domenica 16 dicembre 2007
Monari: "Luna Stellata abbia come fondamenta quelle del Signore"
Il vescovo Luciano Monari, sabato 15 dicembre, era a Piacenza l'inaugurazione della nuova se di Luna Stellata, la casa per mamme che vogliono uscire dal mondo della droga e per i loro bambini. Di seguito pubblico l'intervento integrale del vescovo di Brescia.
L’inaugurazione della nuova sede della Comunità "Luna Stellata" suscita in noi sentimenti di gratitudine e di speranza. Anche noi in qualche modo diventiamo cooperatori di Dio ogni volta che in spirito di servizio veniamo incontro alle necessità del prossimo e della comunità. L’aiuto del Signore accompagni sempre il cammino di questa comunità.
Lettura Vangelo di Luca 6, 47-49:
«[47]Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: [48]è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. [49]Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la rovina di quella casa fu grande».
Bisogna trovare quindi delle fondamenta che siano sufficientemente stabili per riuscire a dare una comunità grande, in modo che quando uno si ritrova con gli ostacoli il fondamento mantenga l’unità della costruzione. Così dice il Vangelo, e dice anche che questo fondamento radicato è quello che arriva fino alla parola di Dio, che trova lì le motivazioni ultime della sua realizzazione.
E voglio dire: una casa come questa si può costruire per molti motivi, il motivo è quello del bisogno immediato, il motivo è quello di una comunità come Piacenza che vive la solidarietà e l’amore e l’attenzione e la premura nei confronti degli altri... Se però vogliamo che sia costruita sul fondamento più solido, dobbiamo costruirlo sulla parola di Dio.
E uno dice: "Ma perché? Non basta il senso di solidarietà e di fraternità", ecc.? Va benissimo! Ma la parola di Dio è quella che dice l’amore di Dio per noi; è quella che dice che prima di quello che facciamo noi, prima del nostro impegno e della nostra buona volontà c’è un amore che ci ha raggiunto e che ci ha raggiunto gratis, e ci dice che la nostra vita è fondata sull’amore di Dio.
Allora se questo fondamento rimane solido, se siamo convinti che della nostra vita siamo debitori e in qualche modo ne dobbiamo essere riconoscenti, allora l’attenzione alla vita degli altri viene fuori necessaria. Non è semplicemente una scelta che faccio io quella dell’interessarmi degli altri, è il rendermi conto che io sono così, che io sono fatto, impastato, dell’amore di Dio, e non posso rifiutare l’amore agli altri, non posso perché andrei contro me stesso, negherei il significato della mia vita, toglierei valore alla mia stessa esistenza se non mi prendo cura della esistenza degli altri. Se uno arriva a quel fondamento lì, dopo tutti gli ostacoli che ci possono essere non riescono a distruggere la decisione di fare del bene e di volere bene agli altri, nemmeno le esperienze di delusione o nemmeno le esperienze di non accoglienza o di rifiuto.
Perché istintivamente il discorso è: se io faccio del bene e mi viene restituita la riconoscenza e l’affetto, sono contentissimo e continuo a farlo. Ma se io faccio del bene e quello che io faccio non viene riconosciuto, e non c’è un ritorno, e non c’è un affetto che mi viene donato, mi viene da dire: "Ma chi me lo fa fare?". E invece il discorso è: "chi te lo fa fare" è la tua stessa vita, perché tu sei fatto così, è l’amore di Dio per te; questo non viene meno in nessuna situazione, in nessun momento; e questo ti aiuta soprattutto nei momenti difficili.
Perché nel momento in cui siamo contenti di fare le cose non c’è problema, lo facciamo volentieri e grazie a Dio che è questo. Però possono capitare i momenti della delusione o i momenti della solitudine, i momenti del dire: "non ce la faccio, chi me lo fa fare". Allora lì bisogna che il portamento sia abbastanza profondo per avere delle motivazioni che rimangono, che rimangono di fronte a qualunque risultato.
Bene, posto questo, c’è solo da dire quello che è stato detto all’inizio, cioè la gioia per una Casa come questa, perché è segno di maternità ed è un immenso segno di speranza.
Perché le mamme e i bambini per noi danno questa dimensione di apertura al futuro di cui abbiamo un bisogno enorme. Abbiamo bisogno di speranza che lo possiamo quasi toccare con mano tanto è solido, e realtà come queste un briciolino di speranza sono convincenti.
Allora voglio solo ringraziare chi ha lavorato per la "Casa", voglio ringraziare chi ci lavora dentro. E voglio ringraziare naturalmente le mamme per le quali questa Casa è fatta, perché la responsabilità più grande l’hanno fatta loro con la loro scelta della maternità, che il Signore le benedica e dia a loro la gioia di quello che sono, la gioia di quel bambino che è affidato alle loro mamme per lui. Che sappiano di avere vicino la comunità di Piacenza, che sappiano vedere vicino il nostro affetto e la nostra riconoscenza.
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.
sabato 15 dicembre 2007
Il Bambino, e il Natale si illumina

Oltre 500 i giovani che ieri sera, provenienti da tutta la diocesi di Piacenza-Bobbio, si sono ritrovati nella basilica di Sant'Antonino per la veglia dell'Avvento. Un appuntamento suggestivo, con un prologo nella piazza davanti alla basilica ed una processione silenziosa nel tempio del patrono illuminato solo da lumini e candele. Poi, all'alleluja, la luce ha illuminato tutti. Riporto l'intervento dell'amministratore diocesano, monsignor Lino Ferrari
Dio ci perdoni il nostro modo di vivere il Natale. C’è la festa, ci sono le luci, i doni, le vacanze, cibi tipici; ci sono gli auguri, pacchi e pacchi che intasano gli uffici postali, e gli auguri scambiati con amici e conoscenti: “buon Natale”. Ma manca Lui, colui che è nato e che da senso alle luci e ai doni e agli auguri. O meglio, Lui c’è, ma rimane troppo spesso fuori dal nostro orizzonte dei pensieri e del cuore, anche mentre diciamo: “buon Natale”. Eppure, un «bambino è nato per noi», ci ha detto il profeta Isaia. Bisogna che quel “noi” non resta indeterminato ma diventi personale – è nato per me, è nato per te. C’era bisogno di quel Bambino perché «il popolo camminava nelle tenebre» , il popolo di allora ma anche la gente di oggi. Mi piace ascoltare con voi una breve riflessione del vescovo Luciano; è anche un modo per sentirlo un po’ presente tra noi. “Quando Dio ha pensato all’uomo lo ha chiamato ad essere suo figlio, ma molte volte l’uomo di oggi appare come figlio di nessuno, sembra che non abbia niente cui potersi appoggiare con fiducia e con serenità. Dio quando ha creato l’uomo lo ha pensato in Gesù Cristo, ma molte volte l’uomo ha i lineamenti della violenza o della cattiveria o dell’egoismo. Quando Dio ha pensato l’uomo lo ha voluto animato dallo Spirito dell’amore, invece molte volte siamo spinti dall’interesse e dalla volontà di prevalere. Insomma, c’è da rifare l’uomo, e certamente non siamo noi che lo possiamo rifare”. Anche qui è importante personalizzare, chiedendomi che manifestazioni ha la “tenebra che mi abita”. Devo esaminare con onestà, per non essere vittima di illusionisti che mi convincono di essere una persona per bene, o di surrogati che sembrano colmare un vuoto che invece rimane.
