venerdì 26 ottobre 2007
Oggi prete, celebra i funerali del suo ex datore di lavoro
all'imprenditore Battisti morto a 88 anni
Celebra i funerali del datore di lavoro
All'altare l'ex dipendente Luigi Lazzarini, oggi prete
da Libertà, 26 ottobre 2007
Piacenza - All’altare della basilica di Sant’Eufemia c’erano tre sacerdoti. Uno di loro, con il ragionier Ugo Battisti, aveva un rapporto particolare. Prima di divenire “dipendente” di Nostro Signore è stato dipendente della Grandi Magazzini Battisti. Per 25 lunghi anni, prima di andare in pensione e di entrare in seminario. Don Luigi Lazzarini, oggi curato a Pianello, ieri mattina ha dato l’ultimo saluto al suo ex principale, lo storico imprenditore piacentino nel settore dell’abbigliamento morto martedì a 88 anni, assieme a tanti altri ex colleghi, in una Sant’Eufemia gremita. Nonostante il ragionier Battisti avesse dato disposizione ai familiari che le esequie venissero celebrate in forma strettamente riservata. La notizia della morte dello storico imprenditore, ieri l’altro, ha fatto lo stesso il giro della città, a dimostrazione di quanto il legame tra i Battisti e Piacenza sia ancora saldo. «Ho vissuto questo momento - dice don Luigi al termine della messa - con grande serenità, in un clima di speranza cristiana». È una storia nella storia quella di don Luigi Lazzarini, 66 anni, prete da nove, ordinato a Bedonia dal vescovo Luciano Monari. Ieri mattina era all’altare di Sant’Eufemia con il parroco monsignor Pietro Casella e don Mauro Stabellini, davanti alla bara ornata di fiori del suo ex principale, il ragionier Ugo Battisti. Luigi Lazzarini, senza il “don” davanti, era stato assunto alla Grandi Magazzini Battisti nel maggio del 1966. Alle dipendenze dell’azienda di via San Bartolomeo era rimasto fino al 31 gennaio del 1991, prima che la Battisti divenisse una società per azioni e si trasferisse nel moderno magazzino dei Dossarelli di Le Mose. Una volta andato in pensione, Lazzarini decide di mettere in pratica quello che pensava da sempre.«Ho lavorato prima nel magazzino interno - racconta - poi come commesso viaggiatore esterno. Del ragionier Ugo ho un bellissimo ricordo: era un uomo molto educato, molto attento alle persone, quasi timido, aveva sempre quel tratto fine e delicato, un gran signore». «Non ho mai ricevuto un rimprovero - ricorda - e pensare che in quel periodo (negli anni Settanta, ndr) c’era un movimento sindacale che si svegliava e prendeva certe posizioni nei confronti dei padroni». Ma alla Battisti, continua don Luigi, l’atmosfera era più rilassata: «L’obiettivo dei sindacati era la categoria degli imprenditori, non le singole persone. Nei riguardi del ragionier Battisti c’è sempre stata la massima stima e simpatia, ha dato lavoro a tanti. In quell’epoca eravamo più di settanta». Del suo vecchio principale ricorda la generosità: «Ai piccoli commercianti riforniva merce a credito lunghissimo; ha aiutato tanta gente». Quasi certamente la figura del ragionier Battisti ha accompagnato il commesso viaggiatore Luigi Lazzarini nella scelta della vita. «Ho fatto il cammino del diaconato permanente sotto il vescovo Antonio Mazza, a Monari ho chiesto se potevo fare un passo in avanti e lui ha detto di sì. Così, dopo il corso di teologia aperto anche ai laici al Collegio Alberoni, un anno e mezzo di preparazione a Bedonia con monsignor Lino Ferrari, sono stato ordinato sacerdote il 3 ottobre del ’98 nel santuario di Bedonia». «Sono profondamente convinto che la nostra esistenza sia composta da tante tessere, una sorta di mosaico - ci pensa su don Luigi -. Alla Battisti il mio lavoro mi piaceva, i padroni mi volevanio bene, poi mi sono chiesto che senso avesse la mia vita».
Federico Frighi
Venezia, la maratona parte con Africa Mission

AL VIA L’AVVENTURA VENETA
Piacenza - Si è inaugurata ieri nel cuore del Parco San Giuliano di Mestre, la fiera ExpoSport legata alla Maratona di Venezia: protagonista dell’angolo della solidarietà, l’associazione piacentina Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo, presente con lo stand realizzato dagli studenti del liceo artistico Cassinari (foto a fianco).
La manifestazione, che ogni anno accoglie migliaia di visitatori, permetterà all’organizzazione fondata da don Vittorione, ormai partner “sociale” consolidato di Venice Marathon, di promuovere l’iniziativa “Run for Water, Run for Life” – “Corri per l’acqua, corri per la vita”.
E’ infatti in corso la campagna di raccolta fondi per la realizzazione di nuove strutture idriche nella più arida regione ugandese, il Karamoja: fino a sabato 3 novembre, sarà possibile donare 1 euro mandando un sms al numero
48583
da telefoni cellulari Tim, Vodavone, Wind e Tre, nonché da telefoni fissi Telecom Italia abilitati all’invio di messaggi. Con una chiamata allo stesso numero, sempre dal fisso Telecom Italia, si potranno donare ben 2 euro.
Presso lo stand di Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo ad ExpoSport, nonché alla partenza e al traguardo della maratona, che si correrà domenica 28 ottobre, con un’offerta sarà possibile avere i “braccialetti dell’amicizia” realizzati da una comunità di persone disabili a Kampala, capitale dell’Uganda, nonché le magliette colorate dal logo “Run for Water, Run for Life”.
I giornalisti interessati a contattare gli operatori piacentini di Cooperazione e Sviluppo presenti a Venezia possono chiedere ulteriori informazioni alla sede di via Talamoni 1/f a Piacenza (0523-499424) o telefonare ai seguenti numeri: 3392431754 – 3204784987 – 3204785085.
giovedì 25 ottobre 2007
La lettera di congedo dell'arcivescovo Piero Marini

Città del Vaticano, 1° ottobre 2007
Reverendissimo Signore,
Quelli al servizio diretto del Papa sono stati gli anni centrali e più impegnativi della mia vita umana e sacerdotale: dai 45 anni appena compiuti quando tutti gli orizzonti mi erano aperti, a poco prima dei 66.
Gettando uno sguardo sul cammino percorso, ringrazio il Signore che mi ha chiamato a vivere un ministero particolare nella Chiesa di Dio. Anzitutto per essere stato al servizio immediato del Successore di Pietro nella celebrazione dei Santi Misteri: prima, del Servo di Dio Giovanni Paolo II per ben 18 anni e successivamente dell’attuale Pontefice Benedetto XVI per i primi intensi due anni e mezzo di inizio del Pontificato. È stata una esperienza ecclesiale che mi ha permesso di sperimentare la presenza nella Chiesa di oggi dell’ombra di Pietro: Egli infatti nei Suoi Successori continua ad annunciare la parola evangelica e a celebrare i Sacramenti nella Chiesa di Roma e nelle diverse comunità dei fedeli sparse in tutto il mondo. È stata una esperienza ecclesiale unica e irripetibile, basta pensare agli 80 viaggi internazionali da me compiuti due volte, senza contare i viaggi in Italia. Nessuna esperienza liturgica del nostro tempo è paragonabile per la varietà degli eventi salvifici commemorati, per la diversità dei luoghi della celebrazione, per la molteplicità delle situazioni e delle soluzioni, per il numero delle persone incontrate, per la composizione delle assemblee, per la diversità delle tradizioni e delle radici culturali, a quella vissuta in questi anni di servizio alla cattedra di Pietro.
Insieme con il Successore di Pietro, in questi anni ho imparato ad amare la liturgia della Chiesa, che ritengo con la fede, il dono più grande ricevuto che dà un senso al mio vivere umano e sacerdotale in questo mondo.
La provvidenza mi chiama tuttavia a guardare avanti. In questo sguardo, che appartiene ormai alla mia anzianità, mi consola la prospettiva di continuare ad occuparmi della celebrazione dei Santi Misteri nella Chiesa. Ogni volta che celebro infatti sento che il mio essere è in comunione con la vita: ogni volta la luce del Risorto illumina e riscalda il cuore, gli occhi lo riconoscono e brillano nella gioia e nella pace dello Spirito Santo.
