giovedì 6 novembre 2008
NOMINE: Don Basini parroco di Sant'Antonino
Con atto proprio dell’ordinario diocesano il M. R. Musso don Emanuele Massimo, finora vicario parrocchiale della parrocchia di Podenzano, è stato nominato amministratore parrocchiale di:
* San Paolo Apostolo in Pieve di Campi, Comune di Albareto, Provincia di Parma;
* San Giacomo Maggiore in Campi, Comune di Albareto, Provincia di Parma. Ed inoltre è stato a lui conferito l’incarico di collaboratore nel servizio pastorale nell’ambito dell’Unità pastorale 1 del Vicariato Val Ceno - Val Taro.
Piacenza, dalla Curia Vescovile, 5 novembre 2008
il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi
mercoledì 5 novembre 2008
Opus Dei a Piacenza, laici impegnati nella società
«Per abbracciare l’Opus Dei - dice - è indispensabile la disponibilità a lasciarsi formare, fino ad arrivare ad un particolare grado di vita interiore da poter sopportare il peso di una vita impegnativa». In cui, ad esempio, c’è il cilicio, la pratica di mortificazione corporale che lo stesso Revojera ammette talvolta di far uso nei centri dell’Opera. «Far parte dell’Opus Dei significa studiare molto - mette in chiaro -, fare due mezz’ore di adorazione al giorno, la messa quotidiana. C’è un piano di vita da seguire piuttosto serio che consente poi di svolgere un apostolato a 360 gradi». C’è anche un lato oscuro della prelatura personale che Revojera ci tiene a smentire: «L’Opus Dei non ha nulla di segreto tanto è vero che abbiamo anche un sito internet che dice tutto di noi. Le porte dei nostri centri sono aperte, non c’è nulla di misterioso e anche questa supposta ricchezza è una favola. Tutte le nostre opere sociali sono assolutamente in deficit (collegi universitari, scuole, centri per l’infanzia, ambulatori)». «Queste dicerie - secondo il numerario - si sono create per due motivi: prima di tutto perché il diavolo esiste, poi perché la Chiesa è sempre stata calunniata nel passato, cominciando addirittura da Nostro Signore, andando avanti con i martiri cristiani fino a Padre Pio».
Si proietta il filmato di San Escrivà. Il suo messaggio è estremamente attuale: «La promozione dei laici nella chiesa con responsabilità apostolica formativa anche pubblica e poi il messaggio della santificazione della vita ordinaria. Il nostro lavoro può essere il cammino dello nostra santità, della nostra perfezione nel mondo, se lo facciamo con spirito di servizio. A cominciare dalla famiglia per entrare nella società e anche nella politica con la massima libertà per tutti».
I soprannumerari a Piacenza sono 4 o 5: «Ma qui abbiamo moltissimi cooperatori ed amici che seguono la nostra attività e vengono ai nostri ritiri». All’incontro è stato invitato il vescovo Gianni Ambrosio. «San Escrivà ha felicemente messo insieme - osserva il presule - l’attività umana, quindi il senso del lavoro, e l’attività di Dio attraverso la grazia».
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Il testo integrale su Libertà di oggi, 5 novembre 2008
Il ricordo di don Benzi, "pretaccio" di strada
Assente l’ex direttore della Gazzetta dello sport, Candido Cannavò, per un malore. Ha scritto “Pretacci, storie di uomini che portano il Vangelo sul marciapiedi”, citato dalla moderatrice dell’incontro, Rosanna Montani.
C’è don Nicolò Anselmi, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana. «Don Benzi non ha avuto paura di mischiarsi con chiunque - dice -, di andare incontro ai giovani e ai meno giovani che sono in difficoltà con la semplicità, con lo spirito di accoglienza che lo contraddistingueva». «Ha trascinato la Chiesa anche nei luoghi più difficili - continua -. È stato un grande esempio. Oggi c’è la tentazione di ritirarsi in privato, di far fronte da soli ai nostri personali problemi, anche da parte delle nostre comunità cristiane. Don Oreste, invece, ha sempre invitato ad andare incontro, ad uscire là dove c’è bisogno». C’è Edoardo Martinelli, allievo di don Lorenzo Milani a Barbiana, dal 1964 al 1967 (dai 14 ai 18 anni): «Don Milani e Don Benzi: entrambi sono due mistici mancati. La dedizione, il coraggio, la coerenza sono gli elementi comuni; per il resto sono figure completamente diverse: il priore di Barbiana dà la precedenza alla scuola; don Benzi invece attraversa tutti i vicoli tortuosi della vita, anche quelli più marginali, dove ci si infanga».
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Il testo su Libertà del 4 novembre 2008
martedì 4 novembre 2008
Morto don Renato Braghieri, l'ex parroco di Statto
E’ morto, ieri pomeriggio, all’Ospedale civile di Piacenza, don Renato Braghieri, già parroco di Statto ed ora ospite della Casa del Clero di via Torta.
Don Renato Braghieri era nato a San Lazzaro Alberoni (allora Comune autonomo) il 6 giugno 1916 ed era stato ordinato sacerdote il 16 marzo 1941. Ha iniziato il servizio pastorale come parroco di Ebbio per passare nel 1954 alla guida della parrocchia di Muradello. Dal 1972 è stato cappellano alla casa di riposo delle Suore di Sant’Anna al Gargatano; il 10 gennaio 1984 il Vescovo lo ha nominato parroco di Pigazzano e il 27 settembre 1989 di Statto.
Ha rinunciato alla parrocchia il 1° agosto 2004 e si è ritirato alla Casa del Clero.
I funerali saranno presieduti dal vescovo mons. Gianni Ambrosio e saranno celebrati domani, 5 novembre, alle ore 9,30 in cattedrale.
Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio
domenica 2 novembre 2008
Sant'Antonino, don Basini parroco il 16 novembre
Il testo su Libertà del 2 novembre 2008
Ambrosio: Ognissanti è una festa di famiglia
Il vescovo Gianni Ambrosio si è rivolto così ai fedeli che ieri hanno affollato il cimitero urbano per la festa di Ognissanti, nel primo dei due giorni dedicato a chi non c’è più. Era la prima volta del vescovo Ambrosio in questa particolare celebrazione che per tradizione si tiene all’aperto, con l’altare posto davanti al famedio e la gente in piedi nel vialetto centrale e, chi non ci sta, tra le lapidi dei sepolcri ornate di fuori.
