domenica 6 aprile 2008

Ambrosio: "E' il Signore che mostra la strada della vita"

Pubblichiamo l'omelia pronunciata dal vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, domenica 6 aprile 2008, in occasione della giornata universitaria della sede piacentina dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

1. «Mostraci, Signore, il sentiero della vita» [Sal 16(15), 11]. L’invocazione del Salmo responsoriale esprime molto bene il motivo del nostro trovarci qui radunati: come Chiesa, innanzi tutto, che nel giorno del Signore celebra la morte e la risurrezione del Signore Gesù; come Università Cattolica che celebra oggi la ‘sua’ giornata, la giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Siamo alla ricerca di questo sentiero della vita, perché la vita – la pienezza della vita – è fortemente desiderata. Ma il dono del Signore va ben oltre il nostro desiderio. Chiediamo al Signore che ci mostri il sentiero della vita e, insieme, gli chiediamo che ci doni la luce che illumina il cammino e la forza e la speranza di andare avanti.
L'annuncio della risurrezione di Gesù è l'annuncio di questa luce che illumina il cammino e di questa forza che ci fa camminare verso la vita nella sua pienezza. Credere in questo annuncio significa accogliere la novità di Dio nella nostra storia, la sua grazia e il suo amore.
2. Il racconto dei due discepoli in cammino verso Emmaus ci invita a renderci conto che la risurrezione di Gesù è anche la nostra risurrezione: questo mistero di speranza e di vita nuova è già presente ed operante nella vita quotidiana, nonostante le oscurità e gli insuccessi.
Per l’evangelista Luca il cammino dei discepoli di Emmaus è il cammino di ogni discepolo di Gesù: questi discepoli sconosciuti rappresentano ciascuno di noi.
«Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute» (Lc 24, 21): è sconsolato il discorso dei discepoli che camminano sulla strada che da Gerusalemme conduce a Emmaus: ritenevano che la morte di Gesù fosse la fine di tutto, fosse la prova del fallimento. Avevano riposto la propria speranza in Gesù, ma adesso non sperano più: sono delusi, tristi, rassegnati.
Anche i discorsi che avvengono sulle nostre strade sono spesso discorsi sconsolati. Anche a noi, in più di un'occasione, capita di ascoltare – e a volte anche di tenere ‑ discorsi tristi, avviliti. «Noi speravamo»: è il ritornello, esplicito o meno, di molti discorsi ove prevale la delusione, lo sconforto.
3. «Gesù disse loro: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”» (Lc 24, 25-26). Gesù rimprovera duramente i due discepoli. Non per la loro tristezza, ma per la stoltezza e la durezza del loro cuore. Con la mente piccola e il cuore duro non si arriva a capire il senso vero degli avvenimenti accaduti a Gerusalemme. Quei discepoli non arrivano a riconoscere il Signore Gesù poiché pretendevano di porre delle condizioni a Dio, lamentandosi poi che la loro speranza era venuto meno.
C’è tuttavia, in questi discepoli, una disponibilità ad ascoltare. Ecco allora il loro invito: «Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera”» (Lc 24, 29). Gesù non si rivela subito come il Risorto, ma introduce, con fine pedagogia, quei discepoli nel progetto di Dio, illuminando il loro cuore e la loro mente attraverso l'ascolto credente delle Scritture. Gesù li sollecita a comprendere che proprio la sua morte è la verità della sua vita, il compimento della sua esistenza, donata per amore. Quella morte non è il segno del fallimento, è la promessa di Dio che giunge al suo compimento: il nuovo patto, la nuova vita in Gesù morto e risorto.
Quando il giorno volge verso la sera e la luce sta per svanire, ecco il nuovo giorno e la nuova luce: il cuore e gli occhi dei discepoli si aprono e «riconoscono» il Signore, crocifisso e risorto. Quando Gesù spezza il pane per loro, finalmente i discepoli comprendono il senso della sua vita e della sua morte. E allora, anche se è buio, i discepoli tornano a Gerusalemme per annunciare che il Signore è risorto.
«Mostraci, Signore, il sentiero della vita»: nell’ascolto credente delle Scritture e nello spezzare il pane riconosciamo la presenza del Risorto nella nostra vita e partecipiamo della forza rinnovatrice della risurrezione.
4. Il tema della 84a Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore richiama quest’anno due aspetti che si intrecciano molto bene: il ricordo della figura e dell’opera di Armida Barelli, co-fondatrice dell’Università Cattolica e l’impegno per una cultura popolare da parte della stessa Università.
Armida Barelli è stata una testimone autentica e appassionata del legame tra Vangelo, popolo di Dio e cultura. La sua missione rivolta ai giovani e soprattutto alle giovani del tempo, si è espressa in forme diverse e creative, frutto di una spiritualità vera. La centralità della fede in Cristo e la viva sensibilità sociale fanno della Barelli una figura esemplare e degna di salire all’onore degli altari: speriamo possa avvenire presto.
Si deve ad Armida Barelli l'intuizione di far sostenere ‑ prima ancora della sua nascita ‑ l’Università da un rete di sostenitori diffusa sul territorio, costituendo nel 1921 l’Associazione degli Amici. Altra intuizione della Barelli è stata la Giornata per l’Università Cattolica, felice occasione annuale di comunicazione e di sostegno dell’Ateneo.
L’attenzione sulla figura e sull’attività di Armida Barelli non è solo doverosa ma offre l'occasione per riflettere – in un contesto storico assai mutato – sul senso di una cultura cristianamente ispirata e al servizio della vita. L’Ateneo dei cattolici italiani nasce dalla Chiesa, popolo di Dio in cammino: se venisse dimenticata questa sua radice verrebbe meno anche l’Ateneo, perderebbe la sua ragion d’essere. Ecco allora la nostra preghiera che rivolgiamo con fiducia al Signore perché sorregga il nostro impegno per una cultura al servizio del bene comune, al servizio della vita di quel popolo che, come i discepoli di Emmaus, riconosce la presenza viva del Risorto nella storia.

