sabato 1 marzo 2008

Ambrosio: la nostra società dipende dalla famiglia

La famiglia è un'istituzione che ha una funzione precisa, una missione specifica e straordinaria: la missione della trasmissione della vita in quanto vita propriamente umana. Da questa trasmissione della vita deriva la vita stessa della nostra società, la sua esistenza, la sua vitalità, la crescita civile della nostra realtà sociale; senza quel nucleo fondamentale costituito da un uomo e da una donna, che possono diventare papà e mamma, non si ha vita umana, non si ha l'esistenza di una societas, di uno stare insieme concordemente, confidando su valori comuni. Anche al di là dei modi diversi di intendere la famiglia, credo che questo punto sia davvero essenziale, decisivo: la vita umana creata attraverso la famiglia e la vita della società creata, anch'essa, attraverso la famiglia. Sappiamo che la famiglia ha perso alcune delle sue funzioni tradizionali; in verità questa perdita è avvenuta solo in un piccolo contesto: il nostro occidente, e l'occidente è poca cosa rispetto all'insieme del mondo. La famiglia di un tempo era una realtà assai più complessa e svolgeva parecchie funzioni come quella economica o quella della trasmissione delle conoscenze. Tutto questo non è scomparso del tutto ma oggi è molto attenuato nel nostro contesto occidentale. Sarà bene ricoprdare, ad esempio, che non è del tutto scomparsa la funzione economica della famiglia.

Al di là di queste funzioni, la missione della famiglia emerge chiaramente: è quella di essere al servizio della vita in quanto vita umana. Il cucciolo d'uomo ha sempre bisogno di essere introdotto nella esperienze umane attraverso persone che lo accolgano, che si vogliamo bene, che lo aiutino a riconoscere le cose più importanti, a saper distinguire queste da quelle meno importanti. Questa missione umanizzatrice è diventata oggi più evidente, decisiva, impellente e necessaria. Non ricononscere questa specifica funzione significa essere ciechi rispetto alla realtà. Da questa missione svolta oggi dalla famiglia dipende l'educazione di tanti, la felicità dei nostri ragazzi e dei nostri giovani, dipende la pace della nostra società. Abbiamo sentito le affermazioni molto vigorose di Giovanni Paolo II. Mi permetto qui di richiamare quanto affermato da Benedetto XVI nel messaggio per la giornata mondiale della pace: "La famiglia è un bene indispensabile per la Chiesa e per la società, è un fattore fondamentale per costruire e realizzare la pace". Una società che non favorisce la famiglia è un qualche cosa di non concepibile, una società che aiuta poco la famiglia (senza misure anche fiscali) è un assurdo. Contro questa assurdità occorre reagire e il vostro impegno per un fisco a misura di famiglia va, credo, in questa direzione.

Grazie e buon lavoro per il bene della famiglia, per il bene dei figli, per il bene della nostra società.

Ecco l'intervento del vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio, al Forum delle famiglie, tenutosi sabato pomeriggio primo marzo al cinema-teatro President di Piacenza.

venerdì 29 febbraio 2008

Ambrosio mezz'ala

Ambrosio Amarcord - In questa foto d'epoca è ritratto l'attuale vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio, nella squadra di calcio del seminario. Squadra che ogni giovedì aveva il permesso di giocare. E' capitato più volte che facesse da allenatrice alla più forte Alessandria di Gianni Rivera nella partitella infrasettimanale. Nella foto, Gianni Ambrosio, è il secondo da destra accosciato. Il secondo da sinistra è l'attuale vescovo di Alessandria, monsignor Giuseppe Versaldi. "Eravamo due mezz'ali - ha ricordato qualche settimana fa a Piacenza in occasione dell'ordinazione del vescovo Ambrosio - Gianni era velocissimo".

giovedì 28 febbraio 2008

Ambrosio, l'omelia per i funerali di don Pancini

Cari fratelli e sorelle,
il gioioso stupore che traspare dalle parole attribuite a Mosè assume qui per noi, radunati per la celebrazione eucaristica in cui affidiamo al Signore il fratello don Giovanni, un significato del tutto particolare. Quello stupore è come un invito a far sì che la nostra celebrazione sia veramente celebrazione pasquale. Mose esclama: «Quale grande nazione ha la divinità così vicina a sé, come il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?» (Dt 4, 7). Il momento in cui Mosè pronuncia questo parole è solenne: egli sta per accomiatarsi dal popolo che ha guidato con mano ferma nel lungo peregrinare nel deserto. Ma qui, più che il tono del condottiero del popolo, Mosè manifesta l’affetto del padre sollecito, premuroso: egli invita alla fedeltà all'Alleanza e alla Legge. Proprio in questo contesto Mosè lascia trasparire il suo stupore e la sua gioia: il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo. Dio si fa prossimo dell'uomo che lo invoca, gli offre la sua alleanza per un cammino di liberazione. La Legge è donata dal Signore per custodire questa libertà, per arginare le forze ostili del caos, del disordine, della confusione che introducono disarmonia fin nel cuore dell'uomo. La Legge è il chinarsi premuroso di Dio sulla sua creatura perché possa liberare la propria ricchezza interiore nel segno dell'amore.
A questa stupenda verità siamo condotti dalla pagina evangelica. Il brano del vangelo secondo Matteo fa parte del capitolo 5°, il capitolo delle Beatitudini, con il grande discorso inaugurale con cui Gesù espone lo spirito nuovo del regno di Dio. È il discorso della montagna: «Gesù salì sulla montagna», annota Matteo (Mt 5, 1). Ed è opportuno ricordare questa annotazione in quanto, come sappiamo, Matteo si rivolge in primo luogo a una comunità giudeo-cristiana e a questa comunità vuole presentare Gesù come il nuovo Mosè che, dal monte, promulga la nuova Legge. Ma non per questo la Legge e i Profeti vengono aboliti: piuttosto essi raggiungono il loro compimento in Lui, in Gesù Cristo. è il Verbo fatto carne, venuto tra gli uomini per dare compimento alla Legge e ai Profeti. Nella sua persona e nella sua opera, nel dono della sua vita per noi, abbiamo la rivelazione piena dell'amore del Padre per il suo popolo, per ogni popolo, per l’umanità intera. Egli è l’amore incarnato di Dio. Il Padre non avrebbe potuto offrire un segno più eloquente e più forte del suo ardente amore per noi: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito»(Gv 3, 16). E così, come afferma anche l’apostolo Paolo, «pieno compimento della legge è l'amore» (Rm (13, 10). L’amore verso Dio – «amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza» – e l’amore verso il prossimo ‑ «amerai il prossimo tuo come te stesso": “da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti»(Mt 22, 40). Questo amore, accolto come dono e praticato come la ‘legge nuova’, è il vincolo di appartenenza a Cristo. E la consapevolezza che questo vincolo non può venire spezzato da nessuna forza ci dona la serena certezza “che la vita non è tolta, ma trasformata”. Cristo Gesù è il nuovo Mosè che ci conduce alla terra promessa, camminando con noi per accompagnarci anche quando attraversiamo la valle più oscura. Cristo Gesù è il Signore cui apparteniamo anche in morte per andare oltre alla morte e partecipare alla comunione d’amore nel mistero trinitario. Fratelli e sorelle, la nostra preghiera di suffragio per don Giovanni sia la preghiera fiduciosa dei figli che sanno di avere vicino il Signore ogni volta che lo invocano. Affidiamo alla misericordia di Dio questo nostro fratello, rendendo grazie al Signore perché don Giovanni è stato un testimone di Cristo presso il suo popolo che ha servito con dedizione e con fedeltà. Il Signore rivolga al suo servo don Giovanni la parola della beatitudine piena e definitiva: “vieni, benedetto dal Padre mio, ricevi in eredità il regno preparato per te fin dalla fondazione del mondo, perché tutto ciò che hai fatto a questi miei fratelli piccoli, lo hai fatto a me” (cfr. Mt 25, 34-40). Amen.