«È motivo di consolazione - dice il vescovo - sapere che abbiamo molti amici che hanno vissuto e vivono l’amicizia in Dio. Ora la vivono nella pienezza. Questi amici che ci hanno accompagnato e preceduto vivono per sempre l’amicizia in Dio ma non dimenticano l’amicizia con ciascuno di noi, anzi ci assicurano la loro compagnia e la loro preghiera». Il Vangelo di ieri presentava l’annuncio delle beatitudini. «I santi sono l’interpretazione convincente di questa pagina - osserva il presule -; la vita quotidiana, anche nei suoi aspetti apparentemente banali, anche nei suoi lati a volte oscuri, negli ostacoli di cui è piena, è la strada della santità, è il luogo in cui vivere e testimoniare la fede, la speranza, la carità». La certezza cristiana: «I nostri fratelli e le nostre sorelle che oggi festeggiamo sono beati perché hanno accolto l’annuncio del Vangelo, l’hanno vissuto qui su questa terra. Ci ricordano che anche noi siamo chiamati ad essere un giorno totalmente partecipi della vita di santità e di amore in Dio». «I problemi di ogni giorno sono importanti ma non possiamo lasciarci chiudere nel nostro piccolo mondo quotidiano - prosegue Ambrosio - perchè rischiamo di dimenticare il grande desiderio di santità, di vita nuova presente in noi. Siamo invitati a rispecchiarci nelle beatitudini che sono innanzi tutto un dono e che diventano un impegno, una testimonianza di vita da attuare nella fedeltà e nella coerenza».
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Il testo integrale su Libertà di oggi, 2 novembre 2008
sabato 1 novembre 2008
Il ricordo di don Benzi ad un anno dalla morte
Piacenza - I membri della Comunità Papa Giovanni XXIII presenti nella Diocesi di Piacenza –Bobbio organizzano un evento commemorativo per ricordare il primo anniversario della morte – per noi nascita al cielo – del proprio Fondatore Don Oreste Benzi. La Comunità Papa Giovanni XXIII è presente nella provincia di Piacenza con 3 Case Famiglia ( a Caorso, a Piacenza, a Fiorenzuola), 1 casa di preghiera ed accoglienza (Rottofreno), 2 famiglie accoglienti per un totale i 14 aderenti. Attualmente sono accolte 20 persone. Nel mondo si calcola che ogni giorno circa 40 mila persone mangiano alla tavola predisposta dalla Comunità, che è ormai presente in tutti i continenti con le su strutture ed attività di condivisione. La Comunità Papa Giovanni XXIII ha scelto di ricordare la scomparsa di Don Oreste il giorno 3 novembre 2008 nella Chiesta di San Pietro a Piacenza (Via Carducci angolo Via Romagnosi) attraverso un evento commemorativo articolato in più fasi:
ore 17,30 Tavola Rotonda sul tema educativo: Si parla di emergenza educativa. Chi è in emergenza? I figli che non ascoltano? I genitori che non sanno che fare? La società? Intervengono Candido Cannavò, autore di Pretacci e già direttore ella Gazzetta dello Sport Don Nicolò Anselmi, direttore dell’Ufficio Nazionale di Pastorale Giovanile-Cei Edoardo Martellini, alunno di Don Lorenzo Milani e Coordinatore Centro Studi L.Milani di Vichio
Ore 19,30 Ascoltiamo don Oreste attraverso la proiezione del documentario-intervista “Do you love Jesus”
Ore 20,30 Ascoltiamo don Oreste attraverso la lettura di suoi scritti sui temi educativi Ore 21 Santa Messa presieduta dal Vescovo di Piacenza S.E. Gianni Ambrosio.
venerdì 31 ottobre 2008
L'esorcista di Parma:il demonio si scaccia con il Vangelo
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Il testo su Libertà di oggi, 31 ottobre 2008
giovedì 30 ottobre 2008
Vicari e moderatori, incontro con il vescovo
incontro Vicari episcopali e Moderatori delle Unità pastorali
Martedì e mercoledì, 28 e 29 ottobre scorso, alla Bellotta di Pontenure, il Vescovo ha riunito i Vicari episcopali e i Moderatori delle 39 unità pastorali per l'annuale verifica del lavoro svolto. Il programma dell'incontro ha compreso una relazione di un pastoralista della diocesi di Milano, l'esperienza di sacerdoti piacentini sulle Unità Pastorali di città, pianura e montagna e poi le valutazioni del vescovo mons. Gianni Ambrosio, sempre sulle UU.PP.. Anche se erano già state presentate un paio d'anni fa, il cancelliere vescovile don Mario Poggi ha illustrato i compiti delle figure legate alle nuove circoscrizioni pastorali: i Vicari territoriali e i Moderatori. Il vicario generale mons. Lino Ferrari ha passato in rassegna i possibili cambiamenti ai confini delle UU.PP., mentre mons. Tarli ha tenuto una relazione sui diaconi permanenti e sul loro variegato ministero.
Nella seconda giornata di lavoro il vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani ha parlato del programma pastorale dell'anno in corso; il Vescovo ha illustrato gli estremi della futura missione popolare diocesana, mentre alcune comunicazioni hanno informato i presenti su singoli settori.
Di seguito una sintesi delle due giornate.
L'ESPERIENZA DELLA DIOCESI DI MILANO. La vicina diocesi ambrosiana da alcuni anni sta sperimentando nuove circoscrizioni pastorali che possono essere rapportate alle nostre Unità pastorali. E' una riforma ancora in fase di analisi: ne ha parlato don Luca Bressan, docente di teologia pastorale.
