martedì 6 aprile 2010

Ambrosio: dalla Pasqua la forza per essere testimoni nel mondo

Chiudiamo oggi la Settimana Santa di Sacricorridoi pubblicando l'omelia pasquale del vescovo Gianni Ambrosio. Il vescovo invita le comunità cattoliche a prendere forza dal messaggio pasquale di risurrezione per essere testimoni vivi nel mondo.

Omelia del giorno di Pasqua 2010

Cari fratelli e sorelle,
con gioia grande celebriamo la Pasqua del Signore Gesù.

Con le parole del Salmo responsoriale, che abbiamo ascoltato, siamo invitati a contemplare questo grande mistero. E dunque a stupirci, a meravigliarci: “Questo è stato fatto dal Signore, una meraviglia ai nostri occhi”. Sì, come restiamo stupiti di fronte ad vita nuova, di fronte ad un bimbo appena nato che vediamo per la prima volta, così siamo ancor più stupiti nel vedere ciò che ha fatto il Signore: quel Gesù di Nazaret, condannato a morte e crocifisso sul legno della croce, non è più nell’oscurità del sepolcro, ma “Dio lo ha risuscitato al terzo giorno”.
Sono, queste, le parole dell’apostolo Pietro che abbiamo ascoltato nella prima lettura. Pietro, da uomo impaurito e che proprio per paura aveva abbandonato il suo Maestro e Signore, diventa capace di annunciare con un coraggio impensabile che Gesù è risorto e ha mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione.
Quel corpo crocifisso è stato vivificato dall’amore fedele e potente di Dio, quel corpo crocifisso riceve la vita incorruttibile di Dio. Non solo. Pietro va oltre e afferma che ciò che è accaduto va messo in relazione ad un mutamento profondo, radicale della nostra condizione umana e cioè il “perdono dei peccati”: “chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome”, per mezzo di Cristo crocifisso e risorto.

Ecco il grande mistero della Pasqua che celebriamo con rinnovato stupore e con grande speranza. La mano del Padre rialza il suo Figlio dalla morte, fa risorgere quel Figlio amato che ha dato la sua vita per noi fino alla morte in croce. Così la morte di Cristo non chiude la vita nella tomba, nell’oscurità, nel passato, ma, al contrario, la apre ad un futuro pieno di luce. L’amore di Cristo per il Padre e per tutti noi è più forte dell’odio, del male, della morte, e la vittoria di Cristo sulla morte ci coinvolge personalmente. Siamo uniti a Gesù Cristo con un legame più forte della parentela di sangue e questo legame ci fa partecipi della sua vita, già fin d’ora su questa terra, anche se siamo in attesa della vita eterna, della pienezza della vita.

Cari fedeli, possiamo gustare in profondità questo annuncio sorprendete che vuole penetrare nel cuore come esaltante verità, richiamando un dipinto che troviamo in questa Cattedrale. Si tratta del trittico del XIV secolo, opera di Serafino dei Serafini, collocato accanto alla grande vasca battesimale. Abbiamo avuto modo di osservare un particolare di questo trittico che dall’inizio della Quaresima è presente come poster in tutte le nostre Chiese. Cristo risorto porta nella mano sinistra il vessillo del vincitore, mentre si china in avanti per offrire la sua mano destra ad Adamo, all’uomo. Lo trae fuori dalla terra e dalle rocce che lo tenevano prigioniero, mentre Eva, la donna, si aggrappa al braccio di Adamo. Segue una schiera di volti che, con lo sguardo rivolto a Cristo, quasi si accalcano per uscire in fretta fuori da quella prigione.
Ecco la Pasqua, ecco il gioioso canto dell’ Exultet di questa santa notte, che non riguarda solo Cristo, ma anche noi che abbiamo la grazia di aggrapparci alla sua mano.
La Pasqua è la vita, ci ricorda con efficacia questo artista. È la vita risorta di quel Gesù condannato a morte. Ma la vita ha trionfato sulla morte: è avvenuto per Cristo. La sua vittoria di Cristo sulla morte si trasforma in vittoria anche per Adamo, per Eva, per tutti. Avverrà così anche per noi un giorno. Ma avviene già oggi. Perché quella mano amica è sempre lì: Cristo risorto non si è dileguato nella stratosfera, ma è diventato nostro contemporaneo e nostro compagno.

Possiamo allora comprendere il senso della orazione che abbiamo recitato all’inizio della celebrazione: Cristo ha aperto anche “a noi il passaggio alla vita eterna” (Colletta), cioè ci ha coinvolti nella sua risurrezione, ci ha trascinati nella vita nuova della sua risurrezione.
Ancora una volta la Chiesa annuncia ad ogni uomo: nel sepolcro a cui si recarono Maria di Magdala e poi di corsa Pietro e Giovanni, è accaduto il fatto più sorprendente della storia, l’evento che ha liberato l’uomo dalla schiavitù del peccato, della morte, della paura: il germe di una nuova vita umana, la vita dei figli di Dio, è stato seminato nella Pasqua.
Ancora una volta ci rendiamo conto che il mondo, anche questo nostro mondo di oggi, ha bisogno di questo annuncio di vita, di luce, di speranza. Là dove l’uomo viene emarginato e calpestato, Dio afferma nel Cristo risorto la giustizia. Là dove l’uomo piange, soffre e muore, Dio proclama nel Cristo risorto la vita e dona la forza della consolazione.
Con la luce e la forza che ci viene da Cristo Risorto, diventiamo testimoni di speranza in un modo spesso rassegnato, ridiamo un rinnovato impulso missionario alle nostre comunità, siamo solleciti nella missione educativa dei ragazzi e dei giovani, annunciamo che Dio è amore e che il suo amore ridona la vita agli uomini.
Carissimi fratelli e sorelle, auguri a tutti voi, alle vostre famiglie, ai vostri cari: la Pasqua del Signore Gesù riempia di luce, di gioia, di speranza la vostra vita.
Amen.

+ Gianni Ambrosio
Vescovo di Piacenza-Bobbio

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