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

Chiesa gremita per l'addio a don Pancini

Piacenza (f.fr.) Una ventina di sacerdoti e una centinaio di fedeli hanno dato l’addio ieri pomeriggio al vecchio parroco di San Bonico, don Giovanni Pancini, scomparso a 93 anni. I funerali sono stati celebrati dal vescovo Gianni Ambrosio. Tra i sacerdoti presenti, nella chiesa di San Bartolomeo, don Piergiovanni Cacchioli, don Gianluca Barocelli, don Giancarlo Conte e don Stefano Segalini, don Francesco Bonzanini (ordinato sacerdote un anno dopo don Pancini). Don Conte ha tratteggiato la figura del vecchio parroco di San Bonico ricordando, tra l’altro, il suo impegno missionario. Nel 2004 fece costruire un centro pastorale in piena Amazzonia.

da Libertà, 28 febbraio 2008

Per un fisco a misura di famiglia

Piacenza - Il convegno organizzato dal Forum delle famiglie ha come slogan “Un fisco a misura di famiglia”. L’appuntamento è per sabato primo marzo alle ore 16 e 30 al cinema President, in via Manfredi 30 a Piacenza.
Si inizierà con il saluto del vescovo Gianni Ambrosio. Parteciperanno il professor Pietro Boffi, responsabile del Centro documentazione Cisf (Centro internazionale studi famiglia) e il professor Ermes Rigon, presidente del Forum delle famiglie dell’Emilia Romagna. È previsto l’intervento dei rappresentanti del Comune e della Provincia di Piacenza. La raccolta delle firme “Per un fisco a misura di famiglia” avverrà in banchetti che i rappresentanti del Forum allestiranno fino al prossimo aprile. Le firme si raccoglieranno sul sagrato della cattedrale, della basilica di Sant’Antonino e sul Pubblico Passeggio (lato liceo scientifico) nei sabati del 2, dell’8, del 15, del 29 e del 5 aprile. Tutti i sabati, in sostanza, tranne il giorno prima di Pasqua. I volontari del Forum saranno presenti dalle 9 e 30 del mattino fino verso le 7 di sera.
F.Fr.

Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi, giovedì 28 febbraio 2008

Figli troppo cari, firme per un fisco più equo

Piacenza - A Piacenza sono dieci le associazioni che hanno aderito e che sabato si ritroveranno per lanciare a livello locale la campagna per la difesa della vita. «Chiediamo più attenzione anche dal punto di vista fiscale per la famiglia - osserva il vice presidente del Forum Carlo Dionedi -. Oggi le coppie sono in difficoltà perché fare figli è diventato un onere troppo gravoso e un lusso che non tutti si possono permettere». Per questo motivo il Forum delle famiglie, anche a livello locale, promuove una raccolta firme che verrà presentata al capo dello stato Giorgio Napolitano. Il Forum chiede che una quota di 7mila euro annui per figlio venga detassata dal fisco. «I 7mila euro - continua - sono i soldi necessari, a quanto è stato calcolato, per mantenere un bambino per un anno». Per presentare al pubblico l’iniziativa, sabato mattina al President il Forum ha organizzato un convegno al quale parteciperà anche il vescovo Gianni Ambrosio.
A Piacenza il Forum si è costituito ufficialmente lo scorso 8 febbraio su iniziativa del Sidef (il sindacato delle famiglie). Attualmente ne fanno parte Acli, associazione Papa Giovanni XXIII, Azione Cattolica, Cif, Il Circolino, Coldiretti, Associazione famiglie numerose, Famiglie nuove, Mcl/Ordine francescano secolare, Rinnovamento dello Spirito/Sidef.
F.Fr.

Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi giovedì 28 febbraio 2008

mercoledì 27 febbraio 2008

Sidney, il vescovo dà il mandato ai giovani


Si avvicina, in Diocesi, l'ora della XXIII Giornata mondiale della Gioventù. Appuntamento sabato 15 marzo. L'Abbazia di Chiaravalle della Colomba (Alseno) ospiterà i giovani per quello che sarà anche il loro primo incontro con il vescovo Gianni. Alle 17 e 30 è previsto un momento di dialogo con il vescovo. Al termine, nel prato antistante il monastero, verrà distribuita una cena sobria. Seguirà la celebrazione, presieduta da monsignor Ambrosio e animata dal Coro-Giovani, durante la quale il vescovo darà il mandato ai giovani che partiranno per Sidney (nella foto, un'immagine di Melbourne, la città che ospiterà la rappresentanza di Piacenza-Bobbio). Conclusione entro le 21.30.

martedì 26 febbraio 2008

Ambrosio celebra i funerali di don Pancini

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

I funerali di don Giovanni Pancini verranno celebrati domani, mercoledì 27 febbraio, alle ore 14,30, nella chiesa di San Bonico. Saranno presieduti dal vescovo monsignor Gianni
Ambrosio.

Morto don Pancini, a San Bonico per 60 anni

Piacenza È morto ieri pomeriggio presso la Casa di cura "Piacenza" don Giovanni Pancini, a lungo parroco di San Bonico. I funerali verranno celebrati nella chiesa di San Bonico domani pomeriggio dal vescovo monsignor Gianni Ambrosio. Questa sera alle 20 e 30, il rosario, sempre a San Bonico. Don Pancini, nato nel 1915 a Castellarquato, è stato ordinato sacerdote il 9 marzo 1940. Vicario parrocchiale a Gropparello, Casanova Ceno e infine ad Agazzano, è stato parroco a San Bonico dal 15 novembre 1941 al 20 maggio 2001. In questi anni ultimi ha vissuto alla Casa del Clero Cerati. Don Pancini è stato parroco di San Bonico durante la guerra, ha vissuto i bombardamenti ai quali è riuscito a scampare con i suoi pochi parrocchiani. Allora e fino a poco tempo fa, prima dell’espansione urbanistica degli anni Novanta, la zona era formata da campi e cascine di agricoltori. Fu il vescovo Ersilio Menzani ad inviare don Pancini a San Bonico. Piovevano bombe e non tutti gradivano quella zona. Conosciuto come prete fedele, schivo, non ha mai chiesto di venire trasferito e in quella parrocchietta ai margini della città ci è rimasto per 63 anni.
Chi lo ricorda lo descrive come una persona molto intelligente, vissuta nella povertà, un parroco all’antica. Nel 2001, non senza qualche protesta campanilista, la parrocchia venne accorpata a quella di San Giuseppe Operaio. Don Pancini, provato dagli acciacchi della vecchiaia, aveva chiesto al vescovo Luciano Monari di potersi ritirare. Il presule, accettate le dimissioni, ha poi ritenuto, vista l’esiguità degli abitanti della parrocchia e le caratteristiche del nuovo quartiere, di non inviare un nuovo sacerdote. Ha nominato don Giancarlo Conte, parroco di San Giuseppe Operaio, amministratore parrocchiale. Attualmente San Bonico - la chiesa è dedicata a San Bartolomeo - conta, secondo l’ultimo annuario diocesano, 502 anime. Dipendono dalla parrocchiale gli oratori della Beata Vergine Immacolata a Torricelle e San Filippo Benizzi ai Quattro Comuni.
fed.fri

Il testo integrale su Libertà di oggi 26 febbraio 2008

lunedì 25 febbraio 2008

Scuola e famiglia, alleanza educativa

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

L’ALLEANZA EDUCATIVA TRA SCUOLA E FAMIGLIA

Incontro per insegnanti e genitori promosso dalla Cooperativa Cattolica per la Scuola e la Formazione
Prende avvio un percorso di formazione e di riflessione, promosso dalla Cooperativa Cattolica per la Scuola e la Formazione della nostra diocesi, che pone al centro la corresponsabilità di insegnanti e genitori nell’educazione delle nuove generazioni.
Il percorso vuole attivare all’interno di ogni scuola paritaria, un gruppo di lavoro composto da docenti e genitori disponibili ad arricchire il rapporto tra scuola e famiglia.
Spesso tali rapporti sono vissuti in modo proficuo da pochi e in modo formale dai più; i contesti di partecipazione scolastica (assemblee, colloqui, consigli di classe) stanno perdendo la loro forza e sono sempre più disertati, hanno tenuta nella scuola dell’infanzia ma il coinvolgimento dei genitori diminuisce negli ordini successivi.
Non sempre la scuola è capace di creare consenso intorno alle finalità e alle scelte educative che sono alla base del suo lavoro; divario e incomprensioni si acutizzano quando ci sono momenti critici. Disorientamento e inadeguatezza sembrano bloccare i genitori di fronte alle loro responsabilità e, di conseguenza, scatta la delega all’istituzione scolastica.
In questo scenario appena abbozzato si colloca il percorso che vuole valorizzare le risorse sia dei docenti sia dei genitori per creare una rete solida di scambi e di responsabilità comuni.
Il primo appuntamento, aperto a tutte le persone interessate, sarà martedì 26 febbraio, presso il Seminario Vescovile di Via Scalabrini dalle ore 16,45 alle 18,30, in cui la dott.ssa Viola Battistini affronterà il tema: Alleanza educativa tra scuola e famiglia. La dott.ssa Battistini, docente di scuola primaria, laureata in Pedagogia e in Filosofia, attualmente distaccata dal Ministero presso l'Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC) nella segreteria nazionale, è anche Presidente della sezione Associazione genitori (Age) di Foligno, è membro della commissione del Forum provinciale delle associazioni genitori presso l'Ufficio Scolastico Regionale di Perugia, organizza Progetti per genitori nelle scuole del territorio in cui opera.
In questo incontro saranno approfondite le seguenti domande:
Come promuovere la sensibilità verso la responsabilità educativa di un genitore e di un insegnante?
Come condividere un progetto educativo comune volto al bene del ragazzo?
Come maturare una partecipazione, nei genitori, attiva e attenta alla vita della scuola?