† Mons. Gianni Ambrosio,
Vescovo Piacenza-Bobbio

sabato 5 aprile 2008

Premio giornalistico dedicato a don Ciatti

Un premio giornalistico per i bollettini parrocchiali dedicato a monsignor Gianfranco Ciatti. Sarà presentato nel prossimo mese di maggio durante un incontro tra il vescovo Gianni Ambrosio e i giornalisti piacentini. L’iniziativa è della diocesi di Piacenza-Bobbio e vuole ricordare il direttore de il Nuovo Giornale e di Radio Città Nuova scomparso nel gennaio dello scorso anno a causa di un male incurabile. Nato il 19 novembre del 1931 a Caorso, don Gianfranco Ciatti era stato ordinato sacerdote il 12 giugno del 1954; diresse il settimanale diocesano di Piacenza-Bobbio per ben 26 anni, dal 1973 al 1999. Poi continuò a reggere l’emittente radiofonica diocesana fino all’ultimo. Anche dal letto dell’ospedale, con il telefonino, chiamava i suoi collaboratori per definire il palinsesto. Una figura di giornalista all’antica, tuttavia aperta alle esigenze del mondo moderno, tecnologie comprese. Per questo la diocesi di Piacenza-Bobbio ha deciso di dedicargli il concorso giornalistico per i bollettini parrocchiali. In tutta la diocesi, secondo un’indagine che risale a 10 anni fa, i fogli realizzati dalle parrocchie sono 55, per un totale di 70mila copie ad edizione. La periodicità è naturalmente diversa, generalmente mensile. Sarà presentato, come detto, nel prossimo mese di maggio, verosimilmente nella mattinata di sabato 10 maggio, quando monsignor Ambrosio incontrerà i giornalisti piacentini. Il nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio, nella sua prima conferenza stampa in curia da vescovo eletto lo scorso mese di dicembre (pochi giorni dopo la sua nomina), manifestò già allora il desiderio di intervistare i giornalisti. «Non è una provocazione - disse in quell’occasione - mi piacerebbe proprio parlare con voi per sapere come si vede la diocesi dal vostro punto di osservazione». D’altro canto lo stesso presule è giornalista ed è stato direttore del Corriere Eusebiano, il settimanale diocesano di Vercelli. Sono passati cinque mesi e finalmente, tra impegni ufficiali, incontri ed udienze private, si è trovato il giorno opportuno per parlare con la stampa piacentina: sabato 10 maggio.
fed.fri.

Il testo integrale su Libertà di oggi, 5 aprile 2008

Dedizione, fede e passione, in Cattolica la giornata universitaria

Piacenza - Torna domani la giornata universitaria all’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’84esima giornata ha come tema “Dedizione, fede e passione”. Due i momenti principali: la messa con il vescovo Gianni Ambrosio, alle 9 e 30 di domani nella cappella dell’università e la mostra dedicata alla co-fondatrice della Cattolica, Armida Barelli, rassegna fotografica prestata dall’Azione Cattolica nazionale e inaugurata martedì nell’atrio dell’ateneo (si potrà visitare fino all’11 aprile). Questo pomeriggio è prevista la partenza dei 300 ciclisti che parteciperanno alla terza edizione del Cicloraduno rosa da Piacenza-San Lazzaro fino a Cremona.

Da Libertà, 5 aprile 2008

giovedì 3 aprile 2008

Il senato del vescovo affronta la questione educativa

Si è riunito questa mattina, nella Sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile, il Consiglio Presbiterale Diocesano: ha presieduto la seduta il vescovo mons. Gianni Ambrosio; ha coordinato i lavori don Federico Tagliaferrri.
Tra gli argomenti all’ordine del giorno ha impegnato maggiormente l’assemblea quello relativo al “presbitero e la questione educativa”. Si tratta di un tema che sta interessando anche la Chiesa in generale; recentemente il Papa si è espresso sul tema con una lettera inviata alla diocesi e alla città di Roma; tra l’altro l’argomento sarà nell’agenda della prossima riunione della Conferenza Episcopale Italiana. Inoltre il problema educativo potrebbe essere al centro del programma pastorale del prossimo anno e non è da escludere che sia anche l’argomento della prossima lettera enciclica di mons. Gianni Ambrosio.
Lo stesso Vescovo ha introdotto il dibattito con un intervento ampio e organico: mons. Ambrosio ha giustificato l’impegno educativo facendo riferimento alle Sacre Scritture ed in particolare a San Paolo (prima lettera ai tessalonicesi: 2,8: “Così affezionati a voi avremmo voluto darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari”). Questo sottolinea – ha commentato il Vescovo – che il fatto educativo parte dall’affetto e passa attraverso la relazione umana, tende quindi a coinvolgere sia l’educatore sia l’educando. Lo scopo è quello di comunicare il vangelo, ma tra educazione in genere ed educazione cristiana non vi è contrasto in quando quest’ultima tende a trasmettere la verità in un clima di libertà, dando spazio al rispetto della persona.
Mons. Ambrosio non si è nascosto che oggi vi sono diverse difficoltà dovute a nuove condizioni sociali e in questo ha richiamato il recente intervento del Papa alla diocesi di Roma: Benedetto XVI in particolare ha parlato di emergenza educativa che ha le proprie radici nel relativismo e nel soggettivismo, oggi sempre più diffusi. Mons. Ambrosio da parte sua ha sottolineato l’importanza che il fatto educativo sia basato sull’incontro; parta dalla trasmissione di una solida esperienza cristiana (anche oggi è possibile educare cristianamente) che venga da lontano, come mostrano le Sacre Scritture e che sia aperta al futuro.
Sul fatto educativo il Vescovo ha valuto consultare il Consiglio Presbiterale in quanto su questo tema potrebbe esprimersi con uno specifico documento pastorale anche se, al termine del dibattito, ha precisato che le proprie indicazioni si inseriscono e si inseriranno in un percorso che certamente la comunità piacentina sta già compiendo e tendono soprattutto ad essere stimolo di confronto e di approfondimento.
E un primo approfondimento è già venuto proprio dal dibattito, molto ampio, che ha fatto seguito alle parole del Vescovo; citiamo in sintesi alcuni contributi: un fatto educativo presuppone un’esperienza da trasmettere (per questo è necessario un approfondimento) e affetto e rispetto per l’educando di cui si dovrà esaminare attentamente il contesto. Tra l’altro nel dibattito sono emerse linee diverse: vi è stato chi ha sostenuto la necessità di privilegiare ambiti specifici (la famiglia, gli adulti, i giovani, ecc.), mentre altri si sono pronunciati sulla necessità di approfondire lo stile relazionare da adottare nel processo educativo. In genere è stato sottolineato con forza che non esiste contrasto tra il fatto educativo in se stesso e l’educazione cristiana. Ovviamente questo non toglie che ci debbano essere aggiustamenti rispetto a quanto è stato fatto finora: un obiettivo da raggiungere è quello di coordinare le esperienze finora messe in atto. Nella Chiesa piacentina non mancano esempi preziosi, ma in genere ognuno tende a seguire un proprio cammino. Da qui la necessità di ricorrere ad un progetto coordinato basato sulle sinergie.

Il Consilio ha poi preso in esame il programma degli esercizi spirituali per il clero diocesano nell’ambito del documento sulla formazione permanente che il “Presbiterale” ha approvato lo scorso anno. Il Vescovo ha proposto – e in seguito verranno indicate le date – due momenti annuali per incontri spirituali per il clero, uno alla Bellotta ed un secondo residenziale, alle Pianazze.
Da parte sua il vicario generale mons. Lino Ferrari ha comunicato diverse informazioni sulla vita della diocesi; ne ricordiamo alcune: è stata confermata la festa del Corpus Domini con la processione per le vie del centro il giovedì sera, 22 maggio; nell’ultima settimana di agosto verrà riproposto un nuovo corso di giornalismo residenziale a Bedonia per operatori della comunicazione (i parroci sono invitati a segnalare i nomi di persone interessate); il giorno 11 maggio, domenica, è prevista la giornata del quotidiano cattolico (“Avvenire” pubblicherà una pagina sulla diocesi); in luglio la diocesi riceverà la vista della statua della Madonna di Lourdes che sta visitando le Chiese particolari italiane: la sacra effigie sarà in città nei giorni 19 e 20, mentre il 21 verrà trasferita a Borgotaro; venerdì 11 aprile (giornata di preghiera e di digiuno), alle 20, nella basilica di Sant’Antonino, si terrà una veglia di preghiera con il Vescovo per i missionari martiri; il 13 aprile, domenica, in cattedrale, alle ore 18,30, alcuni seminaristi riceveranno i ministeri del lettorato e dell’accolitato.
Il Consiglio Presbiterale Diocesano tornerà a riunirsi giovedì 8 maggio.

