Piacenza - Ha iniziato in sordina, senza farsi troppo notare, ma è stato sufficiente che sulle locandine ci fosse scritto “esorcista” perché nella piccola chiesa di San Giuseppe, all’Ospedale, non si entrasse più dalla gente che c’era. Sarà così, verosimilmente, anche tra due giovedì, il 29 gennaio, quando don Pietro Viola, esorcista della diocesi di Parma, tornerà a Piacenza per la consueta messa di guarigione organizzata dalla cappellania dell’ospedale civile in accordo con la Curia. Visti i problemi di salute e l’età avanzata dell’esorcista titolare della diocesi di Piacenza-Bobbio (monsignor Gianbattista Lanfranchi, 87 anni, parroco di Seminò) contro “l’odore di zolfo” si corre dunque ai ripari con una sorta di consulente esterno. Il desiderio dei vertici della diocesi piacentina è di individuare al più presto una nuova figura di esorcista titolare da affiancare all’attuale. Un’operazione non facile visto che le candidature per una mansione come questa scarseggiano. Nell’attesa si ricorre anche all’“esorcista a domicilio”.
«Nella mia parrocchia in diocesi di Parma - osserva don Viola - arriva gente da Cremona, Reggio Emilia e anche da Piacenza. Non è per sfiducia negli esorcisti diocesani. Il problema è che coloro che realmente hanno bisogno le provano tutte pur di stare bene». Non è tutto zolfo quello che si odora: «Noto molti casi di depressione, esaurimento nervoso, tristezza cronica; per più della metà delle persone che arrivano il problema è di questa natura» precisa don Viola. Il diavolo comincia ad essere visibile solo nei casi più gravi: «Per esempio la gente che ha partecipato alle sedute spiritiche. Queste persone è come se avessero stretto un patto col diavolo e poi ci sono rimaste incastrate. Alcuni non riescono più a tirarsi fuori. Il diavolo trova terreno fertile, in generale, quando le famiglie non sono cristiane o sono poco praticanti. Quando vado nelle case oggi sono sempre meno i simboli religiosi, è come se non ci fosse alcuna difesa». Emicrania e mal di stomaco persistenti ed inspiegabili per gastroenterologi e neurologi a volte, per l’esorcista, possono essere un sintomo di presenza demoniaca. Tuttavia, anche tra il clero molti sono scettici nei confronti di questa lettura delle cose: «Guardi, anch’io quando arriva una persona non ci credo per principio. So solo, però, che pregando e avendo fiducia, Dio può salvarti». Certi segnali, per don Viola, sono inequivocabili: «Qualcuno dà proprio segni di presenza demoniaca. Durante il rito dell’esorcismo cade a terra senza forze, ha conati di vomito. Questo è un segnale».A Piacenza non ha effettuato alcun esorcismo e ci tiene a precisarlo. Non viene nella chiesetta dell’ospedale con questo scopo e comunque occorrerebbe il permesso del vescovo caso per caso. Tuttavia alla fine di ogni celebrazione chiama coloro che dicono di avere necessità di un’assistenza particolare. Tutti insieme, per una preghiera comune.«La sacrestia è sempre strapiena e ci sono 20-25 persone a volta - dice don Pietro -. Segno che anche a Piacenza si vive una situazione di ricerca e di disagio». Un consiglio. «Di non aver paura: alla fine è Dio che permette il diavolo. Satana cerca il nostro male ma non ci riesce. Quello che Dio lascia fare è sempre per la tua santificazione spirituale». Alla fine insomma, questo diavolo non è poi così diavolo come lo si dipinge.
Federico Frighi
Il testo integrale su Libertà del 21 gennaio 2009
mercoledì 21 gennaio 2009
martedì 20 gennaio 2009
Tutti gli editoriali di don Conte
Piacenza - Da questa settimana nei Sacri corridoi esordisce un nuovo appuntamento. Di volta in volta pubblicheremo gli editoriali di don Giancarlo Conte (è monsignore ma guai a chiamarlo così) scritti per Libertà e Avvenire. Ringraziamo don Giancarlo per la possibilità che ci ha dato di ospitare i suoi scritti, citandone naturalmente la fonte. Don Giancarlo Conte, 78 anni, dal 1971 è parroco di San Giuseppe Operaio a Piacenza. Giornalista, editorialista di Libertà e Avvenire, nel 2007 è stato nominato monsignore dal vescovo Luciano Monari. Partiamo dall'attualità, con la strage degli innocenti nella striscia di Gaza e in Israele.
Ora nessuno più le chiama 'bombe intelligenti'. Dopo la bomba che fa strage in una scuola gestita dall’Onu. La guerra in corso tra i palestinesi di Hamas e gli israeliani è una delle più crudeli contro i bambini. I missili palestinesi Qassam uccidono o feriscono bimbi ebrei, mentre le bombe di cannone o di aereo israeliane massacrano bambini palestinesi. «Siamo governati da pazzi», diceva una scritta murale a Piacenza, negli anni bui del terrorismo. La si potrebbe ripetere in questa situazione di guerra senza fine. Finché il mondo sarà governato dalla legge del taglione «occhio per occhio, dente per dente», assisteremo di continuo a stragi di questo genere. I pazzi di Hamas dicono: gli ebrei uccidono i nostri figli, noi uccideremo i loro. I bambini trasformati volutamente in oggetti di vendette assurde. Perché muoiono tanti bambini palestinesi (sono già più di 350) a Gaza? Non certo perché sono presi di mira appositamente, ma perché nella Striscia con un milione e mezzo di abitanti i minori di 15 anni sono il 45%, cioè circa 700mila.
Davvero si può dire che «Gaza è la tomba dell’infanzia». Alcune famiglie muoiono per intero. Un solo esempio: in un edificio colpito da una bomba sono morti 5 adulti e 7 fratelli piccoli, l’ultimo dei quali non aveva ancora un anno. Tutti bambini che da quando sono nati hanno visto soltanto la guerra. Non va meglio nelle città israeliane colpite dai razzi Qassam.
Una bimba di 3 mesi nei giorni scorsi è scampata per miracolo alla morte, grazie a una sorellina di 7 anni che ha fatto appena in tempo a portarla nei pressi del rifugio, quando un missile è scoppiato ferendola alla fronte. C’è un cimitero ebraico pieno di piccole lapidi di bambini uccisi dai missili di Hamas.
A Gaza gli ospedali sono stracolmi all’inverosimile e nell’impossibilità di curare tutti i feriti. Addirittura alcune ambulanze (talvolta vigliaccamente usate da Hamas per spostare soldati) vengono colpite da proiettili e i feriti trasportati muoiono dissanguati perché il conducente è morto o fuggito. Le case di Gaza sono senza luce e con il forte rischio di epidemie per mancanza di acqua pulita. Il parroco dei cattolici palestinesi di Gaza dice che i bambini arabi vedono tutto, sentono la guerra e impazziscono di dolore. Molti hanno smesso di mangiare, sono passivi, non giocano più, parlano a stento e si aggrappano ai genitori. Gli stessi sintomi dei bambini ebrei che vivono al confine di Gaza.