Bobbio con Ambrosio nel cuore

Il vescovo Gianni Ambrosio, nella foto, entra nella concattedrale di Bobbio per la presa di possesso. Come si può notare, sul capo non ha la mitria utilizzata sabato scorso nel duomo di Piacenza e donatagli dall'università Cattolica. Indossa quella regalatagli dalla parrocchia di Carisio, paese di origine della famiglia. Il vescovo Ambrosio entra in processione nella concattedrale di Bobbio, gremita di fedeli molti dei quali provenienti dai paesi vicini. Le celebrazione è terminata. Il vescovo Gianni esce dalla concattedrale e riceve gli applausi della gente. I bobbiesi lo hanno già nel cuore. Lui saluta e sorride a tutti.
Tra il sindaco di Bobbio Roberto Pasquali e il parroco della concattedrale, monsignor Aldo Maggi, il vescovo Gianni Ambrosio ascolta l'esibizione del coro Gerberto. Tre brani al termine dei quali monsignor Ambrosio si complimenta con i cantori e sale sul palco per la foto ricordo.

domenica 24 febbraio 2008

Ambrosio a Bobbio applaude il coro Gerberto

Ambrosio a Bobbio con il coro Gerberto

Il vescovo Gianni Ambrosio a Bobbio sul palco con il coro Gerberto dopo la messa di ingresso nella concattedrale

Ambrosio, l'omelia di ingresso a Bobbio


Ecco il testo dell'omelia che il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, ha pronunciato oggi a Bobbio in occasione della presa di possesso della concattedrale.


3ª DOMENICA DI QUARESIMA

(Esodo 17, 3-7; Romani 5, 1-2.5-8; Giovanni 4, 5-42)

Cari fratelli e sorelle,

è grande la mia gioia di essere qui con voi, radunati attorno all’altare del Signore per celebrare l’eucaristia in questa bella concattedrale. Vi confesso che è la prima volta che vengo a Bobbio. Lo confesso con un po’ di vergogna, sia per la bellezza di questa città e di questi luoghi sia per l’importanza religiosa, storica e culturale di san Colombano e dell’abbazia di san Colombano. Mi viene spontaneo dire, quasi riprendendo una famosa espressione di sant’Agostino, che se tardi ho visitato questa terra – sant’Agostino in verità scrive: “tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova” (Confessioni, X, 27) -, mi è data da oggi la possibilità di ricuperare il tempo perso: spero infatti di poter venire qui spesso. Tanto più che proprio qui è stato vostro vescovo – dal 1937 al 1953, quindi durante la guerra e poi nel dopoguerra - un vercellese come me, mons. Bernardo Bertoglio.

Cari fratelli e sorelle, la Parola del Signore di questa terza domenica di Quaresima ha uno spiccato carattere battesimale. D’altronde, come ben sappiamo, nella Chiesa dei primi secoli la Quaresima era il tempo della preparazione più prossima e più intensa dei catecumeni, i candidati al battesimo che si apprestavano a ricevere il sacramento del battesimo nella notte di Pasqua, nella grande veglia pasquale.

Ma anche per chi ha già ricevuto il dono del battesimo, il brano evangelico è quanto mai significativo: esso tratteggia – possiamo dire – una pedagogia verso la fede, un cammino verso l’incontro con il Signore.

Vale anche per noi battezzati il rimprovero che Gesù rivolge alla samaritana: “Se tu conoscessi il dono di Dio”. Forse non è, in verità, un rimprovero. E’ piuttosto un invito e uno stimolo: Gesù vuole suscitare nella samaritana – e in tutti noi - il desiderio di aprirci a Dio, alla sua iniziativa, al suo dono, al suo amore.

Ecco allora l’importanza della Quaresima alla luce di questo stupendo racconto evangelico. Come tempo prezioso per la nostra memoria, per ricordarci il dono del nostro essere battezzati in Cristo Gesù. Come tempo prezioso per il nostro desiderio, invitato ad andare in profondità, fino a scoprire la nostra sete più vera. Come tempo prezioso per l’incontro, l’incontro gioioso con il Signore e l’incontro con i nostri fratelli e le nostre sorelle che attendono quell’“acqua viva” che soddisfa la sete profonda dell’uomo.

Se seguiamo la pagina evangelica, possiamo mettere in risalto alcuni tratti di questa pedagogia verso la fede.

Innanzi tutto anche noi – anche noi battezzati - possiamo identificarci per molti aspetti con questa donna di Samaria. Nel senso che tutti siamo interpellati sul desiderio che abita il nostro cuore: una sete profonda di incontro, di relazione, di vita.

La samaritana, all’inizio, non vuole entrare in dialogo con Gesù e non vuole accogliere il dono dell’ “acqua viva”. Sembra preferire l’acqua di sempre, piuttosto stagnante, e cioè la vita di tutti i giorni, le abitudini, le convenzioni, le illusioni. Quella donna di Samara sa bene che l’acqua del pozzo di Giacobbe, in una terra deserta come quella di Sicar, è una benedizione grande, ma sa pure che è acqua che non soddisfa la sua vera sete. Tuttavia difende se stessa e la propria vita, vuole custodire quel poco che ha, anche se sa bene che non le basta.

Certo, almeno a prima vista, questa donna di Samaria ha molte buone ragioni per rifiutare la richiesta di Gesù di dargli da bere. Era assai vivo il contrasto tra la Giudea e la Samaria, sia per motivi politici che per motivi religiosi. Ma Gesù supera i pregiudizi politici e le barriere religiose e chiede da bere alla donna samaritana, a una straniera cui nessun giudeo avrebbe mai rivolto la parola.

La richiesta di Gesù è già un dono. Nella richiesta di un gesto di attenzione e di cortesia – “dammi da bere” - c’è l’invito a quella donna a uscire da se stessa, dalla chiusura nel suo piccolo mondo.

Ma si tratta solo dell’inizio. Il cammino è ancora lungo e deve proseguire. Perché è molto facile disattendere i desideri più profondi e più veri ed accontentarsi dell’acqua stagnante, rischiando di sciupare la vita, inseguendo illusioni, consumando energie inutilmente.

