lunedì 22 ottobre 2012

Aperto in diocesi l'anno della fede

In una cattedrale gremita di fedeli e con una solenne cerimonia densa di simboli, concelebrata dal clero assieme al vescovo Gianni Ambrosio, si apre l'Anno delle fede nella diocesi di Piacenza-Bobbio. Si apre con una coincidenza particolare, la festa della dedicazione della cattedrale di Piacenza. «Le pietre dell'edificio chiesa e le pietre vive di questa comunità si intrecciano e ci richiamano alle grandi cose che Dio compie nella storia umana grazie agli uomini di fede» evidenzia il vescovo durante la solenne omelia. La processione iniziale, a cui prendono parte anche i 36 delegati laici delle Unità pastorali, varca in silenzio la soglia della porta principale del Duomo di Piacenza, la "porta fidei" della diocesi. Accolta all'interno della cattedrale dalla litania dei santi, eseguita da una formazione dei diversi cori della diocesi diretta da Anna Solinas e Paola Gandolfi (all'organo il maestro Gabriele Barbieri). Accanto al vescovo, il vicario generale monsignor Giuseppe Illica e il vicario episcopale monsignor Giuseppe Busani.


Il vescovo Ambrosio fa inizialmente memoria del sacramento del battesimo, partenza del cammino della fede di ogni persona. Nell'omelia richiama la prima lettura con Salomone e le braccia alzate verso il cielo. «Raffigura bene la missione della Chiesa - evidenzia il vescovo -, la vita di fede è vita di preghiera e le mani alzate verso il cielo aiutano ad alzare lo sguardo ed a prendere coscienza che Dio è nei cieli ed è quaggiù sulla terra». Ancora: «La preghiera ci fa conoscere la presenza di Dio ovunque e Gesù Cristo è il fondamento della nostra fede. Accogliamo dunque l'Anno della fede con le mani rivolte al cielo». Le mani rivolte verso il cielo, tuttavia, non sono sufficienti se non sono accompagnate da un atteggiamento auspicato dal beato papa Carol Wojtyla nella sua omelia ad inizio di pontificato. Il vescovo Ambrosio lo richiama per i fedeli di Piacenza-Bobbio. «Risuona per noi ancora una volta il messaggio del beato Giovanni Paolo II: "Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo". Questo memorabile messaggio vi è la traduzione concreta del Concilio».

Dopo l'omelia, prima della professione di fede, il vescovo compie la cosiddetta "traditio", la consegna del Credo nella versione del Simbolo apostolico ai delegati laici delle Unità pastorali accompagnati dai rispettivi sacerdoti moderatori. Contemporaneamente i diaconi distribuiscono copia del testo a tutta l'assemblea. La sottolineatura del Credo, lo ricordiamo, risponde all'invito del Papa a riscoprire la fede contenuta nel motu proprio "Porta fidei" con il quale Benedetto XVI ha indetto l'Anno della fede, in contemporanea con i 50 anni dell'apertura del Concilio Vaticano II e con i 20 anni della diffusione del Catechismo della Chiesa cattolica. Al termine della messa la recita della preghiera a "Maria Ianua Coeli" dinanzi alla Madonna del Popolo. L'Anno della fede si chiuderà il 24 novembre del 2013

Federico Frighi


15/10/2012 Libertà



domenica 21 ottobre 2012

Don Cavalli a Sarmato

Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 16 ottobre 2012 il M. R. Cavalli don Silvio, finora parroco di Calendasco PC, lasciando i precedenti incarichi, è stato nominato parroco della parrocchia di Santa Maria Assunta in Sarmato, Provincia di Piacenza, resasi vacante in seguito a trasferimento ad altro ufficio dell’ultimo titolare il M.R. Barbattini don Guerrino.








domenica 14 ottobre 2012

Morto don Giuseppe Ferrari, ex parroco di Podenzano

E’ morto questa mattina, domenica 14 ottobre, all’ospedale civile di Piacenza, dopo lunga malattia, don Giuseppe Ferrari, già parroco di Podenzano e ultimamente residente alla Casa del clero di Piacenza. I funerali verranno celebrati mercoledì prossimo, alle ore 15, a Bedonia, nel santuario mariano del centro parmense. Il rito sarà presieduto da un delegato del Vescovo essendo mons. Gianni Ambrosio fuori Piacenza per motivi del suo ministero. Domani sera, lunedì, alle ore 17, un S.Rosario sarà recitato nella camera mortuaria dell’ospedale. Martedì alle ore 20,30, una S.Messa sarà celebrata a Podenzano, alla stessa ora il S. Rosario sarà recitato nel santuario di Bedonia e nella chiesa parrocchiale di Farini d’Olmo, dove don Ferrari è stato parroco.


Don Giuseppe Ferrari è nato a San Vincenzo di Borgotaro il 15 settembre 1933 ed ha ricevuto l’ordinazione presbiterale il 30 maggio 1956. Ha iniziato il proprio servizio pastorale come curato a Bedonia, quindi il 1° maggio 1974 è stato nominato parroco di Farini d’Olmo; il 14 luglio 1994 ha ricevuto la nomina di parroco in solido moderatore della parrocchia di Podenzano, incarico a cui ha rinunciato per motivi di salute il 15 settembre2008 per ritirarsi alla Casa del clero di Piacenza.

sabato 13 ottobre 2012

Don Barbattini in Santa Teresa

Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 10 ottobre 2012 il M. R. Barbattini don Guerrino, finora parroco di Sarmato PC, lasciando i precedenti incarichi, è stato nominato prevosto della parrocchia di Santa Teresa in Piacenza, resasi vacante in seguito a trasferimento ad altro ufficio da parte dell’ultimo titolare il M.R. Chiesa mons. Luigi.


Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 10 ottobre 2012 il M.R. Vincini mons. Gianni, vicario episcopale territoriale e parroco di Fiorenzuola d’Arda PC, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia dei S.S. Gervaso e Protaso in San Protaso, Comune di Fiorenzuola, Provincia di Piacenza, in seguito a decreto di inabilità nei confronti dell’ultimo titolare il M.R. Carini don Antonio.