Una psicologa israeliana afferma: «I bambini hanno ansie, attacchi di panico, vogliono dormire coi genitori, riprendono a fare la pipì a letto anche se già grandicelli». In passato si parlava di «danni collaterali alla guerra», cioè di morti e feriti accidentali tra i civili. Oggi non lo si può più dire perché – quando la guerra si combatte in un centro abitato – si sa che muoiono sempre e soprattutto civili e bambini. Possiamo – di fronte a queste guerre infinite – noi adulti di tutto il mondo assistere alle stragi di bambini (ebrei, palestinesi, congolesi...) senza reagire attivamente o almeno con lo sdegno delle parole o la preghiera? Perché ci devono essere nel mondo bambini che non fanno a tempo a gustare l’affetto dei genitori, le cose belle della vita e la gioia di vivere?
Davvero l’umanità di oggi non sa più difendere i propri bambini, speranza del domani?
Guardiamoli, noi adulti, quei piccoli volti in lacrime e disperati che tv e giornali ci mostrano ogni giorno. E diciamo ai nostri bambini che – un giorno, forse – di guerre non ce ne saranno più.
don Giancarlo Conte
- Avvenire - 18 gennaio 2009
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione
Ora nessuno più le chiama 'bombe intelligenti'. Dopo la bomba che fa strage in una scuola gestita dall’Onu. La guerra in corso tra i palestinesi di Hamas e gli israeliani è una delle più crudeli contro i bambini. I missili palestinesi Qassam uccidono o feriscono bimbi ebrei, mentre le bombe di cannone o di aereo israeliane massacrano bambini palestinesi. «Siamo governati da pazzi», diceva una scritta murale a Piacenza, negli anni bui del terrorismo. La si potrebbe ripetere in questa situazione di guerra senza fine. Finché il mondo sarà governato dalla legge del taglione «occhio per occhio, dente per dente», assisteremo di continuo a stragi di questo genere. I pazzi di Hamas dicono: gli ebrei uccidono i nostri figli, noi uccideremo i loro. I bambini trasformati volutamente in oggetti di vendette assurde. Perché muoiono tanti bambini palestinesi (sono già più di 350) a Gaza? Non certo perché sono presi di mira appositamente, ma perché nella Striscia con un milione e mezzo di abitanti i minori di 15 anni sono il 45%, cioè circa 700mila.
Davvero si può dire che «Gaza è la tomba dell’infanzia». Alcune famiglie muoiono per intero. Un solo esempio: in un edificio colpito da una bomba sono morti 5 adulti e 7 fratelli piccoli, l’ultimo dei quali non aveva ancora un anno. Tutti bambini che da quando sono nati hanno visto soltanto la guerra. Non va meglio nelle città israeliane colpite dai razzi Qassam.
Una bimba di 3 mesi nei giorni scorsi è scampata per miracolo alla morte, grazie a una sorellina di 7 anni che ha fatto appena in tempo a portarla nei pressi del rifugio, quando un missile è scoppiato ferendola alla fronte. C’è un cimitero ebraico pieno di piccole lapidi di bambini uccisi dai missili di Hamas.
A Gaza gli ospedali sono stracolmi all’inverosimile e nell’impossibilità di curare tutti i feriti. Addirittura alcune ambulanze (talvolta vigliaccamente usate da Hamas per spostare soldati) vengono colpite da proiettili e i feriti trasportati muoiono dissanguati perché il conducente è morto o fuggito. Le case di Gaza sono senza luce e con il forte rischio di epidemie per mancanza di acqua pulita. Il parroco dei cattolici palestinesi di Gaza dice che i bambini arabi vedono tutto, sentono la guerra e impazziscono di dolore. Molti hanno smesso di mangiare, sono passivi, non giocano più, parlano a stento e si aggrappano ai genitori. Gli stessi sintomi dei bambini ebrei che vivono al confine di Gaza.
Una psicologa israeliana afferma: «I bambini hanno ansie, attacchi di panico, vogliono dormire coi genitori, riprendono a fare la pipì a letto anche se già grandicelli». In passato si parlava di «danni collaterali alla guerra», cioè di morti e feriti accidentali tra i civili. Oggi non lo si può più dire perché – quando la guerra si combatte in un centro abitato – si sa che muoiono sempre e soprattutto civili e bambini. Possiamo – di fronte a queste guerre infinite – noi adulti di tutto il mondo assistere alle stragi di bambini (ebrei, palestinesi, congolesi...) senza reagire attivamente o almeno con lo sdegno delle parole o la preghiera? Perché ci devono essere nel mondo bambini che non fanno a tempo a gustare l’affetto dei genitori, le cose belle della vita e la gioia di vivere?
Davvero l’umanità di oggi non sa più difendere i propri bambini, speranza del domani?
Guardiamoli, noi adulti, quei piccoli volti in lacrime e disperati che tv e giornali ci mostrano ogni giorno. E diciamo ai nostri bambini che – un giorno, forse – di guerre non ce ne saranno più.
don Giancarlo Conte
- Avvenire - 18 gennaio 2009
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione
Continua la mostra su San Paolo
Piacenza - Continua nella basilica di San Francesco fino al 30 gennaio la mostra su San Paolo. E' composta da 22 pannelli fotografici di grande formato, oltre al pannello centrale introduttivo. Due le sezioni: la prima illustra i luoghi della vita di San Paolo, la seconda si incentra sull’esperienza umana del santo. Accanto all’esposizione un ricco calendario di incontri. Rcco quelli rimasti: “La musica sulle orme di San Paolo”, venerdì 23 gennaio, alle 18, di nuovo in San Francesco, con “I giovani sulle orme di San Paolo”, sabato 24 gennaio, nel duomo di Piacenza, alle 21, “Noi come Paolo, conquistati da Cristo. Musica e testimonianze”. Infine, venerdì 30 gennaio, alle ore 21, sempre in San Francesco, l’incontro conclusivo “Sulle orme di San Paolo, apostolo delle genti”. La mostra su San Paolo è stata organizzata con la collaborazione dell’Ufficio catechistico diocesano, l’Ufficio per la pastorale scolastica, il Servizio diocesano per il Progetto culturale, il Servizio per la pastorale giovanile, la Consulta delle aggregazioni laicali, la Fondazione San Benedetto, l’Istituto diocesano per la musica sacra San Cristoforo, l’Unione cristiana imprenditori e dirigenti.
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domenica 18 gennaio 2009
Congo, 700 sfollati nella missione di padre Segalini
Piacenza - Da aggredito a soccorritore. Basta poco in Africa perchè il vento cambi. Padre Romano Segalini, sotto assedio fino a qualche giorno fa da parte dei ribelli di Joseph Kony nella sua missione di Watsa (Repubblica democratica del Congo), da ieri sta accogliendo sotto la sua ala protettrice gli sfollati di tre missioni vicine distrutte dei fanatici dell’Esercito di Liberazione del Signore. A riferirlo è una fonte dell’Ufficio missionario di Piacenza-Bobbio. Si è appreso che padre Segalini sta, in queste ore, dando ospitalità a circa 700 sfollati dalle missioni distrutte dai ribelli.
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Il testo integrale su Libertà del 17 gennaio 2009
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Il testo integrale su Libertà del 17 gennaio 2009
Argomenti
padre Romano Segalini
venerdì 16 gennaio 2009
Cessato pericolo per padre Romano Segalini
Piacenza - «Padre Romano sta bene e il pericolo sembra passato. La gente del posto si è armata di lance e sta difendendo la missione dai ribelli». Lo ha annunciato il diacono Roberto Porcari (Ufficio Missionario) l'altra mattina in Provincia. La missione di Watsa, nel Congo democratico del Nord, era stata seriamente minacciata dai ribelli del sanguinario Joseph Kony che aveva ucciso almeno 400 persone nelle vicinanze subito dopo le festività natalizie.