L'attenzione si è poi spostata su Piacenza con alcune riflessioni di Moderatori delle tre zone geografiche diocesane: città, pianura e montagna. Per le Unità pastorali cittadine è intervenuto don Federico Tagliaferri, parroco del Preziosissimo Sangue e moderatore dell'UP. 5 (parrocchie del Preziosissimo Sangue, San Corrado e San Vittore), che conta circa 18 mila abitanti. Don Tagliaferri ha richiamato le finalità dell'U.P. che sono l'espressione di una nuova situazione di Chiesa da raggiungere attraverso diverse tappe: promuovere momenti di vita fraterna per i presbiteri e sostenerli nei loro ritmi di lavoro e riposo; valorizzare i rapporti tra la gente; valorizzare il laicato e salvaguardare le storie delle singole comunità con una particolare attenzione al territorio.
Quali sono stati i tentativi fatti fino ad ora per la realizzazione di queste tappe di percorso? Incontri mensili tra i presbiteri alternati nelle singole parrocchie, disponibilità per Messe e per supplenze tra presbiteri, visite alle parrocchie nei momenti di festa per consolidare i rapporti, pellegrinaggi di U.P., anche all'interno dello stesso territorio. Vi sono poi le iniziative che rientrano nella programmazione tipica dell'U.P.: corsi per fidanzati, formazione dei catechisti, momenti di ritrovo e vacanze estive dei giovani.
Non mancano i problemi come paure generate da cambiamen6i della situazione pastorale dei presbiteri che temono il nuovo ed il confronto; a volte si fanno sentire campanilismi tra le varie comunità; auspicabile la gestione degli spostamenti (alcune famiglie, a seconda delle valutazioni del momento, tendono a spostarsi, per la loro partecipazione alla vita religiosa, da una parrocchia all'altra).
Nel complesso don Tagliaferri ha dato un giudizio positivo sul percorso delle UU.PP.: dall’esperienza vissuta se ne intuisce la portata delle potenzialità. Quella delle UU.PP. è una strada che passa soprattutto attraverso la volontà dei presbiteri: è un limite da superare con un maggiore coinvolgimento delle comunità. Occorre passare da una pastorale "eseguita" ad una "pensata" con le relative verifiche.
Il problema delle nomine: vanno fatte con una visione che superi la singola parrocchia, mentre per i laici occorre non assecondare i “giochi” di persone che tendono a perseguire interessi particolari. Tutto questo limita il percorso di chiesa.
Don Giuseppe Illica, parroco di Castel San Giovanni, ha parlato della sua U.P. che include anche Sarmato. Si è soffermato soprattutto su due livelli di attività: la collaborazione con Sarmato (viene fatto anche un bollettino insieme) e la formazione e la programmazione, settori in cui la vicina parrocchia è abbastanza autonoma. Tra l'altro è in corso la presa in carico da parte dei sacerdoti di Castello di tre parrocchie della valle: Pievetta, Fontana Pradosa e Ganaghello. L'obiettivo sarà quello di salvaguardare l'identità di queste parrocchie, ma non mancheranno i problemi anche perchè non è stata fatta una adeguata preparazione al futuro.
Parlando di clero locale, don Illica ha sottolineato la vita comunitaria dei sacerdoti della città valtidonese e si è soffermato sulle principali iniziative in corso tra cui i gruppi di quartiere, il cui obiettivo non è solo quello della formazione spirituale, ma di muoversi anche in spirito missionario. Questo resta ancora in alcuni casi un obiettivo da raggiungere. Per i problemi don Illica ha parlato di scarsa disponibilità della gente alla collaborazione: il progetto pastorale dovrebbe essere di tutti, ma non è facile superare i particolarismi. Occorre creare gruppi che si autoalimentino nella fede per passare poi alla dimensione missionaria.
Per la montagna sono intervenuti tre Moderatori. Don Luigino Pini, parroco di Bardi, ha ricordato che la realtà sociale della montagna è molto varia anche perchè si va da grosse parrocchie ad altre che non raggiungono i 100 abitanti con forti cambiamenti numerici dall'estate all'inverno. La montagna si sta impoverendo socialmente ed un'ulteriore spinta potrebbe venire dalla chiusura di scuole a cui sembrerebbe portare la futura legislazione. Mentre i giovani stanno prendendo i vizi dei loro colleghi della pianura (ad esempio le notti passate in discoteca), aumentano gli anziani e qui si richiede una pastorale specifica. Gli anziani prevalgono anche tra i presbiteri: la montagna avrebbe bisogno di preti giovani, soprattutto per la pastorale giovanile. Per le piccole parrocchie senza parroco residente si pone il problema di individuare un referente non solo per la normale attività di gestione della chiesa, ma per l'animazione spirituale della comunità.
Don Angelo Busi, parroco di Borgotaro, ha riconosciuto che vi sono difficoltà che però sono anche occasione di lavoro: ad esempio i sacerdoti anziani non si sentono di norma estromessi. Il problema non è trovare nuove figure o affrontare particolari organizzazioni, ma valorizzare quanto vi è già. "Non dobbiamo perderci in costruzioni astratte - ha sottolineato - ma metterci il cuore. Il sacerdote resta un riferimento e la gente ci vuole bene".
Don Piero Lezoli, Vicario episcopale territoriale del Vicariato val Taro e val Ceno, ha ribadito di avere fiducia nell'esperienza che si sta vivendo; ci sono state resistenze ma la gente poi ha capito. Tra le iniziative del suo Vicariato, che comprende le valli parmensi, ha citato la scuola di teologia per operatori pastorali che si tiene da ben trent'anni; in estate tutte le parrocchie vedono aumentare sensibilmente la loro popolazione e, attraverso le feste patronali, viene attuata un'apposita pastorale che diventa momento prezioso di catechesi.
Nel dibattito è stata ribadita la necessità di precisare i compiti delle figure di riferimento, tra cui “i referenti”; vanno sottolineate l'apertura missionaria delle Chiese locali e l'importanza degli incontri domenicali. Invocati anche più stretti rapporti tra vescovo, Vicari e Moderatori, senza trascurare che sul metodo hanno la precedenza i contenuti. Rispetto della tradizione, ma attenzione ai problemi di oggi. "La vera tradizione è vivere non tradizionalmente l'oggi". Emerge il problema di una nuova evangelizzazione.