Al termine di questi pensieri suggeriti dal cuore, desidero ringraziare i due Sommi Pontefici che ho avuto la grazia di servire come Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie. Anzitutto il Servo di Dio Giovanni Paolo II, il quale mi ha nominato a 43 anni Sottosegretario della Congregazione per il Culto Divino, due anni dopo mi ha affidato la responsabilità delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie e nel
Lo ringrazio per aver sempre favorito lo sviluppo dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche: ne ha stabilito l’autonomia giuridica, ha promosso e dato
Un filiale e particolare ringraziamento rivolgo anche al Papa Benedetto XVI che, appena eletto, mi ha voluto confermare come Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie. In verità per me non è stata una esperienza del tutto nuova perché ero già stato Suo cerimoniere agli inizi del cardinalato. Anche per questo fin dal primo momento mi sono sentito accolto da Papa Benedetto come un figlio. In lui ho potuto conoscere, con mia viva soddisfazione, non solo un Professore ma un Papa esperto in liturgia. Non potrò mai dimenticare l’emozione avuta nel trovarmi solo con lui nella Cappella Sistina subito dopo
Desidero ringraziare infine tutte le persone che in questi anni mi hanno aiutato a svolgere meglio il mio servizio nelle celebrazioni liturgiche pontificie: il personale dell’Ufficio, i Cerimonieri pontifici, i Consultori, il personale di vari enti della Santa Sede e tanti altri collaboratori in Roma, nelle diocesi italiane e nelle chiese particolari del mondo intero. Senza di essi non mi sarebbe stato possibile vivere la meravigliosa esperienza ecclesiale nelle celebrazioni pontificie.
A tutti un grazie di cuore per l’aiuto e per la testimonianza di fede ricevuta.
De Scalzi sempre più vicino a Piacenza
Salgono le quotazioni di monsignor Erminio De Scalzi come successore del vescovo Luciano Monari alla guida della diocesi di Piacenza-Bobbio. A quanto si è appreso, ieri ci sarebbe stata una riunione decisiva in Vaticano alla Congregazione per i vescovi, guidata dal cardinale Giovanni Battista Re. Mancherebbe solo un “timbro” per il via libera a monsignor De Scalzi come nuovo vescovo di Piacenza. L’annuncio della nomina da parte di Benedetto XVI sarebbe quindi imminente. Se tutto va secondo le previsioni i giorni giusti potrebbero essere lunedì o martedì della settimana prossima. Diversamente, si dovrà attendere la settimana tra lunedì 5 e domenica 11 novembre, poiché occorre lasciar passare le festività di Ognissanti e del giorno dei Morti, durante le quali è decisamente improbabile l’annuncio di nomine. Se il nome di De Scalzi dovesse essere quello giusto, trattandosi di un prelato già vescovo, non occorrerebbe nessuna cerimonia di consacrazione e dunque si potrebbe parlare di un’entrata nella diocesi di Piacenza-Bobbio e relativa “presa di possesso” attorno all’8 dicembre. Nato a Saronno, arcidiocesi di Milano, il 6 settembre 1940, monsignor Erminio De Scalzi ha quindi 67 anni. Ordinato presbitero il 27 giugno 1964, è stato eletto alla chiesa titolare di Arbano e nominato ausiliare di Milano l’11 maggio 1999. È stato consacrato vescovo il 19 giugno 1999 dal cardinale arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini assieme al cardinale Attilio Nicora e al vescovo Giovanni Giudici. Di Martini è stato anche il segretario personale. Attualmente è l’abate della basilica di Sant’Ambrogio e vescovo ausiliare per la zona 1 di Milano, il cuore della città. Il nome di De Scalzi è uscito nelle ultime settimane dopo che il principale candidato per Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio, è stato dirottato nella terna per il posto di assistente nazionale dell’Azione Cattolica dal cardinale Tarcisio Bertone.
Cotrebbia, cambia il parroco
L’Amministratore Apostolico, cui sono concesse dalla Santa Sede le facoltà del vescovo diocesano, in data 17 ottobre ha nominato:
Il M.R. Pierluigi Dallavalle, Amministratore parrocchiale della parrocchia di San Pietro Apostolo in Cotrebbia Nuova, Comune di Calendasco, Provincia di Piacenza, dichiarata vacante in seguito alla scadenza del mandato dell’ultimo titolare M. R. Fontanella don Giuseppe. Mantiene i precedenti incarichi.
Con atto proprio nella rispettiva data l’Amministratore Apostolico ha nominato il M. R. Musso don Emanuele Massimo vicario parrocchiale della parrocchia di Sant’Antonino martire in Borgo Val di Taro, Provincia di Parma.
Piacenza, dalla Curia Vescovile,
19 ottobre 2007-10-19
il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi
mercoledì 24 ottobre 2007
Matrimonio, la riforma di Busani
«Se tutto va bene il rito nuovo sarà stampato alla fine di autunno ed entrerà in vigore con il prossimo avvento: a fine novembre od inizio dicembre». Una fatica durata sette anni di lavoro. Busani ha coordinato le proposte dei vari studiosi di pastorale matrimoniale e biblisti italiani. La prima bozza di documento è poi passata al vaglio dei vescovi che hanno presentato i vari emendamenti. Infine è arrivato il benestare del Vaticano. «E' stato il frutto di un grande dialogo che ha coinvolto a vari livelli la Chiesa italiana» spiega Busani. Ma perché la necessità di adattare il momento del sì? «Per un'attenzione rispettosa della situazione di fede e di vita di coloro che chiedono il matrimonio - evidenzia -. Attualmente in Italia il numero dei battezzati è ancora maggioritario ma, se da un lato sono una minoranza coloro che fanno un cammino di fede e di preparazione al sacramento, dall'altro tutti hanno diritto al matrimonio cattolico». Il vecchio rito poi, secondo Busani, non risultava totalmente espressivo del percorso seguito dai cosiddetti “praticanti”, per i quali è stato particolarmente arricchito. Prima di tutto nel rinnovamento del linguaggio. “Accolgo e non prendo”. «Oggi prendere nell'accezione comune significa comperare, rapire, afferrare, dà l'idea del possesso. Accolgo fa invece percepire che siamo davanti ad un'altra persona la quale deve essere vista come un dono, un dono che proviene da Dio». Subito dopo è la volta della promessa che non è più frutto solo della volontà del singolo ma della grazia del Signore. Con il secondo capitolo della “riformina” «viene data la possibilità del matrimonio anche a coloro che non hanno seguito un percorso di chiesa: non c'è la comunione ma solo la liturgia della Parola. E' un matrimonio in vista dell'eucarestia, non a caso agli sposi viene consegnata la Bibbia». La scelta di questo rito viene fatta insieme da sposi e sacerdoti. E' il rito tipico, ad esempio, tra cristiani e protestanti. Il terzo capitolo prevede il matrimonio tra battezzati e non battezzati. Ad esempio con ebrei, musulmani, induisti. «La caratteristica è l'essenzialità. La liturgia della parola è più sobria».
Diocesi, monsignor Ferrari si presenta
Monsignor Ferrari nuovo amministratore
da Libertà, 24 ottobre 2007
Monsignor Lino Ferrari è il nuovo amministratore della diocesi di Piacenza-Bobbio. Lo ha eletto ieri mattina il collegio dei consultori riunitosi nel salone degli affreschi al primo piano della Curia. Monsignor Ferrari, 60 anni, ex vicario generale - assume le funzioni di reggente dopo la partenza del vescovo Luciano Monari. Rimarrà in carica durante la vacanza della diocesi, fino alla presa di possesso del nuovo vescovo diocesano e potrà svolgere solo funzioni di ordinaria amministrazione. Per governare la Chiesa piacentino-bobbiense si avvarrà del collegio dei consultori: dieci sacerdoti (compreso monsignor Ferrari) che rappresentano una sorta di parlamentino provvisorio. Tutti gli altri organi - il consiglio presbiterale e quello pastorale -, con la decadenza di monsignor Monari da vescovo prima e da amministratore apostolico poi, sono considerati sciolti. Il collegio dei consultori è attualmente composto da monsignor Lino Ferrari, monsignor Giuseppe Busani, monsignor Aldo Maggi, monsignor Gianni Vincini, monsignor Giuseppe Illica, don Gianrico Fornasari, don Piero Lezoli, don Luigi Bavagnoli, don Silvio Pasquali, don Giuseppe Rigolli.Appena eletto, ieri mattina, l’amministratore diocesano monsignor Ferrari - come prevede il codice di diritto canonico - ha emesso nella cappella vescovile la professione di fede. Dell’avvenuta elezione il cancelliere vescovile don Mario Poggi ha dato comunicazione al cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i vescovi, a monsignor Giuseppe Bertello, nunzio apostolico in Italia, a monsignor Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, a monsignor Benito Cocchi, arcivescovo e metropolita di Modena, sotto la cui giurisdizione dipende la diocesi di Piacenza-Bobbio. Successivamente è stata data comunicazione anche al prefetto di Piacenza, Alberto Ardia. Infine, con un comunicato stampa, è stata informata la comunità diocesana. «Ho accolto questa nomina con un po’ di trepidazione - confessa monsignor Ferrari davanti ai microfoni - per me è un’esperienza nuova, quello che mi dà conforto è la presenza dei miei collaboratori, soprattutto di monsignor Busani, con il quale abbiamo condiviso in questi anni la vicinanza al vescovo Monari». Ferrari non nasconde affatto il peso della responsabilità in un momento come questo: «Rivivo un po’ quell’ansia (credo sia naturale) che provavo, appena nominato vicario, quando il vescovo si assentava per una settimana per predicare gli esercizi spirituali o per andare alla Cei. Poi mi sono abituato». Oggi la situazione è però decisamente cambiata: «Allora lui c’era e potevo raggiungerlo per telefono. Oggi non c’è e la responsabilità è sulle mie spalle. Accetto comunque serenamente questo incarico con spirito di servizio». «A ciascuno dei figli della nostra Chiesa piacentino-bobbiese - continua - chiedo il conforto della preghiera; per tutti assicuro il ricordo nella celebrazione dell’eucaristia». Don Lino, anche da amministratore diocesano, non cambierà le proprie abitudini: «Al mattino in Curia per ricevere i laici e i sacerdoti e per coordinare gli uffici. Di pomeriggio e nelle giornate festive nei vari punti della diocesi per le celebrazioni».La prima uscita ufficiale da capo provvisorio della diocesi sarà domenica mattina ad Agazzano per la festa delle famiglie; al pomeriggio accompagnerà l’ingresso del nuovo parroco di Metti, don Franco Cattivelli. Il lavoro quotidiano dell’amministratore diocesano è finalizzato all’arrivo del nuovo vescovo. «Prepariamoci all’arrivo del nuovo pastore - esorta - non tanto con il totovescovo ma chiedendoci che cosa dobbiamo cambiare per essere davvero una buona famiglia quando sarà il momento di accoglierlo». Sui tempi, monsignor Ferrari non si sbilancia: «Speravamo che l’annuncio venisse dato in questi giorni. Il nostro auspicio è che il nuovo pastore possa arrivare entro Natale».