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

Veglia con il vescovo per i missionari martiri

Venerdì prossimo, 11 aprile, alle ore 20, nella basilica di Sant’Antonino, la diocesi propone una veglia di preghiera per i missionari martiri; in particolare verranno ricordati i 21 martiri dello scorso anno. L’incontro sarà presieduto dal Vescovo mons. Gianni Ambrosio.
Il 6 aprile alle 21 al Corpus Domini
incontro missionario sul Sighet


Domenica 6 aprile alle ore 21 presso il salone parrocchiale del Corpus Domini si terrà l'incontro "Sighet: quando un incontro diventa Speranza". L'incontro, organizzato in collaborazione con il Centro Missionario Diocesano, rappresenta un'occasione unica per conoscere la testimonianza di padre Filippo Aliani, frate missionario cappuccino a Sighet, in Romania. Al termine della serata, vi sarà l'opportunità di conoscere una speciale proposta estiva rivolta a tutti i giovani.
Padre Filippo lavora da cinque anni con il gruppo giovanile di volontariato "Gruppo Speranza" per infondere la speranza in un futuro nuovo, diverso ed arginare la piaga dell'alcolismo e dell'abbandono minorile. Il primo contatto con la realtà di Sighet lo ebbe qualche anno fa, quando partecipò ad un Campo di Solidarietà Missionaria organizzato dalla Lega Missionaria Studenti dei Gesuiti di Roma. Colpito dalla gravità della situazione, dal fenomeno dell’abbandono minorile, dalla povertà materiale ma soprattutto valoriale della popolazione, decise di tornare e di rimanere stabilmente per provare a cambiare qualcosa, investendo sui giovani.
“L’abbandono a Sighet - racconta padre Filippo - è una vera e propria malattia, il non sentirsi desiderati e amati è una lebbra che distrugge l’umanità di queste persone, le isola sempre di più e le conduce a una morte interiore e relazionale. I ragazzi che vivono questa esperienza di abbandono rimangono segnati profondamente ed è veramente difficile lavorare con loro perché non hanno la capacità di capire quale è il loro vero bene e, se riescono a capirlo, di perseguirlo. Inoltre non riescono a inserirsi nella società, con le responsabilità che questo comporta, non riescono ad avere una progettualità. Vivono alla giornata e seguono ciò che è più semplice e comodo, indipendentemente dalle conseguenze che questo comporta”.
Tanti sono i progetti che padre Filippo ha attualmente all'attivo con i suoi ragazzi: il volontariato presso gli orfanotrofi e le case famiglia, la donazione degli alimenti alle famiglie, il sostentamento di una nuova casa famiglia attraverso la pizzeria-gelateria “Pinocchio” e la formazione di una cooperativa socio-educativa gestita da giovani educatori.
Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

mercoledì 2 aprile 2008

Niente droga per la suora

Piacenza - Stazione ferroviaria di Piacenza, tunnel sotto i binari. Anche la suora non sfugge al fiuto di Pagy, pastore tedesco femmina di tre anni. E' uno dei due cani antidroga in servizio al comando provinciale della Guardia di Finanza. La suora in questione non presentava tracce di sostanze proibite. Al contrario del cittadino extracomunitario che i finanzieri , sulla destra, stanno perquisendo.

Ambrosio sarà alla Festa Granda degli alpini

Gli alpini della sezione di Piacenza guidati dal presidente Bruno Plucani hanno fatto visita ieri pomeriggio al vescovo Gianni Ambrosio. «Lo abbiamo invitato nella nostra sede del Daturi - ha detto Plucani - a alla Festa Granda di settembre». Ambrosio ha assicurato che farà di tutto per esserci. Il vescovo ha sottolineato la sua amicizia con gli alpini e di avere un buon ricordo di quelli di Vercelli.

da Libertà, 2 aprile 2008

lunedì 31 marzo 2008

"Non essere incredulo ma credente"

Ecco l'omelia "Non essere più incredulo ma credente" pronunciata dal vescovo di Piacenza-Bobbio Gianni Ambrosio in occasione della ricorrenza della Madonna del Popolo domenica 30 marzo 2008.

