giovedì 29 gennaio 2009

Chiesa, dall'8xmille 4,5 milioni di euro

Piacenza - Se non ci fosse l’8 per mille ben oltre il 50 per cento delle attività della diocesi di Piacenza-Bobbio non avrebbe copertura finanziaria e dunque non sarebbe possibile. Lo ammette tranquillamente l’economo diocesano don Giorgio Bosini che, assieme al vicario generale, monsignor Lino Ferrari, e all’incaricato diocesano Romolo Artemi, ha reso note le entrate e le assegnazioni dell’8 per mille per il 2008. Lo scorso anno la chiesa cattolica piacentina ha ricevuto 4,5 milioni di euro dalle firme dei cittadini dalla dichiarazione dei redditi. Tale somma è stata così distribuita: per il culto e la pastorale 743.291,97 euro, per gli interventi caritativi 419.053,01, per il sostentamento del clero circa 3,4 milioni di euro (destinati all’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, presieduto da monsignor Antonio Bozzuffi). Da precisare che settori come la carità e i beni culturali si avvalgono anche di altri contributi provenienti o direttamente dalla Cei (Conferenza episcopale italiana) su singoli progetti o da enti pubblici e privati che operano in diocesi. A titolo di esempio, secondo i dati resi noti da don Bosini, nel 2008 sono stati erogati alla diocesi 260mila euro dalla Fondazione Cariparma, oltre 300mila dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano. Per le esigenze del culto altri 350mila euro provenienti direttamente da un fondo Cei e destinati ogni anno alla diocesi di Piacenza-Bobbio per il finanziamento di 4 o 5 progetti (al 30-40 per cento); sempre dalla Cei circa 20mila euro per gli allarmi delle chiese, 25mila per la manutenzione degli organi, 50mila per gli archivi ecclesiastici diocesani. Nell’aiuto ai bisognosi non va dimenticato che la Chiesa solo in minima parte ricorre all’otto per mille, avendo in campo ben altre forze come volontari e altri aiuti provenienti dalle comunità parrocchiali e dai singoli fedeli.
Ciò nonostante i soldi non bastano e si rende necessaria una razionalizzazione. Come ha confermato l’economo don Bosini, è in corso una mappatura con strumentazioni satellitari di tutte le chiese della diocesi (sono oltre 800). Diverse dovranno chiudere, soprattutto nel territorio collinare e di pianura. Una lista non è ancora stata redatta ma quel che è certo è che vi sono luoghi di culto che necessiterebbero di interventi di migliaia di euro a fronte di una frequentazione di meno di una decina di fedeli. È chiaro che saranno queste le prime chiese a chiudere i battenti.
Molto più severa si è fatta poi la procedura per l’ottenimento dei fondi per finanziare i vari progetti. I criteri sono sempre più selettivi. Don Bosini ricorda l’iter: entro giugno gli uffici amministrativi della diocesi raccolgono le varie domande provenienti da parrocchie e da singole realtà diocesane. «Non si tratta, però, di domande provenienti da singoli sacerdoti o enti - precisa l’economo -. Seguendo i principi di comunione, corresponsabilità, trasparenza, rigore le singole domande devono aver superato già una prima verifica alla partenza. Ogni parrocchia deve avere un Consiglio parrocchiale economico composto da laici; ogni parrocchia si muove nell’ambito di una circoscrizione che è l’Unità Pastorale e pertanto ogni intervento dev’essere visto in un contesto più ampio e articolato con il parere dell’Unità Pastorale». La diocesi è divisa in sette Vicariati: «In prospettiva saranno chiamati ad un ruolo sempre più importante anche sul piano del coordinamento delle risorse economiche». Questo rigore permette agli organi diocesani (Consiglio economico, Collegio dei consultori, vescovo...) di prendere decisioni in accordo con il quadro generale delle esigenze da rapportare alle disponibilità.
fri

Il testo integrale su Libertà del 29 gennaio 2008

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