro cuori».
Alla fine del medioevo arriva il volontarismo, con Scoto e Ockham: «Il primato della volontà che porta l'eclissi sull'intelletto. Qui c'è il grande equivoco che la legge naturale risieda nella coscienza cristiana, che senza rivelazione non sia possibile comprendere la legge naturale. Oggi siamo a questo punto. La legge naturale non è un'invenzione cattolica».
Fisichella osserva come il contesto contemporaneo non sia meno complesso:
«Per diversi decenni il tema della legge naturale è stato dimenticato. Soprattutto per il modificarsi del concetto di natura in ambito filosofico. L'indifferenza verso la legge naturale ha impoverito non solo la scienza, priva di criteri di giudizio. La ricerca sembra monopolizzata dalla sperimentazione sulla natura che tratta come materia manipolabile. Alla stessa stregua, i comportamenti delle generazioni, quando sono orientati dal desiderio effimero, sono meno liberi e divengono preda dell'arbitrio. Di fronte a ciò non si sono salvati neppure diversi parlamenti». Oggi le diverse forme di secolarizzazione hanno emarginato la legge naturale: «Si corre il rischio di cadere in un primato della cultura che tutto domina e tutto condiziona». A Londra Benedetto XVI ha osservato che «se il processo democratico è basato solo sul consenso, allora la fragilità si mostra in tutta la sua evidenza. Qui si trova la reale sfida per la democrazia. La tradizione cattolica sostiene che le norme obiettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione prescindendo dal contenuto della rivelazione. Il ruolo della religione nel dibattito politico non è quello di fornire tali norme o soluzioni politiche concrete, bensì di aiutare nel purificare e gettare luce sull'applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi».


26/09/2010 Libertà

Gotti Tedeschi: ci aspettano cinque anni di austerità

Dove ha fallito l'economia, perchè ha fallito, che cosa ci aspetta? Ecco che cosa ha detto Ettore Gotti Tedeschi (presidente dello Ior) alla giornata dei Giuristi Cattolici, "Dio, la natura, il diritto".

(fri) L'economia naturale ha fallito, deformata dalle eresie protestanti. I principi fondamentali non sono stati applicati e ci aspettano cinque anni di grandi rinunce. E' molto crudo l'intervento di Ettore Gotti Tedeschi che non ci mette nulla neppure a dare la colpa del calo delle nascite - per il presidente dello Ior strettamente legato all'andamento dell'economia - alla mancanza dell'insegnamento della dottrina. Un problema che vede da vicino la responsabilità della Chiesa cattolica. «Se è vero che il diritto positivo deve nascere dal diritto naturale - parte da qui Gotti Tedeschi - la stessa cosa vale per le leggi economiche. Non è così».
«Nonostante tre fatti - puntualizza -. Uno: non è vero che l'uomo è stato creato perchè facesse economia. E' stato creato perchè pensasse. Due: la nascita del capitalismo è di origine cattolica, non protestante. L'elaborazione delle prime leggi economiche nasce dai frati francescani. Tre: il capitalismo è stato poi deformato dai protestanti. Marx scrive contro l'eresia del protestantesimo».
«Perchè dunque l'economia naturale - si chiede -non sviluppa leggi economiche adeguate? Perchè le eresie le deformano».
Oggi, secondo Gotti Tedeschi, non sappiamo più distinguere tra fini e mezzi: «Non c'è politica etica, banca etica, finanza etica. E' chi ci lavora che rende etico o no uno strumento».
Tre sono gli obiettivi dell'economia: non sprecare le risorse, sostenere lo sviluppo economico integrale per l'uomo, la sua distribuzione a tutti. «Il Papa nella Caritas in veritate si domanda se questi obiettivi siano stati raggiunti - ricorda l'economista -. La risposta è no. L'economia ha fallito nei suoi tre grandi principi. Ha snaturato il principio delle nascite ingnorando la crescita della popolazione».
Perché tutto questo? «Perchè non ci hanno più insegnato bene la dottrina. Chi ha concorso a far sì che noi dimenticassimo che la vita ha un senso? I preti». Siamo all'Alberoni e in sala di avverte un brusio: «Non preoccupatevi, anche il vescovo è d'accordo. Due mesi fa ero ad un incontro con il cardinale Angelo Scola e don Massimo Camisasca. I preti ci saranno ancora? Chiesi. "Non lo so", rispose Camisasca. "Se non insegnamo dottrina ci estinguiamo"».
Nel frattempo «abbiamo fatto trent'anni di crescita economica falsificata. Oggi i paesi ricchi sono diventati poveri e quelli poveri sono diventati ricchi. E noi non abbiamo fatto figli». «Guardate - mette in guardia - che la crescita zero della popolazione (due figli a coppia) comincia quest'anno in 65 paesi del mondo occidentale. Finiremo per aumentare i costi fissi e dunque le tasse. Il debito dei sistemi economici è aumentato del 50 per cento. E nel debito non c'è solo il pubblico ma ci sono anche imprese, famiglie e banche. Il debito del sistema italiano era due volte il Pil, oggi è tre. lo stiamo sostenendo con i tassi di interesse zero. Si può fare, ma solo per 4-5 anni, sennò si distrugge il risparmio».
Cosa bisogna fare? «Abbattere il nichilismo e ricostruire l'uomo. Occorre seguire Jean Guitton: l'uomo possiede veramente solo quelle cose di cui può fare a meno. Quindi quelle cose possiedono lui e l'uomo non è libero. Nei prossimi tempi prepariamoci a possedere meno cose. Una crisi come questa si risolve in quattro modi. O per default come Argentina e Greci (nel senso che non si pagano i debiti) o si accelera l'inflazione come abbiamo già fatto ottenenndo poca tranquillità o si fanno bolle come gli ameicani, o si sceglie l'austerità. Ci aspettano cinque sani anni di austerità subita e non voluta».


