martedì 26 aprile 2011

Preti, approdi sicuri in un mare in tempesta

I sacerdoti come un faro di riferimento in un mare in tempesta, consapevoli che sulla barca che beccheggia ci siamo tutti, che occorre ascoltare non la voce del vento bensì quella di Gesù. Lo ricorda il vescovo Gianni Ambrosio nella messa crismale in apertura del Giovedì Santo. E' una delle due occasioni ufficiali dell'anno liturgico in cui il clero si riunisce attorno al suo vescovo (l'altra è la festa del Sacro Cuore) in occasione della benedizione dell'olio degli infermi, dei catecumeni e del crisma. Tra navata centrale e presbiterio sono poco più di 150, tra curati, parroci, monsignori, vicari episcopali, vescovo compreso. Tutti coloro che sono riusciti ad intervenire. Oltre a monsignor Ambrosio c'è il vescovo piacentino Giorgio Corbellini (presta il suo servizio in Vaticano). Per la prima volta nel Giovedì Santo, alla sinistra di Ambrosio, il nuovo vicario generale, monsignor Giuseppe Illica.
«Cari confratelli - esordisce Ambrosio - anche noi, come tutti coloro che erano nella sinagoga, fissiamo il nostro sguardo su Gesù e rendiamo grazie dal profondo del nostro cuore mentre facciamo memoria del dies natalis del nostro sacerdozio. Siamo stati chiamati a entrare in una comunione radicale con Cristo, a partecipare alla sua stessa missione. Anche su di noi è sceso lo Spirito: lodiamo e ringraziamo perché, grazie allo Spirito, Dio ha compiuto in noi grandi cose». Ma anche il sacerdote non è immune dal mondo: «Ma subito, cari confratelli, dobbiamo tendere la mano a Gesù Cristo e con l'apostolo Pietro gridare: "Signore, salvami" (Mt 14, 30). Anche per noi la traversata del mare è spesso difficile. Anche per noi è comodo e spontaneo prestare più ascolto alla forza del vento che non alla voce di Gesù che ci chiama dicendo: "Vieni" (Mt 14, 29) ». «L'icona evangelica del nostro secondo anno della Missione Popolare - evidenzia il presule -interpella intimamente tutti noi sacerdoti: in quella barca sballottata dal vento, siamo tutti noi, nessuno escluso, c'è tutto il nostro presbiterio. Lì, nell'avventura della traversata, sta l'appassionante missione della Chiesa che continua la singolare missione di Gesù. È straordinaria la grazia ricevuta, ma noi sappiamo pure che le nostre mani sono deboli e la nostra fede è sempre poca». «Fissiamo gli occhi su Cristo - esorta Ambrosio - e tendiamo a lui la nostra mano. E soprattutto aggrappiamoci alla sua mano. Abbiamo tutti bisogno di sentirci dire: "Coraggio, sono io, non abbiate paura" (Mt 14, 27). Solo così viviamo la chiamata e la consacrazione». «Solo così - esordisce - siamo veramente presbiteri, uomini animati dalla sapienza di Dio, uomini di unità e di comunione in mezzo alle tante divisioni, uomini di speranza in un contesto triste e rassegnato».
Come «promessa e speranza» del clero piacentino ieri i seminaristi, Paolo Capra, Matteo di Paola, Fabio Galeazzi, Roberto Ponzini sono stati ufficialmente ammessi tra i candidati al presbiterato.
Federico Frighi


22/04/2011 libertà


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