Il “Bambino” preannunciato dai profeti è nato a Betlemme ‑ per me, per noi ‑ è il Figlio di Dio. Il Figlio di Dio si è fatto uomo perché in Lui gli uomini possano diventare figli di Dio. Siamo nel cuore della fede cristiana. L’eterno è entrato nel tempo perché il tempo possa sfociare nell’eternità. Colui che è ricco si è fatto povero perché noi nella nostra povertà possiamo essere riempiti della sua ricchezza. E Dio non è soltanto il Creatore ma è Padre. E l’uomo che si sente fatto per amare per entrare in relazione con gli altri si scopre capace di relazionarsi con Dio, anzi comprende che è Dio che lo ha pensato e fatto così, perché viva come figlio suo e come fratello degli altri uomini. E la vita acquista allora un volto nuovo, nasce lo stupore e la gratitudine. Proprio per questo è venuto ad assumere una carne umana. Nella nostra vita c’è stato un evento che ha realizzato l’incontro con il Figlio rivelatore del Padre ‑ il nostro Battesimo. Uniti a Cristo siamo diventati figli nel Figlio. E questo dona senso ad ogni mio giorno, ad ogni mia parola, ad ogni mio gesto ‑ mi responsabilizza. Il mio vivere diventa risposta all’amore che mi ha plasmato. La mia vita, la nostra vita, non è più una condanna a faticare per poi morire, ma diviene pienamente dono, senso, possibilità, e nasce il desiderio di condividere il grazie, e l’impegno, con chi ha fatto la stessa scoperta: è la Comunità cristiana. Siamo stati illuminati da Cristo nel Battesimo. Ricordate il cero che viene consegnato, simbolo di Cristo risorto, di Cristo luce. Siamo stati rivestiti di una veste bianca, unti con l’olio profumato, immersi nell’acqua, purificati e rinati, risorti. È iniziato una vita nuova. Perché l’unione con Gesù non venga meno è indispensabile un impegno che ci aiuti a mantenere forte il legame con Dio.
Il Papa incontrando i giovani a Loreto ha detto loro: “Lasciate che questa sera io vi ripeta a ciascuno di voi: se resta unito a Cristo, può compiere grandi cose”. Ecco perché cari amici non dovete avere paura di sognare ad occhi aperti grandi progetti di bene, e non dovete lasciarvi scoraggiare dalle difficoltà. Cristo ha fiducia in voi e desidera che possiate realizzare ogni vostro più nobile e alto sogno di autentica felicità. Niente è impossibile per chi si fida di Dio e si affida a Lui. Guardate alla giovane Maria, l’angelo le prospettò qualcosa di veramente inconcepibile, partecipare nel modo più coinvolgente possibile al più grandioso dei piani di Dio ‑ la salvezza dell’umanità. Dinanzi a tale proposta Maria rimase turbata, avvertendo tutta la piccolezza del suo essere, di fronte all’onnipotenza di Dio, e si domandò: “Come è possibile! Perché proprio io?”. Disposta però a compiere la volontà divina, pronunciò prontamente il suo “sì” e cambiò la sua vita e la storia dell’umanità intera. Abbiamo ripetuto nel Salmo responsoriale: “Luce di gioia, Signore, è la tua parola”. E vogliamo dire: Signore desideriamo che questa Parola illumini davvero la nostra vita, le nostre scelte di ogni giorno. Tu sei l’Emmanuele – il Dio venuto tra noi per rimanere con noi, stabili; ti fai cibo nell’Eucaristia, ti avvicini a noi in ogni fratello, specialmente nei piccoli, nei poveri, nei sofferenti.
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.
venerdì 14 dicembre 2007
A Brescia Ambrosio a tu per tu con Monari
A Brescia Ambrosio a tu per tu con Monari
Sacri Corridoi, il concerto di Natale
“SACRI CORRIDOI”
sacricorridoi.blogspot.com
presenta
“POP RELIGIOUS SONGS”
Concerto della Solidarietà
A favore della Confraternita della Misericordia di Piacenza
Voce, Giorgia Gazzola
Chitarra, Augusto Martini
Grazzano Visconti (Piacenza)
- Alleluya (di Cohen, rifatto anche dalla cantante Elisa, reso famoso dal film d’animazione Shrek)
- Swing Low (spiritual tradizionale)
- Water is Wide (rifacimento di “E’ giunta l’ora”)
- I was born to love you (di F. Mercury, eseguita seguendo la rielaborazione per voce e chitarra di Tuck&Patty)
- Loving you for ever (di C. King)
- White Christmas (tradizionale natalizio)
- Silent Night (tradizionale natalizio)
- I don't know how to love him (celebre brano del personaggio di Maria Maddalena nel musical Jesus Christ Superstar)
- Happy day (popolare tradizionale)
- Mater Iubilei (canzone composta per Tosca, su parole della preghiera scritta da Giovanni Paolo II)
Giorgia Gazzola
Ha studiato canto lirico con i soprani Raffaella Arzani e Rossella Redoglia conseguendo il compimento inferiore di canto lirico presso il conservatorio “Nicolini” di Piacenza, dove ha studiato anche pianoforte e ha ottenuto la licenza di Teoria e Solfeggio.
Ha all’attivo concerti come vocalist solista, sia in ambito classico che leggero, in diverse formazioni e collabora con il Coro del Teatro Municipale di Piacenza (si segnalano in particolare le partecipazioni alle opere di musica contemporanea: Messa di Cataldo; Messa di Casella; L’Arlesiana di Cilea per la regia di Sgarbi).
Ha collaborato con il gruppo rock Progressive “Big Muff Progect” incidendo un brano di improvvisazione vocale.
Ha inoltre approfondito le tecniche di improvvisazione vocale con Ratchel Gould nell'ambito del "Master di jazz" di Sondrio; armonia con la compositrice Barbara Rettagliati; pianoforte jazz con il maestro Piero Bassini e musica d’insieme jazz sotto la direzione del chitarrista Ettore Quaglia.
Ha insegnato canto moderno presso la Scuola di Musica Comunale “M. Mangia”di Fiorenzuola d’Arda e propedeutica musicale presso le scuole materne.
Attualmente si sta preparando per il conseguimento del diploma di ultimo grado presso L’Accademy Board School of Music di Londra.
Augusto Martini
Dal 1984 al 1989 diventa il direttore del coro di San Giacomo Maggiore a Ponte dell’Olio - Dal 1990 al 2003 collabora con vari cori della diocesi di Piacenza, mentre cresce sempre più la sua passione per la chitarra acustica. - Nel 1997 decide di approfondire gli studi della chitarra frequentando un corso di chitarra jazz presso la Tampa lirica di Piacenza. - dal 2003 riprende la direzione del Coro di San Giacomo Maggiore partecipando a numerose rassegne corali. Nello stesso anno inizia la collaborazione con il maestro Beppe Cantarelli, compositore contemporaneo e autore di numerosi successi di musica Soul&Pop, nonché fondatore del Millennium Choir del quale diventa coordinatore artistico e supervisore tecnico nei numerosi concerti tenuti in tutta Italia fino al 2006. - Nel 2006 collabora con il quartetto d’archi “Helios Quartet” dirigendo l’opera contemporanea di Silvia Colasanti “Movimento di quartetto”. - A settembre 2006 fonda un nuovo coro: “Tre Note Sopra il Cielo” formato da bambini dai 6 ai 14 che ha fatto il suo esordio a Natale 2006 e oggi, ad un anno dalla fondazione ha superato i 30 elementi.
giovedì 13 dicembre 2007
"Noi suore siamo fatte per voler bene"
per il primo compleanno della comunità di accoglienza per mamme con bambini
La casa di accoglienza per mamme con bambini e gestanti (anche minorenni) in situazione di difficoltà, festeggia il suo primo compleanno. Questa casa é nata in collaborazione con il Comune di Piacenza e le suore Gianelline. Alla festa del primo anniversario, martedì scorso, era presente anche la madre provinciale suor Maurizia Pradovera. Di seguito pubblico uno stralcio del suo intervento.