Federico Frighi
Il profilo di monsignor Lino Ferrari
da Libertà, 24 ottobre 2007
Monsignor Lino Ferrari è originario di Albareto (Parma) dove è nato il 18 dicembre 1947; ha completato i suoi studi al Collegio Alberoni ed è stato ordinato sacerdote l’11 luglio 1971 a Bedonia. Subito ha iniziato il proprio servizio pastorale come curato nella parrocchia cittadina del Preziosissimo Sangue; il 1° ottobre 1977 è stato nominato direttore spirituale del seminario di Bedonia e curato nella parrocchia dello stesso centro; nel 1981 gli è stato affidato l’incarico di pro-rettore del seminario di Bedonia; cappellano di Sua Santità il 16 giugno 1994 (con il titolo di monsignore), il 30 giugno 1997 come parroco in solido è stato chiamato alla guida della parrocchia cittadina di Nostra Signora di Lourdes. Nel 1999 il vescovo Luciano Monari gli ha affidato anche la responsabilità del Centro Diocesano Vocazionale e il 23 gennaio 2004, sempre monsignor Monari, lo ha nominato vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio in sostituzione di monsignor Antonio Lanfranchi, eletto vescovo della diocesi di Cesena-Sarsina. Dal 21 dicembre 2004 è canonico della cattedrale. Sacerdote umile, pacato, è stato docente di religione alle scuole medie inferiori. A Bedonia ha ristrutturato il seminario vescovile rendendolo un punto di riferimento per le popolazioni non solo della Valtaro che, pur essendo in provincia di Parma, è diocesi di Piacenza-Bobbio.
I poteri dell'amministratore diocesano

martedì 23 ottobre 2007
Monsignor Lino Ferrari amministratore diocesano

Ufficio stampa
Mons. Lino Ferrari da oggi
Amministratore diocesano
della diocesi di Piacenza-Bobbio
Questa mattina, alle ore 10, nella sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile, si è riunito il Collegio dei Consultori per eleggere l’Amministratore Diocesano essendo da ieri scaduto il mandato di Amministratore Apostolico affidato dal Papa a mons. Luciano Monari ed essendo, di conseguenza, la diocesi “vacante”. La scelta è caduta sul vicario generale mons. Lino Ferrari che resterà in carica fino all’ingresso (e presa di possesso) del nuovo Vescovo.
Il Collegio dei Consultori, che tra i compiti ha anche quello provvedere alla nomina dell’Amministratore diocesano nel caso la Santa Sede non abbia provveduto alla nomina di un Amministratore Apostolico, è composto da mons. Lino Ferrari, mons. Giuseppe Busani, mons. Aldo Maggi, mons. Gianni Vincini, mons. Giuseppe Illica, don Gianrico Fornasari, don Piero Lezoli, don Luigi Bavagnoli, don Silvio Pasquali, don Giuseppe Rigolli.
Appena eletto, alla presenza del Collegio dei Consultori, l’Amministratore diocesano mons. Lino Ferrari – come prevede il Codice - ha emesso nella cappella vescovile la professione di fede. Dell’avvenuta elezione il cancelliere vescovile don Mario Poggi ha dato comunicazione alla Congregazione dei Vescovi, alla Nunziatura Apostolica in Italia, alla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, al Metropolita. E’ stata data comunicazione anche alla Prefettura di Piacenza. Ora, con questo comunicato, viene informata la Comunità diocesana.
NOTA BIOGRAFICA. Mons. Lino Ferrari è originario di Albareto (Parma) dove è nato il 18 dicembre 1947; ha completato i suoi studi al Collegio Alberoni ed è stato ordinato sacerdote l’11 luglio 1971 a Bedonia. Subito ha iniziato il proprio servizio pastorale come curato nella parrocchia cittadina del Preziosissimo Sangue; il 1° ottobre 1977 è stato nominato direttore spirituale del Seminario di Bedonia e curato nella parrocchia dello stesso centro; nel 1981 gli è stato affidato l’incarico di pro-rettore del seminario di Bedonia; cappellano di S. Santità il 16 giugno 1994 (con il titolo di monsignore), il 30 giugno 1997 come parroco in solido è stato chiamato alla guida della parrocchia cittadina di N.S. di Lourdes. Nel 1999 il Vescovo gli ha affidato anche la responsabilità del Centro Diocesano Vocazionale e il 23 gennaio 2004, sempre mons. Monari, lo ha nominato Vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio in sostituzione di mons. Antonio Lanfranchi, eletto vescovo della diocesi di Cesena-Sarsina. Dal 21 dicembre 2004 è canonico della cattedrale.
UN PRIMO COMMENTO. Mons. Lino Ferrari, al termine della riunione del Collegio dei Consultori, ha così commentato la sua elezione ad Amministratore Diocesano:
“Per i miei Confratelli sacerdoti è il primo pensiero, dopo aver ricevuto l’incarico di Amministratore Diocesano, che accetto serenamente in spirito di servizio
“Il Vescovo Luciano, che abbiamo salutato con affetto e gratitudine, nell’omelia di domenica ci ha confidato: ‘Il mio primo impegno, quello che mi sta più a cuore, è stato per la comunione del Presbiterio’. Un impegno che ho condiviso e che mi auguro manifesti i suoi frutti in questo periodo di attesa del nuovo Pastore. Un tempo prezioso, inoltre, anche se speriamo breve, per crescere nell’unità come comunità diocesana in tutte le sue componenti.
“A ciascuno dei figli della nostra Chiesa piacentino-bobbiese chiedo il conforto della preghiera; per tutti assicuro il ricordo nella celebrazione dell’Eucaristia”.
I COMPITI DELL’AMMINISTRATORE DIOCESANO. Da un articolo del cancelliere vescovile don Mario Poggi, pubblicato da “Il Nuovo Giornale” il 19 ottobre scorso, riprendiamo il passaggio che precisa i compiti dell’Amministratore Diocesano:
“L’Amministratore diocesano assume la potestà ordinaria e propria sulla diocesi dal momento dell’accettazione della sua elezione. Da tale potestà è da ritenersi escluso tutto ciò che non gli compete per la natura delle cose o per disposizione del diritto.
Appena eletto, l’Amministratore deve emettere la professione di fede davanti al Collegio dei consultori. Dell’avvenuta elezione viene data comunicazione alla Santa Sede, alla Nunziatura Apostolica in Italia, alla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, al Metropolita.
Dal momento in cui ha assunto la guida della diocesi, l’Amministratore è tenuto a tutti gli obblighi del vescovo diocesano, in particolare deve osservare la legge della residenza in diocesi ed applicare ogni domenica e nei giorni di precetto la Messa per il popolo. Nel periodo in cui regge la diocesi è membro della Conferenza Episcopale Italiana con voto deliberativo, ad eccezione delle dichiarazioni dottrinali.
Un noto brocardo giuridico recita “sede vacante nihil innovetur”, pertanto tale principio sembra guidare l’operato dell’Amministratore diocesano, il quale deve garantire la gestione ordinaria della diocesi, senza compiere atti che potrebbero rivelarsi pregiudizievoli per la diocesi stessa e per il vescovo diocesano. Pertanto l’Amministratore diocesano può confermare o istituire i presbiteri che siano stati legittimamente eletti o presentati per una parrocchia. Solo dopo un anno di sede vacante può nominare i parroci, ma non può affidare parrocchie ad un Istituto religioso o Società di vita apostolica. Può amministrare la Cresima e può concedere ad un altro presbitero la facoltà di amministrarla.
L’Amministratore diocesano può rimuovere, per giusta causa, i vicari parrocchiali.
I limiti della potestà dell’Amministratore diocesano si ravvisano nell’obbligo di custodire con particolare diligenza i documenti della Curia diocesana, senza modificarne, distruggerne o sottrarne alcuno. Con la stessa diligenza vigili affinché nessun altro possa manomettere gli archivi della Curia. Soltanto in caso di vera necessità può aver accesso all’Archivio segreto della Curia.
