lunedì 9 marzo 2009

Scuole cattoliche, alleanza con la famiglia

Diocesi di Piacenza-Bobbio
Ufficio stampa

Due iniziative per la scuola cattolica:
incontro per docenti e genitori (11 marzo)
ed un corso per supplenti (dal 25 marzo)

La Cooperativa cattolica per la scuola e la formazione della diocesi di Piacenza-Bobbio promuove nei prossimi giorni due importanti iniziative formative. Mercoledì prossimo, 11 marzo, dalle ore 16,45 alle 18,30, presso il Seminario vescovile di via Scalabrini 67, la dott. Elisabetta Musi, docente di pedagogia sociale e pedagogia delle differenze all’Università Cattolica, interviene sul tema: “Crescere insieme docenti e genitori: quando l’azione educativa diventa un patto condiviso”.
La riflessione intrapresa tra docenti e genitori in questi due anni sul tema: “Alleanza educativa tra scuola e famiglia” trova ora il suo culmine nella definizione di buone pratiche attraverso le quali le scuole di ispirazione cristiana e le famiglie si impegnano a vivere per camminare insieme e giungere ad una proficua collaborazione.
“L'incontro – precisa la presidente della Cooperativa, Chiara Sacchi - è conclusivo di un percorso, all'interno del piano pastorale diocesano sull'educazione, che ha visto le scuole riflettere sul dialogo con le famiglie. In particolare 14 scuole hanno fatto avere le loro esperienze. La dott. Musi rilancerà alle scuole atteggiamenti e linee per far diventare le prassi scolastiche contesti attraverso i quali i genitori si sentano sempre più partecipi della vita della scuola. Positivo, in questa stagione di stanchezza e di continui attacchi alla scuola, è l'impegno delle scuole a dare significati all'educazione”.

SUPPLENTI. La seconda iniziativa è l'ormai consueto corso per persone che desiderano essere segnalati nelle scuole cattoliche. Tale corso, in programma dal 25 marzo al 15 aprile, offrirà un primo approccio conoscitivo delle scuole cattoliche (finalità, scelte educative, organizzazione), della professionalità docente, dei ragazzi di oggi e della progettualità. A tutti gli iscritti sarà chiesto di partecipare ai tre incontri.
Nelle scuole paritarie sono in vigore le stesse leggi delle scuole statali riguardo i titoli abilitanti all’insegnamento; pertanto è necessario, per poter accedere al Corso, essere in possesso di: diploma magistrale o liceo pedagogico conseguito negli anni antecedenti l’a.s. 2001/2002; laurea in scienze dei processi educativi (nido); laurea in scienze della formazione primaria (infanzia, primaria); laurea per classi di concorso (secondarie); concorsi abilitanti; corsi speciali abilitanti indetti dalle università
Al termine del corso, sulla base della partecipazione agli incontri e dell’effettivo coinvolgimento, la Cooperativa stenderà un elenco di segnalazioni che verrà inviato a tutte le scuole durante l’estate e sarà un riferimento per il conferimento di supplenze nell’anno scolastico 2009/’10 da parte del gestore della singola scuola/istituto.
Questo il programma: mercoledì 25 marzo, “Scuola cattolica: identità e missione”, Chiara Sacchi, presidente della Cooperativa Cattolica; mercoledì 1° aprile, “Identità docente: motivazioni e competenze”, Chiara Sacchi; mercoledì 15 aprile, “Quale bambino/ragazzo/adolescente è affidato alle cure di un’insegnante?”. Intervento a più voci con docenti di ogni ordine di scuola. Sarà possibile organizzare un quarto incontro sulla base di un interesse emerso dai partecipanti.
Le iscrizioni vanno fatte attraverso un apposito modulo da inviare entro il 20 marzo alla Cooperativa: Via Chiostri del Duomo 12 (piano terra), Piacenza o tramite e-mail, indicando tutti i dati richiesti, all’indirizzo: sacchiara@libero.it . Il corso si terrà presso la sede della Cooperativa dalle ore 16,45 alle ore 18,45; ad eccezione del primo che inizierà alle 16,15 con la presentazione, la registrazione degli iscritti e la raccolta delle quote (viene chiesto un contributo di 25 euro).
Nella scheda d’iscrizione dovranno essere indicati: cognome e nome, luogo e data di nascita, indirizzo, e-mail, titoli di studio (indicare la data in cui si è conseguito il diploma/laurea e l’istituto/università) e titoli abilitanti all’insegnamento (indicare la data in cui si è conseguito il concorso o il corso abilitante).

domenica 8 marzo 2009

Migranti, dalla legalità l'integrazione

Piacenza - «È attraverso il dialogo e la comunicazione tra le persone che rappresentanti di culture diverse possono trovare la comune umanità. E questa buona comunicazione non può prescindere dalla conoscenza giuridica». Con le parole del vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, si è aperto ieri il primo corso di formazione giuridica organizzato dalla Migrantes nazionale e da Migrant’s Law. Un corso che verrà riproposto nella maggior parte delle regioni italiane e che prende il via a Piacenza perché - come evidenzia il direttore di Migrantes nazionale, padre Gianromano Gnesotto - «è qui che il beato Giovanni Battista Scalabrini fondò la società San Raffaele con Toniolo e Gaspare Landi, è da questa casa che iniziò la formazione di religiosi e laici sui diritti e doveri dei migranti». Una quarantina i partecipanti alla prima lezione del corso (a numero chiuso) tra legali, operatori nel settore, volontari, religiose, sacerdoti. A fare gli onori di casa il direttore della Migrantes diocesana, padre Franco Visconti, che è anche il superiore della casa madre degli Scalabriniani. In cattedra la coordinatrice scientifica, Paola Scevi, docente di diritto delle migrazioni alla Cattolica di Piacenza.
fri

