lunedì 13 settembre 2010

Ambrosio come Kennedy: non chiedete ma date

La Chiesa ha bisogno di laici impegnati, più impegnati. Lo dice il vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio, in questa intervista fatta alla vigilia del Convegno pastorale 2010. Chi si lamenta si impegni in prima persona, chi protesta perchè è senza parroco o ne ha uno ritenuto troppo anziano faccia più figli e preghi perché uno di loro di avvicini al sacerdozio. Cita e rimodula Kennedy: non chiedetevi che cosa la Chiesa fa per voi, ma fate voi qualche cosa per la Chiesa. Sotto il testo dell'intervista


«L'appuntamento è importante perchè c'è un popolo in cammino, una realtà umana che riconosce di avere nel suo cuore lo spirito di Dio e vuole rivolgere il proprio sguardo verso l'alto per poter camminare bene su questa terra. Vogliamo che questo dono possa essere offerto a tutti, la nostra missione è di far emergere la luce e la parola che è dentro l'uomo». Il vescovo Gianni Ambrosio spiega così il significato del convegno pastorale della diocesi di Piacenza-Bobbio. L'appuntamento di domani (alla Bellotta) e sabato (al Collegio Alberoni) segna l'inizio dell'anno pastorale 2010-2011 e vede riuniti gli stati generali della chiesa piacentina, clero e realtà ecclesiali attorno allo stesso tavolo.
Un tavolo sul quale si dovranno affrontare diverse problematiche: dal nuovo anno di missione popolare all'attenzione alla questione educativa, con particolare riferimento al ruolo degli oratori, fino al calo dei sacerdoti. Ambrosio parla della Chiesa come comunità e rifugge i modelli da esportazione. «Direi che non bisogna restringere il dono grande della rivelazione di Dio secondo il nostro sentiero - osserva, riferendosi anche al dibattito apertosi in questi giorni su Libertà -. I sentieri possono essere diversi, l'importante è che ci sia il discorso della comunità. Ogni famiglia ha il proprio stile di educazione. Sono problemi assai semplici se ci ragiona sopra». Tale, per Ambrosio, è anche il calo drastico delle vocazioni e le aspettative dei fedeli verso il clero. «Certo, se ci fossero più preti sarebbe una bella grazia - evidenzia il vescovo -, ma dico anche che se ci fossero più laici seriamente impegnati e responsabili forse potremo procedere con maggior serenità e speranza». La Chiesa non è fatta da marziani: «C'è precarietà e difficoltà in ogni campo, e c'è anche nella realtà ecclesiale, perchè noi viviamo con i piedi per terra e su questa terra camminiamo». Poi cita John Fitzgerald Kennedy: «A chi vuole che la propria parrocchia vada avanti ricordo le parole del presidente degli Stati Uniti: "Non chiedete cosa lo Stato fa per voi, ma chiedetevi cosa potete voi fare per lo Stato". Vale anche per la Chiesa. Se le famiglie non fanno figli, allora non ci saranno vocazioni. Diversamente, là dove c'è un riconoscimento della fede di Dio, tutto il resto viene di conseguenza. La realtà religiosa non è estranea alla quotidianità. Questa idea della laicità poi... La religione è dentro la vita; anzi, perchè ci sia vita vera credo che dentro debba esserci anche il cielo».
La Missione popolare. Questo sarà l'anno «dell'accoglienza, dell'ospitalità e della proposta». «Dopo un anno di cammino - evidenzia il vescovo nella lettera che uscirà oggi -, a tratti anche faticoso ma sempre avvincente, possiamo riconoscere che lo Spirito Santo ha soffiato: molti hanno accolto l'invito e abbiamo camminato insieme. Ne valeva la pena: è stata un'esperienza bella, motivo di speranza per il futuro delle nostre comunità». Nella lettera il vescovo parte dal significato del pellegrinaggio. «Una causa delle visioni ristrette della nostra realtà sociale e culturale è quella di dimenticare ciò che noi siamo - è convinto - noi siamo in cammino e abbiamo una meta. Sarei davvero lieto se la nostra realtà ecclesiale aiutasse tutti a ricomprendersi nel comune pellegrinaggio dell'umanità verso Dio». Il convegno di domani coincide con la fine del Ramadan per gli islamici. Anche a Piacenza. «Sono lieto di questa coincidenza - dice - Mi sento in amicizia con tutte le persone che pregano il Signore; chi ha il coraggio di pregare merita stima e amicizia». Poi spezza una lancia a favore dei cattolici sudamericani: «Sono qui a Piacenza e fanno fatica. I nostri oratori siano aperti anche per loro».
Federico Frighi


Libertà, 09/09/2010

1 commento:

Alberto anni 69 ha detto...

Accolgo volentieri le parole del Vescovo, ma ..... davvero nella chiesa la porta è aperta a tutti? Gli esclusi sono solo i sudamericani? Ciascuno vuole una chiesa a modo proprio, mi pare, tanto fra i laici quanto fra i preti. E fare le cose "in comunione" è diventato un optional; l'importante è "fare, fare, fare". Alla fine di cose se ne fanno, ma ciascuno per conto suo come un "settore aziendale". Quando poi le scelte delle persone "impegnate" non sono fatte con criteri ed intenti politici.
A vole il rammarico più grande è quello di avere tempo e possibilità e di non poterlo "impegnare"!
Grazie comunque al Vescovo ed auguri.