Argomenti
padre Romano Segalini
giovedì 15 gennaio 2009
A Carlo Devoti il premio per la pace Livia Cagnani
Piacenza - «Questo premio, di cui sono onorato, ha il sapore dello spirito olimpico, lo stesso che ho vissuto io nel 1972 a Monaco con la nazionale azzurra di volley, lo stesso che ho tentato di portare a Ferriere con la Casa Montagna, lo stesso che vorrei portare nelle piazze in occasione dell’Expo di Milano nel 2015». Sono le parole di Carlo Devoti, 62 anni, maestro dello sport, fondatore di Casa Montagna, al quale ieri mattina è stato assegnato il premio per la pace Livia Cagnani 2008. Al missionario padre Romano Segalini (superato al ballottaggio) è invece andato un premio speciale attribuito dalla Provincia. Come ha scritto l’apposita commissione nella motivazione della scelta, «Devoti ha promosso la cultura della pace, soprattutto attraverso lo scambio interculturale tra giovani generazioni di cinque diversi continenti». Devoti, con la Scuola di Sport a Bedonia prima e la Casa Montagna di Ferriere poi, «ha portato nella nostra provincia migliaia di giovani provenienti da ogni parte del mondo - continua la motivazione - in particolare da quelle zone dove i conflitti bellici hanno causato disastri umanitari (Palestina, Israele, ex Jugoslavia, Ossezia e Georgia, il Caucaso) contribuendo non solo al rilancio della nostra montagna, ma anche e soprattutto alla conoscenza di arti, tradizioni, storia e valori di popoli di cinque continenti, allo scambio e all’arricchimento reciproco, alla diffusione di valori di multiculturalità, dando un importante contributo alla diffusione e all’affermazione tre le giovani generazioni di una autentica cultura di pace». Questa, dunque, la motivazione. «Di fronte a tale riconoscimento - osserva Devoti - mi viene in mente lo spirito olimpico di Monaco di Baviera». Era il 1972 e Carlo Devoti c’era, nella nazionale azzurra di volley. «Lo spirito di scambio, di amicizia, l’aiuto e il sostegno reciproci, il confronto pacifico tra culture diverse, la condivisione, è stato lo spirito olimpico - sottolinea -, insomma, che mi ha guidato e che ho tentato di riproporre con la Casa Montagna». Devoti parte da qui, da questo premio, per arrivare all’Expo del 2015 e portare come contributo di Piacenza una grande manifestazione con migliaia di giovani di tutto il mondo: «Un meeting mondiale all’interno dei sei mesi dell’Expo, con incontri nelle scuole, nelle associazioni, spettacoli di piazza. La Casa Montagna assieme alle strutture di accoglienza dell’Appennino Piacentino e Parmense saranno la base di partenza, garantiranno l’ospitalità a quelli che dovrebbero essere almeno 20mila giovani». «In questi giorni stiamo realizzando un’associazione internazionale con tutte le associazioni arrivate a Casa Montagna. Vorrei proprio che Piacenza fosse veramente la città dei bambini e dei giovani e per questo continuasse a venire ricordata».
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Il testo integrale su Libertà del 15 gennaio 2009
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Il testo integrale su Libertà del 15 gennaio 2009
mercoledì 14 gennaio 2009
Vescovo di Bergamo, Beschi (vice di Monari) vince il ballottaggio con il piacentino Lanfranchi
Piacenza - Manca ancora l’annuncio ufficiale ma il nuovo vescovo di Bergamo sarà monsignor Francesco Beschi, il vice di Luciano Monari a Brescia. Dunque niente da fare per il piacentino monsignor Antonio Lanfranchi che pure era uno dei favoriti della terna. La decisione è stata presa giovedì scorso nella plenaria della Congregazione per i vescovi, guidata dal cardinale Giovanni Battista Re. Papa Benedetto XVI sabato mattina ha confermato la nomina con la sua firma. Lanfranchi e Beschi erano stati scelti assieme al bresciano Domenico Sigalini (vescovo di Palestrina e assistente nazionale dell’Azione Cattolica) nella terna da presentare al Papa per scegliere il successore del vescovo di Bergamo Roberto Amadei, dimissionario per raggiunti limiti di età. Il ballottaggio tra il nuovo vice di Monari e il “vecchio” vicario generale è stato però vinto dal primo.Per il vescovo Lanfranchi la promozione è dunque rimandata. Di un anno e mezzo o poco più. Il prossimo novembre compirà i 75 anni l’arcivescovo di Modena Benito Cocchi, un’altra vecchia conoscenza piacentina, ricoprendo il ruolo di amministratore apostolico nell’interregno tra il vescovo Antonio Mazza e Luciano Monari. Con il pensionamento di Cocchi, Lanfranchi potrebbe essere nominato suo successore. Gli scenari del “fantaclero” potrebbero poi continuare con le voci sempre più insistenti di una promozione, anche qui tra un anno e mezzo o poco più, di Luciano Monari ad arcivescovo di Milano quando il cardinale Dionigi Tettamanzi andrà in pensione. Monari era già in terna per Milano quando fu scelto proprio l’attuale cardinale.
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Il testo integrale su Libertà del 14 gennaio 2009
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Il testo integrale su Libertà del 14 gennaio 2009
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Antonio Lanfranchi,
Nomine
Padre Segalini, da 32 anni in Africa
Piacenza - Padre Romano Segalini, 65 anni, missionario piacentino, si trova nella Repubblica democratica del Congo dal marzo del 1976. La sua attuale missione è a Dondi, un villaggio a 8 chilometri dalla città di Watsa, 50mila abitanti nel nord est del Congo. Bidonville i cui abitanti lavorano nelle miniere d’oro pagati, i più fortunati, 2 dollari al giorno. A Dondi-Watsa padre Romano ha aperto il centro di formazione pastorale e sociale Paolo VI. In vista delle elezioni del 2006 ha creato i gruppi giustizia e pace per aiutare la gente del posto a creare da sola il proprio futuro. Accanto al centro ha creato un istituto di veterinaria che ha già il terzo anno. Poi il piccolo ospedale Madre Teresa di Calcutta con 30 posti letto ma senza medici. Va avanti con una decina di infermieri, uno dei quali fa degli interventi chirurgici, cesari, laparatomie, ernie, cisti e via dicendo. Oltre all’Aids, a mietere vittime, a Dondi, è la malaria. Padre Romano ne è malato cronico da trent’anni. Il futuro, per la missione di padre Romano, è una scuola materna per i figli delle donne che vanno a lavorare nei campi e il progetto agricolo per formare i giovani che escono dall’istituto di veterinaria.
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Da Libertà dell'11 gennaio 2009
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Da Libertà dell'11 gennaio 2009
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padre Romano Segalini
Padre Segalini e i ribelli, si muove la diplomazia
Piacenza - Si percorre la strada diplomatica per bloccare l’incursione dei ribelli antigovernativi alle porte della missione di padre Romano Segalini nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo. Il vescovo Gianni Ambrosio ha contattato i vertici della Comunità di Sant’Egidio ed in particolare un sacerdote, don Matteo Zuppi, esperto conoscitore delle varie realtà africane e in quasi tutte le delegazioni della Chiesa cattolica ricevute dai vari capi di Stato e di Governo del continente nero. Il sacerdote tenterà di mettersi in contatto con i vertici dell’Lra (l’esercito di Liberazione del Signore), il gruppo di ribelli guidato dal sanguinario Joseph Kony che da quasi 20 anni imperversano nel nord Uganda, arruolando bambini e bambine a forza tra le file della milizia, saccheggiando e distruggendo villaggi e causando quasi 2 milioni di sfollati. L’Lra è giunto alle porte della missione del piacentino padre Romano Segalini a Watsa, nel nord della Repubblica democratica del Congo. I ribelli hanno ucciso almeno 400 persone con stupri e violenze di ogni genere. Padre Segalini ha chiesto aiuto al vescovo e ai parlamentari per scongiurare un attacco alla missione. Il capo della diocesi di Piacenza-Bobbio non ha perso tempo.