IL VESCOVO E LE UNITA' PASTORALI. Le conclusioni su questo problema sono state affidate al Vescovo che ha compiuto un'ampia analisi divisa in diversi punti. Ne diamo una rapida sintesi:
- non partire dall'impressione di non avere strumenti: importante è la finalità, prioritaria soprattutto in questo momento di cambiamento;
- il presente non è solo il nostro, ma è anche l'oggi di Dio; il nostro discernimento deve essere aperto a Dio;
- siamo di fronte a scelte importanti e non possiamo fare affidamento solo sul passato; una buona ipotesi di lavoro è salvaguardare il passato, ma vivere il presente;
- occorre guardarci dai pericoli della deriva individualistica;
- attenzione merita l'insieme del popolo di Dio; ognuno di noi è importante nella sinfonia;
- l'istituzione che ha resistito nel tempo è la parrocchia che non è stata istituita per decreto ma è stata voluta dal popolo per la gloria di Dio;
- stiamo attraversando una fase di incertezza istituzionale. Può anche essere positiva perchè ci obbliga a cercare gli elementi importanti, ma questa situazione di incertezza non deve protrarsi eccessivamente nel tempo; occorre impegnarci per avviarci verso la stabilità;
- occorre tenere presente che il popolo non è di nostra proprietà; noi siamo al suo servizio;
- gestione dei cambiamenti: devono essere spiegati e condivisi; avere sempre presente che nostro compito è la cura delle anime, pur nella varietà;
- la parrocchia non è il fine dell'attività pastorale; tanto meno l'U.P; siamo nell'ordine dei mezzi e come tali vanno viste; a proposito di U.P. è consigliabile valorizzare il centro per le iniziative principali;
- importante nella pastorale lo spirito missionario e la collaborazione;
- per quanto riguarda la scelta dei referenti è importante una collaborazione tra Moderatori e Vicario territoriale; il mandato spetta al Vescovo;
- resta fondamentale l'Eucaristia domenicale;
- per quanto riguarda l'attività dell'U.P.: il numero delle Messe domenicali celebrate non può essere lasciato alle decisioni di un singolo sacerdote; anche la ristrutturazione dei beni parrocchiali non può essere lasciata alla responsabilità della singola parrocchia, ma va esaminata a livello di U.P..
Nel pomeriggio di ieri il cancelliere vescovile don Mario Poggi ha precisato quali sono i compiti di varie figure legate alle UU.P.; in particolare quelli dei Vicari e dei Moderatori sono precisati dal Codice di Diritto Canonico e sono attivi in diocesi; il cancelliere don Poggi ha proposto anche alcune indicazioni sul referente pastorale, non ancora istituito in diocesi e destinato a operare nelle comunità in cui manca il parroco residente.
VICARI EPISCOPALI.
Il Codice di Diritto Canonico disciplina la figura del Vicario episcopale nei canoni 476 e seguenti, all'interno del Libro II, titolo III, capitolo II dedicato alla Curia diocesana, articolo I "I Vicari generali ed episcopali". Il canone citato così statuisce_: "Ogni qualvolta lo richieda il buon governo della diocesi, possono essere costituiti dal Vescovo diocesano anche uno o più Vicari episcopali; essi hanno la stessa potestà ordinaria che, per diritto universale, a norma dei canoni seguenti, spetta al Vicario generale, o per una parte della diocesi, o per un genere determinato di affari, o in rapporto ai fedeli di un determinato rito o di un ceto determinato di persone".
A differenza di quello del Vicario generale, l'ufficio del Vicario episcopale, di cui parla per la prima volta il Decreto Christus Dominus 27a, è opzionale.
Spetta al Vescovo diocesano determinarne il numero e le competenze. I criteri di tale scelta terranno conto non soltanto delle esigenze pastorali specifiche ma anche della configurazione, che il Vescovo intende dare al governo della diocesi.
Il Vicario episcopale esercita in nome del Vescovo una potestà ordinaria di carattere esecutivo, da esercitarsi sempre in comunione con il Vescovo, pertanto è necessario determinare l'ambito di giurisdizione del Vicario episcopale, dettando i compiti e le funzioni che egli deve esercitare, specificandone il ruolo con precisione e chiarezza per evitare la sovrapposizione di giurisdizione, o peggio ancora, la incertezza della giurisdizione stessa.
Il Vescovo, se lo ritiene opportuno, può affidare al Vicario episcopale compiti specifici, quali, ad esempio:
Ø seguire personalmente, nell'ambito del consiglio episcopale e anche attraverso rapporti con i soggetti interessati, le nomine riguardanti i presbiteri;
Ø occuparsi delle parrocchie dove il parroco è impedito o assente;
Ø essere vicino ai presbiteri anziani e ammalati;
Ø curare la formazione permanente;
Ø curare che vengano predisposti ed attuati i piani pastorali nelle singole Unità Pastorali;
Ø promuovere corsi di aggiornamento spirituale e culturale per presbiteri e laici;
Ø garantire l'inserimento dell'attività pastorale nell'ambito di quella diocesana;
Ø verificare periodicamente con i ministri ordinati la loro situazione personale e pastorale, anche in vista di provvedimenti da assumere circa la loro destinazione;
Ø visitare le parrocchie ed altre realtà ecclesiali;
Ø convocare i Moderatori e presiederne le riunioni;
Ø coordinare le operazioni elettorali per la scelta dei Moderatori;
Ø amministrare il sacramento della Confermazione quando il Vescovo ne sia impedito;
Ø insediare i Consigli pastorali di Unità pastorale.
IL MODERATORE DI UNITA' PASTORALE
Il can. 374 § 2 CJC prevede la possibilità di riunire all'interno della diocesi le parrocchie in raggruppamenti minori, variamente denominati (Vicariati foranei, unità pastorali, ecc.). Pertanto la figura del Moderatore è disciplinata dai canoni dedicati al Vicario foraneo (can. 553-555 CJC). Infatti, dopo aver stabilito l'equivalenza dei vari termini con cui nei diversi contesti geografici viene determinato il Vicario foraneo (= Moderatore), il suo ufficio è definito in relazione alla presidenza della Unità pastorale. Nel ruolo del Moderatore viene oggi evidenziato, accanto ai tradizionali compiti giuridici e amministrativi di vigilanza, la funzione di coordinamento pastorale e di promozione della collaborazione tra le parrocchie vicine.
