martedì 21 settembre 2010

Risé: figli bamboccioni se i padri sono assenti

Dopo Eugenia Scabini ecco una sintesi dell'intervento dello psicoterapeuta Claudio Risé alla Festa della famiglia tenutasi a Piacenza lo scorso fine settimana, nell'articolo uscito su Libertà.


(fri) Giovani bamboccioni attaccati alla gonna domestica, privi non solo del coraggio ma anche della voglia stessa di uscire di casa, farsi una vita e sentimenti propri. La colpa è dei padri. Così la pensa Claudio Risè, altro ospite della prima giornata della Festa della Famiglia. Dal palco di Palazzo Gotico lo psicoterapeuta e scrittore traccia la storia di vita del padre, da troppo tempo assente dall’agenzia educativa familiare. «Nell’Ottocento si dimette definitivamente dalla figura dell’educatore - evidenzia - lasciando il compito alla madre e diventando amministratore delegato della famiglia».
Lontananza accentuata poi dalle vicende delle due Guerre Mondiali, il cui effetto sull’agenzia educativa famiglia arriva sino ad oggi. Un momento storico in cui il padre comincia finalmente a comprendere l’importanza e la bellezza dei figli dopo anni di assenza. La conseguenza più grave di questa lontananza, secondo Risé, sta nel fatto che, «rimanendo i bambini legati alle madri, da adulti faranno una grande fatica ad avere una propria vita, una propria professione e quindi anche legami sentimentali o familiari».
«Se i figli oggi fanno fatica ad uscire di casa - è convinto Risé - è perchè è mancata la spinta vitale dei padri. Non solo: anche lo spirito identitario essenziale per comprendere vocazioni e chiamate, nonché lo spirito del sacrificio e del dolore».

Libertà, 19 settembre 2010

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