C’è, invece, un’“acqua viva” che purifica il cuore e disseta lo spirito: è il dono di Dio. È Gesù questo dono di Dio: egli ci rivela il Padre e ci rivela il nostro essere figli.
La samaritana ha finalmente compreso che Gesù viene incontro alla verità del suo desiderio più vero e profondo. Però cerca ancora di resistere, quasi fingendo di non aver compreso fino in fondo la rivelazione di Gesù.
Ma ormai non può più difendere la sua vita, il suo “girare a vuoto”: si è guardata dentro senza paura e ha potuto strappare la maschera che copriva il suo volto.

Per quella donna di Samaria – e per chi, come lei, osa chiedere ciò che Gesù Cristo vuole dare – è ormai giunto il momento della fede in Gesù riconosciuto come profeta e messia, dell’incontro con Lui, della gioia di una novità che cambia la vita. E con entusiasmo la samaritana comincia ad annunciare la bella notizia: diventata credente, diventa annunciatrice di Gesù salvatore del mondo.

Così la samaritana ha conosciuto il dono di Dio. Lo ha conosciuto con il cuore, aprendo cioè il suo cuore e la sua vita all’iniziativa di Gesù. «Non si vede bene che attraverso il cuore», scriveva Antoine de Saint-Exupéry (Il piccolo principe). Possiamo dire che l’esperienza di fede, che è esperienza pasquale, e quindi incontro con il Cristo risorto, è inseparabile dal nostro risveglio interiore, dal sentirci personalmente attesi da Dio e ricondotti a riconoscere la “sete vera” che domanda “l’acqua viva”.

Cari amici, ancora una volta vi ringrazio per l’affetto con cui mi avete accolto e con cui mi accogliete quest’oggi qui a Bobbio. Nella preghiera condivisa e nell’amicizia scaturisca per la nostra comunità diocesana una rinnovata vitalità spirituale nella fedele e generosa adesione a Cristo e alla Chiesa. Così potremo guardare al futuro con speranza e lavorare con appassionata fiducia nella vigna del Signore.

La nostra Chiesa – a cominciare dalla parrocchia – vuole essere lo spazio nel quale l’amore del Signore per l’umanità incrocia la sete di ciascuno.

La nostra Chiesa vuole essere - e deve essere - il luogo nel quale ogni uomo si sente personalmente atteso e condotto a gustare l’ “acqua viva”.

Il mio pensiero va soprattutto ai giovani che hanno un profondo bisogno di trovare la forza per opporsi alla “cultura del nulla”: particolarmente a loro vogliamo proporre un itinerario che conduca a Cristo Gesù, a colui che “ha reso luminosa la vita” (2 Timoteo 1,10).

Il mio pensiero va anche ai malati e agli anziani: l’amore per Cristo e la solidarietà dei fratelli vi rechino conforto nei momenti difficili e vi infondano sempre serenità.

In questa concattedrale dedicata a S. Maria Assunta, affidiamo il nostro cammino ecclesiale alla Vergine Maria e al grande monaco San Colombano che può, a buon diritto, essere considerato come uno dei fondatori del monachesimo occidentale. Insieme ai molti Santi di questa Chiesa, la Vergine Maria e san Colombano intercedano per noi e ci accompagnino perché sappiamo gustare l’“acqua viva” e sappiamo donarla ai nostri fratelli. Amen.

+ Gianni vescovo

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio


Il vescovo Ambrosio incontra il ministro Bersani

Primo appuntamento civico per il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio. Ieri mattina, a Piacenza, ha benedetto l'Urban Center. Nella foto, la stretta di mano con il ministro piacentino Pierluigi Bersani.

Si ringrazia Gianni Cravedi per la collaborazione.

Ambrosio all'Urban Center

Primo appuntamento civico per il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio. Ieri mattina, a Piacenza, ha benedetto l'Urban Center. Nella foto, con il sindaco Roberto Reggi e il colonnello dei carabinieri Paolo Rota Gelpi.

Si ringrazia Gianni Cravedi per la collaborazione.

sabato 23 febbraio 2008

Ambrosio: Bertone costruttore di concordia

Ed ecco come monsignor Gianni Ambrosio, su Avvenire, l'11 dicembre 2002, decriveva l'episcopato di Tarcisio Bertone a Vercelli nell'articolo intitolato: "A Vercelli quattro anni da costruttore di concordia coraggio e rispetto"

È nota la bella pagina in cui Agostino, nelle sue Confessioni, descrive i suoi primi, decisivi contatti con il vescovo Ambrogio. Giunto a Milano come vincitore della cattedra di retorica, il giovane Agostino è felice di incontrare il grande vescovo della città: “L’uomo di Dio mi accolse paternamente e, da buon vescovo, si rallegrò della mia venuta”. Con l’abilità letteraria che lo contraddistingue, Agostino fa ricorso ad una felice immagine per tratteggiare la figura e la missione di Ambrogio, sempre disponibile nei confronti di ogni persona ma anche desideroso di studiare e di riflettere. Scrive Agostino che la porta dello studio del vescovo Ambrogio rimaneva sempre aperta per ricevere persone di ogni condizione: “Non era proibito a nessuno di entrare” nello studio del vescovo e sottoporgli le più diverse questioni. Ma appena il vescovo era finalmente libero da impegni, ecco lo studio e la riflessione. Quasi sbirciando nella sala di attesa, Agostino poteva vedere Ambrogio intento a leggere in silenzio: “Con gli occhi scorreva le pagine, con la mente scrutava il significato, la voce e la lingua tacevano”.
È difficile sapere se l’immagine della porta aperta sia frutto di osservazione o artificio letterario. Comunque l’immagine è esemplare per la missione del pastore: la porta spalancata per accogliere tutti senza però disattendere la meditazione e la preghiera.
Questa pagina delle Confessioni viene spontaneamente in mente nel momento in cui si cercano le parole per descrivere l’episcopato di monsignor Tarcisio Bertone a Vercelli. E poiché nella spontaneità vi è una verità immediata, il richiamo all’immagine agostiniana vale più di molte parole.
Quando Bertone venne eletto arcivescovo di Vercelli, nel 1991, l’attesa era forte. In quattro anni Bertone ha manifestato una dedizione appassionata alla Chiesa di Eusebio, ricca di tradizione e bisognosa, come ogni Chiesa, di "prendere il largo". Nella figura di sant’Eusebio, primo vescovo di Vercelli, Bertone ha visto la "sentinella del popolo di Dio". Una sentinella vigile e attenta, capace di affermare con forza la vera fede in Gesù Cristo e di annunziare il Vangelo ovunque e con ogni mezzo.
Nello stesso tempo, Bertone ha visto in Eusebio il testimone dell’“umanità profonda della fede e della carità cristiana”. Sono le parole con cui Bertone ha presentato la figura del proto-vescovo Eusebio. Parole che non solo tratteggiano la figura di colui che ha lasciato in eredità alla sua Chiesa la fede in Gesù Cristo, ma che sono diventate l’ispirazione, la guida, il programma del suo episcopato. Non a caso l’invito di Eusebio ai suoi fedeli "custodire la fede, conservare la concordia" si è trasformato in motto programmatico. Il dialogo con le varie espressioni della società civile attesta il suo costante interessamento per le vicende quotidiane, affrontando i problemi più diversi con intelligenza, coraggio e rispetto.