26/09/2010 Libertà

La sfida del diritto naturale

Dio, la natura, il ditto. Mentre a Piacenza in quattro giorni il Festival del Diritto analizzava il problema delle diseguaglianze, sempre a Piacenza, dalla Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni si levava la voce dei cattolici, la voce di papa Ratzinger, sulla necessità che la società odierna fondi la sua etica su qualche cosa di chiaro, certo, universale: il diritto naturale. Non invenzione cattolica, bensì tesoro nel cuore e nel cervello di ogni uomo. Libertà ha seguito anche questo evento. Qui sotto pubblico il mio contributo sul bilancio della giornata. Seguiranno gli articoli su Ettore Gotti Tedeschi e su monsignor Rino Fisichella.

L'idea di Livio Podrecca e dei suoi giuristi cattolici poteva sembrare ardita: sfidare i diritti della società contemporanea proponendo il messaggio alternativo di un diritto naturale custodito nel cuore e nel cervello di ogni uomo. In realtà ieri la Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni non aveva nulla da invidiare ad una delle grandi platee del Festival piacentino in corso in questi giorni. Anzi. La giornata di studi "Dio, la natura, il diritto" - divisa in due sezioni moderate dal direttore di Libertà, Gaetano Rizzuto, e dall'avvocato Gianguido Guidotti - è riuscita ad attirare studiosi, magistrati, legali, giovani universitari, sacerdoti, semplici appassionati, forse in numero oltre le più rosee aspettative.
«Desideriamo che questa giornata sia uno stimolo per incentivare una riflessione sul fondamento etico del nostro vivere insieme - dice l'avvocato Podrecca, presidente provinciale dell'Unione Giuristi Cattolici -. E che questo possa dare frutti di fronte alla sfida del relativismo etico che sta assumendo toni drammatici e ci pone seri interrogativi su quale società daremo ai nostri figli».
«L'iniziativa è stata un successo, sia sotto il profilo del richiamo del pubblico, sia per i contenuti sul piano culturale - è convinto l'avvocato -. In questi giorni stiamo parlando di diritto con visioni diverse. Abbiamo voluto far presente una realtà, quella del diritto naturale, che deve governare, secondo noi, l'attività legislativa, l'applicazione delle leggi, guidare anche chi opera nel mondo del diritto per realizzare una vera giustizia». «Crediamo che il convegno sia un piccolo seme - auspica - perchè questa cultura possa rifiorire. E' urgente per questa società recuperare il fondamento perchè viviamo in un mondo senza certezze, valori e una direzione certa, che non può che portare all'implosione di questa nostra società». Il messaggio viene rilanciato nella sua relazione da monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione. «Qui a Piacenza, in questi giorni, c'è qualcuno che semplicisticamente liquida il diritto naturale come invenzione dei cattolici - osserva l'arcivescovo -. Forse per ignoranza o forse per non affrontare l'importanza e l'attualità di questo tema». Parla Francesco D'Agostino, presidente emerito del Comitato nazionale di bioetica e presidente nazionale dell'Unione Giuristi Cattolici. Parla il sociologo Sergio Belardinelli, docente di sociologia a Bologna.
Grande attesa per Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior. La banca vaticana in questi giorni è di nuovo nei fascicoli dei magistrati, per il reato riciclaggio, con il coinvolgimento in prima persona del suo presidente in quanto legale rappresentante. Gotti Tedeschi è alla sua prima uscita ufficiale dopo lo scandalo e, all'Alberoni, fa il pieno di solidarietà da parte dei cattolici piacentini. A cominciare dal vescovo Gianni Ambrosio fino all'avvocato Guidotti. «Questi attestati mi hanno fatto molto piacere - dirà l'economista al termine del convegno - anzi colgo l'occasione per ringraziare tutti. E' un'esperienza che avrei voluto evitare, ma mi è servita per confermare che se si viene responsabilizzati di una cosa importante, ci si deve sempre aspettare che ci sia qualcuno che possa non essere d'accordo con te». In platea, oltre al presidente della Provincia, Massimo Trespidi, e al parlamentare leghista, Massimo Polledri, anche il vescovo Gianni Ambrosio. «Il tema del diritto naturale è di grande attualità - osserva il presule - anche se spesso non gli viene riconosciuta a livello di dibattito pubblico. Invece io ritengo che sia strategico per il bene della vita personale, collettiva e il buon funzionamento della vita democratica. Benedetto XVI ha infatti chiesto, a Londra, di dare un fondamento alle decisioni economiche e politiche».
Federico Frighi