Cari fratelli e sorelle,
oggi la liturgia celebra ancora il grande giorno di Pasqua. In verità, la liturgia cristiana celebra sempre la Pasqua. Non vi sarebbe alcuna celebrazione cristiana senza la Pasqua. E non vi sarebbe neppure il Vangelo senza la risurrezione di Gesù. Come potrebbe esserci un «lieto annuncio» senza il Risorto? Ogni celebrazione cristiana proclama che Gesù è il vivente. Egli è la fonte della vita. Egli è la parola di vita che non viene messa a tacere con la morte ma risuona ancora più potente proprio a partire dall'evento della morte. La fede nella risurrezione è sempre il cuore della celebrazione cristiana, memoriale di una persona viva che si fa presente in mezzo a noi per farci rinascere in Dio ed entrare nella vita stessa di Dio. Celebrando il Cristo morto e risorto, il cristiano trova il volto e il nome per la speranza dell'uomo: il volto di Cristo nostra Pasqua, speranza di vita, di vittoria sul potere del male, di perdono, di riconciliazione.
La Parola del Signore proclamata in questa Celebrazione ci invita a incontrare il Risorto così come l'hanno incontrato gli Apostoli, per passare anche noi, come loro, dall'esitazione e dal dubbio alla professione di fede piena, alla ‘beatitudine’ della fede di coloro che credono senza dover passare attraverso il ‘vedere’ e il ‘toccare’. Soffermiamoci innanzi tutto su un’espressione piuttosto curiosa che troviamo all’inizio del brano evangelico: «La sera di quel giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli (…) venne Gesù» (Gv 20, 19). “Il primo giorno dopo il sabato”: quest’espressione dell'evangelista Giovanni troverà più tardi il suo senso pieno, quando il “primo giorno dopo il sabato” verrà chiamato dai cristiani dies domini o dies dominmicus, e cioè giorno del Signore, perché è il giorno – “il primo dopo il sabato” ‑ in cui il Signore ha manifestato la sua gloria vincendo la morte: ogni domenica ricorda e celebra la Pasqua del Signore. Ma il giorno del Signore è anche il giorno dei discepoli del Signore, della comunità cristiana, il giorno in cui la comunità credente, radunata in assemblea Eucaristica, rende lode al suo Signore, ascoltandone la Parola, sperimentandone la presenza, accogliendo il dono della sua pace e del suo Spirito.
Anche noi, allora, come l’apostolo Tommaso, possiamo dire: «Mio Signore e mio Dio» (Gv 20, 28). È la sua professione di fede, semplice e profonda. Fede in Gesù, Signore e Dio, ma anche, potremmo dire, fede nel nostro rapporto vitale con Lui. Tommaso, con quel ‘mio’ Signore, dice che ormai la sua esistenza è inseparabile dal rapporto con il Signore. Quella di Tommaso sia anche la nostra professione di fede. È la fede della Chiesa, invitata oggi ad imparare sempre di nuovo a dire a Gesù: «Mio Signore e mio Dio», professando la fede nel Signore e riconoscendo di essere legati definitivamente con il Signore. Egli, il vivente, è con noi e in noi e noi siamo in Lui. Ma il cammino che l'apostolo Tommaso ha percorso per arrivare alla gioiosa professione di fede è stato faticoso. Tommaso si mostra incredulo, chiuso in se stesso, rinchiuso nel limitato orizzonte del ‘vedere’ e del ‘toccare’: egli teme l'avventura della fede che è fiducia, disponibilità, apertura senza condizioni e senza riserve. L'esito della storia di Tommaso, dubbioso e povero di fede, è confortante per tutti noi che procediamo a tentoni nel cammino spesso incerto della fede. Gesù, infatti, manifesta la sua premurosa e paziente attenzione nei confronti di Tommaso e così la sua incredulità si trasformerà in fede limpida e gioiosa che esclama: «Mio Signore e mio Dio».
Questa gioia della fede nel Signore risorto trasforma l’esistenza di san Tommaso e degli altri apostoli e discepoli di Gesù. E trasforma anche la nostra esistenza che diventa testimonianza, missione. Gesù dice ai discepoli: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20, 21). Li manda nel mondo a continuare la sua opera con la forza del suo Spirito per vincere il male, per perdonare i peccati, per annunciare e testimoniare la risurrezione, per offrire la pace. Gesù affida ai discepoli e, attraverso ai discepoli, affida a noi la sua opera, affida alla nostra Chiesa di Piacenza-Bobbio la sua missione. Un compito stupendo, un compito affascinante.
Desidero infine ricordare tre circostanze che si inseriscono molto bene nella gioiosa professione di fede Pasquale e nella missione che ci è affidata. La prima circostanza è la festa che celebriamo qui in Cattedrale in onore di Maria Santissima, che riconosciamo e veneriamo come Madonna del Popolo. Un titolo molto vero, molto profondo: Maria viene dal popolo di Dio e, diventata la Madre del Signore Gesù, accompagna il cammino della Chiesa, come Madre del nuovo popolo di Dio. Preghiamo Maria che ha accolto la Parola di Dio e l’ha vissuta nell’obbedienza perché ci aiuti a professare e a testimoniare la fede Pasquale. Le altre due circostanze sono un segno di questa fede Pasquale che diventa vita Pasquale. Sono stati celebrati in questi giorni i dieci anni della Casa della Carità voluta dal mio caro predecessore mons. Luciano Monari con l’intento di essere un piccolo segno di quello che la Chiesa, le comunità cristiane, tutti i cristiani debbono diventare: capaci di accogliere, di accogliere tutti. Infine l’ultima circostanza: sono qui con noi tanti amici della parrocchia di san Gregorio Magno della diocesi di Salerno, con il loro parroco e con il gruppo folcloristico. Molti piacentini, attraverso la Caritas, diedero loro una mano in occasione del terremoto. E da allora l’amicizia non è venuta meno: li ringraziamo di cuore per la loro presenza. Anche questo è un segno di quella Pasqua che ci rende creature nuove, animate dallo Spirito di amore e di pace. Amen.
† Mons. Gianni Ambrosio,
Vescovo Piacenza-Bobbio

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

domenica 30 marzo 2008

FOTO/ I 10 anni della Casa della carità


Ecco una breve galleria fotografica della festa per il decennale della Casa della Carità tenutosi sabato pomeriggio 29 marzo nel giardino del palazzo vescovile di Piacenza. Il vescovo Gianni Ambrosio e , a destra, don Giuseppe Basini. Il vescovo Ambrosio benedice con il ramoscello d'ulivo. Il simbolo della Casa della Carità riprodotto sulla torta di compleanno.



Quando la carità genera stupore

Piacenza - Rinchiuso tra le pietre grigie del centro storico di Piacenza c’è un giardino in grado di stupire la città. È quello della casa della carità che ieri ha riempito di meraviglia lo stesso vescovo Gianni Ambrosio, stupito dalle tantissime persone - circa trecento - accorse per il decennale e, soprattutto, del grande segno che la struttura posta al primo piano di un’ala del palazzo vescovile è in grado di mostrare. «È qui che abita la carità di Dio - osserva il vescovo durante l’omelia - è qui che si osserva lo stupore della Pasqua, della presenza di Dio in mezzo all’uomo, della vita nuova che si manifesta attorno ad un progetto. Dobbiamo rendere grazie al Signore per questo dono». Il dono è, naturalmente, la Casa della Carità che ieri celebrava i suoi primi dieci anni di vita. La volle il vescovo Luciano Monari assieme al Consiglio presbiterale perché diventasse «un segno della responsabilità che la chiesa e la città hanno di accogliere le persone più in difficoltà». Poveri, disabili, persone senza più nessuno al mondo. Ed è lo stesso vescovo Monari che il suo successore, monsignor Ambrosio cita più volte nella sua omelia. Dall’altare, assieme al superiore delle Case della Carità, don Romano Zanni, al segretario vescovile don Giuseppe Basini (colui che, in questi anni, ha seguito da vicino ogni passaggio della Casa) e a due ospiti della struttura con il compito di reggere le sacre scritture e la mitria, dall’altare Ambrosio ha voluto ringraziare Monari e tutte le persone che nel tempo si sono adoperate «come in un mazzolino di fiori» perchè «è l’insieme che fa la bellezza». È stata suor Antonella, una delle due religiose della congregazione dedicata a seguire le Case della Carità, ad inizio di celebrazione, a ricordare i protagonisti di questa storia, gli ospiti, molti dei quali non ci sono più. «La nonna Ione, Corrado, Carletto, Luigi, Pino, la Tina, Luisella, Maria - cita la suora -. Poi i nostri parenti, amici e benefattori e infine don Mario, suor Maria e suor Concetta, senza i quali questa casa non sarebbe nata».Alla fine, la festa, con una maxi torta con dieci candeline e l’immagine dei tre pani, il simbolo della Casa.
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà del 30 marzo 2008

venerdì 28 marzo 2008

Che bello fare la suora!