Le consegne del cardinale Bertone al vescovo Ambrosio: ricerca, vita, appartenenza ed unità

Ecco il testo dell'omelia che sabato 16 febbraio il cardinale Tarcisio Bertone ha pronunciato nel duomo di Piacenza per l'ordinazione espiscopale di monsignor Gianni Ambrosio


Eminenze reverendissime, eccellenze reverendissime, carissimi sacerdoti piacentini e lasciatemi salutare anche i carissimi sacerdoti vercellesi, cari fratelli e sorelle nel Signore.

Il dono del pastore

Come al tempo di Abramo, anche oggi il Signore rinnova e moltiplica l'offerta del suo mistero di amore con il dono di un nuovo pastore per questa Chiesa che vive in Piacenza e Bobbio: sua eccellenza monsignor Gianni Ambrosio.
Il Santo Padre ha voluto donarvi questo nostro fratello perché vi sia guida, padre e pastore. Preghiamo oggi con lui e per lui affinchè, come recita l'antifona di ingresso di questa domenica di Quaresima, egli possa cercare sempre il volto del Signore a aiutare coloro che il Padre ha affidato alle sue cure a compiere nella fedeltà e nella gioia la sua volontà. Questo momento è senz'altro un momento di sovrabbondante grazia che Iddio ci fa vivere insieme.

Ringrazio i vescovi co-consacranti, sua eccellenza monsignor Luciano Monari, già vescovo di Piacenza-Bobbio, oggi vescovo di Brescia, e sua eccellenza monsignor Enrico Masseroni, arcivescovo metropolita di Vercelli. Ringrazio tutti gli eccellentissimi vescovi presenti, ringrazio inoltre le autorità del Comune, della Provincia di Piacenza, le autorità di Santhià, di cui è orginario monsignor Ambrosio, le autorità dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove dal gennaio 2001 fino ad oggi monsignor Ambrosio ha svolto il compito di assistente ecclesiastico generale. Ringrazio tutti coloro che oggi si uniscono alla nostra preghiera ed alla nostra gioia per questo speciale evento ecclesiale, e in maniera del tutto particolare vorrei salutare e ringraziare mamma Caterina che io conosco da tanto tempo, qui presente in mezzo a noi, che di certo rinnova oggi l'offerta al Signore di questo suo figlio sacerdote che oggi viene consacrato vescovo.

Riscoprire l'alleanza con Dio

Il momento solenne che stiamo vivendo assume un significato particolare nel contesto della quaresima che chiama i cristiani a riscoprire e a ritrovare l'alleanza con Dio, a risvegliare nel cuore il bisogno di ritrovare in Lui il centro, il senso, il fine della nostra esistenza. A vivere così più intensamente la nostra vocazione cristiana. A questo proposito la liturgia di oggi ci offre alcuni significativi stimoli che possono servire come traccia preziosa per questo nostro fratello introdotto oggi nella grazia del sacramento dell'ordine episcopale. Con la vocazione di Abramo, descritta con chiarezza nella prima lettura, ha inizio quella storia che noi chiamiamo ormai storia della salvezza, l'obbedienza e la fiducia in Dio da parte di Abramo aprono la via al compiersi delle promesse di Dio Padre che sono benedizione per tutte le genti. Il patriarca Abramo orienta la propria vita verso una grandezza che è quella di Dio. Non parte con un salto nel vuoto ma, nell'entrare in una infinita pienezza, abbandona il centro piccolo, ridotto delle sicurezze della natura per entrare in quelle della grazia. E quanto accade sul monte della trasfigurazione con Mosè ed Elia attesta che in Gesù Cristo questa storia di salvezza raggiunge il pieno compimento. Dopo di lui la storia di salvezza prosegue con la vita della Chiesa, chiamata a prolungare nei secoli la sua azione redentrice.
Ogni nostra comunità ha bisogno di crescere in quella responsabilità evangelica che ci rende attenti alla vita ed alle necessità materiali e spirituali dei nostri fratelli. Per questo la Parola di Dio, in questo periodo, costantemente ci invita a ricominciare con slancio il cammino quaresimale, sapendo che ci porta ad incontrare, a conoscere più intimamente Gesù. Così è avvenuto per gli apostoli che non avevano ancora compreso il senso della missione di Gesù, continuavano a sognare un messia che instaurasse un regno in termini di potenza, mentre a loro veniva annunciato lo scandalo della passione.
Tuttavia, nonostante la loro situazione di incomprensione, essi continuarono a seguire il loro maestro, mentre la folla, delusa, lo abbandonava. Proprio seguendo Gesù gli apostoli compresero il senso della sua missione, venne loro concessa una luce preziosa, anticipatrice della gloria del Risorto. Narra l'evangelista: . I tre apostoli furono condotti in disparte, su un alto monte, nel luogo della rivelazione e della comunicazione di Dio. Quale insegnamento possiamo trarre noi?