26/09/2010 Libertà

venerdì 24 settembre 2010

Gotti Tedeschi e Ambrosio alla Settimana Francescana

25a Settimana Francescana
VENTICINQUE ANNI ALLA SCUOLA DI S.FRANCESCO

Sabato 25 Settembre

ADORAZIONE EUCARISTICA DI APERTURA
ore 17 - Basilica

Domenica 26 Settembre
PRESENTAZIONE DELLA SETTIMANA NELLE S.MESSE DELLE ORE
Basilica 10; 11,30; 18; (19,30 in S Donnino).
ore 17 - Centro Culturale La Settimana Francescana dalle origini ad oggi: Testimonianze
Mons. Boiardi del Prof. NORBERTO RAMELLA e del Dott. ALBERTO BELLETTI


Lunedì 27 Settembre

CONTEMPLANDO IL CROCIFISSO DI S. DAMIANO
ore 21 - Basilica Serata di spiritualità francescana dinnanzi ad una copia
autorevole del celeberrimo crocifisso


Martedì 28 settembre

CONCERTO D' ORGANO DEL M° FABIO MACERA
ore 21 - Basilica


Giovedì 30 settembre

FRANCESCANI PIACENTINI ILLUSTRI: Tavola rotonda diretta
ore 18,30 - Centro da P. SECONDO BALLATI con la partecipazione del Diac. FRANCO FERNANDI, Culturale Mons. Boiardi di P. RAFFAELE RUSSO e altri francescani


Sabato 2 Ottobre

Mons. GIANNI AMBROSIO: "L'IMPEGNO EDUCATIVO DELLA CHIESA ITALIANA"
ore 17 - S. Ilario Dott. ETTORE GOTTI TEDESCHI: "POVERTA' SUBITA E POVERTA' VOLUTA" (San Francesco e l'attuale congiuntura economica globale)


Domenica 3 ottobre
ore 10 - Basilica S. Messa celebrata da P. RAFFAELE RUSSO dei Frati Cappuccini
ore 18 - Basilica S. Messa con la partecipazione dei COMMERCIANTI seguita dalla
CELEBRAZIONE DEL TRANSITO DI S.FRANCESCO


Lunedì 4 Ottobre 2010:
SOLENNITA' DI SAN FRANCESCO D'ASSISI
ore 10 - Basilica S. Messa con CONFERIMENTO DEL SACRAMENTO DEGLI INFERMI, celebrata da P. SECONDO BALLATI, guardiano e rettore dei Frati di S. Maria di Campagna
ore 18 - Basilica S. MESSA SOLENNE presieduta dal VESCOVO MONS. GIANNI AMBROSIO, con la partecipazione delle Autorità e l'offerta dell'olio della lampada del Santo da parte della municipalità. Animazione liturgica: Schola Cantorum di S. Francesco e S.Maria in Gariverto
diretta da MIKA MORI