La nomina spetta al Vescovo diocesano, in coerenza con il carattere Vicario dell'ufficio. Si raccomanda che il Vescovo ascolti il parere dei presbiteri che prestano il loro ministero nell'Unità pastorale: le modalità di tale consultazione sono lasciate alla discrezionalità del Vescovo. E' facoltà del diritto particolare disporre diversamente in merito alla nomina, stabilendo per es. l'elezione del Moderatore da parte dei presbiteri dell'Unità pastorale.
I compiti che sono affidati dal Diritto al Moderatore sono i seguenti:
Ø in collaborazione stretta con il Vicario episcopale promuove e coordina l'azione pastorale;
Ø manifesta vicinanza ai parroci: incoraggia la corresponsabilità operosa di tutti;
Ø attua gli orientamenti pastorali diocesani;
Ø promuove la collaborazione e l'integrazione delle varie realtà ecclesiali;
Ø si preoccupa delle parrocchie dove il parroco è impedito o assente;
Ø fornisce all'Ordinario gli elementi conoscitivi utili per la provvisione delle parrocchie e destinazione dei presbiteri;
IL REFERENTE
Di seguito alcuni spunti per la figura del referente pastorale (da individuare soprattutto nelle piccole parrocchie dove manca il parroco) desunti da quanto fatto in altre diocesi; nella nostra i referenti non sono ancora stati istituiti in forma ufficiale (seppure in alcuni casi di fatto presenti ed operanti).
Il referente è un cristiano laico, donna o uomo, che si impegna responsabilmente a promuovere l'attività pastorale a lui affidata, per il bene della comunità locale parrocchiale.
Nelle comunità locali, dove spesso non risiede in modo stabile un presbitero o un diacono, il referente pastorale è costituito come punto di riferimento e, in sintonia con il parroco responsabile, come coordinatore delle attività pastorali di quella comunità.
Il referente di comunità si pone al servizio della propria comunità come persona a cui riferirsi, cura l'unità ecclesiale, coordina ogni attività che possa dare attuazione ai programmi dei Consigli di riferimento.
E' persona conosciuta e stimata nell'ambito della comunità per la sua maturità umana e cristiana.
Profilo spirituale. Per svolgere con gioia e serenità il suo servizio nella Chiesa il referente pastorale ravviva le sue motivazioni, attingendo forza nell'incontro con il Signore nella preghiera personale e comunitaria. Cerca di vivere in modo coerente la sua fede cristiana in uno stile di dialogo nella comunità cristiana, aperto all'ascolto delle istanze sociali e culturali del mondo di oggi.
La sua formazione. Il referente pastorale cura la propria formazione cristiana e la propria competenza soprattutto nell'ambito pastorale specifico; a tal fine deve avere l'opportunità di accedere ai percorsi formativi promossi a livello di Vicariato o diocesano.
I "mandati" pastorali. Con i "mandati" pastorali la Chiesa esprime la sua fiducia ai referenti pastorali laici e assegna loro una responsabilità concreta e significativa nell'animazione pastorale delle comunità cristiane. I responsabili dei "mandati" pastorali sono i parroci a livello di responsabilità parrocchiale e i Vicari a livello di Vicariato. Tale responsabilità viene supportata dai rispettivi consigli pastorali parrocchiali in armonia con gli orientamenti pastorali della Diocesi.
Altre precisazioni. La nomina di Vicari, Moderatori, Referenti è quinquennale. Si è discusso anche sulla motivazioni giuridiche che giustificano le UU.PP. Con il Codice si fa riferimento ai can. relativi ai Vicariati foranei; inoltre vi sono le decisioni prese dal recente Sinodo diocesano; vi sono poi i vari pronunciamenti della Cei.
E' stata anche richiamata la funzione che può avere nelle UU.PP. l'équipe ministeriale formata da tutti coloro che partecipano alla realizzazione del progetto pastorale.
CONFINI DELLE UU.PP. Nel pomeriggio di martedì si è parlato pure dei confini delle UU.PP. (è un argomento ancora in fase di analisi) mentre mons. Carlo Tarli, delegato episcopale per il Diaconato permanente, ha svolto una relazione sul ruolo dei diaconi permanenti in diocesi con particolare riferimento al loro apporto con le UU.PP..
Mons. Tarli ha richiamato la storia del diaconato permanente, istituito già all'inizio della Chiesa, poi caduto in disuso e rilanciato con forza dal Vaticano II. Il Diaconato non è quindi un optional, ma primo grado del Sacramento dell’Ordine composto appunto da diaconi, presbiteri e vescovi. In diocesi è iniziato con il vescovo mons. Manfredini all'inizio degli anni Ottanta del secolo scorso: attualmente sono 38 a cui si aggiungono due aspiranti di Fiorenzuola che saranno ordinati il prossimo 22 novembre. Dei 38, 33 sono sposati e 5 celibi; attualmente i diaconi impegnati nel cammino di formazione sono otto. In diocesi attualmente i diaconi svolgono il loro servizio in settori specifici come il cimitero e l'ospedale, negli uffici di curia, ad uno è stata affidata la cura pastorale di alcune parrocchie mentre molti sono impegnati a guidare la celebrazione della Parola nei giorni festivi in assenza/attesa del presbitero.
Ribadito che il Diacono permanente dovrebbe essere impegnato per le sue caratteristiche peculiari e non in un ruolo di supplenza dei presbiteri, mons. Tarli, facendo riferimento alle UU.PP., ha sottolineato che il suo apporto potrebbe essere quello di una migliore organizzazione della pastorale con compiti propri. Certamente la sua posizione è nell'équipe ministeriale.