Con il consenso del Collegio dei consultori può concedere le lettere dimissorie per l’ordinazione di diaconi e presbiteri, se queste non furono negate dal Vescovo diocesano. Non può concedere l’escardinazione e l’incardinazione e nemmeno concedere la licenza ad un chierico di trasferirsi in un’altra diocesi, a meno che non sia trascorso un anno dalla vacanza della sede e abbia il consenso del Collegio dei consultori. Non può convocare un Sinodo diocesano. Non può rimuovere il vicario giudiziale, ma può rimuovere il Cancelliere della Curia soltanto con il consenso del Collegio dei consultori. Non può conferire canonicati sia nel Capitolo cattedrale sia in quello collegiale.
La cessazione dell’ufficio dell’Amministratore diocesano si verifica con la presa di possesso canonico della diocesi da parte del nuovo Vescovo, ovviamente si applica la normativa dettata dal Codice di Diritto Canonico in merito alle cause della cessazione di ogni ufficio ecclesiastico”.
Da oggi la diocesi è sede vacante
De Scalzi favorito
Da oggi la diocesi "sede vacante"
Amministratore, si vota per la nomina di don Ferrari
da Libertà, 23 ottobre 2007
Questa mattina nel salone al primo piano della Curia il collegio dei consultori, sotto la presidenza del membro più anziano - don Gianrico Fornasar - nomina l’amministratore pro tempore della diocesi di Piacenza-Bobbio. Salvo colpi di scena, sarà l’ex vicario generale, monsignor Lino Ferrari. Guiderà la diocesi fino all’entrata del nuovo vescovo. Da ieri, con la scadenza del mandato di amministratore apostolico ricoperto da monsignor Luciano Monari, la Chiesa piacentina è ufficialmente sede vacante. Intanto sembra superato l’“ingorgo istituzionale” destinato a far slittare di qualche giorno l’annuncio del nuovo vescovo inizialmente previsto per giovedì prossimo.
Per l’elezione dell’amministratore diocesano, i componenti del collegio dei consultori si ritroveranno in Curia questa mattina alle 10 in punto. Il consiglio è formato da dieci sacerdoti ed è presieduto da don Gianrico Fornasari, parroco di Groppallo, con i suoi 72 anni il più anziano dei consultori. Voteranno, a scrutinio segreto, monsignor Lino Ferrari (ex vicario generale), monsignor Giuseppe Busani (ex vicario episcopale per la pastorale), monsignor Giovanni Vincini (parroco di Fiorenzuola), monsignor Aldo Maggi (ex vicario episcopale e parroco di Santa Maria Assunta, a Bobbio), don Piero Lezoli (ex vicario episcopale e rettore del santuario della Madonna di San Marco, a Bedonia), don Luigi Bavagnoli (rettore del seminario urbano), monsignor Giuseppe Illica (parroco di Castelsangiovanni), don Silvio Pasquali (vicario parrocchiale di San Lazzaro), don Giuseppe Rigolli (parroco di Castellarquato). Intanto appaiono più chiari i retroscena del probabile rinvio dell’annuncio del nuovo vescovo. Monsignor Gianni Ambrosio, assistente ecclesiastico dell’Università Cattolica, fino a due settimane fa era effettivamente il più papabile per la diocesi di Piacenza-Bobbio. La virata verso altri lidi sarebbe opera del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, conterraneo di Ambrosio (entrambi provenienti dalla diocesi di Vercelli) e suo grande estimatore. I nuovi lidi sarebbero lontani da Piacenza: in particolare Roma, in via Conciliazione, dove Ambrosio è il candidato di Bertone per il posto di assistente nazionale dell’Azione Cattolica. Nuovamente “scoperta” la sede di Piacenza-Bobbio, occorreva un altro candidato che rispettasse le indicazioni emerse dalle consultazioni diocesane chiusesi lo scorso 22 settembre. Il successore di Monari doveva essere un vescovo non di prima nomina o comunque una persona esperta anche da un punto di vista del governo pastorale di una diocesi. Ecco riprendere dunque quota il nome di monsignor Erminio De Scalzi, vescovo ausiliare di Milano, abate di Sant’Ambrogio, “martiniano” della prima ora, sulla medesima linea del vescovo Monari. Un nome che circolava sin dalla fine di agosto. De Scalzi, 67 anni, viene ritenuto un vescovo concreto e di polso, l’ultimo dei fedelissimi al cardinale Carlo Maria Martini, oggi sotto la guida del cardinale Dionigi Tettamanzi. A monsignor De Scalzi, come scrivevamo ieri, sarebbero state prospettate le diocesi di Parma e quella di Piacenza-Bobbio. La sua preferenza sarebbe andata per quest’ultima.Naturalmente il condizionale è sempre d’obbligo. Soprattutto perché, se la nomina - come pare - è già stata decisa, a ieri mattina nessuna comunicazione, neppure informale, è arrivata alla Curia di Piacenza. I colpi di scena, quando c’è di mezzo il segreto pontificio, sono sempre dietro l’angolo.
Federico Frighi
lunedì 22 ottobre 2007
Monari, si apre la successione

De Scalzi in vantaggio su Ambrosio
da Libertà, 22 ottobre 2007
piacenza - Quello di oggi per il vescovo Luciano Monari, a meno di colpi scena, sarà l’ultimo giorno da amministratore apostolico della diocesi di Piacenza-Bobbio. Da domani mattina la diocesi è ufficialmente vacante: decadono dai loro uffici il vicario generale e tutti i vicari episcopali. Il Collegio dei consultori dovrà eleggere l’amministratore diocesano. Quasi sicuramente sarà monsignor Lino Ferrari, appunto da domani ex vicario generale. Tutto questo nell’attesa che la Santa Sede comunichi il nome del nuovo vescovo. A questo proposito, nelle ultimissime ore, si starebbe delineando una vera e propria corsa a due nel clero ambrosiano con un vantaggio inaspettato. In passato, su queste colonne, avevamo parlato di una rosa di papabili che vedeva l’assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, monsignor Gianni Ambrosio, prevalere leggermente sull’abate di Sant’Ambrogio, il vescovo Erminio De Scalzi (nella foto). Ebbene, proprio il nome di De Scalzi appare oggi in pole position come successore di monsignor Luciano Monari. Il 67enne vescovo ausiliare milanese, fedele al cardinale Carlo Maria Martini, come Monari è stato candidato a tutto nelle diocesi lombarde e limitrofe. Pare che a De Scalzi siano state prospettate le diocesi di Parma e di Piacenza-Bobbio e che il vescovo milanese abbia optato per quella piacentino-bobbiense. L’annuncio del nuovo vescovo dovrebbe avvenire nei prossimi giorni, addirittura, secondo alcuni, in settimana. Se ne saprà però di più nelle prossime ore. La prudenza, in questi casi, non è mai troppa e il caso di Livorno insegna. I giornali toscani e quelli liguri, di solito ben informati, mercoledì scorso davano per certa la nomina alla guida della diocesi labronica di padre Alberto Lorenzelli, ispettore salesiano di Toscana e Liguria, ma, meno di ventiquattro ore prima, si è saputo che in contemporanea con l’annuncio di Livorno, ne sarebbe stato dato uno anche nella diocesi di Pisa. Alla fine, per la prima volta negli ultimi due secoli, a Livorno è andato un pisano, monsignor Simone Giusti, vescovo architetto.
fed.fri.
Tonini, oggi mi sento rinato

Il cardinale Ersilio Tonini a Piacenza
nel giorno del congedo del vescovo Luciano Monari
da Libertà, 22 ottobre 2007
Piacenza - (f.fr.) Nella lista degli alti prelati Ersilio Tonini non era annunciato. «Ma il cardinal Tonini è imprevedibile, compare da un momento all’altro» aveva detto l’ex segretario di Monari, don Giuseppe Basini. E infatti il 93enne porporato di Centovera si è presentato all’appuntamento all’improvviso - accompagnato da don Gianluca Barocelli - arzillo e desideroso più che mai di esserci in uno dei momenti più importanti della chiesa piacentino-bobbiese. «Per me quella odierna è come una nuova creazione - ha detto al termine della celebrazione -. Mi sono accorto che il Signore sta lavorando in questa comunità piacentina che è stata la mia chiesa e la mia madre. Mi congratulo con il Signore perché dicono che sia bravino, che sappia fare miracoli dove nessuno di noi direbbe. I nostri papà e le nostre mamme, ad esempio, sono le nostre grandi meraviglie». È uno dei cavalli di battaglia del cardinale e Tonini lo ammette - «Lo dico sempre in tv» - e non si stanca di ripeterlo, questa volta al vescovo Monari. «Se questa chiesa piacentina esiste - dice - è perché ha generato delle mamme e dei papà santi». Poi, rivolto alla gente, «genitori sentitevi padri e madri della Chiesa, sappiate che veder nascere un figlio è assistere alla creazione del mondo. Quando sarà davanti al Signore la prima cosa che gli chiederò sarà di lasciarmi vedere mia padre e mia madre e li ringrazierò per avermi donato la vita e il gusto di Dio».