Il contatto con la Comunità di Sant’Egidio è stato facilitato anche grazie alla conoscenza diretta tra la Comunità e monsignor Ambrosio. Il vescovo, durante la sua permanenza romana come assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, ha partecipato a diversi incontri di preghiera della Sant’Egidio.
A ieri la situazione era in fase si stallo. Dall’Uganda, intanto, altri missionari si starebbero muovendo per un’azione diplomatica parallela. Tra questi il piacentino Roberto Gandolfi.
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Il testo integrale su Libertà del 13 gennaio 2009
Il contatto con la Comunità di Sant’Egidio è stato facilitato anche grazie alla conoscenza diretta tra la Comunità e monsignor Ambrosio. Il vescovo, durante la sua permanenza romana come assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, ha partecipato a diversi incontri di preghiera della Sant’Egidio.
A ieri la situazione era in fase si stallo. Dall’Uganda, intanto, altri missionari si starebbero muovendo per un’azione diplomatica parallela. Tra questi il piacentino Roberto Gandolfi.
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Il testo integrale su Libertà del 13 gennaio 2009
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padre Romano Segalini
martedì 13 gennaio 2009
Pasto caldo per i poveri anche di sera
Piacenza - Una nuova vittoria della solidarietà piacentina. Ieri pomeriggio è stata inaugurata in via San Vincenzo l’apertura serale della Mensa della Fraternità. «C’è stato veramente un lavoro di Chiesa» dice raggiante monsignor Giampiero Franceschini, direttore della Caritas diocesana fino allo scorso anno. «La Caritas ha proprio questa missione: far crescere la solidarietà nella comunità. Penso che con questo risultato anche questa missione possa definirsi compiuta». Ieri erano in tanti a dare il via al prolungamento serale della mensa che, nel 2008, solo a pranzo, ha dato da mangiare a 530 persone (32 in più del 2007) per un totale di 13.268 pasti. La diocesi, con il vescovo Gianni Ambrosio (accompagnato dal diacono Pierluigi Marchionni), la città, con il sindaco Roberto Reggi e l’assessore Giovanna Palladini, diversi parroci, soprattutto dell’Unità Pastorale 1, quella del centro storico: don Giuseppe Basini, monsignor Anselmo Galvani, monsignor Bruno Perazzoli, don Antonino Scaglia. Il nuovo direttore della Caritas, Giuseppe Chiodaroli. E tanti, tanti volontari: nuovi, come Cristina Fumi, o vecchi, come la decana, Gina Casati, di 94 anni suonati.«Il volontariato è il punto centrale della Caritas - sottolinea monsignor Franceschini - e se siamo arrivati fino a qui è grazie ai volontari, soprattutto dell’Unità pastorale 1. Ora però vorremmo coinvolgere tutta la città». Servono altre persone di buona volontà per aprire la mensa anche il sabato sera.
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Il testo integrale su Libertà di oggi 13 gennaio 2009
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Il testo integrale su Libertà di oggi 13 gennaio 2009
Dall'ora di religione un viaggio a Sarajevo
Piacenza - In gita scolastica a Sarajevo per imparare la convivenza di culture e religioni diverse e per fermarsi a riflettere. Ci andranno i 14 ragazzi della 5ª ET2 (elettronica 2) dell’Isii Marconi di Piacenza. Sono stati loro ad accogliere la proposta formulata alla scuola dall’insegnante di religione Claudio Ferrari, assieme al collega Danilo Molinari. Un modo diverso per concludere il quinquennio in via IV Novembre. Niente Parigi, Roma, Ercolano e Pompei, settimane bianche o settimane verdi.
Il progetto è nato da un viaggio fatto lo scorso anno da Claudio Ferrari (che è anche consigliere comunale) a nome del Comune di Piacenza in Bosnia, a Jajce e Sarajevo. Piacenza, infatti, da qualche anno a questa parte si è fatta sostenitrice della candidatura di Jajce a patrimonio dell’umanità. «Mi ha colpito moltissimo, a Sarajevo (chiamata la Gerusalemme d’Europa) la convivenza possibile tra cristiani e musulmani, la presenza numerosissima di chiese, sinagoghe, moschee - racconta Ferrari -, così ho pensato che fosse utile a dei ragazzi di quinta vedere dal vivo un luogo centrale della storia europea». I ragazzi hanno avuto un grande merito: si sono fidati e, unica quinta dell’Isii Marconi, hanno accettato la proposta. La scuola, con il preside Giampaolo Binelli, ha accolto con favore il progetto lasciando anche una certa libertà di gestione agli organizzatori, tanto che è possibile la partecipazione al viaggio anche di alcuni ex studenti dell’Isii.
Uno degli elementi centrali sarà l’incontro con il generale Jovan Divjak, difensore di Sarajevo durante l’assedio nel conflitto che coinvolse i Balcani dal 1992 al 1996, nonché fondatore dell’associazione “L’educazione costruisce la Bosnia”. L’associazione raccoglie i bambini orfani di Sarajevo e vittime della guerra etnica e protegge senza distinzione di identità tutti i ragazzi che hanno bisogno di aiuto. Determinante sarà l’accompagnamento della Diaspora bosniaca con il rappresentante per l’Italia Medaga Hodzic che è proprio il presidente dell’associazione che a Piacenza e provincia riunisce circa 1.200 cittadini della Bosnia Herzegovina.
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Il testo integrale su Libertà dell'11 gennaio 2009
Il progetto è nato da un viaggio fatto lo scorso anno da Claudio Ferrari (che è anche consigliere comunale) a nome del Comune di Piacenza in Bosnia, a Jajce e Sarajevo. Piacenza, infatti, da qualche anno a questa parte si è fatta sostenitrice della candidatura di Jajce a patrimonio dell’umanità. «Mi ha colpito moltissimo, a Sarajevo (chiamata la Gerusalemme d’Europa) la convivenza possibile tra cristiani e musulmani, la presenza numerosissima di chiese, sinagoghe, moschee - racconta Ferrari -, così ho pensato che fosse utile a dei ragazzi di quinta vedere dal vivo un luogo centrale della storia europea». I ragazzi hanno avuto un grande merito: si sono fidati e, unica quinta dell’Isii Marconi, hanno accettato la proposta. La scuola, con il preside Giampaolo Binelli, ha accolto con favore il progetto lasciando anche una certa libertà di gestione agli organizzatori, tanto che è possibile la partecipazione al viaggio anche di alcuni ex studenti dell’Isii.
Uno degli elementi centrali sarà l’incontro con il generale Jovan Divjak, difensore di Sarajevo durante l’assedio nel conflitto che coinvolse i Balcani dal 1992 al 1996, nonché fondatore dell’associazione “L’educazione costruisce la Bosnia”. L’associazione raccoglie i bambini orfani di Sarajevo e vittime della guerra etnica e protegge senza distinzione di identità tutti i ragazzi che hanno bisogno di aiuto. Determinante sarà l’accompagnamento della Diaspora bosniaca con il rappresentante per l’Italia Medaga Hodzic che è proprio il presidente dell’associazione che a Piacenza e provincia riunisce circa 1.200 cittadini della Bosnia Herzegovina.