Sono 24 le suore piacentine che hanno rinnovano la loro professione di vita religiosa con il ricordo del 50° - 60° - 70° anniversario durante la festa del Sì in Santa Maria di Campagna. Ecco i loro nomi:
50° anniversario
Suor Giovanna della Croce, Carmelitane di S. Teresa
Suor Adriana Andriotto, Figlie della Chiesa
Suor Emilia Albertin, Figlie di S. Giuseppe
Suor Filomena Fornari , Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Giovanna Maria Forlini, Orsoline di Maria Immacolata
Suor Odilla Bortignon, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Assunta Zonta, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
60° anniversario
Suor Maria Immacolata del Verbo Incarnato, Carmelitane di S. Teresa
Suor Paola Villa, Figlie di Gesù Buon Pastore
Suor Irene Moro, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Angela Toniolo, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Giustina Cavalli, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Eufrasia Piotto, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Arcangela Parolin, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Dorotea Simioni, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Serafina Bordignon, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Chiara Vecchiato, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Marta Bernardi, Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Lina Scunzani, Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Maria Musatti, Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Giulia Romagnoli Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Maria Nava, Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Angela Molinari, Figlie di Maria Ausiliatrice
70° anniversario
Suor Angela Cavalli, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane

Hanno festeggiato il loro 50° anniversario del sì anche due religiosi:
padre Vitale Chiarolini, Padri Sacramentini
padre Francesco Crivellari, Padri Sacramentini.

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

Mille anni di Sarsina, il vescovo Lanfranchi dà il via alle celebrazioni

Si sono aperte a Sarsina le celebrazioni per il millenario della cattedrale. Ad organizzarle ed a presiederle è il vescovo piacentino Antonio Lanfranchi, che dal 2003 è presule della diocesi di Cesena-Sarsina. Eretta nel 1008, da mille anni la cattedrale è cuore pulsante della città plautina. Nel corso della funzione inaugurale, che si è tenuta nel pomeriggio del 25 marzo, festa dell’Annunciazione del Signore cui la Basilica è dedicata, si è dato l’avvio all’Anno Giubilare concesso in via straordinaria dalla Santa Sede. Tutti i pellegrini che sosteranno in preghiera, facendo visita all’edificio di culto in cui sono custodite le reliquie del primo vescovo San Vicinio, fino alla chiusura del Millenario, il 31 maggio 2009, potranno avere l’indulgenza plenaria. A celebrare, insieme al cardinale Carlo Caffarra, la messa d’apertura del Millenario anche diversi vescovi dell’Emilia Romagna, tra i quali monsignor Gianni Ambrosio. Monsignor Antonio Lanfranchi, in apertura della messa, ha citato il salmo 90 ricordando come davanti agli occhi del Signore «mille anni sono come il giorno di ieri che è passato».
Con l’inaugurazione ufficiale ha preso il via un ricco carnet di eventi religiosi e culturali che coprirà l’intero anno giubilare fino al 31 maggio 2009, quando, in piazza Plauto, uno spettacolo di Aterballetto decreterà la chiusura ufficiale della manifestazione. Tra gli eventi religiosi il grande pellegrinaggio del 25 aprile a Sarsina (con la messa celebrata dal cardinale Giovanni Battista Re), la messa del 28 agosto in ricordo di San Vicinio presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco. Nel mese di agosto in data da definire, la cantata per il millennio della cattedrale eseguita da Ennio Morricone.

Il testo integrale su Libertà del 27 marzo 2008

Triani confermato all'Azione Cattolica

Prima nomina del vescovo Ambrosio negli organismi della chiesa piacentina. Pier Paolo Triani è stato confermato alla guida dell’Azione Cattolica di Piacenza-Bobbio. Rimarrà in carica per il prossimo triennio, fino al 2011. Il vescovo lo ha scelto da una terna che gli era stata presentata dopo la recente assemblea annuale. Quarantadue anni, sposato con Alessandra, originario di Pontremoli è residente a Piacenza dal 1999. Laureato in Pedagogia all’Università di Parma, ha svolto il dottorato di ricerca all’Università di Bologna. Attualmente lavora come ricercatore in Didattica e Pedagogia Speciale all’interno della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza. In questi anni si è interessato principalmente alle tematiche della formazione, del lavoro sociale, delle metodologie educative dell’educazione giovanile. Dal 1992 al 1996 ha fatto parte dell’equipe nazionale del settore giovani Azione Cattolica, seguendo principalmente la sussidiazione dei cammini formativi. Dalla fine del 2002 è segretario del Consiglio pastorale della Diocesi di Piacenza - Bobbio.

Il testo integrale su Libertà di oggi, 28 marzo 2008

mercoledì 26 marzo 2008

Spiritualità per le famiglie

DIOCESI DI PIACENZA-BOBBIO
UFFICIO PASTORALE DEL MATRIMONIO E DELLA FAMIGLIA.


Carissimi, veniamo a voi per comunicarvi che

DOMENICA 6 APRILE
PRESSO LA PARROCCHIA DI S. FRANCA PIACENTINA

ci ritroveremo per una giornata di spiritualità durante la quale sarà presente anche il nostro Vescovo, mons. Gianni Ambrosio

Il tema su cui avremo l’opportunità di riflettere sarà il seguente

LA FAMIGLIA TESTIMONE DEL RISORTO
“Se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù”.

La giornata si snoderà secondo questo programma:

ore 9,15: arrivi e accoglienza
ore 9,30: preghiera e presentazione del tema della giornata (Don Franco Capelli e una coppia di sposi)
ore 10,30: riflessione in coppia o in piccoli gruppi
ore 12,00: scambio in assemblea
ore 12,30: pranzo
ore 14,00: preparazione della Celebrazione dell’Eucaristia
ore 15,00: Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons.Gianni
ore 16,00: conclusione e saluti.

Note organizzative:
Il pranzo ci verrà fornito da un catering. Per questo è’ molto importante che ci comunichiate la vostra presenza.
Lo stesso discorso vale per i bambini. Per poterci organizzare con le baby-sitters abbiamo bisogno di sapere quanti sono.
Si richiede conferma dell’adesione entro il 31 marzo, chiamandoci al n. 0523/756185 o al cell.339/2421049 (Flavio e MariaLetizia Caldini)
Vi auguriamo un’ottima Pasqua e vi chiediamo di sensibilizzare le coppie delle vostre comunità perché valorizzino questo momento.