Le UU.PP., da parte loro, dovrebbero impegnarsi maggiormente per incentivare le vocazioni diaconali (il diacono è una figura ancora poco conosciuta dai fedeli comuni) con la ricerca al proprio interno di persone adatte, chiamate poi alle verifiche e ala formazione necessarie. Nel dibattito è stata ribadita dai presenti l'importanza del Diacono proprio nel suo ruolo istituzionale e alcuni Moderatori hanno manifestato la volontà di impegnare le proprie comunità nella ricerca di nuove vocazioni.
La seconda giornata
La missione popolare diocesana
I lavori sono ripresi nella mattina di oggi, mercoledì 29 ottobre, con una relazione di mons. Giuseppe Busani, Vicario per la pastorale, sul "cammino pastorale dell'anno sull'esperienza dell'educare". In particolare ha riproposto una sintesi ed una rielaborazione del materiale già prodotto relativo all’anno pastorale con un taglio operativo. Lo stesso Vicario per la pastorale ha presentato un documento complessivo sulle Unità pastorali; tale sintesi, sottoposta ora alla visione del Vescovo e dei Presbiteri, sarà destinato nel futuro a diventare il documento base delle UU.PP..
Mons. Busani ha pure annunciato che il prossimo anno, dall’Epifania a fine gennaio, giungerà a Piacenza una mostra documentaria su San Paolo. Data la sua valenza culturalmente ampia si pensa di allestirla, se ci sarà l’accordo con gli organi preposti, in un luogo pubblico della città e potrà entrare a pieno diritto nell’anno dedicato all’educazione.
E’ stata poi la volta del Vescovo che ha parlato in modo particolare della missione popolare diocesana. Mons. Ambrosio ha confermato quanto è già stato deciso; nel 2007 mons. Monari aveva preannunciato una nuova missione popolare, in seguito ne hanno parlato gli organi rappresentativi tra cui il Consiglio Presbiterale, vi sono stati anche recentemente gli incontri con don Luigi Mosconi che ha messo a disposizione l’esperienza maturata nel settore in Brasile e sempre il progetto di una prossima missione è stato confermato. Mons. Ambrosio si è detto favorevole ad una scelta proposta, ma non calata dall’alto ed ogni comunità sarà libera di dare una propria impronta. Come è emerso dal dibattito sarà però soprattutto un evento di chiesa, nuovo rispetto alle missioni del passato tenute dalle Congregazioni, con l’impegno dei “fedeli laici”. Il Vescovo ha anticipato che verrà costituito un gruppo, presieduto da mons. Giuseppe Busani, che sarà chiamato a preparare e poi gestire la missione; missione che dovrà portare alla coscientizzazione in ognuno dello spirito missionario, alla responsabilità e dovrà essere attuata nei luoghi dove operano e vivono i cattolici piacentini.
Sono state rese note anche le date di massima:
dal 16 aprile al 31 maggio 2009 si terranno incontri con il clero e con gli organi rappresentativi nei vari vicariati (con la presenza di don Luigi Mosconi);
nello stesso periodo incontro con gli organismi diocesani di partecipazione (Consigli Pastorale e Presbiterale, aggregazioni laicali,...);
veglia di Pentecoste del 2009 annuncio ufficiale della missione;
settembre 2009 convegno pastorale di preparazione:
ottobre 2009 chiamata dei missionari;
gennaio – giugno 2010 periodo di formazione dei missionari;
settembre 2010 – Pentecoste 2011 celebrazione della missione.
Vi sono state poi alcune comunicazioni:
Fausto Fiorentini ha parlato del rapporto Hospice e assistenza spirituale (partendo del suo libro sull’Hospice di Borgonovo);
l’economo diocesano don Giorgio Bosini ha presentato alcune note operative che così riassumiamo:
- Il Consiglio economico parrocchiale è tassativo e i suoi membri devono essere nominati a tempo determinato;
- le composizione dei Consigli deve essere comunicata all’Ufficio amministrativo diocesano che deve essere coinvolto tutte le volte che se ne presenta la necessità;
- l’amministrazione parrocchiale richiede trasparenza e legalità;
- le comunità hanno il diritto di essere informate anche sulla gestione amministrativa;
- spesso si registra una certa riluttanza a dichiarare la provenienza dei finanziamenti, specialmente quelli dell’8 per mille;
- occorre fare chiarezza sulle proprietà della parrocchia dopo i cambiamenti che vi sono stati negli ultimi tempi;
- occorre mettere in ordine le consegne tra un parroco e l’altro;
- per l’assicurazione degli immobili sono allo studio convenzioni;
- chiedere la verifica di valore storico – artistico in caso di vendita di immobili con più di cinquant’anni (rivolgersi all’Ufficio beni culturali);
- consegnare annualmente all’Economo i bilanci sottoscritti dai membri del consiglio economico;
- per i preventivi chiedere la consulenza e l’aiuto dei tecnici dell’ufficio tecnico diocesano;
- conservare la fatturazione quando si chiedono contributi;
- iniziare i lavori solo dopo le necessarie autorizzazioni;
- dare visibilità agli aiuti che si hanno attraverso l8 per mille;
- chiedere la consulenza degli uffici diocesani in ordine ai tributi da pagare (es. l’ICI);
- avere un incaricato per ogni U.P. per il Sovvenire;
- mettere in rete le scuole cattoliche piacentine e le case di riposo per una migliore gestione del settore;
- seguire e collaborare con la rubrica del Nuovo Giornale dedicata all’informazione dell’Ufficio tecnico e dell’ufficio dei beni culturali.
E’ stata poi la volta di don Giuseppe Lusignani, direttore dell’Ufficio per i beni culturali, che ha richiamato i presenti su alcune scadenze:
la verifica d’interesse storico introdotta dal Ministero nel 2004, in caso di vendita, deve essere chiesta per tempo in quanto il procedimento è piuttosto lento (ci si deve rivolgere all’Ufficio per i beni culturali);
tema sicurezza: la Cei ha predisposto appositi contributi per impianti antifurto. Possibile anche contratti a tempo per impianti di videosorveglianza (anche qui prendere contatto con l’Ufficio per i beni culturali);
è in corso la catalogazione dei beni culturali mobili: già sono state prese in esame il 50 per cento delle parrocchie ed oltre il 60 per cento dei beni (è un’operazione chiesta dal Ministero e dalla Cei, ma utile anche per la salvaguardia del patrimonio artistico culturale);
i lavori di ristrutturazione devono essere programmati con largo anticipo per avere le necessarie autorizzazioni;
sentire sempre l’Ufficio per i beni culturali anche in caso si voglia fare ricorso ad impianti per il risparmio energetico.