"Sempre presente, dalle parrocchie alle missioni"

"Sempre presente, dalle piccole chiese alle missioni"
I saluti del vicario generale, dei laici, dei missionari
e del presidente della Provincia
da Libertà, 22 ottobre 2007
Piacenza - «Il suo insegnamento ci ha fatto crescere ... il suo essere presente dovunque, nelle nostre parrocchie anche piccole e nei territori di missione, ma anche nei luoghi pubblici della cultura e della vita civile, per ascoltare la gente e per annunciare il Vangelo, ci ha resi consapevoli che la missionarietà è una dimensione concreta che ci tocca da vicino». È stato il vicario generale monsignor Lino Ferrari ad aprire la celebrazione di ieri pomeriggio. Dopo una manciata di minuti di suspance in cui anche l’impianto audio si commuove andando in tilt. «Tutti e singolarmente le vogliamo dire, o meglio ripetere, il nostro grazie - dice con il timbro pacato di sempre monsignor Ferrari rivolto al suo vescovo - grande, sincero, affettuoso, pieno di tristezza e di gioia nello stesso tempo. Non elenco i motivi. Non posso però non ricordare che il suo insegnamento autorevole e profondo ci ha fatto crescere... Anche a nome di tutti, mi permetto di chiedere perdono delle nostre lentezze e dei dispiaceri che le possiamo aver arrecato».Il suo braccio destro per tanti anni, il missionario sacerdote, il laico impegnato nella vita della chiesa, il presidente della Provincia e il sindaco della città capoluogo. Erano loro gli “eletti” a ringraziare il vescovo Luciano Monari a nome di tutti. Pierpaolo Triani, presidente dell’Azione Cattolica ha portato il suo saluto, «un saluto carico di affetto e di gratitudine».«Vogliamo, innanzitutto, assieme con lei, ringraziare il Signore per i doni che le ha concesso. Per averle donato un’intensa passione per la sua Parola, un profondo amore per il bene autentico di ogni persona, per la capacità dell’ascolto sapiente e della comunicazione coinvolgente». «Sono stati anni intensi - osserva Triani - ricchi, dove con il suo ministero ha gettato tra noi molti semi buoni. Con continuità ha rinnovato a noi laici l’invito di vivere il dono grande del battesimo, di vivere radicati nell’essenziale, da figli amati e discepoli gioiosi, nelle quotidianità delle vita delle famiglie, del lavoro, della società. Ci ha chiesto di mettere al centro l’attenzione alla vita ferita, sofferente, povera. Non ha nascosto durante questi anni la sua preoccupazione per un indebolimento della vita cristiana e del tessuto ecclesiale, per il rischio di una visione ridotta della persona umana». Parla di un «vescovo amico», don Mauro Bianchi, missionario in Brasile, mentre cita Meister Eckart - autore del Trecento - il presidente della Provincia Gianluigi Boiardi: «Una porta si apre e si chiude attorno a un cardine, scriveva Meister Eckart. E proprio questo io credo sia stato monsignor Monari per la comunità piacentina: il cardine di una vita interiore ricca e profonda, in grado di trasmettere conforto e serenità; il cardine a cui sono fissati i nostri valori e i nostri ideali, anche se la porta della vita quotidiana sbatte mille volte in modo affannoso e confuso». «Io spero che monsignor Monari mi perdonerà - prosegue Boiardi - ma questo è un saluto che non ero preparato a fare, non avrei mai voluto vederlo partire, anche se ci lascia il suo sorriso e un grande insegnamento che vive con noi ogni giorno. Pensando a monsignor Monari in questi giorni ho trovato una frase di San Paolo che mi sembra adatta a questa occasione: il nostro vescovo non ci lascia semplicemente un dono ma un frutto, con la sua ferma volontà di indicarci il bene. Mi piace questa idea del frutto, il senso compiuto di una missione e di un insegnamento. E ora a monsignor Luciano, vorrei dire soltanto che non ho più parole, ma solo affetto e riconoscenza. Vorrei tanto abbracciarlo come sono sicuro lo vorrebbe idealmente l’intera comunità piacentina, e salutarlo come lui ha salutato domenica scorsa, per la prima volta, i suoi nuovi fedeli: ciao, mio vescovo».
Federico Frighi
"Siete il sogno di ogni vescovo"

Monari ringrazia i piacentini, cinquemila in cattedrale
per il congedo del vescovo Luciano
da Libertà, 22 ottobre 2007
Piacenza - Quello di oggi è un sogno che vorrebbe si avverasse qualunque vescovo: una cattedrale piena di gente, preti, autorità, fedeli, tutti qui per onorare non tanto Luciano Monari, quanto il Signore». Sono le prime parole del vescovo nel giorno dell’addio, forse stupito davanti alle cinquemila persone accorse ieri pomeriggio in cattedrale per il suo congedo dalla diocesi di Piacenza-Bobbio. Sicuramente commosso dal lungo applauso con il quale viene accolto quando, in processione, entra in cattedrale dalla porta che dà sull’episcopio. Era da tanto tempo che non si vedeva il duomo di Piacenza così gremito. Monari se ne accorge e parla di un sogno che si avvera. Accanto ha i suoi missionari, quelli che ha visitato di persona per sei volte in Brasile, durante i suoi viaggi oltre oceano in quella che il vescovo Manfredini definì - lo ricorda lo stesso Monari - «una zona pastorale della diocesi di Piacenza-Bobbio». C’è la sorpresa del cardinale Ersilio Tonini - non annunciato ma arrivato all’ultimo momento - la presenza dei vescovi piacentini Luigi Ferrando e Antonio Lanfranchi, il vicario generale Lino Ferrari con accanto il vicario espiscopale Giuseppe Busani. È proprio parlando dei sui preti, durante l’omelia, che Monari si commuove. «Scusate un momento» dice, interrompendosi e voltandosi per asciugare le lacrime. È il volto tenero di un vescovo che prima di tutto è un uomo. Dalle navate risuona un nuovo e sentito applauso. In prima fila ci sono le autorità cittadine: il prefetto Alberto Ardia, il presidente della Provincia Gianluigi Boiardi, il sindaco Roberto Reggi, il questore Michele Rosato, il procuratore della Repubblica Lucio Bardi, il tenente colonnello dei carabinieri Edoardo Cappellano. Poi tanti sindaci e assessori dei comuni della diocesi, tutti con la loro fascia tricolore. «Se c’è un tema sul quale ho insistito in questi 12 anni è quello della comunione, comunione del presbiterio ma anche dei laici» sottolinea Monari di fronte ad un popolo riunito in cattedrale con tutti i suoi rappresentanti, con tutte le sue sfaccettature. I giovani, gli anziani, i bambini, chi è costretto su una carrozzella (ieri in prima fila), le religiose e i religiosi, i cori della diocesi riuniti dal maestro Berzolla, gli amici di Sassuolo e della diocesi reggiana che Monari cita nella sua omelia. È un addio corale. Lo sci capisce anche dalla preghiera dell’eucarestia: tra le navate si odono voci familiari. Quella grossa e quasi romagnola del vescovo che se ne va, quella solenne e più vicina del vescovo Lanfranchi, quella velocissima e tipicamente piacentina del cardinale Tonini. Già, perché la chiesa è universale. Lo aveva detto Monari domenica scorsa nel duomo di Brescia quando di fronte aveva bresciani, reggiani, piacentini e sassolesi; lo lascia intendere nella sua ultima messa nella cattedrale di Piacenza-Bobbio, anche quando segue incantato, all’offertorio, la danza liturgica delle tre suore brasiliane delle Carmelitane messaggere dello Spirito Santo (congregazione che ha una propria casa a Bedonia). Il vero coup de theatre del regista della celebrazione di ieri. Si finisce con i fazzoletti bianchi che escono da sotto le tonache di suore e sacerdoti, con il dito indice e pollice portati agli occhi per fermare le lacrime, con la mano destra alzata che il vescovo Monari agita in segno di saluto. Terminano con questi fotogrammi i 12 anni di Luciano Monari a Piacenza-Bobbio. Da oggi è un’altra storia.