A presto
Marialetizia e Flavio
Don Franco
Piacenza 19.03.2008


Diffuso dall'ufficio stampa della diocesi di Piacenza-Bobbio oggi 26 marzo 2008

martedì 25 marzo 2008

Ambrosio, anche il vescovo fa Pasquetta

Un lunedì di Pasquetta dedicato a coloro che la gita fuori porta, pur volendo, non possono proprio farla. L’ha trascorso così il vescovo Gianni Ambrosio, visitando due case che rischiano, ogni giorno che passa, di essere dimenticate dalla città: quella circondariale, il carcere delle Novate, con i detenuti, assieme ai quali ha celebrato la messa. Quella dedicata a don Giuseppe Venturini, la Pellegrina, con i malati di Aids, assieme ai quali ha pranzato e chiacchierato da amico ad amici. «Il lunedì di Pasqua è un giorno in cui si va volentieri in vacanza, io sono andato a trovare persone che, in vacanza, non possono andarci» riflette a voce alta monsignor Ambrosio.
Alla Pellegrina era la prima volta.
«È un’opera segno del Sinodo, come gesto concreto di carità, di attenzione alle situazioni più difficili, di emergenza, che la Chiesa diocesana ha voluto allora e che continua a portare avanti anche oggi» evidenzia il vescovo.
Un luogo che pone degli interrogativi. «Da un lato ho avuto un’impressione di grande ospitalità - racconta don Gianni -, di grande affetto che mi hanno mostrato questi ragazzi e ragazze. Ho pranzato con loro, abbiamo fatto una foto assieme, mi hanno chiesto di andare presto a trovarli».
Da un lato l’accoglienza e l’amicizia. Dall’altro? «Dall’altro il cuore gonfio; vedere queste situazioni di estrema difficoltà fa piangere il cuore. Sono situazioni difficili, con molti punti interrogativi, misteri della vicenda umana».
«Questa casa - è convinto monsignor Ambrosio - ci insegna il rispetto che dobbiamo all’uomo in qualsiasi situazione venga a trovarsi. Non solo: anche la necessità di una educazione che sappia davvero superare ostacoli e difficoltà derivanti dai pregiudizi. Questa amicizia che hanno chiesto anche a me e a don Giorgio così come ai tanti volontari che seguono la casa, è il segno del desiderio di avere una mano amica che ti aiuti a tirarti su. Alla fine questa mano amica è la società nel suo insieme. Questo è davvero un insegnamento che ognuno di noi deve raccogliere. Sono segni importanti, che valgono per tutti e devono valere in particolar modo per i giovani». La Pellegrina chiede insomma di non venire dimenticata da Piacenza.
Gli amici, è vero, ci sono. «Tutte le domeniche i ragazzi hanno il pranzo offerto e preparato da gruppi familiari - osserva il vescovo - che lo portano in silenzio, senza rumore, senza comunicarlo in giro. Una volta al mese le parrocchie, a turno, vanno alla Pellegrina per una celebrazione eucaristica e passano là la serata. Con un poco di fatica, mi è stato detto - c’era più entusiasmo qualche anno fa -, però sono ancora sette-otto le parrocchie che incontrano i ragazzi. Anche questa è una cosa meritevole di essere sottolineata. Dobbiamo sentire questa casa come un aiuto da dare a questi fratelli che, per un verso o per l’altro, hanno inciampato in una realtà quanto mai dolorosa e triste».
La mattinata di Pasquetta era iniziata in carcere, ad incontrare per la messa un secondo gruppo di detenuti che la settimana passata (mercoledì scorso) non avevano potuto partecipare alla celebrazione per motivi di spazio.
Infine la visita alle Scalabriniane. Un’altra casa che merita di essere sostenuta. «Era il cinquantesimo della morte di madre Lucia, co-fondatrice delle Scalabriniane - ricorda monsignor Ambrosio - colei che ha riportato l’attenzione della congregazione verso gli immigrati in Italia. Mentre all’inizio erano sorte per aiutare i nostri italiani che andavano all’estero, lei capì che era il momento di aiutare coloro che venivano in Italia. Una scelta davvero strategica».
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà di oggi, 25 marzo 2008

Ambrosio: il mondo è troppo lento, la Pasqua ci invita a correre

Pubblichiamo ampi stralci dell'omelia di monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, pronunciata il giorno della Pasqua del 2008 nel duomo di Piacenza.

La Pasqua, con l’annuncio della Resurrezione, è la festa per eccellenza del Cristianesimo, il principio di ogni festa cristiana, il cuore della nostra fede. Nell’augurio pasquale c’è il mistero di Gesù Cristo, morto e risorto, il riconosimento della fedeltà di Dio padre per il suo figlio Gesù Cristo e di tutti noi. Abbiamo urgente bisogno di lasciarci sorprendere dall’annuncio pasquale (come dice l’evangelista giovanni usando il verbo "correre") senza arrenderci all’evidenza della morte, senza cadere sotto il peso del male, dell’ingiustizia, delle cose che non vanno. Bisogna correre per andare incontro al Signore risorto, per vivere veramente la Pasqua nella sua dimensione di vita nuova e di speranza vera. Appena Maria di Magdala giunge al sepolcro vede che la lastra pesate è stata ribaltata. Subito corre per gridare la sua tristezza, lo hanno portato via. Anche Pietro e Giovanni corrono insieme verso il Sepolcro, una corsa che esprime bene l’ansia di vita nuova. Anche noi riprendiamo a correre. La nostra andatura è diventata troppo lenta, troppo pesante. In ogni ambito emerge la paura di rischiare, in ogni settore domina la pigrizia di un realismo triste che che non fa sperare più nulla. Siamo rassegnati a tutto e il peggio ci sembra inesorabile. La nostra cultura è attraversata da fredde correnti di indifferenza, di disistima, di disimpegno. Biosgna uscire da ogni cenacolo dalle porte chiuse. La Pasqua è anche fretta, l’amore fa correre veloci. È giunto il momento in cui scoprire nel crocifisso il Risorto, di sentire la sua presenza, di vivere alla luce della speranza, è giunto il momento della fede, della fede cristiana, per cui non bastano più gli occhi di sempre, quelli carnali, ma servono gli occhi della fede. È giunto il momento in cui far valere per noi, per l’umanità intera, quel lievito nuovo che fa fermentare tutta la Pasqua. A noi cristiani del terzo millennio è rivolto il monito di Paolo: «Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tuttaa la pasta? Togliete via il lievito vecchio per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. È davvero giunto il momento in cui è necessario questo lievito nuovo, fatto di amore e di verità per l’uomo, rischiosamente esposto alle varie tentazioni che invitano a deturpare l’umano, a ridurlo a semplice cosa. L’apostolo Paolo conclude il suo invito dicendo: Cristo nostra Pasqua è stato immolato. Sono parole in cui l’apostolo, con grande semplicità, dice che in Cristo, nostra Pasqua, tutta la nostra realtà umana è stata radicalmente trasformata; quanto è accaduto in lui è destinato ad accadere in ogni uomo. Il lievito nuovo della Pasqua, rende nuova la Pasqua, rende nuova la pasta, la storia umana, quella vecchia, fatta di peccato, è destinata alla corruzione. Quella nuova non conosce come suo destino ultimo la corruzione per la presenza del Cristo risorto. La parola definitiva sulla nostra esistenza è stata pronunciata: sarà vita per sempre.

lunedì 24 marzo 2008

S.Maria di Campagna, il ballo dei bambini

Domani al Santuario di Santa Maria di Campagna si celebra la festa in onore della Beata Vergine, festa secolare, caratterizzata dal tradizionale “ballo dei bambini”, gesto di pura devozione, con il quale i genitori “offrono” i propri pargoli alla Madonna, per metterli sotto la sua protezione.
La festa sarà aperta oggi: alle ore 18.30 vi sarà una solenne celebrazione presieduta dal M.R.P. Bruno Bartolini, Ministro Provinciale dei Frati Minori dell’Emilia Romagna.
Martedì vi saranno S. Messe alle ore 7.30 – 8.30 – 10 - 11
Alle 18.00 preghiera del Rosario con litanie cantate.
Alla Santa Messa delle ore 18.30, celebrata dal nuovo Vescovo di Piacenza-Bobbio, S. E. Mons. Gianni Ambrosio, le religiose della Diocesi rinnoveranno il loro “sì” di consacrazione al Signore e verranno festeggiate 23 suore che celebrano il 50°, 60° e 70° di professione religiosa.
Nel pomeriggio dalle 14 alle 17.30 si invitano i genitori a portare i figli per il “ballo dei bambini”.
La solennità liturgica sarà celebrata lunedì 31 marzo S. Messe ore 7,30 - 8,30; alle 18,30 S. La messa è concelebrata e presieduta da Don Giuseppe Formaleoni, parroco di S. Sisto.

domenica 23 marzo 2008

Ambrosio: la libertà di Cristo vince la nostra schiavitù

Ecco il testo dell'intervento del vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, durante la veglia della notte di Pasqua nella cattedrale di Piacenza.