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Il testo integrale su Libertà dell'11 gennaio 2009
lunedì 12 gennaio 2009
Torna la messa tridentina
Piacenza - Torna la messa in latino nella diocesi di Piacenza-Bobbio. La prima volta di domenica. Sarà celebrata domenica prossima 18 gennaio nell'Oratorio di S.Giorgio, in Via Sopramuro, alle ore 11,15.
Il Consiglio della Confraternita della Beata Vergine del Suffragio intende in tal modo offrire alla propria comunità ed ai fedeli che partecipano alla Messa festiva nell'Oratorio di S.Giorgio in Sopramuro la celebrazione della liturgia latina secondo il Messale Romano promulgato nel 1962 da Sua Santità Giovanni XXIII.
Tale intendimento è formulato in stretta osservanza al disposto del motu proprio "Summorum Pontificum" di Sua Santità Benedetto XVI, promulgato nel 2007.
I fedeli troveranno nella predetta chiesa un messalino bilingue, latino-italiano, per poter meglio seguire la celebrazione della Messa. La celebrazione della liturgia latina proseguirà nelle successive festività.
Il Consiglio della Confraternita della Beata Vergine del Suffragio intende in tal modo offrire alla propria comunità ed ai fedeli che partecipano alla Messa festiva nell'Oratorio di S.Giorgio in Sopramuro la celebrazione della liturgia latina secondo il Messale Romano promulgato nel 1962 da Sua Santità Giovanni XXIII.
Tale intendimento è formulato in stretta osservanza al disposto del motu proprio "Summorum Pontificum" di Sua Santità Benedetto XVI, promulgato nel 2007.
I fedeli troveranno nella predetta chiesa un messalino bilingue, latino-italiano, per poter meglio seguire la celebrazione della Messa. La celebrazione della liturgia latina proseguirà nelle successive festività.
domenica 11 gennaio 2009
La missione di Padre Segalini assediata dai ribelli
Piacenza - «I ribelli sono qui vicino. Il giorno di Natale hanno ucciso più di 60 persone nella mia ex parrocchia. Temo per la vita di questa gente; se potete, aiutateci». È la drammatica richiesta di aiuto del missionario piacentino padre Romano Segalini, 65 anni, inviato dai Comboniani nella missione di Watsa, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo. I ribelli hanno praticamente stretto sotto assedio la missione di padre Segalini dopo aver sterminato oltre 400 persone da Natale a Capodanno. Uccisioni in strada, stupri di massa, violenze di ogni genere e, soprattutto, il rapimento di tante bambine e di tanti bambini dai 10 ai 15 anni. Le prime per prenderle in moglie, i secondi per arruolarli come soldato.
«La gente scappa nelle foreste perché ha paura» racconta il diacono Roberto Porcari, dell’Ufficio missionario diocesano. È uno degli ultimi che è riuscito a parlare con padre Segalini: «L’ho trovato agitato e molto preoccupato, ha chiesto l’aiuto del vescovo. Teme non tanto per la sua vita quanto per quella della sua gente».
Informato dell’accaduto, il vescovo Gianni Ambrosio ieri mattina ha subito telefonato al vescovo di Terni, Vincenzo Paglia, il presule di riferimento della Comunità di Sant’Egidio. L’associazione è una sorta di ministero degli esteri della Chiesa Cattolica presente in oltre 60 paesi del mondo, soprattutto in Africa. L’obiettivo è riuscire a contattare un sacerdote della Comunità - conosciuto personalmente dallo stesso vescovo Ambrosio - a sua volta in contatto con i ribelli ugandesi che minacciano la missione di padre Segalini. Serve una via diplomatica di mediazione per evitare che le violenze continuino e si estendano alla missione.
Secondo una prima riscostruzione l’attacco sarebbe stato sferrato dai ribelli dell’Esercito di Resistenza del Signore (o Lord’s Resistance Army - LRA), guidato da fondamentalista cristiano Joseph Kony, un soldato che si proclama il ”portavoce” di Dio e medium dello Spirito Santo e che è stato accusato dal Tribunale penale internazionale di crimini contro l’umanità.
Padre Segalini ha chiesto anche l’aiuto dei parlamentari piacentini di ogni parte politica affinché si attivino per bloccare un nuovo massacro.
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Il testo integrale su Libertà dell'11 gennaio 2009
«La gente scappa nelle foreste perché ha paura» racconta il diacono Roberto Porcari, dell’Ufficio missionario diocesano. È uno degli ultimi che è riuscito a parlare con padre Segalini: «L’ho trovato agitato e molto preoccupato, ha chiesto l’aiuto del vescovo. Teme non tanto per la sua vita quanto per quella della sua gente».
Informato dell’accaduto, il vescovo Gianni Ambrosio ieri mattina ha subito telefonato al vescovo di Terni, Vincenzo Paglia, il presule di riferimento della Comunità di Sant’Egidio. L’associazione è una sorta di ministero degli esteri della Chiesa Cattolica presente in oltre 60 paesi del mondo, soprattutto in Africa. L’obiettivo è riuscire a contattare un sacerdote della Comunità - conosciuto personalmente dallo stesso vescovo Ambrosio - a sua volta in contatto con i ribelli ugandesi che minacciano la missione di padre Segalini. Serve una via diplomatica di mediazione per evitare che le violenze continuino e si estendano alla missione.
Secondo una prima riscostruzione l’attacco sarebbe stato sferrato dai ribelli dell’Esercito di Resistenza del Signore (o Lord’s Resistance Army - LRA), guidato da fondamentalista cristiano Joseph Kony, un soldato che si proclama il ”portavoce” di Dio e medium dello Spirito Santo e che è stato accusato dal Tribunale penale internazionale di crimini contro l’umanità.
Padre Segalini ha chiesto anche l’aiuto dei parlamentari piacentini di ogni parte politica affinché si attivino per bloccare un nuovo massacro.
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Il testo integrale su Libertà dell'11 gennaio 2009
Argomenti
padre Romano Segalini
sabato 10 gennaio 2009
Ambrosio incontra la stampa
Piacenza - Sabato 24 gennaio i giornalisti celebreranno la festa del loro patrono, San Francesco di Sales. Il vescovo mons. Gianni Ambrosio celebrerà una messa alle ore 12.15 nella cappella del Palazzo vescovile.Al termine, aperitivo nella sala degli affreschi della Curia vescovile.
La messa sarà il momento conclusivo di un convegno in programma nel corso della mattinata a partire dalle ore 9.30 aperto a tutti gli operatori della comunicazione e che si svolgerà nella Sala delle Colonne di Palazzo Vescovile. Aprirà i lavori il vescovo mons. Gianni Ambrosio con un intervento su “Educazione e comunicazione”; il Vescovo legherà la riflessione sulla comunicazione con il tema dell’educazione che guida l’anno pastorale della diocesi.
A seguire don Marco Barbetta, parroco della parrocchia di San Pio X di Milano, terrà una relazione su “Paolo e il carisma della comunicazione” in occasione del mese di gennaio che la nostra diocesi dedica al grande Apostolo nel corso dell’Anno Paolino. Don Barbetta, vocazione adulta, ha lavorato come ricercatore al Politecnico; diventato sacerdote, è stato cappellano all’Università degli Studi di Milano; amico di don Giussani nella prima ora di Comunione e Liberazione, dedica da anni nella sua parrocchia incontri di formazione incentrati proprio sulla figura di San Paolo.Nella mattinata verrà consegnato il premio giornalistico per i bollettini parrocchiali dal tema “Testimoniare la speranza” dedicato in questo primo anno alla memoria di mons. Gianfranco Ciatti, a lungo direttore de Il Nuovo Giornale e di Radio Città Nuova.