Piacenza,
dalla Curia di Piacenza,

12 ottobre 2012



venerdì 12 ottobre 2012

Piesse, una storia di accoglienza

(fri) Cinquant'anni di accoglienza nella parrocchia del Preziosissimo Sangue fissati in filmato di venti minuti. E' stato presentato l'altra sera nell'oratorio di via Zanella il Dvd che la parrocchia ha voluto all'interno delle iniziative per il cinquantesimo anniversario della fondazione. Il Dvd - ne sono state stampate 500 copie a disposizione nella segreteria parrocchiale - è stato realizzato da una squadra di sei ragazzi del gruppo di quarta e quinta superiore: Anjan Maserati, Alessadro Morsia, Luca Pampurini, Simone Staboli, Federica Savinelli, Marta Iannone; guidati da tre educatori: Gianluca Bariola, Elisa Ghiadoni e Paolo Bartoletti; diretti da un regista e montatore: Andrea Roda; con la supervisione dei due parroci: don Umberto Ferdenzi e don Federico Tagliaferri.


Questi gli autori. Il cast vede la partecipazione di decine di parrocchiani di oggi e di ieri. «Abbiamo iniziato le riprese ad ottobre dello scorso anno - racconta Bariola - ed abbiamo incontrato praticamente tutte le fasce di età della popolazione parrocchiale. Le abbiamo invitate a cena e al termine intervistate su come si sono sentite accolte qui al Preziosissimo Sangue». Nel filmato anche immagini che documentano le vacanze a Mariano negli anni Sessanta e Settanta con i giovani di un tempo. Poi le interviste fuori dalla chiesa e a casa della gente. Un lavoro enorme di oltre dieci ore di filmati che rimarranno a disposizione degli archivi parrocchiali. Il Dvd, per ragioni di sintesi, racchiude tutto in circa venti minuti di documentario filmato.

La seconda parte è invece fotografica. Nello strumento digitale sono state inserite anche alcune centinaia di foto delle migliaia raccolte nel lavoro di documentazione storica di questi cinquant'anni di Preziosissimo Sangue. Una piccola parte sono state stampate in carta fotografica e sono visibili nella mostra attualmente aperta in parrocchia.

Le manifestazioni per il Cinquantesimo continuano. Questa domenica, dalle ore 16, nell'oratorio di via Zanella si terrà il Preziosino d'oro. Una sorta di Zecchino d'oro con i canti e i giochi dei bambini. Giovedì 11 ottobre, cinquantesimo dell'apertura del Concilio Vaticano II, alle ore 21, al Preziosissimo Sangue parlerà l'ex vescovo di Piacenza-Bobbio Luciano Monari, oggi vescovo di Brescia. Tema dell'incontro pubblico: "Cinquant'anni di Concilio, cinquant'anni di parrocchia, quale futuro per la comunità del Preziosissimo Sangue».


04/10/2012 Libertà

giovedì 11 ottobre 2012

Piesse, la route del Cinquantesimo

La route del Cinquantesimo della parrocchia - non del cinquantesimo del gruppo scout che si terrà tra due anni - per gli scout del Preziossimo Sangue ha avuto come scenario le alte cime delle Alpi tirolesi e svizzere, percorse, per una volta, in sella alle due ruote. La route, "strada" dal francese, è una componente fondamentale dell'esperienza Agesci, un particolare campeggio estivo, caratterizzato da un cammino fisico e spirituale.

«Nella strada che si fa vediamo la metafora della vita - spiega don Federico Tagliaferri, che con don Umberto Ferdenzi guida la parrocchia di via Zanella -; durante il cammino accadono tante cose, le necessità che si creano, il farsi carico degli altri, lo zaino sulle spalle, il costruire la tenda che è il luogo in cui si fa rifugio, la conoscenza degli altri; abbiamo sperimentato che la strada è il luogo dove si forma la comunità. Tutto avviene mentre tu cammini e alla fine trovi che sei cambiato tu e tutta la comunità. Questo ti dà una forza particolare nella crescita personale».
«Un cammino che di solito facciamo a piedi - osservano Camilla e Alice - ma che stavolta, a votazione, abbiamo deciso di fare in bicicletta». Così ecco 460 chilometri percorsi in sette giorni (dal 12 al 19 agosto) sulle piste ciclabili italiane, austriache e svizzere, una ventina di giovani piacentini della parrocchia del Preziosissimo Sangue (sette ragazze e tredici ragazzi), uno dei due parroci come accompagnatore e assistente spirituale, un pulmino al seguito a fare da "ammiraglia".
Camilla Riscassi, 19 anni, iscritta a Scienze della comunicazione a Milano, Alice Bertino, 18 anni, liceo pedagogico al Colombini, tutte del gruppo scout Piacenza 3, sono le portavoce del gruppo. Partenza da Bolzano, dove i ragazzi sono arrivati con il treno. Un pulmino porta le bici che gli scout del Piesse inforcano dal capoluogo dell'Alto Adige fino a Rio Pusteria per una prima tappa di 50 chilometri. Poi il passaggio del confine austriaco dal valico del Brennero e l'arrivo a Innsbruck-Vols per 90 chilometri di pedalata. Sosta a Innsbruck poi Imst, da Imst a Phuntz, da Phuntz a Zernez in Svizzera, da Zernez a Sankt Moritz fino a Chiavenna, in Italia. Di nuovo il treno per Piacenza.
Ognuno aveva la responsabilità di allenarsi a casa per conto proprio anche se il "clan" ha organizzato due uscite comunitarie per la preparazione. Alla fine ce l'hanno fatta tutti. «E' un'esperienza da provare almeno una volta nella vita - è convinta Alice -. Quando alle 11 hai il sole che ti batte sulla testa, quando hai ancora venti chilometri da fare, quando non puoi piantare la tenda dove ti trovi perchè lì non si può campeggiare e devi arrivare a tutti i costi... C'è qualche cosa che fa superare le difficoltà del tuo fisico, la stanchezza, la fame, la sete. Devi continuare. Quando arrivi è una soddisfazione enorme».
«Stare a casa a guardare la televisione o attaccati al computer - la segue a ruota Camilla - non creerà mai dei rapporti solidi come il fare fatica insieme». «Nel momento in cui ti trovi sulla bicicletta fai un'esperienza diversa - continua -. Noi scout siamo più abituati ad andare a piedi e lì riusciamo a regolare il nostro sforzo fisico; sulla bici è una situazione completamente diversa. E' stato difficile ma alla fine ci ha aiutato a crescere».
Il rapporto con la popolazione locale enormemente più rigida rispetto ai piacentini, soprattutto per un gruppo di ragazzi quasi ventenni: «Una sera stavamo giocando in un piazzale. Erano le 10 e 30 ed è arrivata la polizia. L'avevano chiamata da una casa vicina. Gli inquilini erano disturbati dalle nostre voci. Invece di chiamare la polizia potevano venire a chiedere di persona di abbassare il volume e noi l'avremmo fatto. Poi avevamo le divise e si vedeva che eravamo scout». Anche in questo caso è stata comunque una scuola di vita: «Ogni sera dormivi nei campeggi e dovevi rispettare i ritmi degli altri».
Paesaggi diversi, le Alpi con i viadotti più alti d'Europa, colonne immense di cemento che reggono l'autostrada del Brennero sotto le quali percepisci l'infinitamente piccolo transitando in bicicletta. Laghi alpini e surf a vela, aquiloni. Il passaggio in bici accanto alla regina della mondanità alpina: Sankt Moritz.
La giornata tipo: «Sveglia alle 7, colazione, controllo biciclette (ruote e freni perchè con le discese delle Alpi c'è poco da scherzare) ». «Io ho imparato a cambiare la camera d'aria - dice Alice - e a rialzare la catena». «Poi lo smontaggio delle tende e l'inizio della padalata. Una trentina di chilometri la mattina e sosta nelle ore più calde per il pranzo con i panini già fatti dalle ragazze del pulmino, un momento spirituale e uno di svago. Ripartenza verso le tre del pomeriggio e arrivo in campeggio verso le 17,30-18. Montaggio tende, docce, preparazione del pranzo con il fornellino. A letto verso le 10 e mezza».
I ragazzi piacentini oggi possono dire di essere veri esperti in un tema sempre caldo anche nella nostra città: «Le piste ciclabili austriache sono perfette, bellissime, si vede il cambiamento quando dall'Italia si passa in Austria. Allo stesso modo quando dalla Svizzera si passa in Italia. La galleria di Chiavenna è per metà svizzera, per metà italiana. La prima metà ha un asfalto perfetto, come una pista da bigliardo; la seconda è una buca sola».
Le piste austriache, tuttavia, battono anche quelle svizzere: «Le svizzere sono saliscendi a volte anche sterrati, in Austria cercano sempre di fare una pista ciclabile pianeggiante, asfaltata, larga, a doppio senso, protetta dalla strada». «Le piste che troviamo a Piacenza e provincia? » ridono le ragazze. «Inguardabili, praticamente è come se non ci fossero, paragonate a quelle austriache».