Così mi conoscete, sono la superiora provinciale delle suore Gianelline che dirigono queste case e questa casa. Vorrei dirvi grazie per essere venuti nell’avere accettato il nostro invito.
Si sono messe insieme un sacco di circostanze. Noi volevamo celebrare oggi il compleanno della comunità piacentina che abbiamo iniziato lo scorso anno su sollecitazione del Comune che accoglie le mamme con i bambini, e di una piccola comunità per le ragazze che vivono con noi ma che si stanno avviando alla comunità. Quindi volevamo aprirvi un po’ il territorio facendo questa festa.
Poi il colonnello dei carabinieri di Piacenza Paolo Rota Gelpi mi ha fatto telefonare dicendomi che loro avevano fatto una raccolta per i bisogni del territorio, e hanno pensato di darla alla nostra Comunità, e io ho detto che sono molto contenta, non tanto e non solo per i soldi ma perché bisogna che qualcuno si ricordi che ci siamo anche noi, perché quando ci sono le suore è molto difficile che qualcuno ci ricordi… e allora sono proprio contenta, quindi sono andata a ringraziarlo.
A Piacenza c’era bisogno di una piccola casa per le mamme con i bambini, e noi abbiamo cercato di dare una risposta. Vi dico che il mio intento e quello delle mie suore non è tanto di fare delle grandi cose, ma di creare dei segni che testimoniano l’accoglienza. Io sono
A me preme che chi viene qua dentro abbia quello che serve per vivere, non solo abbia delle cose, ma per esempio possa trovare un ambiente che lo accolga, lo aiuti a rielaborare il proprio vissuto, possa rimanerci un mese, due mesi, tre mesi… non ha importanza, l’importante è che dall’aiuto del percorso vada via con dei valori nuovi. Noi questa stasera ci siamo incontrati per dei valori comuni, c’è il valore della solidarietà, della accoglienza e della condivisione. Io sono suora e logicamente ragiono da suora, personalmente credo che questa sia la logica del Vangelo: il Signore ci ha detto che tutte le volte che noi avremo fatto un gesto di carità, avremo fatto questo gesto a Lui (cfr. Mt 25, 31-46). Questa è un po’ la filosofia dei valori che ci sostengono ed è un po’ la consegna che il nostro fondatore sant’Antonio Maria Gianelli ci ha lasciato, perché Gianelli diceva che la “prima consegna delle Gianelline è quella di saper volere bene”.
Quindi vi ringrazio e vi dico che la nostra struttura è grande ma all’interno di questa struttura ci sono piccoli servizi che hanno solo la pretesa di dare delle piccole risposte ai bisogni del nostro territorio; proprio piccole risposte, noi non abbiamo una grossa utenza, le mamme accolte non possono essere più di quattro, questa piccola “casa famiglia” ha quattro posti letto; la “comunità per le minori” ne ha otto più due per l’emergenza, quindi sono piccoli numeri; ogni comunità è indipendente, di conseguenza fa vita abbastanza autonoma.
mercoledì 12 dicembre 2007
Domenica giornata per i poveri
Domenica 16 dicembre: Avvento di Carità
Una giornata di sensibilizzazione
promossa dalla Caritas diocesana
Domenica prossima, 16 dicembre, terza domenica d’Avvento, la Caritas diocesana propone una giornata di sensibilizzazione sui problemi dei più deboli con il titolo: “Prendi a cuore tuo fratello”. Con l’occasione vengono fatte anche proposte concrete: un pasto 5 euro, una notte 10 euro, una borsa viveri per le famiglie 15 euro.
L’invito a partecipare a questa giornata della carità è stata sottolineata anche da una lettera che l’amministratore diocesano mons. Lino Ferrari ha inviato alla diocesi: “Ogni anno, da ormai oltre un trentennio, da quando è stata istituita la Caritas diocesana,- scrive mons. Ferrari - la terza domenica di Avvento è dedicata alla sensibilizzazione della comunità cristiana, perchè viva la carità come segno distintivo della fede che professa: ‘Da questo conosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri’.
“La diocesi ha istituito la Caritas - prosegue l’Amministratore diocesano - con questa finalità: educare la comunità con dei gesti concreti, con dei servizi alle persone che vivono nel bisogno. Nel corso dei decenni sono nati dei servizi specifici che vanno dal Centro di Ascolto, alle risposte concrete come la Mensa della Carità, la Casa di prima accoglienza notturna Beato Scalabrini, le docce, l’ambulatorio per quanti hanno bisogno di cure, il punto d’Ascolto telefonico per gli anziani, il progetto Icaro per la Casa circondariale.
“Questi - prosegue mons. Ferrari - sono servizi che non fanno i singoli in quanto tali e nemmeno le parrocchie; per quanto la Caritas li ha fatti nascere e li presidia. Debbono però essere sostenuti dalla carità di tutti noi, non come delega, ma proprio come sostegno personalizzato. Nell’eucaristia Gesù ci dona se stesso, perchè anche noi impariamo a farci dono per i nostri fratelli. La celebrazione dell’eucaristia di domenica 16 dicembre sia anche quest’anno il momento per offrire il proprio contributo per le iniziative proposte dalla Caritas diocesana”.
Morto monsignor Silvio Losini
Morto monsignor Silvio Losini
Questa notte, presso la casa di cura Sant’Antonino, è morto mons. Silvio
Losini. Nato a Pondedellolio il 26 marzo 1911, è stato ordinato sacerdote il
6 aprile 1935. Ha iniziato il servizio pastorale come insegnante ed economo
del seminario vescovile di Piacenza; il 23 novembre 1942 il Vescovo lo ha
nominato parroco di Besenzone per affidargli il 6 maggio 1952 la guida della
parrocchia di Pontenure dove è rimasto fino al 1° luglio 1977, quando ha
rinunciato all’incarico.
E’ stato quindi nominato parroco di Tollara, incarico che ha mantenuto fino
al 1990. Contemporaneamente ai precedenti incarichi, è stato anche addetto
all’Ufficio amministrativo diocesano; il giorno 8 gennaio 1981 è stato
nominato anche Vicario episcopale per il coordinamento amministrativo; il 29
novembre 1985 è stato nominato cappellano di Sua Santità. Da anni si era
ritirato presso la Casa del Clero Cerati.
Questa sera, mercoledì 12 novembre, nella chiesa parrocchiale di Pontenure,
alle ore 20,30, verrà recitato il Santo Rosario; domani mattina, giovedì, la
salma verrà traslata dalla casa di cura alla chiesa parrocchiale di
Pontenure dove i funerali saranno celebrati nel pomeriggio alle ore 15 dall’amministratore
diocesano mons. Lino Ferrari. La salma sarà poi tumulata nella cappella dei
parroci del cimitero di Pontenure.
martedì 11 dicembre 2007
Incontro con il vescovo di Picos (Brasile)
Comunicato stampa:
Mons. Plinio José Luz Da Silva, giovane Vescovo della diocesi di Picos nel Nord-est del Brasile, dove operano i nostri missionari piacentini, - tra i quali don Mauro Bianchi e Daniela Marchi -, è in rapida visita a Piacenza, diretto a Venezia dove il Gran Priore dell’Ordine di Malta lo ha invitato per sostenere e rilanciare la cura degli Anseniani (lebbrosi) che l’Ordine persegue da oltre trent’anni in quella regione – oltre al lavoro con i ragazzi di strada e i giovani Maltesi.
Il Vescovo brasiliano celebrerà domani, mercoledì 12, la S. Messa in S. Donnino, alle ore 16.30, in occasione degli esercizi spirituali di Avvento guidati da mons. Giuseppe Busani, poi parlerà alle ore 21 nel salone della parrocchia di S. Pietro, in via Roma 23.