Salire sul monte

Occorre salire sul monte, perché nella pianura, nella vita di tutti i giorni, si ascoltano tante voci, si dibattono tanti problemi ma è difficile prestare vera attenzione a Dio. Il cammino di fede in Dio non dimentica l'attualità, con i suoi problemi e le sue potenzialità. Tuttavia non si limita semplicemente all'attualità ma intende dischiudere l'oggi alla visita di Dio, al dono della luce di Dio, al dono della pienezza di vita di Dio. La luce è il grande simbolo biblico che indica la vita di Dio. Ma il simbolo lascia intuire ciò che non è esprimibile a parole. Sul monte i tre apostoli fecero un'esperienza breve ma profonda e gioiosa di Gesù trasfigurato, un'esperienza che illuminò il loro cammino verso Gerusalemme, verso un altro monte, il monte della passione e della morte. Gli apostoli compresero che Gesù è la luce e che la sua missione è donare luce e vita al mondo manifestando l'amore infinito di Dio per ogni persona umana.
Continua l'evangelista: . Sul monte brilla la luce e risuona la voce del Padre che invita a seguire il figlio. Con Abramo e con il tempo della nuova promessa comprendiamo che non siamo più soli. Perché Dio ci parla, vuole comunicare con noi, si fa amico dell'uomo e in Gesù ci rivela non solo la vera immagine di Dio ma anche la nostra vera propria immagine. E questa predilezione per l'uomo da parte del creatore rinnova in noi ogni giorno il desiderio che rafforza di confermare con più coraggio e decisione la volontà del Signore Gesù di eleggere fra il popolo pastori secondo il suo cuore.

La promessa ripetuta

Farò di te un grande popolo. Questa promessa ricca di benedizione che Iddio assicurò ad Abramo, oggi Dio la ripete a te, caro fratello chiamato alla grazia della pienezza sacerdotale e precelto a pascere una porzione del gregge del Signore. Dio ti consacra e ti affida l'intero popolo che è in Piacenza-Bobbio, questa comunità cristiana, che veglia, prega per te, con te e da oggi per sempre. Con le immagini consegnateci dalla Parola di Dio, ci possiamo ora chiedere quali siano i tratti caratteristici del servizio ministeriale che intraprendi alla guida di questa porzione del popolo di Dio.

La ricerca

La prima caratteristica che sintetizza questo ministero la riassumiamo con una una parola e più propriamente con un atteggiamento: quello della ricerca. Domanda di essere un pastore sempre in ricerca, con gli altri, per gli altri e per te stesso. Questa posizione del cuore e della vita ci viene comunicata dalla Parola di Dio dalle grandi pagine evangeliche. Il padre buono non si stanca mai di mettersi alla ricerca del figlio, del fratello che ha smarrito la strada. Sarà una ricerca a volte drammatica, spesso appassionante. Il tuo unico scopo dovrà essere quello di rendere presente, attraverso la tua person e il tuo cuore, la persona e il cuore di Dio. Di fronte all'umanità avvilita, spezzata, dovrai versare l'olio della consolazione e il vino della speranza, come Gesù il quale, mentre passava per le città e i villaggi, dialogava con i fratelli, confortava, consolava. Dovrai coinvolgerti con l'umanità, ogni tipo di umanità che busserà alla porta della tua vita, scendere dal monte, sentire ogni fratello e sorella come una parte preziosa di te e ai quali sarai chiamato a donare la tua carità e il tuo cuore.
Ma dovrai metterti in atteggiamento di ricerca anche per te stesso, avendo cura di dissetarti quotidianamente alla fonte della vita, lasciandoti illuminare da quella verità che ti è venuta incontro. Se infatti Cristo è stato e ora ancora di più è la verità di te stesso, dovrai in ogni istante della tua giornata lasciarti incontrare da lui: nella preghiera, nei sacramenti, nella Chiesa e nell'ascolto fraterno. Il Santo Padre Benedetto XVI che per mio tramite quest'oggi ti esprime il suo affetto, e la sua vicinanza spirituale e manda la sua benedizione che io impartirò a tutti perchè in questa celebrazine nel suo profondo libro Gesù di Nazareth osserva che lì'uomo vive nella verità e nell'essere amato, nell'essere amato dalla verità. Ha bisogno di Dio, del Dio che gli si avvicina e gli spiega che il significato della vita indicandogli così la via della vita, indicando ai tuoi fratelli la via della vita l'assumerai per te stesso, la farai diventare regola pastorale.

L'offerta della vita

Una seconda caratteristica dovrà configurarti la vita ed è l'offerta della tua intera vita per il bene del gregge che la Chiesa oggi ti consegna. L'offerta che Gesù fa di sè è tanto importante da precedere e accompagnare ogni suo gesto e ogni sua parola. Egli si offre al Padre perchè si compia la sua volontà,si dona ai discepoli, perché nella logica del Regno egli non si appartiene più; fino all'ultimo istante si lascia mangiare (il dono del pane di Dio). Sottolinea ancora papa Benedetto XVI: la croce è il fulcro del discorso del pastore ma non come atto di violenza che colga Gesù di sorpresa e che gli venga inflitto dall'esterno, bensì come offerta spontanea di se stesso. Gesù trasforma l'atto di violenza esterno della creocifissione in un atto di offerta volontaria di se stesso per gli altri. Lui non dà qualche cosa ma dà se stesso. E qui si vede la differenza tra i sacerdoti antichi e i sacerdoti della nuova alleanza che seguono Cristo, il buon pastore. I sacerdoti antichi offrivano un sacrificio rituale, non offrivano se stessi; i sacerdoti della nuova alleanza offrono se stessi, come Gesù.