Federico Frighi





04/10/2012 Libertà

mercoledì 10 ottobre 2012

Morto l'ex parroco di Fossadello

E’ morto  don Walter Cavalli, già parroco di Fossadello. Oggi pomeriggio alle 15 i funerali. Don Walter Cavalli era nato il 19 agosto 1923 a Caorso ed era stato ordinato sacerdote il 25 marzo 1950.
Aveva iniziato il proprio servizio pastorale come curato a Gazzo (parrocchia ora soppressa) e nel 1954 aveva assunto la guida della parrocchia di Denavolo, nel Comune di Travo.
Il 1° novembre 1973 era stato nominato parroco di Fossadello trasferendo ultimamente la propria residenza nella Casa del Clero in città.





Scaraffia: la Chiesa dalla parte della donna

La Chiesa un ostacolo all'emancipazione femminile? E' un falso storico. Anzi. E' grazie al Cristianesimo se la donna si è emancipata. A rovinare tutto è stata la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta.


Sono i passaggi più significativi della relazione di Lucetta Scaraffia, giornalista, ordinaria di storia moderna a La Sapienza. «Viviamo in un mondo - esordisce - in cui la Chiesa viene vista come ostacolo all'emancipazione femminile: no agli anticoncezionionali, all'aborto, al sacerdozio della donna». La realtà, per Scaraffia, è un altra. «Solo la tradizione cristiana - osserva - non pone differenza tra donne e uomini, diversamente dalla cultura ebraica in cui la donna vive nell'impurità. Gesù nega che esista impurità del corpo, ammette solo quella spirituale. E' una rivoluzione. Guardiamo alla santità femminile, ad esempio. Le donne, con la possibilità della vita ascetica, hanno potuto affrancarsi dal ruolo biologico della riproduzione. Per le donne poter scegliere la castità è stata una novità stravolgente nella tradizione cristiana. Poi la novità assoluta del mattimonio cristiano dove non si ripudiava la donna sterile. Tutte rivoluzioni enormi».

Il Cristianesimo è stato fondamentale per creare l'emancipazione femminile. Il problema è arrivato dopo: «L'emancipazione richiesta dalle suffragette nell'800 era diversa. Sostenevano che le donne devono avere diritto alla cultura e a guadagnarsi la vita, garantendo di continuare ad essere madri e mogli. Le suffragette pensavano che l'ingresso delle donne potesse portare moralità alla vita pubblica».

Tutto è cambiato con l'intreccio della rivoluzione sessuale e il femminismo negli anni Sessanta. «La rivoluzione sessuale - evidenzia Scaraffia - ha portato i contraccettivi come la pillola affinchè le donne potessero avere gli stessi comportamenti dell'uomo. Questo non è avvenuto e la rivoluzione sessuale è stata poi un inganno».

«Le leggi per la maternità - sottolinea - oggi sono insufficienti. Alle donne piace occuparsi dei bambini piccoli. Normalmente sarebbero molto contente per qualche anno occuparsi dei loro bambin e poi tornare al loro lavoro. Oggi c è invece una società che crea l'alternativa: o lavoro o maternità. Così è talmente forte la pressione della libertà sessuale nella carriera e nel profitto che si abbandona il resto. Siamo in una società in cui ideologia e utopia superano tutto».

Scaraffia si dice sicura «che le ragazze di oggi, una volta nel mondo del lavoro, faranno più carriera degli uomini, ci vuole tempo. Spero che possano anche coltivare il loro desiderio di maternità».