In Basilica dal 18 settembre al 4 ottobre 2010

Mostra "GENITORI CHE GENERANO SANTI"
organizzata da SIDEF (Sindacato delle famiglie) e UFFICIO CATECHISTICO DIOCESANO
con il contributo della FONDAZIONE DI PIACENZA E VIGEVANO

Domenica 19 settembre ore 14: Presentazione e visita guidata
Orario visita: ore 8,30 - 12 e ore 15 - 19,30 (escluso orario celebrazioni)


Una settimana per San Francesco

Giunge al suo primo giubileo la Settimana Francescana ideata dal compianto Mons. Giuseppe Boiardi nel 1986, anno in cui iniziò un’interessante rassegna di interventi culturali, storico – artistici, teologico – pastorali volti a costituire una consistente opera di formazione umana e cristiana di quanti continuano a recepire il fascino e l’insegnamento di S. Francesco.
La peculiarità di quest’anno, è il tentativo di dar vita ad un bilancio di questa proposta, attraverso la testimonianza di coloro che l’hanno vista nascere, come il prof. Norberto Ramella e di quanti ne hanno sperimentato la validità e la consistenza come il giovane dott. Alberto Belletti (domenica 26 settembre ore 17 al Centro Culturale, Chiostri di S.Francesco).
Filo conduttore è l’impegno e il servizio educativo che la Chiesa Italiana si accinge ad intraprendere per i prossimi dieci anni, come ci dirà Mons. Gianni Ambrosio sabato 2 ottobre ore 17 in Sant’Ilario, ove parteciperà anche il dott. Ettore Gotti Tedeschi proponendoci un curioso raffronto tra povertà subita, frutto di una globale crisi economica e un’altrettanto “ strana” povertà , “voluta” da chi ha ricevuto la qualifica di “poverello di Assisi”.
Non mancherà il riscatto dall’oblio dei francescani piacentini illustri che il diac. Franco Fernandi e i padri francescani Secondo Ballati e Raffaele Russo affronteranno giovedì 30 settembre ore 18,30 al centro Culturale Mons.Boiardi, e l’emozione di cogliere ancora una volta la splendida sonorità dell’organo Serassi – Tamburini della Basilica, con il bel concerto del M° Fabio Macera, martedì 28 settembre ore 21.
Un’edizione, quella di quest’anno, marcata anche dalla compresenza e collaborazione delle varie componenti della grande famiglia francescana: la Parrocchia-Basilica, erede dei Francescani Conventuali presenti in Piacenza e nel nostro complesso architettonico, dal XIII al XIX secolo, il padre Secondo Ballati, superiore dei frati minori di S.Maria di Campagna e il padre Raffaele Russo, rappresentante dei frati Cappuccini di S.Bernardino (S.Rita) sullo Stradone Farnese.
I giovani francescani di Bologna guidati da padre Daniele, animeranno inoltre una serata di spiritualità francescana, lunedì 27 settembre ore 21, con l’ostensione in Basilica di un’autorevole copia del celeberrimo crocifisso di S. Damiano.
Ancora una volta Piacenza onora il Santo più amato dagli italiani nonché dai piacentini, con la celebrazione solenne di lunedì 4 ottobre ore 18, presente il Vescovo, le Autorità e i fedeli e con la celebrazione di domenica 3 ottobre ore 18 partecipata dai commercianti che interverranno anche al suggestivo rito del Beato Transito del Santo da questa terra al cielo.

martedì 21 settembre 2010

Risé: figli bamboccioni se i padri sono assenti

Dopo Eugenia Scabini ecco una sintesi dell'intervento dello psicoterapeuta Claudio Risé alla Festa della famiglia tenutasi a Piacenza lo scorso fine settimana, nell'articolo uscito su Libertà.