Federico Frighi
domenica 21 ottobre 2007
Monari, il grazie di Reggi

Il saluto del sindaco di Piacenza Roberto Reggi
È con sincera commozione che, in questa giornata così importante per la nostra Diocesi, porto il saluto della città di Piacenza a mons. Luciano Monari. Spero di interpretare al meglio i sentimenti di affetto, stima e riconoscenza della comunità piacentina espressi in maniera tanto evidente dalla straordinaria partecipazione di oggi nella piazza e in Cattedrale.In questi dodici anni, il nostro Vescovo ha condiviso con tutti noi un percorso di profonda umanità, caratterizzato dalla ricerca costante del dialogo, da una sensibilità autentica per i problemi sociali, dall’analisi attenta sulle tematiche della convivenza civile e dei diritti della persona.Le sue parole sono spesso state di stimolo alla riflessione sull’impegno per il bene della collettività: un’esortazione ad accantonare gli egoismi, la superficialità, i pregiudizi, un invito all’accoglienza e alla costruzione di una città aperta e solidale, nella quale i giovani siano chiamati a un ruolo da protagonisti.È forte e vero il legame che mons. Monari ha consolidato con i nostri ragazzi, ma più in generale con tutti coloro che hanno avuto bisogno di conforto o, semplicemente, di essere ascoltati e compresi. Posso dire con convinzione che don Luciano ha fatto, della comunità piacentina, una realtà più generosa e vicina alle sue fasce deboli, orientata a oltrepassare il muro dell’indifferenza che talvolta rischia di renderci estranei gli uni agli altri.AI mondo della politica, il nostro Vescovo ha trasmesso un messaggio di onestà e dedizione che incarna la più alta concezione di servizio e trasparenza, indicando la carità come un aspetto irrinunciabile del mandato amministrativo e chiedendoci di superare le barriere dell’ideologia.Per tutte queste ragioni, domani, l’assemblea del Consiglio comunale conferirà a mons. Monari la cittadinanza onoraria, tributo alla sua partecipazione costruttiva al dibattito pubblico sulla vita di Piacenza, al sostegno concreto e all’amicizia che egli ha riservato alle associazioni di volontariato, alla sua statura intellettuale ed etica, al suo ruolo sempre propositivo rispetto alle questioni di attualità.Vorrei rivolgermi a lei, caro don Luciano, per dirle che siamo grati di aver potuto trovare, nel suo Episcopato, un prezioso punto di riferimento in una società che corre veloce e, troppe volte, sembra non avere una meta. Non c’è occasione migliore di questa, in cui si celebra il 40° anniversario di presenza delle Missioni piacentine in Brasile, per fermarci un istante e sentire realmente nostri quegli ideali di pace, solidarietà, uguaglianza tra i popoli e incontro tra culture che lei ha saputo divulgare in maniera così intensa e coinvolgente.La folla che si è riunita qui oggi è la testimonianza non solo di quanto siano radicati nella nostra comunità questi suoi insegnamenti, ma soprattutto del desiderio di dirle grazie, desiderio che appartiene a ciascuno di noi e ai tanti che non hanno potuto partecipare - in particolare gli anziani soli e le persone ammalate cui lei è stato accanto in questi anni.Di dirle grazie per la ricchezza umana e spirituale che ci ha donato, per la semplicità e l’immediatezza del suo rapportarsi alla gente, per la coscienza civica di cui si è fatto interprete.È difficile tradurre in un discorso l’emozione del commiato, soprattutto se si deve salutare un amico. Mi piace pensare, quindi, che questo sia un arrivederci: certo; saranno più rari i momenti di incontro, ma Piacenza, caro Vescovo Luciano, serberà care le sue parole e il suo sorriso, la accompagnerà nella preghiera lungo il suo cammino alla guida della Diocesi di Brescia e come vicepresidente della Cei, continuando a fare tesoro delle sue riflessioni.Oggi riceve l’abbraccio di una città intera che, ricordando un suo monito in tal senso, si impegnerà a rendere "sempre più visibile il segno della carità e della gratuità dell’amore". Grazie, don Luciano. Grazie di cuore.
Roberto Reggi
sindaco di Piacenza
Monari, il grazie di Boiardi

Il saluto del presidente della Provincia di Piacenza
“Una porta si apre e si chiude attorno a un cardine”, scriveva nel Trecento Meister Eckart. E proprio questo io credo sia stato mons.Monari per la comunità piacentina: il cardine di una vita interiore ricca e profonda, in grado di trasmettere conforto e serenità; il cardine a cui sono fissati i nostri valori e i nostri ideali, anche se la porta della vita quotidiana sbatte mille volte in modo affannoso e confuso.
Io spero che mons. Monari mi perdonerà, ma questo è un saluto che non ero preparato a fare, non avrei mai voluto vederlo partire, anche se ci lascia il suo sorriso e un grande insegnamento che vive con noi ogni giorno. Pensando a mons. Monari in questi giorni ho trovato una frase di San Paolo che mi sembra adatta a questa occasione: il nostro vescovo non ci lascia semplicemente un dono ma un frutto, con la sua ferma volontà di indicarci il bene. Mi piace questa idea del frutto, il senso compiuto di una missione e di un insegnamento.
E ora a mons. Luciano, vorrei dire soltanto che non ho più parole, ma solo affetto e riconoscenza. Vorrei tanto abbracciarlo come sono sicuro lo vorrebbe idealmente l’intera comunità piacentina, e salutarlo come lui ha salutato domenica scorsa, per la prima volta, i suoi nuovi fedeli: Ciao, mio vescovo.
Gianluigi Boiardi
presidente della Provincia di Piacenza
Monari, il grazie dei laici

presidente dell'Azione Cattolica
Saluto di congedo a mons. Monari
(Piacenza 21 ottobre 2007)
Carissimo Vescovo Luciano,
è con molta emozione che le porgo questo saluto a nome di tutti i fedeli laici della diocesi di Piacenza – Bobbio, a nome dei membri laici degli organismi pastorali, di tutti i membri delle diverse aggregazioni laicali.
E’ un saluto carico di affetto e di gratitudine.
Vogliamo, innanzitutto, assieme con lei, ringraziare il Signore per i doni che le ha concesso. Per averle donato un’intensa passione per la sua Parola, un profondo amore per il bene autentico di ogni persona, per la capacità dell’ascolto sapiente e della comunicazione coinvolgente.
Al Signore rivolgiamo il nostro grazie perché ha permesso alla nostra Chiesa di averla come vescovo per dodici anni. Sono stati anni intensi, ricchi, dove con il suo ministero ha gettato tra noi molti semi buoni.
Il mistero di Gesù Cristo morto e risorto ci rivela la pienezza della vita umana. Senza sosta, in ogni occasione ci ha trasmesso questa Bella Notizia. Nel suo magistero ha sempre avuto verso noi laici questo desiderio grande: dirci con semplicità che la vita in Cristo ci permette di vivere in profondità il nostro essere uomini.
Con continuità ha rinnovato a noi laici l’invito di vivere il dono grande del battesimo, di vivere radicati nell’essenziale, da figli amati e discepoli gioiosi, nelle quotidianità delle vita delle famiglie, del lavoro, della società. Ci ha chiesto di curare la nostra formazione aiutandoci l’un l’altro a conformarci sempre più a Cristo. Ci ha chiesto di mettere al centro l’attenzione alla vita ferita, sofferente, povera. Ci ha chiesto di prendere sul serio e dare concretezza al nostro sacerdozio battesimale sollecitandoci ad amare le nostre comunità e i nostri sacerdoti, ad avere cura della vita ecclesiale, a vivere in uno stile di comunione la corresponsabilità attraverso l’attiva partecipazione alla vita parrocchiale, alle aggregazioni laicali, ai servizi e agli organismi pastorali. Non ha nascosto durante questi anni la sua preoccupazione per un indebolimento della vita cristiana e del tessuto ecclesiale, per il rischio di una visione ridotta della persona umana. Ci ha però sollecitato a non farci prendere da uno sterile pessimismo, ma di percorrere le strade dell’ascolto della parola, dello studio, della ricerca di forme nuove di testimonianza e missionarietà. In questi anni con sempre maggiore intensità ha indicato la strada di un discernimento comunitario la cui realizzazione non è semplice e ci è data come consegna per il futuro.
Per quello che ci insegnato, per quello che ha fatto e per il bene che ci ha voluto le diciamo dal profondo del cuore grazie: per come ha vissuto assieme a noi e ci ha annunciato e testimoniato la bellezza e la forza del Vangelo; per essere stato un maestro e insieme un discepolo appassionato del Signore; per essere stato un pastore attento e un fratello nella fede.
Il nostra grazie vuole farsi accompagnamento per l’impegno pastorale che ha appena iniziato nella Chiesa che è in Brescia. Vorremmo che lei potesse sentire sempre, anche nelle difficoltà, la nostra amicizia, la nostra vicinanza, il nostra sostegno, la nostra preghiera
Tra poco canteremo insieme il Magnificat. E’ un modo molto bello per esprimere, assieme a Maria prima credente, la nostra gratitudine al Signore; per esprimere la certezza che lo Spirito continuerà a sostenere il suo nuovo servizio e a guidare, attraverso un nuovo pastore, la nostra diocesi; per affidare al Signore il nostro desiderio che la sua vita, caro vescovo Luciano, continui ad essere colma della Grazia che “viene dall’alto”.
Pierpaolo Triani
Monari, Il grazie di monsignor Ferrari
Cattedrale di Piacenza, 21 Ottobre 2007
Carissimo Vescovo Luciano,
questa nostra Cattedrale, che Lei ci ha insegnato ad ammirare ed amare, ci vede riuniti oggi per ringraziare il Signore dei quarant’anni delle nostre missioni in Brasile e per l’ultimo saluto a Lei, che già abbiamo visto domenica scorsa accolto dalla Diocesi di Brescia con particolare calore.
