lunedì 28 aprile 2008

Monari su Rai Uno per la messa della domenica

Ieri mattina la messa della domenica trasmessa su Rai Uno è andata in onda in diretta dal santuario di Santa Maria delle Grazie a Brescia. A celebrare il vescovo Luciano Monari, già vescovo di Piacenza-Bobbio e cittadino onorario di Piacenza. Ecco il testo della sua omelia.

"Leggiamo la realtà alla luce dell'amore di Gesù"


In Gesù uomo Dio si è fatto vicino agli uomini e si è manifestato come amore; per questo Gesù ha allietato una festa di nozze, ha sfamato le folle, ha aperto gli occhi a un cieco, ha ridato la vita a Lazzaro. È venuto, Gesù, perchè gli uomini abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza, perchè siano liberi nella verità e vivano la pienezza della gioia. Abbiamo così conosciuto, attraverso Gesù, il volto di amore del Padre. O meglio: i discepoli hanno visto il volto del Padre; per il mondo, invece, e cioè per tutto quello che nel mondo e nella storia pretende di affermarsi come autonomo, come assoluto... per il mondo Dio è rimasto ignoto.
Il mondo ha sì visto le opere di Gesù; ma non le ha né capite né accettate. Per questo la morte di Gesù lo sottrae definitivamente agli occhi del mondo; il mondo non lo vedrà più. Lo vedranno, invece, i discepoli perchè la loro vita si è aperta a Lui nella fede; lo amano, e non solo a parole ma con l’osservanza concreta dei suoi comandamenti.
Amare Gesù, infatti, equivale a osservare i suoi comandamenti. Questi non sono prescrizioni arbitrarie e capricciose che Gesù impone ai suoi discepoli; al contrario, essi esprimono semplicemente la forma di Gesù, il suo stile, i pensieri e i desideri del suo cuore, la logica delle sue scelte. Ai discepoli non viene chiesta l’obbedienza a una legge esterna ed estranea, ma piuttosto la comunione di amicizia con Gesù, la condivisione della sua anima: «Voi in me e io in voi» (Gv 14, 20). Voi in me attraverso l’amore e la conformità di vita; io in voi donandovi la vita e la gioia che mi vengono dal Padre nel quale sempre dimoro. Anche i discepoli dovranno conoscere l’amarezza del distacco da Gesù.
La sua morte non è apparente ma reale e la sua risurrezione non è tornare indietro a riprendere la vita di prima; è invece ingresso in una condizione di vita nuova e definitiva. E tuttavia Gesù può promettere: «Non vi lascerò orfani» (Gv 14, 18). E spiega: «Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Paraclito, un difensore, perchè rimanga con voi per sempre» (Gv 14, 16). Gesù è stato, nel corso della sua vita terrena, un difensore per i discepoli: li ha protetti dalle paure e dalle seduzioni del mondo, li ha condotti a credere e conoscere l’amore del Padre, li ha fatti entrare in uno spazio alternativo di vita, uno spazio che è libero dai condizionamenti del mondo e riceve la sua forma invece dall’amore creativo di Dio. Di questo Paraclito Gesù dice che è lo «Spirito di verità» (Gv 14, 17) e poco prima aveva detto: «Io sono la verità» (Gv 14, 6): in lui e attraverso di lui si compie la rivelazione del Padre e quindi la rivelazione del suo amore per gli uomini. È questa rivelazione che dissipa le tenebre della paura e dell’errore e apre il cuore dell’uomo alla libertà e all’amore.
“Lo Spirito di verità” è quindi lo Spirito che opera in Gesù e fa sì che le parole di Gesù siano parole del Padre e le opere di Gesù siano opere del Padre. La perfetta corrispondenza del Padre e del Figlio nell’amore è frutto proprio dello Spirito che ora viene promesso da Gesù ai discepoli. Questo Spirito aprirà il loro cuore alla rivelazione dell’amore del Padre e trasformerà in questo modo pensieri, sentimenti, desideri dei discepoli perché tutto prenda la forma prodotta in essi dall’amore di Dio. Credere nell’amore, vivere dell’amore di Dio, lasciare che la propria vita prenda forma da questo amore, vivere l’amore fraterno fino al dono della propria vita come anche Gesù ha donato la sua vita per noi: tutto questo è l’opera che lo Spirito compie nella vita del discepolo; questa è la trasformazione che fa di fragili persone umane dei figli di Dio a immagine del Figlio Unigenito.
Questo il messaggio, difficile forse ma certo illuminante, del Vangelo di oggi. Le conseguenze? Che ogni cosa e ogni avvenimento può e deve essere interpretato alla luce della rivelazione di Cristo: amicizia e amore, lavoro e politica, cultura e ricerca, scienza e tecnica... cambiano significato secondo che siano interpretati in chiave di egoismo individualista che cerca solo di massimizzare il proprio vantaggio, o secondo che siano interpretate alla luce di un amore che tende a una reciprocità sempre più ampia e feconda tra le persone. Anche cultura e comunicazione possono lasciarsi illuminare da questo messaggio; ci verrebbero risparmiati i messaggi confezionati dalla volontà di stupire, di colpire emotivamente e ci verrebbe aperta la strada al riconoscimento di quell’amore che abita ogni parola e ogni gesto umano e che cerca faticosamente di venire alla luce.
† Mons. Luciano Monari,
Vescovo di Brescia

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

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