Carissimi fedeli,

la grande e santa veglia pasquale è carica di significati che eccedono il nostro cuore e rendono balbettante la nostra parola, tanto è smisurato il mistero che celebriamo. Possiamo solo gioire ed esultare, come siamo stati invitati dall’Exultet cantato come inno di tutta la Chiesa, il nuovo Israele di Dio, ma anche come canto dell’intera umanità e di tutto l’universo. Nell’esultanza comprendiamo che quest’ora che stiamo vivendo è l’ora più grande della nostra vita, più grande della storia dell’universo: “Esulti il coro degli angeli, gioisca la terra, gioisca la madre Chiesa (…). Questa è la notte in cui hai vinto le tenebre del peccato, questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo, li consacra all’amore del Padre, e li unisce nella comunione dei santi».

Ecco la Pasqua, la Pasqua di Gesù e in Lui la nostra Pasqua, il ‘passaggio’ dalle tenebre, dal peccato e dalla morte alla vita di grazia e di luce dei figli, nel patto di amore con Dio nostro Padre e nella comunione con i fratelli e con tutti uomini. Dalla tenebra alla luce, dall’inimicizia all’alleanza nuova ed eterna, dalla divisione alla comunione.

Ecco il santo mistero di questa notte di grazia, di salvezza. Una salvezza che si svela progressivamente nelle varie tappe della lunga storia di salvezza. Le letture dell’Antico Testamento scandiscono queste tappe ma soprattutto ricordano che questa salvezza è preparata da Dio per il suo popolo e trova il suo compimento in Cristo risorto. Con lui il nostro futuro è aperto, definitivamente aperto verso una speranza fondata.
Questa vittoria sull’oscurità e sulla morte ha riguardato prima di tutto Gesù, il Verbo di Dio che si è fatto uomo. In questa notte egli, “spezzando i vincoli della morte, risorge vittorioso dal sepolcro”. E’ la proclamazione dell’angelo nel brano evangelico: «l’angelo disse alle donne: non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto» (Mt 28,6).

L’umanità di Cristo ha conosciuto la trasformazione più radicale: è diventata partecipe della stessa vita divina, vivificata per sempre dalla potenza della vita divina.

Ma ciò che in Cristo è accaduto - il mistero della sua risurrezione – e che questa notte celebriamo nello stupore e nella gioia, vale anche per noi in questa notte di grazia. Essa è la notte di Cristo vittorioso ma è anche la notte che cambia il destino dell’uomo, il destino di ciascuno di noi. Siamo uniti a Gesù Cristo e per mezzo di Lui siamo uniti al Padre.

Sempre nell’Exultet abbiamo cantato: “O notte veramente gloriosa, che ricongiunge la terra al cielo, e l’uomo al suo Creatore”. E l’apostolo Paolo nell’epistola afferma: “se siamo stati uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione” (Rm 6, 5).

La risurrezione di Cristo è come una primizia, quanto è accaduto in Cristo è destinato ad accadere anche in ciascuno di noi. La sua libertà vince la nostra schiavitù, la sua santità sconfigge la nostra miseria grazie ai sacramenti della fede che sanciscono e rinsaldano il nostro legame con Cristo e ci fanno vivere e rivivere in Cristo. È il motivo per cui proprio in questa notte di Pasqua, cuore della liturgia cristiana, rinnoveremo le promesse del nostro battesimo e battezzeremo, pieni di gratitudine, tredici nostri fratelli e sorelle che si accostano al fonte battesimale per essere battezzati nell’acqua e nello Spirito: li accogliamo con gioia nella nostra grande famiglia che è la santa Chiesa.
Per mezzo dei sacramenti, la presenza di Gesù Cristo si fa viva e tangibile nella nostra vita, nella comunità ecclesiale, nella trama dei rapporti dell’umana esistenza: Gesù risorto è in mezzo a noi. E anche noi, come le donne di cui parla il Vangelo, come le generazioni cristiane prima di noi, in fretta corriamo per comunicare la nostra gioia ai fratelli.

Buona Pasqua a tutti e poiché fra i battezzati vi sono anche persone di lingua francese, spagnola e inglese, volentieri nella loro lingua diciamo Joyeuses Pâques, Happy Easter, Feliz Pascua de Resurrección!

Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio

sabato 22 marzo 2008

Ambrosio per la Via Crucis: preghiamo perché tutti conoscano la croce di Cristo

Care sorelle, cari fratelli,
il racconto della Passione secondo Giovanni inizia con Gesù nell’’orto degli ulivi’, prostrato per l’angoscia di morte. Nella prima lettura il profeta Isaia esclama: «Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori… È stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità».
Anche noi abbiamo iniziato la Celebrazione, prostrati a terra, come Gesù nell’orto degli ulivi.
Ora ci poniamo in contemplazione della croce e del suo mistero. Fissando lo sguardo sul volto lacerato e dolente del crocifisso, noi questa sera contempliamo e adoriamo la santa croce: in essa riconosciamo il simbolo della nostra salvezza, perché il mistero della Croce è il mistero della Redenzione.
Portiamo questa sera ai piedi della croce noi stessi e l’umanità intera. E insieme portiamo tutta l’iniquità del male, quello spensierato che quasi non ha coscienza di sé e quello consapevole e intenzionale.
E lì, ai piedi della croce, ci rendiamo conto che nessuna nostra iniquità è più grande del perdono di Cristo: la salvezza è offerta a tutti. La croce è la rivelazione dell’amore del Figlio che ama l’uomo sino alla fine: un amore più grande del peccato, un amore più forte della morte. La via della croce, percorsa del suo Figlio fatto uomo, è la via che conduce alla risurrezione e alla vita eterna.
La parola di Dio che abbiamo ascoltato svela la verità della croce. L’amore del Figlio, come ci è stato ricordato nella seconda lettura, è amore che condivide fino in fondo la nostra condizione umana. «Non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, come noi, eccetto il peccato». È questa totale condivisione che ha portato Gesù fino alla morte di croce.