Mons Plinio, responsabile dei vescovi del Nord-est 4 nel campo delle comunicazioni (ed esperto del settore), affronterà l’argomento della Nuova Radio Educativa che il governo brasiliano ha affidato, donandone gratuitamente la licenza, alla Fondazione della Comunicazione Cristiana, di cui il Vescovo è presidente, per un’importante opera di formazione e informazione in una vastissima e popolosa area brasiliana.
La visita del Vescovo è volta anche a ringraziare per il cospicuo aiuto ricevuto dalla diocesi piacentina che ha sostenuto – insieme con la Conferenza episcopale italiana -, i costi dell’importante realizzazione.
Piacenza, 11.12.2007
lunedì 10 dicembre 2007
Dall'Africa al monastero di san Raimondo
Sappiamo che il dogma dell’Immacolata Concezione è stato definito soltanto nel 1854, ma molte comunità cristiane già dal secolo VIII celebravano la festa del Concepimento Immacolato di Maria. Nel contesto dell’Avvento e nella prospettiva del Natale
Il catechismo della Chiesa Cattolica dice che il “peccato originale è lo stato di privazione della santità e della giustizia originale. È un peccato da noi contratto e non commesso”. Noi risentiamo di questo germe di male che portiamo dentro, e sentiamo però anche la nostalgia di quel bene a cui eravamo destinati; guardando a Maria Immacolata quella nostalgia si fa più forte: Immacolata, senza macchia, tutta pura.
Pensavo davvero a quante immagini o sculture del nostro tempo nell’arte contemporanea manifestano l’angoscia, la percezione di un uomo diviso in se stesso. Si ferma a questo pensiero chi vuole per restaurare la scienza della bellezza e per scoprirne i suoi trascendenti rapporti; e per il gaudio interiore e per il costume esteriore ritrova in Maria la più alta la più vera la più tipica figura dell’estetica spirituale umana.
E davanti a Maria proviamo questo senso, potremmo dire, di estasi di contemplazione: “come è riuscita bene, davvero come il Signore lo ha voluta lo ha progettata!”.
Maria è immagine della Chiesa. Guardando a Lei pensiamo a come è chiamata ad essere
Ci colpisce questa espressione perché siamo consapevoli della nostra fragilità e del nostro peccato; eppure anche noi siamo chiamati alla santità. Siamo qui in una Comunità religiosa, tra poco parteciperemo a questo rito di consacrazione di professione solenne.
I consacrati sono il segno più evidente che la grazia opera, e che l’uomo può rispondere con l’«Eccomi» come Maria. È bello pensare che quell’”eccomi” è quasi il nome che Maria si dà, è come se dicesse: “Sono qui, o Signore, con un desiderio soltanto: di vivere tutta l’esistenza in una continua obbedienza a te, ciò che desidero e ciò che voglio Signore è che la mia vita sia un “sì” fedele senza cedimenti alla tua volontà”. E quell’”eccomi” di Maria è durato tutta la vita, anche nei momenti difficili, anche ai piedi della croce.
I religiosi ci testimoniano già ciò che noi saremo, ci parlano delle realtà future. E la loro esistenza non è mai una fuga dal mondo, ma un vivere pienamente la loro vocazione nella Chiesa per il mondo.
nostra guardando a Maria, chiedendo a Lei l’aiuto per assomigliarle di più.
domenica 9 dicembre 2007
Monari: "Paolo segua l'esempio di Maria"

Ecco il testo integrale dell'omelia del vescovo Luciano Monari per l'ordinazione diaconale di Paolo Inzani venerdì 7 dicembre 2007 nel duomo di Piacenza
Il diaconato di Paolo è sotto il segno di Maria Santissima serva “Diacono”, vuole dire servo, e il servizio a cui Paolo viene chiamato ha nella esperienza di Maria una sua espressione stupenda e ricca di consolazione e di grazia. In questo modo il diaconato di Paolo è sotto il segno di Maria Santissima, di Maria che dice: «Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua Parola» (Lc 1, 38). “Diacono”, vuole dire servo, e il servizio a cui Paolo viene chiamato ha nella esperienza di Maria una sua espressione stupenda e ricca di consolazione e di grazia. Maria diventa lo strumento di Dio perché nella storia entri la parola di Dio fatta carne, perché l’uomo assuma la forma della Parola stessa di Dio; questo è il servizio di Maria. Perché quando Maria dice, «ecco la serva del Signore», serva per che cosa? Qual è il compito che Maria è chiamata a svolgere? Quello che è stato detto nei versetti precedenti: Maria deve concepire e dare alla luce la parola di Dio: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1, 30-32). La descrizione del “bambino” che nascerà è fatta con parole dell’Antico Testamento, con parole dei profeti: ci sono le parole del profeta Natan (cfr. 2 Sam 7, 16), Isaia (cfr. 9, 1-6), Daniele (cfr. Dn 7, 14). E quello che l’angelo vuole dire è che tutte le parole che Dio ha pronunciato come promessa nel Primo Testamento, Maria deve accoglierle e darle alla luce, deve farle diventare realtà attuale e viva, e lo farà evidentemente concependo e dando alla luce Gesù. In Gesù tutte le parole di Dio diventano “sì”, si compiono, e Maria diventa lo strumento di Dio perché questo compimento si realizzi, perché nella storia entri la parola di Dio fatta carne, perché l’uomo assuma la forma della Parola stessa di Dio; questo è il servizio di Maria. La vocazione di tutti e di Paolo Inzani Voi comunità cristiana siete fatti di mondo, di carne umana, però la forma della vostra vita è la forma della parola di Dio; questa è la vocazione di tutti, e Paolo è semplicemente al servizio della vostra vocazione. Ma si capisce, questo è il servizio di tutto il popolo di Dio, di tutti i cristiani, e questo evidentemente è il servizio di Paolo. Bisogna dare una carne umana alla parola di Dio; e qual è questa carne umana? Voi, la comunità cristiana! Voi comunità cristiana siete fatti di mondo, di carne umana, però la forma della vostra vita è la forma della parola di Dio, è la forma della fede e della speranza e della carità; cioè è quel tipo di vita, quello stile di vita, che nasce, che viene prodotto, dalla parola di Dio. La comunità cristiana è questo serve per questo: serve per incarnare la Parola, serve perché il mondo prenda la forma della parola di Dio, e quindi perché il mondo, la umanità, assomigli in qualche modo al sogno originario di Dio che aveva pensato “l’uomo fatto a sua immagine e somiglianza” (Gen 1, 27). Dicevo, questa è la vostra vocazione, la vocazione di tutti; e Paolo è semplicemente al servizio della vostra vocazione. Servirà il Signore per mettere la sua Parola, la parola del Signore, dentro la vostra vita, perché questa Parola dentro al vostro cuore incominci a produrre degli effetti, incominci a dare forma ai vostri sentimenti e pensieri, e Paolo ci sta per questo. Paolo ci sta ci sta per il servizio all’Eucaristia, perché l’Eucaristia è quella vita del Signore, quell’amore di Dio fatto carne in Cristo che ci è dato nel segno del “pane e del vino”, e quando mangiate e bevete il pane e il vino dell’Eucaristia mangiate e bevete l’amore di Cristo. E mangiate e bevete l’amore di Cristo perché quell’amore dia forma alla vostra vita, perché anche la vostra vita diventi amore simile a quello di Gesù Cristo. Dicevo, questo è tutto il senso della vocazione di Paolo, che ritrova nella vocazione di Maria un modello straordinario, deve imparare da Lei, deve cercare di imitare Lei. Paolo deve soprattutto cercare di imitare Maria nella disponibilità alla parola di Dio. Quello che è necessario