Vi sono state poi le comunicazioni di don Giampiero Esopi (sul funzionamento della Casa del Clero) e di don Paolo Mascilongo sul programma dell’Ufficio catechistico.
In chiusura il Vicario generale ha dato comunicazioni sui seminaristi che frequentano le parrocchie (il loro impegno dev’essere finalizzato alla loro formazione); la comunità di suore che prenderà sede a Veano ha stabilito il giorno d’ingresso il 29 novembre prossimo.
Ha concluso i lavori il Vescovo che, accogliendo l’invito di mons. Ferrari, ha confermato che nei tempi forti dell’anno liturgico indirizzerà alla diocesi (o a singoli settori) documenti pastorali; ha ribadito la sua fiducia nelle Unità pastorali e nei Vicariati e, auspicando che la missione abbia un ampio consenso, ha chiesto un forte impegno da parte della componente femminile che negli ultimi tempi sembra essersi affievolita.
Occorre ricuperare – ha detto mons. Ambrosio - uno stile ecclesiale con attenzione alla realtà diocesana. Sulla gestione dei beni ha ricordato che non sono nostri, ma noi siamo solo dei responsabili morali; occorre recuperare una maggiore ecclesialità partendo dalla realtà quotidiana per vivere la nostra condizione di Chiesa.
Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio
lunedì 27 ottobre 2008
Magdi Cristiano Allam a Piacenza racconta la sua conversione
La presentazione, aperta al pubblico e a tutte le Autorità civili e religiose (fino all’esaurimento dei posti), avverrà alle ore 16 presso Palazzo Galli della Banca di Piacenza (Piacenza, Via Mazzini, 14).
“Grazie Gesù” è il titolo dell’ultimo libro di Magdi Allam edito da Mondatori. Il testo ruota attorno al fatto che, nella notte del 22 marzo 2008, durante la veglia pasquale celebrata da papa Benedetto XVI, Allam ha ricevuto dalle mani del Pontefice i Sacramenti della iniziazione cristiana (battesimo, cresima, eucarestia).
“Com’era facile prevedere…”, sta scritto nella prefazione del libro, “…l’evento ha suscitato non solo l’interesse dei mass media di tutto il mondo, ma anche roventi polemiche, alimentate da quanti hanno considerato la decisione di Allam di rendere pubblica la sua professione di fede – e quella del Papa di ratificarla – una sorta di
Una cosa è certa: Magdi Cristiano Allam “…è stato il musulmano che nell’ultimo decennio più di altri si è speso per affermare in Italia un islam della fede e della ragione, tanto da diventare bersaglio di minacce di morte da parte degli integralisti islamici che lo costringono a vivere sotto scorta…”.
Nato Al Cairo nel 1952, Magdi Allam si è laureato in sociologia all’Università “La Sapienza” di Roma. Oltre al volume che costituisce l’oggetto dell’odierno intervento (“Grazie Gesù: la mia conversione dall’Islam al Cristianesimo”), fra quelli recentemente pubblicati con la Mondadori, si ricordano: “Saddam. Storia segreta di un dittatore” (2003), “Bin Laden in Italia. Viaggio nell’Islam radicale” (2002), “Diario dall’Islam” (2002). “Kamikaze made in Europe. Riuscirà l’occidente a sconfiggere i terroristi islamici?” (2004); “Vincere la paura. La mia vita contro il terrorismo islamico e l’incoscienza dell’occidente” (2005); “Io amo l’Italia, ma gli italiani la amano?” (2006); “Viva Israele. Dall’ideologia della morte alla civiltà della vita: la mia storia” (2007).
domenica 26 ottobre 2008
Suor Marina: per l'integrazione mancano gli strumenti di sviluppo
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Don Franceschini in San Savino, una missione nel cuore della città
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Il testo integrale su Libertà di oggi 26 ottobre 2008
sabato 25 ottobre 2008
L'Opus Dei compie 80 anni, incontro a Piacenza
Monsignor Franceschini sul fronte caldo di via Roma
Federico Frighi
Il testo integrale su Libertà del 24 ottobre 2008
venerdì 24 ottobre 2008
48583, un sms per l'acqua
Cooperazione e Sviluppo alla Venicemarathon
Ritorna la campagna “Run for Water, Run for Life”
E' partita la campagna di solidarietà “Run for Water, Run for Life”, che vede insieme per il terzo anno consecutivo la Ong piacentina Cooperazione e Sviluppo e la Maratona di Venezia, la cui 23° edizione è in calendario domenica 26 ottobre. In concomitanza con la manifestazione verrà attivato il numero telefonico che permetterà, con un semplice sms, di dare il proprio contributo alla realizzazione di pozzi per l’acqua potabile nella regione ugandese del Karamoja: da giovedì 23 a domenica 26 ottobre, si potrà donare un euro inviando un messaggio al 48583 da cellulari Tim, 3, Vodafone, Wind e fissi Telecom Italia abilitati al servizio, oppure due euro chiamando lo stesso numero da fisso Telecom Italia. Nello slogan “Run for Water, Run for Life” è racchiuso infatti il legame tra la città che sorge sull’acqua e una delle zone che, nel mondo, più soffre per la carenza di risorse idriche: l’arido cuore ugandese del Karamoja, dove da oltre 25 anni l’associazione fondata da don Vittorione è impegnata in interventi umanitari. A ricordarlo sarà anche lo stand di Cooperazione e Sviluppo – animato da pannelli realizzati dagli studenti del liceo artistico “B. Cassinari” - presente nell’ambito della rassegna ExpoSport al Parco S. Giuliano di Mestre (dal 23 al 26 ottobre), dove a fare gli onori di casa sarà invitato, come testimonial d’eccezione di Venicemarathon, il campione paralimpico Oscar Pistorius. Una preziosa opportunità di incontro che va ad aggiungersi, per il sodalizio piacentino, alla collaborazione con Radio Deejay: l’emittente ufficiale della kermesse, infatti, per l’occasione ha realizzato 7.000 maglie da corsa riportanti lo slogan “Run for Water, Run for Life”, che saranno distribuite presso la postazione di Cooperazione e Sviluppo a tutti coloro che devolveranno un’offerta a sostegno dei progetti di solidarietà portati avanti in Uganda. Come lo scorso anno, sarà presente come testimonial della raccolta fondi per nuovi pozzi, l’atleta Alberico Di Cecco, che commenterà la diretta della maratona insieme ai giornalisti Rai. Tra i top runner della maratona, inoltre, ci sarà l’ugandese Amos Masai, 4^ classificato alla maratona di Padova con 2h16’. Inoltre, a rimarcare la possibilità di sostenere Cooperazione e Sviluppo saranno anche, attraverso la vitalità della musica, le esibizioni del gruppo gospel piacentino delle New Sisters e del complesso senegalese Africa Chiossan al Parco S. Giuliano di Mestre, sabato 25 ottobre. Nuovi traguardi in vista, dunque, lungo il percorso di generosità e sensibilizzazione che, grazie alle due edizioni precedenti della Maratona vissute in prima linea da Cooperazione e Sviluppo, ha consentito la perforazione di quattro nuovi pozzi per l’acqua potabile nel distretto ugandese di Moroto, migliorando le condizioni di vita di 3.362 persone.