La messa sarà il momento conclusivo di un convegno in programma nel corso della mattinata a partire dalle ore 9.30 aperto a tutti gli operatori della comunicazione e che si svolgerà nella Sala delle Colonne di Palazzo Vescovile. Aprirà i lavori il vescovo mons. Gianni Ambrosio con un intervento su “Educazione e comunicazione”; il Vescovo legherà la riflessione sulla comunicazione con il tema dell’educazione che guida l’anno pastorale della diocesi.
A seguire don Marco Barbetta, parroco della parrocchia di San Pio X di Milano, terrà una relazione su “Paolo e il carisma della comunicazione” in occasione del mese di gennaio che la nostra diocesi dedica al grande Apostolo nel corso dell’Anno Paolino. Don Barbetta, vocazione adulta, ha lavorato come ricercatore al Politecnico; diventato sacerdote, è stato cappellano all’Università degli Studi di Milano; amico di don Giussani nella prima ora di Comunione e Liberazione, dedica da anni nella sua parrocchia incontri di formazione incentrati proprio sulla figura di San Paolo.Nella mattinata verrà consegnato il premio giornalistico per i bollettini parrocchiali dal tema “Testimoniare la speranza” dedicato in questo primo anno alla memoria di mons. Gianfranco Ciatti, a lungo direttore de Il Nuovo Giornale e di Radio Città Nuova.
Vescovo di Bergamo, fumata nera per Lanfranchi
Piacenza - Fumata nera per il piacentino Antonio Lanfranchi a nuovo vescovo di Bergamo. Questa volta pare proprio essere quella definitiva visto che a Bergamo, salvo colpi di scena, andrà monsignor Francesco Beschi, ausiliare di Brescia e dunque del vescovo Luciano Monari (ex Piacenza-Bobbio). Il presule piacentino, oggi vescovo di Cesena-Sarsina, sembrava essere il favorito dell'ultima ora come successore di monsignor Roberto Amadei. In lizza c'erano anche Domenico Sigalini (vescovo di Palestrina e assistente nazionale dell'Azione Cattolica) e Francesco Beschi, vescovo ausiliare di Brescia. Ebbene, salvo colpi di scena, proprio quest'ultimo sarà il successore di Amadei. L'annuncio di Beschi è atteso a giorni.
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venerdì 9 gennaio 2009
Fumata nera per Lanfranchi a vescovo di Bergamo
Piacenza - Ancora una fumata nera per la nomina del piacentino monsignor Antonio Lanfranchi a vescovo di Bergamo. Sembra ormai confermato come l’attuale presule di Cesena-Sarsina sia nella terna assieme a Domenico Sigalini (vescovo di Palestrina e Assistente dell’Azione Cattolica) e Francesco Beschi (ausiliare di Brescia). Da Bergamo l’annuncio della nomina del nuovo vescovo viene considerato imminente, tanto che lo stesso monsignor Roberto Amadei (il capo della diocesi dimissionario per raggiunti limiti di età) dall’inizio dell’anno avrebbe limitato all’essenziale gli impegni ufficiali in agenda. Dal Vaticano nulla trapela se non una possibile pausa di riflessione in corso. L’eventuale annuncio dovrebbe arrivare intorno alla metà del mese.
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Da Libertà di venerdì 9 gennaio 2009
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Da Libertà di venerdì 9 gennaio 2009
Unità dei cristiani, una settimana per uscire dall'indifferenza
Dal 18 al 25 gennaio 2009 si tiene la tradizionale “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani” che vede impegnata anche la diocesi di Piacenza-Bobbio con un proprio programma di iniziative.
Il programma è accompagnato da una lettera di don Ezio Molinari, delegato vescovile per l’ecumenismo, che sottolinea come la “settimana” sia un “tempo forte ed estremamente significativo. Infatti la desolazione della divisione tra i cristiani probabilmente è lo spettacolo più sconcertante che i credenti in Cristo possano offrire al mondo nel quale vivono, e che da loro attenderebbe invece una fraternità e un amore di tutt’altra fatta.
“Si tratta – scrive il sacerdote - di un’avvilente controtestimonianza evangelica della quale tutti siamo parte, nonostante l’impegno personale di tanti, e quello delle moltissime istituzioni ecclesiali che sono coinvolte nel cammino ecumenico. Paradossalmente – dopo tanti secoli – è divenuta una situazione abituale al punto che non vi facciamo più caso, finendo per accettarla come fosse normale. Ecco allora questi otto giorni nei quali far risuonare il richiamo alla conversione, per un ritorno alla fraternità piena, per un’autenticità cristiana diversamente impossibile, per un’identità cattolica altrimenti compromessa in modo irrimediabile”...”.
Questo in sintesi il programma della”settimana”:
Domenica 18 gennaio, ore 17.30, nella chiesa del Monastero delle Carmelitane di via Spinazzi 36 a Piacenza: celebrazione dei Vespri secondo la liturgia cattolica.
Martedì 20 gennaio, ore 21, all’Auditorium della Fondazione di Piacenza-Vigevano, in via S.Eufemia 12: conferenza del prof. Giorgio Tourn sul tema: “1509-2009: Giovanni Calvino e la genesi della modernità occidentale”. Moderatore: prof. Lucia Rocchi, responsabile S.A.E..
Mercoledì 21 gennaio, ore 10.30, al Collegio Alberoni: conversazione del prof. Giorgio Tourn con gli studenti dello Studio Teologico Alberoni su: “Il ministero pastorale in Calvino e nella tradizione riformata. Motivi di confronto e di riflessione per l’oggi”. L’incontro è aperto a tutti.
Ore 17,30: nella chiesa di San Sisto, “Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”. Celebrazione promossa dalla Consulta delle aggregazioni laicali cattoliche (presiede don Ezio Molinari, delegato vescovile per l’ecumenismo).
Giovedì 22 gennaio, ore 10, al Seminario Vescovile di via Scalabrini, il pastore Bruno Gabrielli e il parroco don Antonio Buffa di Villar Pellice incontrano il clero cattolico su: “Differenti Chiese nell’unica città: come vivere da fratelli sullo stesso territorio”. L’incontro è aperto a tutti.
Sabato 24 gennaio, ore 16, nella chiesa ortodossa macedone di San Fermo (Piazzetta San Fermo), meditazione davanti all’iconostasi guidata dai presbiteri ortodossi padre Gregori Catan e padre Yurie Ursachi su: “L’icona, una strada verso il Paradiso”.
Domenica 25 gennaio, ore 17, nella chiesa metodista di via S. Giuliano 7, Piacenza: preghiera ecumenica presieduta dal presidente della Chiesa evangelista metodista dott. Giuseppe Rai, dal vescovo della nostra diocesi mons. Gianni Ambrosio, dai presbiteri ortodossi padre Gregori Catan e padre Yurie Ursachi.
Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio
Il programma è accompagnato da una lettera di don Ezio Molinari, delegato vescovile per l’ecumenismo, che sottolinea come la “settimana” sia un “tempo forte ed estremamente significativo. Infatti la desolazione della divisione tra i cristiani probabilmente è lo spettacolo più sconcertante che i credenti in Cristo possano offrire al mondo nel quale vivono, e che da loro attenderebbe invece una fraternità e un amore di tutt’altra fatta.