è quanto fa riferimento il saluto dell’angelo a Maria: Rallegrati, Dio, ti ha guardato con benevolenza. Paolo soprattutto deve cercare di imitare Maria nella disponibilità alla parola di Dio: «[38]Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua Parola», “che la tua Parola prenda possesso della mia vita, e che tutti i comportamenti e le esperienze della mia vita siano plasmati dalla tua Parola”. Per questo naturalmente è necessario la disponibilità umana… tutto quello che volete... Ma tutto quello che l’uomo ci può mettere di intelligenza, di studio, di buona volontà… non basta. Per quanto l’uomo sia impegnato e intelligente non riesce a dare forma umana alla parola di Dio, anche se l’avesse imparata a memoria, anche se avesse studiato tutti i commentari biblici, a tutti i libri dell’Antico e Nuovo Testamento, anche se sapesse tutto questo, non basterebbe ancora. Quello che è necessario è quanto fa riferimento il saluto dell’angelo a Maria: «Entrando da lei, disse: rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1, 28). Quel “piena di grazia” sostituisce nel saluto il nome di Maria. Sarebbe stato normale dire: “Rallegrati, Maria, il Signore è con te”. Invece di dire il nome, Maria, ci mette questa espressione strana ma bellissima «piena di grazia». L’immagine che sta all’origine di questa espressione è l’immagine dello sguardo di Dio. Lo si potrebbe parafrasare dicendo: “Rallegrati, Dio, ti ha guardato con benevolenza, su di te si è posato il suo sguardo di amore e di predilezione. Dio con il suo sguardo ci ha chiamati ad una risposta di amore e di fedeltà a Lui. E siccome lo sguardo di Dio è uno sguardo creativo, quando Dio ti ha guardata ti ha reso santa, ti ha reso pura, ti ha reso bella ai suoi occhi, dunque sei bella della bellezza della grazia, sei bella del dono di Dio”: «Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te». E capite che questo è esattamente il punto di origine della esperienza cristiana. Noi siamo cristiani non perché l’abbiamo semplicemente deciso noi, ma perché il Signore ci ha guardato, e con il suo sguardo ci ha chiamati ad una risposta di amore e di fedeltà a Lui. In Cristo c’è una vocazione e una elezione che sta all’origine della nostra vita In Cristo c’è una vocazione e una elezione che sta all’origine della nostra vita, e questa elezione è a diventare santi e immacolati davanti a Dio nell’amore. Nella Lettera di Paolo agli Efesini che abbiamo ascoltato come seconda lettura, si parla del progetto di Dio su di noi, e il progetto è questo: «Dio ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità, predestinandoci a essere figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno di amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato» (Ef 1, 3-6). Forse l’espressione sembra un pochino contorta a una prima lettura, ma se uno ci sta attento il significato è bellissimo. Vuole dire che in Cristo c’è una vocazione e una elezione che sta all’origine della nostra vita, e che questa elezione è a diventare santi e immacolati davanti a Dio nell’amore. Che è una cosa immensa! Santi e immacolati, non semplicemente davanti al mondo, secondo i criteri che il mondo ha di valutare la giustizia; no, santi e immacolati davanti a Dio, a quel Dio che è così puro che i suoi occhi non possono vedere il male. Santi davanti a Dio! È evidente che questa santità non è nostra, ma questa santità ci è donata da Lui stesso, ci è donata in Cristo. Voi siete chiamati a essere santi nell’Amore, perché la generosità di Dio, la ricchezza del suo amore, sia riconosciuta e manifestata con chiarezza. «Siamo predestinati a questo per essere figli adottivi mediante Gesù Cristo, a lode e splendore della sua grazia». Cioè perché la generosità di Dio, la ricchezza del suo amore, sia riconosciuta e manifestata con chiarezza. Capite che cosa questo vuole dire? Vuole dire che voi siete chiamati a essere santi nell’Amore e a esserlo in modo così vero e luminoso che quando vi si guarda si possa dire: grazie a Dio che ha compiuto tali cose in mezzo agli uomini, grazie a Dio che nella sua bontà è riuscito a introdurre gli uomini nella forza dell’amore, è riuscito a liberare l’uomo dal suo egoismo e dal suo orgoglio, ed è riuscito a creare un uomo pulito e santo ai suoi occhi. La vita e il servizio di Paolo è in questa logica, quello che dovrà fare è semplicemente mandare la comunità cristiana a vivere questa vocazione, a essere santo e immacolato davanti a Dio in Gesù Cristo. Dicevo, la vita e il servizio di Paolo è in questa logica, quello che dovrà fare è semplicemente mandare la comunità cristiana a vivere questa vocazione, a essere santo e immacolato davanti a Dio in Gesù Cristo. Dicevo, lo potrà fare in quel modo che abbiamo ascoltato, annunciando la parola di Dio e trasmettendola, ma evidentemente se la vuole annunciare e trasmettere la deve ascoltare, interiorizzare, digerire, assimilare, amare, esprime… Deve fare in modo che la sua vita abbia la forma della parola di Dio, perché in questo modo trasmetterà la Parola; la trasmetterà con la sua stessa testimonianza, e la trasmetterà con le parole che dice, perché diventeranno parole vere, parole autentiche. Il Signore dia a Paolo la fierezza di essere al servizio del progetto di Dio. Ed è quello che noi preghiamo per lui oggi, preghiamo il Signore perché dia a Paolo una gioia grande, che senta rivolto a lui quelle parole: “Rallegrati, rallegrati, il Signore ti ha guardato con benevolenza, ti ha amato, ti chiama, il Signore è con te”. Attraverso il tuo ministero di diacono, e, se il Signore vorrà – e quando il Signore vorrà di prete – le parole di Dio si incarneranno nella vita degli uomini di oggi, e la comunità cristiana di oggi sarà capace di formare, di prendere la forma, della parola di Dio e della volontà di Dio, perché la grazia di Dio sia magnificata e glorificata da tutti gli uomini, perché tutti gli uomini guardando la comunità cristiana possano ritrovare speranza, possano ritrovare la fiducia che non siamo condannati all’egoismo, e non siamo condannati ad odiarci a vicenda o a ignorarci a vicenda, ma che al contrario per la grazia di Dio è possibile nella nostra vita creare dei legami veri di responsabilità e di amore gli uni nei confronti degli altri, è possibile addirittura nella nostra vita imparare a dare la vita gli uni per gli altri come il Signore lo ha donata per noi. Ecco, che il Signore dia a Paolo la fierezza di essere al servizio di questo Suo progetto, gli dia l’umiltà di sentirsi semplicemente servo – addirittura «servo inutile» direbbe il Vangelo (Lc 17, 10) , ma gli dia anche la gioia di sapere che attraverso il suo ministero la grazia di Dio si manifesta e si manifesterà meglio dentro la Chiesa piacentina-bobbiese.
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione
sabato 8 dicembre 2007
In Sant'Antonino la veglia per i giovani
Il 14 dicembre in S.Antonino veglia d’ Avvento dei giovani
Venerdì 14 dicembre, nella basilica di Sant’Antonino (Piacenza) alle ore 21.00, si svolgerà la Veglia di Avvento dei giovani. Questa iniziativa, proposta dalla diocesi di Piacenza-Bobbio e organizzata dal Servizio diocesano per la pastorale giovanile, è giunta al suo quarto anno vedendo di volta in volta aumentare il numero dei partecipanti. Nell’ultima edizione i presenti erano oltre ottocento.