Il problema della denatalità in Italia non è legato - secondo Scaraffia - alla mancanza di asili nido, di sovvenzioni statali, è un problema culturale. Oggi parte della società chiede che l'uomo faccia la madre al posto della donna». Parità a tutti i costi. «Ma guardate - prosegue - che non sono intercambiabili i rapporti con i bambini. Nei primi anni di vita sono le mamme che hanno un ruolo fondamentale. Questo è diritto naturale, il resto è ideologia e utopia. In Francia, dove i sussidi alle madri sono forti, sono aumentati i figli, ma di madri single».

«Oggi i giovani vivono nel paese del Bengodi, dove i rapporti sessuali iniziano prestissimo. Arrivati a trent'anni suona l'orologio biologico per le ragazze che desiderano avere un figlio, ma dai ragazzi si preferisce attendere. Il risultato della rivoluzione sessuale è anche questo».

Allora? «Non dobbiamo fare fughe all'indietro. La società è cambiata. Il cristianesimo ha insegnato che la parità uomo-donna è un valore che va riconosciuto. La rivoluzione sessuale deve essere messa in discussione, come il comunismo. Tutti sanno che il comunismo è fallito. La rivoluzione sessuale viene ancora proposta come valore e simbolo di civiltà e di progresso. Chi può fare qualche cosa sono solo le donne».

fed. fri.





07/10/2012 Libertà

martedì 9 ottobre 2012

Il Genio femminile illumina la società

Come il genio costretto nella lampada, una volta liberato, riempie il liberatore di doni, così il genio femminile, costretto nell'oscurità, una volta emerso, offre alla società un contributo fondamentale. Uno su tutti: portare la società di oggi fuori dalla crisi economica. Perchè il genio femminile è capace, è onesto, non si indebita ed è naturalmente coscienzioso. La sintesi è giornalistica ma tra il primo e l'ultimo intervento del convegno dell'Unione giuristi cattolici "Nel grembo di tua madre", tra l'apertura del presidente nazionale Francesco D'Agostino e la chiusura dell'economista Ettore Gotti Tedeschi c'è un sottile filo rosso che unisce.


«Il genio femminile fa venire in mente la definizione di genio nella favolistica orientale: costretto in una lampada, in cambio della libertà, ti ripaga con grandi doni. Come l'identità femminile, racchiusa e limitata da anni, nella storia». D'Agostino, ordinario di Filosofia del diritto all'università di Tor Vergata e presidente emerito del Comitato nazionale di bioetica ha il compito di moderare il convegno e di tracciare la strada. Lo fa, nel Salone degli arazzi del Collegio Alberoni, dopo l'introduzione del presidente dei Giuristi Cattolici di Piacenza, l'avvocato Livio Podrecca, e i saluti del sindaco di Piacenza, Paolo Dosi, e del presidente della Provincia, Massimo Trespidi.

D'Agostino cita il teologo von Balthasar quando scrisse, nel Novecento, che la questione femminile «è una piaga tuttora aperta che probabilmente ancora oggi non sappiamo come risanare». «Tutto ciò che è attribuito al genio femminile tuttavia - osserva D'Agostino - non può ripagare quanto ha subito la donna».

«Nella Bibbia stessa le donne sono personaggi non proprio positive - continua -. Nel Nuovo Testamento però, appare la figura di Maria e qui davvero accade qualche cosa straordinario. L' annunciazione è fatta ad una donna, poi a Giuseppe ma in sogno. È una donna che, a nome del genere umano, dichiara la propria disponibilità alla salvezza».

Balthasar afferma che nella tradizione cristiana esistono due principi: «Quello "petrino", del pastore, che si pone al servizio del gregge. Il principio maschile è qualificabile nella logica del servizio». «Il principio "mariano" - continua - che si condensa nel sì. La Madonna non è da pensare come colei che serve ma come colei che ama. I due principi devono restare paralleli. Se io non ho un orientamento, l'auto (un servizio) non potrei mai utilizzarla». «Il dramma della nostra storia - evidenzia -, inspiegabile se non introduciamo la categoria del peccato originale, è che il principio dell'amore, affidato al genio femminile, è stato umiliato e soffocato in mille modi diversi. Abbiamo, nei suoi confronti, un immenso debito».

Ettore Gotti Tedeschi, economista, ex presidente dello Ior, non si stanca di citare la sua tesi: «Ogni scelta morale produce effetti economici; ogni scelta economica produce scelte morali. E in economia guai a chi parla di morale! ». Lo dice quasi sbottando e non si capisce se pensi o meno alla propria esperienza personale. «La crisi attuale è frutto di scelte economiche sbagliate» è sicuro. Ma che c'entra la donna con la crisi?

«Il professor D'Agostino mi ha fatto riflettere su quale sia l'impatto economico della non leadership femminile negli ultimi anni. Forse la donna avrebbe creato e non distrutto il risparmio, non si sarebbe indebitata e non avrebbe sprecato le risorse. E' innegabile come la donna abbia una visione più morale della vita».

«La causa della crisi in Occidente è la denatalità - ribadisce il suo concetto principe -; come facciamo a crescere il Pil se non nascono figli? Crescono solo i consumi individuali e questi provocano un dissesto dell'economia. E i figli, se ci sono, non sono il frutto dell'impegno della famiglia». Un esempio del genio femminile? Madre Cabrini: «Quando fonda gli ospedali senza avere soldi riesce a creare un interesse per un progetto, valorizzando i denari di chi è ricco, andando a santificare il frutto del suo lavoro».

Federico Frighi

07/10/2012 Libertà

lunedì 8 ottobre 2012

Ambrosio: siamo imitatori di San Francesco

«In tempi di crisi di valori, in tempi di una visione edonistica e consumistica della vita, in tempi di comportamenti disonesti che rovinano la società, di fronte alla figura di San Francesco, dobbiamo farci suoi seguaci e suoi imitatori. San Francesco ci indica il cammino verso i valori autentici». Lo ha detto il vescovo Gianni Ambrosio ieri pomeriggio nella celebrazione in onore di San Francesco, patrono d'Italia. La basilica ha ospitato la messa per la festività liturgica del Poverello di Assisi. Presenti le più alte autorità civili e militari di città e provincia, dal prefetto Antonino Puglisi al sindaco Paolo Dosi, al presidente dell'amministrazione provinciale Massimo Trespidi.


«Il Signore vi dia pace; è il saluto di San Francesco d'Assisi, protettore della nostra Italia» ha esordito il vescovo Ambrosio. Al suo fianco il parroco di San Francesco, don Giuseppe Frazzani, e il vicario episcopale per la città (neo parroco della Santissima Trinità) monsignor Luigi Chiesa. «Attorno a San Francesco si ritrovarono molti giovani - ha proseguito il presule -, come santa Chiara, oggi 800 anni dalla sua consacrazione a Dio. San Francesco non si è limitato solo ad invocare la pace ma è stato egli stesso portatore di pace, quella pace vera che viene da Dio ma che passa anche attraverso il nostro impegno». Ancora: «Ha scritto a tutti gli abitanti dell'umanità per invitarli alla pace. Ma soprattutto ha diffuso la pace vivendo il Vangelo. La fraternità francescana è stata e continua ad essere l'immagine bella, luminosa e splendente di una umanità rinnovata, riconciliata con se stessi, con gli altri, con il creato, con Dio». «Noi, celebrando San Francesco - ha evidenziato - vogliamo davvero invocare questa pace nella sua pienezza di significato, per noi, per il nostro Paese, per la nostra Italia. Il suo messaggio è sempre attuale, nuovo di quella novità insita nel Vangelo».

Ha citato il Papa sull'Anno della Fede. «Benedetto XVI ci dice di tenere lo sguardo fisso su Gesù Cristo... lo sguardo di San Francesco è proiettato al crocifisso di San Damiano. Con questa preghiera: "Altissimo glorioso Dio illumina le tenebre de lo core mio e damme fede retta, speranza certa e caritate perfetta"». «San Francesco - ha osservato il vescovo - è davvero il riformatore e il restauratore della Chiesa e della società alla luce della sapienza del Vangelo». Durante la celebrazione, come tradizione, il sindaco Dosi ha donato l'olio per la lampada votiva.

Federico Frighi





05/10/2012 Libertà

Visita pastorale, meno cerimonie più relazioni

Meno cerimonie, più dialogo con la gente. E' quanto chiede la base del clero di Piacenza-Bobbio al vescovo Gianni Ambrosio per la prossima visita pastorale, prevista nel 2013.


Si è riunito ieri nella Sala degli Affreschi di palazzo vescovile il Consiglio presbiterale diocesano che ha avuto, all'ordine del giorno, come argomento principale, la visita pastorale del vescovo alla diocesi (proposte e suggerimenti), evento ecclesiale attualmente nella fase di preparazione. In tempi recenti ha tenuto una visita pastorale il vescovo Antonio Mazza e due il vescovo Luciano Monari. E' stato anche sottolineato che la visita pastorale del vescovo alla propria diocesi nel passato aveva un aspetto soprattutto di controllo, mentre nei nostri tempi questo momento di vita diocesana ha assunto sempre più un ruolo pastorale. Da parte sua il cancelliere vescovile don Mario Poggi ha ricordato che la visita pastorale è l'anima di tutto il governo episcopale e in questo atto l'aspetto del controllo non deve essere sottovalutato. I presbiteri delle singole zone hanno riportato i consigli espressi dalla base del presbiterio diocesano. In estrema sintesi: la visita dovrà avere uno sguardo particolare all'incontro del vescovo con i sacerdoti, dovrà essere un momento di speranza e di incoraggiamento, il vescovo dovrà ascoltare e incontrare la gente, auspicabile sarebbe che il capo della diocesi si fermasse nelle singole parrocchie. Il vescovo dovrebbe privilegiare le Unità pastorali, valorizzare i laici e stimolarli ad assumere specifiche responsabilità, incontrare anche gli amministratori civici, far precedere il tutto da momenti formativi, invitare le singole comunità ad avere una particolare cura del proprio sacerdote interessandosi anche del suo stato di salute e tenendo conto che è persona che vive sola. E' stata raccomandata la visita agli ammalati, è stato consigliato di incontrare le realtà del lavoro e sociali in genere. Non esaurire la visita in cerimonie; coinvolgere la società su temi concreti. Le indicazioni al vescovo sono state tante, precise e circostanziate, vicariato per vicariato.

Il presule, nelle comunicazioni iniziali, ha sottolineato come i tempi attuali chiedano sempre di più momenti di vita spirituale. A questo proposito il capo della diocesi ha richiamato, per la città, il ruolo di centri di spiritualità come quello di San Raimondo. Il vescovo ha poi toccato la questione della fraternità sacerdotale di don Pietro Cantoni. «Quando si sono proposti alla nostra diocesi - ha detto in estrema sintesi - abbiamo intrapreso con loro un dialogo. Una volta sentito il parere del consiglio episcopale abbiamo ritenuto di interromperlo».

Un lungo e affettuoso applauso quando il vescovo ha infine annunciato la nomina di monsignor Luigi Chiesa a parroco della Santissima Trinità.
fed. fri.





05/10/2012 Libertà

Ambrosio vice presidente per Firenze 2015

Il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio è stato nominato vice presidente del Comitato preparatorio del quinto Convegno Ecclesiale Nazionale si terrà a Firenze nel 2015 sul tema della fede. In vista di tale appuntamento il Consiglio Permanente ha costituito un Comitato preparatorio, del quale ha eletto la presidenza: un presidente e tre vice presidenti (espressioni rispettivamente del Nord, del Centro e del Sud dell'Italia), oltre al segretario generale della Conferenza episcopale italiana. Presidente del Comitato Preparatorio del V° Convegno ecclesiale nazionale (a Firenze nel 2015) è stato nominato Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino. Vice presidenti del Comitato Preparatorio sono Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza - Bobbio, per il Nord Italia; Mansueto Bianchi, vescovo di Pistoia, per il Centro Italia; Antonino Raspanti, vescovo di Acireale, per il Sud Italia. Il compito affidato al Comitato concerne la presentazione alla prossima Assemblea Generale non solo della proposta del titolo del Convegno, ma del programma del percorso preparatorio e delle modalità più idonee a favorire il coinvolgimento e la partecipazione del popolo cristiano nelle sue varie articolazioni.



04/10/2012 Libertà

Don Cantoni, dietrofront

(fri) Dietrofront. La fraternità di sacerdoti fondata dal piacentino don Pietro Cantoni, almeno per il momento, non verrà a Piacenza. A rendere nota ufficialmente una notizia nell'aria da settimane è stato il vescovo Gianni Ambrosio rispondendo ad una domanda di un sacerdote durante la "Due giorni di formazione del clero" tenutasi la scorsa settimana. Questa mattina il vescovo renderà ufficiali le motivazioni del mancato arrivo di don Cantoni e i suoi all'interno del consiglio presbiterale diocesano. La venuta nella diocesi di Piacenza-Bobbio non è negata ma solo sospesa.


Si dovrà attendere che la fraternità sacerdotale Opus Mariae Matris Ecclesiae compia il suo cammino diventando una comunità di vita apostolica. Solo in quel momento potrà essere considerata alla stregua di una congregazione religiosa con legami più stretti fra i membri della stessa comunità. E' stato poi anche accennato ad una serie di perplessità da parte di alcuni rappresentanti del clero diocesano sull'arrivo della fraternità di don Cantoni, nonostante le rassicurazioni del sacerdote piacentino circa l'abbandono delle posizioni lefebvriane. Per il momento dunque la fraternità Opus Mariae Matris Ecclesiae, con i suoi nove preti più i seminaristi, continuerà a vivere in un centro di spiritualità a Selva di Filetto, in diocesi di Massa Carrara- Pontremoli.

04/10/2012 Libertà

Monsignor Chiesa alla Trinità/2

Salvo imprevisti dell'ultima ora sarà comunicata questa mattina nel corso del consiglio presbiterale diocesano la nomina di monsignor Luigi Chiesa (65 anni) a parroco della Santissima Trinità. Sostituirà monsignor Riccardo Alessandrini (71 anni), dimissionario per ragioni di salute. La necessità di nominare un nuovo parroco per la comunità cattolica più popolosa della città si era manifestata già lo scorso giugno quando monsignor Alessandrini era rimasto colpito da un aneurisma cerebrale durante un pellegrinaggio in Armenia.


Si era aspettata l'estate per verificare le condizioni di salute del sacerdote, poi, a fine Agosto, la decisione di individuare un sostituto. Al più presto, prima che iniziassero le attività pastorali. Il nome di monsignor Luigi Chiesa, parroco di Santa Teresa, aveva avuto conferme già due settimane fa anche se, per ragioni anche organizzative, si era preferito aspettare la comunicazione della nomina. L'intendimento del vescovo è stato quello di dare alla Santissima Trinità un sacerdote che fosse il parroco di tutti, delle comunità neocatecumenali ma anche delle tante realtà (dall'Agesci all'Azione Cattolica) che formano quella che può essere considerata a ragione la parrocchia più importante della diocesi. Monsignor Chiesa, nato a Valmozzola (in provincia di Parma ma in diocesi di Piacenza-Bobbio), già collaboratore a Castelsangiovanni, dal 1998 regge la chiesa cittadina di Santa Teresa. Conosciuto e stimato per la pacatezza, l'autorevolezza e le note capacità di mediazione, vicario episcopale responsabile della zona cittadina, è una delle figure più vicine al vescovo Ambrosio che, a quanto si è appreso, avrebbe voluto personalmente la sua nomina. Inizialmente previsto per domenica 21 ottobre, quando il vescovo sarà alla Santissima Trinità per le cresime, l'annuncio dovrebbe invece essere dato già questa mattina.

Si dovrà attendere qualche settimana in più per capire chi sarà ufficialmente il nuovo parroco di Santa Teresa. Per la chiesa del Corso il sostituto sarebbe già stato individuato. Si tratterebbe di don Guerrino Barbattini, 63 anni, dal 1989 parroco di Sarmato. Ogni nomina origina inevitabilmente un effetto domino e va in porto solo se tutte le caselle alla fine risultano coperte. E' quello che sta tentando di ottenere anche in questa circostanza il prezioso lavoro dietro le quinte del vicario generale monsignor Giuseppe Illica.

Federico Frighi

04/10/2012 Libertà

Monsignor Chiesa alla Trinità/1

Comunicato della Cancelleria vescovile:


“Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 3 ottobre 2012 il M. R. Chiesa mons. Luigi, finora prevosto di Santa Teresa in Piacenza, mantenendo l’incarico di Vicario Episcopale Territoriale del Vicariato di Piacenza-Gossolengo, è stato nominato parroco della parrocchia della SS.ma Trinità in Piacenza, resasi vacante in seguito a decreto di inabilità nei confronti dell’ultimo titolare il M.R. Alessandrini mons. Riccardo.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 2 ottobre 2012 il M. R. Lusignani don Giuseppe, attuale parroco della parrocchia di Pieve Dugliara PC, è stato nominato cappellano della Casa di Riposo “Giuseppe Gasparini” in Pieve Dugliara, Comune di Rivergaro, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 2 ottobre 2012 al M. R. Nsiamina Masengi don Athanase CSsR (Congregazione dei Redentoristi), è stato conferito l’incarico di collaboratore nel servizio pastorale a Bobbio e in alcune parrocchie dell’Unità pastorale”.

Dalla Curia vescovile
Piacenza 5 ottobre 2012

il Cancelliere vescovile



giovedì 27 settembre 2012

Dallo Zaire a Vernasca

Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. Lukoki Fulumpinga don Alphonse, lasciando i precedenti incarichi, è stato nominato parroco della parrocchia di San Colombano abate in Vernasca, Provincia di Piacenza, nell’Unità pastorale 6 del Vicariato 2, resasi vacante in seguito a trasferimento ad altro ufficio da parte dell’ultimo titolare il M. R. Plessi don Giancarlo.


Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. Brito Da Silva don Josuè, lasciando il precedente incarico, è stato nominato amministratore parrocchiale delle parrocchie di:
*Cattedra di San Pietro in Paderna, Comune di Pontenure, Provincia di Piacenza, nell’Unità pastorale 5 del Vicariato 3;
*Santa Maria Assunta in Valconasso, Comune di Pontenure, Provincia di Piacenza, nell’Unità pastorale 5 del Vicariato 3. Al medesimo sacerdote è stato affidato l’incarico di collaboratore nel servizio pastorale presso la parrocchia di San Pietro Apostolo in Pontenure PC.

Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. Bergomi don Giovanni, mantenendo il precedente incarico, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Savino in Turro, Comune di Podenzano, Provincia di Piacenza.

Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. don Gianrcalo Plessi, parroco nominato di Besenzone PC, è stato nominato amministratore parrocchiale delle parrocchie:
*SS.Salvatore in Bersano, Comune di Besenzone, Provincia di Piacenza;
*San Pietro di Verona in Mercore, Comune di Besenzone, Provincia di Piacenza.

Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. Campisi don Andrea, attuale parroco in solido di Borgonovo Val Tidone PC, è stato nominato direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute per il quinquennio 2012-2017.

lunedì 24 settembre 2012

Lanfranchi: l'anno della fede dono grande del Papa

«L'anno della fede è un dono grande che papa Benedetto XVI chi ha dato». Lo ha evidenziato l'arcivescovo piacentino Antonio Lanfranchi (oggi titolare della diocesi di Modena-Nonantola) l'altra sera in Cattedrale, invitato dal vescovo Gianni Ambroso e dal parroco monsignor Anselmo Galvani in occasione della festa di Santa Giustina. Una rimpatriata per l'arcivescovo Lanfranchi, salutato ed applaudito dai fedelissimi che non hanno voluto mancare all'incontro. Lanfranchi, nel presentare l'iniziativa voluta dal Santo Padre per l'anno 2012-2013, ha esordito dalle difficoltà di Timoteo, compagno di viaggio di San Paolo, che vive un momento di stanchezza e debolezza di fede: «Si sente solo e si interroga sulla potenza del Vangelo di fronte alle altre potenze terrene. Paolo gli scrive e lo esorta a ravvivare la fede».

E' un po' quello che accade oggi, osserva Lanfranchi. La questione della fede è un tema fondamentale per Benedetto XVI, soprattutto riguardo l'Europa. «Prima di tutto c'è una crisi affettiva, una distanza affettiva da Dio, percepito come ingombrante». Poi la famiglia: «Ci si preoccupa poco della trasmissione della fede nella famiglia». L'ignoranza sui contenuti della catechesi. «La nostra Chiesa italiana ha tanto investito su questo aspetto, eppure... ». Come far rivivere dunque la fede? «La fede è un dono che Dio fa alle persone libere, responsabili, che sanno ascoltare». Ma è anche «un'esperienza comunitaria e di appartenenza alla Chiesa. Oggi c'è chi vuole staccare la fede dalla Chiesa». Poi la fede ha «una vocazione missionaria» all'esterno della comunità cristiana come all'interno. «I luoghi in cui si vive la comunità cristiana - è convinto Lanfranchi - devono essere onde vitali».
E' la festa di Santa Giustina, compatrona della diocesi di Piacenza-Bobbio e della cattedrale, e l'arcivescovo Lanfranchi esorta ad una vita spirituale più intensa «per avvicinarsi alla santità». «Le feste patronali - osserva - sono una scuola di vita, di comunità e di fede. Dal momento liturgico a quello conviviale, da quello culturale a quello più puramente festaiolo, tutto aiuta a crescere nei valori umani e cristiani. La festa patronale, se così concepita, è anch'essa una scuola di cristianità».

Federico Frighi





22/09/2012 Libertà

domenica 16 settembre 2012

Nuovi parroci, consultati anche i laici

La diocesi di Piacenza-Bobbio si apre sempre di più ai laici. Per la prima volta infatti anche i membri del laicato cattolico sono stati chiamati a dire la loro non solo sulle problematiche pastorali, ma anche sulle caratteristiche che dovrà avere il nuovo parroco di quella tal parrocchia, fino a spingersi, volendo, a formulare proposte concrete.

E' avvenuto in questi ultimi giorni in cui sono stati convocati i consigli delle Unità pastorali numero 4 (comprende San Giuseppe Operaio, Nostra Signora di Lourdes, San Bonico e Santissima Trinità) e numero 1 (cattedrale, San Paolo, San Savino, Sant'Anna, Sant'Antonino) del vicariato della città. All'ordine del giorno, tra l'altro, la questione delle parrocchie della Santissima Trinità e della cattedrale.
La prima è attualmente retta da monsignor Riccardo Alessandrini, almeno sulla carta. Il sacerdote, vittima di un grave malore durante un pellegrinaggio in Armenia nei mesi scorsi, ad oggi non ha mostrato segni di miglioramento tali da consentirgli di riprendere il proprio ministero. Ecco perchè si pensa con urgenza ad una figura in grado di reggere la parrocchia più popolosa ed importante della diocesi di Piacenza-Bobbio, sede storica, tra l'altro, del cammino neocatecumenale. Nel corso dell'incontro, presieduto dal vicario generale monsignor Giuseppe Illica, clero e laici hanno evidenziato come la figura del pastore incaricato di guidare la parrocchia debba essere in grado di portare nuova linfa alla vita parrocchiale, rispettoso delle realtà che essa storicamente ospita. Una caratteristica che dovrebbe "vestire" qualsiasi nuovo parroco, ma che, in una comunità come quella della Santissima Trinità, si presenta quanto mai fondamentale. Nel corso dell'incontro si sono fatti anche i nomi di don Massimo Cassola, attualmente al Marcianum di Venezia (lo studio voluto dal cardinale Angelo Scola), e di don Angelo Cavanna, parroco della Sacra Famiglia. Due proposte motivate.
Tuttavia, a quanto si sente dire da più parti in diocesi, sembrerebbe monsignor Luigi Chiesa, parroco di Santa Teresa e vicario per la città, il candidato più papabile, per l'autorevolezza, la pacatezza e le note capacità di mediazione. Si vedrà.
Lunedì sera all'ordine del giorno il centro storico, nell'incontro presieduto dal vescovo Gianni Ambrosio. Anche qui clero e laici insieme. Nessun nome sul sacerdote che succederà a monsignor Anselmo Galvani (80 anni il prossimo 2 gennaio) quando quest'ultimo andrà in pensione. Tuttavia la rassicurazione che la cattedrale rimarrà parrocchia, con un parroco titolare e non solo un rettore. Allo studio, probabilmente in fase avanzata, una sorta di piccolo sinodo della città con il quale verranno rivisti i confini delle Unità pastorali, anche alla luce dell'inarrestabile calo delle vocazioni. Si pensa poi ad unificare alcuni servizi, come le Caritas e i corsi pre-matrimoniali.

Federico Frighi





12/09/2012 Libertà



martedì 11 settembre 2012

Ognibene: l'Anno della Fede opportunità per conoscere la Chiesa

La comunicazione religiosa come servizio, come risposta ai bisogni della gente. A sostenerlo è Francesco Ognibene, caporedattore di Avvenire, che ieri ha aperto i "Sabati della Comunicazione" alla Bellotta di Pontenure. L'iniziativa, giunta al secondo anno consecutivo, è organizzata dall'Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Piacenza-Bobbio, diretto da don Davide Maloberti. "Come raccontare storie di Vangelo" era il tema dell'intervento chiesto ad Ognibene, invitato assieme a Marco Livelli, amministratore delegato della Jobs. «Oggi occorre essere realisti - dice Ognibene a margine della sua relazione -. C'è una grande maggioranza, anche di cattolici, che non conosce più i fondamenti della fede». «Benedetto XVI - prosegue - nelle prime righe del documento Porta Fidei, con il quale appunto indice l'anno della Fede, evidenzia che è necessario che ciascuno di noi, Chiesa compresa, si riappropri delle nostre radici». Ancora: «Abbiamo forse dato troppo a lungo per scontato di conoscere la fede e che la sua conoscenza fosse sufficiente per considerarci uomini di fede; invece non è così». Il papa fa coincidere l'Anno della Fede con il cinquantesimo del Concilio Vaticano II, dove la Chiesa ha rilanciato la sua presenza del mondo e ripreso in mano le sue origini. «Insomma, è una grande operazione di recupero e nello stesso tempo una grande occasione» è convinto Ognibene. «Chi fa informazione nel settore religioso - osserva - deve aiutare la gente a riscoprire quello che non è un sapere astratto ma che ha a che fare direttamente con la propria vita. Rendere la fede meno emotiva e superficiale, più calata nella realtà, capace di rispondere alle grandi domande dell'uomo, mutate nel contesto sociale e culturale».

Chi comunica «deve semplificare, ma deve anche conoscere gli elementi di base del magistero, della dottrina, la lettera pastorale del vescovo. Penso che le iniziative delle parrocchie nell'Anno della Fede saranno un'occasione per tutti, giornalisti compresi, di riappropriarsi della conoscenza. Poi uno può anche non condividere, ma almeno conosce».
Una stoccata ai colleghi di certa stampa: «Nei mezzi di comunicazione di oggi viene tollerata una approssimazione nella religione che non si vede ad esempio nello sport, nell'economia, nella politica. Questa approssimazione non può continuare. Così si impedisce alla gente di conoscere una realtà che ha anche fare con la vita. E' un diritto informativo primario che non si può sottrarre alla gente che ci legge».

fed. fri.





09/09/2012 Libertà

lunedì 10 settembre 2012

Cecilia, in clausura a 27 anni

«Sì, lo voglio». Cecilia Borgoni, 27 anni, si dona completamente a Gesù Cristo ed entra a fare parte della comunità di suore di clausura del Carmelo di via Spinazzi. Basta il timbro di voce delle risposte alle domande del celebrante per capire che suor Maria Cecilia di Gesù Amore, così si chiamerà d'ora in poi, ha fatto una scelta in cui crede e in questa scelta ha scoperto qualche cosa di grande. Una voce fresca, chiara, decisa che, se ti lasci andare, ti prende e ti contagia. Una testimonianza di fede che arriva - il cielo ha voluto così - a pochi giorni dall'indizione dell'Anno della Fede da parte di Benedetto XVI.

Ieri la chiesa del convento di via Spinazzi era gremita di parenti, amici, fedeli che semplicemente hanno voluto essere vicini alla comunità di clausura di San Lazzaro in uno dei suoi giorni più felici. Dopo tre anni di cammino da novizia quella ragazza che sorride sempre, che ama suonare e cantare ha posto sul capo il velo nero ed è diventata suora per sempre dietro la grata della clausura.
In prima fila ci sono il padre Claudio Borgoni, la madre Margherita Prandi, entrambi avvocati, il fratello Gabriele. Hanno accettato e condiviso la scelta di Cecilia, maturata sin dai tempi del liceo, quando, la mattina, prima delle lezioni, faceva un salto in Duomo per una preghiera. Il suo curriculum vocazionale è ricco di incontri. Da quello con un giovane di Alleanza Cattolica, nel 2000, alla prima Giornata mondiale della Gioventù di Benedetto XVI, nel 2005, a Colonia. Lì è scoccata la scintilla: per Gesù. Al Carmelo era già passata nel 2004, solo un estate. Dopo la maturità si iscrive a musicologia a Cremona che proseguirà durante il noviziato. Nel 2009, dopo essere entrata nel convento di via Spinazzi il primo ottobre del 2005, prende i voti temporanei, l'anticamera della clausura. Ieri l'abbandono del velo bianco da novizia, accompagnata passo dopo passo dalla madre priora suor Maria Paola di Cristo Re, con il giuramento davanti a padre Claudio Truzzi, provinciale dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi.
L'incontro con il mondo delle religiose - sia pure non di clausura - è avvenuto fin da quando Cecilia aveva quattro anni. La nonna era la scultrice piacentina Ada Tassi. Realizzò un crocifisso destinato alle suore Orsoline in occasione della beatificazione della loro fondatrice, Brigida Morello. Da allora, la madre provinciale del tempo, suor Elena Scotti, cominciò a frequentare la famiglia di Cecilia aiutando la piccola a preparare il cammino alla Cresima. D'ora in poi suor Maria Cecilia di Gesù Amore sarà dietro la grata del convento di San Lazzaro, con le consorelle della fraternità orante, al servizio della Chiesa e di tutte le persone di buona volontà.

Federico Frighi





09/09/2012 Libertà