“Si tratta – scrive il sacerdote - di un’avvilente controtestimonianza evangelica della quale tutti siamo parte, nonostante l’impegno personale di tanti, e quello delle moltissime istituzioni ecclesiali che sono coinvolte nel cammino ecumenico. Paradossalmente – dopo tanti secoli – è divenuta una situazione abituale al punto che non vi facciamo più caso, finendo per accettarla come fosse normale. Ecco allora questi otto giorni nei quali far risuonare il richiamo alla conversione, per un ritorno alla fraternità piena, per un’autenticità cristiana diversamente impossibile, per un’identità cattolica altrimenti compromessa in modo irrimediabile”...”.
Questo in sintesi il programma della”settimana”:
Domenica 18 gennaio, ore 17.30, nella chiesa del Monastero delle Carmelitane di via Spinazzi 36 a Piacenza: celebrazione dei Vespri secondo la liturgia cattolica.
Martedì 20 gennaio, ore 21, all’Auditorium della Fondazione di Piacenza-Vigevano, in via S.Eufemia 12: conferenza del prof. Giorgio Tourn sul tema: “1509-2009: Giovanni Calvino e la genesi della modernità occidentale”. Moderatore: prof. Lucia Rocchi, responsabile S.A.E..
Mercoledì 21 gennaio, ore 10.30, al Collegio Alberoni: conversazione del prof. Giorgio Tourn con gli studenti dello Studio Teologico Alberoni su: “Il ministero pastorale in Calvino e nella tradizione riformata. Motivi di confronto e di riflessione per l’oggi”. L’incontro è aperto a tutti.
Ore 17,30: nella chiesa di San Sisto, “Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”. Celebrazione promossa dalla Consulta delle aggregazioni laicali cattoliche (presiede don Ezio Molinari, delegato vescovile per l’ecumenismo).
Giovedì 22 gennaio, ore 10, al Seminario Vescovile di via Scalabrini, il pastore Bruno Gabrielli e il parroco don Antonio Buffa di Villar Pellice incontrano il clero cattolico su: “Differenti Chiese nell’unica città: come vivere da fratelli sullo stesso territorio”. L’incontro è aperto a tutti.
Sabato 24 gennaio, ore 16, nella chiesa ortodossa macedone di San Fermo (Piazzetta San Fermo), meditazione davanti all’iconostasi guidata dai presbiteri ortodossi padre Gregori Catan e padre Yurie Ursachi su: “L’icona, una strada verso il Paradiso”.
Domenica 25 gennaio, ore 17, nella chiesa metodista di via S. Giuliano 7, Piacenza: preghiera ecumenica presieduta dal presidente della Chiesa evangelista metodista dott. Giuseppe Rai, dal vescovo della nostra diocesi mons. Gianni Ambrosio, dai presbiteri ortodossi padre Gregori Catan e padre Yurie Ursachi.
Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio
giovedì 8 gennaio 2009
In 12mila per i presepi al Farnese
Piacenza - Si è chiusa con oltre 12mila visitatori la nona edizione della Mostra presepi d’autore tenutasi a Palazzo Farnese. Un successo senza precedenti che ha visto il suo clou domenica scorsa quando al Farnese sono arrivate quasi mille persone, più di Santo Stefano e del primo dell’anno, altri due giorni di grande affluenza. «Abbiamo dovuto lasciare a casa due pullman da Correggio e dal Mantovano - osserva l’organizzatore Sergio Rossi - che sarebbero voluti venire in questo fine settimana ma purtroppo non abbiamo ottenuto la proroga». La mostra è stata visitata da una media di circa 400 persone al giorno (quasi la metà di quanto totalizzato dai Musei Farnesiani in un mese); a vedere i presepi d’autore sono arrivati da tutto il Nord Italia. Il progetto di marketing dell’Associazione presepisti ha funzionato. «I nostri presepi sono stati esposti in tutte le mostre dell’alta Italia - osserva Rossi -. Con il passaparola la gente è arrivata qui. Durante l’anno poi, siamo andati a tenere conferenze nelle scuole piacentine. Anche queste hanno dato i loro frutti: prima della chiusura delle scuole per le festività natalizie sono venute tantissime scolaresche». Non solo: in questo 2009 si comincerà a fare i presepi in primavera. «Abbiamo avuto oltre 70 prenotazioni per il nostro corso che di solito teniamo in settembre. Così abbiamo dovuto farne un altro nel mese di marzo».
I Presepisti piacentini andranno anche in trasferta in Polonia. A Olkusz, gemellata con Pontenure, esporranno circa 25 natività. La novità dell’ultim’ora è che terranno una sorta di stage di quattro o cinque giorni per insegnare i segreti della costruzione dei presepi ai polacchi. In tempi in cui si discute di lasciare o meno i crocifissi negli edifici pubblici a Piacenza avviene una vera e propria riscoperta della natività. «Penso che sia anche un attaccamento alla tradizione - osserva Rossi -; oggi che i flussi migratori ci portano a contatto con il mondo c’è anche la voglia di custodire le proprie origini, delle proprie radici. Nel presepe si vede anche questo».
fri
Il testo integrale su Libertà del 7 gennaio 2008
I Presepisti piacentini andranno anche in trasferta in Polonia. A Olkusz, gemellata con Pontenure, esporranno circa 25 natività. La novità dell’ultim’ora è che terranno una sorta di stage di quattro o cinque giorni per insegnare i segreti della costruzione dei presepi ai polacchi. In tempi in cui si discute di lasciare o meno i crocifissi negli edifici pubblici a Piacenza avviene una vera e propria riscoperta della natività. «Penso che sia anche un attaccamento alla tradizione - osserva Rossi -; oggi che i flussi migratori ci portano a contatto con il mondo c’è anche la voglia di custodire le proprie origini, delle proprie radici. Nel presepe si vede anche questo».
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Il testo integrale su Libertà del 7 gennaio 2008
mercoledì 7 gennaio 2009
Ambrosio, come Magi alla ricerca della verità dell'uomo
Piacenza - "Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti ad adorarla”. Lo dicono i Magi e «in questa affermazione è racchiusa tutta la verità dell’uomo, dalla ricerca umana, del desiderio di luce e di salvezza». È uno dei passaggi principali dell’omelia del vescovo Gianni Ambrosio, nella messa dell’Epifania che si è tenuta in Duomo, accompagnata dalla Cappella Maestro Giovanni (diretta dal maestro Massimo Berzolla). Una messa solenne episcopale un po’ speciale vista la presenza, assieme al vescovo, al vicario generale monsignor Lino Ferrari, al presidente del Capitolo della cattedrale monsignor Eliseo Segalini, del corteo dei Re Magi. Rigorosamente in costume, arrivano dal presepe vivente di Rivalta assieme ad uno stuolo di dignitari e guardie.
«La festa dell’Epifania - dice Ambrosio - è il compimento del mistero del Natale. Dio si manifesta nel volto del Bambino nato a Betlemme. Il Verbo incarnato è venuto nel mondo per liberare tutti gli uomini dall’oscurità e dal peccato». Cita San Paolo e osserva come «la misericordia di Dio ci svela che tutti siamo chiamati a diventare figli adottivi per opera di Gesù Cristo. Tutte le genti sono chiamate in Cristo Gesù a condividere la stessa eredità. L’Epifania è davvero la festa della fede celebrata in primo luogo come dono di Dio e poi nella sua destinazione universale: il dono di Dio per tutti gli uomini».