La conoscenza-appartenenza

Per questa vicinanza, da quest'offerta discende anche la terza caratteristica che vorrei consegnarti in questa liturgia: la conoscenza tra il pastore e il gregge. Giovanni l'evangelista ci introduce in questo mistero: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori, le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Molto importante la conoscenza reciproca nella vita del pastore. Ce lo spiega ancora papa Benedetto XVI in Gesù di Nazareth. Dice: la conoscenza e l'appartenenza sono sostanzialmente la stessa cosa, il vero pastore non possiede le pecore come un qualsiasi oggetto che si usa e si consuma, esse gli appartengono appunto nel conoscersi a vicenda e questa conoscenza è una accettazione interiore. Questa parola ci aiuta a comprendere che l'essenza del ministero episcopale sta proprio in questa conoscenza-appartenenza. Più infatti vorrai entrare nella realtà che ti circonda, nella vita delle persone, desiderando con esse un dialogo profondo e vero, più percepirai tra che esse cominceranno a diventare una cosa sola con te e a fare parte della tua stessa vita, del tuo stesso destino.
Più il pastore si consegnerà al gregge che gli è affidato, donandogli il tesoro del proprio cuore, più sarà capace di condurre il gregge al di là di se stesso, affinchè l'altro trovi tutta la sua libertà.

l'Unità

L'ultima grande consegna è quella dell'unità. L'unità è al vertice della preghiera di Gesù nel suo testamento, quando lavoriamo per l'unità nella Chiesa, della Chiesa, per l'unità del mondo e dei popoli, anche da quel punto di vista particolare che è l'incarico della segreteria di Stato. Scriveva papa Giovanni Paolo II nella famosa enciclica Ut unum sint: Credere in Cristo significa volere l'unità, volere l'unità significa volere la Chiesa, volere la Chiesa significa volere la comunione di grazia che corrisponde al disegno del Padre per tutta l'eternità. Ecco qual'è- diceva il Papa- il senso della preghiera. La tua azione caro fratello vescovo sia senza misura, senza barriere e parzialità, nessuno sia escluso dalle tue attenzioni pastorali, perché se unico è il pastore Gesù egli desidera che tutti partecipino del suo affetto, delle sue premure e tutti possano conoscere la via della verità e della vita. Ti sia di stimolo l'invocazione che abbiamo letto pochi giorni fa di Santo Cirillo: la preghiera fa crescere la tua Chiesa e conserva la tua unità, mantiene unito il tuo popolo nella professione della fede e infiamma i loro cuori con la tua parola e verità. . Vivi questa unità in comunione visibile con il Santo Padre che oggi ti affida questa porzione del popolo di Dio, esprimila insieme all'intero collegio episcopaleperché uniti tutti siamo luce e forza nel cammino che conduce al Signore Gesù. L'interessante esperienza straordinaria che hai vissuto in mezzo ai giovani quale assistente ecclesiastico dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, ti accompagni in questa nuova ed entusiasmante avventura tra i giovani, gli adulti, gli anziani, gli ammalati della tua diocesi; anche per loro e con loro lasciati trasfigurare da Gesù, il Maestro e sii luce e presenza concreta di Dio tra gli uomini. In questo impegno quotidiano di seguire le orme di Cristo, come dice il tuo motto episcopale, ti accompagni la Vergine Maria, Madre e Regina degli apostoli. Ella che si è lasciata trasfigurare dal suo stesso figlio, ti sostenga nel portare a compimento l'opera che il Signore ha iniziato in te a favore di questa Chiesa particolare che in Piacenza-Bobbio. Amen.

venerdì 22 febbraio 2008

Ambrosio: don Giussani ha saputo leggere il cuore umano

Piacenza- «Come a don Giussani anche a noi il Signore conceda la grazia di aiutare i nostri fratelli a guardare verso l’alto». Così il vescovo Gianni Ambrosio, ieri sera nella basilica di San Sisto davanti a circa trecento persone, ha chiuso la sua appassionata omelia nel terzo anniversario della morte del fondatore di Comunione e Liberazione. All’inizio della cerimonia il vescovo ha ricevuto il saluto del parroco di San Sisto, don Giuseppe Formaleoni, e del responsabile piacentino di Comunione e Liberazione, Luciano Ferrari. Monsignor Ambrosio ha sottolineato più volte la dimensione educativa della figura di don Luigi Giussani, una dimensione esperienziale: «La sua grandezza non era tanto e solo l’esito della sua vita di studioso ma della sua lettura profonda del cuore umano alla luce della fede cristiana».
f.fr.

Il testo integrale su Libertà di oggi 22 febbraio 2008

giovedì 21 febbraio 2008

Cultura e teologia per formare i professionisti del domani

Il vescovo Ambrosio
e il cardinale Bagnasco insieme alla Cattolica
di Milano


Piacenza- Giornata milanese ieri per il vescovo Gianni Ambrosio che all’Università Cattolica in largo Gemelli ha incontrato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova (nella foto della Cattolica). Il porporato era in Cattolica per la prolusione all’inizio dei corsi di introduzione alla teologia. In largo Gemelli anche una delegazione piacentina che ha accompagnato il vescovo a Milano. Tutta della Cattolica: l’assistente ecclesiastico don Celso Dosi e i docenti di teologia nell’ateneo piacentino don Gigi Bavagnoli e padre Nicola Albanesi (provinciale dei Vincenziani). Monsignor Ambrosio, davanti ad una platea affollata di giovani, ha tenuto un breve saluto introducendo il porporato. Il vescovo Ambrosio ha tra l’altro evidenziato come il cardinale Bagnasco stia continuando il lavoro del progetto culturale della Chiesa italiana e come in queso caso la teologia possa svolgere una funzione di mediazione tra la realizzazione del progetto culturale e la formazione di professionisti e credenti impegnati nelle varie discipline. Bagnasco ha tra l'altro affermato come «il crollo del socialismo reale non è avvenuto per la più lenta modernizzazione o per motivi economici, ma per il vuoto di spiritualità», così sarà anche «per la cultura del consumismo sfrenato che riempie l’animo di vuoto».
(f.fr.)

Il testo integrale su Libertà di oggi 21 febbraio 2008