La Croce che contempliamo e adoriamo è il nostro tesoro. Nel Battesimo siamo stati segnati con il segno della croce: siamo diventati in Cristo figli del Padre. Tutto nella nostra vita cristiana è come autenticato da questo marchio, da questa garanzia: ogni luce di speranza viene di qui, da questo patibolo degli schiavi che è diventato la sorgente del mondo rinnovato.
La croce è il segno distintivo della nostra identità di cristiani, è la nostra tessera di riconoscimento. Ai piedi della croce il popolo che “Dio si è acquistato" è chiamato a intercedere per tutte le genti, per tutta la famiglia umana, per annunciare a tutti gli uomini le grandi opere di Dio, il suo progetto di universale misericordia.
Il pensiero di tanti che non conoscono ancora il mistero e la grazia di questo segno ‑ non conoscono il grande e unico avvenimento di salvezza che è il cuore della storia del mondo ‑ ci rattrista e al tempo stesso ci sprona a pregare, come stiamo per fare nella grande ‘preghiera universale’, quasi allargando le braccia della croce sino ai confini della terra per far sentire a tutti la tenerezza dell’amore di Dio che tutto perdona. E ci sprona a far nostra la parola di san Paolo e a testimoniarla nella vita: «Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo del quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo».
Anche a nome di tanti che non conoscono il mistero e la grazia della croce, cantiamo con voce commossa il nostro saluto adorante: “Ecco il legno della croce, al quale fu appeso Cristo, Salvatore del mondo”.

† Mons. Gianni Ambrosio,Vescovo Piacenza-Bobbio

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

venerdì 21 marzo 2008

Ambrosio per l'Ultima cena: è la grande ora della storia

Ecco l'omelia pronunciata dal vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, in occasione della celebrazione del Giovedì Santo che ricorda l'ultima cena di Gesù e il rito della lavanda dei piedi.

Cari fratelli e sorelle,
facciamo memoria – nel senso pieno dell’espressione biblica ‑ dell’ora di Gesù, della sua ora di rivelazione e di passione: «Sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine». Gesù, curvo e inginocchiato nell’atteggiamento dello schiavo, lava i piedi dei suoi discepoli: il Figlio si fa servo, servo per amore, servo per manifestare l’amore del Padre, servo per donare la sua vita di amore ai discepoli. Nel fare memoria dell’’ora di Gesù’, noi la viviamo come dono fatto a noi: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». La liturgia del Giovedì Santo – e in particolare questa Eucaristia in Cena Domini ‑ ci riporta al momento originario del culto cristiano, al suo significato più autentico, alla sua verità. Mentre tutte le religioni trovano la loro espressione di culto in un sacrificio che l'uomo offre a Dio, il culto cristiano è l'Eucaristia, rendimento di grazie al Padre che in Gesù si dona a noi, fino al sacrificio totale della sua vita. L'Eucaristia, istituita da Gesù nel contesto della ‘cena pasquale ebraica’, è il punto d'arrivo di tutta la manifestazione e l'azione di Dio nella storia della salvezza. Nella prima lettura dell’Esodo vengono ricordate le regole liturgiche dell’antica cena pasquale: al centro stava l’agnello come simbolo della liberazione dalla schiavitù in Egitto, la grande liberazione attuata da Dio stesso. Israele non poteva dimenticarsi di Dio, non doveva dimenticare che Dio aveva personalmente preso in mano la storia del suo popolo e che questa storia sarebbe sempre stata storia di libertà se continuamente basata sulla comunione con Dio. Sullo sfondo di questa cena pasquale, ecco la cena celebrata da Gesù con i suoi la sera prima della sua Passione.
È la nuova Pasqua che Egli ci ha donato nella santa Eucaristia, con l’inserimento della novità, del dono del suo corpo e del suo sangue. La celebrazione della Cena del Signore, nel segno del pane spezzato e donato e del vino versato, ha in se stessa tutta la verità di ciò che sta per compiersi nel Venerdì Santo e nella ‘notte pasquale’: l'Eucaristia è infatti il memoriale della morte e risurrezione del Signore nell'attesa del suo ritorno. «Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunciate la morte del Signore finché egli venga». Proprio questa novità è il punto di partenza per la vita del nuovo popolo di Dio. Il suo amore, quell’amore in cui Egli si dona liberamente per noi, è ciò che ci salva. Noi siamo nati qui, noi figli della “Nuova Alleanza nel suo sangue”, noi, come Chiesa, veniamo da qui, dall’Eucaristia, dalla cena del Signore, sullo sfondo dell’antica cena pasquale. Celebriamo l’ora di Gesù, ne facciamo memoria, ma questa ora di Gesù è anche la nostra ora, e quindi celebriamo la nostra nascita, il nostro essere ‘popolo sacerdotale’. Il principio della vita cristiana, l'origine della nuova vita, la vita dei figli, è qui: l'amore di Gesù per noi. Il suo corpo donato per noi è il pane capace di dare la vita a noi e al mondo intero. Per l’evangelista Giovanni, come abbiamo ascoltato nel brano del Vangelo che la liturgia odierna ci ha offerto, la Pasqua nuova di Gesù, che ha al suo centro la Croce, presenta una inaudita verità. Essa è espressa in modo estremamente eloquente nell’episodio della ‘lavanda dei piedi’. Prima di lasciare i suoi e «di passare da questo mondo al Padre», Gesù compie questo gesto: è un gesto che racchiude in sé il mistero della sua morte per noi, compimento del disegno di salvezza: la sua morte è la grande “ora” della storia, è l’ora dell’amore sino alla fine. Gesù offre la sua vita nella piena coscienza che «il Padre gli ha dato tutto nelle mani». E Gesù depone la sua veste ‑ la sua verità più intima, il suo essere Figlio, tutto ciò che il Padre aveva messo nelle sue mani ‑ per cingersi della veste o del grembiule del servo: «Spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo [...]; umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce». Egli offre spontaneamente la sua vita: «Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo». Il Signore Gesù, nell’Eucaristia, resta sempre in mezzo a noi con la veste di servo, che è la sua gloria. Il suo servizio è il volto dell'amore di Dio, è la rivelazione definitiva e piena di Dio.
Simon Pietro non capisce: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Mi pare troppo semplice dire che Pietro ragiona in termini di prestigio o forse di rispettosa ammirazione e non di servizio. C'è qualcosa di più profondo da capire, da parte di Pietro e di tutti, c'è in gioco una logica diversa, una ragione del tutto nuova, del tutto inedita e alla fine sconcertante. Gesù gli risponde che se non si lascerà lavare i piedi, non avrà parte con lui. Solo chi accetta di lasciarsi trasformare da questo amore che dà la vita per noi, può essere associato al suo stesso servizio e potrà amare come è stato amato. Celebrare l'Eucaristia, prendere e mangiare il corpo di Gesù, vuole dire associarsi a lui e vivere di lui, che nella sua morte si è fatto nostro pane di vita. «Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi». Dall’Eucaristia viene la capacità di vivere come figli e come fratelli: è l'amore ricevuto dal Padre attraverso Gesù nostro fratello, che ci rende capaci di amarci come fratelli nel servizio reciproco, l’amore vicendevole. L'ora di Gesù sia la nostra ora: l'Eucaristia diventi davvero “la sorgente e il culmine” della nostra vita, la vita dei discepoli di Gesù. Così sia.

† Mons. Gianni Ambrosio,
Vescovo Piacenza-Bobbio

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.