Fa un certo effetto vedere sei guardie in divisa da soldati di duemila anni fa sullo scalone che conduce alla cattedra del vescovo. Ancora di più se si pensa che tre sono in divisa da Romani e tre da Palestinesi. Sono la scorta del corteo dei Magi che arriverà di lì a poco durante l’offertorio con i doni destinati alla Casa della Carità.
«I Magi arrivano da terre lontane - evidenzia il vescovo Ambrosio -, dunque tutti sono chiamati ad accogliere il Salvatore: è il mistero da accogliere e da adorare. L’Epifania è la festa della fede anche nel suo aspetto umano. In questi Magi venuti da lontano scopriamo la profonda verità del camminare dell’uomo, della sua coraggiosa e inesausta ricerca». «Nel cuore dell’uomo - prosegue Ambrosio - è sempre viva la speranza di arrivare alla verità. E all’uomo che cerca con coraggio e sincerità viene garantita una luce. Nel pellegrinaggio dei Magi gioiamo nel vedere l’incontro tra il desiderio dell’uomo e la volontà di salvezza divina che misteriosamente guida la storia umana». Da una parte «i Magi, con la loro ricerca, hanno cercato Dio», dall’altra «Dio ha guidato il loro pellegrinaggio ed è venuto incontro a loro e all’umanità intera con il dono di gesù Cristo». Poi la stella, presente sullo sfondo del racconto evangelico.
«Guida il cammino dei Magi - osserva Ambrosio - protesi verso la meta della loro ricerca. La storia dell’uomo comincia proprio dalla ricerca dei segni del mistero dentro di sè e poi nel mondo che lo circonda». Una stella, una rivelazione che non è destinata a pochi eletti: «La stella non è riservata solo ai Magi, così come l’Epifania. Sullo sfondo del racconto della vita c’è sempre una stella, un segno, un’indicazione, c’è sempre Dio che conduce gli uomini fino alla presenza del Figlio». «Occorre mettersi in cammino senza cedere allo scoraggiamento - auspica Ambrosio -. Non accontentiamoci mai delle apparenze superficiali, come spesso avviene. I Magi videro il Bambino e riconobbero in lui il Salvatore degli uomini, si inginocchiarono e lo adoraroro. È l’Epifania».
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Il testo integrale su Libertà del 7 gennaio 2009
«La festa dell’Epifania - dice Ambrosio - è il compimento del mistero del Natale. Dio si manifesta nel volto del Bambino nato a Betlemme. Il Verbo incarnato è venuto nel mondo per liberare tutti gli uomini dall’oscurità e dal peccato». Cita San Paolo e osserva come «la misericordia di Dio ci svela che tutti siamo chiamati a diventare figli adottivi per opera di Gesù Cristo. Tutte le genti sono chiamate in Cristo Gesù a condividere la stessa eredità. L’Epifania è davvero la festa della fede celebrata in primo luogo come dono di Dio e poi nella sua destinazione universale: il dono di Dio per tutti gli uomini».
Fa un certo effetto vedere sei guardie in divisa da soldati di duemila anni fa sullo scalone che conduce alla cattedra del vescovo. Ancora di più se si pensa che tre sono in divisa da Romani e tre da Palestinesi. Sono la scorta del corteo dei Magi che arriverà di lì a poco durante l’offertorio con i doni destinati alla Casa della Carità.
«I Magi arrivano da terre lontane - evidenzia il vescovo Ambrosio -, dunque tutti sono chiamati ad accogliere il Salvatore: è il mistero da accogliere e da adorare. L’Epifania è la festa della fede anche nel suo aspetto umano. In questi Magi venuti da lontano scopriamo la profonda verità del camminare dell’uomo, della sua coraggiosa e inesausta ricerca». «Nel cuore dell’uomo - prosegue Ambrosio - è sempre viva la speranza di arrivare alla verità. E all’uomo che cerca con coraggio e sincerità viene garantita una luce. Nel pellegrinaggio dei Magi gioiamo nel vedere l’incontro tra il desiderio dell’uomo e la volontà di salvezza divina che misteriosamente guida la storia umana». Da una parte «i Magi, con la loro ricerca, hanno cercato Dio», dall’altra «Dio ha guidato il loro pellegrinaggio ed è venuto incontro a loro e all’umanità intera con il dono di gesù Cristo». Poi la stella, presente sullo sfondo del racconto evangelico.
«Guida il cammino dei Magi - osserva Ambrosio - protesi verso la meta della loro ricerca. La storia dell’uomo comincia proprio dalla ricerca dei segni del mistero dentro di sè e poi nel mondo che lo circonda». Una stella, una rivelazione che non è destinata a pochi eletti: «La stella non è riservata solo ai Magi, così come l’Epifania. Sullo sfondo del racconto della vita c’è sempre una stella, un segno, un’indicazione, c’è sempre Dio che conduce gli uomini fino alla presenza del Figlio». «Occorre mettersi in cammino senza cedere allo scoraggiamento - auspica Ambrosio -. Non accontentiamoci mai delle apparenze superficiali, come spesso avviene. I Magi videro il Bambino e riconobbero in lui il Salvatore degli uomini, si inginocchiarono e lo adoraroro. È l’Epifania».
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Il testo integrale su Libertà del 7 gennaio 2009
Argomenti
Epifania 2009,
Gianni Ambrosio
martedì 6 gennaio 2009
Anno Paolino, diocesi di Piacenza-Bobbio ricevuta dal Papa
Piacenza - Saranno ricevuti da papa Benedetto XVI i pellegrini che dal 26 al 28 gennaio prossimi prenderanno parte al pellegrinaggio diocesano a Roma per l’anno Paolino. Il pellegrinaggio, guidato dal vescovo Gianni Ambrosio, è solo una delle iniziative che la diocesi di Piacenza-Bobbio ha organizzato per celebrare anche sul territorio locale l’anno Paolino, indetto da Benedetto XVI dal 28 giugno 2008 al 29 giugno del 2009, in occasione dei duemila anni della nascita di San Paolo.
L’udienza con il Papa si terrà mercoledì mattina 28 gennaio nella basilica di San Pietro. I pellegrini arriveranno a Roma due giorni prima, il 26 gennaio. Spiritualità e arte contraddistinguono il primo pellegrinaggio diocesano del 2009. I pellegrini potranno visitare l’Abbazia delle Tre Fontane, la basilica di San Paolo fuori le Mura dove verrà officiata la messa, i Musei Vaticani, le opere del Caravaggio, tra cui la “Conversione di San Paolo” custodita nella chiesa di San Luigi dei Francesi, le catacombe di San Sebastiano.
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Il testo integrale su Libertà del 6 gennaio 2009
L’udienza con il Papa si terrà mercoledì mattina 28 gennaio nella basilica di San Pietro. I pellegrini arriveranno a Roma due giorni prima, il 26 gennaio. Spiritualità e arte contraddistinguono il primo pellegrinaggio diocesano del 2009. I pellegrini potranno visitare l’Abbazia delle Tre Fontane, la basilica di San Paolo fuori le Mura dove verrà officiata la messa, i Musei Vaticani, le opere del Caravaggio, tra cui la “Conversione di San Paolo” custodita nella chiesa di San Luigi dei Francesi, le catacombe di San Sebastiano.
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Il testo integrale su Libertà del 6 gennaio 2009
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