Nel dicembre del 2004 la veglia si è tenuta nella basilica di Santa Maria di Campagna, nel 2005 nella basilica di San Francesco e l’anno scorso, 2006, nella chiesa di San Sisto. Tale momento di preghiera, in questi anni, è stato una delle occasioni di incontro per i giovani di tutta la diocesi con il vescovo Luciano Monari. Quest’anno, vivendo l’attesa del nuovo pastore, la celebrazione sarà presieduta dall’Amministratore diocesano, mons. Lino Ferrari. Ovviamente, questa veglia, sarà un’ulteriore occasione per pregare per l’arrivo del nuovo vescovo.
Il Servizio diocesano per la pastorale giovanile sta preparando l’evento coinvolgendo i giovani di varie parrocchie e realtà della diocesi in ambiti diversi: il coro, composto da una sessantina di elementi tra voci e strumenti; celebrazione, curata dall’Equipe di pastorale giovanile con l’aiuto di mons. Giuseppe Busani; comunicazione, con la locandina realizzata da Laura Segalini con il contributo del Servizio Multimedia per la pastorale della diocesi.
Al termine della celebrazione, come è ormai tradizione, ci sarà un momento di fraternità in Piazza Sant’Antonino. Quest’anno thé e ciambelline saranno preparati dal MASCI (Movimento Adulti SCout Italiani). Gli organizzatori ringraziano per la collaborazione la comunità parrocchiale di Sant’Antonino ed in particolare il parroco mons. Gabriele Zancani e l’amministratore parrocchiale don Giuseppe Basini, amministratore.
Tutte le informazioni sulla veglia e sulle iniziative del Servizio diocesano per la pastorale giovanile, si possono trovare sul sito www.pagiop.net
Comunicato reso noto sabato 8 dicembre 2007
Monari: "Don Paolo Inzani ci aiuterà ad essere santi"
Il nuovo vescovo? "L'annuncio a gennaio o a fine mese"
Piacenza - Il vescovo Monari torna per una sera in cattedrale e lo fa consegnando un dono alla chiesa piacentina: un nuovo diacono (tra sei mesi diventerà prete), un giovane di 28 anni - Paolo Inzani, di Lugagnano - che porterà linfa vitale al sempre più anziano clero locale. C’era chi si aspettava anche una seconda, gioiosa, notizia. Nella mattinata di ieri si era diffusa la voce incontrollata - anche tra alcuni sacerdoti - che Monari avrebbe portato la novità più attesa: se non il nome del nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio, almeno i tempi dell’annuncio. Niente di tutto questo, almeno pubblicamente. A fine cerimonia solo un laconico e quasi dispiaciuto «gennaio», parlando con la stampa in sacrestia. Per il resto una grande festa, con abbracci e strette di mano per un Monari sempre nel cuore dei piacentini.
Alla vigilia della festa dell’Immacolata Concezione, Monari, con toni affettuosi, esorta don Paolo ad «imparare da Maria la disponibilità alla parola di Dio». «Paolo ci aiuterà ad essere santi - prosegue -, attraverso il suo ministero la parola di Dio si incarnerà nell’uomo». «Sono qui perché ho accompagnato Paolo nei sei anni della sua formazione in seminario - spiega il presule di Brescia all’inizio della celebrazione -. Vi porto sempre nelle mie preghiere». «Venire qui a celebrare, sebbene questa cattedra non sia più mia - continua -, vuol dire per me portare riconoscenza al Signore per il cammino che mi ha fatto fare». Nessuna parola, nessun accenno a colui che il Papa designerà quale prossimo titolare di questa cattedra. «Gennaio», dice a fine messa. Poi precisa: «Su per giù, magari è a fine mese». Tra Natale e Capodanno? «Può essere così». Ulteriore precisazione: «Oh, così almeno penso io».
Federico Frighi
Per l'articolo integrale si legga Libertà di oggi 8 dicembre 2007
venerdì 7 dicembre 2007
Monari oggi in duomo per l'ordinazione di Paolo Inzani
così ho deciso di farlo anch'io"
Oggi in cattedrale viene ordinato diacono il seminarista Paolo Inzani dal vescovo di Brescia Luciano Monari. Ieri sera si è tenuta una veglia in preparazione di questo momento. Di seguito pubblichiamo l'intervento di Paolo Inzani.
La prima cosa che mi viene, guardandovi e vedendo tanti volti amici, è quella di ringraziare: ringrazio voi e lodo e ringrazio il Signore. Perché, di fronte al dono grande che riceverò domani, in contrasto vedo un po’ tutta la mia piccolezza e fragilità di fronte a questa grandezza.
E in questo momento è prezioso non essere soli, ma ad essere accompagnati da una comunità che prega, da una comunità che dimostra il suo affetto e sostiene il mio “sì”.
Guardando la mia storia di vocazione, a quello che ha mosso il mio desiderio di entrare in Seminario, cercando di leggere quello che è il mistero della presenza di Dio negli avvenimenti della mia storia, vedo questo: se sono qui stasera è perché c’è stata una Parola che mi ha raggiunto con la sua forza, e ha colpito nel profondo del mio cuore, nel suo fascino, il messaggio di Cristo.
Penso in particolare a questo:
«[13]Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13).
E nello stesso vangelo di Giovanni, Gesù dice ai suoi Apostoli: «[11]Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15, 11).
Quando ho sentito il Vangelo stasera questa pienezza io la vedo un po’ come la “roccia sulla quale costruire la strada della nostra vita”.
Questa Parola che sempre mi ha affascinato, però il Vangelo dice: non basta essere ascoltatori della Parola, non basta nemmeno essere ammiratori della Parola, ma bisogna metterla in pratica (cfr. Gc 1, 22).
Se ho trovato il coraggio forse di impegnarmi per provare a metterla in pratica, è perché il Signore ha messo sulla mia strada, penso, diversi testimoni, diverse persone che mi hanno testimoniato la verità e la forza di questa Parola nella loro vita.
E penso in particolare, vi faccio alcuni esempi, dei sacerdoti che si spendevano totalmente per la loro comunità, e in questo donarsi ricevevano in cambio molta gioia, nella loro vita testimoniavano questa gioia, questa esperienza di pienezza che facevano.
Così penso anche alla comunità delle suore di Lugagnano, perché dovete sapere che nel mio Paese c’è una comunità di suore anziane. Ed è bello, a me ha sempre colpito conoscere queste persone che hanno già alle spalle una buona fetta di vita ‑ ed è una vita donata, donata negli oratori, donata per gli altri ‑, e vedere alla fine della vita come queste persone ti testimoniano che sono contente, non hanno rimpianti, ma hanno una vita piena alle spalle che ancora vivano pienamente.
Ma penso anche a papà e mamme che ho conosciuto e che hanno cercato di incarnare il Vangelo nella loro vita donando se stessi, facendosi da parte per promuovere i loro figli, mettendo al centro i loro figli, spendendosi per loro.
Allora a questo punto qualcuno potrebbe dirmi: “Ebbene, ci sono tanti modi per fare del bene; perché proprio il prete?”. Me lo sono sentito dire tante volte: “perché proprio il prete?”.
La risposta è questa: la risposta è nel mio rapporto con il Signore, è il mio rapporto di Fede, è lì che ho fatto una esperienza profonda di pienezza e di gioia. E quando uno fa questa esperienza desidera che anche altri facciano questa esperienza.
E pian piano è nato in me il desiderio di mettermi al servizio della fede dei fratelli, perché altri possano incontrare il Signore Gesù Cristo, perché altri che lo hanno già incontrato possono essere accompagnati, come sono accompagnato io stasera da voi, e perché anche altri possono cercare e trovare il proprio ruolo all’interno del disegno di amore del Padre.È l’augurio che vi lascio, è quello di trovarlo anche voi, magari l’avete già trovato, e allora di non abbandonarlo, di seguire il Signore, di “costruire la vostra vita sulla roccia”, e di aiutare me a “costruire la mia vita sulla roccia sempre” giorno per giorno.