(fri) Giovani bamboccioni attaccati alla gonna domestica, privi non solo del coraggio ma anche della voglia stessa di uscire di casa, farsi una vita e sentimenti propri. La colpa è dei padri. Così la pensa Claudio Risè, altro ospite della prima giornata della Festa della Famiglia. Dal palco di Palazzo Gotico lo psicoterapeuta e scrittore traccia la storia di vita del padre, da troppo tempo assente dall’agenzia educativa familiare. «Nell’Ottocento si dimette definitivamente dalla figura dell’educatore - evidenzia - lasciando il compito alla madre e diventando amministratore delegato della famiglia».
Lontananza accentuata poi dalle vicende delle due Guerre Mondiali, il cui effetto sull’agenzia educativa famiglia arriva sino ad oggi. Un momento storico in cui il padre comincia finalmente a comprendere l’importanza e la bellezza dei figli dopo anni di assenza. La conseguenza più grave di questa lontananza, secondo Risé, sta nel fatto che, «rimanendo i bambini legati alle madri, da adulti faranno una grande fatica ad avere una propria vita, una propria professione e quindi anche legami sentimentali o familiari».
«Se i figli oggi fanno fatica ad uscire di casa - è convinto Risé - è perchè è mancata la spinta vitale dei padri. Non solo: anche lo spirito identitario essenziale per comprendere vocazioni e chiamate, nonché lo spirito del sacrificio e del dolore».

Libertà, 19 settembre 2010

lunedì 20 settembre 2010

Famiglia, l'alternativa ai social network

La famiglia come nucleo centrale della società umana. Ne hanno parlato nella Grande Festa della Famiglia, appena terminata a Piacenza, a cui Libertà ha dato ampio risalto nelle sue pagine. Di seguito pubblico l'articolo con alcuni dei pensieri della professoressa Eugenia Scabini che ho incontrato a Palazzo Gotico.


La famiglia come alterativa vera e concreta al mondo virtuale di Facebook e dei vari social network. E’ uno dei messaggi che arriva dalla Festa della Famiglia al via ieri pomeriggio a Palazzo Gotico. Un appuntamento organizzato dal Forum delle associazioni familiari di Piacenza assieme a il Nuovo Giornale e a Diesse Emilia Romagna (didattica e innovazione scolastica). Un appuntamento che sta diventando una tradizione (sia pure giovane, visto che siamo solo al secondo anno); ma soprattutto un’esigenza di testimoniare un modello di vita oggi passato in secondo piano. Un declassamento generalizzato nonostante l’impegno delle istituzioni, almeno a Piacenza.
Il sindaco Roberto Reggi dal palco afferma che la famiglia è «la cellula fondamentale della comunità» e ricorda che, in epoca di tagli, il Comune emette il secondo bando per le famiglie in difficoltà per la perdita di lavoro. ll presidente della Provincia, Massimo Trespidi, lo segue a ruota parlando di una famiglia che deve essere «al centro della società» ed evidenzia l’impegno per la costituzione dell’Agenzia per la famiglia. Si continua con la relazione di Eugenia Scabini, direttore del Centro Ateneo Studi e Ricerche sulla famiglia e preside di psicologia in Cattolica. «Il primo lavoro da fare è proprio quello di comunicare a riflettere sull’importanza pubblica della famiglia - dice, dopo l’introduzione di Sannita Luppi -. Laddove questi legami non si difendono, si produce una povertà materiale e morale del tessuto sociale che deve far risvegliare la coscienza non solo dei singoli ma della società tutta». «La famiglia - continua - deve essere considerata importante: lo si dice sempre, poi quando si ha a che fare con i problemi economici tutto scompare. Occorre che chi ha responsabilità traduca in azioni concrete questa idea che lascia sempre tutti consenzienti quando se ne parla».
Altra questione: «Occorre che gli adulti si mettano insieme per riscoprire la loro funzione educativa senza farsi guerra; come spesso capita con il genitore che si mette contro l’insegnante per salvare il proprio bambino o l’insegnante che vede la famiglia come una minaccia; insieme occorre trovare delle soluzioni condivise nei vari ambiti in cui i giovani crescono».
Il salone di Palazzo Gotico è abbastanza è pieno, per una giornata incerta come quella di ieri, e al suo ingresso funziona un vivace servizio di babysitteraggio. La professoressa Scabini parte proprio da qui. «Questa manifestazione è importante perché si parla di cose concrete - è convinta -. La gente effettivamente si incontra, riflette, gioca. Insieme.
Trovo che questa cosa sia fondamentale in una società come quella di oggi, molto rarefatta, che passa attraverso sistemi anonimi come quelli che vanno tra i giovani. Da questa festa si fa esperienza di che cosa sono i legami vitali veri, di che cosa portano confrontati con quelli virtuali, tipo il mondo di Facebook o degli altri social network. Sono utili pure loro, ma non se diventano la comunità prevalente dei nostri giovani».
Federico Frighi


Libertà, 19 settembre 2010

domenica 19 settembre 2010

Sant'Antonino, sul sagrato un buon gelato

Il parroco di Sant'Antonino, don Giuseppe Basini, è intervenuto su Libertà commentando il progetto di rifacimento della nuova piazza Sant'Antonino. Ingerenza gratuita o partecipazione della Chiesa nelle scelte delle pubbliche amministrazioni? Ritengo che la risposta giusta sia la seconda e per questo riporto la parte dell'articolo scritto su Libertà dove il parroco esprime la propria preoccupazione per le persone anziane e mette a disposizione dei giovani il sagrato, come luogo di ritrovo, o sedile improvvisato anche solo per gustarsi un gelato.

Bene la pavimentazione in porfido rosso ma la piazza sia libera dall'arredo urbano. Piuttosto, si attrezzi la fermata degli autobus per permettere agli anziani di sedersi. La pensa così don Giuseppe Basini, dirimpettaio illustre di piazza Sant'Antonino, essendo da qualche anno parroco della basilica patronale, dopo la scomparsa di monsignor Gabriele Zancani. Il rapporto tra la basilica e la piazza è sempre stato molto stretto. Basti solo pensare che le reliquie del santo patrono, ogni 4 luglio attraversano la piazza in processione, portate da Santa Maria in Cortina fino in basilica. Ecco spiegata la ragione dell'intervento. «Avremmo voluto pronunciarsi con il consiglio della parrocchia, purtroppo il termine delle osservazioni on line non era compatibile con la ripresa delle attività pastorali dopo la pausa estiva, così parlo da parroco, a titolo personale» ci tiene a premette don Basini. «La scelta del porfido rosso va bene - osserva - così come la salvaguardia del trottatoio come richiamo dell'elemento storico. Mi permetto però di suggerire un look minimalista per la piazza».
Don Basini la vede completamente vuota: «Un conto se fosse passata la linea del concorso di idee. Visto che si è deciso di agire diversamente, non penso sia opportuno mettere elementi di arredo, neppure mobili, come gli ipotizzati cubi di pietra. Al di là della forma e dei materiali, li vedo poco fruibili: in estate la piazza è un forno, d'inverno c'è troppo freddo». Meglio lasciare dunque piazza Sant'Antonino libera, per permettere lo svolgimento delle varie manifestazioni e degli avvenimenti di carattere cittadino. Anche perchè, per sedersi, i giovani un posto ce l'hanno già: «E' il sagrato. Lo utilizzano già oggi come luogo di ritrovo. Chi vuole può entrare in chiesa, è sempre aperta. Chi vuole può invece sedersi sui gradini anche solo per mangiare un gelato. Non sarà mai scacciato. L'importante, naturalmente, è che non si sfoci nel bivacco». Piuttosto, don Basini caldeggia panchine e coperture per gli anziani che aspettano il bus: «Li vedo costretti ad aspettare in piedi, magari con le borse del mercato appoggiate per terra. Quando piove, poi... ». ...


Libertà, 17 settembre 2010

giovedì 16 settembre 2010

Ambrosio: più attenzione nei seminari

"Faremo più attenzione nei seminari: vedremo chi è portato a diventare sacerdote e chi non lo è". Lo ha detto il vescovo Gianni Ambrosio nei meandri dell'intervista che nei giorni scorsi ho pubblicato su Libertà. Un passaggio che il grande pubblico non ha visto perchè lo spazio è tiranno e la frase è rimasta fuori. Un passaggio che sarebbe rimasto nella penna se non fosse che oggi papa Benedetto XVI sull'aereo che lo portava nello storico viaggio in Gran Bretagna, parlando dello scandalo dei preti pedofili, ha affermato che "L'autorità della Chiesa non è stata sufficientemente vigilante nè sufficientemente veloce e decisa nel prendere le misure necessarie". Proprio questa settimana il vescovo Ambrosio si è portato in ritiro (nella zona di Varese) i propri seminaristi e i sacerdoti giovani.