Sono qui con Lei i nostri missionari con mons. Ferrando, e spiritualmente anche le loro comunità cristiane che Lei ha visitato sei volte; c’è la nostra Chiesa di Piacenza-Bobbio: il popolo di Dio con la ricchezza di tutte le vocazioni e di tutti i ministeri. Sono con noi il Cardinale Ersilio Tonini e Mons. Antonio Lanfranchi che sentiamo ancora parte della nostra Chiesa. Ci sono tutte le autorità, che rendono presenti le rispettive istituzioni con le quali la collaborazione in questi dodici anni è stata particolarmente feconda per il bene comune del nostro territorio.
Tutti e singolarmente le vogliamo dire, o meglio ripetere, in questa Eucaristia il nostro Grazie: grande, sincero, affettuoso, pieno di tristezza e di gioia nello stesso tempo. Non elenco i motivi. Non posso però non ricordare che il Suo insegnamento autorevole e profondo ci ha fatto crescere: il Suo modo di credere e di celebrare i santi misteri ci ha aperto all’esperienza di un Dio vicino e dal volto umano; il Suo metodo pastorale non basato sul potere delle idee e del diritto, ma proteso a suscitare la responsabilità, ci ha convinti che incontrarsi non vuol dire annullarsi ma aprirsi “alla manifestazione dello Spirito e della sua potenza” (I Cor. 2,4): questo ci ha motivato nel rendere più convinta la nostra appartenenza alla Diocesi; il Suo essere presente dovunque, nelle nostre parrocchie anche piccole e nei territori di missione, ma anche nei luoghi pubblici della cultura e della vita civile, per ascoltare la gente e per annunciare il Vangelo, ci ha resi consapevoli che la missionarietà è una dimensione concreta che ci tocca da vicino. Dimensione che i nostri missionari qui presenti ci hanno aiutato a tener viva: si sono spesi senza riserve, a nome della nostra Chiesa, per annunciare il Vangelo promuovere la dignità di ogni uomo; per questo, insieme a Lei, li vogliamo ringraziare e promettiamo a loro e a Lei, che ce lo ha sempre raccomandato, “una missionarietà” più franca e coraggiosa.
Anche a nome di tutti, mi permetto di chiedere perdono delle nostre lentezze e dei dispiaceri che Le possiamo aver arrecato.
Oso chiederLe di pregare ancora per noi, quando celebrerà l’Eucaristia. E’ anche per questo che Le doniamo un calice, piccolo segno di riconoscenza ed espressione di un appuntamento nel Signore.
Che il Signore conservi viva la Sua presenza spirituale in mezzo a noi; che il Suo servizio pastorale nella Chiesa di Brescia sia in benedizione come lo è stato per tutti noi.
Don Lino Ferrari
Il saluto di Monari a Piacenza-Bobbio

Il saluto del vescovo Monari
alla diocesi di Piacenza-Bobbio
Cattedrale di Piacenza 21 ottobre 2007:
omelia di mons. Luciano Monari
L’obiettivo a cui tendiamo è più alto di noi; le forze contro cui combattiamo sono più forti di noi; solo l’aiuto di Dio può fare di noi dei vincitori; e solo la preghiera può aprire la nostra vita all’aiuto di Dio. Questo il messaggio semplicissimo del vangelo di oggi, una parabola che Gesù ha narrato per far comprendere la necessità di pregare sempre, senza stancarsi.
L’obiettivo a cui tendiamo è più alto di noi, dicevo. Non ci basta, infatti, assicurarci qualche soddisfazione o gratificazione. C’interessa che venga fatta giustizia, e che venga fatta pienamente. Che il bene sia riconosciuto come tale e il male smascherato e vinto; che la sofferenza innocente venga ripagata. Come dice il salmo: che “venga fatta giustizia all’orfano e all’oppresso e non incuta più terrore l’uomo fatto di terra.” In una parola, desideriamo che venga il Regno di Dio come regno di verità e di vita, di santità e di grazia, di giustizia, di amore e di pace. Solo questo può quietare il desiderio del nostro cuore, quell’ansia di verità e di giustizia che può a volte addormentarsi ma poi rinasce vigorosa e invincibile. È vero; a volte si affaccia il dubbio che questo desiderio sia illusione, che a regnare sul nostro mondo sia la forza e che chi è debole sia costretto a soccombere senza che nessuno gli renda giustizia. Non è forse accaduto così per tante generazioni che ci hanno preceduto? Quanti sono gli individui che la storia ha pestato e dei quali non rimane nemmeno il ricordo? Eppure il vangelo ci obbliga a non rassegnarci: l’uomo è più di un frammento di vita gettato nelle spire della storia. L’uomo è uno spirito che anela alla verità e al bene, che ha coscienza di sé e del suo destino, che è capace di scegliere il bene e di amare; Dio lo ha fatto a sua immagine e somiglianza; a un uomo così è giusto che Dio renda giustizia. Ce lo promette il vangelo stesso: “E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente.”
D’altra parte per far emergere in noi i valori più belli di umanità e per costruire una società fondata su questi valori, abbiamo da combattere contro potenze più grandi e più forti di noi. Siamo piccole creature in un mondo più grande e più antico di noi; viviamo un’esistenza fragile che un piccolo incidente può distruggere e che un microscopico virus può infettare. Come pretendere che da un essere così debole esca un comportamento così forte come è l’amore autentico, generoso? Eppure proprio questa è la vocazione dell’uomo e solo quando l’uomo si apre al dono di sé la sua esistenza diventa compiuta e piena. Per questo l’uomo ha bisogno di Dio: è il suo paradosso; per diventare pienamente uomo, per rispondere pienamente alla sua vocazione umana deve aprirsi a Dio, quasi a ricevere dalle mani di Lui la sua esistenza ogni giorno.
È l’insegnamento della prima lettura che descrive il combattimento di Israele contro Amalek durante l’attraversamento del deserto. Sul campo Amalek è più forte e Israele deve cedere, ma quando Mosè alza le mani verso il cielo, Israele si riprende e Amalek viene sconfitto. Non è facile, però, tenere a lungo le mani alzate; Mosè siede allora su una pietra mentre Aronne e Hur, uno da una parte e uno dall’altra, sostengono le sue mani. In questo modo “le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.” Così lo stupendo racconto del libro dell’esodo. Immagine del cammino che il popolo di Dio deve fare nella storia, cammino che si scontra con ostacoli, pericoli, insicurezze, fatiche. Per questo Mosè aveva chiesto che la gloria di Dio andasse insieme col popolo, che Dio stesso fosse sua guida e sostegno e forza. È così anche per noi: se la Chiesa può vivere nel mondo senza diventare mondana è pura grazia di Dio; se può sciogliersi dai lacci della paura e rischiare la strada dell’amore è pura grazia di Dio; se può custodire la speranza in mezzo alle delusioni e alle persecuzioni è ancora e solo grazia di Dio.
Ma la grazia di Dio entra nella esistenza dell’uomo solo attraverso la preghiera. Non perchè Dio voglia fare pagare all’uomo un prezzo per donargli la vita. La vita che viene da Dio non ha prezzo e Dio non ha bisogno della nostra lode per accrescere la sua gloria. Siamo noi che abbiamo bisogno di aprire il cuore a ricevere e questo è più difficile di quanto possa sembrare a prima vista. Ricevere un dono non è solo un fatto passivo, come essere bagnati dalla pioggia; richiede invece consapevolezza (chi non si rende conto di ricevere un dono, in realtà non lo riceve), riconoscenza (chi non è grato per il dono ricevuto, non lo sperimenta affatto come dono ma solo come un possesso in più) e infine richiede di reimpostare la propria vita tenendo conto del legame di amicizia e di affetto che il dono ha costruito. Solo così il dono produce davvero i suoi meravigliosi effetti. E solo così la grazia di Dio ci colloca su una base nuova e salda di vita.
La preghiera si dimostra allora indispensabile. Chi prega prende coscienza di non potere salvare se stesso, di non potere offrire alla propria esistenza tutto ciò di cui ha bisogno; nella preghiera si rivolge allora a Dio che riconosce come onnipotente (altrimenti non avrebbe senso rivolgersi a lui in qualsiasi necessità) e soprattutto riconosce buono e favorevole (altrimenti la preghiera sarebbe immersa in un alone di incertezza: mi vorrà bene Dio? O mi sarà avversario e nemico?). Così dalla preghiera deriva un’esistenza nuova non più solitaria ma vissuta in comunione con Dio, in quella relazione amicale che la Bibbia chiama ‘alleanza.’ In fondo, lo scopo della preghiera è esattamente questo: collocare la nostra vita sotto la grazia preveniente di Dio, impostare la nostra vita come collaborazione con Dio nella costruzione di un mondo che corrisponda ai suoi desideri. Siamo partiti parlando di verità, di giustizia, di amore e di pace. E abbiamo detto che siamo troppo deboli per fare queste cose don le nostre forze; ma non dobbiamo nemmeno cadere nell’idea che la grazia di Dio operi in noi senza la nostra libertà e responsabilità. La grazia di Dio non sostituisce la nostra libertà e la nostra responsabilità; al contrario le risveglia, le purifica, le fortifica, le rende capaci di operare col massimo di efficacia. Dio non supplisce alle nostre debolezze, ma ci dà la forza di assumerle e superarle; di integrarle in uno stile di vita evangelico.
Non è difficile vedere che si colloca in questo contesto di fede e di preghiera il cammino della chiesa piacentina-bobbiese. Ci sta a cuore, come dicevamo, il compimento del disegno di Dio a favore dell’uomo. Quarant’anni fa da Piacenza sono partiti i primi missionari fidei donum per aiutare le chiese del Brasile a crescere e maturare nella fede e nella carità. Oggi vogliamo riconoscere la preziosità di questo cammino della nostra chiesa ringraziando anzitutto il Signore e nello stesso tempo i missionari che sono stati o sono ancora in Brasile. La missione è espressione di amore; nasce dalla condivisione del desiderio di Dio che l’uomo viva e si colloca in continuità con la missione di Gesù che è venuto perchè noi avessimo la vita attraverso di lui. Quando una chiesa è missionaria, è feconda e sta facendo fruttare i talenti che ha ricevuto dal Signore. Così è stata, per grazia di Dio, la nostra Chiesa. E così deve continuare a essere. Il bilancio di questi quarant’anni è straordinariamente positivo e ce lo ha ricordato in un bel libro Fausto Fiorentini: nelle diocesi di Vitòria da Conquista, di Bragança do Parà, di Picos, di Boa Vista, di Rio, ma anche in una dimensione più ampia per tutto il Brasile i nostri missionari hanno operato saggiamente ed efficacemente: Dio li benedica e li ricompensi. Vorrei ricordarli e ringraziarli uno ad uno, con tutto l’affetto e scambiare con loro l’abbraccio fraterno. Sono fiero di loro e tutta la nostra chiesa ne è fiera di una fierezza umile e riconoscente. Oggi la situazione è cambiata velocemente e in modo radicale rispetto a quello che era quarant’anni fa. Le chiese del Brasile hanno conosciuto un autentico decollo: hanno cominciato a camminare con le proprie gambe e costruiscono progetti pastorali esemplari. D’altra parte, la nostra Chiesa ha molte meno vocazioni di allora e, dopo aver donato generosamente, sperimenta una dolorosa povertà. Cambia quindi inevitabilmente il nostro modo di vivere la missione, ma non cambia – non deve cambiare – l’impulso missionario. Questo anzi deve consolidarsi sempre più. Potremo rinunciare alla missione solo quando tutti avranno ricevuto e accolto l’annuncio del vangelo, e cioè alla fine dei tempi. Fino allora il nostro amore per l’uomo ci costringerà sempre ad andare dove l’uomo vive e soffre e a portare la consolazione che viene dall’amore di Dio, da Gesù mite e umile di cuore.
Mi rimane solo da dire una parola personale, come saluto affettuoso e riconoscente alla diocesi piacentina-bobbiese. Dodici anni fa il Papa mi ha mandato come vescovo in questa chiesa e sono venuto con gioia anche se il legame affettivo con Reggio era e rimane profondo. Dopo dodici anni quella gioia è rimasta integra. Rendo testimonianza che mi avete accolto con una disponibilità piena e che in questi anni mai mi è mancato l’affetto dei Piacentini e del presbiterio. Vi sono riconoscente perchè questo affetto mi ha sostenuto e mi ha permesso di fare il mio servizio serenamente, non gemendo. Porto nel cuore la memoria di tantissimi incontri coi bambini, gli anziani, i malati, con sconosciuti che mi hanno donato gratuitamente un sorriso e una parola di amicizia.
Il mio primo impegno, quello che mi stava più a cuore, è stato per la comunione del presbiterio. Questo viene prima di ogni altra cosa perchè è questione che riguarda strettamente l’identità del vescovo, non solo il suo servizio. Il vescovo, non mi sono stancato di dirlo, non è pensabile senza il presbiterio e la sua stessa figura è definita dai volti, dalle storie, dalle relazioni tra tutti i presbiteri. Grazie, dunque, a ciascuno di voi. Incontrarvi ha significato comprendere meglio chi sono e che cosa il Signore vuole che io sia. Porto nel cuore tantissimi volti di preti che mi hanno ascoltato con pazienza e affetto, che mi sono stati vicini sempre, che hanno sopportato le mie debolezze - le conosco bene, almeno in parte -, che hanno collaborato generosamente e in modo disinteressato. Dio vi benedica; io pregherò sempre perchè siate un cuore solo e un’anima sola insieme al vescovo che il Signore, attraverso il ministero del Papa, vi donerà.
Accanto ai preti ricordo naturalmente i diaconi. Sono le cellule staminali della Chiesa, cellule che non hanno ancora assunta una fisionomia precisa ma proprio per questo sono pronte ad assumere qualsiasi servizio venga loro richiesto. Ho gioito spesso dei miei diaconi e li ringrazio di cuore. L’unica raccomandazione che mi sento di fare loro è solo che siano sempre e solo diaconi, servi. Che non abbiano paura di perdere dignità facendosi sottomessi, se è vero che il Signore che adoriamo si è sottomesso a tutti e si è fatto nostro servo.
Una riconoscenza particolare va ai religiosi e alle religiose. Debbo dire che il rapporto con loro è stato gioioso e gratificante. Molte volte li ho ringraziati di quello che sono: l’immagine pura dell’esistenza cristiana vissuta come consacrazione al Signore e ai fratelli. La loro presenza è decisiva nell’immagine che la Chiesa piacentina dà di se stessa: il loro stile di vita fa capire a tutti quelli che vogliono capire che la Chiesa non è mondana, anche se vive nel mondo; che non è attaccata ai soldi, anche se, vivendo nel mondo, deve trattarli; che non confida nel possesso, ma nella grazia del Signore. Posso quindi solo dire ai religiosi e alle religiose: siate voi stessi, con fierezza, umiltà e gioia. Basta questo perchè la vostra presenza sia feconda e insostituibile.
E naturalmente debbo ringraziare tutti i Piacentini. Ho voluto e voglio loro bene e questo affetto non scomparirà certo col tempo. Il Cantico dei Cantici descrive l’amore dello sposo per la sposa giocando sui registri complementari della presenza e dell’assenza. Sposo e sposa, presenti uno all’altra, descrivono la bellezza del partner e s’inebriano della sua contemplazione. Ma anche l’assenza può essere esperienza di amore e lo manifesta il desiderio, l’attesa, la ricerca incessante della presenza dell’altro. Vado vescovo nella Chiesa bresciana, ma non dimentico l’amore della Chiesa piacentina. Chiesa piacentina e bresciana sono una Chiesa sola, l’unica Chiesa di Cristo. Quello che cambia, quindi, è solo l’immediatezza della presenza, non l’intensità dell’affetto. Questo affetto lo custodiamo perchè viene dal Signore e, vissuto nella sofferenza del distacco, diventa ancora più puro e autentico. Per questo abbraccio tutti i piacentini, a cominciare dai piccoli – i bambini, i malati, gli anziani, le persone che sperimentano qualsiasi forma di debolezza. Vorrei che tutti custodissero nel cuore e portassero nella loro case l’abbraccio del vescovo – povero vescovo – come segno dell’abbraccio grande di Cristo. Ho cercato di far sì che la mia presenza e la mia opera fossero strumento di unità e mai di divisione, di comunione e mai di contrapposizione: tra i credenti ma anche tra i non credenti; credo con tutto il cuore nella vocazione degli uomini all’unità e alla pace anche se non m’illudo di poterla raggiungere facilmente e in modo definitivo. Debbo ringraziare tutte le autorità che in questi anni si sono susseguite nel servizio a Piacenza perché le ho trovate nella stessa lunghezza d’onda, alla ricerca della medesima concordia; da loro ho ricevuto sempre (e ho cercato di dare) collaborazione e stima.
Nel primo libro di Samuele si racconta che questa grande figura di capo di Israele, divenuto vecchio, trasmise la sua autorità al primo re, Saul. E davanti al popolo radunato disse: “Ecco io ho vissuto fino ad oggi sotto i vostri occhi. A chi ho portato via il bue? A chi ho portato via l’asino? Chi ho trattato con prepotenza? A chi ho fatto offesa? Da chi ho accettato un regalo per chiudere gli occhi a suo riguardo?” E il popolo rispose: “Non ci hai tratto con prepotenza, né ci hai fatto offesa, né hai preso nulla da nessuno.” Mi ha sempre affascinato questo dialogo. Oggi siamo troppo sofisticati, istruiti dalla psicanalisi che cerca nelle nostre azioni motivazioni profonde e nascoste, per riuscire a dire con tanta parresia parola simili. E tuttavia, vorrei dire davanti al Signore, con tutta umiltà, che vado come sono venuto. Non ho più soldi, non ho più titoli, non ho più potere. Il Signore e voi non mi avete mai fatto mancare nulla del necessario e del superfluo e debbo quindi solo essere fiducioso e riconoscente. Chiedo perdono al Signore e a voi di quello che non ho saputo fare e benedico per tutto quello che la grazia di Dio e la vostra collaborazione ci hanno permesso di vivere. Accogliete il nuovo vescovo come Cristo, amatelo con verità, seguitelo con obbedienza: in questo modo il Signore sarà con voi e vi benedirà sempre.
†Luciano Monari
Vescovo