Vivere con cinque figli, di cui uno disabile, con duemila euro al mese? Basta crederci
«Anche loro si sentono responsabili - continua - si rendono conto delle difficoltà; a volte mi stupiscono: si accontentano delle cose semplici e sono capaci di donare a chi sta peggio di loro». Alcuni esempi di sopravvivenza quotidiana: «Ci si sposta a piedi, in bici o con i mezzi pubblici; siamo in sette ma abbiamo una sola macchina: un monovolume Lancia vecchio di dieci anni. Quando andiamo in vacanza tutti assieme facciamo i salti mortali per starci e montiamo un portapacchi». Sì, perché riescono ad andare anche in ferie, come la maggioranza dei piacentini: «Una piccola vacanza la facciamo anche noi: quest’estate siamo andati in Puglia, vicino a San Giovanni Rotondo, in un residence dove fanno sconti per le famiglie numerose». Si vive per gli sconti e le agevolazioni: «Ci sono per i libri di scuola dei ragazzi, poi quelle della Family Card. Ci permettono di risparmiare circa il 10 per cento. È poco, ma mattone su mattone si mette su una casa». Si vive anche grazie alla solidarietà della parrocchia: «Ma anche fuori dalla Santissima Trinità, dalle comunità neocatecumenali. Sono in tanti che ci aiutano». Vestiti, generi alimentari ... «Molte volte sembra impensabile arrivare a fine mese. Ma alla fine ti rendi conto che non sei solo».
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Il testo integrale su Libertà del 23 ottobre 2008
giovedì 23 ottobre 2008
FAMIGLIE/Da cinque a 12 figli, le scelte difficili dei genitori coraggio
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Il testo integrale su Libertà di oggi 23 ottobre 2008
mercoledì 22 ottobre 2008
Ambrosio con i bambini della Sant'Eufemia
La scuola cattolica: un canale dove scorre l’acqua che disseta
PIACENZA - Una scuola moderna, molto attiva, caratterizzata da una didattica di qualità, ma soprattutto da un progetto formativo di ispirazione cattolica. Questo il ritratto di sé stesso che l’Istituto Sant’Eufemia di via San Marco ha voluto consegnare – attraverso le parole della dirigente scolastica Simona Fornasari e dei rappresentanti della cooperativa che gestisce l’Istituto - al vescovo di Piacenza monsignor Gianni Ambrosio, che (la settimana scorsa) per la prima volta si è recato in visita presso la scuola, dove ha concelebrato la messa nella basilica di Santa Eufemia e incontrato i bambini e i genitori. La scuola paritaria di ispirazione cattolica offre un servizio formativo che comprende asilo nido, scuola materna e scuola elementare. L’istituto Sant’Eufemia ha – come è noto – vissuto una lunga parte della sua storia sotto la gestione della Congregazione delle Figlie della Carità di S.Vincenzo De’ Paoli: dal 2002 la scuola viene invece gestita da una Cooperativa Sociale sempre collegata fattivamente alla Congregazione stessa.
NOMINE IN VISTA/Don Dosi verso la segreteria del vescovo
Il testo integrale su Libertà di oggi, 22 ottobre 2008
S.Antonino/Don Zancani in pensione dopo 40 anni
Aveva iniziato in San Pietro, come curato, poi in Sant’Antonino come collaboratore parrocchiale. Dal 1985 venne nominato canonico prevosto del Capitolo e parroco di Sant’Antonino.
Fu l’ideatore dell’Antonino d’oro, il riconoscimento - in collaborazione con la Famiglia Piasinteina - conferito al concittadino «che ha lavorato per il Regno di Dio». Gli piace ricordare il compianto monsignor Gianfranco Ciatti e la collaborazione a il Nuovo Giornale: «Sono stato molto bene con lui. Ci trovavamo dopo la messa e scherzavamo insieme». Entrambi erano uomini dalla battuta facile. Monsignor Zancani lo è ancora: «Mi ricordo quella volta che andai a constatare di persona i restauri del campanile di Sant’Antonino fin su in alto sulla bandierina. Una paura ...». Quando tornò finalmente giù disse: «Ci saranno anche tanti parroci più bravi di me, ma io sono stato quello che è salito più in alto». Infine una confessione: «Di solito si fanno dei regali quando si va in pensione. Se posso dirlo - continua sottovoce - io ne vorrei solo uno: che don Giuseppe Basini fosse il mio successore in Sant’Antonino. Sarebbe il regalo più bello». A meno di impedimenti clamorosi, sarà accontentato.
Federico Frighi
Il testo integrale su Libertà di oggi 22 ottobre 2008