Il testo integrale su Libertà dell'8 marzo 2009

sabato 7 marzo 2009

Fondo anticrisi, obiettivo 300mila euro

Piacenza - Un fondo straordinario di solidarietà da almeno 300mila euro con prestiti individuali fino a un massimo di 3mila euro. È uno degli obiettivi più ambiziosi del comitato di saggi messo a punto dalla diocesi per gestire gli interventi legati alle conseguenze della crisi economica. È stato ufficializzato ieri pomeriggio nel corso del primo incontro del comitato nella nuova sede Caritas di via Giordani. Il fondo diocesano di solidarietà, com’è noto, è stato aperto dal vescovo Gianni Ambrosio che vi ha dirottato 50mila euro provenienti dall’8 per mille. È un fondo che non sarà per sempre ma avrà un limite temporale: il 2011. I trecentomila euro prefissati si contano di raggiungere attraverso donazioni e contributi pubblici e privati. Per cominciare, il vescovo Ambrosio ha proposto che la quarta domenica di Quaresima (il prossimo 22 marzo) sia destinata a una colletta in tutte le parrocchie. Altro aspetto del fondo di solidarietà è la raccolta di denaro che verrà destinato alla fetta più povera della popolazione, alle famiglie senza reddito che saranno aiutate con la donazione di generi alimentari e altre necessità concrete. In parallelo alla raccolta fondi il comitato diocesano si deve occupare dell’erogazione degli aiuti. A questo proposito sarà utile favorire la nascita i gruppi di volontari per l’accompagnamento sui temi del lavoro, della casa, della gestione del denaro e degli stili di consumo.
fri

Il testo integrale su Libertà del 7 marzo 2009

venerdì 6 marzo 2009

Crisi, la missione della Chiesa è di offrire la speranza

Piacenza - «Di fronte ai 370miliardi di dollari dati alle banche per la crisi, all’impotenza di salvare la vita a Eluana, al fallimento del multiculturalismo sentiamo il bisogno di qualche cosa d’altro di quanto di disperabile le autorità politiche ed economiche ci offrono. La missione della Chiesa è di offrire la speranza». A sottolinearlo è stato monsignor Giampaolo Crepaldi ieri sera in S.Ilario. Di fronte ad una corrosione della speranza, ad una sua strumentalizzazione (mutui concessi a chi non poteva farvi fronte) «partendo da Dio - ha osservato il segretario del Pontificio consiglio Giustizia e Pace -, occorre avere il coraggio di rimboccarsi le maniche in uno spirito di solidarietà, di amicizia e di valori civili. Nessuno potrà uscirne da solo. Ce la faremo insieme se riusciremo a ritrovare qualche valore che abbiamo messo nel cassetto».
fri

Il testo integrale su Libertà del 6 marzo 2009

A Sckokai il premio Stefania Rossi

Piacenza - Un grazie a Stefania Rossi «santa laica nella realtà in cui ha operato», alla famiglia «a cui spesso ho sottratto il tempo», all’Azione Cattolica «motivazione del mio impegno in politica e nel sindacato per essere protagonisti dentro la storia». Sono i tre grazie che Aldo Sckokai, 69 anni, ha voluto lasciare dal palco dell’auditorium di Sant’Ilario. Maestro, direttore didattico, consigliere comunale nella Democrazia Cristiana, oggi sindacalista Cisl, Sckokai ieri sera ha ricevuto il premio della terza edizione del “Riconoscimento pubblico alla memoria di Stefania Rossi”, assegnato dall’Azione cattolica diocesana. Il riconoscimento era inserito nella settimana di studi sociali promossa dall’Ac e dall’Ufficio diocesano di pastorale sociale. Quattro incontri legati al tema della speranza che si sono chiusi con l’intervento del vescovo Giampaolo Crepaldi, presidente del Pontificio consiglio Giustizia e Pace. I duemila euro del premio Stefania Rossi sono stati donati dal vincitore al fondo di carità appena aperto dal vescovo Gianni Ambrosio (ieri in prima fila) per combattere la crisi. «Non ci ho pensato due volte - dice Sckokai - quando ho saputo che il premio era in denaro. Oggi sono il segretario dei pensionati della Cisl; da questo osservatorio vedo le nuove povertà: chi perde il lavoro, chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese perché ha 500 euro di pensione, le famiglie che hanno in casa un non autosufficiente e che non possono permettersi la badante». In un auditorium gremito di laici iscritti o vicini all’Azione Cattolica - presenti, tra gli altri, gli assessori provinciali Patrizia Calza e Gianluigi Ziliani e l’assessore comunale Paolo Dosi, oltre al presidente dell’Ac Pierpaolo Triani e all’assistente generale don Paolo Camminati - Sckokai ha voluto sottolineare il ruolo dell’Azione Cattolica nella società di oggi: «Ha un’idea sballata chi pensa alle persone dell’Azione Cattolica come laici chiusi nelle canoniche e nelle sacrestie. Noi siamo dentro la storia, con i problemi della storia che cerchiamo di affrontare.
fri