Paolo Inzani
Si ringrazia per la collaborazione Vittorio Ciani
Monari oggi di nuovo a Piacenza
Oggi pomeriggio, nella cattedrale di Piacenza, verrà ordinato diacono il seminarista Paolo Inzani della parrocchia di Lugagnano. L'appuntamento è per le ore 18,30, in cattedrale. Inzani verrà ordinato diacono da monsignor Luciano Monari, vescovo di Brescia, che torna a Piacenza per la prima volta in forma ufficiale dal congedo dello scorso 21 ottobre. Scontata la domanda a monsignor Monari se non sul nome, almeno sui tempi della nomina del nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio.
Paolo Inzani è nato a Lugagnano nel 1979, ha prestato servizio nella parrocchia di Nostra Signora di Lourdes e, attualmente, sta collaborando con quella del Preziosissimo Sangue.
giovedì 6 dicembre 2007
Vescovo, il sorpasso di La Spezia
Di seguito pubblichiamo la parte del bollettino della Santa Sede (di oggi) in cui si annuncia la nomina di La Spezia.
"Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di La Spezia-Sarzana-Brugnato (Italia), presentata da S.E. Mons. Bassano Staffieri, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
Il Papa ha nominato Vescovo di La Spezia-Sarzana-Brugnato (Italia) Mons. Francesco Moraglia, del clero dell’arcidiocesi di Genova (Italia), Docente di Teologia Dogmatica e Direttore dell’Istituto di Scienze Religiose e dell’Ufficio della Cultura.
Mons. Francesco Moraglia è nato a Genova il 25 maggio 1953. Ha frequentato il Seminario di Genova ed ha ricevuto l'Ordinazione Sacerdotale il 29 Giugno 1977.
Ha poi proseguito gli studi presso la Pontificia Università Urbaniana conseguendo il Dottorato in Teologia Dogmatica nel 1981.
Dal 1977al 1978, è stato chiamato a svolgere il compito di Educatore presso il Seminario Arcivescovile Maggiore.
Dal 1979 al 1988 è stato Vice-Parroco in una parrocchia del centro cittadino.
Dal 1979 è Insegnante di Teologia Dogmatica presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale.
Dal 1986 è Docente e poi Preside presso l'Istituto di Scienze Religiose Ligure.
Dal 1996 ha ricevuto l’incarico di Direttore dell'Ufficio diocesano per la Cultura.
Dal 2001 è Membro del Consiglio Presbiterale Diocesano.
Dal 2003 è Consultore della Congregazione per il Clero.
Nel 2004 è stato nominato Canonico del Capitolo.
Oltre all'attività didattica presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale e presso l'ISSR Ligure, è Assistente diocesano del MEIC, dirige il Centro Studi "Didascaleion" e collabora con una grande parrocchia del centro cittadino di Genova".
mercoledì 5 dicembre 2007
Monari, questioni di cittadinanza

E' stato giusto concedere al vescovo Luciano Monari la cittadinanza onoraria di Piacenza?
La domanda l'abbiamo posta ai navigatori di internet che frequentano il blog sacricorridoi.blogspot.com. Non hanno risposto in tanti. Solo 28 persone. Segno che la cosa forse non interessava granché. Il sondaggio era nato dalla considerazione del fatto che all'annuncio della cittadinanza a Monari dato dal sindaco in duomo per il congedo del vescovo, i presenti avevano risposto con un lungo applauso. Ben più difficile la gestazione in consiglio comunale dove, i rappresentanti dei cittadini sono apparsi divisi. Anche nel mondo cattolico. Non spetta a me esprimere giudizi su questo blog, solo i fatti:
Il 60 per cento dei votanti e' per concedere la cittadinanza al vescovo Monari. Il 39 per cento ha dichiarato di non essere d'accordo.
La cittadinanza al vescovo Monari, decisa dal consiglio comunale, verrà attribuita nel corso di una solenne cerimonia in municipio. Ancora incerta la data: c'è chi vorrebbe che avvennisse prima della nomina e dell'entrata del nuovo vescovo - per ragioni di opportunità e per non coinvolgere il nuovo pastore in una decisione non condivisa universalmente - e chi invece alla presenza del nuovo capo della diocesi di Piacenza-Bobbio per sottolineare lo spirito di festa.
martedì 4 dicembre 2007
Vescovo, ecco la terna di Sacri Corridoi
Duecento voti per il sondaggio sul nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio. Grazie a tutti quelli che vi hanno partecipato, a chi vi parteciperà e anche a chi non ha votato ma comunque lo ha letto lo stesso.
La terna che Sacri Corridoi consegnerebbe al Papa per la scelta, a questo punto, è la seguente:
1) Monsignor Gianni Ambrosio (assistente generale dell'Università Cattolica): 34 per cento,
2) Monsignor Domenico Sigalini (vescovo di Palestrina): 19 per cento ,
3) Un vescovo nero (?): 15 per cento.
NB. Poichè monsignor Sigalini è già stato nominato dal Papa Assistente ecclesiastico generale dell'Azione Cattolica, in terna entra il quarto nome: monsignor Erminio De Scalzi (12 per cento)
lunedì 3 dicembre 2007
Il centro missionario per il Bangladesh
Tutto è iniziato con poche presenze ed ora il centro formativo assiste oltre duecento bambini. “Da noi – sottolinea la suora ‑ vengono a scuola di alfabetizzazione. Quando hanno imparato a leggere e a scrivere il bengali e l’inglese possono passare ad una scuola regolare perché, essendo generalmente più grandi dell’età scolare, non sarebbero ammessi senza le prime conoscenze della lingua”. Inutile sottolineare l’importanza sociale di questo impegno.
Nel Bangladesh opera anche un altro piacentino, padre Francesco Rapacioli. Con entrambi il Centro missionario diocesano tiene contatti costanti inviando a loro gli aiuti appositamente raccolti. E’ il vantaggio della gestione diretta che evita perdite di tempo e sprechi. Anche la “vendita” (in realtà viene proposta un’offerta) di tali oggetti natalizi rientra in questo impegno: per gli interessati ricordiamo che il Centro missionario è aperto tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 9 alle 12. Presso la stessa sede sono ancora disponibili anche piccole sculture in legno dell’artigianato palestinese.
domenica 2 dicembre 2007
Drogati dal telefonino, in parrocchia s'impara a smettere
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PIACENZA - (f.fr.) «Educare alla fede i ragazzi, per un parroco, significa anche preservarli dalla droga». Monsignor Giancarlo Conte (nella foto) spiega com’è nata l’idea di una serie di incontri per genitori, insegnanti, educatori, allenatori, ragazzi e giovani all’ombra della parrocchia di San Giuseppe Operaio. «Uso il termine droga per indicare non solo le sostanze stupefacenti - evidenzia don Giancarlo - ma anche l’abuso dell’alcol (birra compresa), del fumo, fino all’uso scorretto del telefonino, di internet, dei video giochi, del motorino». Gli incontri, in collaborazione con l’associazione La Ricerca, saranno due, tutti nella cripta di San Giuseppe (in via Martiri della Resistenza). Mercoledì 5 dicembre alle 21 a psicologa Alessandra Zioni; poi Antonio Mosti, direttore del progetto dipendenze patologiche. Mercoledì 12 dicembre, sempre alle 21, sempre la psicologa Alessandra Zioni; poi le esperte Silvia Razzini e Aurelia Barbieri. Il progetto formativo proseguirà in marzo con altre due serate (“Con Gesù si vince”) dedicate alla fede come forza per evitare i rischi della dipendenza dalle droghe.
Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi, 2 dicembre 2007
sabato 1 dicembre 2007
Arresto di don Baresi, Monari scrive ai suoi preti
A tutti i sacerdoti del presbiterio di Brescia.
L’arresto di un vicerettore del Seminario è una ferita profonda e dolorosa per la Chiesa bresciana. Nutro profonda speranza che l’accusa si risolverà in una bolla di sapone; ho ascoltato tanti che hanno conosciuto don Marco, che sono vissuti insieme a lui per anni e il giudizio è concorde: non uno che abbia avanzato dubbi o riserve. Ma la ferita non si rimarginerà presto. Noi viviamo anche dell’immagine che gli altri hanno di noi e la notizia, sparata dai giornali come una bomba, unita a insinuazioni, ha segnato la nostra Chiesa. Anche se in futuro l’innocenza venisse riconosciuta, l’offesa rimarrebbe, impietosa. Sporcare ciò che è pulito è facile; ripulire ciò che è stato sporcato è difficile, lungo e produce un risultato sempre imperfetto.
Viene da chiedere: perché? Ha un senso tutto questo? Paolo scrive ai Romani che Dio «fa servire ogni cosa al bene di coloro che lo amano» (Rm 8, 28). Che cosa può significare allora per noi, Chiesa bresciana, questa esperienza di sofferenza? Che cosa ci sta dicendo e chiedendo il Signore? Provo a rispondere con la consapevolezza che ciascuno è chiamato a riflettere davanti a Dio e a dare una risposta personale, creativa, che lo faccia uscire più maturo da questa prova.
La prima cosa che mi sembra di cogliere è un invito fortissimo all’umiltà, alla consapevolezza chiara del poco che siamo. Sant’Agostino scrive che non c’è nessun peccato che noi stessi non potremmo fare, se messi in determinate condizioni. Il bene che c’è in noi, la resistenza al male che riusciamo a mettere in opera, viene dal Signore, è sua grazia. Di questo possiamo gioire con stupore e riconoscenza, ma non possiamo vantarci. Scrive san Paolo ai Corinzi: «Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?» (1 Cor 4, 7). Questa umiltà ci aiuta a essere meno risentiti di fronte alle accuse o alle insinuazioni: non le meritiamo, ma non le meritiamo per dono di grazia, non per virtù personale.
Il secondo atteggiamento è quello della consapevolezza serena del bene che è in noi. Possono venirci lanciate le accuse più gravi; ma noi sappiamo quello che il Signore ha operato e opera nella nostra vita; sappiamo le motivazioni delle nostre scelte e dei nostri comportamenti; sappiamo l’amore e il disinteresse con cui cerchiamo di agire. Possiamo procedere con fiducia serena sotto lo sguardo di Dio, sotto il suo giudizio. L’errore più grave, la tentazione più sottile sarebbe quella di rispondere alle accuse col disimpegno, dicendo: “Se questo è il guadagno, vale meglio limitarci a compiere lo stretto dovere e nient’altro. Saremo più sicuri e meno vulnerabili.” Ed è vero; ma saremmo anche meno cristiani e meno preti. Dietro a questo atteggiamento c’è l’orgoglio sottile di chi, per risentimento, dice degli altri: “Non mi meritano; s’arrangino e vedranno quanto valgo”. È vero che un prete, proprio per la sua attività coi ragazzi e per i ragazzi, è vulnerabile; lo si può accusare facilmente, anche perché un’accusa simile è accettata facilmente dal sentire comune. Ma non possiamo rinunciare a operare, perché non possiamo rinunciare ad amare. L’amore è, per natura sua, attivo; non si ritira, ma prende sempre posizione a favore della vita, del bene, della gioia degli altri. Se ci ritiriamo dall’impegno nell’oratorio per l’educazione dei piccoli, per la loro crescita umana e cristiana, se riduciamo il nostro servizio all’adempimento burocratico delle prestazioni religiose, tradiamo la nostra vocazione. Di fronte agli inevitabili timori l’aiuto decisivo è quello che ci viene dalla contemplazione del Signore. Di Lui si dice che «quando era oltraggiato non rispondeva con oltraggi e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a Colui che giudica con giustizia» (1 Pt 2, 23). Se Gesù si fosse lasciato spaventare dalla pericolosità della sua missione, se avesse cercato la sicurezza a ogni costo, come avrebbe potuto mostrare l’amore di Dio per noi?
Dobbiamo allora rimanere inerti? Accettare passivamente di essere oggetto di sospetti umilianti? Anche qui la risposta è: no. “No” per un atteggiamento sano di difesa di noi stessi. Ma “no” anche per amore verso gli altri. Non possiamo permettere che il diffondersi di un sospetto malizioso rovini le cose belle che ci sono nel mondo, che renda ambigui i rapporti più sani, le espressioni più pure di affetto e di attenzione agli altri. Non possiamo permettere che la paura di interpretazioni maliziose e maligne cancelli quello che è fonte di calore umano e di gioia.
In alcuni interventi di questi giorni appare la gioia maligna di poter cogliere in fallo chi si presenta come portatore di un messaggio esigente sulla sessualità. Quasi a dire: “Vedete la Chiesa? Si presenta come paladina della verità, condanna tutti i vizi, esige una impossibile rinuncia alle esigenze della sessualità; poi cade anch’essa nei vizi che condanna”. Siamo radicalmente fuori da questo tipo di critica. Predichiamo che la sessualità va unita con l’amore e il senso di responsabilità; e lo predichiamo non per ossequio formale a una legge antiquata o a una cultura settaria, ma per stima dell’uomo e della sua dignità, perché solo una sessualità ricca di amore e matura nella responsabilità è degna di Lui.
Un’ultima osservazione. Si accusa un prete, e si accusano nello stesso tempo tutti i preti. Il fatto è tutt’altro che gradevole perché ci sentiamo tutti insieme messi sul banco degli imputati senza che nessuno si sia preoccupato di guardarci in faccia e di misurarsi con noi. Ma forse questa situazione è la conferma di una realtà effettiva sulla quale abbiamo insistito spesso e cioè che tutti i preti di una diocesi costituiscono un unico presbiterio solidale attorno al Vescovo. Naturalmente le responsabilità, sia morali che giuridiche, sono strettamente personali; ma i pesi (così come le gioie) si portano insieme. Né io Vescovo posso tirarmi indietro dicendo: io non c’entro; né può farlo un qualsiasi prete del nostro presbiterio. Questo esige da noi un senso vivo di responsabilità: sappiamo che i nostri comportamenti, buoni o cattivi, ricadono sulle spalle degli altri. Abbiamo il dovere di crescere verso la maturità perché il peso delle nostre immaturità è sopportato da tutti; dobbiamo tendere verso la santità, perché il peso della nostra mediocrità finisce per intristire tutti.
A tutti, però, chiediamo proprio per questo di essere leali. Se ci considerano una cosa sola nel presbiterio, considerino anche tutto il bene che c’è in mezzo a noi. Se tengono questo atteggiamento con sincerità – stando anch’essi, come noi, sotto lo sguardo di Dio – siamo convinti che avranno del presbiterio bresciano un’immagine bella. Non perfetta, purtroppo, per la nostra debolezza; ma certamente cristiana e umanamente ricca, per grazia di Dio. Questa è la nostra convinzione che esprimiamo con umiltà ma anche con fiducia. Ai laici credenti chiediamo di esserci vicini in questo momento difficile così come sentiamo di essere vicini a loro nelle loro quotidiane tribolazioni e fatiche.
† Mons. Luciano Monari,Vescovo di Brescia
Brescia, 30 novembre 2007, festa di sant’Andrea apostolo.
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione