venerdì 20 gennaio 2012

E se cani e gatti andassero in Paradiso?

Una tradizione che si ripete nel tempo quella della benedizione degli animali. Fanno parte del Creato e se l'uomo va in Paradiso perche' non potrebbero andarci anche gli animali che più gli sono stati vicini? Si domandava un amico frate. Già, perché no?

L'oratorio di San Dalmazio si trasforma una volta all'anno in una sorta di arca di Noè cittadina. Quando il calendario segna Sant'Antonio, non quello di Padova, ma l'eremita di Alessandria (d'Egitto), raffigurato col porcellino tra i piedi, tanto per intendersi. Così gatti persiani, chihuahua, labrador, carlini, bastardini, bassotti, pappagalli e persino conigli hanno vissuto un'ora d'aria speciale, condotti, invece che nel giardino sotto casa, nel piccolo tempio di via Mandelli. Il cane Lola e il pappagallino Pepe, ad esempio, arrivano con i signori Rossi, Sergio e Rina. «Per noi questo è un appuntamento fisso da dodici anni a questa parte - rivelano i padroni -. Gli animali per noi sono la vita. Danno tanto amore e noi lo ricambiamo». C'è il carlino Axel, tutto infagottato contro il freddo pungente, con la signora Olga per la quale il suo piccolo amico è quasi «come un essere umano», confessa. Aspetta che si raduni un poco di creato a quattro zampe don Gigi Bavagnoli che, dopo il via dato da don Mario Tambini, impartisce benedizioni collettive sotto la statua di Sant'Antonio, nella nicchia a destra dell'ingresso. «Sant'Antonio, vivendo nel deserto, si circondò di animali - spiega il sacerdote -. E' una tradizione molto sentita in città come in campagna e in diverse chiese della diocesi. La benedizione vera in realtà riguarda solo gli uomini, ma siccome gli animali sono amici dell'uomo, per una sorta di estensione, la diamo anche a loro». Benedetti sono anche i panini del santo, il sale e l'olio. «Gli animali sono un po' lo specchio del proprietario - prosegue don Bavagnoli - e per molti sono la loro compagnia. L'affezione e l'affetto con cui si vive con l'animale è un segno a volte di un bisogno di vincere la solitudine».
Così anche Potter, labrador di 8 anni, da 7 per Sant'Antonio si fa una passeggiata fino in San Dalmazio. «Fa ormai parte della famiglia» afferma la signora Daniela. Lo shih-tzu Mozart, il barboncino Tequila e il gatto Brutus aspettano pazienti che la loro padrona termini di snocciolare il rosario. «E' una tradizione bella che non si deve lasciar andare - dice, finita la preghiera, la signora Giovanna - io in chiesa ci vado sempre e per Sant'Antonio ci porto i miei animali». «Gli animali danno molto senza chiedere nulla e non ti tradiscono mai - continua -; dopo Dio e la famiglia ci sono loro». C'è pure Roky cocker di tre anni, sempre presente. «E' una tradizione importante - confessa la signora Giannina -, non è solo il mio cagnolino, è qualche cosa di più. Don Bosco diceva ai suoi orfanelli: se avete solo un pezzo di pane e incontrate un cagnolino dividetelo con lui». Al servizio del rito la Confraternita dello Spirito Santo che dal 1600 custodisce il piccolo tempio di via Mandelli.
Federico Frighi


18/01/2012 Liberta'

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