Il testo integrale su Libertà del 6 marzo 2009

Rinnovato il sito internet della diocesi

Piacenza - Il sito internet della diocesi è stato completamente rinnovato per rendere più agevole l’uso di tale mezzo d’informazione. A parte l’ascolto dei consigli che sono pervenuti in questi anni di attività, la nuova versione - progettata da don Riccardo Lisoni - deriva dal fatto che il sito è pensato come un “portale”, quindi sono state inserite tutte le realtà della diocesi.
Resta immutato l’indirizzo: www.diocesipiacenzabobbio.org. In apertura della prima pagina (home page), in alto, ben visibili sono richiamate, con immagini (che scorrono e con rimandi interni), i tre principali eventi della vita diocesana (restano visibili due o più settimane).
La nuova versione pone in maggiore evidenza gli ultimi interventi del Vescovo (si possono leggere, però, anche i precedenti) e la trasmissione tv “Le strade della vita” (di cui è possibile vedere l’ultima puntata), la prima pagina del Nuovo Giornale linkata al sito del settimanale, orari delle messe, comunicazioni dell’amministrazione e informazioni utili. In particolare segnaliamo la possibilità di scaricare tutta la modulistica dell’Ufficio amministrativo, Beni culturali, Cancelleria, ecc. (cfr. Documenti).
Nella prima pagina sono indicati anche altri eventi della vita pastorale con particolare attenzione all’attualità. L’aggiornamento è settimanale. Per agevolare il visitatore sono stati predisposti diversi percorsi: per la consultazione si può utilizzare il menu in testa all’home page; i rimandi e i singoli articoli, ed, inoltre (questa è una novità) è stata predisposta, in alto a sinistra, la “mappa del sito”, cioè uno strumento che permette di scegliere le singoli voci avendo davanti l’intera struttura. Predisposto anche un servizio di invio diretto di documentazione a chi ne farà richiesta attraverso l’iscrizione alle mailinglist
Il sito viene aggiornato, se non vi sono esigenze particolari, ogni settimana a cura di Valentina Carenzi (Ced della Curia) e di Fausto Fiorentini (Ufficio Stampa della diocesi).

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

Crisi, sono 14 i saggi della diocesi

Piacenza - È stato ufficializzato il comitato di “saggi” chiamato a gestire il fondo anticrisi dato vita da Caritas e diocesi di Piacenza-Bobbio. Il comitato si incontrerà per la prima volta oggi alle ore 17 e 30 nella nuova sede della Caritas, in via Pietro Giordani 21. Del comitato fanno parte don Giorgio Bosini, economo della diocesi di Piacenza-Bobbio, Sandro Busca, già segretario generale della Cisl, Pier Paolo Cagnani, presidente dell’Ucid, Elena Camminati dell’Azione Cattolica. Giuseppe Chiodaroli, direttore della Caritas diocesana, Enrico Corti, responsabile ufficio pastorale sociale e del lavoro, monsignor Lino Ferrari, vicario generale diocesi Piacenza - Bobbio, gli economisti Ettore Gotti Tedeschi e Paolo Rizzi, Massimo Magnaschi, responsabile osservatorio delle povertà della Caritas, Marco Rezzoagli, referente Caritas per l’unità pastorale di Castelsangiovanni e Sarmato, Carlo Sartori, già comandante polizia municipale di Piacenza, Pierpaolo Triani, presidente Azione Cattolica e docente Università Cattolica, Elena Zuffada, direttrice dell’Osservatorio per il cambiamento delle amministrazioni pubbliche dell'università Cattolica. Il comitato di saggi dovrà gestire il fondo di carità della diocesi di Piacenza-Bobbio e promuovere le iniziative necessarie ad alimentarlo. La Caritas, sempre nel medesimo comunicato, ha confermato come il vescovo Gianni Ambrosio abbia inoltre deciso di dotare il costituendo fondo straordinario di solidarietà di 50.000 euro provenienti dal fondo diocesano dell'8x1000, cui si aggiungeranno le offerte delle parrocchie nonché i contributi di soggetti pubblici e privati e le libere donazioni dei cittadini.

Il testo integrale su Libertà del 6 marzo 2009

mercoledì 4 marzo 2009

Crisi, il vescovo stanzia i primi 50mila euro del fondo di carità

Piacenza - Cinquantamila euro come primo aiuto contro la crisi. Lo stanziamento è stato deciso dal vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, e rappresenta il capitale iniziale di quello che dovrà essere il fondo anticrisi deciso dalla diocesi nell’ultimo consiglio pastorale tenutosi alla Bellotta di Pontenure. I soldi stanziati dal vescovo fanno parte del “forziere“ dell’8 per mille che, di fatto, rappresenta la principale fonte di entrata diocesana. È il primo passo del piano anticrisi che si concretizzerà in micro crediti da erogare alle famiglie bisognose. Al fondo dovranno arrivare anche i contributi di una sorta di colletta tra le parrocchie della diocesi. Non solo: verosimilmente anche il denaro messo a disposizione dalle fondazioni. La Caritas si sta muovendo proprio in questa direzione. L’obiettivo è quello offrire alle banche locali - quattro hanno dato la loro disponibilità - una garanzia concreta alla base dei micro crediti alle famiglie. Poiché è verosimile che, secondo le statistiche, il 30 per cento dei prestiti non venga restituito, ecco che il fondo serve proprio a tutelare chi i prestiti deve erogarli.
L’operazione si inserisce in uno scenario molto più ampio che riguarda gran parte delle diocesi italiane. A fine mese, tra il 23 e il 26 marzo, si riunirà il consiglio permanente della Cei per definire i dettagli del fondo di garanzia per le famiglie in difficoltà voluto dallo stesso cardinale Angelo Bagnasco.
Assieme allo stanziamento del fondo è stato formato anche un comitato che dovrà accollarsi tutte le iniziative per la gestione degli aiuti anticrisi e il reperimento dei fondi. Una sorta di comitato di super saggi diocesani parallelo a quello civico coordinato dal Comune di Piacenza. La squadra è diretta, in questo caso, dal direttore della Caritas diocesana, Giuseppe Chiodaroli. Ne farebbero parte, tra gli altri, l’ex segretario della Cisl, Sandro Busca, l’ex comandante della polizia municipale Carlo Sartori, il professor Paolo Rizzi, sempre della Cattolica e l'economista Ettore Gotti Tedeschi.
fri

Il testo integrale su Libertà del 4 marzo 2009

Don Enzo e il kibbutz di Nomadelfia

Piacenza - La scomparsa di don Enzo Berté (al secolo don Luigi), 96 anni, apostolo di Nomadelfia e successore di don Zeno, ha lasciato orfani i tanti piacentini che ne hanno sentito parlare e i pochi che, avendolo conosciuto tanti anni fa, hanno la fortuna oggi di esserci ancora e di poter raccontare quell’incontro. Tra costoro c’è l’intera famiglia Gelmini, padre di Bergamo, madre di Modena, trapiantata a Piacenza nei primi anni Cinquanta e oggi, a tutti gli effetti, piacentini d’adozione. Tre dei quattro figli (Roberto, Gemma e Agnese) sono nati nelle case di Nomadelfia. Il quarto, Marco - forse il più conosciuto a Piacenza per essere stato assessore comunale nella prima amministrazione Reggi - pur non essendo venuto al mondo nella città della fraternità, ne ha colto i principi sin da piccolo. Già perché i genitori, Cesare e Ave, sono stati tra i fondatori laici di Nomadelfia, dove sono rimasti dal ’47 al ’57; nell’ex campo di concentramento di Fossoli, trasformato in cittadella della fraternità, si sono conosciuti e, nel 1951, sposati.
«Don Enzo per me non è stato solo un prete - ricorda commosso Cesare Gelmini - ma un prete fratello. È come se se ne fosse andato un componente della mia famiglia». Era stato lo stesso don Enzo a consigliare ai signori Gelmini di lasciare Nomadelfia per una vita più sicura dove avrebbero comunque potuto testimoniare i valori della città al resto del mondo. Gelmini arrivò a Piacenza dove trovò lavoro al Collegio Sant’Isidoro e, successivamente, all’Università Cattolica. Don Enzo, ogni qualvolta si trovava vicino a Piacenza, lo andava a trovare fermandosi a casa. «Nei primi anni Settanta - ricorda Cesare - venne con don Zeno. Si fermarono una settimana e visitarono la Cattolica e il Collegio Alberoni, dove don Enzo si era formato. Poi lo portai a Riva di Pontedellolio, nel cui cimitero riposano i suoi parenti. Il suo legame con Piacenza era molto stretto e molto sentito». «Che cosa mi ha lasciato? Lo spirito di vivere in una comunità di ispirazione cristiana, non una comunità religiosa ma di cristiani che creano una nuova società dove si accettano i figli di tutti, si vive tutti insieme e nessuno possiede nulla, in uno spirito di fraternità assoluta, come quello degli Atti degli Apostoli». Il figlio Marco ha scelto la strada della politica ed è a Roma in veste di coordinatore della segreteria dell’ex ministro Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista: «Ricordo Nomadelfia, le sue fattorie dove ogni famiglia aveva decine di bambini e i figli erano i figli di tutti. Giravamo in mezzo alle tartarughe, quando si pranzava la tv era vietata, si viveva la vera vita comunitaria. Quando sono andato in Palestina ho visto la stessa cosa nel kibbutz».
fri


Il testo integrale su Libertà del 4 marzo 2009

Migrantes: niente ronde, la sicurezza si fa con l'integrazione

Piacenza - Formazione giuridica per chi opera tra i migranti, affinchè il cammino dell’integrazione possa avvenire sotto il segno della legalità. Niente a che vedere con le misure di sicurezza: non è con le ronde che si raggiunge la coesione sociale.
A pensarla così è il direttore nazionale di Migrantes, padre Gianromano Gnesotto, tornato ieri nella sua Piacenza per presentare, assieme a padre Franco Visconti (direttore della Migrantes diocesana nonché superiore degli Scalabriniani) il primo corso di formazione giuridica per volontari che operano nel campo dell’immigrazione.
«È necessario conoscere e rispettare le regole - osserva padre Gnesotto - per riuscire ad intervenire. Non è con le ronde che si può raggiungere una coesione sociale. È l’esatto contrario: attraverso le azioni di coesione sociale, come effetto, si avrà la sicurezza». «Assistiamo invece oggi ad uno strabismo - evidenzia lo scalabriniano - che rovescia il punto di vista. Vanno invece investite forze e risorse che rafforzino la coesione e l’integrazione. E qui il cammino è molto più impegnativo. Si tratta di mettere in campo dei contenuti che rendono la vita degna di essere vissuta. Non si risolvono le cose con una semplice passeggiata».
Formazione, dunque, prima di tutto.
Così Piacenza diventa capofila per tutta la regione Emilia Romagna e l’Italia in generale. «Piacenza è la città del beato Scalabrini, il padre dei migranti - osserva Gnesotto -, un punto di riferimento sia pastorale sia dal punto di vista normativo, in particolare nella tutela dei diritti e nella promozione dei doveri dei migranti. Questo è proprio il nostro obiettivo: far conoscere ai volontari e a coloro che si occupano dell’accoglienza il quadro normativo attuale». Il corso, con la direzione scientifica della professoressa Paola Scevi (Cattolica di Piacenza e università di Bergamo), è organizzato dalla Migrantes nazionale e associazione Migrant’s Law. Si rivolge ai volontari di Migrantes Nazionale dell’Emilia Romagna, ai volontari delle Caritas e delle altre associazioni del settore. Si partirà sabato 7 marzo alla presenza del vescovo Gianni Ambrosio.

fri

Il testo integrale su Libertà del 3 marzo 2009

martedì 3 marzo 2009

Addio a don Enzo, il successore di don Zeno a Nomadelfia

Piacenza - È morto la notte scorsa a 96 don Enzo Berté, al secolo don Luigi Berté. Piacentino, originario di Pontedellolio, era il successore di don Zeno, il fondatore di Nomadelfia. Nomadelfia è la città sorta nel Dopoguerra nell’ex campo di concentramento di Fossoli (Carpi) per ospitare centinaia di bambini senza famiglia e oggi trasferitasi in Toscana. Qui, don Enzo, per 24 anni ha svolto la sua missione di parroco. I funerali si terranno domani, a Grosseto.«Era una persona paterna, sorridente, serena, fedele in tutto e per tutto alla sua vocazione improvvisa e a don Zeno». Don Giancarlo Conte, parroco di San Giuseppe Operaio, lo ricorda così. Aveva conosciuto don Berté tanti anni fa, quando, con l’Azione Cattolico, andò in visita a quella straordinaria città che è Nomadelfia. «Quando seppe che ero di Piacenza - racconta - si commosse e si mise a parlare delle sue terre e di Morfasso, la parrocchia in cui incontrò don Zeno e in cui nacque la sua vocazione. Da lì, contro il parere di tutti, decise di andare a Nomadelfia». Il suo nome di battesimo era Luigi, ma don Zeno gli aveva imposto il nome di Enzo per ricordare un giovane seminarista ucciso dai nazifascisti. Da allora per tutti era don Enzo. Nato il 3 aprile 1913 a Pontedellolio, a 3 anni e mezzo era rimasto orfano di madre. Nel 1925 entra al Collegio Alberoni. Suoi compagni di studio sono i futuri cardinali Casaroli, Oddi, Samorè, Tonini. Ordinato sacerdote il 13 marzo 1937, viene inviato come cappellano nella parrocchia di Morfasso. In quella parrocchia, nel maggio del 1942, don Zeno è invitato a predicare dall’allora parroco don Squeri. L’incontro lo sconvolge. È il primo sacerdote che abbraccia definitivamente la causa e l’opera di don Zeno. Dopo l’8 settembre 1943, don Zeno parte con alcuni giovani per attraversare il fronte e su don Enzo cadono le responsabilità dell’Opera Piccoli Apostoli, sparsa in varie parrocchie del Modenese. In quei mesi don Enzo, oltre a produrre personalmente alcune carte d’identità false per gli ebrei, tiene i collegamenti con i sacerdoti dell’Opera che creano una rete di solidarietà per la Resistenza e nei confronti dei perseguitati. Nel 1950 don Zeno e i Piccoli Apostoli si trasferiscono nell’ex campo di concentramento di Fossoli, dove nasce Nomadelfia. Alla fine del 1954 va a Grosseto per chiedere al vescovo, monsignor Galeazzi, di realizzare una nuova forma diocesana di convivenza e collaborazione fraterna fra sacerdoti, assumendosi l’incarico di alcune parrocchie. Il 15 gennaio 1981, mentre don Zeno sta morendo, incontra, in maniera imprevista e provvidenziale, Giovanni Paolo II e pregano insieme per il fondatore di Nomadelfia. All’inizio del 1985 don Enzo è eletto come secondo successore di don Zeno.
fri

Ruini: deludenti le pastorali di famiglia e matrimonio

Piacenza - «I risultati della pastorale della chiesa per la famiglia e il matrimonio sembrano deludenti: crescono infatti sia la difficoltà a percepire il significato e l'importanza del matrimonio sia la fragilità delle unioni coniugali». Lo ha sostenuto il cardinale Camillo Ruini che sabato scorso a Modena ha pronunciato la prolusione alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del tribunale ecclesiastico emiliano, di cui fa parte anche la diocesi di Piacenza-Bobbio. L'ex presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha riconosciuto, parlando della propria esperienza, «la grande difficoltà nel preparare e convincere coloro che intendono sposarsi a contrarre un vero matrimonio, a far comprendere il suo senso, la sua necessità umana e sociale». Intanto calano le cause di annullamento del vincolo matrimoniale pervenute al Tribunale Ecclesiastico Emiliano, ma aumenta la litigiosità dei coniugi coinvolti in questi procedimenti. Si trascinano così sempre più a lungo le udienze, aumentando il carico di lavoro dell'ufficio.
La mancata volontà di avere figli è la motivazione più frequente per le avvenute dichiarazioni di nullità. La provincia più coinvolta nelle cause di nullità è stata Modena con 67, seguita da Reggio Emilia con 43, da Piacenza con 38 e da Parma con 35.
fri

Il testo integrale su Libertà del primo marzo 2009

lunedì 2 marzo 2009

Clausura, no party

Piacenza - Torte nuziali, bomboniere e un po’ di mambo e merengue con l’adorazione perpetua proprio non vanno d’accordo. Nulla importa se le suore sono sudamericane. A sostenerlo sono le monache di clausura messicane del monastero di Veano alle quali proprio non va giù che un’ala della struttura possa ospitare ricevimenti nuziali. Con il proprietario dell’immobile - l’Opera Pia Alberoni che invece sostiene il contrario - hanno ingaggiato una sorta di “braccio di ferro”, conclusosi, almeno per ora, con l’udienza dal vescovo la scorsa settimana. Nel complesso di Veano di Vigolzone, dal 29 novembre del 2008, hanno trovato casa dieci monache dell’ordine delle Adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento. La comunità di contemplative arriva dalla Spagna e, nel 2006, dopo aver ricevuto la benedizione del vescovo Luciano Monari e, ancora prima, del Vaticano, aveva fatto richiesta di ospitalità all’Opera Pia Alberoni. L’ente di ispirazione religiosa aveva acconsentito, riconoscendo nella scelta anche una importante possibilità di valorizzazione di un luogo - Villa Alberoni - con una storia così significativa. Senonché, come già si faceva in passato, l’Opera Pia sarebbe intenzionata ad ospitare anche matrimoni con relative cerimonie. Il parco con i cedri del Libano secolari importati direttamente - così si narra - da monsignor Alcide Marina (già nunzio in Medio Oriente) negli anni Trenta con la valigia diplomatica, è una scenografia fantastica per il giorno del sì. Solo l’ipotesi non ha fatto più dormire la notte le monache di clausura messicane. La superiora si sarebbe anche rivolta all’Opera Pia Alberoni dalla quale, a quanto si è appreso nei “sacri corridoi”, si sarebbe sentita rispondere “picche”. Le povere monache, a questo punto, la settimana scorsa sono andate a raccontare tutto al vescovo Gianni Ambrosio. Il presule ha ascoltato la storia e ha promesso un suo intervento.
fri

Il testo integrale su Libertà del 2 marzo 2009

sabato 28 febbraio 2009

Nozze religiose, 38 richieste di annullamento

Piacenza - Sono 38 le cause di annullamento del matrimonio cattolico trattate dal Tribunale ecclesiastico nella diocesi di Piacenza-Bobbio nel corso del 2008. Il dato è stato reso ufficialmente noto a Modena durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario ecclesiastico alla presenza del cardinale Camillo Ruini, oltre che del vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico regionale emiliano, monsignor Vittorino Tazzioli. Per la diocesi di Piacenza-Bobbio, alla cerimonia hanno preso parte monsignor Renzo Rizzi (dal 1996 giudice del Tribunale ecclesiastico), don Stefano Antonelli (Difensore del Vincolo) e il cancelliere di curia don Mario Poggi. La “sacra rota” emiliana comprende le diocesi di Carpi, Fidenza, Modena-Nonantola, Reggio Emilia, Parma e, appunto, Piacenza-Bobbio. Nell’intero territorio l’attività pendente dal 2007 contava 154 cause. Lo scorso anno ne sono entrate, in tutto, 202: 13 a Carpi, 6 a Fidenza, 67 a Modena-Nonantola, 38 a Piacenza-Bobbio, 35 a Parma, 43 a Reggio Emilia. Al 31 dicembre del 2008 le pendenti erano 170.Ma quali sono i motivi di annullamento del matrimonio religioso riscontrati dalla “sacra rota” regionale? Il più diffuso riguarda i coniugi che più o meno deliberatamente abbiano espresso la volontà dell’esclusione della prole (93 cause andate a buon fine, 34 negative). In altri 77 casi uno o entrambi i coniugi hanno messo in dubbio l’indissolubilità del matrimonio che dunque non sarebbe stato “per sempre” come sostiene la Chiesa (17 i casi negativi). Altre 55 unioni sono state annullate perché, secondo i giudici ecclesiastici, all’atto delle nozze uno o entrambi i coniugi non erano in grado di valutare il valore del sacramento che sia accingevano a contrarre (18 le cause negative). In altri 59 casi il vincolo è stato annullato perché uno o entrambi i coniugi hanno evidenziato incapacità psichica nell’assunzione degli oneri matrimoniali (19 i casi rigettati). Quattro sono stati coloro che invece hanno deliberatamente escluso la fedeltà fin dalle nozze (7 le cause rigettate). Vi sono poi altri motivi di nullità che, nonostante il comune sentire ritenga oggi anacronistici, in realtà esistono eccome. Per fortuna in poche unità. Quattro sono i casi in cui è stata accertata la simulazione totale del consenso da parte di uno o di entrambi gli sposi (6 cause rigettate); in due è stato accertato il timore reverenziale; infine, in un caso i giudici hanno riconosciuto l’errore di uno sposo sull’identità dell’altro e hanno annullato le nozze.
fri

Il testo integrale su Libertà del 28 febbraio 2009

venerdì 27 febbraio 2009

Morto l'ex rettore del seminario di Bobbio

E’ morto mercoledì 25 febbraio, all’ospedale San Martino di
Genova (era stato ricoverato per un malore improvviso), mons. Colombano
Mazzoni. Nato a Pietranera (parrocchia nel Comune di Rovegno, Genova) il 14 ottobre
1923, era stato ordinato sacerdote a Bobbio l’11 giugno 1949. Ha iniziato il
servizio pastorale come curato a Borzonasca, è stato poi parroco di
Alpicella, quindi Rettore del seminario di Bobbio.
Inoltre è stato direttore dell’Ufficio amministrativo della Curia di Bobbio
e, quando la diocesi è stata unita a quella di Piacenza, ha continuato la
sua collaborazione con il nuovo Vicariato della Val Trebbia.
Nel 1958 ha ricevuto la nomina a Cappellano di SS. con il titolo di
monsignore. Era anche canonico della concattedrale di Bobbio. Da alcuni mesi
si era ritirato nella casa di riposo di Lumarzo - Gattorna nel Genovese.
I funerali si terranno nella mattinata di oggi, venerdì, alle ore 10,30,
nella concattedrale di Bobbio.

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

martedì 24 febbraio 2009

Cattolici e musulmani, un dialogo possibile

Piacenza - Una riflessione sui temi importanti della società che coinvolgono direttamente il mondo cattolico. È l’obiettivo del ciclo di appuntamenti organizzato da Punto Incontro, a cura del Servizio diocesano Cultura Lavoro Scuola. Ieri sera il debutto con un tema particolarmente attuale: il rapporto tra cattolici e musulmani. Ad aiutare la riflessione monsignor Eliseo Segalini che nel corso del suo intervento ha sempre fatto riferimento a documenti ufficiali per aiutare a comprendere il cammino di formazione del Forum Cattolico-Musulmano tenutosi a Roma lo scorso anno. Si è partiti dal concilio, passando per il discorso del Papa a Ratisbona, per il caso Magdi-Allan, la preghiera militante a Milano e Bologna, fino ad arrivare alla prolusione del cardinale Jean-Louis Tauran per l’inaugurazione dell’anno accademico 2008-2009 della Pontificia Facoltà Teologia dell’Italia Meridionale.
Partendo dai documenti ufficiali, i quali si ricordano, ad esempio, che non parla di più conversione ma di dialogo e rispetto per le altre religioni e per coloro che le praticano. Illuminante, a questo proposito, l’osservazione del cardinale Tauran: «Il dialogo interreligioso in un certo senso è una grazia, perché mi mette in continuo stato di vigilanza spirituale; mi spinge ad essere coerente e testimone». Il prossimo appuntamento di Punto Incontro è fissato per lunedì 2 marzo dalle ore 18 e 15 alle 20 nella saletta dei Chiustri del Duomo 12. Si parlerà di “Pluralismo e laicità dello Stato: il caso di Francia, Italia e Quebec”. Introdurrà Donata Horak.
fri

Il testo integrale su Libertà del 24 febbraio 2009

Al via il corso di restauro degli immobili ecclesiastici

Piacenza - Con il via al corso di restauro la diocesi di Piacenza-Bobbio ha dato ufficialmente il là al progetto di laboratorio per il recupero dei beni architettonici ecclesiastici. Nella sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile, trasformata in aula didattica, ha preso avvio il primo atto concreto del percorso inaugurato lo scorso 6 febbraio con il convegno sul restauro sostenibile alla Volta del Vescovo. «In questo corso base di 85 ore (suddivise in moduli) si prenderà in esame una vasta carrellata di temi riguardanti i vari aspetti del restauro - osserva don Giuseppe Lusignani, direttore dell’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della diocesi -, proprio per fornire un momento di approfondimento e di aggiornamento destinato ai professionisti del settore». «Con questo progetto di diocesi laboratorio - osserva don Lusignani - Piacenza si può candidare ad essere un polo importante nel settore del restauro dei beni ecclesiastici».
I vantaggi, per il sacerdote, saranno diversi: «Riuscire a perdere meno tempo possibile nella realizzazione dei progetti, avere tecnici preparati anche sugli aspetti più nuovi, creare una rete di scambi e di informazioni». «Far vedere che si è all’altezza dei beni che si vogliono recuperare - evidenzia - ha poi una ricaduta in termini di interesse e fiducia anche per chi un giorno potrà decidere di sostenere i progetti». Poi l’aspetto pastorale insito «nel proporre qualche cosa di importante nella formazione dell’uomo in un determinato territorio».
La peculiarità del corso rende l’iniziativa una delle poche a livello nazionale: «Si tratta di beni storici legati al patrimonio ecclesiastico i cui progetti devono fare in modo di preservare i valori che il bene stesso trasmette. Una chiesa ben restaurata valorizza l’intera comunità parrocchiale».
fri


Il testo integrale su Libertà

lunedì 23 febbraio 2009

Ambrosio e la crisi: sobrietà, discrezione ed efficacia

Piacenza - Un fondo di carità per aiutare le famiglie piacentine a superare la crisi economica. Lo ha deciso la diocesi di Piacenza-Bobbio al termine del consiglio pastorale alla Bellotta di Pontenure. A porte chiuse l’assemblea per pubblico e giornalisti, è stato il vescovo Gianni Ambrosio, al termine, a darne notizia nel corso di un incontro con la stampa. In quattro punti la ricette per affrontare una crisi «la cui entità - evidenzia lo stesso vescovo - per ora ci sfugge». In quattro punti un piano le cui caratteristiche dovranno essere in linea con quanto chiesto da papa Benedetto XVI: sobrietà, discrezione ed efficacia.Primo: la carità. «Senza la carità non c’è la Chiesa - osserva Ambrosio -. Se vogliamo uscire da questa situazione di emergenza dobbiamo educarci ad uno stile di vita diverso». Secondo: la creazione di un comitato di esperti impegnato a trovare i fondi, a dialogare con le istituzioni, a dare indicazioni operative.Terzo: il fondo di carità, o solidarietà. Un conto che dovrà essere alimentato attraverso i canali tradizionali di chiesa e parrocchie. «La quaresima è tempo di penitenza e di digiuno - evidenzia il vescovo -, si possono organizzare, ad esempio, cene il cui corrispettivo viene inviato al fondo; poi una sottoscrizione rivolta a tutte le persone che sono più ricche ma anche a coloro che sono povere e generose». Quarto ed ultimo: parte del fondo di carità verrà impiegato come fondo di garanzia per microcrediti alle famiglie bisognose (dai 2 ai 4-5mila euro, da utilizzare, ad esempio - come confermato da vescovo e direttore Caritas - per pagare qualche rata del mutuo casa). Sono già quattro le banche locali che hanno dato la loro disponibilità. La Caritas diocesana viene investita dell’attuazione del progetto: dovrà tenere i rapporti con gli istituti di credito e monitorare le esigenze che si vengono a creare con la crisi.
fri

Il testo integrale su Libertà del 22 febbraio 2009

sabato 21 febbraio 2009

Un fondo di carità contro la crisi

Piacenza - La Chiesa piacentina fa sue le difficoltà che singoli e famiglie stanno provando di fronte all’attuale crisi economica ed interviene con proposte concrete. Le ha illustrate questa mattina lo stesso vescovo mons. Gianni Ambrosio al Consiglio Pastorale Diocesano riunitosi alla Bellotta di Pontenure per affrontare l’ultimo suo impegno relativo all’attuale anno pastorale che ha come tema l’educazione (questa mattina l’argomento era “educare alla sobrietà”); la prossima seduta del 16 maggio vedrà impegnato il principale organismo rappresentativo per la programmazione, sul futuro impegno della missione diocesana.
Mons. Ambrosio ha riconosciuto che stiamo vivendo momenti di difficoltà e la Chiesa piacentina ha già diverse iniziative in atto, tuttavia intende intervenire anche con proposte specifiche.
La linea degli interventi dovrà essere “sobria”, “discreta” ed “efficace”. Con questo stile dovrà essere portata in primo piano la carità cristiana senza la quale non vi è Chiesa; non c’è nemmeno vita sociale.
Ma come esprimere questa carità sul piano operativo? In tempi brevi verrà costituito un gruppo di persone chiamate a formulare un piano per il reperimento dei fondi necessari e per la relativa distribuzione. Tutto dovrà essere fatto in collaborazione con le istituzioni operanti sul territorio.
Si dovrebbe giungere alla costituzione di un fondo straordinario e per questo verranno mobilitati i canali ordinari della carità diocesana. Nel settore sono operanti la Caritas diocesana, diciassette Caritas parrocchiali, le Conferenze di San Vincenzo, le parrocchie ed altre istituzioni (Azione cattolica, Acli, ecc.). Non si esclude il lancio di una sottoscrizione.
Quali gli obiettivi? Certamente maggiori risorse per quelle istituzioni che già operano nell’aiuto alle persone in difficoltà (sono i canali abituali che recentemente sono già stati potenziati come la mensa della fraternità che apre anche alla sera); un secondo filone è rappresentato dalla costituzione di un fondo di garanzia che possa permettere alle banche di concedere aiuti anche a persone che non sono in grado di fornire le richieste assicurazioni da parte degli istituti di credito.
Infine il piano operativo: qui verrà mobilitata soprattutto la Caritas diocesana che verrà invitata a mettere a disposizione le proprie competenze. Allo stato attuale delle cose non è possibile precisare i tempi di attuazione, ma mons. Ambrosio non ha avuto dubbi: ci si dovrà muovere in tempi brevi.
Mons. Ambrosio è intervenuto, come detto, alla seduta del Consiglio Pastorale Diocesano, dopo aver ascoltato una lunga relazione dell’economista piacentino Ettore Gotti Tedeschi, noto per i suoi interventi sulla stampa specializzata (è anche editorialista dell’Osservatore Romano). Il relatore ha analizzato l’attuale crisi economica, ne ha evidenziato le cause ed ha sostenuto che non si giungerà ad una soluzione se si prescinde da un’autorità morale. L’economia – sintetizziamo il senso della relazione dell’economista – è uno strumento a disposizione dell’uomo; ultimamente è diventata una scienza autonoma come conseguenza di una società che ha smarrito il senso della vita. Questa crisi deriva dalla perdita totale di moralità, è una crisi di valori, non ha motivazioni finanziarie, ma culturali. Gotti Tedeschi ha analizzato il percorso che negli ultimi decenni ha portato a questa situazione soffermandosi sui vari momenti.
Infine le sue proposte: attraverso un modello di vita che faccia riferimento alla sobrietà, i popoli occidentali (Europa e America del Nord) devono aiutare quelli in difficoltà mettendoli in condizioni di partecipare in modo attivo al processo economico (sul modello di quanto è già avvenuto per Cina ed India). Alla base di questa scelta vi sono ragioni etiche, ma non solo: il processo ha anche precise motivazioni economiche.
Altri contributi sono venuti da esponenti della comunità diocesana. Ad esempio don Francesco Cattadori, responsabile dell’ufficio per la pastorale del matrimonio e della famiglia ha richiamato il ruolo della famiglia in questa crisi; il diacono Giuseppe Chiodaroli, direttore della Caritas diocesana, si è soffermato su quanto la Caritas sta già facendo per aiutare persone in difficoltà
Ai membri del Consiglio sono state date informazioni su alcune attività diocesane tra cui le iniziative per la prossima quaresima, la collaborazione tra oratori e cooperative di educatori e i prossimi appuntamenti per la pastorale della famiglia.


Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

Preti piacentini ai campionati Il Signore scia con voi

Piacenza - Anche due preti piacentini hanno partecipato alla decima edizione de “Il Signore scia con voi”, il campionato di sci per ecclesiastici che ogni anno si tiene sulle nevi del comprensorio del Cimone. Ai cancelletti di partenza si sono presentati don Filippo Guaraldi (ex curato di Fiorenzuola, oggi a Vignola) e don Franco Sagliani. Discreta la prestazione di quest’ultimo. Il parroco di San Polo si è classificato 40esimo su 70 nello slalom gigante con il tempo di uno e 15.
fri